Notizie da altri media
Altre teste di cazzo
Lun, 12/05/2008 - 16:23PADOVA, AGGREDITO E PICCHIATO ALL'USCITA DA CENTRO SOCIALE
PADOVA - Un operaio di 31 anni è stato aggredito e picchiato da quattro sconosciuti a Padova, all'uscita del centro sociale 'Pedro', dove aveva assistito ad un concerto rap. L'uomo, secondo quanto riporta il Gazzettino, é stato circondato da quattro teppisti che dopo averlo insultato - "mi hanno dato del bastardo", ha raccontato -, è stato colpito più volte con calci e pugni. E' stato ricoverato nell'ospedale cittadino con numerose escoriazioni e contusioni al volto. Le forze dell'ordine stanno cercando di capire se dietro l'aggressione, che ricorda in qualche modo quella in cui a Verona il primo maggio scorso è rimasto vittima Nicola Tommasoli, vi sia una matrice politica. L'operaio vive a Cadoneghe, un comune alle porte di Padova.
sempre le solite teste di cazzo
Lun, 12/05/2008 - 14:35VITERBO - Scene che inneggiano al neofascismo; marce militari; simboli nazisti. Nei computer del quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli ad un compagno di scuola, c'era tutto questo e altro ancora: "Una gran quantità di materiale neonazista", dice la Polizia.
Tra i simboli e le scritte neonaziste scaricate dall'adolescente da internet, ce ne sarebbero alcune "direttamente collegate alle sevizie inferte al ragazzo". In particolare gli specialisti della polizia hanno scoperto una versione integrale del filmato che era sui telefonini. In quelle immagini, il bullo e i suoi due amici poco più che 13enni, prima di bruciare i capelli al coetaneo, disegnano con un pennarello una svastica sulla fronte della vittima. Nel computer sono stati trovati anche filmati scaricati da internet che riprendono cariche dalla polizia, scene inneggianti al neonazismo e al neofascismo con sottofondo di musiche sullo stesso tema.
La svastica disegnata, le cicche spente sul braccio, il fuoco ai capelli, era un rituale per entrare nel gruppo di destra QdS, Questione di Stile. "Gente che mena", spiega un tredicenne che conosce il gruppetto di estremisti. "Gente che provoca, che va allo stadio ma cerca la rissa a tutti i costi".
La vittima frequenta la stessa scuola media Pietro Vanni dei suoi aguzzini, un istituto al centro di Viterbo. E' un ragazzo mite e schivo, allevato soprattutto dal nonno, di famiglia molto modesta. La sua caratteristica fisica più evidente è proprio la capigliatura, riccia e folta, contro cui i tre si sono accaniti. Nel breve filmato che registra le sevizie al quindicenne, le voci fuori campo annunciano tra le risate: "Adesso te li tagliamo", e per tre volte il "gioco" si ripete. Il ragazzino spegne freneticamente a manate le fiamme alte anche 30 centimetri, ma gli aguzzini continuano tra un coro di risa e insulti. L'odissea si conclude con un paio di sigarette spente sulle braccia che lasciano ustioni profonde, ancora visibili a distanza di oltre quaranta giorni.
Interviste realizzate al Corteo del 10 Maggio a Primavalle-Torrevecchia indetto dalla EX Lavanderia
Lun, 12/05/2008 - 02:49Interviste realizzate a Roma al corteo organizzato dall'associazione Ex Lavanderia per i 30 anni della legge Basaglia
RADIO RADICALE, 10 maggio 2008 - Di Andrea Billau
Interviste a:
Massimiliano Taggi, presidente ass.Ex Lavanderia;
Mario Attorre, di Italia Nostra,
Dario Mariani del Comitato Torrevecchia-Primavalle,
Augusto De Maglie del Comitato Tor de Cenci-Spinaceto,
Luigi Attanasio, di Psichiatria Democratica
L'Ex Lavanderia si batte per un riuso pubblico, culturale e sociale dell'ex manicomio di Roma S.Maria della Pietà e per l'applicazione della delibera di iniziativa popolare relativa che il Comune di Roma in violazione del suo statuto non ha mai discusso.
POTETE ASCOLTARE LE INTERVISTE AL LINK :
Siamo tutti extraparlamentari
Ven, 09/05/2008 - 11:25I risultati del terremoto politico del 13 aprile disegnano uno scenario ben diverso dal consueto. Ma la novità (purtroppo) non è la vittoria delle destre (ampiamente scontata al di là della meramente propagandistica “rincorsa” di Veltroni), né il successo della Lega (che già due volte, in passato, aveva superato gli indici attuali). Il successo berlusconiano era previsto perché preparato da un governo vergognosamente appiattito sulle compatibilità con il grande capitale europeo e nazionale, e reso possibile dalla incompetenza (ma anche dalla connivenza) assoluta del ceto politico della sinistra cosiddetta “estrema” (sic! – vd. la presidenza della Camera barattata per il programma). Pressoché nulla di quanto promesso è stato realizzato: non una legge sul conflitto d’interessi; non l’abrogazione delle leggi ad personam o di quelle a favore degli inquisiti; non l’applicazione delle sentenze europee contro lo strapotere televisivo di Mediaset; non l’eliminazione drastica della controriforma della scuola; nulla per l’ambiente (neppure il rispetto dei parametri di Kioto); scalfite appena la Bossi-Fini sull’immigrazione e la sudditanza assoluta agli USA; pressoché intonsa la legge Biagi; nessuna revisione della linea seguita dal primo governo Prodi-D’Alema in termini di limitazione del diritto di sciopero e di monopolio dei diritti sindacali in favore delle OOSS concertative; tutto il “tesoretto” a Montezemolo ed ai suoi amici... La sinistra non solo si omologa (e poi perde), ma lo stesso Partito Democratico (in verità sempre più di centro) si rende ben disponibile ad invasioni ed occupazioni dall’esterno: il fenomeno del dipietrismo ed il giustizialismo (in genere) non possono diventare “di sinistra” soltanto perché (paradossalmente) vengono preferiti a quel che resta del Partito Socialista.
E’ invece evidente che la Casta della “Sinistra l’Arcobaleno” non immaginava neppure lo tsunami che l’avrebbe investita, tanto che Bertinotti, appena quattro mesi prima delle elezioni, aveva dato disponibilità ad una modifica costituzionale di tipo tedesco (sbarramento al 5%), mentre ha raggiunto a malapena il tre. Il dato rilevante è quindi la sparizione dal parlamento di ogni residuo del partito togliattiano, cosa inusitata in Italia (che dell’esistenza dei Verdi non s’era mai accorto nessuno... solo i magistrati che indagano su viaggi e capricci di Pecoraro Scanio).
La prima cosa che emerge è il crollo delle dighe endogene: il mito operaio non tiene più. Ma anche questa è cosa già vista. Coloro che s’interrogano stupiti sulla trasmigrazione di un quinto dell’elettorato “comunista” verso la Lega, dimenticano quanto già successo da tempo, ad esempio in Francia, con interi quartieri proletari passati dal PCF a Le Pen sotto l’impatto della guerra fra poveri e delle contraddizioni (sicurezza) innescate dallo sfruttamento selvaggio dei fenomeni migratori.
Per la sinistra nostrana è un evento che scuote dalle fondamenta certezze date per scontate da più d’ottant’anni: chi dimentica la sicumera del vecchio PCI, il cui ultimo militante era “per statuto” sempre pronto a distribuire sprezzanti lezioni di sagacia politica? Come possono capacitarsi, ora, che non sono neanche più capaci di guadagnare un seggio alla Camera? Anche perché è ormai chiaro a tutti che la debácle non ha origine solo nel “tradimento” della “svolta a destra” del PD, nello schiacciamento, nella chiamata al “voto utile” contro il faccendiere di Arcore, bensì in qualcosa di ancor meno accettabile e metabolizzabile per quel che resta dell’apparato comunista. Fuor di contingenza, si tratta ormai dell’esaurimento totale della ragion d’essere della scuola politica marxista nella sua interezza (fatte salve le residue ragioni dell’analisi economica). Un problema non più risolvibile con edulcorazioni, ingegnerie o con il semplice richiamo all’identità o alla pura proposta (ri)organizzativa. Se è vero che l’assenza dei simboli tradizionali dal logo dell’Arcobaleno non ha “aiutato” in visibilità, è però preminente un malessere di fondo, non recuperabile con l’ennesima (“nuova”) costituente comunista, ridotta ormai a mero richiamo della foresta per gli ultimi branchi (molto sparsi) di quel che era una volta la specie dominante a sinistra. Gli schemi e l’immagine sono sempre più desueti ed impresentabili: il fine che giustifica i mezzi, la dittatura di partito e del (sul) proletariato (in funzione di capitalismo di stato), mera riproposizione acritica di categorie ultradigerite dalla storia, come l’operaiolatria. I nuovi gruppi dirigenti sono invecchiati in fretta e la senilità impedisce loro di vedere oltre le usuali dietrologie, oltre la logica dell’accerchiamento e del complotto. Non ci sono solo la “americanizzazione” dell’elettorato, gli effetti perversi di una certa “globalizzazione” (delocalizzazione e mutamento della figura stessa del produttore) o la perfidia della CIA: è il senso comune a non accettare più le vecchie ricette.
Certo, non si tratta di una crisi ragionata e assorbita razionalmente dall’elettorato della falce e martello, ma gli elementi di una profonda rottura interna – tipica di quei casi in cui si decide con lo stomaco – ci sono tutti!
Stiamo dunque parlando della “svolta elettorale” più significativa, quanto, per ovvi motivi, la meno analizzata dai politologi dopo queste elezioni: “travasi” a parte, dei due milioni ed ottocentomila voti rossi che mancano all’appello e fatta la tara di quel poco che hanno raccolto le due mini-scissioni del PRC (comunque determinanti nella sparizione dei seggi), buona parte sono finiti nell’astensionismo. Un astensionismo che continua a crescere, concentrandosi però questa volta (com’era inevitabile dopo la disillusione totale del governo Prodi), soprattutto a sinistra.
Il rischio di tutto ciò – oltre ai danni irreparabili che il “popolo delle libertà” produrrà inevitabilmente (ma che sono in linea con quanto già visto con il “centro-sinistra” ed il pensiero unico) – è l’assenza di analisi, e quindi l’assenza di un nuovo necessario protagonismo (quello della sinistra libertaria). E’ evidente: l’astensionismo in sé non serve se non ci si lavora. Mai come oggi s’è data (dunque) la necessità di “ragionare di politica”.
Stiamo per entrare in un periodo particolare ma delicato, nel quale la rappresentanza (in assenza di mediazioni istituzionali) diverrà più diretta: il ruolo della “piazza” sarà centrale. Ma siccome la presenza di piazza non è cosa fine a se stessa, diviene determinante la capacità di proposta politica: quel che resta del tardo-bolscevismo giocherà le sue carte nel tentativo di “ricondizionare” le masse per stabilire un’egemonia capace di riportare la falce e martello nel Palazzo, per ridiventare mediazione istituzionale. Ma sbaglierebbe i suoi conti chi pensasse che è solo la radicalità degli slogan e dei comportamenti esteriori (nella quale sconfitti ed orfani cercheranno l’ultima spiaggia dell’identità) il veicolo della ripresa di protagonismo: all’alba del Terzo Millennio contano finalmente molto di più la genuina radicalità delle idee e del progetto. Essere rivoluzionari è elemento d’identità, ma soprattutto nella proposta. Per due motivi. In primis perché per affermare la necessità del cambiamento bisogna saper dimostrare di poter e saper ottenere dei risultati hic et nunc (per vincere bisogna convincere). Secondariamente perché c’è bisogno di un’inversione della prassi. L’antipolitica non è una novità: negare l’autonomia della politica lo è, ovvero dimostrare di saper davvero subordinare la politica all’etica. La qual cosa prevede anche delle capacità di studio ed osservazione che non stanno certo nella semplice negazione del ragionamento politico. Occorre la capacità di mettere in atto il gradualismo rivoluzionario, proporre sistemi di riorganizzazione ed aggregazione, di autogestione e prima liberazione (anche culturale), immediatamente praticabili dalla (e nella) società civile. L’egemonia delle idee non è egemonia politica nel senso negativo del termine – ovvero l’imposizione di eterodirezioni che sono solo una variabile del potere – ed occorre saperla praticare. Allo stesso modo, non è l’egemonia dei fatti da criticare, ma quei fatti che tendono solo a stabilire l’egemonia (di un gruppo dirigente autoreferenziale). Speriamo di non rivedere invece (e di nuovo) predicazioni (ed imposizioni) ancora indirizzate a riproporre lo scontro per lo scontro, deviazioni del tutto simboliche dell’immagine e della realtà (molto più complessa) dello scontro sociale, che danno il senso dell’involuzione.
Occorre ripensare e rimettere in campo in grande stile la proposta comunalista, se si vuole togliere spazio all’adattabilità ed al lobbysmo politico anche e soprattutto locale, vero dominio del voto di scambio e dell’accettazione della delega di potere in cambio di favori e sudditanza. Ma su questo terreno si giocano – più in piccolo e con minori responsabilità, eppur sempre con un ruolo incistato nel panorama clientelare – anche alcune delle ultime chances per quel che resta dell’apparato istituzionale dell’Arcobaleno, rimasto con poco contante e pochi favori da distribuire a livello nazionale. Da tale punto di vista, occorre aggiungere che anzi la vera crisi comincia adesso (con le relative diaspore).
Occorre ripensare l’organizzazione (ed il suo ruolo), quale strumento duttile ma coordinato seriamente a livello nazionale, un’organizzazione che, anche se la si vuole “leggera”, richiede comunque un sacrificio della “criticità assoluta” così come dell’autoreferenzialità dei piccoli gruppi e dei singoli individui. Ma l’elemento fondamentale di ogni entità collettiva è un vero (creativo e produttivo) senso d’appartenenza: senza impegno, sforzo strategico e progetto, non c’è capacità di convinzione, non c’è protagonismo né utile politico.
Occorre ragionare di anarcosindacalismo, soprattutto in una situazione nella quale i sindacati genericamente “alternativi” restano privi di padrini politici o vedono almeno incrinarsi il legame con partiti e partitini che hanno preteso sinora di utilizzarli come cinghia di trasmissione e/o gruppo di pressione su “mamma” CGIL a trazione PD (sempre preferita perché prodiga di distacchi dal lavoro e favori personali), secondo la vecchia logica comunista che ha sempre preteso la subordinazione del sindacato al “partito-guida” di turno. Costruire una vera autonomia del mondo del lavoro è l’ultima chance che hanno i ceti subalterni (del lavoro, del precariato e del non-lavoro) per ritornare ad esprimere forme di protagonismo. L’anarcosindacalismo (se dichiarato come tale) con la sua propria autonomia (da ogni stereotipo ed ideologismo di “partito”), assume quindi un ruolo strategico nell’organizzazione del conflitto.
La radicalità non è dunque elemento meramente formale, bensì questione di sostanza e non può prescindere dalla volontà (chiaramente espressa e comprensibile) di farsi intendere e capire, nell’auspicato (e finalmente salutare) sacrificio dell’autocompiacimento (autoreferenziale ed elitario) del ghetto ideologico e/o impolitico. E’ il coraggio di proporre elementi nuovi e sperimentali, elementi non graditi dagli schemi di qualunque ortodossia. E’ necessario unire protesta e proposta, promuovere un agire condiviso e plurale, capace di conquistare spazi, dosare e calibrare l’azione perché sia condivisa e condivisibile: non per “adattamento”, ma per preparare elementi più forti e decisivi di cambiamento. La radicalità non è nella rottura estemporanea, nella marginalità, nell’autocompiacimento dell’appartenenza ad una specie “altra” serrata in un recinto, ma nella determinazione (e quindi nella preparazione) di un cambiamento qualitativamente alto (etico): radicale, appunto.
In quanto ai reduci del comunismo, devono ripartire... dal basso.
Si ricomincia da qui: siamo tutti extraparlamentari. Per noi non è una novità.
Stefano d’Errico
9/6-11/6 2008 di nuovo bush a roma!
Mar, 06/05/2008 - 08:03tra il 9 giugno e l'11 è prevista una nuova visita a roma del criminale di guerra george w. bush che si incontrerà con il "nuovo" premier e con il papa
Cooperativa o capitalisti associati???
Sab, 03/05/2008 - 20:55LETTERA PER CHI HA VOGLIA DI DIRE UNA SOLA PAROLA PER NOI
Pubblichiamo la lettera scritta dalle 7 lavoratrici precarie
dell'Ipercoop di Montevarchi, che non solo stanno subendo l'impotenza
e l'umiliazione di essere state licenziate senza motivo da un colosso
come L'ipercoop; ma che pure devono subire l'indifferenze dei
consiglieri comunali del PD, i quali si sono sentiti offesi dalla
protesta delle lavoratrici, scaturita dalla volontà della giunta
montevarchina di non farle parlare.
Non paghi i rappresentanti dell'amministrazione comunale hanno
addirittura preteso una lettera di scuse dimostrandosi insensibili e
ormai estranei e lontani dalla società civile, dai lavoratori e dalla
realtà in generale, e allo stesso tempo invece molto vicini e
rappresentativi delle imprese anche quando, senza alcun ritegno,
queste calpestano i diritti e la dignità delle persone.
Certi invece che la loro lotta, la lotta dei lavoratori dell'ipercoop,
appartenga a tutti noi e che la loro vittoria è necessaria per tutta
la società e per la costruzione di un futuro migliore, ci schieriamo e
lotteremo insieme alle sette lavoratrici e ai 300 lavoratori.
Valdarno sPA
**********************
LETTERA PER CHI HA VOGLIA DI DIRE UNA SOLA PAROLA PER NOI
A gennaio 2008 all'interno dell' Ipercoop di Montevarchi si è
verificata una grave situazione: sette precarie con cinque anni di
onorato lavoro si sono viste chiudere in faccia le porte dell'
ipermercato
L' Azienda ha attribuito alla legge Welfare tutte le responsabilità
,questo è un atteggiamento inaccettabile e incoerente con quello che
mi hanno detto e promesso in tutti questi anni: che sono una
lavoratrice meritevole ,che l' assunzione sarebbe scattata quanto
prima e tanti bei discorsi di comodo e circostanza . Cari signori un
grazie e arrivederci non mi va proprio bene perché giocare su un posto
di lavoro e sulla dignità delle persone è vergognoso. Dire che in
questi anni ho dato l' anima è poco, perché con il miraggio di un
assunzione, il precario di fatto deve dire sempre SI
SI agli straordinari, SI agli orari peggiori, SI a tutto quello che l'
Azienda chiede.
Considerato che l' Ipercoop di Montevarchi è sott'organico e
continuamente deve fare uso di personale avventizio preso con l'
intermediazione delle agenzie interinali mi chiedo perché non sia al
mio posto di lavoro.
In questa vicenda sono venuti meno i capisaldi di cui UNICOOP FIRENZE
dice di farsi garante. Capisaldi che sono alle fondamenta di tutte l
cooperative: LA SOLIDARIETA LA MUTUALITA LA DEMOCRAZIA senza fini di
lucro.
A questo punto dopo avere effettuato alcune proteste e soprattutto
chiesto aiuto a Istituzioni, Azienda, Soci e sezioni politiche ho
ottenuto solo giudizi che mi rimproverano perché MI SONO ESPOSTA
TROPPO, non è PIACIUTO LO SLOGAN: ADOTTA UN PRECARIO A DISTANZA e che
mi sono COMPORTATA MALE quando ho perso la calma dicendomi che sono
una maleducata. Intendo ringraziare I LAVORATORI DELL'IPERCOOP, IL
SINDACATO, LA SINISTRA ARCOBALENO di MONTEVARCHI e LA SEZIONE DEL PD
di CAVRIGLIA . A tutti gli altri SIGNORI che invece di aiutarmi mi
hanno solo giudicata FACCIO LE MIE SCUSE ……….
SCUSATE
Se non capisco: c'è una legge che dice che ho diritto al lavoro fisso
ma sono a casa perché UNICOOP FIRENZE ha deciso di usarmi come arma di
ricatto per ottenere i suoi interessi contro lavoratori fissi e
sindacalisti
SCUSATE
Se mi è stato detto di stare tranquilla buona a aspettare non so cosa
e non l' ho fatto. ma quando ho saputo che nei comuni vicini UNICOOP
FIRENZE ha assunto e quindi stabilizzato lavoratori con i miei stessi
diritti mi sono chiesta il perché.
SCUSATE
Se sono un ITALIANA che non ha mai chiesto niente e che non avrebbe
mai immaginato di salire le scale di un municipio per chiedere aiuto
alle persone per cui ha votato per 20 anni e dopo due mesi non avere
ancora una risposta.
SCUSATE
Se mi sono presentata a un consiglio comunale chiuso, ma quando ho
capito che avrei dovuto aspettare perché il protocollo non prevede la
parola per tutti EDUCATAMENTE ho aspettato
SCUSATE
Se dopo TRE ORE di ALBERI FINTI, FIORERE, PANCHINE, PICCIONI e ZANZARE
ci sono voluti altri TRE QUARTI D' ORA per dirmi che non avrei potuto
parlare e a quel punto mi sono arrabbiata e ho detto parole offensive.
SCUSATE
Se mi sono sentita male nel capire che chi non mi voleva fare parlare
era proprio il PD o PDS e i suoi consiglieri.
SCUSATE
Se sono rimasta STUPITA nel sentire che le parole che avrei voluto
dicesse il PD o PDS le stava urlando l' opposizione mi hanno congedato
con un documento nel quale non si aveva il coraggio di nominare e
condannare UNICOOP FIRENZE per la sua posizione. Per merito della
SINISTRA ARCOBALENO e FORZA ITALIA hanno nominato nel documento l'
ipermercato di Montevarchi.
SCUSATE
Se dopo avere saputo che il SINDACO di MONTEVARCHI si è offeso e che
ci voleva denunciare ho deciso di fare queste scuse a tutti.
A QUESTO PUNTO VORREI SAPERE CHI CHIEDE SCUSA A ME.
SCUSA per avere chiesto il MIO posto di lavoro.
SCUSA perché dopo avere visto cosa è la politica mi domando come un
SINDACO che è li grazie a me e al mio voto, invece di attivarsi perde
tempo a OFFENDERSI senza dare risposte.
SCUSA per avere lavorato quattro anni facendo sempre il mio dovere e
non perché ero una precaria ma perché so quanto è importante il
lavoro.
Ho lavorato per UNICOOP FIRENZE una cooperativa con VALORI IMPORTANTI
a cui nonostante tutto io credo e spero che anche LEI creda ANCORA.
GRAZIE A TUTTI...
le SETTE PRECARIE DI IPERCOOP MONTEVARCHI.
Parroco vieta "Bella ciao" in chiesa
Sab, 03/05/2008 - 19:48PORDENONE - Il parroco vieta Bella ciao dentro e fuori la chiesa, e la famiglia del partigiano annulla i funerali in parrocchia. E' accaduto a Castelnuovo del Friuli (Pordenone), roccaforte partigiana della destra Tagliamento. Protagonisti della vicenda sono la famiglia di Egidio Cozzi, 80 anni, ex partigiano, e don Renato D'Aronco, parroco di Castelnuovo. L'anziano partigiano aveva chiesto, prima di morire, che il suo funerale si svolgesse in chiesa e che fossero eseguite canzoni partigiane.
Un pallino per il defunto che aveva espresso più volte il desiderio di avere la banda alle sue esequie, ma il parroco si è opposto, non ha permesso che la piccola orchestra entrasse in chiesa e si è rifiutato anche di farla suonare sul sagrato. La famiglia ha quindi deciso di far svolgere solamente il rito civile, durante il quale sono state eseguite tutte le canzoni patriottiche care all'anziano partigiano.
"E' stata una cosa poco sensibile e rispettosa del defunto, dei suoi familiari e dei tanti amici che si erano radunati per l'ultimo saluto" ha detto il segretario dell'Anpi di Spilimbergo (Pordenone), Gianni Afro. "Sia i congiunti, sia i soci e i simpatizzanti dell'Anpi - ha precisato Afro - avevano capito perfettamente il disagio del parroco nel fare eseguire simili brani in chiesa e, quindi, avevano accettato di buon grado di non far suonare la banda nel luogo di culto. Quando, però, il prete si è rifiutato di concedere il nulla osta perfino per l'esibizione sul sagrato, su quello che è ormai suolo pubblico, è sembrato a tutti un affronto, e si è optato per rinunciare alla cerimonia religiosa per dare corso unicamente a quella civile".
"Mi sono limitato ad applicare le direttive che regolano l'uso della musica e degli strumenti all'interno dei luoghi di culto senza dare alcuna interpretazione ai canti che si sarebbero dovuti eseguire" si è giustificato don Renato D'Aronco, precisando di non essersi opposto all'esibizione della banda all'esterno della chiesa. Il sacerdote, che è parroco da 11 anni della piccola comunità friulana, ha anche spiegato che "era impossibile trovare un compromesso come qualche esponente dell'Anpi aveva richiesto. Il rito funebre ha il significato di una comunità cristiana che accoglie e accompagna".
(3 maggio 2008)
Alemanno: Roma ladrona? Bossi sbaglia
Lun, 28/04/2008 - 18:50ROMA (24 aprile) - Roma ladrona? «Sbagliano Bossi e Calderoli». A pochi giorni dal ballottaggio che deciderà il sindaco della capitale, il candidato del Pdl Gianni Alemanno parla di Roma a Uno Mattina. «Se Roma viene amministrata bene non ce n'è per nessuno, è una città unica al mondo, che batte qualsiasi concorrenza, quella di Milano, di Parigi, di Madrid». Secondo Alemanno «Roma in questi anni è stata amministrata male», e ha aggiunto che i veri nemici della città non sono i leghisti come Bossi e Calderoli ma chi in questi anni «l'ha mal amministrata», ovvero Rutelli e Veltroni. Su "Roma Ladrona" Alemanno aggiunge che quando Bossi e Calderoli «usano questa espressione non si riferiscono né ai romani né alla città ma ai Palazzi, ai ministeri, ai sistemi di potere che sono cresciuti in questi anni e che devono essere smantellati». Durante l'intervista Alemanno ha detto inoltre di voler «trasformare gli affitti dell'Ater in canoni per l'acquisto senza aumentare i costi agli inquilini» e ha sottolineato che nella capitale «servono le infrastrutture ma devono essere fatte in tempi sostenibili». Sui servizi pubblici ha detto: «Non vogliamo il licenziamento del personale e il depotenziamento dei servizi pubblici, ma mandare a casa i clientes e ridurre le norme numero dei consigli di amministrazione nati in questi anni nelle aziende comunali».
Lombardo: sostegno ad Alemanno. Il fondatore del Movimento per l'autonomia (Mpa) e neoeletto alla presidenza della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo ha detto di assicurare «la massima solidarietà e tutto il consenso possibile a Gianni Alemanno».
Francesco Rutelli, candidato sindaco per il centrosinistra, nella tribuna elettorale del Tgr Lazio, ha detto che al primo turno ha pesato «la dispersione del voto fra 14 candidati». «Importante ora - ha aggiunto - è il sostegno della coalizione, delle liste civiche come quella di Baldi che si sono apparentate. Così come è positivo il sostegno del mondo dello sport con campioni come Totti, Biaggi e Fisichella». Rutelli ha detto Roma deve affrontare problemi nuovi: «Non mi immagino di essere un sindaco come allora. So che c'è un lavoro diverso che riguarda problemi nuovi: casa, sicurezza, anziani». «Abbiamo creato 300mila posti di lavori - ha aggiunto - Ma ci sono nuovi problemi che non possiamo nasconderci». Sull'emergenza casa il candidato del centrosinistra ha detto che oggi presenterà «una proposta nuova per i mutui a favore in particolare delle nuove
coppie».
Campi Rom. Per trovare una soluzione ai campi Rom Rutelli ha detto di essere «pronto a collaborare con il governo». «Voglio una risposta al massimo livello per trovare una soluzione definitiva alla questione - ha concluso Rutelli - per questo ho creato un pool con i massimi esperti in materia di sicurezza». Sul ballottaggio poi chiede di moltiplicare gli sforzi: «Chiedo a coloro che mi hanno dato fiducia di moltiplicare gli sforzi e di convincere gli indecisi».
L'incontro con Blair. L'ex primo ministro inglese Tony Blair nel cortile di Palazzo Pallavicini a Roma ha augurato buona fortuna a Rutelli il quale ha detto che «Roma ha bisogno di amici come Blair, di grandi leader mondiali».
Carteggio in una grande Tv italiana
Dom, 27/04/2008 - 18:29VOI SIETE QUI
È il giornalismo, bellezza
Siamo venuti in possesso di un carteggio contenente comunicazioni interne a un grande telegiornale italiano. Riproduciamo integralmente.
Da redaz. a uff. produzione - Egregi signori, che dobbiamo fare delle 27 ore di filmati riguardanti i rifiuti di Napoli? Li mandiamo in onda in apertura di tg come abbiamo fatto per due mesi prima del 14 aprile? Aspettiamo comunicazioni.
Da uff. produzione a redaz. - Negativo. Archiviate e conservate per momenti più opportuni. La prossima volta dosate meglio le risorse. Per questa volta vi saranno detratte dallo stipendio
Da redaz. a uff. produzione -
Per un nostro errore di valutazione, le ore di materiale filmato su padre Pio sono 192 invece di 15. Ci scusiamo molto, provvediamo subito alla cancellazione per il recupero delle casette.
Da uff. produzione a redaz. - Sospendere immediatamente cancellazione materiale Padre Pio. Organizzare qualche speciale di seconda serata su San Giovanni Rotondo per sostituire i programmati speciali su criminalità e immigrazione.
Da redaz. a uff. produzione - Ricevuto. Sospendiamo montaggio di due speciali, uno di un'ora su stupro a Roma e uno di un'ora su stupro a Milano.
Da uff. produzione a redaz. - Troppo zelo. Completare la confezione del servizio di un'ora sullo stupro a Roma da programmare prima del ballottaggio nella capitale. Condensare in 25-30 secondi il servizio sullo stupro di Milano, da illustrare con immagini dell'Expo.
Da redaz. a uff. produzione - Ricevuto. Provvediamo subito, appena finito il montaggio su emergenza salariale e pressione fiscale.
Da uff. produzione a redaz. -
Siete veramente dei deficienti. I servizi su salari, tasse e disagio sociale sono sospesi fino a nuove comunicazioni.
Da redaz. a uff. produzione - Ricevuto. Scusate.
Artists Against War.eu il Portale dei Blog
Dom, 27/04/2008 - 09:25Rete Artisti contro le guerre
è lieta di presentare
il Portale dei Blog
Cari Amici e Artisti,
la Rete Artisti contro le guerre, organismo vitale e anima del movimento pacifista italiano, prese vita alcuni anni fa per l'impegno spirituale e politico congiunto di alcuni artisti e navigatori del web.
Da una primissima rete di blog ed Artisti nacque così il nostro portale storico, Bloggersperlapace. org, un fedele compagno e portavoce di tante battaglie per la pace e per il diritto dei popoli.
Attraverso questo percorso di vita comunitaria abbiamo sposato molte tra le battaglie di popoli "cari" e lontani: in Palestina, in Iraq, in Etiopia, in Somalia, nel Sahara occidentale, nel Kurdistan Turco, durante l'emergenza tsunami in Sri-Lanka, dopo il terremoto in Pakistan ed ora per il Tibet.
L'esperienza e il clima emergenziale italiano di questi anni ha maturato l'obiettivo politico della Rete Artisti, configurandone la presenza attiva anche nelle vertenze italiane: per i migranti e i rifugiati, per i disagi fisici e psichici, per la libertà religiosa, per il diritto ad una sessualità libera, per il diritto di donne e bambini contro ogni violenza e sopraffazione.
La Rete ha inoltre esperimentato la capacità di coordinarsi anche nelle emergenze sindacali, come durante la Vertenza del Teatro.
Ed è così che, dalla primigenia comunità di artisti e bloggers, la catena umana e artistica che ha portato in moltissime città italiane ed europee l'evento "Artists Against War", nasce oggi una nuova esperienza creativa del "fare rete" tra talenti artistici e impegni personali sui temi della Pace e dei Diritti Umani:
il Portale dei Blog degli Artisti contro la guerra!
Aprire un vostro blog è facile e gratuito! Bastano pochi click!
Ecco alcune facili istruzioni:
1) Crea il tuo account cliccando su “Crea ora il tuo blog” in alto a sinistra dal sito www.artistsagainstwar.eu.
2) Inserisci negli spazi il nickname (o il tuo nome) ed un tuo indirizzo email. Automaticamente il sistema genererà una email contenente il link di attivazione. Clicca quel link per attivare il tuo account ed attendi pochi minuti per l’arrivo di una seconda email, che conterrà la tua password.
3) Fai Login con il tuo nickname e la nuova password, che ti è arrivata via email.
4) Dalla pagina principale www.artistsagainstwar.eu clicca di nuovo su: “Crea ora il tuo blog”, questa volta per creare il Blog.
5) Scegli il titolo del tuo blog e inseriscilo nello spazio “Nome Blog”, mentre alla voce “Dominio Blog” dovrai inserire lo stesso nome, ma tutto minuscolo e con tutte le parole attaccate e/o divise da un punto o una linea ( . or _).
6) Clicca sul tasto in basso con su scritto “Crea” ed il tuo blog è pronto per contenere i tuoi pensieri, la tua poesia, le immagini, le notizie, la programmazione degli spettacoli e delle mostre e quanto altro vorrai scrivere …
Non esitate a contattarmi se avete problemi!!!
Lunadicarta aka Lory
Rete Artisti contro le guerre
2 giugno 2008
Un Ponte per la Pace attraverso i 4 elementi!
Aria, Acqua, Terra e Fuoco !
Vi aspettiamo !!!
per la Rete Artisti contro le guerre
Loredana Morandi
per contatti 348/7490558