negazionismo

Arrivano eurodeputati negazionisti, razzisti, omofobi: è allarme

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EveryOne Group
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Il centrodestra getta la maschera e mostra una faccia inquietante

Il Gruppo EveryOne lancia l'allarme: no alle cariche di eurodeputati per i negazionisti Fiore e Romagnoli. Preoccupazione per la deriva razzista e omofobica in corso in Italia

Il Gruppo EveryOne esprime la più ferma protesta contro la decisione del PDL, vincitore delle elezioni politiche 2008, di mandare al Parlamento Europeo, in sostituzione di eurodeputati eletti per il centrodestra, i due neofascisti, propugnatori di ideologie razziali e negazionisti dell'Olocausto Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, e Luca Romagnoli (La Destra-Fiamma Tricolore). L'ideologia xenofoba ed estremista di Roberto Fiore è nota universalmente. Ecco alcune recenti dichiarazioni di Romagnoli: "Le camere a gas? Devo dire francamente che non ho elementi per dire che siano esistite o no"; "Hitler? Fu uno statista che commise degli errori". E riguardo al suo partito: "Chiamarci fascisti è molto riduttivo. Ma del fascismo siamo portatori di alcuni valori, come la socializzazione. Poi, se fascismo significa onestà, dirittura morale, capacità di riconoscere prima lo Stato e poi l'individuo...". Il Gruppo EveryOne protesta con altrettanta decisione contro la candidatura di Antonio Tajani quale sostituto di Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea. Antonio Tajani è infatti noto sia per le sue posizioni omofobe che per la sua avversione nei riguardi dei Rom, ideologie che contrastano con le convenzioni internazionali per i diritti umani e con la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. "E' davvero inquietante che il centrodestra favorisca irresponsabilmente l'inserimento di personaggi legati a ideologie pericolose in ruoli di grande responsabilità politica e civile," affermano i leader del Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "ed è altrettanto inquietante l'ipotesi, avanzata quest'oggi dal leader del PDL Silvio Berlusconi, di affidare il Ministero italiano dell'Interno alla Lega, un partito che non ha mai nascosto posizioni xenofobe e razziali: sarebbe come dare il via a purghe etniche e campagne di discriminazione razziale incontrollabili, proprio quest'anno, in cui il Parlamento Europeo e la Commissione contro le discriminazioni razziali delle Nazioni Unite hanno ammonito ufficialmente e ripetutamente l'Italia per le sue politiche intolleranti, in violazione di tutte le Convenzioni che proteggono gli individui e i popoli. La Lega, inoltre, con il suo accanito antimeridionalismo, non rappresenta tutto il Popolo italiano, condizione essenziale per un ministero come quello degli Interni". Esprimendo viva preoccupazione per la deriva fascista, xenofoba, omofoba, antizigana e antisemita in cui le Istituzioni italiane stanno scivolando, il Gruppo EveryOne chiede alle Organizzazioni per la tutela dei diritti delle minoranze, alle Comunità ebraiche e a tutti coloro che ritengono di portare la fiaccola dei valori dell'antifascismo, della Memoria dell'Olocausto e della solidarietà sociale di unirsi alla nostra protesta e di chiedere che a rappresentare il Popolo italiano presso le Istituizioni nazionali e internazionali siano scelti candidati esemplari, in possesso di comprovati requisiti di integrità, civiltà e tolleranza.

Per adesioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

Dai negazionisti alla "lista nera"

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antirev
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.'autore del blog contro i docenti ebrei lo scorso maggio si schierò con Faurisson cacciato dall'università

Per gli investigatori l'autore del blog contro i docenti ebrei si chiama Paolo Munzi
Lo scorso maggio si schierò con Faurisson cacciato dall'università
Dai negazionisti alla "lista nera", l'uomo che ha messo all'indice i prof
L'uomo è stato iscritto nel registro degli indagati: contestata la discriminazione della razza

ROMA - Gli investigatori sono sicuri e lo hanno iscritto nel registro degli indagati. Si chiama Paolo Munzi, il quarantenne autore del blog con la lista dei nomi di 162 docenti universitari additati come appartenenti ad una lobby ebraica. Munzi, che risiede in provincia di Rieti ed è figlio dell'ex sindaco radicale della cittadina di Forano, ha subito la perquisizione dell'abitazione e, a quanto pare, sarebbe già stato coinvolto in analoghe vicende riguardanti l'immissione di dati in rete.

Quel che è certo è a Munzi il tema dei "poteri forti che attentano alla democrazia" sta a cuore. Il suo nome, infatti, ricorre a proposito della polemica che investì l'Università di Teramo lo scorso maggio. Tutto nacque dopo l'invito allo storico francese negazionista Robert Faurisson partito dal professor Moffa. Faurisson avrebbe dovuto tenere una lezione sui temi insegnati da Moffa: storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici.

Ma la lezione non si tenne. Un'ondata di sdegnate proteste costrinsero il rettore dell'ateneo ad annullare l'invito. Inoltre lo studioso francese venne aggredito mentre passeggiava per Teramo. Ed è a questo punto che spunta il nome di Munzi. Insieme ad altri, aderì al comitato contro la repressione della libertà di parola e di pensiero, sottoscrivendo un manifesto in cui si richiamava la Costituzione, la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, e si definiva Faurisson uno che non si è mai occupato sistematicamente delle problematiche "negazioniste" e dunque "per questo solo motivo non è neppure un "negazionista". Emblematico il bersaglio dell'appello: "I poteri forti che minacciano la democrazia".

Munzi motivava così la sua adesione in una lettera indirizzata a Moffa. Esprimeva solidarietà "per la gravissima aggressione violenta da parte di esponenti della comunita ebraica di Roma" e parlava di "grave attentato fascista alle liberta democratiche nel nostro paese".

Torna così l'idea di una lobby in grado di manovrare fatti e coscienze. Una "minaccia" contro la quale la nascita del Comitato "rappresenta l'ultimo baluardo a difesa della intangibilita' di un diritto che sta a fondamento della nostra Costituzione in un paese democratico". Infine la conclusione: "La discriminazione di quanti negli anni si sono fatti portavoce di scomode opinioni difformi dalle verità ufficiali è un odioso fenomeno che ha colpito silenziosamente,anche, molti anonimi individui costretti spesso a subire impotenti, la arroganza ideologica di chi delle verità di stato ha fatto una comoda alcova nella quale vivere felici e protetti".

Una tesi che avrebbe portato Munzi a tornare all'attacco dei poteri forti. Stavolta mettendo nomi e cognomi in Rete. Ma uno dei professori ha presentato una querela e per Munzi è scattata l'iscrizione nel registro degli indagati. Secondo i magistrati il documento è discriminatorio nei confronti dei professori ebrei.

(articolo di Matteo Tonelli, Repubblica, 12/02/08)

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