repressione
[VERONA] 11MAGGIO PRESIDIO ANTIFASCISTA
Gio, 08/05/2008 - 18:06CHE COSA ASPETTIAMO?
A proposito dei fatti di Verona
Una città di fantasmi che uccidono. Questa è Verona. Una città che rischia di far da battistrada a tante altre. Una città in cui un gruppo di neofascisti massacra di botte e ammazza un ragazzo. Una città in cui la polizia pesta e arresta chi s'incaponisce a commettere e a difendere quel grave crimine che è diventato bere una birra all'aperto.
Perché accomunare due fatti così apparentemente distanti?
Perché la squadraccia che ha assassinato Nicola Tomassoli è un prodotto del clima, ormai imperante ovunque, di normalizzazione e di guerra ad ogni forma di diversità. Un clima imposto da coloro – governanti di destra e di sinistra, conformisti feroci, commercianti con i cuori a forma di salvadanai – che vogliono sterilizzare le città dal virus della vita.
Le strade, in questa utopia totalitaria, dovrebbero servire soltanto per andare e tornare dal lavoro. Le periferie per dormire. I centri storici per essere visitati dai turisti. Basta. Sedersi sui gradini di un monumento, bere e mangiare all'aperto, suonare nelle piazze, ritrovarsi in gruppo senza una meta… tutto ciò è intollerabile. Solo le merci possono parlare e passeggiare. Le merci e le divise. Tutto il resto ha un nome ("bivacco") e un destino (la repressione) ben segnati.
Un tale non-mondo – cos'altro è una città in cui non si può nemmeno mangiare e bere per strada? – trasforma le menti, il modo di guardare i propri simili e persino la maniera di vestire o di pettinarsi. Tutti i poveri sono allora un nemico da isolare, criminalizzare, deportare. Non solo. Anche un codino diventa un segno di diversità. Da punire. Con la morte.
Politici, giornalisti e magistrati vorrebbero farci credere che l'assassinio di Nicola è un gesto di violenza cieca, senza colori politici. Altri fanno finta di scoprire solo ora – perché al governo c'è la destra – che da alcuni anni a questa parte le aggressioni neofasciste in Italia non si contano più. E c'è anche chi, nel merdaio generale, arriva a dichiarare che bruciare la bandiera dello Stato di Israele in solidarietà con i palestinesi è più grave che ammazzare un ragazzo.
Non ci accoderemo a nessuno di questi cori. I neofascisti sono i fantasmi armati del non-mondo in cui ci vorrebbero rinchiudere. Sappiamo che contro di loro non servono a nulla l'indignazione dei partiti e la protesta democratica. Contro le loro aggressioni protette dalla polizia esiste una sola arma: la violenza autorganizzata.
Ma sappiamo anche che nelle città morte – senza conflitto e senza dissenso – questi fantasmi hanno il loro terreno più favorevole. Tornare nelle strade e nelle piazze, dunque, a mangiare, a bere, a discutere, a lottare.
Per rompere una normalità che uccide. In solidarietà con i compagni arrestati. A dispetto di divieti e divise.
Ciò che urge è ormai niente meno che questo: un'offensiva per riprenderci la vita.
Domenica 11 maggio, ore 16.00: presidio in piazza Isolo a Verona
Su queste basi vorremmo organizzare uno spezzone durante il corteo contro il fascismo del 17 maggio a Verona.
anarchici di Verona, Rovereto e Trento
Processo al Sud Ribelle: tra pochi giorni la sentenza
Mer, 23/04/2008 - 17:13
Dopo oltre 3 anni di udienze, il processo al Sud Ribelle, che vede
imputati 13 compagni, tra cui molti attivisti di Cosenza, provenienti da
diverse realtà di movimento, arriva al suo epilogo.A sette anni dal suo avvio, la vicenda della "Rete Meridionale del Sud Ribelle", sta per giungere la sentenza di primo grado.
Il 23 aprile è prevista, infatti, l'ultima giornata dedicata alle arringhe difensive, mentre giovedì 24 aprile la Corte d'Assise del Tribunale di Cosenza si pronuncerà in merito ai complessivi 50 anni di carcere e 26 di libertà vigilata richiesti dal PM Domenico Fiordalisi.
L’accusa per i 13 attivisti è quella di "Cospirazione politica mediante associazione, al fine di impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001, creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato."
Per ripercorrere le tappe fondamentali del processo Sud Ribelle, svoltosi per tutta la sua durata nelle aule del tribunale di Cosenza, rimandiam all'archivio di IMC Calabria e di Supportolegale.
COMUNICATI
- Appello per il presidio al Tribunale di Cosenza del Coordinamento Liberi Tutti
- "Ripartiamo dal basso, costruiamo conflitto" del C.P.O.A. Rialzo
INIZIATIVE
- giovedì 24 aprile - ore 14.00 - Presidio al Tribunale di Cosenza in attesa della sentenza
CALENDARIO DELLE PROSSIME UDIENZE
- mercoledì 23 aprile - Ultima arringa difensiva
- giovedì 24 aprile - Pronunciamento della sentenza
MANIFESTAZIONE DEL 2 FEBBRAIO
- Sito della manifestazione
- Assolutamente un successone - Comunicato del Coordinamento Liberi Tutti
- Le foto del corteo
- Adesioni
- Aggiungi informazioni
- notificato
Non vogliamo i fascisti al governo della citta'!
Dom, 20/04/2008 - 13:08Ci troviamo di fronte ad un momento molto delicato della vita sociale,
politica e culturale del nostro paese e della nostra citta'. Riteniamo,
dunque, necessario ed opportuno prendere parola in merito allo scenario
politico che si paventa con il ballottaggio al Comune di Roma.
Il rischio di vedere sindaco Alemanno, rappresentante della destra
populista e fascista all’interno del PDL, ormai forza al governo di
questo paese, rappresenta per noi un allarme sociale e politico fortissimo.
Roma non merita di essere governata da una coalizione formata da
personaggi come Storace, Alemanno e Sabbatani-Schiuma, espressione della
peggiore storia della destra locale e nazionale .
Il candidato sindaco di Roma, Gianni Alemanno, noto esponente del MSI,
vicino a terza posizione, ritenta per la seconda volta di insediarsi a
capo del governo della nostra citta'.
Noi, come tutte le realta' sociali, siamo i primi ad essere attaccati
dalla campagna di diffamazione mediatica e da vere e proprie aggressioni
squadriste con cui, la destra fascista, punta a vincere anche le
elezioni comunali e che rappresenta il vero volto di questa destra
targata Gianni Alemanno.
Riteniamo che la vittoria di Alemanno sia un rischio democratico enorme
che chiuderebbe ogni spazio di agibilita' a tutti quei soggetti,
associazioni e spazi sociali che sono stati negli anni una potenzialita'
ed un valore aggiunto nei termini di trasformazione della realta',
attraverso le tante battaglie sociali ed iniziative politiche.
Esperienze e spazi di liberta' che, in confronto a tutte le capitali
europee, caratterizzano l'unicita' della metropoli Roma e che, dunque,
devono essere messi al centro di una difesa attiva e comune.
Parliamo di tutti coloro che, dalle comunita' migranti ai centri sociali,
dalle case occupate alle realta' di cultura GLBTQ, potrebbero trovarsi
investiti da un clima pesantissimo orchestrato e fomentato ad hoc. Un
clima, questo, che sta gia' portando ad un inasprimento delle misure
repressive e di controllo, nascoste dietro un'idea demagogica di sicurezza.
Facciamo appello a tutte le forze sinceramente democratiche ed
antifasciste di questa citta' al fine di attivarsi nei propri territori
per comunicare il reale pericolo che rappresentano questi signori,
attraverso la costruzione di iniziative pubbliche e campagne di
informazione.
Respingere i fascisti, anche sotto un profilo elettorale scegliendo di
schierarci in questo ballottaggio, non significa assolutamente aderire e
dare consenso al progetto di Rutelli.
Infatti contrasteremo da subito Rutelli sindaco, se vorra' continuare nel
solco tracciato da Veltroni, nel segno dell’equidistanza e nella
legittimazione politica a veri e propri covi neofascisti come quelli di
Casa Pound e del Foro 753. Così come alla rincorsa all'ordine ed alla
sicurezza a tutti i costi.
Diciamo chiaramente che non accetteremo piu' da nessuno questa infame e
pericolosa politica, fatta di equidistanza e di opposti estremismi, che
ha portato all'omicidio di Renato.
Così come rilanceremo le lotte sociali contro la precarieta', per la
casa, per un reddito garantito, per la liberta' di movimento di tutti,
dei migranti, nella difesa degli spazi sociali e delle case occupate che
riteniamo una delle ricchezze sociali di questa citta'.
Oggi, quindi, riteniamo giusto schierarci in quello che, nei fatti, e' un
vero e proprio referendum sulla nostra liberta' e sugli spazi di
iniziativa politica.
Al sindaco fascista, diciamo no.
Bufalotta, scarcerati i «5» del blitz di domenica
Dom, 13/04/2008 - 16:45Roma - Sono usciti intorno alle 20 di ieri, i cinque arrestati per lo sgombero di piazza San Marco e detenuti da mercoledì a Regina Coeli. Una vicenda nata domenica notte con l’occupazione di alcuni stabili della Bufalotta da parte del Blocco Precario Metropolitano, e il successivo accampamento con le tende davanti Piazza Venezia per ottenere un colloquio con il Prefetto Mosca. Poi lo sgombero durante l’alba di martedì e gli arresti. Ad attenderli un centinaio di attivisti corsi a via della Lungara dopo la manifestazione sulla casa di ieri pomeriggio (il corteo è partito a piazza dell’Esquilino, e si è concluso in piazza Madonna di Loreto). «Siamo stati trattati bene - ha detto Paolo Di Vetta, uno degli arrestati - ci hanno tenuti tutti insieme in una stanza a parte perché il carcere è sovraffollato». Per loro le accuse sono di: campeggio abusivo, resistenza aggravata e lesioni. Ma nel corso dell’interrogatorio gli attivisti hanno respinto quest’ultima contestazione e per avvalorare la loro tesi hanno prodotto alcune fotografie realizzate al momento dello sgombero.
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Solidarietà internazionale contro la repressione al vertice Nato di Bucarest
Mer, 02/04/2008 - 14:41Contro la repressione di questi giorni in Romania nei confronti degli attivisti anti-Nato sarebbe il caso di organizzare una protesta informale di fronte all'ambasciata rumena di Roma, magari oggi alle 17!
Qui c'è l'indirizzo:
AMBASCIATA DI ROMANIA IN ITALIA
Indirizzo: Via Nicolo Tartaglia, 36, 00197 ROMA
Telefono: 0039.06.808.45.29
Fax: 0039.06.808.49.95
E-mail: amdiroma@roembit.org
Orario di lavoro: lunedi - venerdi: 8.30 - 13.00, 14.00 - 17.30
More info e traduzioni:
http://liguria.indymedia.org/node/1167
Massiccia repressione in Romania contro gli attivisti Anti-NATO
- Agenda
- notificato
Censurata istanbul.indymedia.org
Mer, 26/03/2008 - 17:49Il sito istanbul.indymedia.org è stato bloccato dalla Telecom Turca e abbiamo bisogno di aiuto per diffondere questa informazione. (Scrivendo articoli, coordinandosi con gli attivisti di Istanbul, stampando volantini ecc. )
Inoltre, se conosci la lingua turca e puoi essere d'aiuto con le traduzioni, faccelo sapere - le barriere legate al linguaggio sono piuttosto alte.
Per favore entra nel canale IRC #istanbul sul server irc.indymedia.org, usando anche l'interfaccia web https://chat.indymedia.org/
C'è anche una pagina sul wiki di indymedia usata per raccogliere tutte le informazioni:
http://docs.indymedia.org/view/Global/IstanbulBlock
Abbiamo bisogno del tuo aiuto adesso!
Grazie
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Grave attacco alle libertà “democratiche”!
Ven, 07/03/2008 - 12:09PERQUISIZIONE AL PARTITO DEI CARC!
Grave attacco alle libertà “democratiche”!
Ieri mattina, 05.03.2008, quattro volanti dei Carabinieri hanno fatto irruzione nella sede del Partito dei Carc di Napoli Ponticelli e della Casa del Popolo.
Con la scusa di ricercare stupefacenti hanno messo a soqquadro l’intera sede, rovistando tra striscioni, volantini, manifesti, documenti politici e i moduli per la raccolta firme per le prossime elezioni politiche. Per giustificare questa perquisizione in grande stile e fatta d’urgenza senza permesso dell’autorità giudiziaria hanno infine condotto in questura un simpatizzante del quartiere presente nella sede della Casa del Popolo trovato in possesso di marijuana.
Oggi, 06.03.08, a Quarto di Napoli i Carabinieri con fare provocatorio hanno fermato due compagni dei CARC e un simpatizzante, che dopo aver raccolto le firme per le elezioni stavano chiacchierando nell’atrio del portone della propria abitazione, chiedendo loro i documenti personali e dell’auto. Infine hanno giustificato la provocazione dicendo che stavano cercando una persona alcolizzata.
La cosa non ci sorprende!
- Nel febbraio 2006, in prossimità delle elezioni amministrative e dopo le perquisizioni a nostro carico del 1999 e del 2003, Paolo Giovagnoli, il novello Torquemada, sguinzagliò la Digos in tutte le case dei candidati del Partito dei Carc sequestrando materiale politico e in particolare materiale elettorale (moduli raccolta firme, simboli, bandiere, ecc.) e materiale informatico utile e necessario per portare avanti la nostra propaganda elettorale.
- Sempre nel 2006 a Napoli si cercò di far saltare la nostra lista con la scusa che alcuni dei nostri candidati in passato erano stati condannati o inquisiti. Per che cosa?
Alcuni per reati comuni: la borghesia prima costringe una parte delle masse popolari a condizioni di miseria, abbrutimento ed emarginazione e poi o li reprime oppure li usa come manovalanza per i suoi affari sporchi, per lucrare sulla loro cura e “reinserimento”, per guadagnare sul loro abbrutimento. Quando invece quelle stesse masse, quegli stessi disperati alzano la testa e cercano di uscire dalla loro situazione, quando sono organizzati dai comunisti anziché dalla Chiesa cattolica, dalla criminalità organizzata o dai fascisti, quando iniziano a lottare contro la società che li ha gettati in quella condizione anziché sprofondare nell’abbrutimento o sperare nel regno dei cieli, allora li denigra in ogni modo.
Altri per reati d’opinione e politici, cioè per aver promosso, organizzato e partecipato alle lotte dei lavoratori e delle masse popolari contro lo sfruttamento, la rapina e l’arbitrio dei padroni e per togliere ai padroni il potere di sfruttare e rapinare gli operai e gli altri lavoratori, di devastare l’ambiente e di seminare guerra e miseria, quindi per costruire una nuova società diretta da e per i lavoratori e il resto delle masse popolari. Quindi per lo stesso motivo per cui sono stati inquisiti gli autoferrotranvieri di Milano, gli operai della FIAT SATA di Melfi, i compagni di Potere Operaio della FIAT di Pomigliano d’Arco, i compagni del comitato No Dal Molin di Vicenza, per cui il 12 febbraio del 2006 sono stati arrestati 15 supposti membri del Partito comunista politico-militare e dei Comitati Proletari per il Comunismo, per cui sono stati perquisiti i portuali di Gioia Tauro, per cui sono stati condannati a 4 anni gli antifascisti di Milano, a 7 anni i compagni che nel 1999 manifestarono a Firenze contro la guerra di aggressione alla Jugoslavia, a 12 anni i manifestanti contro il G8 di Genova, per cui sono sotto processo a Cosenza i compagni di Sud ribelle, per cui i sindacalisti onesti, le avanguardie di lotta, i comunisti vengono espulsi dai sindacati di regime. Tutte le liste dei partiti borghesi a Napoli erano composte da persone che avevano riportato condanne o sono inquisite per corruzione, concussione, mafia, falso in bilancio e simili: del resto anche il Parlamento è pieno zeppo di ladri, truffatori, mafiosi.
- Il mese scorso, un’altra volta a pochi mesi dalle elezioni, ci è arrivata, dopo ben cinque anni, la notifica di fissazione dell’udienza preliminare per l’ottava inchiesta aperta a carico del nostro partito e dei suoi simpatizzanti (la famigerata inchiesta Giovagnoli). L’udienza si terrà il 13 maggio, un mese dopo le elezioni.
- Sempre a Napoli durante la lotta contro la riapertura della discarica di Pianura i nostri compagni, in prima fila nella lotta e punto di riferimento per le masse della zona, sono stati minacciati da fascisti e camorristi che andavano a braccetto con le forze dell’ordine.
Perché questo nuovi e ulteriori attacchi?
Il motivo è semplice.
- Impedire al nostro partito (uno dei pochi costretti a raccogliere le firme) di presentarsi alle elezioni visto che nonostante i mille cavilli burocratici che “democraticamente” ostacolano la partecipazione delle masse popolari alla competizione elettorale, a Napoli abbiamo quasi raggiunto il numero necessario di firme e pochi giorni fa abbiamo presentato il nostro simbolo “Lista comunista per il Blocco Popolare” al Ministero degli Interni.
- Fare terra bruciata intorno al nostro partito, indurre i lavoratori e le masse popolari a tenersene ben lontane: se non bastano le ripetute inchieste per “terrorismo” perché dopo averci conosciuti nelle lotte e nelle mobilitazioni vari lavoratori ci dicono “se i terroristi sono come voi, ci vanno bene”, se non basta l’accusa di avere in lista dei “condannati” perché le masse popolari o almeno la parte più battagliera di esse sa che non tutti i condannati sono uguali, adesso ricorrono all’insinuazione che abbiamo a che fare con l’uso e, perché no, lo spaccio di sostanza stupefacenti!
Questo ennesimo attacco contro il nostro partito conferma l’importanza dell’irruzione dei comunisti nel teatrino della politica borghese per accumulare forze rivoluzionarie: al di là della forza che ostenta, in realtà la borghesia è debole, teme i comunisti perché essi, in ogni ambito in cui intervengono, promuovono, orientano e organizzano la mobilitazione delle masse popolari contro lo sfruttamento, la miseria, la guerra, e il degrado, promuovono la riscossa contro la classe di assassini che ci governa, contro il loro criminale ordinamento sociale e contro i politicanti che lo sostengono; ha paura che i comunisti irrompano nel teatrino della politica borghese e lo trasformino da strumento per imbrogliare le masse in arma delle masse contro la borghesia.
Questo ennesimo attacco contro il nostro partito dimostra che la borghesia usa ogni mezzo per tenere fuori i comunisti e quindi le masse popolari dal suo teatrino: dove non bastano gli intralci e i cavilli burocratici, usa la repressione, l’insinuazione, la menzogna.
Per la borghesia è legale o comunque tollerabile e al più un “incidente” tutto ciò che le permette di mantenere il suo dominio, di fare buoni affari, di accumulare profitti: dai massacri contro le masse popolari in Iraq, in Afghanistan, in Libano e in Palestina alle stragi sul lavoro come quella della Truck Center di Molfetta e della Thyssen-Krupp di Torino, dalla devastazione dell’ambiente alle stragi come quella avvenuta nei giorni scorsi nei pressi di Fiumicino, dove due donne e tre bambine sono morte travolte da alcune auto in corsa, perché non c’erano i soldi per costruire neanche uno straccio di marciapiede dove aspettare lo scuolabus!
Per le masse popolari, è legittimo tutto ciò che è conforme ai propri interessi anche se non è legale, cioè anche se non è conforme alle leggi borghesi, alle leggi di quelli che comandano nel nostro paese, alle leggi di quelli che sfruttano, rubano, opprimono, reprimono e saccheggiano, alle leggi di quelli che misurano tutto in termini di soldi e vorrebbero che tutti si regolassero come loro, secondo la loro gretta e ristretta mentalità.
Non ci tireremo indietro nemmeno davanti a queste ennesime provocazioni!
Facciamo appello a tutti i lavoratori, disoccupati, studenti, casalinghe e pensionati affinché appoggino e collaborino con la Lista Comunista per il Blocco Popolare in tutte le città dove siamo presenti. Firma e fai firmare, raccogli sottoscrizioni, partecipa alle riunioni dei comitati elettorali, fai girare la voce che i comunisti partecipano alle elezioni.
Per promuovere la riscossa delle masse popolari!
Per difendere senza se e senza ma i diritti conquistati e conquistarne di nuovi!
Per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!
NO ALLA PERSECUZIONE DEI COMUNISTI!
CHI DIFENDE INIZIATIVA COMUNISTA DIFENDE LA DEMOCRAZIA
Gio, 06/03/2008 - 15:32Con impressionante “puntualità” alle ore 11,00 di oggi, 22/02/2008, l’Ufficiale Giudiziario ha consegnato ad esponenti di Iniziativa Comunista la citazione a comparire nuovamente al processo di appello che si riaprirà sempre con l’unica imputazione di associazione sovversiva.
Alle ore 12,00 di oggi stesso, infatti, Iniziativa Comunista aveva convocato una conferenza stampa per illustrare le proprie posizioni nelle prossime elezioni politiche e amministrative.
Come accade regolarmente dal 2001, Iniziativa Comunista non ha mai potuto partecipare ad una campagna elettorale senza le puntuali interferenze dei ROS o giudiziarie o di “fughe di notizie” provenienti dagli stessi ambienti. Cosicché, si è sempre data l’opportunità alla stampa e alle forze politiche avversarie di nascondere le proposte e la presenza politica di Iniziativa Comunista, senza contare l’effetto obiettivamente intimidatorio di simili coincidenze, nonché la loro capacità di minare la credibilità degli argomenti e delle proposte di I.C.
Non si può comprendere appieno il significato di questa protesta senza un succinto e parziale riepilogo:
- il 26/03/2001 la stampa locale rende noto che Iniziativa Comunista ha completato tutti gli adempimenti per la candidatura del compagno Natali alla Camera dei Deputati nel collegio di Crotone. L’indomani, 27/03/2001, il Corriere delle Sera dedica un’intera pagina ad una “fuga di notizie” del ROS. Il suo eclatante titolo è: “Iniziativa Comunista la struttura a tre livelli delle nuove BR”. Nell’articolo si illustrano le “prove” di come l’uccisione di M. D’Antona sia stata opera di alcuni componenti di I.C. Questa “fuga di notizie” riesce ad impedire la candidatura di Iniziativa Comunista.
- Il 3/05/2001 (una settimana prima delle elezioni politiche) otto compagne e compagni di IC vengono arrestati con la sola ed unica accusa di associazione sovversiva senza finalità di eversione o terrorismo: mai a nessuno, nella storia della Repubblica Italiana, è stato contestato questo reato da solo. Tuttavia, gran parte della stampa, parlerà delle compagne e dei compagni come di terroristi che avevano ucciso D’Antona e stavano per commettere altri turpi delitti.
Sull’onda del turbamento scaturito, quattro giorni più tardi si tenne una seduta straordinaria della Camera dei Deputati (altro fatto unico nella storia della Repubblica) per approvare misure normative più severe contro i “terroristi”.
- Il 25/05/2003 si svolgono le elezioni provinciali di Roma. Proprio mentre Iniziativa Comunista è impegnata nella preparazione della lista per questa consultazione, inizia l’Udienza Preliminare a carico dei suoi esponenti. Fu l’occasione per un’altra valanga di offese, bugie e diffamazioni a mezzo stampa in piena campagna elettorale.
Una sede di I.C., particolarmente nominata, in tale occasione viene devastata.
- Il 26/04/2003 un giornale scrive che la magistratura avrebbe “accertato i legami tra BR e Iniziativa Comunista”. Siccome è falso ed opposto al vero, fu sporta querela contro tale articolo. Solo un anno fa , un giudice romano, ha archiviato la causa motivando incredibilmente che quelle diffamazioni sarebbero “una verità oggettiva”.
Questa archiviazione è arrivata in tempo per consentire ai legali di quel giornale di farsene scudo nelle cause civili in corso.
- Agli inizi di giugno del 2004 si svolgono le elezioni Europee.
Nel febbraio dello stesso anno, nel processo di I grado, la Pubblica Accusa chiede improvvisamente la sospensione per almeno tre mesi delle udienze, senza alcun valido motivo. Il processo riprende esattamente tre giorni dopo le elezioni europee, dura solo per altre tre udienze e si conclude con l’assoluzione piena di tutti gli imputati. In altri termini, il processo si sarebbe potuto chiudere ben prima delle elezioni europee le quali si sarebbero svolte, dunque, dopo la più plateale sconfessione, da parte del giudice, di tutte le calunnie di cui era stata oggetto I.C.
- I primi di aprile 2005 sono fissate le elezioni per le regioni a statuto ordinario.
Il 10 febbraio di quell’anno alle ore 12,00 Iniziativa Comunista convoca una conferenza stampa per illustrare la propria campagna elettorale. Alle ore 12,01 alcune agenzie di stampa iniziano a diffondere una notizia vecchia di 27 giorni. Si è mai vista una nota di agenzia che riferisce di un fatto di quattro settimane prima? Il 14/01/2005, infatti, la pubblica accusa aveva fatto ricorso in appello contro l’assoluzione di una parte delle compagne e dei compagni di I.C. Chi ha chiamato i giornalisti, 27 giorni dopo, per far diffondere quella notizia proprio in concomitanza con la presentazione della campagna elettorale di Iniziativa Comunista? L’indomani molti utenti dell’informazione, anziché conoscere le proposte politiche di I.C., verranno a sapere (contrariamente al vero) che esponenti di quel partito saranno riprocessati per “terrorismo”.
- Nel 2006 Iniziativa Comunista si prepara alle elezioni politiche e a quelle amministrative di Roma previste per la primavera.
Proprio a febbraio viene fissato l’inizio del suddetto processo d’appello.
Dopo due udienze, in seguito ad un escamotage della pubblica accusa, il processo viene sospeso indefinitamente.
Anche le elezioni del 2006, quindi, si svolgeranno sotto un processo incombente ma soprattutto senza che gli imputati abbiano avuto la possibilità di dimostrare le gravi responsabilità degli inquirenti, come avevano pubblicamente anticipato.
Dal febbraio 2006 gli imputati di Iniziativa Comunista non riescono a sapere più nulla, in alcun senso, della loro vicenda giudiziaria. Finchè, per il 22/02/2008, viene convocata una conferenza stampa per illustrare la posizione di Iniziativa Comunista verso le imminenti elezioni…
Questa situazione sarà pure frutto di qualche casuale combinazione ma nessuno può credere che tutte siano solo innocue coincidenze. Non possono esistere otto anni di coincidenze, in tutte le campagne elettorali, anche perché potremmo aggiungere un’altra grande quantità di fatti e di dati.
Tutta questa situazione, unica nel suo genere, non ha bisogno di altri commenti. E’ chiaro che nella “democrazia” italiana non c’è posto per Iniziativa Comunista, non c’è posto per una forza politica che si è sempre battuta (insieme a tante altre) contro l’ingiustizia, per la democrazia e anche ora è al fianco (solo per dare due esempi) dei manifestanti di Genova pesantemente condannati e dei familiari del giovane Aldovandi ucciso a Ferrara.
Le compagne ed i compagni di I.C. imputati
Rom in Italia: un allarme disperato
Dom, 24/02/2008 - 20:24Rom in Italia: un allarme disperato
La situazione dei Rrom in Italia è sempre più tragica. Il Gruppo EveryOne e le altre associazioni per i Diritti Umani lanciano un allarme alle istituzioni internazionali affinché non ignorino gli effetti di una vasta e spietata campagna razziale
Il Gruppo EveryOne rivolge un nuovo drammatico allarme alle Istituzioni europee e internazionali: l'Italia continua a non recepire la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE, ignora le disposizioni europee in materia di tutela del popolo Rrom, fra cui la Risoluzione europea del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom e prosegue nella sua politica persecutoria fatta di sgomberi, informazione razzista, espulsione illecite, misure colte a togliere a migliaia di famiglie qualsiasi mezzo di sostentamento. L'articolo che segue (censurato da tutta la stampa italiana) riassume gli ultimi eventi, che seguono le affermazioni antizigane di Veltroni, Berlusconi, Bossi, Storace. E' necessario che le Istituzioni internazionali effettuino ispezioni in Italia per verificare lo stato di persecuzione in cui si trovano i Rrom, gli esiti tragici degli sgomberi, i continui maltrattamenti di bambini, donne e uomini Rrom da parte delle autorità, l'informazione di stampo razzista dei media, la mancanza di qualsiasi politica di integrazione rivolta ai Rrom.
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ROM/UE, GRUPPO EVERYONE: “RISPOSTA DI FRATTINI A INTERROGAZIONE E' CONTRARIA ALLO SPIRITO DELL’EUROPA”
FRATTINI MALE INTERPRETA ANCORA LE NORME EUROPEE.
SECONDO L’EUROPARLAMENTO, I ROM DEVONO ESSERE FACILITATI DAI GOVERNI NELL'INTEGRAZIONE
OLTRE TUTTO, NON POSSONO ESSERE ESPULSI SE DIMOSTRANO DI VOLER CERCARE LAVORO
Il vicepresidente della Commissione europea ha ancora una volta male interpretato la direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, travisando quanto espresso all’articolo 14 della stessa, e ignorando la risoluzione europea del 31 gennaio su una strategia europea per i Rom. Gli attivisti: “Comportamento inaccettabile per un Commissario europeo”.
Il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, nel rispondere ieri a un’interrogazione presentata al Parlamento Europeo dal presidente degli eurodeputati di Forza Italia Antonio Tajani, sull'accertamento dei requisiti di soggiorno per i cittadini europei nomadi, ha affermato che, secondo le norme UE, “è possibile espellere i cittadini comunitari immigrati in Italia se questi non dispongono di risorse economiche sufficienti”.
“Le dichiarazioni di Frattini” spiegano gli attivisti “sono contrarie allo spirito della direttiva 2004/38/CE, nonché alla risoluzione europea del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “L'articolo 14 (‘Mantenimento del diritto di soggiorno’), punto b, della direttiva prevede infatti che il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato membro non può essere espulso. E' un articolo” spiegano gli attivisti “che è volutamente stato ignorato dai legislatori italiani, a partire dal decreto sicurezza.”
Secondo l’articolo 14: “un provvedimento di allontanamento non può essere adottato nei confronti di cittadini dell'Unione o dei loro familiari qualora […] i cittadini dell'Unione siano entrati nel territorio dello Stato membro ospitante per cercare un posto di lavoro. In tal caso” essi “e i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando” gli stessi “possono dimostrare di essere alla ricerca di un posto di lavoro e di avere buone possibilità di trovarlo”.
Inoltre, l’ultima risoluzione del Parlamento Europeo, su una strategia europea per i Rom, ammonisce i governi membri affinché interrompano sgomberi ed espulsioni, sostituendoli con politiche atte ad acconsentire ai Rrom di accedere al mondo del lavoro e ad alloggi adeguati e a combattere le discriminazioni in tutti gli àmbiti sociali.
Dunque non solo la minoranza Rom non viene protetta, come prevedono le direttive UE, la normativa sui Diritti delle Minoranze e la stessa risoluzione del 31 gennaio scorso, ma viene espulsa dall'Italia immotivatamente. In ogni famiglia Rom almeno un adulto, in Italia, è intento alla ricerca di un posto di lavoro e ha ottime possibilità di trovarlo, visto che i Rrom accettano spesso mansioni molto umili e faticose, poco gradite ad altri cittadini italiani, dell'Unione o extracomunitari. L'unico ostacolo in tale loro ricerca sono proprio le condizioni di discriminazione e indigenza cui i Rom sono costretti nel nostro Paese.
“Il comportamento di Frattini è assolutamente inaccettabile” concludono Malini, Pegoraro e Picciau “ed è il momento che la Commissione Europea prenda provvedimenti”. Frattini era infatti già stato richiamato dall’Assemblea Parlamentare europea a “rispettare pienamente la direttiva 2004/38/CE”, con un punto all’interno della risoluzione del 15 novembre 2007sull'applicazione della stessa.
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ENGLISH TEXT:
Rroms (Gypsies) in Italy: a disperate appeal
The situation of the Rroms in Italy is deteriorating all the time. EveryOne Group and other human rights associations are launching a desperate appeal to the international institutions asking them not to ignore the effects of a vast and ruthless racist campaign.
EveryOne Group is launching another desperate appeal to the European and international institutions: Italy is still ignoring the European Parliament Directive 2004/38/CE, and the European dispositions that protect the Rrom ethnic group - among which the European Resolution of January 31, 2008 concerning a European strategy for the Rroms. Italy is continuing its persecutory policies involving camp clearances, racist media coverage, illegal expulsions, measures intended to deprive thousands of families of any means of support.
The following article (censored by the Italian press) sums up the recent events, which follow the anti-gypsy sentiments expressed by Veltroni,
Berlusconi, Bossi and Storace. It is necessary for the international institutions to carry out inspections in Italy to witness the state of persecution the Rrom people find themselves in: the tragic results of the camp clearances, the continual ill-treatment of Rrom children, men and women by the authorities, the racist reports by the press, the lack of any projects for the integration of the Rrom ethnic group.
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RROM/EU, EVERYONE GROUP: “FRATTINI’S ANSWER IS CONTRARY TO THE SPIRIT OF EUROPE”
FRATTINI HAS YET AGAIN ERRONEOUSLY INTERPRETED THE EUROPEAN LAWS.
ACCORDING TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE RROMS MUST BE HELPED BY GOVERNMENTS TO INTEGRATE.
WHAT IS MORE, THEY CANNOT BE EXPELLED IF THEY SHOW THEY ARE SEEKING EMPLOYMENT
The European Commission Vice-President has once again interpreted wrongly Directive 2004/38/CE concerning the right of European citizens and their family members to move and reside freely within the territory of Member States. He has distorted what it says in article 14 of the same directive, as well as ignoring the Resolution of January 31 about a European strategy for the Rrom people. The activists: “This is unacceptable behaviour from a European commissioner.
The EU Commission Vice-President, Franco Frattini, in his answer yesterday to a question put to the European Parliament by the president of the European MPs of Forza Italia, Antonio Tajani, on the requirements needed for residence for European gypsies, affirmed that, according to EU law, “it is possible to expel EU citizens who have emigrated to Italy if they are unable to show they possess sufficient means to support themselves”.
“Frattini’s declarations are contrary to the spirit of Directive 2004/38/CE, as well as the Resolution of January 31, 2008 about a European strategy for the Rrom ethnic group” explain the leaders of EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro and Dario Picciau. “Article 14, b (retention of the right of residence) of the directive foresees that a EU citizen looking for work in a member state cannot be expelled. It is an article that is being deliberately ignored by Italian legislators, starting with the security package.”
According to article 14: “an expulsion measure may in no case be adopted
against Union citizens or their family members if […]
the Union citizens entered the territory of the host Member State in order to seek employment. In this case, the Union citizens and their family members may not be expelled for as long as the Union citizens can provide evidence that they are continuing to seek employment and that
they have a genuine chance of being engaged.
What is more, the last European Parliament resolution, concerning a European strategy for the Rroms, warns EU governments to suspend
camp clearances and expulsions, and replace them with projects aimed at enabling the Rroms to enter the world of employment and adequate lodgings, and fighting discrimination in all areas of society.
Therefore, not only is the Rrom minority not being protected according to the EU laws on the rights of minorities signed last January 31, they are being expelled from the country without reason. In every Rrom family in Italy, at least one adult is in search of employment, and has an excellent chance of finding it, since they very often accept the most humble and heavy jobs, which Italian and European citizens, and even non-EU citizens, refuse. The only obstacle in this search are the conditions of discrimination and hardship the Rroms are forced to live in our country.
“Frattini’s attitude is totally unacceptable” say Malini, Pegoraro and Picciau, “and it is time the European Commission took steps to rectify this situation”. Frattini has already been reprimanded by the European
Parliamentary Assembly and told to “comply in full to Directive 2004/38/CE”, in a note inside the Resolution of November 15, 2007 on the application of the same.
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Federico Aldrovandi, le guardie ridevano...
Lun, 11/02/2008 - 17:25Ferrara Le immagini della scientifica. Registrate frasi e una risata
Federico, spunta un video
sugli agenti sotto accusa
Morì dopo il controllo di polizia. I fotogrammi sembrano non collimare con le foto del medico legale
ASCOLTA
Audio-La madre: sconvolgente sentire le risate dei poliziotti
Federico Aldrovandi
MILANO — Nuove ombre sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo un intervento della polizia. Un video di dodici minuti, registrato alla Scientifica quando il ragazzo era già cadavere, ma ancora disteso sull'asfalto, sembra aggiungere altro orrore alla vicenda. Immagini girate prima dell'arrivo del medico legale (alle 9.30), acquisite durante il processo in corso a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo, documentano ulteriormente la scena del delitto (dove compaiono una decina di poliziotti): il volto tumefatto del ragazzo, le mani livide e sporche di terra, i pantaloni abbottonati, il suo telefonino su una panchina, a distanza di oltre 20 metri.
■ Verità su quella fine di Matteo Collura
Non ci sono manganelli nelle vicinanze, neppure il portafoglio di Federico. Poi niente sangue accanto al volto adagiato sulla strada. Fotogrammi che sembrano cozzare, secondo i legali della famiglia, con le fotografie scattate dal medico legale: qui il ragazzo è ritratto con una macchia di sangue del diametro di 20 centimetri alla sinistra del capo, il suo portafoglio compare nella tasca del giubbotto, i jeans sono slacciati. Quanto ai manganelli, rotti durante la colluttazione tra gli agenti e il ragazzo, si materializzano in questura solo nel pomeriggio. E poi ci sono i dialoghi del video, elemento nuovo dell'indagine, per i quali il pm ha ordinato la trascrizione: frasi mescolate a rumori di fondo, pronunciate da chi forse non immaginava di essere registrato. Subito, all'inizio delle riprese, si sente una gran risata, proveniente da qualcuno, non immortalato dalla telecamera, ma chiaramente vicino al cadavere.
Ma ci sono anche i singhiozzi di un agente che piange: «Sono un genitore anche io» sembra dire. Altre parole, collegate a una telefonata, sembrerebbero riferire di un colloquio con un magistrato. Se fossero verificate, potrebbero spiegare come mai il pm di turno quella mattina non è mai arrivato sul luogo del delitto. «Si è ammazzato da solo». «Qui ci vuole la benzina». Altri dialoghi da verificare, parole apparentemente senza senso, che forse, nel processo, potrebbero trovare una spiegazione. Grande attesa dunque per l'udienza di mercoledì 13 febbraio: saranno in aula alcuni dei protagonisti del video, come Marco Pirani e Paolo Marino, entrambi indagati in un'inchiesta bis per falso e abuso.