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Quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana

autore:
Rete napoletana contro il fascismo

Appello per una mobilitazione generale, in tutte le principali citta', in occasione del 12 dicembre

Nelle righe sottostanti abbiamo provato a riassumere alcuni concetti fondamentali per la costruzione di alcune parole d'ordine da inserire in un manifesto comune che possa contenere i percorsi che le realtà stanno costruendo intorno alla data del 12 dicembre. Quest'appello vuole essere uno spunto di riflessione iniziale necessario per ragionare su una strategia comune di risposta all'attacco che la repressione e i suoi agenti stanno mettendo in campo. Ovviamente questo manifesto dovrà integrarsi con i percorsi specifici legati al 12 dicembre che le realtà hanno portato avanti nelle diverse città e a seconda dei ragionamenti specifici.

L’evidente impossibilità di uscire rapidamente dalla crisi economica e la non volontà di dare risposte alle esigenze sociali sempre più diffuse e stringenti, porta i padroni a rendere sfacciato il volto brutale e repressivo dello Stato.

Si assiste ad un proliferare di teorie repressive (tolleranza zero, "broken windows") che i vari Stati e Governi di turno si preoccupano di codificare.

In una fase di crisi come quella attuale l’esigenza di costruire paradigmi ossessivi di controllo diviene sempre più improrogabile.

In quest’ottica inquadriamo l’approvazione di leggi schiettamente reazionarie, nel tentativo di realizzare una ridefinizione dei rapporti sociali. Il pacchetto sicurezza, unitamente ad una vera e propria strategia della paura, costituisce uno dei principali capisaldi del disegno strategico repressivo.

Sarebbe impossibile riuscire a elencare tutti gli avvenimenti degli ultimi tempi.

Possiamo cercare però di individuare delle tendenze di carattere generale che partono dal continuo ricatto e il controllo sui posti di lavoro e arrivano fino al proliferare di accuse per reati associativi.

L’attacco sferrato dallo Stato nel tentativo di restringere gli spazi di agibilità è sempre più evidente. Ne è prova anche la sempre più diffusa linea repressiva di sgombero dei posti occupati che sembra prendere piede in numerose città italiane (in primis Catania, Roma e Torino). Se a questo si aggiunge l’ondata repressiva abbattutasi sugli antifascisti toscani e veronesi, sugli studenti milanesi, sui compagni romani, catanesi, parmensi o le pesantissime condanne ai manifestanti per il G8 di Genova (ovviamente solo per citare i casi più noti), si percepisce nitidamente la necessità di una riflessione in grado di uscire dagli ambiti locali.

Ultimo terminale di questa strategia repressiva è il foraggiamento (politico ed economico) di gruppi e gruppuscoli di neofascisti, gettati nelle nostre strade , nei quartieri, nelle facoltà e nelle fabbriche -come accaduto recentemente agli operai dell'Eutelia, attaccati dai fascisti durante l'occupazione della loro fabbrica- con il compito di sempre: ostacolare lo sviluppo di prospettive antisistemiche. Oggi come ieri, al tempo delle “stragi di stato”, i fascisti cercano di saldare lo squadrismo di sempre con l'attività di servizio ai nuovi paradigmi delle politiche securitarie: i soggetti deboli sono altrettante figure su cui proiettare la rabbia sociale in tempo di crisi per distoglierla dai veri responsabili della crisi stessa. La dose di populismo ribellistico camuffa a malapena la strategia reazionaria in difesa dei poteri forti e dei grandi interessi economici. Un'attività che spesso si traduce in violenza diretta contro gli ultimi e contro i movimenti sociali!

La reattività dimostrata dai compagni in tutta Italia sulla questione dimostra come, sempre più, il problema dei fascisti si pone con urgenza.

Crediamo perciò necessario provare a costruire un dibattito che dia la possibilità di rilanciare, nelle varie città, la data del 12 dicembre. C’è la necessità di dare un segnale forte di unità in difesa delle nostre lotte e contro il fascismo, il razzismo, il sessismo e l’omofobia.

Pensiamo che questa data possa essere utile anche per dare respiro a riflessioni più ampie che partendo dalle stragi e da Pinelli, arrivino fino a Stefano Cucchi e ai fatti del San Paolo di Milano. Una riflessione, in breve, sulla repressione, sull’antifascismo e sulla capacità dello Stato di assolvere se stesso.

Lanciamo un appello a tutte le realtà politiche affinché si riescano ad individuare delle parole d’ordine condivise, semplici, immediate, ma in grado di unire e di dare una risposta non più frammentaria all’attacco contro i movimenti. E a costruire un percorso comune verso il 12 dicembre.

- Contro l'impunità dello Stato e dei suoi agenti. Da Pinelli a Carlo, arrivando a Federico Aldovrandi e Stefano Cucchi: gli omicidi di Stato non fermeranno le nostre lotte e alimentano solo la nostra rabbia!

- La strategia repressiva a livello europeo colpisce ogni aspetto delle vite e delle lotte. L'attacco investe immigrati, lavoratori, studenti, precari e disoccupati utilizzando sia gli strumenti offerti dal pacchetto sicurezza, sia attraverso campagne tese alla criminalizzazione e all'isolamento di chi ogni giorno lotta. Contro la repressione l'unica risposta reale è l’unità!

- Le riforme dell'istruzione e del mercato del lavoro, le leggi anti-immigrazione e la distruzione dello stato sociale sono il piano generale su cui si muove l'attacco. E' necessario rispondere uniti contro chi sfrutta ed opprime.

- Fermiamo l’ondata repressiva e securitaria. Blocchiamo l’insediamento dei neofascisti nelle nostre città.

Lo Stato li assolve, i padroni li sostengono. Oggi più che mai l'antifascismo non può essere delegato!

- Gli spazi occupati, gli spazi restituiti alla popolazione nelle città , nei quartieri, nelle università sono il primo obiettivo: sgomberi, intimidazioni e minacce sono all'ordine del giorno. Ma gli spazi occupati non si toccano: la resistenza continua!

Napoli, 24-11-2009

Rete napoletana contro il fascismo, il razzismo e il sessismo

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27/11/09 IMPEDIAMO IL CORTEO DI FORZA NUOVA A TORRE SPACCATA

autore:
Compagni e compagne Antifascist*

IMPEDIAMO IL CORTEO DI FORZA NUOVA A TORRE
SPACCATA

L'assemblea svoltasi a Torre Maura Occupata ha visto la nutrita partecipazione di compagni e compagne appartenenti a varie realtà territoriali, individui che hanno confermato l'intento di impedire lo svolgimento del corteo di Forza Nuova contro il campo rom casilino 900.
Non consentiremo che il razzismo dei fascisti fomenti e strumentalizzi guerre tra gli sfruttati, né che una marcia squadrista attraversi disinvolta un territorio ad essi sconosciuto e da sempre ostile.
Ci siamo dati appuntamento alle 15.00 (PUNTUALI) presso la fermata "Torre Spaccata" trenino Laziali-Giardinetti.

NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI, NE' QUI NE' ALTROVE

Compagni e compagne Antifascist*

CanileComunaleOccupatoAutogestito

autore:
Comitato dei Lavoratori Canili Comunali

I lavoratori dei canili Municipali del Comune di Roma a seguito della grave situazione venutasi a creare a causa del mancato pagamento della retribuzione e delle gravissime difficoltà che ne conseguono, preoccupati che la situazione si possa prolungare a tempo indeterminato e ribadendo che il salario è un diritto inalienabile, riuniti in assemblea permanente hanno deciso di autogestire il servizio garantendo solamente le attività strettamente essenziali al benessere animale.
si chiede l`immediato pagamento delle retribuzioni mancanti, lo sblocco della situazione di stallo riguardante il futuro dei lavoratori e le garanzie degli attuali livelli occupazionle e della attuale qualità del servzio dei canili comunali.
Si invitano il sindaco e il consiglio comunale tutto, i cittadini e le cittadine a partecipare all'assemblea che si terrà al canile della muratella a partire dalle ore 16 il giorno 25 novembre 2009.
Comunichiamo inoltre che dalle 16 del 24 novembre 2009 è iniziata l'assemblea permanente dei lavoratori e delle lavoratrici che rimarranno riuniti, occupando lo stabile del canile, fino a quando non saranno risolte le seguenti questioni:

-Pagamento immediato degli stipendi e delle retribuzioni arretrati
-Garanzie e certezze sul futuro occupazionale
-Internalizzazione del servizio
-Certezza e qualità della cura degli animali

ComitatoDeiLavoratoriCaniliComunali

LIBERTA' IMMEDIATA PER FRANCESCA E SIMONE! LIBERTA' PER CHI LOTTA!

LIBERTA' IMMEDIATA PER FRANCESCA E SIMONE!
LIBERTA' PER CHI LOTTA!

Giovedi 19 novembre la Magistratura romana ha mostrato ancora una volta il suo vile volto reazionario e intimidatorio: ha negato i permessi lavorativi a Francesca, occupante della 8 Marzo di Magliana.

Dopo 17 giorni passati in tre carceri diversi (Rebibbia, Civitavecchia e Perugia) e dopo quasi due mesi di arresti domiciliari, il GIP Cecilia Demma ritiene di dover negare i permessi lavorativi a Francesca con motivazioni odiose, false e contraddittorie:

Le viene negato il permesso lavorativo perchè, in base al quadro emerso dall'inchiesta, viene considerata "persona non idonea a lavorare con il pubblico", in particolare con le "cosidette fasce deboli".

La GIP, inoltre, motiva il respingimento affermando che si tratta di una “misura concessa in casi particolari”, mentre questa stessa misura è stata invece concessa solo qualche giorno fa ad un altro occupante la cui posizione nell'inchiesta è molto simile a quella di Francesca.

Infine la sentenza afferma che il luogo di lavoro di Francesca è "difficilmente controllabile", quando in realtà si tratta di una casa famiglia con indirizzo noto alla magistratura e alle forze dell'ordine

Appare chiaro come i Giudici utilizzino la discrezionalità delle misure cautelari con intenti punitivi, come arma rispondente a precise indicazioni politiche.
Insieme a questa negazione della libertà per Francesca la Gip Demma e la Pm Lionetti continuano a negare la riduzione delle misure cautelari anche per Simone che dal 14 settembre scorso si trova agli arresti domiciliari con il divieto di vedere persone che non siano i suoi familiari diretti e con l'impossibilità perfino di poter usare telefono e internet. A queste pesanti restrinzioni solo ultimamente è stata fatta una deroga: la possibilità di uscire due ore solo ed esclusivamente per mansioni di supporto alla anziana nonna con cui Simone vive, senza poter parlare con nessuno.
A causa di queste restrinzioni alla libertà personale Simone ha perso il lavoro precario che aveva.

È ora di dire le cose come stanno:
Francesca è una operatrice sociale di una cooperativa che da anni si impegna per migliorare le pessime condizioni di vita di chi è recluso/a e di cui le recenti cronache ci hanno dato una triste conferma. Simone è un lavoratore precario costretto a cambiare lavoro ogni mese e ad affrontare lunghi periodi di disoccupazione.
Francesca e Simone sono occupanti della "8 marzo", una ex scuola di proprietà comunale, abbandonata per oltre 20 anni al peggiore degrado.
Francesca e Simone, insieme ad altre decine di persone senza casa, hanno occupato quella scuola, l'hanno ristrutturata con i soldi del proprio stipendio e con le iniziative sociali di sottoscrizione popolare fatte alla luce del sole. Francesca e Simone hanno poi aperto al quartiere quella Casa Occupata, trasformandola anche in uno spazio di organizzazione contro l’emergenza abitativa nel territorio, contro il razzismo, con degli spazi sociali come la palestra popolare e il laboratorio teatrale. Francesca e Simone sono anche militanti del Centro sociale "Macchia Rossa" che da anni si batte nel quartiere contro gli sfratti e gli sgomberi, che ha organizzato una ciclofficina popolare e mille altre attività assenti in un quartiere abbandonato dalle istituzioni come è la Magliana.
Francesca è una militante del movimento femminista che si è battuta con forza, insieme ad altre donne del quartiere, contro la chiusura del Consultorio della Magliana, e che conduce ogni giorno battaglie politiche culturali insieme alle donne del quartiere e della città contro il sessismo e il maschilismo imperanti.

Francesca è una compagna che agisce con un approccio di genere partendo dal presupposto che la realtà è radicalmente sessuata e che donne e uomini la sperimentano in maniera diversa. Per questo il suo percorso politico dentro la 8 marzo e a Magliana è stato anche una continua e quotidiana lotta contro i rapporti di potere che sono alla radice delle disuguaglianze sociali fra i generi. Smascherando le forme più o meno latenti del machismo diffuso, Francesca ha così sempre lottato contro gli stereotipi vecchi e nuovi che esprimono e legittimano il patriarcato.
Per contrappasso, il ritratto di Francesca tratteggiato dalle croniste del quotidiano Il Tempo sembra ricalcare i più frusti luoghi comuni della fiction televisiva e letteraria più becera, divenendo l’emblema della criminalità femminile: dietro l’apparente dolcezza, quest’efferata criminale capeggerebbe difatti con ferrea determinazione e lucido calcolo una banda di malfattori soggiogati. Attraverso di lei, vengono così stigmatizzati i percorsi individuali e collettivi di protagonismo politico di quelle donne che non intendono assumere il ruolo dell’abnegazione silente e della dedizione caritatevole, destinato alla soggettività femminile nella sfera dell’impegno sociale.
Le decisioni maturate in sede giudiziaria lasciano pensare che la dottoressa Demma e la dottoressa Lionelli, come le giornaliste del quotidiano romano, siano fruitrici di questa letteratura passatista di cui evidentemente sposano i valori. Difatti come spiegare altrimenti la decisione di escludere solo lei da ogni permesso? Perché, a differenza degli altri imputati, non sono state allentate le restrizioni alla libertà di Francesca?

Le accuse vergognose di associazione a delinquere e di estorsione che sono state rivolte contro di loro sono assolutamente false e servono solo a screditare la figura di militanti che da anni sono impegnati nelle lotte sociali in questa sempre più fascista città. Vogliono farli passare per estorsori, criminali comuni, per poterli confinare così in un angolo, togliendogli la dignità politica e sociale delle lotte che portano avanti nel massimo riconoscimento del contesto sociale in cui vivono.

Forse è questa la nuova strategia delle istituzioni: visto che non riescono a reprimere le lotte sociali e a fermare i/le compagni/e li criminalizzano, per farli apparire agli occhi dell'opinione pubblica come pericolosi criminali comuni e non più come soggetti politici pensanti impegnati ad aprire spazi di libertà.
Ora dietro a questa decisione della GIP c'è un ampio fronte di nemici delle libertà sociali: In primis il Sindaco Gianni Alemanno con i suo committenti, i vari Caltagirone, Bonifaci, Mezzaroma.
Poi i rappresentanti più ferocemente reazionari del suo schieramento come Fabrizio Santori, consigliere del Pdl e presidente della commissione sicurezza del comune di Roma e gli esponenti delle varie correnti comunali e municipali come Marco Palma, Federico Rocca, Augusto Santori, Piergiorgio Benvenuti, in guerra fra loro ma sempre uniti nel condurre una vergognosa battaglia per chiedere lo sgombero delle occupazioni e degli spazi occupati del territorio.
Tutti costoro, forti dell’appoggio governativo, trovano importanti alleati in personaggi potenti che rimangono sullo sfondo come il Generale dell’Arma dei carabinieri Vittorio Tomasone che ha condotto gli arresti del 14 settembre e che oggi compare nella gestione dell’affare Marrazzo costato già la vita ad un paio di persone. Nel quotidiano l’inchiesta viene condotta da quasi un anno dal Maresciallo dei carabinieri della caserma di Magliana Pietro Bernando che da due anni minaccia, insulta, perseguita spesso anche con mezzi non leciti gli/le occupanti della 8 Marzo insieme alla P.M. Santina Lionetti che pur di compiacere i militari dà credito ad un'inchiesta vergognosa e totalmente falsa contro Francesca, Gabriele, Simone, Sandrone, Sandro e Michele, tratti in arresto lo scorso 14 settembre.

Un fronte ampio e ben organizzato che va dalle forze dell'ordine alla magistratura, dai giornalisti ai consiglieri del Pdl fino ai palazzianari che uniti hanno cercato di schiacciare nel fango uno spazio di lotta e di libertà come la 8 marzo e che hanno sgomberato l'Horus, il Regina Elena, che criminalizzano gli studenti che occupano le scuole e l'università, che scatenano campagne razziste contro rom e lavavetri, che stanno ridisegnando una città razzista, violenta, sessista, omofobica e asservita al volere degli speculatori di sempre.

La storia del tentato sgombero della 8 Marzo e dell'arresto di 6 compagni cade non a caso in un momento in cui, per chi in Italia pratica percorsi organizzativi delle lotte sociali, il clima è divenuto pesante. Ne sono un esempio i processi sugli eventi del G8 di Genova del 2001 che hanno visto pesanti condanne ai danni di 11 manifestanti e assoluzioni totali o quasi per le forze dell'ordine che hanno attuato una repressione feroce che ha prodotto migliaia di feriti e la morte di Carlo Giuliani. Oppure come i numerosi casi che vedono compagni e compagne arrestati/e o colpiti/e da provvedimenti amministrativi fascisti della Questura, come il famigerato articolo 1, secondo il quale si può essere considerati sorvegliati speciali e dunque essere costretti a limitazioni assurde come l’obbligo di dimora nella stessa casa dalle 21 alle 7 o l’impossibilità di accompagnarsi con più di tre persone contemporaneamente.

Infine, come non citare il gravissimo episodio di violenza padronale consumato all’Agile –ex Eutelia- azienda, condotta al fallimento, dove quasi 2000 lavoratrici/ori dopo essere stati messi in mobilità sono stati anche aggrediti da una squadraccia prezzolata guidata dall’ex amministratore Landi durante un presidio nel loro posto di lavoro. Avvenimenti molto diversi tra loro ma che hanno in comune la repressione di forme di lotta sociale.
La crisi economica, al di la delle dichiarazioni dell’establishment, sta producendo un numero enorme di licenziamenti e cassaintegrati il che, unito ai continui tagli ai servizi (scuola, università, sanità), sta creando un impoverimento di vasti settori della popolazione italiana. In questa situazione sono già emerse, durante l’estate e l’autunno forme di resistenza e conflittualità sociale. Ovviamente questo di per sé non compromette la pace sociale necessaria a far uscire i padroni indenni dalla crisi, ma ha una potenzialità che in qualche modo disturba e preoccupa. In questo senso ci spieghiamo anche diversi provvedimenti legislativi assunti dal centrodestra in questi ultimi tempi: dalle limitazioni al diritto di sciopero, al tentativo di limitare le manifestazioni a Roma, fino al pacchetto sicurezza.
In questa situazione il movimento di lotta per la casa, a Roma, pur nei limiti e nelle difficoltà, riesce ancora a prendere l’iniziativa. Questo fa sì che un etereo spettro di organizzazioni delle lotte sociali si aggiri per l’urbe e questo è sufficiente alla giunta Alemanno affinché gli dichiari guerra. Dichiarazione avvenuta il primo settembre con lo sgombero dell’ex Regina Elena, seguito poi dallo sgombero di Via Salaria e dal tentato sgombero della 8 Marzo durante il quale sono stati tratti in arresto Francesca, Giobbo, Simone, Sandro e Sandrone.

Certo è una guerra condotta facendo due passi avanti e uno indietro ma indubbiamente non amano pensare che Roma sia una delle ultime città d’Europa dove ancora vengono occupati stabili abbandonati. Di per sé questo non è sufficiente a muovere una guerra nel nome della legalità; evidentemente la spinta propulsiva a questa offensiva la fornisce chi ha degli interessi concreti, materiali ed immediati legati agli stabili occupati e alle zone circostanti. Nel caso dell’ex Regina Elena ciò è evidente dalle dichiarazioni del Rettore e dallo stato avanzato dei progetti (nonostante lo stop della sovrintendenza ai beni culturali). Nel caso dell’ex scuola 8 marzo queste motivazioni sembrano, se non meno chiare, almeno meno urgenti. Quello che è noto è che da poco è stato rinominato lo staff dirigenziale dell’ex Sviluppo Italia che ha sempre avuto interessi speculativi sull’immobile di via dell’Impruneta 51. Tra i nuovi dirigenti risulta esserci nientemeno che Caltagirone. Il loro progetto, ancora in una fase iniziale, è di demolire lo stabile e di costruire al suo posto un enorme parcheggio giustificato dal nuovo collegamento, in via di discussione, di una funivia che colleghi le due sponde del Tevere. Questo progetto uscito fuori dal cilindro di Veltroni già più di due anni fa (e allora aspramente criticato da Alemanno e dalla destra) ha riscosso e riscuote tuttora i consensi del Partito Democratico
ed ora sembra essere rilanciato in sordina dal centrodestra romano. Del resto la torta è abbastanza grande da poter garantire una fetta a tutti. Sembra chiaro che in un periodo di crisi in cui il mercato immobiliare subisce una (leggera) flessione, i signori del mattone devono cercare altri investimenti per far tornare i conti dei loro profitti e quale occasione migliore se non quella di una speculazione su un bene pubblico come una ex scuola del Comune? O come quella sulla ex Fiera di Roma? O come il nuovo stadio della A.S. Roma con annessi palazzi residenziali e centro commerciale da costruire su terreni a destinazione agricola ancora una volta in deroga al già vergognoso Piano Regolatore? E’ chiaro che quelle forze politiche che sono al governo della città e quelle che sperano di tornarci fanno a gara per cercare il consenso dei palazzinari, veri padroni di Roma. Questi sono, a nostro avviso, alcuni degli elementi che concorrono a far luce sul perché alcuni compagni e una compagna accusati di niente vengono privati della loro libertà per mesi.

Non facciamoci intimidire dalla repressione, non restiamo in silenzio: estendiamo le lotte sociali contro la crisi!
Libertà per Francesca, Simone e gli altri occupanti della ex scuola 8 Marzo!

Comitato d' Occupazione Magliana
Centro Sociale Macchia Rossa
Ciclofficina Macchia Rossa

sgomberata l'aula d'Igiene, L'UNIVERSITA' APRE AI PRIVATI E CHIUDE AGLI STUDENTI!

autore:
assemblea di Medicina
Sommario:
appuntamento 2/12 h11 davanti igiene

L'università apre le porte ai privati, e le chiude agli Studenti!

L'hanno fatto ancora.

Per la seconda volta ci cambiano la serratura dell'aula D autogestita dagli studenti di medicina, nel dipartimento di igiene.

Per la seconda volta ci troviamo in un'università che chiude le sue porte, in un periodo in cui invece è sempre più proiettata ad aprirle ai privati e alle aziende, grazie alla nuova riforma universitaria.

Per la seconda volta noi non ci diamo per vinti: la forza dei nostri progetti parla chiaro.

Corsi di sutura autogestiti, proiezioni di film, seminari autoformativi, assemblee degli studenti, incontri con il Gr.i.s. per difendere la libertà dal razzismo del pacchetto sicurezza, concerti. Questi sono solo alcuni dei progetti che sono stati fatti vivere dentro quell'aula, ora chiusa da una serratura.

Per la seconda volta faremo capire a chi non ci vuole che non ha possibilità di liberarsi da chi è l'università.

Produrre conoscenza non significa solamente seguire lezioni, cioè timbrare un cartellino, ricevere un “pacchetto” di saperi preconfezionato e tornarsene a casa, come se tutto ciò fosse un lavoro. Negli spazi di condivisione gli studenti partecipano attivamente alla creazione di un bene comune come la conoscenza, esondando da un insegnamento propedeutico solamente alla produzione, e investendo invece sull'elaborazione libera, indipendente, di saperi multiformi, complessi, che forniscano a tutti gli strumenti per interpretare il mondo, per saperlo mettere in discussione e creare così vero progresso.

Questo spazio non è il luogo del fare nulla, non è un vessillo rivendicato in modo retorico e autoreferenziale. Noi crediamo fortemente che l'aula autogestita sia uno strumento concreto per creare e immaginare insieme una nuova università, diversa da quella di ora, ma anche libera dalle speculazioni di aziende e privati, un'università meritevole perché di tutti.

L'Aula D deve tornare ad essere libera dalle serrature, che troppo ci ricordano le riforme che insieme abbiamo contestato, la chiusura cioè dell'Università ai processi comuni, e la sua svendita all'interesse di pochi.

Le serrature non ci fermano, apriamo l'Università!

Meravigliosamente incompatibili!

Mercoledì 2 Dicembre alle ore 11:00 – Appuntamento davanti Igiene

PROTESTA E ASSEMBLEA PUBBLICA

Studenti e studentesse di Medicina

appello nazionale per il 12 dicembre

autore:
rete napoletana contro il fascismo, il razzismo e il sessismo

Nelle righe sottostanti abbiamo provato a riassumere alcuni concetti fondamentali per la costruzione di alcune parole d'ordine da inserire in un manifesto comune che possa contenere i percorsi che le realtà stanno costruendo intorno alla data del 12 dicembre. Quest'appello vuole essere uno spunto di riflessione iniziale necessario per ragionare su una strategia comune di risposta all'attacco che la repressione e i suoi agenti stanno mettendo in campo. Ovviamente questo manifesto dovrà integrarsi con i percorsi specifici legati al 12 dicembre che le realtà hanno portato avanti nelle diverse città e a seconda dei ragionamenti specifici.

L’evidente impossibilità di uscire rapidamente dalla crisi economica e la non volontà di dare risposte alle esigenze sociali sempre più diffuse e stringenti, porta i padroni a rendere sfacciato il volto brutale e repressivo dello Stato.
Si assiste ad un proliferare di teorie repressive (tolleranza zero, "broken windows") che i vari Stati e Governi di turno si preoccupano di codificare.
In una fase di crisi come quella attuale l’esigenza di costruire paradigmi ossessivi di controllo diviene sempre più improrogabile.
In quest’ottica inquadriamo l’approvazione di leggi schiettamente reazionarie, nel tentativo di realizzare una ridefinizione dei rapporti sociali. Il pacchetto sicurezza, unitamente ad una vera e propria strategia della paura, costituisce uno dei principali capisaldi del disegno strategico repressivo.
Sarebbe impossibile riuscire a elencare tutti gli avvenimenti degli ultimi tempi.
Possiamo cercare però di individuare delle tendenze di carattere generale che partono dal continuo ricatto e il controllo sui posti di lavoro e arrivano fino al proliferare di accuse per reati associativi.
L’attacco sferrato dallo Stato nel tentativo di restringere gli spazi di agibilità è sempre più evidente. Ne è prova anche la sempre più diffusa linea repressiva di sgombero dei posti occupati che sembra prendere piede in numerose città italiane (in primis Catania, Roma e Torino). Se a questo si aggiunge l’ondata repressiva abbattutasi sugli antifascisti toscani e veronesi, sugli studenti milanesi, sui compagni romani, catanesi, parmensi o le pesantissime condanne ai manifestanti per il G8 di Genova (ovviamente solo per citare i casi più noti), si percepisce nitidamente la necessità di una riflessione in grado di uscire dagli ambiti locali.
Ultimo terminale di questa strategia repressiva è il foraggiamento (politico ed economico) di gruppi e gruppuscoli di neofascisti, gettati nelle nostre strade , nei quartieri, nelle facoltà e nelle fabbriche -come accaduto recentemente agli operai dell'Eutelia, attaccati dai fascisti durante l'occupazione della loro fabbrica- con il compito di sempre: ostacolare lo sviluppo di prospettive antisistemiche. Oggi come ieri, al tempo delle “stragi di stato”, i fascisti cercano di saldare lo squadrismo di sempre con l'attività di servizio ai nuovi paradigmi delle politiche securitarie: i soggetti deboli sono altrettante figure su cui proiettare la rabbia sociale in tempo di crisi per distoglierla dai veri responsabili della crisi stessa. La dose di populismo ribellistico camuffa a malapena la strategia reazionaria in difesa dei poteri forti e dei grandi interessi economici. Un'attività che spesso si traduce in violenza diretta contro gli ultimi e contro i movimenti sociali!
La reattività dimostrata dai compagni in tutta Italia sulla questione dimostra come, sempre più, il problema dei fascisti si pone con urgenza.
Crediamo perciò necessario provare a costruire un dibattito che dia la possibilità di rilanciare, nelle varie città, la data del 12 dicembre. C’è la necessità di dare un segnale forte di unità in difesa delle nostre lotte e contro il fascismo, il razzismo, il sessismo e l’omofobia.
Pensiamo che questa data possa essere utile anche per dare respiro a riflessioni più ampie che partendo dalle stragi e da Pinelli, arrivino fino a Stefano Cucchi e ai fatti del San Paolo di Milano. Una riflessione, in breve, sulla repressione, sull’antifascismo e sulla capacità dello Stato di assolvere se stesso.

Lanciamo un appello a tutte le realtà politiche affinché si riescano ad individuare delle parole d’ordine condivise, semplici, immediate, ma in grado di unire e di dare una risposta non più frammentaria all’attacco contro i movimenti. E a costruire un percorso comune verso il 12 dicembre.

RETE NAPOLETANA CONTRO IL FASCISMO IL RAZZISMO IL SESSISMO

- Contro l'impunità dello Stato e dei suoi agenti. Da Pinelli a Carlo, arrivando a Federico Aldovrandi e Stefano Cucchi: gli omicidi di Stato non fermeranno le nostre lotte e alimentano solo la nostra rabbia!

- La strategia repressiva a livello europeo colpisce ogni aspetto delle vite e delle lotte. L'attacco investe immigrati, lavoratori, studenti, precari e disoccupati utilizzando sia gli strumenti offerti dal pacchetto sicurezza, sia attraverso campagne tese alla criminalizzazione e all'isolamento di chi ogni giorno lotta. Contro la repressione l'unica risposta reale è l’unità!

- Le riforme dell'istruzione e del mercato del lavoro, le leggi anti-immigrazione e la distruzione dello stato sociale sono il piano generale su cui si muove l'attacco. E' necessario rispondere uniti contro chi sfrutta ed opprime.

- Fermiamo l’ondata repressiva e securitaria. Blocchiamo l’insediamento dei neofascisti nelle nostre città.
Lo Stato li assolve, i padroni li sostengono. Oggi più che mai l'antifascismo non può essere delegato!

- Gli spazi occupati, gli spazi restituiti alla popolazione nelle città , nei quartieri, nelle università sono il primo obiettivo: sgomberi, intimidazioni e minacce sono all'ordine del giorno. Ma gli spazi occupati non si toccano: la resistenza continua!

Rete napoletana contro il fascismo, il razzismo e il sessismo

RESPINGIAMO FOGNA NUOVA!

autore:
c.s.o.a. Forte Prenestino
Sommario:

Ci risiamo. Dopo quattro anni dall'ultimo goffo tentativo i vetero-neo-fascisti di Forza Nuova, capeggiati dal miliardario plurinquisito Roberto Fiore, ci provano ancora.

Apprendiamo infatti che i "cameratti" annunciano una fiaccolata per Venerdì 27 Novembre - concentramento zona Torre Maura - sperando di affacciarsi nel quadrante sud-est di Roma. A stimolare questa ennesima pagliacciata in camicia nera sono le recenti polemiche sulla gestione dei campi Rom, il loro nemico di sempre.

Evidentemente a questi rifiuti della storia non basta approfittare delle ignobili manovre del sindaco con la celtica al collo per ritagliarsi uno straccio di legittimità alla "destra del Padre". Non si accontentano di deportazioni, accanimento securitario e vessazioni di ogni genere perpetrate ai danni del popolo Rom, riflessi delle pelose politiche di Alemanno e la sua banda.
Pretendono nei fatti il pogrom finale.

Una cosa la otterranno di certo: il respingimento.

E non certo il disgustoso respingimento ordito dall'attuale governo per arginare le migrazioni dal sud dl mondo verso la "Fortezza Europa", ma quello irriducibile della Roma Antifascista, che negherà ancora una volta ai rancidi xenofobi di "Fogna Nuova" il lusso di passeggiare nei suoi quartieri, respingendoli a mani nude.

Venerdì 27 Novembre, ad annichilire ogni tentativo di infiltrazione dei seguaci di Fiore, ci saranno le strutture e le individualità antifasciste presenti sul territorio e nei quartieri limitrofi. Fra queste anche le occupanti e gli occupanti del Forte Prenestino, che parteciperanno all'iniziativa per impedire - come già accadde quattro anni fa - che questi infami si materializzino nei nostri quartieri, simbolo della resistenza.


Contro il fascismo e ogni forma di autoritarismo.
Sempre.

c.s.o.a. Forte Prenestino

Rilanciamo il movimento! Più di 500 tra precari e studenti alla Sapienza

Il documento finale dell'assemblea nazionale del 20 novembre
23 / 11 / 2009

Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.

Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:

- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;

- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;

- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;

- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell'università;

- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;

- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.

Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco mosso da governo.

In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.

Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.

Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.

Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza.

Si propone di:

- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;

- in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;

- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;

- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.

Assemblea nazionale dei precari e degli studenti

Roma, 20/11/2009

Appello internazionale per denunciare e disconoscere la farsa elettorale in Honduras

Le organizzazioni sociali, politiche e solidarie e le persone a titolo personale sotto firmanti dichiariamo:

1. Il colpo di stato in Honduras, con la partecipazione complice degli Stati Uniti, materializzato da Micheletti ed il suo regime di fatto, ha portato con se 21 persone assassinate, 4.234 denuncie per violazioni delle libertà fondamentali, 7 attentati, 95 minacce di morte, 133 casi di tortura, 394 persone con lesioni e 211 ferite a causa della repressione, 1.987 arresti illegali, 2 intenti di sequestro e 114 prigionieri politici accusati di sedizione. E ogni giorno questi numeri continuano ad aumentare.

2. I golpisti si mantengono al potere dimostrando con questo gesto il loro profondo disprezzo per la democrazia ed il loro riconoscimento nullo del diritto sovrano dei popoli di esprimersi attraverso del voto.

Il tempo ha dimostrato che le manovre tanto del governo nordamericano, come quelle dell’OSA, sottomesso ai suoi interessi, non pretendevano difenderla, bensì semplicemente dilatare, ostruire ed infine appoggiare a coloro che pretendono portare a termine una farsa elettorale.

3. Posteriormente al 30 ottobre, gli Stati Uniti hanno manovrato e reso possibile l’accordo tra il governo presidiato da Manuel Zelaya Rosales e i golpisti, il cosiddetto Accordo Tegucigalpa/San José, che legittimerebbe le elezioni del 29 novembre evitando che il movimento popolare arrivasse a partecipare a quest’ultimi con possibilità potenziali.

I golpisti non hanno rispettato l’accordo. Il presidente costituzionale continua racchiuso nell’ambasciata di Brasile, la repressione continua. In un gesto di cinismo senza limiti, gli Stati Uniti si sono affrettati a dichiarare il loro riconoscimento delle elezione. Il presidente Manuel Zelaya Rosales ha denunciato la totale impunità con la quale si svilupperanno le elezioni del 29 novembre. Allo stesso tempo il Fronte Nazionale di Resistenza assieme ad altre forze democratiche ha annunciato che non andrà alle urne e che boicotterà la farsa elettorale.

4. La maggioranza dei mezzi di comunicazione, al servizio dell’oligarchia, gli imperialismi e le loro imprese transnazionali, hanno già dato per terminata la crisi e vogliono legittimare le elezioni del 29 de novembre del 2009. Nonostante questo sforzo coordinato e mediatico di annunciare la fine della crisi, la lotta del popolo honduregno continua e reitera le sue petizioni:

1. Il ritorno incondizionato del presidente Manuel Zelaya Rosales alla presidenza della Repubblica dell’Honduras, ripristinando la situazione esistente anteriore al 28 giugno 2009.

2. Disconoscimento del processo elettorale del 29 novembre 2009

3. Dopo la rottura del ordine costituzionale da parte della casta politica oligarca, più che mai: la Convocazione ad un’Assemblea Costituente.
4. Condanna e punizione per i golpisti ed i loro complici.

Inoltre, sommandoci a queste petizioni legittime del popolo honduregno, chiediamo ai governi ed alle istituzioni internazionali di non riconoscere le elezioni del 29 novembre, di non inviare nessun tipo di commissione o missione di osservatori internazionale e di mantenere la pressione politica, economica e finanziera contro la dittatura civica-militare imposta dall’oligarchia ed il imperialismo, come anche disconoscere le autorità false che pretendono presentarsi come rappresentanti del popolo honduregno.

Libertà per il popolo honduregno

Barcellona, novembre del 2009

Per aderire: asp.hondureny@gmail.com

Assemblea de Solidaritat amb el Poble Hondureny de Catalunya
Collettivo Italia Centroamerica CICA
Associazione Italia Nicaragua

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