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 <title>stati uniti</title>
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 <title>Oggi 22 agosto: visitate la Macelleria Nato e contateli</title>
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 <description>&lt;p&gt;Fate che sono vostri parenti, conoscenti, concittadini, vicini…Quelli a noi vicini fanno schifo, puzzano d’aglio e pisciano contro i muri. Anche a me  fanno schifo, quelli che la guerra la portano, e là ricostruiscono, le loro nuove fortune. Metteteli a terra, uno vicino all’altro, quelli piccoli prendono poco spazio. Settantasei civili, tra cui 19 donne e 50 bambini di età inferiore ai 15 anni, sono stati uccisi in Afghanistan da un bombardamento della coalizione militare guidata dagli Stati Uniti. Molti sarebbero anche i feriti, alcuni in condizioni molto gravi. Il massacro, secondo quanto denunciato dal ministro dell’Interno afghano, è avvenuto a Shindad, nella provincia di Herat, a ovest del Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altri dieci civili (un neonato, quattro bambini, una ragazza e quattro donne, di cui una incinta) sono stati ricoverati ieri mattina nel centro chirurgico di Emergency, a Lashkargah, nel sud dell’Afghanistan, dopo essere stati feriti dalle schegge dei razzi caduti sulla loro casa durante una festa di matrimonio, nella provincia di Helmand. I parenti delle vittime hanno parlato anche di un “imprecisato, ma notevole, numero di morti”, affermando che i responsabili del bombardamento sarebbero i soldati inglesi. La notizia è riportata da Peacereporter.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qual’è la nostra Missione Militare in Afghanistan?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“L’Italia conferma il suo impegno” in Afghanistan perché “la lotta al terrorismo ha ancora bisogno della comunità internazionale”. E’ quanto ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in una intervista al Tg1 dopo che oggi delle bombe hanno ferito tre alpini italiani. In Afghanistan, ha aggiunto, c’è ancora bisogno della “Comunità internazionale”. Infine Frattini ha ribadito “solidarietà” ai soldati italiani perché “essi ci stanno facendo onore, stanno portando la bandiera italiana come bandiera di pace contro il terrorismo e l’instabilità”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Non riconosco nessuna autorità a chi si fa complice, col voto, il rifinanziamento e il silenzio, tantomeno di questa sporca “solidarietà” con la “comunità internazionale”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Doriana Goracci&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Fri, 22 Aug 2008 23:26:54 +0200</pubDate>
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 <title>Morire per un pieno di benzina</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/4129</link>
 <description>&lt;p&gt;Come in tutti i conflitti, siamo abituati a sentire più versioni. L&#039;Afghanistan è il paese che dà rifugio ed ospitalità ai terroristi di Al Quaeda oppure l&#039;Afghanistan è il paese presso il quale passa un oleodotto di importanza internazionale. L&#039;Iraq ha armi di distruzione di massa ed ha rapporti con Osama Bin Laden oppure l&#039;Iraq è un paese con grandi e ricchi giacimenti di petrolio e con una leadership baathista (Baath, il partito di Saddam Hussein) in progressivo declino.&lt;br /&gt;
Una cosa del genere dobbiamo aspettarcela anche adesso con il conflitto che sta riesplodendo in misura maggiore nell&#039;Ossezia del sud. Peccato che qui gli aspetti surreali e talvolta anacronistici non mancano affatto. E tali elementi rendono più complessa l&#039;analisi del caso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima versione. Quella giornalistica e quella ufficiale.&lt;br /&gt;
Le regioni dell&#039;Ossezia e dell&#039;Abkhazia, legalmente riconosciute come territorio georgiano, da anni chiedono una formale indipendenza dalla Georgia, al fine di ricongiungersi al suolo russo. L&#039;escalation dei movimenti militari indipendentisti ha portato le truppe del governo nazionale georgiano ad occupare l&#039;Ossezia e a compiere attacchi che hanno provocato probabilmente qualche migliaio di morti.&lt;br /&gt;
In risposta, l&#039;esercito russo si è mosso contro la stessa regione, come contrappeso all&#039;occupazione del governo georgiano ed ha messo in atto diversi raid aerei nel territorio, bombardando anche obiettivi militari della capitale Tbilisi. L&#039;esercito georgiano si è ritirato dall&#039;Ossezia. La Russia non ci crede e pone un ultimatum alla Georgia per la deposizione delle armi anche nell&#039;Abkhazia. La Georgia rifiuta. Prepariamoci all&#039;incrementarsi del conflitto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora proviamo a dare una diversa esposizione dei fatti, che non sia un racconto di conflitti medievali tra signorotti dell&#039;alta Italia.&lt;br /&gt;
Dall&#039;indipendenza della Georgia da ciò che rimaneva dell&#039;URSS, le due regioni dell&#039;Abkhazia e dell&#039;Ossezia del sud sono finite per essere parte integrante del territorio georgiano. Perché? Sicuramente, come in tutti in conflitti, le ragioni di chi combatte sono &quot;idealistiche&quot;: nazionalismo, salvaguardia della propria microetnia, preferire un paese alleato ad un altro, il rifiuto di chi comanda il territorio ribelle, etc.&lt;br /&gt;
Le motivazioni di chi riesce a scatenare il conflitto sono altre: controllo territoriale, dimostrazione di potenza, strategie di politica internazionale, vendita di armi e, soprattutto, controllo delle fonti di energia. Esatto, proprio così! Perché qui si parla di oleodotti. Petrolio, il materiale più pregiato e ricercato del 21° secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attraverso la Georgia passa l&#039;oleodotto BTC ed è uno dei pochi che trasporta il petrolio dal Mar Caspio al Mediterraneo senza passare per il suolo russo. E&#039; una vera miniera d&#039;oro per l&#039;Europa e gli Stati Uniti, che possono così controllare i rifornimenti di petrolio senza sottostare alle decisioni in tema di prezzi da parte della Russia.&lt;br /&gt;
Saakashvili, il presidente georgiano, ha dato il via al conflitto, forse perché in grosso calo di popolarità o forse intenzionato a fare un bluff verso la Russia. Un bluff decisamente poco riuscito. La Russia ora occupa Abkhazia e Ossezia del sud e, se il conflitto non dovesse arrestarsi, non si farebbe troppi scrupoli ad occupare anche il suolo georgiano. E allora l&#039;occidente potrebbe dire addio al controllo sul loro caro oleodotto.&lt;br /&gt;
E&#039; tutto qui l&#039;interesse occidentale al rapido stop del conflitto: tutelare il funzionamento dell&#039;oleodotto BTC!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altro tema in ballo: i rifornimenti di armi. Le truppe ribelli ossete sono equipaggiate dall&#039;esercito russo, e non è un mistero. Dall&#039;altro lato però si tende ad oscurare di più la notizia. Non è per puro spirito da tifoso che gli Stati Uniti di George W. Bush difendano a spada tratta la Georgia. Da anni equipaggiano e addestrano le truppe georgiane in chiave anti-Russia. I rifornimenti di armi arrivano direttamente oppure indirettamente attraverso paesi terzi quali Ucraina, Kazakistan e altri.&lt;br /&gt;
Lo scopo è sempre quello: garantire un governo fedelmente filo-occidentale che detenga il controllo dell&#039;oleodotto tanto caro a Mr. Bush e soci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si riduce soltanto a questo il conflitto in atto: il controllo di un maledetto oleodotto e un profitto politico dalla vendita di armi. E&#039; solo un gioco in cui si sfidano due parti in campo: Russia e Usa, e dove Georgia e Ossezia sono Stati, regioni, popoli, nelle mani delle due grosse superpotenze che giocano a fare i burattinai del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il ministro italiano Frattini ha già dichiarato la propria intenzione di schierare le truppe al fianco di quelle russe in Ossezia qualora ce ne fosse bisogno. Una mossa che ci metterebbe in cattiva luce con USA e Georgia però. Ma non è un problema: si dà il caso che la Russia sia tra i principali finanziatori di energia derivante da combustibili e gas per il nostro paese.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Mon, 11 Aug 2008 12:12:23 +0200</pubDate>
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 <title>Il Messico campesino e il NAFTA 14 anni dopo</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1814</link>
 <description>&lt;p&gt;Le organizzazioni contadine, sindacali e sociali che hanno partecipato all’imponente manifestazione (stimate da 150 a 200mila persone) a Città del Messico lo scorso 31 gennaio hanno accettato l’apertura del dialogo con il Governo, il Ministro del Lavoro, Javier Lozano, e il nuovo Ministro degli Interni, Juan Camilo Mouriño, per cercare una via d’uscita ai numerosi problemi sociali ed economici che sta provocando la caduta delle barriere commerciali per i prodotti base della dieta e dell’identità nazionale come il mais, il riso, il latte e i fagioli. Mentre dall’altra parte del Rio Bravo, negli USA, si erigono muri per cercare di arginare il flusso migratorio senza nemmeno pensare a soluzioni più efficaci ed integrali che aiutino l’economia messicana e riducano il fenomeno, la liberalizzazione del commercio tra Usa, Canada e Messico, spinta dal NAFTA o TLCAN (Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord firmato nel 1994), arriva al suo auge con l’abbattimento delle tasse all’import-export, prevista da quest’anno anche per tutti i prodotti agricoli. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli agricoltori nordamericani potranno così competere “liberamente” con i messicani partendo da una superiorità storica in termini di produttività e sovvenzioni statali 20 volte maggiori. E’ un problema molto simile a quello che deve affrontare l’Unione Europea, in cui l’agricoltura è altamente sovvenzionata, ogni volta che si propone una negoziazione commerciale con i paesi africani che sfocia spesso in frizioni diplomatiche. Nel caso nordamericano, questi fattori vengono drammatizzati dalle carenze endemiche dell’agricoltura messicana, divisa tra un’immensa massa di contadini “poco produttivi” e scarsamente appoggiati dallo Stato, spesso costretti ad emigrare lasciando in patria dei veri e propri “villaggi fantasma”, ed alcuni grossi produttori che guardano con favore al business dell’esportazione di prodotti come l’avocado o la frutta tropicale. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Ministro dell’Agricoltura, Alberto Cardenas, ha annunciato degli stanziamenti addizionali di circa 30milioni di euro per sostenere i piccoli e medi produttori di mais e fagioli in risposta alle crescenti proteste popolari. Il Ministro ha affermato polemicamente che già dall’anno scorso era stato proposto un dialogo nazionale sull’agricoltura e che “tutti gli attori che oggi ripudiano le proposte governative nel 2007 lodarono e riconobbero la risposta del ministero per risolvere alcune delle questioni più annose”. Sempre in tono polemico con i movimenti sociali pro-campo, lo stesso Cardenas aveva dichiarato, dopo le manifestazioni del 31 gennaio, che non “era mai venuto a conoscenza delle richieste concrete dei contadini” e che quindi non poteva esprimere opinioni in merito.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante i finanziamenti si possano considerare un semplice palliativo temporaneo e i tavoli di negoziazione tra i contadini e il Governo siano appena stati aperti, le grandi proteste nazionali, unite al costante rincaro del prezzo della tortilla che colpisce le classi più povere, hanno potuto in qualche modo smorzare i toni sprezzanti del ministro e portare al centro dell’attenzione il tema dell’agricoltura bistrattata. Inizialmente le richieste sindacali e di categoria erano orientate a una rinegoziazione del NAFTA, ma questo punto è stato scartato per le difficoltà legali e la scarsa volontà politica. Ciononostante, come dichiara la CNC (Confederacion Nacional Campesina) in un comunicato, “è stato fatto un passo importante verso l’avvio di una discussione costruttiva con le associazioni contadine e cittadine in favore della sovranità alimentare, i diritti dei lavoratori e le libertà democratiche”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alle inquietudini della popolazione per i rincari negli alimenti, si aggiungono anche due difficili questioni che restano aperte: da una parte l’incremento esponenziale delle coltivazioni di mais transgenico che non è ritenuto assolutamente affidabile per la salute umana nel lungo periodo e sta provocando aspre reazioni in tutto il mondo, e, dall’altra, il tema scottante dei biocombustibili, come l’etanol, che stanno provocando l’aumento dei prezzi visto che si dedicano sempre più terre coltivabili alla “benzina alternativa” e non per nutrire la popolazione. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Video collegato: &lt;a href=&quot;http://mx.youtube.com/watch?v=x1b9IRNbOtY&quot; title=&quot;http://mx.youtube.com/watch?v=x1b9IRNbOtY&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://mx.youtube.com/watch?v=x1b9IRNbOtY&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 28 Feb 2008 20:25:11 +0100</pubDate>
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