voto
E' tempo di votare!!
Mar, 01/04/2008 - 23:10
Contro l'eterna, rituale presa per il culo...
NON VOTARE!!!
O al massimo vota:
Antonio La Trippa! (http://www.dekaro.it/latrippa.html)
Per un futuro migliore: Antonio La Trippa!
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Elezioni politiche
Mar, 25/03/2008 - 00:18www.internazionalisti.it
Lavoratori, proletari, una volta ci dicevano che era la scala mobile l’origine di tutti i mali e l’hanno annullata; poi hanno detto che era il sistema pensionistico e l’hanno cambiato; poi ancora il mercato del lavoro troppo rigido e l’hanno reso flessibile e precario; poi il sistema sanitario troppo costoso; infine le tasse troppo alte a carico delle imprese.
Alla fine si scopre che il “sistema Italia” non si è mai ripreso ed emerge che queste riforme erano necessarie solo per garantire la sopravvivenza del sistema.
Se andiamo indietro nel tempo ci accorgiamo che tutti questi tagli sono stati fatti sia dai governi di destra, sia dai governi di sinistra in perfetta continuità, dimostrando che qualsiasi governo fa solo gli interessi della classe borghese.
L’elezione è il teatrino della politica per legittimare il potere nelle mani della borghesia, ma con un mandato popolare, e nello stesso momento fare apparire il sistema “democratico”. Partecipare alle elezioni significa avallare questa mistificazione democratica ed aiutare la borghesia nella sua dittatura: proprio quella che chiamano “democrazia”.
Siamo certi che nuovi sacrifici da parte della classe lavoratrice serviranno solo a garantire ancora un poco la sopravvivenza a questo sistema, sistema che è in crisi non solo in Italia ma anche in Europa ed in tutto il mondo, una crisi che porterà i vari capitali a scontrarsi tra loro e le varie borghesie fasciste e “progressiste” a fomentare masse di lavoratori le une contro le altre, ancora una volta carne da macello per gli interessi borghesi.
Anche quelli che dicono di volere ripartire i redditi più equamente e quelli che ripropongono società socialiste in continuità con le esperienze della Russia di Stalin (dove il socialismo non è mai esistito!!) sono complici di quegli interessi. L’economia Russa era solo una versione del capitalismo, quello statale, sistema di sfruttamento a volte più efficiente di quello privato.
Tutti i partiti che partecipano alle elezioni avanzano programmi con contenuti compatibili con gli interessi capitalisti (e, se non sono compatibili col capitalismo attuale, rimangono sempre l’orizzonte dell’illusorio riformismo piccolo-borghese: la Sinistra arcobaleno) e chiusi nello steccato degli interessi padronali, mentre a noi ci fanno morire come mosche sui luoghi di lavoro al ritmo di quattro al giorno.
E’ ora che la classe operaia (e tutto il lavoro dipendente) rialzi la testa autorganizzando le lotte, senza aspettare le vertenze sindacali, anzi, fuori e contro i bidoni sindacali — come il contratto metalmeccanico che hanno appena firmato nonostante il parere degli operai — e contro le illusioni del sindacalismo sedicente di base.
Anche chiedere il rispetto delle norme di sicurezza non è solo e tanto un problema morale o civile: vuol dire mettere in discussione il cuore stesso su cui si regge tutto l’apparato produttivo. Il capitalismo nostrano, cioè. Calcando un po’ la mano — ma poi non così tanto, viste le cronache — vuol dire “uccidere” Lui, prima che Lui uccida Noi.
L’unica alternativa a questo stato di cose è quella di prepararsi con il partito di classe nell’unica e sola soluzione possibile per noi sfruttati: l’abbattimento del capitalismo con la presa del potere da parte del proletariato e la costruzione di una nuova società senza classi e senza frontiere.
Non andare a votare
Il P.C. Internazionalista, invita ancora una volta all’astensione e alla militanza rivoluzionaria
Tempo di lottare!
Con il Partito Comunista Internazionalista
Voto
Mar, 25/03/2008 - 00:08


Non votare è un preciso dovere di classe, un modo per cominciare a dire no al capitale e sì alla ripresa della lotta in difesa dei propri autonomi interessi di classe.
Non votare è un dovere di classe
Mar, 25/03/2008 - 00:02da Battaglia Comunista, Marzo 2008
La critica marxista dello stato che individua nella democrazia rappresentativa il migliore involucro possibile per il capitalismo (Lenin – Stato e Rivoluzione – Ed. Riuniti – pag. 69), sta trovando anche nella campagna elettorale appena iniziata un’altra puntuale conferma.
Già gli sbarramenti e i premi di maggioranza che consentono di buttare nel cestino parecchi milioni di voti e, nel contempo, di assegnare al vincitore anche per un solo voto la maggioranza assoluta e il fatto che agli elettori non è data neppure la possibilità di
decidere una volta ogni tre o sei anni qual membro della classe dominante [dovrà] mal rappresentare il popolo in parlamento
K. Marx — La guerra civile in Francia — Ed. Riuniti pag. 74
visto che a sceglierli, come nell’ex Unione sovietica, sono le segreterie dei partiti, dimostrano quanto il parlamento sia divenuto, anche dal solo punto di vista formale, poco rappresentativo della volontà popolare.
Ma a dire ancor più del carattere classista dello stato borghese e dell’inganno che nasconde quel che resta del suo involucro democratico, mai come in questa circostanza, sono proprio i programmi elettorali delle diverse forze politiche in campo. Al di là dell’ovvia over dose di demagogia che apparentemente li distingue l’uno dall’altro, in realtà hanno tutti talmente in comune la priorità di preservare gli attuali rapporti di produzione e distribuzione della ricchezza che è pressoché impossibile distinguerli fra di loro e la partita è giocata da tutte le parti degli schieramenti esclusivamente sul terreno mediatico. Basta però spostare anche di poco lo sguardo e l’attenzione dagli schermi televisivi e più in generale dai mass media per rendersi conto di trovarsi nel bel mezzo di una mediocre messinscena in cui a farla da padrona è la menzogna più spudorata.
E’ ormai assodato che, negli ultimi decenni, i salari, gli stipendi e le pensioni sono diminuiti e la povertà è cresciuta costantemente e indipendentemente dall’andamento della congiuntura economia.
Salari, stipendi e pensioni cioè sono diminuiti anche quando il Pil, ovvero la ricchezza complessivamente prodotta, è cresciuto per cui è evidente che la questione salariale, ma meglio sarebbe dire sociale, è un fatto strutturale connesso al processo capitalistico di produzione e distribuzione della ricchezza.
In passato e in particolar modo nelle fasi ascendenti del ciclo di accumulazione del capitale, rendendosi possibili, almeno nei paesi capitalisticamente più avanzati, politiche economiche di ridistribuzione degli extra profitti di origine monopolistica e fra queste il finanziamento in deficit della spesa pubblica a favore di programmi di assistenza sociale quali il Welfare State, le conseguenze della contraddizione che determina la concentrazione della ricchezza in un numero sempre minore di individui sono state alquanto attenuate cosicché la contraddizione è stata nascosta. Ma oggi che a causa della crisi economica il capitale necessita anche dell’ultima briciola di plusvalore estorta alla forza-lavoro e le vecchie politiche di ridistribuzione della ricchezza non sono più possibili, ecco che la contraddizione si svela e con essa anche la natura classista dello Stato, la funzione mistificatrice della peraltro agonizzante democrazia rappresentativa e delle forze politiche che se ne contendono la gestione. Ecco quindi che se i salari sono bassi sia per la destra sia per la sinistra sia per il centro e via elencando, non è perché in questa fase storica povertà e miseria generalizzata sono funzionali alle esigenze di conservazione capitalistica, ma perché l’ economia cresce poco. E l’economia cresce poco perché il sistema paese non è competitivo e quindi perché crescano salari, stipendi e pensioni è necessario innalzare la produttività del sistema che è come dire che se i salari sono bassi è perché si lavora poco. La conclusione comune a tutti è che occorre maggiore flessibilità, più disponibilità a svolgere il lavoro straordinario e soprattutto un modello contrattuale che leghi direttamente le diverse componenti del salario agli incrementi della produttività non altrimenti definita, in modo che possa comprendervi sia gli incrementi della produzione di merci ottenuti grazie all’introduzione nei processi produttivi di tecnologie più avanzate sia mediante il prolungamento della giornata lavorativa.
In tal modo è che per la forza-lavoro non c’è via scampo: il costo dell’accresciuta competizione internazionale deve ricadere soltanto su di essa. E ciò vale per tanto per il PD di Veltroni che per il PDL di Berlusconi come stanno lì a dimostrare i rispettivi programmi elettorali che su questa questione sono l’uno la fotocopia dell’altro. Né nella sostanza è diverso il programma elettorale della Sinistra arcobaleno, quella che aspira a diventare la nuova sinistra. La rinomata ditta Bertinotti e Co, alla riduzione delle imposte su salari stipendi e pensioni, promessa anche da PD e Pdl che, come abbiamo già visto nello scorso numero di Bc altro non sarebbe che il trasferimento di quote di salario indiretto sul salario diretto (vedi in Bc 2/2008 l’articolo L’annunciata caduta del governo Prodi), aggiunge anche il ripristino della scala mobile. Verrebbe di dire: finalmente qualcuno si è accorto che non vi relazione fra la crescita dell’ inflazione e i salari visto che la prima corre a velocità astronomica, mentre i secondi sono fermi al palo da circa venti anni. Ma ecco che appena la proposta viene definita in dettaglio si capisce che si tratta di un altro specchietto per allodole. La nuova scala mobile, infatti, dovrebbe funzionare così. Assunto come base 100 il livello dei prezzi al primo gennaio, alla fine dell’anno dovrebbe esserci un recupero automatico dei salari, stipendi e pensioni in ragione direttamente proporzionale al tasso di inflazione registrato nell’anno trascorso e all’entità del salario. Così, per esempio, se il prezzo del pane alla fine dell’anno sarà aumentato del 10 per cento, chi percepisce un salario pari a 100 recupererà per intero l’inflazione, mentre chi percepisce un salario, per esempio, pari a ottanta, recupererà sì il 10 per cento del salario ma solo l’otto per cento dell’inflazione. Per non dire poi che, non mettendo in discussione la modifica dell’attuale sistema di calcolo, nonostante anche l’Instat ormai riconosca che tra il tasso d’inflazione ufficiale e quello reale vi è una differenza di almeno cinque punti percentuali, il recupero ammonterebbe a poche briciole e che, avvenendo a posteriori, la riduzione della perdita netta risulterebbe del tutto simbolica.
Votare dunque? E per chi e per cosa se non per la perpetuazione dell’inganno?
Negli scorsi giorni perfino il presidente della Federal Reserve, Bernake, ha ammesso che dietro l’angolo si profila lo spettro della più grave crisi economica e finanziaria degli ultimi 25 anni; altri analisti vanno oltre e annunciano come prossima una vera e propria catastrofe.
E’ davvero pensabile che il buonista Veltroni, l’unto del signore e tutta la variegata fauna politica che ruota loro attorno ignori il vero stato delle cose?
E’ evidente che no, è evidente che mentono.
Pertanto votare per uno di loro è solo un modo per scegliere una stessa politica: quella della borghesia per scaricare il salatissimo conto della crisi sui lavoratori. Non votare è dunque un preciso dovere di classe, un modo per cominciare a dire no al capitale e sì alla ripresa della lotta in difesa dei propri autonomi interessi di classe.
voto o non voto ma sempre il cetriolo finisce nel .......................
Ven, 29/02/2008 - 16:04Non aggiungo commenti ma spero di darvi da pensare con questo collage e se proprio dovete andare sapete come meglio comportarvi.
> In alternativa, propongo il
> sabotaggio della farsa elettorale del 13 aprile 2008, magari pretendendo
> l'applicazione certosina del regolamento elettorale che prevede un
metodo
> astensivo che garantisce di essere percentuale votante - quindi non
> delegante - ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al
partito
> di maggioranza.
riporto una mail mandatami.. non ho modo al momento di accertarmi
della cosa.. ma mi sembra importante essere informati
> Per chi non sa chi votare alle prossime elezioni, perchè non si
sente
> rappresentato e non vuole farsi rappresentare da nessuno di questi
> pagliacci.
>
> Metodo tratto da un commento a un post di Travaglio sulla
> candidatura di Ferrara,
> il link: http://www.vogliosc endere.go.
> ilcannocchiale. it/
>
> METODO LEGALE PER ESPRIMERE IL PROPRIO PERSONALE
> DISSENSO AI CANDIDATI DELLE PROSSIME ELEZIONI ED ASSOLVERE AL PROPRIO
> DOVERE DI CITTADINO SENZA REGALARE VOTI INCONSAPEVOLMENTE!
> Se votate
> scheda bianca o nulla perchè non vi sentite rappresentati da nessun
> partito, in realtà, favorirete il partito con più voti.
> Infatti (vedere
> REGOLAMENTI PER IL CALCOLO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA) anche i voti
> bianchi o nulli entrano nel calcolo del premio di maggioranza,
> favorendo chi ha preso più voti.
> ESISTE UN'ARMA LEGALE CONTRO QUESTA
> LEGGE INDECENTE E ANTIDEMOCRATICA!
> Di seguito i riferimenti legali.
> Tutto si basa su un uso 'puntiglioso' della legge:
> Illustro nei
> dettagli il sistema da usare:
>
>
> ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I
> DOCUMENTI + TESSERA ELETTORALE E FARSI
VIDIMARE LA SCHEDA
> ESERCITARE
> IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO VIDIMATA), dicendo: 'Rifiuto
la
> scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato'
> PRETENDERE CHE
> VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA
> ESERCITARE IL PROPRIO
> DIRITTO METTERE A VERBALE UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO (ad
> esempio 'Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta' )
>
> COSI FACENDO NON VOTERETE, ED EVITERETE CHE IL VOTO NULLO O BIANCO
SIA
> CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIU' VOTI
>
> Nel caso in
> cui gli scrutatori vi facessero problemi di inattuabilità della
> procedura appellatevi al seguente testo di legge:
> Testo Unico delle
> Leggi Elettorali, D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104 - Par. 5
> 5)
> Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel
> processo verbale o di allegarvi
proteste o reclami di elettori è
punito
> con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire
> 4.000.000.
>
> INOLTRATE, INFORMATE, DATE UNA POSSIBILITA' DI ESPRESSIONE
> POLITICA A CHI NON SAPREBBE DOVE PORRE LA PREZIOSISSIMA CROCE DI
> GRAFITE.
Aggiungo alcuni dati ma sappiate che da alcune informazioni che ho anche se ancora non confermate, sia che voi votiate o meno i partiti si prendono 8 euro a persona come se il non votare fosse una semplice negligenza od accettazione passiva
FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI
ED HANNO LA FACCIA DI BRONZO DI CHIAMARLO “RIMBORSOâ€!
Il 18 aprile del 1993 oltre il 90% dei votanti appoggiò il referendum abrogativo del finanziamento pubblico dei partiti. Oltre 31 milioni di cittadini italiani ritennero ingiusto dover contribuire forzatamente al finanziamento anche di partiti ritenuti dannosi.
Dopo vari provvedimenti controriformatori il Parlamento con la legge n. 156 del 2002 si introdusse il principio secondo il quale ogni cittadino iscritto alle liste elettorali (anche se non va a votare) vale un euro, per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura) . Per il 2006 il finanziamento pubblico ai partiti è ammontato a € 199.481.765, 00
Il finanziamento pubblico, denominato ipocritamente “rimborso elettoraleâ€, è goduto da tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1% dei consensi.
Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti invece che in rapporto ai voti effettivamente ottenuti e viene elargito ogni anno anche nel caso in cui la legislatura dovesse interrompersi anticipatamente.
Europee 2004
Partiti
Spese
Finanziamento pubblico
Utile
Utile x ogni euro di spesa
Forza Italia
34.414.781
53.948.401
19.533.620
1,56
Ulivo
10.287.174
80.101.979
69.814.805
7,78
AN
13.912.466
29.617.490
15.705.024
2,12
Udeur
1.109.421
3.322.494
1.109.421
2,99
A. Mussolini
523.589
3.175485
2.651.896
6,06
Lista Pannella
6.822.648
5.798.380
-1.024.268
0,85
Verdi
2.556.288
6.367.645
3.811.357
2,49
Lega Nord
2.160.388
12.789.147
10.628.759
5,91
Fiamma tricolore
23.302
1.898.995
1.875.693
81,49
Pdci
528.331
6.242.864
5.714.533
11.81
Rif. comunista
1.198.390
15.613.053
14.414.663
13,02
Partito pensionati
16.435
2.967.155
2.950.720
180,53
Nuovo PSI
923.570
5.266.739
4.343.169
5,7
SVP
234.973
1.160.070
925.097
4,75
Udc
11.045.054
15.176.710
4.131.656
1,37
(dati e rielaborazione da S. Rizzo e G. A. Stella “La casta†Rizzoli Milano 2007)