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rifiuti

Attivato l'inceneritore a Roma senza i controlli ambientali per la salute dei cittadini

autore:
Marco Giustini
Sommario:
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COMUNICATO STAMPA

"Attivato l'inceneritore a Roma senza i controlli ambientali per la salute dei cittadini"

Il 4 agosto, nel corso di un incontro tra i comitati cittadini e l'amministrazione comunale, il capo dipartimento Ambiente del Comune di Roma, Togni, ha mostrato una scatola contenente le scorie prodotte dal gassificatore di Malagrotta in quella data.

Con questa modalità insolita e scarsamente democratica, i cittadini sono stati cosi informati che il gassificatore di Roma è stato attivato.

Poichè, come da studi scientifici, in fase di accensione i gassificatori possono produrre grossi quantitativi di diossina, la lista civica Amici di Beppe Grillo di Roma ritiene gravissimo che il gassificatore sia stato attivato senza che preventivamente vi sia stata alcuna comunicazione pubblica su quali sono e saranno i controlli ambientali a garanzia della salute pubblica, che possano monitorare adeguatamente le emissioni del gassificatore.

Essendo presente nella zona di Malagrotta una centralina mobile di rilevamento dell'inquinamento dell'ARPA Lazio, la lista civica invita quantomeno a rendere pubblici i rilevamenti effettuati al momento dell'accensione del gassificatore.

Marco Giustini
Consigliere Municipale Municipio Roma XVI
Lista Civica Amici di Beppe Grillo di Roma

Ponte, autostrada, inceneritori curriculum di Impregilo

autore:
radioarchimede
Sommario:
È stato annunciato l’inizio dei lavori per il Ponte sullo Stretto nel 2009, è stata confermata l’assegnazione dell’appalto

Ponte, autostrada, inceneritori.
L’imbarazzante curriculum di Impregilo
14 luglio 2008

È stato annunciato l’inizio dei lavori per il Ponte sullo Stretto nel 2009, è stata confermata l’assegnazione dell’appalto

all’impresa vincitrice. Ma in pochi ricordano quanto fatto da Impregilo negli ultimi anni, dalla Salerno – Reggio Calabria
fino agli inceneritori campani. Un biglietto da visita imbarazzante che dovrebbe porre più di un interrogativo…

Stavolta ci siamo? Dopo 150 milioni di euro spesi dalla società “Stretto di Messina” dal 1971 in poi, dopo 126 chili di carte e progetti, dopo l’ultimo bilancio conosciuto di 10 milioni e 767 mila euro c’è oggi l’impegno chiaro del governo nazionale (Berlusconi: “la prima pietra nel 2009”) e di quello regionale, un appalto già vinto ed assegnato, una cordata guidata da due delle maggiori ditte di costruzioni del Paese: Impregilo e Condotte.

Pietro Ciucci, presidente di ANAS e della società Stretto di Messina, in un recente intervento ha detto che ''dallo Stato servono circa 2,2 miliardi di euro contro i 2,5 miliardi del precedente progetto, da reperire nel bilancio dello Stato e non in Fintecna''.
Il resto sarebbe da reperire nel mercato.

Sembra dunque che, tolto il non trascurabile aspetto finanziario, non manchi niente all’apertura dei cantieri.
Se però l’appalto fosse riassegnato con uno di quei colloqui di lavoro dove il candidato presenta il curriculum,
Impregilo avrebbe seri problemi. In pochi ricordano quanto avvenuto negli ultimi anni, dalla Salerno – Reggio Calabria
fino agli inceneritori campani. Un biglietto da visita imbarazzante che dovrebbe porre più di un interrogativo…

Protocolli d’intesa

Diciassette marzo 2004. Impregilo – in associazione con Condotte – vince l’appalto del secondo e del terzo maxi lotto
della Salerno - Reggio Calabria, dallo svincolo di Gioia Tauro in giù, per un importo complessivo di 1.200 milioni di euro.
La gara, iniziata nel mese di agosto del 2003, rappresenta una delle principali applicazioni della Legge Obiettivo,
con tempi di realizzazione di circa 3 anni e mezzo dalla consegna. Una proiezione della CGIL, oggetto di sdegnate smentite,
pronostica invece il 2035 come l’anno di definitiva chiusura dei lavori. I cantieri sono stati aperti nel 1997.

Il 30 gennaio del 2003 ANAS e prefetture di Reggio Calabria e Vibo Valentia siglano un primo protocollo d’intesa,
cui aderiscono le imprese ed i sindacati. Sono previsti cantieri blindati e posti di blocco della Guardia di Finanza;
sbarramenti e controlli elettronici per persone, materiali e mezzi; coordinamento con le DDA e le Procure della Repubblica
di Calabria, Campania e Lucania; nuova assunzione di personale ANAS “specializzato in sicurezza”; controlli a tappeto
su appaltatori e subappaltatori; “contrassegni di identificazione elettronica” sugli automezzi impegnati nei lavori.

Il primo aprile 2005 l’ANAS, la cordata guidata da Impregilo e la Prefettura di Reggio Calabria firmano
un ulteriore protocollo d’intesa per la “prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata”.

L’impegno sottoscritto è finalizzato a “coadiuvare l’attività delle Istituzioni, ad adottare tutte le misure del caso atte ad evitare
affidamenti ad imprese sub-appaltatrici e sub-affidatarie nel caso in cui le informazioni antimafia abbiano dato esito positivo.
[…] Impregilo effettuerà anche controlli, verifiche e monitoraggi per scongiurare l’intromissione di imprese irregolari, forme
di caporalato o lavoro nero […] L’adesione al protocollo firmato oggi è particolarmente significativa perché testimonia ancora
una volta l’impegno di Impregilo a contrastare quei fenomeni illeciti quali la criminalità organizzata e la corruzione,
nonché a garantire la massima trasparenza ed affidabilità nei sub-appalti”.

Solamente due anni più tardi queste parole assumeranno il sapore amaro della beffa: il 7 luglio 2007, quindici persone
sono arrestate dalla procura di Reggio Calabria con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione.

Secondo i magistrati, le imprese aggiudicatarie versavano il 3% come “tassa sicurezza cantiere”, e spesso avrebbero affidato
a società di riferimento la fornitura di materiale e servizi, talvolta con la mediazione di imprenditori insospettabili capaci
di aggirare le informative antimafia.

Ogni intervento sui cantieri, secondo le indagini, era stato spezzettato secondo il criterio della competenza territoriale:
ai Mancuso, il tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno; infine, ai Piromalli la zona
tra Rosarno e Gioia Tauro. Nell' elenco degli indagati c’è il patriarca Gioacchino Piromalli, 73 anni, vera cerniera
tra gli anni '70 e il 2000 per tutti i lavori pubblici dell’area: dal Centro siderurgico (mai realizzato) al porto di Gioia Tauro,
fino all’autostrada, dalla prima costruzione agli appalti odierni.

Vittime o colluse?

"La 'ndrangheta raggiunge tutte le attività", dichiara alla stampa il procuratore di Reggio Calabria, Franco Scuderi:
"Ci sono facce compiacenti che prestano la loro immagine formalmente pulita per aggirare la normativa antimafia.
Addirittura emerge un quadro secondo cui, dal Nord, le grandi ditte inviano i loro emissari per mediare con la 'ndrangheta,
per ricercare ditte così dette a modo e gradite alle cosche per ottenere forniture di beni, noli di automezzi".

“Intorno all' autostrada non si scatenano soltanto gli appetiti della 'ndrangheta. Ci sono anche gli interessi di imprese
nazionali e internazionali che, nel corso degli anni, si sono aggiudicati i lavori per le grandi opere in Calabria.
C' è la convenienza che ha fatto stringere patti, accordi difficili da rinnegare all'improvviso. Eppure il cambiamento
è un vero cambiamento solo se questi patti verranno sciolti” dichiara il neo procuratore capo di Reggio Giuseppe Pignatone.

Il presidente degli industriali calabresi Umberto De Rose sostiene che qui “le imprese del Nord non hanno dato un buon
esempio", e Confindustria in sostanza usa due pesi e due misure per giudicare i suoi iscritti, espulsione per i piccoli
che si arrendono al pizzo, silenzio per le grandi aziende.

Roberto Di Palma, magistrato della DDA di Reggio, ad un certo punto si è chiesto:
“Imprenditori sottoposti ad estorsione o collusi?”.

Imprese come Condotte ed Impregilo, si legge nel Decimo Rapporto di Sos Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese”,
avevano insediato nelle loro società due uomini che, secondo gli inquirenti, “da sempre avrebbero avuto a che fare
con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche”.
Dalle indagini è emerso che il famoso 3% sarebbe recuperato con “l’alterazione degli importi delle fatture”.

“Né alla società né ai propri dirigenti è mai stato notificato alcun provvedimento da parte della magistratura da cui
si possano desumere rapporti con la criminalità organizzata per l'autostrada Salerno Reggio Calabria”,
afferma Impregilo in un comunicato stampa.

Francesco Falbo, colonnello della Guardia di finanza e responsabile della Dia di Reggio Calabria, racconta in un’intervista
la sua esperienza diretta: “Il sistema funziona così. Il General contractor, in questo caso Impregilo, quando riceve le offerte
deve chiedere alle prefetture l’informazione antimafia. Per forza. La legge lo prevede per certi importi, dai vecchi 300 milion
di lire in su, ma in realtà già per l’A3 Astaldi, la stessa Impregilo e le altre società hanno fatto dei protocolli d’intesa
per importi inferiori […]”.

La migliore sintesi della situazione è però del procuratore capo di Reggio Pignatone: “La Calabria?
Una terra estremamente povera che affoga in un mare di soldi”.

Interesse strategico nazionale

Tutto inizia nel 1997 quando Antonio Rastrelli, presidente della regione Campania per AN, diventa commissario straordinario
per l'emergenza rifiuti. Sulla base di un progetto dell'Enea e per conto del ministro dell'Ambiente del primo governo Prodi,
redige il nuovo "piano regionale per i rifiuti solidi urbani", che prevede la privatizzazione in blocco del ciclo di smaltimento degli Rsu.

Un piano che porterà, grazie ai suoi successori, al dominio monopolistico dell'Impregilo sul trasporto, il trattamento
e lo smaltimento dei rifiuti di tutta la Campania. L’idea è quella di spremere energia dall'incenerimento delle eco balle,
il cosiddetto CDR (combustibile derivato dai rifiuti).

Alle imprese che si aggiudicano gli appalti infatti il governo garantisce il pagamento a peso d'oro di ogni tonnellata
di immondizia bruciata e la possibilità di vendere l'energia ad un prezzo triplo di quello di mercato. Si tratta dei cosiddetti
“Cip 6”, introdotti fin dal 1992 dal comitato interministeriale prezzi, quali incentivi, pagati dalla collettività con la bolletta
dell'Enel (7%), alla produzione di energia proveniente da “fonti pulite e rinnovabili”.

Gli inceneritori regionali vengono gestiti in regime di monopolio dal gruppo Impregilo, che vive uno dei momenti più critici
della sua pur travagliata storia quando è disposto il mega-sequestro di 750 milioni di euro a carico della società.
Il successivo intervento della Cassazione (dopo una camera di consiglio durata sei ore e mezza) salva la società.

Dopo la tragedia della spazzatura napoletana raccontata dai mass media di tutto il globo, Impregilo si trova in una difficile
situazione: da un lato deve proteggere il suo investimento, cioè riscuotere dallo Stato, dall’altro rischia un crollo d’immagine
come imputato di primo piano del disastro campano.

A fine 2007, si arriva ad una intesa col Commissario straordinario, che passa sotto il nome burocratico di “atto ricognitivo”
e che stabilisce il diritto del gruppo a vedersi rimborsati con denaro pubblico i costi sostenuti per realizzare
il termovalorizzatore di Acerra (non ancora ultimato, ma protetto dalla fine di giugno del 2008 dai militari dell’esercito
italiano in quanto “area strategica nazionale”) e i tre impianti per la produzione di cdr di Caivano, Giuliano e Tufino.
In totale fanno 389 milioni di euro.

Chi è Impregilo

La società vanta numeri da primato: un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi
di euro, oltre 10.000 dipendenti, cantieri aperti in tutto il mondo, dalla Nigeria agli Stati Uniti fino alla Cina.

Negli anni tra il 1989 e 1990 Fiat Impresit e Cogefar si fusero in Cogefar-Impresit. Successivamente furono incorporate
anche le società Girola e Lodigiani, diventando Impregilo Spa (Impre-Gi-Lo).
Sono gli anni di Tangentopoli in cui la società è coinvolta a pieno titolo.

Successivamente ancora fu incorporata la società d'ingegneria Castelli e al termine di quel periodo fu nominato quale presidente del gruppo Franco Carraro, già ministro dello Spettacolo, sindaco di Roma, presidente del Milan, del CON
e della Federcalcio fino al 2006 quando si dimette in seguito a “calciopoli”.

Dalla fine del 2005 circa il 30% del capitale sociale è detenuto da Igli SpA dopo l'esercizio dell'opzione call sulle azioni
detenute da Gemina, controllata dai Romiti. Da febbraio 2007 l'assetto azionario di Igli è composto in modo paritetico
al 33%, dalle società Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (Famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti).

Da evidenziare l’importante presenza delle Assicurazioni Generali e ABN AMRO, ottava banca europe
per capitalizzazione ed acquirente del gruppo Antonveneta.

Chi è Condotte Spa

La “Società italiana per Condotte d’acqua” è stata fondata il 7 aprile 1880. In seguito diventa una società per azioni
e viene acquisita dal gruppo IRI-Iritecna. Nel 1997 viene interamente privatizzata. Nel 2000 lo Stato ne celebra i 120 anni
con un francobollo commemorativo in 50 esemplari che rappresenta un ponte realizzato nel ’68 sul fiume Paranà,
in Argentina.

Negli ultimi anni Condotte si segnala come partner fedele di Impregilo dal Mose alla TAV, dalla Salerno - Reggio Calabria
fino al Ponte sullo Stretto.

Il 20 marzo del 2008 si registra il momento forse più imbarazzante della sua secolare storia, quando la prefettura di Roma
decide di ritirare il cosiddetto “certificato antimafia”, mettendo a rischio numerosi cantieri (250 milioni di euro di contratti
ANAS) e la credibilità internazionale dell’azienda.

Condotte incassa comunque grande solidarietà dai “colleghi”. L’Istituto Grandi Infrastrutture (Igi) – che raccoglie
i costruttori di opere pubbliche - dichiara: la vicenda Condotte “riporta l'attenzione sulla normativa antimafia che necessita
di essere aggiornata, centralizzata e supportata da strumenti di tutela sia per le imprese, sia per le stazioni appaltanti”.

Il 18 giugno il Tar del Lazio annulla il provvedimento prefettizio “per un'evidente mancanza di istruttoria e di motivazione”,
oltre che per carenza di “attualità ed adeguatezza alla realtà”.

Appena due giorni prima i carabinieri arrestavano 33 persone nell’ambito dell’operazione della DDA “Bellu lavuru”,
così chiamata da una intercettazione telefonica tra il boss di Africo Morabito (il celebre “tiradritto”) e la figlia Antonia,
che lo chiama in carcere e dice: - quello della statale 106 è proprio un bel lavoro, cioè un ottimo boccone…

Scenario dell’inchiesta, durata circa due anni, i lavori di ammodernamento della statale 106 jonica,
la via che da Reggio conduce in Puglia, chiamata anche la “strada della morte” per i numerosi incidenti stradali.

Le indagini partirono dalla galleria del comune di Palizzi, la cui volta era interamente collassata, per fortuna senza
conseguenze per gli operai. Condotte aveva subappaltato i lavori a due società, ambedue considerate dalla Procura distrettuale
antimafia “creature” della potente cosca di Africo Nuovo. “A febbraio - dicono gli inquirenti - sono state effettuate le prove
di schiacciamento sulle carote in calcestruzzo, alla presenza dei tecnici ANAS e della stessa Condotte, da cui sono emerse palesi
difformità in ordine alla qualità dei materiali posti in opera”, così che Condotte decideva di sciogliere i contratti di subappalto. Appena in tempo...

chiaiano è sola?

L’appello che segue è stato proposto da alcuni giornalisti e scrittori come Guido Piccoli e Maurizio Braucci. Per aderire inviare una mail a antoniabasura@gmail.com

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Chiaiano è sola?

Sono trascorsi alcuni giorni dalle cariche di polizia, dalla tregua stipulata con il sottosegretario Bertolaso e dall’entrata dei tecnici nelle cave per verificarne l’idoneità a ospitare una discarica da 700mila tonnellate. Nell’attesa, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei capannelli che si formano tra i gazebo all’ingresso delle cave, le persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce.
Nei giorni di fuoco della protesta i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di strani e sconsiderati personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra per screditare i più giovani e attivi; insinuando come gli uomini sacrificassero senza scrupoli madri, mogli e figli sulla prima linea delle barricate; diffondendo notizie palesemente false come quella delle bombole del gas legate a un petardo, non confermata neanche dalle forze dell’ordine.
Gli editorialisti “democratici” (inutile soffermarsi sugli altri) hanno sostenuto, come fanno ormai puntualmente quando una comunità si oppone alla devastazione del territorio in cui vive, come sia giusto chiedere questo sacrificio alla gente di Chiaiano, quanto sia dolorosa ma inevitabile la decisione di scaricare i rifiuti nelle cave; con le solite acrobazie verbali, hanno giustificato la violenza sui manifestanti con la presenza di infiltrati o lanciatori di pietre, compatendo le persone “perbene” che protestavano come se fossero in balia di imprecisati manovratori o diabolici facinorosi di strada.
Era accaduto lo stesso a gennaio, a Pianura, nei giorni in cui l’opposizione dura e determinata degli abitanti della zona flegrea aveva impedito la riapertura di una discarica chiusa da tredici anni, un provvedimento che a posteriori è stato unanimemente giudicato deleterio dalle stesse istituzioni. Come a Pianura, anche a Chiaiano il sindaco di Napoli e i componenti del consiglio comunale si sono tenuti a distanza, mostrandosi colpevolmente incerti e confusi sulle decisioni da prendere; la stessa linea ha adottato il governatore della Regione, che ormai da mesi ha abdicato alle sue funzioni per chiudersi in un bunker da cui uscirà solo tra un anno per occupare la sua poltrona nel parlamento europeo. Entrambi si sono limitati ad approvare, e anzi a sollecitare, le misure anticostituzionali adottate dal governo centrale.
Come a Pianura, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono di non fare una discarica in un terreno palesemente non idoneo, già destinato a parco naturale. In cambio ricevono dalle elite intellettuali e istituzionali della città, nel migliore dei casi silenzio e indifferenza, se non esplicito scherno e rimprovero. È questo – l’isolamento, la demonizzazione, il pregiudizio – quello che si merita Chiaiano e con Chiaiano tutta la città?

L’emergenza come tecnica di governo dura in Campania dai mesi successivi al terremoto del 1980. Un dispositivo che consente di espropriare la democrazia ai cittadini per comporre interessi non sempre trasparenti, come emerge da numerose inchieste giudiziarie. Ma se questo è il meccanismo, perché non provare a uscirne con un radicale cambiamento, cercando di restituire democrazia e responsabilità, ma anche le scelte ai cittadini. Oggi la loro protesta non è solo localismo. È anche una reazione a questo esproprio di democrazia.
Nella concezione della stampa, degli intellettuali, della classe dirigente, la parte giovanile e sottoproletaria di questa città appare sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa perché prezzolata da loschi interessi. Al contrario, con i suoi codici e le sue contraddizioni, questa composizione sociale (tutta o in parte) cerca una collocazione nel sentimento civico della comunità, riuscendo finalmente a interagire con altre tipologie di cittadini che si riconoscono in questa lotta.
Si cita spesso la camorra. Come una spiegazione che non spiega molto, perchè non si prova mai davvero a ricostruirne gli interessi. Se analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato di saper entrare nel loro funzionamento (compravendita dei terreni, trasporto dei rifiuti, sversamenti abusivi, ecc.). E se la camorra può far pesare i suoi interessi in queste vicende, le responsabilità non sono certo dei cittadini che protestano ma dei gruppi dirigenti che gli hanno più volte aperto la porta.
Il decreto Berlusconi infine. Si inserisce perfettamente in questa filosofia emergenziale. E lo fa in più punti: nella costituzione di una superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle “inadeguate”, col rischio che queste ultime siano sempre quelle che colpiscono chi ha maggiori poteri e responsabilità nello sfascio; nella possibilità di agire in deroga alle norme igienico-sanitarie e ambientali; nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie di rifiuti speciali e tossici; nello stanziamento senza controllo di altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture senza gara d’appalto; nello stabilire uno stato d’eccezione con norme penali ad hoc per colpire chi protesta. Allo stesso tempo non si aggiunge niente per il problema dello sversamento abusivo di rifiuti tossici, che sembra del tutto rimosso.

Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza! Un piano con dieci discariche e quattro inceneritori è un piano di trent’anni fa… Si è cominciato chiudendo le discariche (come chiedevano le direttive europee) e si finisce col tentativo di aprirne dieci.
Ma se davvero il commissario aveva poteri speciali, negli ultimi mesi avrebbe dovuto ridurre drasticamente gli imballaggi, separare almeno il secco dall’umido per togliere la parte putrescente, provvedere ad allestire impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi polimeri dalla plastica, nuovo vetro. La Sassonia (Ansa, 21 maggio) ci ha appena detto che differenzia “a valle” la nostra immondizia. Percentuali altissime con impianti che potrebbero essere costruiti in breve tempo e con tecnologie molto più semplici degli inceneritori. Perchè non si può virare il piano in questa direzione, visto che questo chiedono le legittime paure delle comunità? E perchè si continuano a fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno; l’unico polmone verde di Napoli, come la Selva di Chiaiano ed altre ancora.
Insomma, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza agli interessi forti, di affermazione del principio di responsabilità per cui chi ha sbagliato (e sono tanti, anche nell’imprenditoria, non solo Bassolino) deve andare a casa.

Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle persone che abitano nella zona delle cave, che animano i presidi e partecipano alle manifestazioni contro la discarica; intendiamo non rimanere in silenzio come i nostri politici e rivolgiamo ai mass media l’esigenza di un racconto dei fatti il più possibile oggettivo, approfondito e non pregiudiziale. Il territorio di Chiaiano non appartiene solo a chi lo abita, ma è un patrimonio di tutta la città e da tutta la città va difeso.

Solidarietà ai cittadini resistenti di Chiaiano

autore:
Michael Vu
Sommario:
Organizziamo un sit-in di solidarietà subito

A Chiaiano, dopo le pesanti cariche di ieri notte, la storia si ripete.

La cronaca su http://www.globalproject.info/art-16076.html

A Padova, Vicenza,Venezia si organizzano sit-in di solidarietà.

E a Roma?
Mobilitiamoci, lanciamo un appuntamento per questo pomeriggio.

Corteo ad Albano: foto e articolo

autore:
comp*
Sommario:
sabato 15 marzo, 800 in corteo

Considerazioni sparse...

forse si aspettava più gente, visto che le iniziative precedenti (assemblee, cene di autofinanziamento, incontri nelle scuole) erano state molto partecipate.
Comunque un buon inizio.
Bandiere arcobaleno a go-go, poco gradite da molti comitati e persone che hanno preso parte al corteo.
Cori e sberleffi nei confronti del PD locale, affacciatosi dalla finestra lungo il corso di Albano come a "benedirlo".
Davanti al comune, il sindaco Mattei si è preso cori e invettive contro la sua ambiguità nei confronti dell'inceneritore, che di fatto fa il gioco di chi lo vuole realizzare.

Vi linko un articolo e delle foto pubblicate sul sito di informazione dazebao.org

Articolo
http://www.dazebao.org/index.php?option=com_content&ta...

Foto
http://dazebaonline.myjalbum.net/ALBANO%20LAZIALE

p.s.: splendido il video autoprodotto "FRATELLI DI TAV" proiettato ieri sera in pre-anteprima al Laurentino 38 Okkupato. Complimenti ai compagni che lo hanno realizzato e a tutti coloro si stanno ancora battendo contro l'alta velocità.

malagrotta 05-08 storia di una battaglia infinita

Scritto da Sergio Apollonio - Rete Naz. Rif.Zero
Saturday 09 February 2008

1) L’ultima crisi di Malagrotta, che dura tuttora e anzi si acuisce pericolosamente, è scoppiata dopo le elezioni regionali del 2005 quando abbiamo “scoperto” le due ordinanze Verzaschi (Assessore alla Sanità e all Ambiente nella giunta Storace), e cioè l’ ordinanza n .14 e la n. 16, entrambe firmate “alla chetichella” il 25 marzo 2005, qualche giorno prima delle elezioni. L’Ordinanza n.14 riguarda l’allargamento di fatto dell ‘ immensa discarica in direzione dell’ abitato di Massimina ( allargamento presentato in maniera involontariamente umoristica come un “Piano per il ripristino ambientale dell’area denominata Testa di Cane”). L’Ordinanza n.16 invece riguarda la costruzione del gassificatore per la produzione di energia elettrica da CDR (combustibile derivato da rifiuti).

2) Da allora è stato un susseguirsi quasi ininterrotto di iniziative di protesta che non sto a descrivere. Il Presidente della Regione e Commissario straordinario all’ emergenza rifiuti, Piero Marrazzo ci ricevette e ci promise formalmente due cose : la sospensione delle ordinanze (confermata dall’ agenzia ANSA e da altre agenzie di stampa) e l’apertura di un tavolo di confronto fra tutte le parti interessate al fine di poter arrivare alla “chiusura del ciclo” con decisioni condivise.

3) Il tavolo di confronto non è mai stato convocato nonostante le innumerevoli sollecitazioni da parte dei comitati . E la sospensione delle ordinanze è stata una sospensione puramente temporanea e di fatto, quasi un “gentlemen’s agreement” (si fa per dire…) fra Piero Marrazzo e Manlio Cerroni (il titolare della discarica e costruttore del gassificatore, all’ interno della stessa). La sospensione dei lavori è durata alcuni mesi. Dopodichè Cerroni ha comunicato tranquillamente a Marrazzo che, scaduta la “pausa di riflessione”, lui avrebbe proceduto alla costruzione del gassificatore conformemente all’Ordinanza n. 16 della giunta Storace.

4) Noi credevamo che bluffasse. Ma quale non è stata invece la nostra sorpresa quando, il 7 gennaio 2006, durante un sopraluogo con la consigliera regionale Anna Pizzo, fondatrice del settimanale “Carta”, abbiamo constatato che i lavori per il gassificatore erano ripartiti alla grande. L’ ampio articolo pubblicato da “Carta” nel gennaio 2006 insieme al servizio fotografico sui lavori diedero uno scossone al solito “ambiente” che tiene sempre le cose importanti sotto il tappeto.

5) Marrazzo da parte sua è rimasto sempre silenzioso (non aveva del resto emanato alcun documento di sospensiva, nè aveva fatto ricorso al TAR come previsto dalle ordinanze stesse in caso di contestazione). E quindi già da prima di Natale 2005 sono iniziati i lavori su grande scala nel sito fra la discarica e la Raffineria di Roma, che si trova lì a pochi metri di distanza. La più grande discarica d’ Italia e d’ Europa e la più più grossa raffineria del Centro-Italia : in mezzo, il gassificatore.

6) Va segnalato il fatto che lo stesso Comune di Roma (X Dipartimento, Servizio VIA-VAS) ) aveva espresso forti e ripetute perplessità sulla localizzazione dell’impianto di gassificazione fin dal dicembre 2003. Le perplessità vertevano sulla concentrazione degli impianti industriali già esistenti in quell’ area e sulla contiguità dell’impianto stesso rispetto alla massa dei rifiuti della discarica (decine di milioni di tonnellate di rifiuti interrate a Malagrotta fin dagli anni 60), situazione che poteva oggettivamente rappresentare un fattore di rischio elevato anche in considerazione del fatto che il gassificatore è un impianto ufficialmente definito come “sperimentale” e che un’eventuale fuga di biogas dalla discarica era suscettibile di provocare una reazione a catena di incendi ed esplosioni con conseguenze imprevedibili. Il X Dipartimento - Servizio Valutazione Impatto Ambientale aveva perciò raccomandato che prima di qualsiasi decisione sulla centrale di gassificazione si procedesse ad “uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta”, cioè di tutta l’area di Malagrotta - Valle Galeria. La Regione non ha ritenuto di dare seguito a questa richiesta del Comune.

7) Va ricordato inoltre che l’area in questione è un “ SITO CLASSIFICATO A RISCHIO D’INCIDENTE RILEVANTE SOGGETTO AI VINCOLI DEL D.L. 334/99 > (SEVESO II)”,

e diversi cartelli collocati su Via di Malagrotta fra la raffineria e il gassificatore in effetti lo ricordano. Fra i vincoli che tale decreto impone c’è anche quello della consultazione della popolazione. Per ogni e qualsiasi nuovo impianto che s’intendesse costruire nell’area la popolazione doveva essere consultata (Art. 23) . Inoltre il decreto prevede che sia predisposto un piano di evacuazione nell’eventualità, appunto, di un “incidente rilevante”.

8) Da segnalare inoltre l’iniziativa avviata dal Comune di Roma fin dal 1997, e che se fosse stata recepita dal Ministero dell’ Ambiente avrebbe potuto essere risolutiva. Si tratta del la richiesta indirizzata al Ministero dell’Ambiente riguardante “l’avvio delle procedure per la dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale” per Malagrotta e la Valle Galeria in considerazione dell’alta concentrazione di attività industriali e del gran numero di cave in tutta la Valle Galeria (v. il volume del Comune “Relazione sullo stato dell’ambiente a Roma - anno 1997”, pag. 251). Inutile dire che anche a questa richiesta non è stato dato alcun seguito.

9) La Rete regionale rifiuti del Lazio ( una quarantina fra associazioni ambientaliste, di difesa dei consumatori e comitati locali) ha formulato fortissime critiche nei confronti della Giunta Marrazzo, dato che i lavori per il gassificatore a Malagrotta sono continuati nonostante le proteste a tutti i livelli, e nonostante che il capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Filiberto Zaratti, avesse dichiarato che sarebbe stato “ un fatto inaudito” se la costruzione del gassificatore fosse andata avanti.

10) La questione Malagrotta è stata anche all’ordine del giorno di una seduta straordinaria del Consiglio Regionale. Ma la cosa si è risolta in quella che gli osservatori hanno definito “una barzelletta” perché Marrazzo non ha voluto che si aprisse il dibattito e ha fatto invece votare una mozione che rimandava il tutto a dopo la presentazione delle sue “linee guida del piano rifiuti. Il dibattito, in effetti, non ha mai avuto luogo. E Marrazzo ha presentato il suo piano al Ministro dell’Ambiente a fine gennaio 2007, confermando sostanzialmente il gassificatore a Malagrotta e l’allargamento della discarica a ridosso dell’abitato di Massimina nella zona denominata “Testa di Cane” (23 ettari, costituiti soprattutto da una grande cava esaurita ) dove il gestore della discarica intende collocare la FOS (frazione organica stabilizzata) e le scorie provenienti dal gassificatore . Di fatto si tratta di un allargamento della discarica, con produzione dei biogas e di percolato, con in più le scorie del gassificatore - che sono rifiuti speciali pericolosi . Da notare che la zona “Testa di Cane” è contigua e confina direttamente con un parco pubblico, il Bosco di Massimina, creato dal Comune negli anni novanta , e che rappresenta l’unico progetto ambientale realizzato finora nell’area.

11) Il Comitato Malagrotta è stato ricevuto in Campidoglio dal Sindaco Walter Veltroni e dall’ “establishment” del settore rifiuti romano il 20 luglio 2007. Nonostante l’ abbondante documentazione preparatoria, l’ incontro ha prodotto un risultato modesto anche se tutt’ altro che insignificante :

l’ applicazione effettiva della ricopertura quotidiana dei rifiuti, prevista tassativamente da un’ ordinanza dello stesso Sindaco come priorità elementare nella gestione della discarica, ma da sempre totalmente o parzialmente disattesa, è che stata finalmente osservata per precisa sollecitazione del Sindaco, e quotidianamente controllata da un alto funzionario del Comune.

12) Disgraziatamente però, qualche giorno dopo questo modesto ma reale risultato positivo, il 24 luglio 2007, Marrazzo ha firmato l’ ordinanza n. 15 per lo smaltimento a Malagrotta di un’ ulteriore enorme quantità di rifiuti - 1.350.000 tonnellate di rifiuti tal quali - violando con ciò la disposizione di legge che prevedeva la chiusura della discarica entro il 31 dicembre 2007 (inizialmente la data limite era stata prevista al 31 luglio 2005…), e prorogando l’ esercizio della discarica fino “alla data presumibile” del 31.maggio 2008, con la prospettiva evidente di altre ulteriori proroghe.

13) La popolazione del quadrante ovest di Roma continua perciò ad essere sotto il peso enorme delle tre “ordinanze – capestro”, la 14 e la 16 (di cui al punto 1), alle quali è stata aggiunta la 15 per dare il colpo di grazia ad una popolazione già oppressa da un inquinamento molteplice dovuto alla concentrazione di impianti industriali, di depositi di carburanti e di cave nell’ area di Malagrotta.

14) La questione della tecnologia del gassificatore in costruzione è stata al centro di una fortissima polemica dato che la tecnologia autorizzata (Thermoselect, una società svizzera) è stata successivamente smentita con dichiarazioni di rappresentanti del COLARI (Consorzio laziale rifiuti do proprietà di Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta e del gassificatore). A quanto pare, dopo il fiasco del gassificatore Thermoselect di Karlsruhe in Germania, che ha dovuto essere chiuso nel 2004 per problemi tecnici e superamento dei limiti delle emissioni consentite, , sono state apportate delle modifiche all’ impianto in costruzione a Roma, ma la variante non è stata sottoposta alla procedura autorizzativa.

15) La questione delle scorie del gassificatore - cioè di questi rifiuti speciali tossici - è tuttora irrisolta data l’ assurdità e l’inaccettabilità dal punto ambientale dell’ ordinanza n. 14, che ne predispone lo smaltimento nell’ area denominata “Testa di Cane”, al di fuori del “polder” e a ridosso dell’ abitato.

Il testo originario dell’ ordinanza prevedeva lo smaltimento in questa zona delle “scorie della termovalorizzazione in ambito regionale”, che comprendeva ovviamente anche le scorie del gassificatore. Tale passaggio è stato successivamente soppresso “dimenticando” però qualsiasi riferimento alle scorie del gassificatore, che invece notoriamente il COLARI intende smaltire in questa zona. Dove pure vorrebbe smaltire la FOS (frazione organica cosiddetta “stabilizzata”, che produce biogas e percolato e che si vorrebbe collocare in quest’ area priva del “polder, il diaframma di protezione in cemento), a due passi da un parco pubblico.

Va ricordato che due precedenti tentativi del COLARI di allargamento di fatto della discarica in quest’area, rispettivamente nel 1997 e nel 1998, furono bloccati dall’ amministrazione comunale di allora. Anche allora si trattava, se non di ritirare, di correggere ed emendare un‘ ordinanza regionale. Il che fi fatto . Non si comprende come l’ attuale amministrazione comunale si dimostri incapace di un intervento simile nel contesto attuale.

16) L’ incontro del 14 gennaio scorso fra i Comitati rappresentativi della popolazione e il Presidente Marrazzo ed i suoi collaboratori per esaminare il drammatico “cahier des doléances” presentato da diversi anni a tutti i livelli, si è risolto in un nulla di fatto e un dialogo fra sordi. Nessuna delle istanze presentate è stata accolta, né il ritiro dell’ ordinanza 14, né il ritiro dell’ ordinanza 15, né, per quanto riguarda l’ ordinanza 16, l’ avvio di quello “studio di sicurezza integrato dell’ area vasta” che era stato chiesto inizialmente dallo stesso Comune di Roma in merito al gassificatore, come previsto espressamente dalla legge (Dlgs 334/99 Seveso II) per le aree a rischio di incidente rilevante. L’ unico spiraglio che è emerso è stata la disponibilità dichiarata da Marrazzo a partecipare ad un prossimo Consiglio del Municipio XVI, sul territorio del quale si trova la discarica di Malagrotta.

17) Il tema dei controlli dell’ inquinamento atmosferico e delle acque superficiali e sotterranee dell’ area di Malagrotta – Valle Galeria è un tema ricorrente nella stampa e nei dibattiti, ma per il quale poco o nulla è stato fatto finora in maniera sistematica e continuativa. Alla base di tutto c’ è la massa gigantesca di rifiuti che è stata smaltita in quest’ area. Nel 2003 il presidente del COLARI, avv. Manlio Cerroni, fece una dichiarazione nella quale ricordava che il suo gruppo, a partire dagli Anni Sessanta, aveva smaltito 50 MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI ROMANI. Da allora questa cifra è certamente aumentata di un’ altra decina di milioni di tonnellate di RSU . E’ indispensabile e urgente, quindi, che un sistema di monitoraggio serio, continuativo e credibile venga implementato nell’ area, dove ancora non c’è neppure una centralina stabile. E dove la prima centralina permanente che finalmente è stata approvata rischia addirittura - per lunghezze burocratiche apparentemente insuperabili - di entrare in funzione non PRIMA ma DOPO l’ avvio del gassificatore, il che sarebbe semplicemente assurdo.

18) Oltre al sistema di monitoraggio in continuo, di cui c’ è un disperato bisogno, occorre anche verificare, in vista del periodo trentennale del “post mortem”( o gestione post-operativa successiva alla chiusura della discarica), la situazione del “polder della discarica stessa - e delle sue eventuali fissurazioni e cedimenti. La questione dell’ inquinamento della falda acquifera dell’ area è sempre stato un tema “tabù”. Ma occorre affrontarlo finalmente e fare le necessarie verifiche ORA, anche e soprattutto in vista della gestione post-operativa e delle eventuali ingenti spese che l’ inquinamento della falda acquifera potrebbe rendere necessarie negli anni a venire.

19) Sul piano legale, i responsabili della Giovi Srl, la società che gestisce la discarica nell’ ambito del COLARI, sono stati coinvolti in diversi processi penali nel corso degli anni. L’ amministratore unico della discarica, ing. Francesco Rando ha già subito due condanne definitive ed è ora imputato in un ulteriore processo per il quale l’ udienza definitiva avrà luogo il 14 febbraio al Tribunale di Roma, ancora una volta per “smaltimento non autorizzato di percolato”. D’ altra parte, i diversi Comitati che rappresentano i cittadini dell’ area di Malagrotta e del quadrante ovest di Roma hanno avviato una causa collettiva, o Class Action, contro la malagestione della discarica ed i responsabili pubblici della situazione attuale e delle conseguenze che essa potrà avere per l’ ambiente e per la salute.

20) Raccolta differenziata porta a porta. L’ avvio del “porta a porta” a Massimina, quartiere prospiciente la discarica dove l’ avvio di questo sistema riveste un significato ovviamente ancora più grande, è finalmente programmato entro febbraio, dopo diversi rinvii. Sarà il terzo quartiere romano, dopo il successo di Colli Aniene (Municipio V) e di Decima (Municipio XII) a sperimentare il “porta a porta”.

Se il successo degli altri due quartieri romani si ripeterà a Massimina, com’è presumibile, e se d’altra parte gli orrendi rifiuti tal quali continueranno ad essere scaricati in massa a Malagrotta, il contrasto plateale fra civiltà e sottosviluppo diventerà brutale, intollerabile. In tali condizioni è del tutto concepibile che l’ opposizione alle “ordinanze – capestro” da parte della popolazione - in particolare l’ultima ordinanza, di Marrazzo, che appare una vera e propria ultima provocazione - si accresca e porti addirittura al blocco dell’ ingresso dei camion in discarica.

[Cagliari, rifiuti] Alcune precisazioni sui fatti del 17 Gennaio al Porto Canale

autore:
AaK

ALCUNE PRECISAZIONI DELL’ASSEMBLEA ANTIFASCISTA KASTEDHU
RISPETTO AI FATTI DEL 17 GENNAIO AL PORTO CANALE (CA)

CRONACA
Il 17 gennaio, in seguito alla notizia dell’arrivo di una nave di rifiuti dall’Italia, circa un centinaio di persone si sono radunate al porto canale. Il presidio era composto da partiti indipendentisti (IRS e Sardigna Natzione), A Foras, a Manca pro s'Indip., Cagliari Social Forum, compagne e dell’AAK.
Il clima era tranquillo, le notizie sull’arrivo della nave erano incerte e non era presente nessun poliziotto in divisa, tranne alcuni in borghese.
Le compagne e i compagni dell’AAK hanno volantinato (vedi https://roma.indymedia.org/node/1374 ) e alcuni presenti alla mobilitazione hanno condiviso l’urgenza di fare chiarezza sull’infiltrazione dei fascisti nelle precedenti mobilitazioni e sulla necessità di contrapporre loro una forte risposta.
Intorno alle 21, un folto gruppo di fascisti (in maggioranza AN), avanzava provocatoriamente con bandiere tricolori e di chiara appartenenza fascista verso il presidio.
Una ventina di antifasciste e antifascisti ha sbarrato loro il passo scandendo slogan e intimandogli di tornare da dove erano venuti. La tensione è salita e un fascista, nonostante la superiorità numerica, ha cominciato miracolosamente a sanguinare dalla fronte!
La reazione dell’IRS è stata di dissociazione unanime da quella che hanno definito “una provocazione contro l’unità di questa lotta”, e mentre si allontanavano velocemente ci hanno accusato di essere antidemocratici e provocatori. Della stessa opinione erano i militanti di Sardigna Natzione, rimasti in disparte, che evidentemente vedevano i fascisti come normali partecipanti alla lotta.

RIFLESSIONI
Cominciamo col dire che non ci sorprende questo tipo di reazione ma ci sembra veramente triste dover ribadire l’ovvio, cioè perché il fascismo vada condannato e i fascisti ricacciati nelle fogne.
Il partiti indipendentisti, abbagliati dalle luci della ribalta, si sono illusi di poter incrementare il proprio seguito contando sull’apporto numerico dei fascisti.
Certo indipendentismo interclassista e qualunquista produce delle aberrazioni come quella che vede sventolare insieme i Quattro Mori coi simboli fascisti.

Contro ogni forma di nocività e contro l’inquinamento delle lotte!

ora e sempre resistenza!

Assemblea Antifascista Kastedhu

Ambiente-Inquinamento-Rifiuti e politica scellerata

autore:
mmmmmm
Sommario:
Rispetto ai problemi dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici il miglior strumento rimane la riduzione dell'utilizzo di energia

Rispetto ai problemi dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici il miglior strumento rimane la riduzione dell'utilizzo di energia anche se prodotta da materiali di scarto (già di per se un materiale di scarto e spreco di energia e risorse = maggiore inquinamento) che nel caso dei rifiuti risiede nella produzione degli stessi e nella successiva eliminazione.
A mio avviso la migliore soluzione dovrebbe essere nella gestione locale dei propri rifiuti così da sensibilizzare i cittadini sul problema.
Al riguardo esistono diverse soluzioni che vanno da sconti (nettezza urbana) per raccolta differenziata (porta a porta) fino al non produrne o riuscire a gestirli li dove prodotti (penso ai contadini che una volta non buttavano niente) con piccoli sistemi di riciclaggio.

Ultimamente dal C.N.R. e da una società privata viene questa invenzione "THOR"
http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
di medio piccola dimensione ma utilizzabile su nave che in Italia sarebbe ottima.
Anche se sono di partenza un po scettico avendo studiato i sistemi di smistamento rifiuti, che spesso richiedono la manualità umana per essere effettuati, una soluzione come questa potrebbe essere utile nell'immediato e per urgenza ed andrebbe presa seriamente in considerazione (io lo farei) ma non bisogna dimenticarsi che è solo un palliativo che potrebbe condurre a una continuazione di scelte politiche cieche e affariste causa prima di uno sfacelo annunciato già dal 1971.

(Premetto che sto cercando di trovare dati e spiegazioni più specifiche sul funzionamento di questo sistema che comunque si prospetta interessante dal punto di vista di gestione decentrata del problema rifiuti.
Finchè non si potrà verificarne la validità prendetelo solo con beneficio d'inventario anche perché il costo spesso non rappresenta la validità.)

Il rifiuto rappresenta la punta dell'iceberg rispetto al depauperamento del territorio causato da uno sbagliato sviluppo economico e sociale.
Il problema rifiuti va quindi inquadrato all'interno di tutto il contesto di riferimento, l'ecosistema terrestre che sta cambiando a causa dell'influenza dell'uomo su di esso.
Le conseguenze saranno gravi e diffuse e finalmente ciò inizia ad emergere internazionalmente dopo tutte le dichiarazioni al ribasso degli anni precedenti.
La politica ha dimostrato di non esistere in funzione degli interessi dei cittadini ma molto più nel perpetuare i propri interessi immediati.

A causa di tali questioni ho vissuto anch'io grosse difficoltà come studioso della materia e per questo vi faro un breve e personale racconto che ad alcuni di voi ho già inviato alcuni giorni fa:

Vorrei permettermi di fare una breve premessa visto che per motivi etici ormai 8 anni fa smisi di preparare la mia tesi e rinunciai a prendere la laurea.
I motivi che mi indussero a tale decisione riguardano l'impossibilità di mettere a frutto le mie competenze di ecologo in modo corretto ed utile contro la mentalità vigente in Italia della mazzetta.
Raggiunsi questa decisione dopo aver prospettato il gioco dell'ecologo a diverse realtà Italiane (questo gioco nato 8 anni fa serviva a velocizzare la consapevolezza del problema ed a preparare le generazioni future ad un nuovo concetto di vivere e di rapporto con la natura) che lavorano nel campo ambientalista per scegliere di diffondere personalmente e capillarmente le mie conoscenze al riguardo (aggiungo che i ragazzi dell'università che hanno presentato un bando nazionale per diffondere tale gioco sono stati esclusi!!!?? ?? e vi farei leggere sia esso che il lavoro svolto dall'ENEA per la regione Lazio su cosa converrebbe fare, alcune parti sono identiche.
Da un po di tempo stiamo girando per presentare e far giocare i bambini dove ci viene richiesto ed abbiamo partecipato a diverse manifestazioni l'ultima in un centro sociale romano per la befana ed abbiamo avuto ottimi riscontri dalle presentazioni fatte da singole persone, studenti universitari, i Grillini romani, alcune associazioni e riviste ambientaliste e non solo. Per saperne di più www.ecoriflesso.org.
Affermo con grande soddisfazione che se oggi l'IPCC può parlare più liberamente dei problemi relativi al cambiamento climatico è grazie a persone come me che portavano mostre sul tema e spiegavano nelle varie realtà frequentate, personalmente, Centri sociali, università, e con articoli su vari liberi media, il disastro incombente.
Non di meno mi preoccupa come si sta evolvendo la situazione.
Alla FAO sentire Bersani elogiare le centrali a Carbone (ha scatenato anche la mia di protesta oltre ai No Coke) o ascoltare adesso la spinta agli inceneritori come soluzione é veramente stupefacente com'è stupefacente l'incapacità degli apparati esistenti di prendersi le proprie responsabilità.
La casta si trova di fronte ad una situazione difficile e se la scienza ha un utilità, dovrebbe lavorare per trovare giuste soluzioni e non per autoaffermazione di se stessa.
Scusate il mio sfogo ma e veramente allucinante quello che accade in questo paese.
http://napoli. indymedia. org/node/ 2235

MANIFESTAZIONE contro il disastro ambientale - 9 Gennaio Napoli

autore:
pulcinella

No alle megadiscariche né a Pianura né altrove!

- Vogliono riaprire una discarica che ha inghiottito per 40 anni i rifiuti della Campania, rimangiandosi le promesse di risanamento!

- Vogliono piantarla in mezzo al parco dei Campi Flegrei, a due passi dall’oasi WWF degli Astroni, compromettendo la salute degli abitanti e danneggiando la nascente economia agrituristica dell’area!

- Facendosi scudo dell’emergenza, vogliono guadagnare due anni di tempo per terminare l’inceneritore di Acerra, un mostro che avvelenerà la provincia di Napoli con fumi nocivi e scorie tossiche!

È ORA DI DIRE BASTA!

Nessun compromesso, nessuna compensazione economica!
La nostra salute e il nostro ambiente non sono in vendita!

IL SITO ALTERNATOVO È LA RACCOLTA DIFFERENZIATA!

Per uscire dall’emergenza occorre avviare subito un programma straordinario per la raccolta differenziata porta a porta, il riciclo dei materiali, la riduzione degli imballaggi

Il commissariato straordinario ed i politici responsabili di questi 15 anni di disastro ambientale devono andarsene a casa

Solidarietà a tutti i cittadini che lottano per il diritto alla salute e la difesa della propria terra

MANIFESTAZIONE – FIACCOLATA

Mercoledì 9 Gennaio 2008 ore 17:30 piazza del Gesù

Cittadini di Pozzuoli, Quarto e Pianura contro la discarica di Contrada Pisani
Cittadini campani contro il disastro ambientale
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