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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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comunisti

"Veniamo da lontano Andiamo lontano" Assemblea unitaria a Roma

18/04/2008 - 18:00
18/04/2008 - 20:00
Sommario:
Assemblea unitaria a Roma - 18 aprile
Promotore evento:
Iniziativa Comunisa
Indirizzo email:

I COMUNISTI
Garanzia di unità
Forza di rinnovamento
Speranza di rilancio
DELLA SINISTRA

ASSEMBLEA UNITARIA
Roma, Venerdì 18 aprile ore 18.00
Sala Geymonat – Via Sante Bargellini, 23 – Metro B Monti TIburtini
Sono invitati a partecipare le compagne e i compagni interessati a portare il loro contributo
Info: lista-con-ic@libero.it 3333541135

ORGANIZZA: INIZIATIVA COMUNISTA

Non votare è un dovere di classe

autore:
Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista)
Sommario:
… per non cadere nella trappola della borghesia — Elezioni: tante facce una stessa medaglia

da Battaglia Comunista, Marzo 2008

La critica marxista dello stato che individua nella democrazia rappresentativa il migliore involucro possibile per il capitalismo (Lenin – Stato e Rivoluzione – Ed. Riuniti – pag. 69), sta trovando anche nella campagna elettorale appena iniziata un’altra puntuale conferma.

Già gli sbarramenti e i premi di maggioranza che consentono di buttare nel cestino parecchi milioni di voti e, nel contempo, di assegnare al vincitore anche per un solo voto la maggioranza assoluta e il fatto che agli elettori non è data neppure la possibilità di

decidere una volta ogni tre o sei anni qual membro della classe dominante [dovrà] mal rappresentare il popolo in parlamento
K. Marx — La guerra civile in Francia — Ed. Riuniti pag. 74

visto che a sceglierli, come nell’ex Unione sovietica, sono le segreterie dei partiti, dimostrano quanto il parlamento sia divenuto, anche dal solo punto di vista formale, poco rappresentativo della volontà popolare.

Ma a dire ancor più del carattere classista dello stato borghese e dell’inganno che nasconde quel che resta del suo involucro democratico, mai come in questa circostanza, sono proprio i programmi elettorali delle diverse forze politiche in campo. Al di là dell’ovvia over dose di demagogia che apparentemente li distingue l’uno dall’altro, in realtà hanno tutti talmente in comune la priorità di preservare gli attuali rapporti di produzione e distribuzione della ricchezza che è pressoché impossibile distinguerli fra di loro e la partita è giocata da tutte le parti degli schieramenti esclusivamente sul terreno mediatico. Basta però spostare anche di poco lo sguardo e l’attenzione dagli schermi televisivi e più in generale dai mass media per rendersi conto di trovarsi nel bel mezzo di una mediocre messinscena in cui a farla da padrona è la menzogna più spudorata.

E’ ormai assodato che, negli ultimi decenni, i salari, gli stipendi e le pensioni sono diminuiti e la povertà è cresciuta costantemente e indipendentemente dall’andamento della congiuntura economia.

Salari, stipendi e pensioni cioè sono diminuiti anche quando il Pil, ovvero la ricchezza complessivamente prodotta, è cresciuto per cui è evidente che la questione salariale, ma meglio sarebbe dire sociale, è un fatto strutturale connesso al processo capitalistico di produzione e distribuzione della ricchezza.

In passato e in particolar modo nelle fasi ascendenti del ciclo di accumulazione del capitale, rendendosi possibili, almeno nei paesi capitalisticamente più avanzati, politiche economiche di ridistribuzione degli extra profitti di origine monopolistica e fra queste il finanziamento in deficit della spesa pubblica a favore di programmi di assistenza sociale quali il Welfare State, le conseguenze della contraddizione che determina la concentrazione della ricchezza in un numero sempre minore di individui sono state alquanto attenuate cosicché la contraddizione è stata nascosta. Ma oggi che a causa della crisi economica il capitale necessita anche dell’ultima briciola di plusvalore estorta alla forza-lavoro e le vecchie politiche di ridistribuzione della ricchezza non sono più possibili, ecco che la contraddizione si svela e con essa anche la natura classista dello Stato, la funzione mistificatrice della peraltro agonizzante democrazia rappresentativa e delle forze politiche che se ne contendono la gestione. Ecco quindi che se i salari sono bassi sia per la destra sia per la sinistra sia per il centro e via elencando, non è perché in questa fase storica povertà e miseria generalizzata sono funzionali alle esigenze di conservazione capitalistica, ma perché l’ economia cresce poco. E l’economia cresce poco perché il sistema paese non è competitivo e quindi perché crescano salari, stipendi e pensioni è necessario innalzare la produttività del sistema che è come dire che se i salari sono bassi è perché si lavora poco. La conclusione comune a tutti è che occorre maggiore flessibilità, più disponibilità a svolgere il lavoro straordinario e soprattutto un modello contrattuale che leghi direttamente le diverse componenti del salario agli incrementi della produttività non altrimenti definita, in modo che possa comprendervi sia gli incrementi della produzione di merci ottenuti grazie all’introduzione nei processi produttivi di tecnologie più avanzate sia mediante il prolungamento della giornata lavorativa.

In tal modo è che per la forza-lavoro non c’è via scampo: il costo dell’accresciuta competizione internazionale deve ricadere soltanto su di essa. E ciò vale per tanto per il PD di Veltroni che per il PDL di Berlusconi come stanno lì a dimostrare i rispettivi programmi elettorali che su questa questione sono l’uno la fotocopia dell’altro. Né nella sostanza è diverso il programma elettorale della Sinistra arcobaleno, quella che aspira a diventare la nuova sinistra. La rinomata ditta Bertinotti e Co, alla riduzione delle imposte su salari stipendi e pensioni, promessa anche da PD e Pdl che, come abbiamo già visto nello scorso numero di Bc altro non sarebbe che il trasferimento di quote di salario indiretto sul salario diretto (vedi in Bc 2/2008 l’articolo L’annunciata caduta del governo Prodi), aggiunge anche il ripristino della scala mobile. Verrebbe di dire: finalmente qualcuno si è accorto che non vi relazione fra la crescita dell’ inflazione e i salari visto che la prima corre a velocità astronomica, mentre i secondi sono fermi al palo da circa venti anni. Ma ecco che appena la proposta viene definita in dettaglio si capisce che si tratta di un altro specchietto per allodole. La nuova scala mobile, infatti, dovrebbe funzionare così. Assunto come base 100 il livello dei prezzi al primo gennaio, alla fine dell’anno dovrebbe esserci un recupero automatico dei salari, stipendi e pensioni in ragione direttamente proporzionale al tasso di inflazione registrato nell’anno trascorso e all’entità del salario. Così, per esempio, se il prezzo del pane alla fine dell’anno sarà aumentato del 10 per cento, chi percepisce un salario pari a 100 recupererà per intero l’inflazione, mentre chi percepisce un salario, per esempio, pari a ottanta, recupererà sì il 10 per cento del salario ma solo l’otto per cento dell’inflazione. Per non dire poi che, non mettendo in discussione la modifica dell’attuale sistema di calcolo, nonostante anche l’Instat ormai riconosca che tra il tasso d’inflazione ufficiale e quello reale vi è una differenza di almeno cinque punti percentuali, il recupero ammonterebbe a poche briciole e che, avvenendo a posteriori, la riduzione della perdita netta risulterebbe del tutto simbolica.

Votare dunque? E per chi e per cosa se non per la perpetuazione dell’inganno?

Negli scorsi giorni perfino il presidente della Federal Reserve, Bernake, ha ammesso che dietro l’angolo si profila lo spettro della più grave crisi economica e finanziaria degli ultimi 25 anni; altri analisti vanno oltre e annunciano come prossima una vera e propria catastrofe.

E’ davvero pensabile che il buonista Veltroni, l’unto del signore e tutta la variegata fauna politica che ruota loro attorno ignori il vero stato delle cose?

E’ evidente che no, è evidente che mentono.

Pertanto votare per uno di loro è solo un modo per scegliere una stessa politica: quella della borghesia per scaricare il salatissimo conto della crisi sui lavoratori. Non votare è dunque un preciso dovere di classe, un modo per cominciare a dire no al capitale e sì alla ripresa della lotta in difesa dei propri autonomi interessi di classe.

Grave attacco alle libertà “democratiche”!

autore:
Armeno
Sommario:
Ieri mattina, 05.03.2008, quattro volanti dei Carabinieri hanno fatto irruzione nella sede del Partito dei Carc di Napoli Ponticelli e della Casa del Popolo.

PERQUISIZIONE AL PARTITO DEI CARC!

Grave attacco alle libertà “democratiche”!

Ieri mattina, 05.03.2008, quattro volanti dei Carabinieri hanno fatto irruzione nella sede del Partito dei Carc di Napoli Ponticelli e della Casa del Popolo.

Con la scusa di ricercare stupefacenti hanno messo a soqquadro l’intera sede, rovistando tra striscioni, volantini, manifesti, documenti politici e i moduli per la raccolta firme per le prossime elezioni politiche. Per giustificare questa perquisizione in grande stile e fatta d’urgenza senza permesso dell’autorità giudiziaria hanno infine condotto in questura un simpatizzante del quartiere presente nella sede della Casa del Popolo trovato in possesso di marijuana.

Oggi, 06.03.08, a Quarto di Napoli i Carabinieri con fare provocatorio hanno fermato due compagni dei CARC e un simpatizzante, che dopo aver raccolto le firme per le elezioni stavano chiacchierando nell’atrio del portone della propria abitazione, chiedendo loro i documenti personali e dell’auto. Infine hanno giustificato la provocazione dicendo che stavano cercando una persona alcolizzata.

La cosa non ci sorprende!

- Nel febbraio 2006, in prossimità delle elezioni amministrative e dopo le perquisizioni a nostro carico del 1999 e del 2003, Paolo Giovagnoli, il novello Torquemada, sguinzagliò la Digos in tutte le case dei candidati del Partito dei Carc sequestrando materiale politico e in particolare materiale elettorale (moduli raccolta firme, simboli, bandiere, ecc.) e materiale informatico utile e necessario per portare avanti la nostra propaganda elettorale.

- Sempre nel 2006 a Napoli si cercò di far saltare la nostra lista con la scusa che alcuni dei nostri candidati in passato erano stati condannati o inquisiti. Per che cosa?

Alcuni per reati comuni: la borghesia prima costringe una parte delle masse popolari a condizioni di miseria, abbrutimento ed emarginazione e poi o li reprime oppure li usa come manovalanza per i suoi affari sporchi, per lucrare sulla loro cura e “reinserimento”, per guadagnare sul loro abbrutimento. Quando invece quelle stesse masse, quegli stessi disperati alzano la testa e cercano di uscire dalla loro situazione, quando sono organizzati dai comunisti anziché dalla Chiesa cattolica, dalla criminalità organizzata o dai fascisti, quando iniziano a lottare contro la società che li ha gettati in quella condizione anziché sprofondare nell’abbrutimento o sperare nel regno dei cieli, allora li denigra in ogni modo.

Altri per reati d’opinione e politici, cioè per aver promosso, organizzato e partecipato alle lotte dei lavoratori e delle masse popolari contro lo sfruttamento, la rapina e l’arbitrio dei padroni e per togliere ai padroni il potere di sfruttare e rapinare gli operai e gli altri lavoratori, di devastare l’ambiente e di seminare guerra e miseria, quindi per costruire una nuova società diretta da e per i lavoratori e il resto delle masse popolari. Quindi per lo stesso motivo per cui sono stati inquisiti gli autoferrotranvieri di Milano, gli operai della FIAT SATA di Melfi, i compagni di Potere Operaio della FIAT di Pomigliano d’Arco, i compagni del comitato No Dal Molin di Vicenza, per cui il 12 febbraio del 2006 sono stati arrestati 15 supposti membri del Partito comunista politico-militare e dei Comitati Proletari per il Comunismo, per cui sono stati perquisiti i portuali di Gioia Tauro, per cui sono stati condannati a 4 anni gli antifascisti di Milano, a 7 anni i compagni che nel 1999 manifestarono a Firenze contro la guerra di aggressione alla Jugoslavia, a 12 anni i manifestanti contro il G8 di Genova, per cui sono sotto processo a Cosenza i compagni di Sud ribelle, per cui i sindacalisti onesti, le avanguardie di lotta, i comunisti vengono espulsi dai sindacati di regime. Tutte le liste dei partiti borghesi a Napoli erano composte da persone che avevano riportato condanne o sono inquisite per corruzione, concussione, mafia, falso in bilancio e simili: del resto anche il Parlamento è pieno zeppo di ladri, truffatori, mafiosi.

- Il mese scorso, un’altra volta a pochi mesi dalle elezioni, ci è arrivata, dopo ben cinque anni, la notifica di fissazione dell’udienza preliminare per l’ottava inchiesta aperta a carico del nostro partito e dei suoi simpatizzanti (la famigerata inchiesta Giovagnoli). L’udienza si terrà il 13 maggio, un mese dopo le elezioni.

- Sempre a Napoli durante la lotta contro la riapertura della discarica di Pianura i nostri compagni, in prima fila nella lotta e punto di riferimento per le masse della zona, sono stati minacciati da fascisti e camorristi che andavano a braccetto con le forze dell’ordine.

Perché questo nuovi e ulteriori attacchi?

Il motivo è semplice.

- Impedire al nostro partito (uno dei pochi costretti a raccogliere le firme) di presentarsi alle elezioni visto che nonostante i mille cavilli burocratici che “democraticamente” ostacolano la partecipazione delle masse popolari alla competizione elettorale, a Napoli abbiamo quasi raggiunto il numero necessario di firme e pochi giorni fa abbiamo presentato il nostro simbolo “Lista comunista per il Blocco Popolare” al Ministero degli Interni.

- Fare terra bruciata intorno al nostro partito, indurre i lavoratori e le masse popolari a tenersene ben lontane: se non bastano le ripetute inchieste per “terrorismo” perché dopo averci conosciuti nelle lotte e nelle mobilitazioni vari lavoratori ci dicono “se i terroristi sono come voi, ci vanno bene”, se non basta l’accusa di avere in lista dei “condannati” perché le masse popolari o almeno la parte più battagliera di esse sa che non tutti i condannati sono uguali, adesso ricorrono all’insinuazione che abbiamo a che fare con l’uso e, perché no, lo spaccio di sostanza stupefacenti!

Questo ennesimo attacco contro il nostro partito conferma l’importanza dell’irruzione dei comunisti nel teatrino della politica borghese per accumulare forze rivoluzionarie: al di là della forza che ostenta, in realtà la borghesia è debole, teme i comunisti perché essi, in ogni ambito in cui intervengono, promuovono, orientano e organizzano la mobilitazione delle masse popolari contro lo sfruttamento, la miseria, la guerra, e il degrado, promuovono la riscossa contro la classe di assassini che ci governa, contro il loro criminale ordinamento sociale e contro i politicanti che lo sostengono; ha paura che i comunisti irrompano nel teatrino della politica borghese e lo trasformino da strumento per imbrogliare le masse in arma delle masse contro la borghesia.

Questo ennesimo attacco contro il nostro partito dimostra che la borghesia usa ogni mezzo per tenere fuori i comunisti e quindi le masse popolari dal suo teatrino: dove non bastano gli intralci e i cavilli burocratici, usa la repressione, l’insinuazione, la menzogna.

Per la borghesia è legale o comunque tollerabile e al più un “incidente” tutto ciò che le permette di mantenere il suo dominio, di fare buoni affari, di accumulare profitti: dai massacri contro le masse popolari in Iraq, in Afghanistan, in Libano e in Palestina alle stragi sul lavoro come quella della Truck Center di Molfetta e della Thyssen-Krupp di Torino, dalla devastazione dell’ambiente alle stragi come quella avvenuta nei giorni scorsi nei pressi di Fiumicino, dove due donne e tre bambine sono morte travolte da alcune auto in corsa, perché non c’erano i soldi per costruire neanche uno straccio di marciapiede dove aspettare lo scuolabus!

Per le masse popolari, è legittimo tutto ciò che è conforme ai propri interessi anche se non è legale, cioè anche se non è conforme alle leggi borghesi, alle leggi di quelli che comandano nel nostro paese, alle leggi di quelli che sfruttano, rubano, opprimono, reprimono e saccheggiano, alle leggi di quelli che misurano tutto in termini di soldi e vorrebbero che tutti si regolassero come loro, secondo la loro gretta e ristretta mentalità.

Non ci tireremo indietro nemmeno davanti a queste ennesime provocazioni!

Facciamo appello a tutti i lavoratori, disoccupati, studenti, casalinghe e pensionati affinché appoggino e collaborino con la Lista Comunista per il Blocco Popolare in tutte le città dove siamo presenti. Firma e fai firmare, raccogli sottoscrizioni, partecipa alle riunioni dei comitati elettorali, fai girare la voce che i comunisti partecipano alle elezioni.

Per promuovere la riscossa delle masse popolari!

Per difendere senza se e senza ma i diritti conquistati e conquistarne di nuovi!

Per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

NO ALLA PERSECUZIONE DEI COMUNISTI!

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