Filo diretto

9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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contratto

SCIOPERO NELLE COOP. SOCIALI: FOTO DELLA MANIFESTAZIONE

autore:
comiromanord
Sommario:
LO SCIOPERO NELLE COOPERATIVE E' STATO UN SUCCESSO

Si parla di circa trentamila adesioni allo sciopero nazionale indetto dai sindacati CGIL CISL e UIL e da altri sindacati di base.
Un’adesione storica come mai vi era stata. In piazza Venezia erano migliaia e migliaia di persone provenienti da varie regioni italiane. Ma i grandi mezzi di informazione hanno scandalosamente bypassato questo evento.
Per ovviare a questa grave carenza di informazione potete trovare foto e presto anche video su www.ciardullidomenico.it

Contratto dei metalmeccanici: la madre di tutti i bidoni

autore:
Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista)

“Abbiamo fermato l’assalto dei padroni!” tuona il segretario FIOM Rinaldini. Se non si parlasse della vita reale, la frase suonerebbe ironica, perché i padroni hanno avuto di tutto e di più.

Federmeccanica l’ha avuta vinta sull’allungamento del ccln a 2 anni e mezzo (contro i 2 precedenti) e sui 44 mesi – anche non consecutivi – dei contratti temporanei prima del “tempo indeterminato”, con la possibilità di prorogarli di altri 8 mesi per i contratti a termine.

Allo stesso tempo aumentano le ore straordinarie comandabili dalle aziende, o detta altrimenti, i giorni – sabati – da lavorare (5 nelle aziende con più di 200 dipendenti e 6 nelle altre). Salta anche la definizione di produzione stagionale – es. i gelati – come paravento per l’uso massiccio dello straordinario. In pratica, l’orario plurisettimanale, mai messo in discussione dai sindacati!, è esteso e allungato (altre 64 ore) a tutti. Se non bastasse, è di fatto inserita la possibilità di imporre la turnazione su 18 turni settimanali e non su 17, come alla FIAT di Melfi. Aumenta, inoltre, il periodo di prova per i neoassunti, giusto per rafforzare un altro po’ l’arma del ricatto e del controllo padronale.

Sempre per quanto concerne l’orario, gli straordinari, già detassati dall’accordo sul Welfare del Luglio scorso tra I Gatti e le Volpi imprenditorial/governative/sindacali, ora vengono pagati di meno: la maggiorazione dello straordinario passa dal 30-50% al 15-25%.

Dunque, anche riguardo la parte economica siamo in linea (peggiorativa) con i contratti chiusi negli ultimi anni. I 127 euro (lordi) al V° livello diventano in realtà 70/80 netti per la maggioranza dei lavoratori inquadrati al III° livello e comunque spalmati in 2 anni e mezzo: se si pensa che Federmeccanica offriva 120 €, è facile capire come dopo decine di ore di sciopero si sia portato a casa ben poco, se non, oltre al danno, la beffa.

Gli operai “strappano” l’inquadramento unico con gli impiegati, cioè, in sostanza, un giorno di ferie in più all’anno per chi ha più di 10 anni di anzianità (nella stessa azienda) e 55 anagrafica (5 giorni, con 18 anni di anzianità) — ma calcolati dall’1-01-2008! — e qualche ora di permessi retribuiti (fatte salve le ovvie “ compatibilità aziendali ” e un tasso di “assenteismo” generale basso, stabilito cioè dall’azienda).

Confindustria è stata cinica e chiara: d’ora in poi più peso ai contratti aziendali, questo è stato l’ultimo accordo nazionale. Tornano in pratica le infami gabbie salariali, frantumando e indebolendo ancora di più la classe operaia. La necessità del capitale di fare profitti, fronteggiando la difficile concorrenza internazionale, è all’origine di questo attacco al salario, dell’allungamento dell’orario, dell’aumento della intensità del carico di lavoro e della flessibilità; d’altra parte, nel capitalismo “globalizzato”, la classe operaia mondiale è messa in concorrenza, al ribasso: per questo, le condizioni di lavoro devono tendenzialmente avvicinarsi a quelle dell’operaio cinese, e il contratto va in questa direzione

Dobbiamo respingere con forza questo accordo, denunciando il ruolo del sindacato, compagno di merende del padronato. Solo la lotta dal basso, fuori e contro la gabbia sindacale, che cerchi di collegarsi con le altre realtà del lavoro, può ostacolare concretamente l’offensiva padronale. E’ un primo passo, necessario ma non sufficiente. Occorre mettersi nella prospettiva del superamento di questo sistema economico-sociale basato sul nostro sfruttamento: solo così la nostra lotta, i nostri sacrifici avranno un senso compiuto.
Lavoratori metalmeccanici internazionalisti di Battaglia Comunista

L’azienda aretina per la mobilità cambia il contratto

autore:
Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista)
Sommario:
I sindacati protestano ma non troppo

Nelle scorse settimane i lavoratori dell’Azienda Aretina per la Mobilità hanno dato vita ad un blocco totale del servizio di trasporto per 24 ore consecutive (sulle inizialmente proclamate 48) senza cioè il rispetto delle cosiddette fasce di garanzia, in seguito al loro passaggio contrattuale in LFI ( linee ferroviarie italiane ) con la relativa perdita secca di salario — 150 euro mensili — e normativa circa orari, nastri lavorativi, riposi etc. Il tutto nel quasi totale silenzio generale al di fuori del territorio interessato.

Lo sciopero ha visto una partecipazione massiccia dei lavoratori — circa 270 — ed un fronte unico di tutti i sindacati.

Come candidamente hanno sostenuto gli stessi confederali, in questione non era il passaggio contrattuale in sé quanto la modalità con cui è stato eseguito, cioè in modo unilaterale e senza preavviso da parte della Direzione, scavalcando gli stessi dopo i primi infruttuosi colloqui.

A quanto pare la stessa direzione avrebbe poi accettato di fare un mezzo passo indietro e cogestire tale percorso obbligato coi sindacati.

A riprova di quanto sosteniamo da tempo, il sindacato si oppone solo quando non è cooptato nelle stanze dei bottoni, e comunque in modo più formale che reale, e sempre per far sbollire la sacrosanta rabbia dei lavoratori.

Ovviamente noi comunisti salutiamo con favore ogni momento di lotta dei lavoratori seppur parziale, timido e non adeguato all’attacco portato avanti dal padronato a riprova dell’estrema difficoltà odierna a muoversi anche sul solo terreno rivendicativo. La lotta dei tranvieri aretini non sarà certo l’ultima; il processo iniziato nei trasporti da almeno un decennio va verso lo smantellamento del servizio pubblico con esternalizzazioni, riduzione del salario diretto ed indiretto del personale, costante sotto-organico dello stesso, aumento delle tariffe etc. ( purtroppo nel settore specifico non si può delocalizzare all’estero…). Le grandi città come Milano, Roma o Firenze sono già all’avanguardia in questo ambito, le piccole seguiranno inevitabilmente a ruota.

Nella vicina Firenze invece due aziende metalmeccaniche — Zanussi ed Electrolux — delocalizzano sul serio e lasciano senza lavoro alcune centinaia di lavoratori; anche qui vertenze separate, desolanti cortei sindacali in rassegna davanti a sindaci, prefetti e vescovi affinchè “ facciano qualcosa”. L’unica differenza è la maggior eco mediatica; ci pare proprio allo scopo di indurre la seguente riflessione tra i lavoratori “eh sì, è un mondaccio, guarda quante cose brutte possono accadere… è bene tenersi stretta senza protestare troppo la nostra propria piccola oasi di tranquillità, noi che ce l’abbiamo ancora”.

I lavoratori, per ora, sembrano ancora rinchiusi nel loro orticello aziendale, prima ancora che di categoria anche quando si muovono per opporsi sul piano esclusivamente di difesa. Ma come si dice i tempi — capitalistici — stringono…

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