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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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intifada

Corteo per la Palestina a Torino

autore:
intifadasupporter

Qualcuno si sta organizzando da Roma per andare il 10 maggio a Torino al corteo? Treni, pullman..?

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I nuovi "cani del Sinai" (sul boicottaggio della Fiera del Libro 2008)

«"Fare il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato oscilla tra "correre in aiuto del vincitore", "stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti".
Sul Sinai non ci sono cani.»

Con queste note, lo scrittore Franco Fortini introduceva un suo libro miliare, dentro un clima anticipatore da primo "scontro di civiltà"; una pietra ancora aguzza e tagliente da scagliare contro i nuovi "Cani del Sinai". Come annotava egli stesso, un libro scritto a “muscoli tesi, con rabbia estrema” nell’estate del ’67 a ridosso della “guerra dei sei giorni”, I cani del Sinai è un libro contro: contro “quanti amano correre in soccorso ai vincitori”, contro “il diffuso e razzistico disprezzo antiarabo”, contro “l’esaltazione della civiltà e della tecnica ‘moderne’ incarnate in Israele”. Una testimonianza in cui, senza nulla cedere al ricatto della letteratura-di-giustificazione, delineava il perché e il come lui, ebreo italiano, non sentiva nessun bisogno di "correre in aiuto del vincitore".
40 anni dopo, ci manca proprio un Fortini, in un frangente come questo, così sovrappopolato di nuovi cani del Sinai... tutti in fila a battersi per un posto al sole nel palcoscenico ben addobbato dell'obbedienza-virtù, sgomitando per farsi vedere e ben volere dai padroni di turno: Fassino, Bertinotti, Battista, Chiamparino, Younis Tawfik, Gabriele Ferraris, Ernesto Ferrero... In alto e in basso con ruoli intercambiabili tra politica , amministrazione e media. Sappiamo bene che la lista è ben più lunga e che tanti altri non vedono l'ora di accodarsi alla sfilata di chi ama "esibire nobili sentimenti".

In un quadro così desolante merita davvero un encomio la presa di posizione limpida e senza fronzoli di un Gianni Vattimo, una posizione che in molti condividiamo ma che difficilmente avremmo possibilità di esporre nella odierna telecrazia. Non male! Ci andava un Filosofo per ricordare queste quattro banalità in croce: che Israele è uno stato di apartheid; che da anni la sua politica lavora ad un lento e politically correct (se possibile) genocidio dei palestinesi; che sulla Shoa è stata costruita una vera e propria industria della ricompensa; che invitare Israele nel 60° anniversario di fondazione di uno stato che per milioni di persone ha significato"catastrofe" (Nakba) è un atto politico.
Che quindi, boicottarne lo svolgimento è un atto politicamente legittimo e moralmente giusto!
Ci voleva un personaggio della notorietà di Vattimo per ricordare queste semplici verità. Anche questo è misura della melma in cui nuotiamo.

Storia di una polemica: "Israele non si tocca!"
In città tutto era partito da un'obiezione di basso profilo di un esponente dei Comunisti Italiani (poi prontamente ri-modellata). Apriti cielo! Tanto e bastato: Israele non è questionabile! Questo il messaggio che deve passare.
Da quel momento e da un tentativo d'appello fallito, è partita una propaganda (questa sì) d'odio cui tutti sentono il bisogno di partecipare. In questione è l'allenza strategica, politica e militare, con Israele quale avamposto dell'Occidente. Un'allenza siglata qualche anno fa anche con accordi di intesa militare. S'inivita Israele ad una vetrina di cultura per promuoverne la sempre più discussa legittimità politica. Altro che Autonomia del culturale!

La casta intellettuale tra orientalismo e razzismo
I peggiori opinionisti di una battaglia politica e culturale che tra i pasdaran d'Israele a volte sfiora l'isteria vanno proprio rinvenuti tra gli intellettuali di casa nostra. Spesso ignoranti in materia storica, conoscono un solo ritornello "non dimentichiamo la Shoa!".
Emblematica a questo proposito la posizione di un Valentino Parlato (tra i fondatori de Il Manifesto), affaticato nell'accampare giustificazioni debolissime riguardo l'errata scelta del boicottaggio. L'intervento del Parlato ha almeno avuto il merito di scoperchiare una pentola: numerose lettere di lettori del quotidiano (a partire dal suo competente collega Michele Giorgio) hanno protestato e argomentato, molto meglio di lui, sull'innopportunità di un invito e la legittimità di un boicottaggio.
"Non dimentichiamo la Shoa!". E chi vorrebbe dimenticarla. Certo non quelle sacche di resistenza che continuano a indicare e praticare l'antifascismo. Quelle stesse che oggi intendono boicottare una scelta sbagliata. A pochi viene in mente di chiedersi come mai i fascisti di ieri siano oggi tutti così intransigentemente filo-sionisti.

Nella bassezza delle loro giustificazioni, gli ampi numeri dell'intellettualità italiana, impregnati di orientalismo fino all'osso non disdegnano neppure - neanche sembrano accorgersene - il più bieco discorso razzista. La Lega degli Scrittori Giordani che ha invitato al boicottaggio con tanto di lettera sarebbe "fantomatica" mentre l'idea di invitare scrittori palestinesi apparirebbe "ridicola" ai nostrani "guardiani della democrazia".

InfoAut

10/5 Corteo nazionale a Torino: Free Palestine

autore:
Free Palestine

Sabato 10 Maggio 2008
Torino

Corteo nazionale

DA CHE PARTE STARE NOI LO SAPPIAMO

Boicotta Israele
Sostieni la Palestina

Tutte le informazioni su:
http://freepalestinetorino.blogspot.com/
http://www.infoaut.org/

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APPELLO PER LA REVOCA DELL'INVITO A ISRAELE

Per la revoca dell'invito allo stato d'Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro (appello)

La fondazione di Israele, proclamata il 15 Maggio 1948, è avvenuta in seguito alla cacciata degli abitanti Palestinesi dalla terra su cui il nuovo Stato è sorto. Tale drammatico evento, il "Nakba", è iniziato nel dicembre 1947, ed alla proclamazione dello Stato Ebraico erano già stati espulsi dalle loro case centinaia di migliaia di palestinesi; creato lo stato, una delle prime preoccupazioni fu di rendere loro impossibile il ritorno alle proprie case e ai propri campi, ed altre centinaia di migliaia di persone furono cacciate in seguito.

(Vedere B. Morris, The Birth of the PalestinianRefugee Problem Revisited, Cambridge University Press, Cambridge, 2004; Ilan Pappé, The Ethnic Cleansing of Palestine, Oneworld Publications, Oxford, 2007).

Questa azione di "pulizia etnica" continua tuttora, dopo 60 anni.
Prosegue in Cisgiordania; le città di Hebron e Gerusalemme sono solo un esempio. Muro e blocchi stradali impediscono la normale vita quotidiana ed ostacolano lo sviluppo economico, causando un'emigrazione forzata. Il Muro esclude dai confini di Gerusalemme almeno 50.000 palestinesi ai quali finora Israele aveva concesso la carta di identità dei residenti.

Dal 23 febbraio al 3 marzo, il feroce attacco israeliano a Gaza ha provocato 130 morti. Un ministro israeliano ha minacciato, per la Striscia di Gaza, uno sterminio.
Gaza, oggi, continua ad essere sotto assedio; nemmeno ai malati è concesso di uscire, per essere curati. Sul periodico medico The Lancet del 2-8 febbraio 2008, Jan McGirk scrive della morte di un ventunenne affetto da seminoma: "attraversare Erez, il valico con Israele, che è l'unico punto da cui si può uscire da Gaza, era un problema: i medici l'avevano giudicato troppo debole per affrontare l'interrogatorio al confine. A novembre, è deceduto per metastasi al fegato. Negli ultimi sei mesi sono deceduti almeno altri 20 pazienti in condizioni critiche; ai posti di blocco, nei letti degli ospedali di Gaza, o a casa, in attesa del permesso di uscire". E prosegue, citando la dichiarazione di Margaret Chan, direttrice generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, "preoccupano particolarmente i frequenti tagli all'elettricità e la limitazione del carburante per far funzionare i generatori degli ospedali: ciò arresta il funzionamento delle unità di terapia intensiva, delle sale operatorie, dei reparti di pronto soccorso".
Ai pazienti della Striscia è stata anche ridotta la dialisi, indispensabile alla vita dei malati con
insufficienza renale: Israele vieta l'ingresso dei pezzi di ricambio per le apparecchiature sanitarie.
La giornalista di Lancet riferisce ancora che i bambini sottopeso fra i 9 e i 12 mesi di età sono
aumentati del 60%; questo dal giugno del 2007, quando si è stretto ancora di più l'assedio. Il World Food Programme riferisce che, a Gaza, il 77,5% dei bambini fra i 9 e i 12 mesi sono anemici.
A Gaza, a settembre, i bambini sono andati a scuola senza libri: Israele non permetteva che nella Striscia entrasse la carta. Tuttora, nelle scuole di Gaza mancano l'elettricità, il Riscaldamento, i materiali didattici indispensabili.

Torino, che con la Città di Gaza è gemellata, su tutto questo tace.

Come se non bastasse la Città di Torino, insieme alla Regione Piemonte e alla Provincia di Torino, ha deciso di invitare Israele come ospite d'onore alla Fiera del Libro per celebrare i 60 anni dalla sua fondazione. Gli organizzatori dichiarano che la Fiera ha carattere "esclusivamente culturale", ma la cultura non può essere scissa dalla politica.
Questa decisione in sede locale va nella stessa direzione della politica dei governi italiano e europei e dell'Unione Europea che continuano ad essere complici della violazione dei diritti storici del popolo palestinese, dando invece il proprio sostegno al governo e all'esercito di Israele: basti pensare all'accordo di cooperazione militare Italia-Israele, all'embargo imposto dopo le ultime elezioni politiche in Palestina, allo status di nazione privilegiata riconosciuto a Israele dall'Unione Europea nonostante la clausola che subordina questo fatto al rispetto dei diritti umani...

Anni fa, così aveva detto Sandro Pertini, in un messaggio di fine anno: "Ho visitato (...) i cimiteri di Chatila e Sabra. È una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quel massacro orrendo. Il responsabile di quel massacro orrendo è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di quel massacro fatto. È un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando della società".

Noi misuriamo dalle parole dell'allora Presidente della Repubblica l'enorme regresso delle
istituzioni italiane. Altro ci saremmo aspettati da una città di tradizione antifascista.

In molti si stanno muovendo per contrastare questa politica di normalizzazione; l'accettazione di fatto dei crimini dello Stato d'Israele.
La mobilitazione contro la Fiera del Libro, oltre ad essere un dovere etico e politico, fa onore a chi sta lottando quotidianamente in Palestina contro questa ennesima tappa di pulizia etnica.
Il 29 marzo 2008 piazza Castello sarà la sede per manifestare il proprio sostegno al popolo
palestinese che il giorno dopo commemora "La giornata della Terra".

Il 30 marzo del 1976 furono uccisi, per mano dei soldati israeliani, sette giovani palestinesi
cittadini dello Stato d'Israele, che manifestavano pacificamente contro l'esproprio, da parte del governo israeliano, di terre dei palestinesi in Galilea e nel Neghev. Da allora, ogni anno, il 30 marzo, tutti i palestinesi commemorano quell'eccidio per ricordare e denunciare al mondo intero la loro condizione di Popolo senza Terra e senza Diritti.

Assemblea Free_Palestine - Torino

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