Filo diretto

9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

Repost (Copia & Incolla da altri media)

Guerre Globali

Contro la guerra, sia la guerra!

Autore:
Neguer
Immagine5:
Contro la guerra, sia la guerra!
Sommario:
Onore ai partigiani!

Quest'immagine è uno spunto di riflessione e sono certo che non tutti saranno in grado di coglierlo, ed è necessario che sia cosi, per realizzare una rivoluzione qualcuno dovrà pur dire di no, vero?
La storia viene sistematicamente ignorata, il futuro viene spesso atteso con leggerezza, ad ogni nuova generazioni i vari revisionismi cercano di stravolgere la verità a tal punto da rendere difficile per la nuova gioventù identificare chi furono stati definitivamente sconfitti in guerra, quindi, bisogna rimanere chiaro a tutti, vecchi e piccini, che il non sterminio del nazifascismo nelle sue radici umane fu una questione etica, dato che i vincitori non dovrebbero mai servirsi dei metodi degli sconfitti, appunto, per non uguagliarsi ad essi negli stessi errori, i vincitori credettero che la cultura della giustizia verrebbe imparata e capita ancor prima della lettura e la memoria sarebbe stata presa in consegna e portata avanti come fosse un diamante sino alla fine dei tempi.

"A Lhasa una repressione orribile" - La protesta corre su internet

Autore:
ANDREA BETTINI
immagine:

ROMA - C’è chi parla di centinaia di morti e chi incita i monaci e il Dalai Lama, ma anche chi critica l’India perché dà ospitalità a dei "terroristi". Gli scontri che stanno infiammando il Tibet hanno provocato forti reazioni anche sul web, dove sono migliaia i siti e i blog sui quali si sono aperte discussioni anche accese. E se a livello internazionale prevale la solidarietà per la causa tibetana, sui siti dei quotidiani cinesi non mancano i commenti che appoggiano la politica del governo di Pechino.

Sono ore drammatiche per quelli che lottano per l’indipendenza del Tibet e sui loro siti gli aggiornamenti, forniti da fonti più o meno ufficiali e verificabili, sono continui. Accanto ai comunicati delle autorità tibetane in esilio a Dharamshala (www.tibet.net), e alle cronache costantemente aggiornate sulle pagine web di Students for a free Tibet (www.studentsforafreetibet.org) si moltiplicano le discussioni nei forum. E mentre Tibet-cafe (www.tibet-cafe.net) racconta di una telefonata da Lhasa che fa un bilancio di 300 morti provenienti in maggior parte dai monasteri di Sera e Drepung, su Tibetan uprising (www.tibetanuprising.org) sono decine i messaggi in favore dei manifestanti. "Mi dispiace di non potermi firmare con il mio vero nome - scrive un utente che si identifica come John More -, ma temo ritorsioni contro i miei parenti in Tibet da parte del governo cinese. Ringrazio Dio perché la tecnologia permette di far conoscere al mondo cosa sta accadendo. Credo che ci sarà una luce alla fine del tunnel". Joyce, invece, fa un parallelismo con Gandhi: "Gli indiani hanno guadagnato la loro indipendenza esattamente in questo modo, marciando dietro il Mahatma!". Chris, però, la vede in un altro modo: "Più voi tibetani combattete, più grande sarà la resistenza e lo spargimento di sangue da entrambe le parti. Ovviamente le vostre pietre non possono battere le mitragliatrici. Cercate la pace".

Anche nelle chat cresce la protesta contro la violenza nelle strade di Lhasa. Su Tibetchat (www.tibetchat.tibetsearch.com), gli utenti stanno cercando di organizzare una discussione con studenti di tutto il mondo. Intanto i messaggi contro le autorità cinesi si moltiplicano: secondo l’indiana Angie22, ad esempio, "quello che sta accadendo in Tibet è orribile".

Le testate cinesi, ovviamente, raccontano tutto in ben altro modo. "China Daily" (www.chinadaily.com.cn) sostiene che dietro alle violenze c’è il Dalai Lama, sottolinea i danni provocati dai manifestanti e dice che la polizia è stata inizialmente costretta ad usare una quantità limitata di gas lacrimogeni e a sparare dei colpi di avvertimento per disperdere la folla. Poi cita il racconto di Han Jingshan, un blogger cinese che vive a Lhasa e che parla di lanci di pietre pesanti anche un paio di chilogrammi e di ventenni tibetani che bruciano auto. Sul forum a disposizione dei lettori, i toni sono molto diversi: "Secondo me è completamente sbagliato che dei terroristi siano protetti in un altro Stato, l’India, mentre attaccano un terzo paese", scrive DirtyHarry. "Queste persone dovrebbero essere cacciate al di fuori dei confini indiani".

Nessun riferimento agli scontri in Tibet, ovviamente, sul sito delle Olimpiadi di Pechino 2008 (http://en.beijing2008.cn), dove si parla solo di sport. Sfogliando le sue pagine, tuttavia, un accenno a Lhasa, lo si può trovare: tra il 20 e il 21 giugno la fiaccola olimpica, simbolo di fratellanza tra i popoli e dei valori positivi dei Giochi, attraverserà le strade della città nel suo lungo viaggio da Olimpia alla capitale della Cina.

(15 marzo 2008)

Le lotte dell'umanità contro il neoliberismo

Autore:
action
Immagine5:
Sommario:
una giornata in cui action riflette insieme ad esperti e movimenti su guerra, conflitti e pratiche di resistenza al neoliberismo

Le lotte dell'umanità contro il neoliberismo

Sabato 23 febbraio
CSOA Corto circuito
Via Filippo Serafini 57 - Roma

Ore 10.00

La Guerra Globale, i suoi fronti si allargano e si diversificano alla conquista delle risorse del pianeta, dei beni comuni, cancellando lotte e diritti delle donne e degli uomini del mondo.

Ne discutiamo con
·Alberto Sciortino, autore e coordinatore di progetti di sviluppo in Africa
·Alberto Castagnola, economista, formatore
·Roberto Zanini, redazione esteri de Il Manifesto

Ore 15.00

LABORATORIO SUD AMERICA: popoli che costruiscono pratiche di alternativa al neoliberismo

Ne discutiamo con
·Geraldina Colotti, Le Monde Diplomatique
·Aldo Garzia, giornalista, scrittore

Voci dal Sud America

·Sergio Ciancaglini, docente di comunicazione sociale a Buenos Aires, attivista della coop.LAVACA e autore del libro Sin Patron sull'esperienza delle fabbriche recuperate argentine

·Simona Granati, Ya Basta Moltitudia, l'autogoverno e la resistenza nelle comunità zapatiste del Chiapas

·Giuseppe De Marzo, A Sud, Dalla difesa dei beni comuni ad una democrazia della Terra. Il laboratorio Bolivia.

Sandra De Prada, la casa femninista de rosa, centro autogestito dalle donne e movimenti sociali a Quito, Equador

Action Diritti In Movimento
www.actiondiritti.net

Le banlieues : l’altra faccia dell’impero coloniale

Autore:
Giustiniano Rossi
Immagine5:

Leggendo i commenti agli articoli sugli avvenimenti di domenica scorsa a Villiers-le-Bel pubblicati sul sito Internet http://www.bellaciao.org/fr/, ho trovato la seguente, interessante citazione : « Succede un giorno che il domatore distratto dimentica le chiavi del serraglio e che le bestie feroci invadono la città spaventata urlando selvaggiamente » (Théophile Gautier 1811-1872).

Lo scrittore parlava del popolo di Parigi che, nel 1871, stretto fra l’esercito prussiano che assediava la città dal 19 settembre 1870 ed un governo borghese, quello proclamato il 4 settembre 1870, incapace di difendere la città, aveva preso in mano il suo destino dando vita, fra il marzo ed il maggio 1871, alla Comune, l’alba della rivoluzione proletaria, come la defini’ Marx.

Lui, invece, insieme a Pierre Courteline, ai fratelli Goncourt e ad altre immortali glorie della letteratura francese dell’800, partecipava a lauti banchetti nel sottosuolo della brasserie Le Brabant, boulevard Montmartre, mentre i Parigini andavano a caccia di topi per sopravvivere.

Quasi un secolo e mezzo dopo, la reazione agli avvenimenti che agitano le banlieues parigine, ieri a Clichy sous Bois, oggi a Villiers le Bel, Cergy, Goussainville, Sarcelles, Garges-lès-Gonesse o Ermont non é molto diversa : paura, rabbia, fastidio, indifferenza.

I Francesi « bene » guardano il loro impero coloniale interno con una certa condiscendenza, sperando, nel migliore dei casi, che sia popolato da « buoni selvaggi » e, nel peggiore, con diffidenza quando non addirittura con odio.

I resti delle etnie che popolavano un impero che, secondo soltanto a quello inglese, copriva buona parte dell’Africa e giungeva fino in Asia e in America, si sono trasferiti sul territorio metropolitano.

Non occupano più quei grandi, romantici spazi descritti da romanzieri, giornalisti, viaggiatori, dipinti da artisti avidi di atmosfere esotiche, animati qua e là da « selvaggi » tutto sommato inoffensivi, buoni come schiavi prima e carne da cannone dopo, ma le sterminate banlieues dei dintorni di Parigi e delle altre città francesi (o dovremmo dire dell’Occidente ?).

Giungle di cemento, oceani di casermoni tutti uguali, smisuratamente lunghi od oscenamente alti, che sembrano vecchi il giorno dopo essere stati « inaugurati », dove non esiste altra manutenzione se non quella « fai da te » e si puo’ morire magari perché la porta di un ascensore scassato si apre su un buco vuoto profondo venti piani.

Vi abitano gli ex schiavi, Africani, Arabi, Asiatici, o meglio i Francesi che ne discendono, ma la cui « promozione » si ferma alla cittadinanza, perché per il resto nulla, o quasi, é cambiato da quando le colonie, con le loro popolazioni originarie (quelle sopravvissute) erano esterne.

I Francesi « veri » ve li hanno ammassati negli anni 60 e 70, quando la richiesta di manodopera era ininterrotta e i Maghrebini, ma anche i Portoghesi, gli Spagnoli, gli Italiani, perfino i Turchi avevano diritto ad un lavoro non qualificato, ad una misera paga e ad una baracca in una delle innumerevoli bidonvilles che circondavano come una corona le grandi città con le loro strade e le loro piazze, i loro negozi e le loro luci, le loro automobili ed i loro eleganti cittadini.

In spazi angusti, lontani dagli occhi e dal naso dei Francesi di serie A, sono stati creati degli agglomerati di migliaia, decine di migliaia di Francesi di serie B, titolari, quando va bene, di un sotto-lavoro, sempre precario, che lascia a giovani senza presente e senza futuro molto tempo per fare, come i due ragazzi di Villiers le Bel, più di un giro in mini-motorino.

Sembra che quella di urtare con la macchina di servizio della polizia questi motorini da dietro, per arrestare quelli che ci stanno sopra, sia una pratica corrente.

Ma chi sono, in realtà, questi pericolosi guastafeste che turbano i sonni della gente dabbene ?

Uno dei due ragazzi uccisi accidentalmente da due poliziotti il 25 scorso a Villiers-le-Bel, Moushin, detto Chamoo, 15 anni, raccontava sul suo blog http://chamo6.skyrock.com/ la vita di un adolescente turbolento, seduttore e trasgressivo. Ecco cosa c’é scritto.

Carattere : posato. Segno zodiacale : Gemelli. Attività : frequenta un liceo. Statura : 1 metro e 78. Ama i biglietti di banca, le monete, il liquido, gli assegni… Detesta : lo SMIC e l’RMI.

Sul suo blog, Moushin, alias Chamoo, diceva di avere due anni di più. Diceva di averne 17 e di essere un BG, Beau Gosse (Bel Ragazzo). Qualche foto lo testimonia. Lui con un paio di occhiali da sole, che posa con un sorriso da ragazzo modello, sul divano familiare. A tutti quelli che visitavano il suo sito, l’amico di Larami, l’altro ragazzo ucciso accidentalmente da una pattuglia di poliziotti, il 25 novembre, a Villiers-le-Bel, lanciava i suoi aforismi in versione originale : « Ridete di me perché sono diverso, ma io rido di voi perché siete tutti uguali ».

Aveva rispetto per due esseri : Dio e sua madre. « Si sa chi controlla, né i renoi (Noirs, Neri) né gli harbi (Arabes, Arabi) né i padrini né i tange (i Gitans, Gitani) ! Dio é grande e temiamo solo lui ! » Sotto la foto all’acqua di rose di uno sposo che mette la fede al dito della sua promessa in abito bianco scrive : « Colei che amo prima di tutti ed é la più bella é la mia mamma che amo tanto. »

Per il resto, dalla creazione del blog il 15 marzo 2006, gli innumerevoli messaggi spediti dai suoi amici del 95 (Val d’Oise, dipartimento della regione Ile de France) raccontano la vita di un ragazzo che ascolta il rap di Mafia K’1 Fry e si impenna sulle ruote posteriori della sua bici sulla strada nazionale. Un adolescente come tanti altri. La sua prosa approssimativa é un misto di ingenuità infantile appesantatita da un fatalismo da adulto. « Che si parli di me bene o male, l’importante é che se ne parli », aveva messo sulla sua copertina. La sua ultima connessione risale a sabato 24 novembre, alle 18 e 17 minuti.

Purtroppo, per i ragazzi come Moushin e Larami, le strutture organizzative ed associative della società circostante sono aleatorie: perfino quel che resta della sinistra non compromessa con il potere, la sua cultura ed i suoi interessi, stenta a riconoscerli come possibili o probabili protagonisti del suo progetto politico, quando ne ha uno.

Più che il progresso sociale, é il regresso sociale che domina : le uniformi, come le automobili, sono simboli del potere e sono accompagnate da metodi sempre più sbrigativi e da armi sempre più micidiali.

Ad ogni esplosione di queste vere e proprie polveriere sociali segue un rafforzamento degli effettivi delle varie polizie, ad ogni morto un’inchiesta che viene regolarmente insabbiata : i governi giustificano con le auto ed i cassonetti bruciati la loro politica sicuritaria, i Francesi di serie B vedono aumentare la loro frustrazione e la sfogano per alimentare una nuova campagna repressiva.

La Destra, ormai imperante in Francia come altrove persino in settori sociali insospettati ed insospettabili, trionfa : i suoi ministri occupano il terreno (visto chi comanda ?) circondati da nugoli di poliziotti armati fino ai denti e l’eroico Sarkozy, reduce da uno stressante viaggio in Cina che ha fruttato ai suoi padroni 20 miliardi di euro di commesse, non va neppure a dormire ma si reca difilato all’ospedale a trovare i poliziotti feriti e, lo indovinereste ?, le famiglie dei due ragazzi uccisi.

I Francesi di serie A, quelli democratici, stanno a guardare sperando che passi : fra di loro, molti, appena ieri erano classe media, appartamento in centro, lavoro sicuro, auto di media cilindrata e vacanze al mare, figli all’università.

A proposito, che fine faranno questi figli ? “Quelli” lo sappiamo già.

Parigi, 29 novembre 2007

Parigi - Banlieue in fiamme: scontri con la polizia

Autore:
Collettivo Jacquerie
Immagine5:
Sommario:
MORTI DUE RAGAZZI INVESTITI DAGLI AGENTI

A Villiers-le-Bel, una ventina di chilometri a nord di Parigi. Sembra una ripetizione degli incidenti del 2005

Un incidente con la polizia, due ragazzini morti alla periferia di Parigi. Era successo due anni fa ed era stato l’inizio della rivolta. È accaduto di nuovo domenica pomeriggio. Villiers-le-Bel, dipartimento della Val d’Oise, 20 chilometri a nord della capitale. Due adolescenti rubano una moto da cross e, senza casco, attraversano i viali che costeggiano le case popolari. Nella zona chiamata La Tolinette, tagliano un incrocio, «senza dare la precedenza», dicono fonti del sindacato degli agenti. L’impatto con un’auto di pattuglia li lascia gravemente feriti sull’asfalto: moriranno in ospedale. Avevano 15 e 16 anni.

Il tam tam tra i ragazzi dei caseggiati popolari racconta di due adolescenti morti per colpa della polizia. A decine assediano il comissariato di Sarcelles armati di bottiglie molotov. A fuoco cassonetti dell’immondizia. In fiamme automobili e un garage. Il commissario che tenta di mediare con la folla viene aggredito e ferito. Il sindacato di polizia riferisce anche di colpi di pistola che sarebbero esplosi in direzione degli agenti. Dopo mezzanotte, tornata la calma, il bilancio: 21 feriti tra poliziotti e pompieri. La Direzione centrale della sicurezza pubblica già dopo l’incidente aveva tentato di spegnere l’incendio: «Ci dispiace per la morte di questi giovani - aveva dichiarato in una nota - ma sembra che siano stati sfortunatamente vittime di un incidente stradale». La ricostruzione ufficiale parla di un violento impatto sulla fiancata sinistra. Un cronista della France Press riferisce però di aver visto il parabrezza della volante fortemente danneggiato. Gli agenti ci tengono comunque a precisare: «Non c’è stato nessun inseguimento».

Storia diversa, vogliono sottolineare, da quella che a fine ottobre 2005 infiammò le banlieue e mise a dura prova l’allora ministro degli Interni e oggi presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy: due adolescenti di Clichy-sous-Bois morirono folgorati in una cabina dell’elettricità dove si erano rifugiati per sfuggire alla polizia. Seguirono settimane di scontri e violenze tra agenti e ragazzi dei sobborghi, esasperati dalla sortita dell’allora ministro Sarkozy che nella visita a un quartiere popolare li definì «feccia», e aggiunse che avrebbero dovuto essere lavati via con il Kärcher, la macchina per pulire le strade. Da quei ragazzi, che per le presidenziali della scorsa primavera si sono iscritti per la prima volta in massa alle liste elettorali, Sarkozy non ha avuto voti. Anzi. In molti sostengono che le periferie gliel’hanno giurata e aspettano solo l’occasione per riesplodere. Una doppia preoccupazione per il presidente che già deve vedersela con la protesta di universitari e sindacati.

A. Cop.

26 novembre 2007

www.corriere.it

G8, l'ex capo della polizia De Gennaro verso il rinvio a giudizio per vicenda Diaz

Autore:
Marco Preve
Immagine5:

In queste ore si consegnano a indagati e difensori gli atti di fine inchiesta

Forse coinvolto un altro poliziotto di cui fino a oggi non si era saputo nulla

GENOVA - I suoi avvocati, il romano Franco Coppi e il genovese Carlo Biondi, negli ultimi mesi li si era visti frequentare con assiduità il nono piano di palazzo di giustizia. Ma nonostante incontri e discussioni con i capi della procura, sembra difficile che i due legali riescano ad impedire che su Gianni De Gennaro, ex capo della polizia italiana e oggi capo gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato, si abbatta l'onta di una richiesta di rinvio a giudizio. In queste ore sono, infatti, in fase di notifica i cosiddetti Acip, ovvero gli atti con cui si avvisano gli indagati e i loro difensori, che si sono concluse le indagini e possono prendere visioni degli atti.

Sembra inoltre che nella vicenda possa essere coinvolta una terza persona, forse un altro poliziotto, di cui fino ad oggi non si era ancora saputo nulla.
L'inchiesta che coinvolge De Gennaro nasce dal processo per l'irruzione alla Diaz, la scuola dormitorio del G8 del luglio 2001. Nel corso di un'udienza in cui venne chiamato come testimone l'ex questore del capoluogo ligure Francesco Colucci, rilasciò una serie di dichiarazioni per le quali, la procura, chiese l'iscrizione al registro degli indagati per falsa testimonianza. Per il reato di istigazione alla falsa testimonianza fu invece indagato De Gennaro. Nel corso di una conversazione tra Colucci ed un collega, intercettata durante altre indagini, l'ex questore si sarebbe compiaciuto per aver soddisfatto il "capo".

Interrogato a luglio, De Gennaro ha spiegato che Colucci potrebbe aver equivocato quella che era solo una chiacchierata sulla vicenda Diaz. La spiegazione non avrebbe però convinto i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, e con loro il procuratore aggiunto Mario Morisani.

In realtà, si era profilata, ad un certo punto, una possibile via d'uscita. Se Colucci avesse chiesto di poter nuovamente testimoniare per ritrattare le dichiarazioni false, la legge gli avrebbe offerto l'automatica estinzione del reato. A quel punto, anche per De Gennaro sarebbe stato più semplice uscire di scena senza danni. Eventualità per altro non del tutto accantonata visto che il processo Diaz è ancora in corso. Colucci, ai primi di maggio, chiamato a deporre come teste contro 29 poliziotti accusati di falso, lesioni e calunnia, ribaltò una sua precedente ricostruzione dei fatti, raccontando che la notte dell'irruzione nella scuola dormitorio non fu De Gennaro a chiedere di allertare l'addetto stampa Roberto Sgalla, bensì fu una sua iniziativa spontanea.

Ma se De Gennaro vede avvicinarsi il rischio del processo, per tutti i suoi fedelissimi, il disastro del G8 e le imputazioni per la Diaz (entro la metà del 2008 la sentenza) non hanno comportato effetti collaterali. Anzi. E' di due giorni fa la promozione di Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell'Ucigos, a capo del Dipartimento analisi dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), l'ex Sisde. Francesco Gratteri, nel 2001 capo dello Sco, oggi è al vertice del Dipartimento Centrale Anticrimine. Nomine, tra le tante, che hanno sollevato dure critiche specie dall'estrema sinistra. Proprio nei confronti di Gratteri poi, ha annunciato un'interrogazione Graziella Mascia di Rifondazione Comunista. Il caso è quello di un'ispettrice in servizio allo Sco e in passato in forze alla questura di Bari, la cui presenza in aula durante diverse udienze del processo Diaz ha sollevato alcuni interrogativi in merito al suo possibile incarico.

(25 novembre 2007)

Related Link: http://www.repubblica.it

DICHIARAZIONE SPONTANEA RESA DA UN EX-POLIZIOTTO AD UNA RADIO ROMANA...

Autore:
antifa holigans
Immagine5:

*DICHIARAZIONE SPONTANEA RESA DA UN EX-POLIZIOTTO AD UNA RADIO ROMANA....*

"Da quanto tempo non è più in servizio?"

CIRCA UN ANNO.

"Ci racconti il motivo del suo intervento"

"HO 43 ANNI,HO PRESTATO SERVIZIO PER CIRCA 11 ANNI ,AL TERMINE DEI QUALI HO DECISO DI CONGEDARMI IN MANIERA SPONTANEA,MA INDOTTO DA FATTI PERSONALI CAUSATI DA MIEI SUPERIORI,RELATIVAMENTE ALLA NON CONFORMITA’ DEL MIO ADEGUARMI A DIRETTIVE CHE RITENEVO ECCESSIVE"

"Ci racconti cosa le è successo..."

"NON VOGLIO ANDARE OLTRE QUESTA TESTIMONIANZA,PERCHè DI COSE DA DIRE NE HO ANCORA MOLTE.MA A DISTANZA DI UN ANNO DAL MIO CONGEDO...TEMO ANCORA DI ESSERE VITTIMA DI RITORSIONI.SEMBRA ASSURDO,MA VI GARANTISCO CHE è COSI.HO UN MOGLIE E 2 FIGLI,CERCATE DI CAPIRMI..."

"Si rende conto che nonostante la voce camuffata (su richiesta ESPLICITA dell’ex poliziotto) potrebbero esserci enti istituzionali ad ascoltare la sua voce?"

"SI, ED HO PAURA.MA DOPO QUELLO CHE è SUCCESSO A QUEL POVERO RAGAZZO SULL’AUTOSTRADA(GABRIELE,NDR)NON POSSO NASCONDERMI IN ETERNO.FORSE ALTRI SEGUIRANNO IL MIO ESEMPIO.."

"Ok,ci racconti..."

"IO PRESTAVO SERVIZIO A TORINO,FACEVO SPESSO LE SCORTE AI TIFOSI.IN OCCASIONE DELLA FINALE DI CHAMPIONS CHE LA JUVENTUS VINSE ALL’OLIMPICO FUI POSTO IN SERVIZIO AL TRENO. DURANTE IL BRIEFING DEL PERSONALE PRE-PARTENZA IL COMANDANTE DEL REPARTO CI ORDINO’,UNA VOLTA SALITI,DI STIPARE I TIFOSI IN VAGONI CONTIGUI E NON FARLI USCIRE DI LI.UNA VOLTA PARTITI,MASSACRARLI DI BOTTE.PRESTANDO ATTENZIONE A CHI AVESSE TELECAMERE O FOTOCAMERE.REQUISIRLE E FARLE SPARIRE."

"Massacrare di botte tifosi senza motivo?"

"SI.QUESTO,CI FU DETTO,PER "AMMORBIDIRLI" PREVENTIVAMENTE".HO VISTO COLLEGHI COLPIRE RAGAZZI DI 18-20 ANNI ALLO STERNO CON I TACCHI DEGLI ANFIBI,ALTRI SCARDINARE I PORTACENERE DELLE FERROVIE DELLO STATO E CON GLI STESSI COLPIRE A PUGNI IN VOLTO I RAGAZZI. MANGANELLATE SENZA MOTIVO SU RAGAZZE,PADRI DI FAMIGLIA.SCENE AGGHIACCIANTI.RIMASI PARALIZZATO.E COINVOLTO ANCH’IO NEL TEMA DI REPRESSIONE DAI MIEI STESSI COLLEGHI,PERCHè NON PICCHIAVO NESSUNO..."

"Continui..."

"DURANTE IL VIAGGIO DI RITORNO,ALLA STAZIONE OSTIENSE,MI PARE...I TIFOSI,STANCHI DELLE BOTTE E DEI TRATTAMENTI RICEVUTI,SCESERO DAL TRENO E INIZIARONO A TIRARCI DENTRO DI TUTTO.IO RIMASI INCASTRATO IN UN’AREA DI COLLEGAMENTO TRA DUE VAGONI...INSIEME A DEI RAGAZZI DI CASELLE CON LA SCIARPA BIANCONERA.MI PRESERO SOTTOBRACCIO E CERCANDO DI RIPARARSI MI TRASCINARONO CON LORO,DICENDOMI"STIA TRANQUILLO ,VOGLIAMO AIUTARLA".E FU COSI’.FUI COLPITO DA UNA GROSS PIETRA ALLA GAMBA,UNO DEI RAGAZZI RIUSCI’ AD APRIRE UNO SCOMPARTIMENTO E MI ADAGIO’ SUL SEDILE,ANDANDO A CERCARE DELL’ACQUA.LO VIDI SOMMERSO DI COLPI DA PARTE DI DUE COLLEGHI NON APPENA VARCO’ LA SOGLIA DELLO SCOMPARTIMENTO.E’ UNA SCENA CHE NON DIMENTICHERO’ MAI..."

"Ci scusi,perchè ha atteso tutto questo tempo?"

"GLIE L’HO GIA’ DETTO.SONO UN PADRE DI FAMIGLIA,DUE FIGLI...ORA FACCIO IL PANETTIERE PER CAMPARE.MA HO ANCORA PAURA.COME NE AVEVO CON LA DIVISA ADDOSSO.MA NON DEI TIFOSI.AVEVO PAURA DEI COLLEGHI CHE SAPEVANO DI ME,UNO CHE NON ANDAVA A MASSACRARE LA GENTE SENZA MOTIVO.E NE HO ANCORA..."

20.11.07

Related Link: http://www.asromaultras.org

Condividi contenuti