centri sociali
Un'altra città
Gio, 12/06/2008 - 14:29
A distanza di due mesi dalle elezioni che hanno cambiato la connotazione politica della città ma non i rapporti con i poteri forti, la rete delle occupazioni abitative insieme agli spazi occupati e autogestiti della città, hanno danno appuntamento a tutte e tutti coloro che reclamano diritti: diritto alla casa, ad un reddito che non sia frutto del lavoro precario, ad una città libera dagli istinti razzisti o xenofobi.
L'appuntamento è sabato 14 giugno alle h16 al Regina Elena, una delle più recenti occupazioni abitative a attualmente sotto la minaccia dello sgombero.
Aggiornamenti in tempo reale dalla manifestazione: Non c'è sicurezza senza diritti
[ROR - corrispondenze dal corteo] #1 #2
13/06/2008 - Nuova occupazione a CasalBertone
UNA CULTURA "ALTRA", IN ATTESA DI SILENZIO. I CENTRI SOCIALI A BOLOGNA
Gio, 14/08/2008 - 20:51
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741....
Una cultura "altra", in attesa del silenzio. I centri sociali a Bologna
di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 13 luglio 2008)
Antirazzismo.jpg[Questo articolo è apparso su il manifesto in forma abbreviata. Non per censura del giornale, bensì per ragioni di spazio, che mi hanno costretto ad alcuni sacrifici volontari. Ecco la stesura originale.]
I centri sociali, a Bologna come dovunque, furono un tentativo di perpetuare l’eredità del Settantasette in anni duri e di feroce repressione. Facevano leva su due temi salienti dell’Autonomia: il “contropotere territoriale” e la socialità alternativa, prima di allora teorizzata da Lotta Continua, quando era ormai prossima allo sfascio. In pratica si trattava di sperimentare pratiche di vita comune autogestita, distanti dalle logiche di potere, e destinate a dilatarsi sul territorio. Nessun modello esistenziale valido fuori doveva riprodursi dentro: dall’ansia di competere alle discriminazioni sessiste. Ma non ci si doveva ritirare in una sorta di Shangri-La, o in un monastero benedettino resistente ai barbari (come ha di recente teorizzato a sorpresa Bifo, vinto dal pessimismo). Compito dei CSOA (Centri Sociali Occupati Autogestiti) era compattarsi dentro per proiettarsi fuori. Definire uno stile di vita per poi imporlo, con le buone o con le cattive. Conquistare spicchi di metropoli.
Il modello era naturalmente il Leoncavallo di Milano, però erano ammissibili varianti locali. A Bologna credo che il primo centro sociale a sorgere fosse il Crack (nessun riferimento a una droga ancora ignota). Ospitato in una baracca poi demolita dal Comune, si trasferì in una seconda più ampia, sotto le mura dell’ex manifattura tabacchi. Lo gestivano punk politicizzati e autonomi dissidenti dal filone centrale padovano-romano. L’esperienza durò alcuni anni e si esaurì. Offrì concerti di gruppi punk provenienti da tutto il mondo, discussioni interminabili, manifestazioni “cattive”, canzoncine leggendarie (“Siamo gli autonomi, siamo i più duri”, “Fate largo quando passa la commissione mensa”). Il rapporto con la città? Totalmente conflittuale. Dal Crack si partiva per occupare case e costruire barricate. Si disprezzava Bologna (la Bologna bottegaia, provvisoriamente picista e codina) come Bologna ci disprezzava.
Dopo il Crack – e qui abbrevio – vennero L'Isola nel Cantiere e La Fabbrika. Il primo fu un centro sociale gestito soprattutto da punk, che profittò dei lavori di ristrutturazione dell'ex cinema L'Arena del Sole per impadronirsi di uno spazio alle sue spalle. Concerti, proiezioni, utenza foltissima. Vi proiettai un film folle di mezz'ora che avevo girato in Super8, Il figlio dell'uomo elettrico contro i paninari. Entusiasmo generale, ovazioni (per quanto si trattasse di una vera schifezza). Una ragazza punk mi chiese una copia del film per proiettarla a Berlino. Purtroppo l'esperienza dell'Isola nel Cantiere durò poco più di un anno. La sua animatrice principale, Laura De Lauris, è comunque ancora una presenza battagliera.
La Fabbrika fu uno CSOA importantissimo, gestito questa volta dagli autonomi “ortodossi” aderenti al comitato nazionale detto “anti anti” (antimperialisti, antimilitaristi). L’accento fu spostato sui lavoratori immigrati, cui la sinistra istituzionale non prestava attenzione. La Fabbrika li organizzò, nei limiti del possibile. Si aprì anche a una serie di sperimentazioni musicali e teatrali. Andarvi diventò una continua sorpresa, il più delle volte lieta. Tra le colonne enormi di uno stabilimento in disuso si fecero esperienze che le istituzioni si guardavano dal proporre. La cultura “vera” bolognese è transitata anche tra i capannoni de La Fabbrika, piccola società retta dai criteri dell’uguaglianza.
Lo stesso potrei dire per la breve esperienza del CSOA Il Pellerossa, in piena zona universitaria, e per Villa Serena, stabile molto periferico ma magnifico. Troppe divergenze tra le componenti del movimento, ai tempi della Pantera, fecero implodere quelle occupazioni, senza necessità di una repressione esterna. Resistette solo il Livello 57, creato da militanti provenienti dall’ex Crack. Specializzato in tematiche antiproibizioniste, offrì per anni concerti a un ritmo quasi quotidiano e resistette a mille traversie. Le sue Street Parades annuali diventarono un appuntamento fisso per giovani provenienti da tutta Italia. Per fare scomparire il Livello occorreva un fattore nuovo, che infine arrivò. Di nome faceva Sergio, di cognome Cofferati. Il giustiziere dei centri sociali, per lui puro fattore di disordine in una città che voleva ridotta al rigor mortis.
Prima dell’elezione sciagurata dello sceriffo altri centri erano sorti, e tuttora sopravvivono. Il TPO, Teatro Polivalente Occupato, nacque appunto in un teatro abbandonato della zona universitaria, poi si trasferì in un acquario in disuso della prima periferia. Adesso sorge nei pressi della stazione ferroviaria, ed è un modello di organizzazione. Promosso da un gruppo di gestione legato ai Disobbedienti padovani, ospita un bar dai prezzi politici, una palestra, una scuola di lingue per stranieri, una radio (Radio Kairos) e altro ancora. Offre concerti, spettacoli teatrali, presentazioni di libri. In passato conteneva persino un sex shop gestito da femministe (che non hanno saputo resistere, purtroppo, al “dialogo” con Cofferati) e ha avuto ospiti illustri, da Stefano Benni ad altri scrittori e artisti. Grazie ad accordi stipulati quando sindaco di Bologna era Giorgio Guazzaloca, di destra ma tollerante, il TPO ha vita abbastanza sicura.
Molto travagliata è invece l’esistenza del Laboratorio Crash! Promosso in origine da autonomi “tradizionali” ex Fabbrika, poi sostituiti da leve più giovani ma non meno determinate, combatte con le unghie e con i denti i continui tentativi di sopprimerlo. A un primo sgombero, da un deposito delle ferrovie abbandonato da decenni, ha reagito occupando, nella stessa via, un’antica fabbrica di gelati inattiva da tempo immemorabile. Certi spettacoli di musica d’avanguardia li si trova solo lì. Tiene seminari di scrittura e fotografia, include una libreria e un piccolo emporio. La facciata è dipinta da Blu, un artista di strada (un writer) multato a Bologna e premiato a New York.
Altri centri sociali, come il Vag 61 e l’XM 24 sono invece fusioni di collettivi disparati, dalle molteplici attività e interessi: cinema, comunicazione, politica non istituzionale, radio, musica, ecc. Settantasettini dai capelli ormai ingrigiti si mescolano a giovani sovversivi, ribelli alle convenzioni. Giovanile è anche il parterre del Lazzaretto occupato, sito in un casolare ai margini della città. Anche qui si può ascoltare gratuitamente musica inconsueta e non commerciale, spesso di altissima qualità.
Fino a poco tempo fa, tutti questi centri sociali erano spesso in lite tra loro. La politica della terra bruciata di Cofferati – fatta di demolizioni e di chiusure d’autorità, lasciando fosse insensate dove c’era qualcosa di vivente – li ha quasi costretti a compattarsi. Non davano fastidio solo per le attività culturali, di cui la giunta comunale se ne frega altamente, ma anche per il loro attivismo politico antagonista. Manifestazioni contro i CPT, antirazziste, antifasciste, contro la guerra, contro la discriminazione sessuale. Troppo, per un municipio che vagheggia grandi opere in centro e periferie silenziose. Dunque si butti giù, si demolisca. Poco importa che i centri sociali paiano – faticosamente – prefigurare ciò che dovrebbe essere la sinistra. Noi si è una variante moderata della destra. O no?
Partano dunque le ruspe, e torme di vigili urbani finalmente armati come si deve. Attualmente i centri sociali garantiscono concerti, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, rassegne di cinema quasi ogni giorno. Non se ne può più. Il cittadino medio bolognese ne ha le scatole piene. Non riesce nemmeno a contare, causa il rumore, quanto denaro ha estorto oggi a uno studente per un posto letto.
Bisogna finirla. Non ci è riuscito Guazzaloca? Non ci sono riusciti i fascisti? Ci riuscirà Cofferati. Prima o poi, si spera, regnerà su Bologna il silenzio totale. Così confortevole.
I centri sociali cambiano nome.
Sab, 09/08/2008 - 15:30I centri sociali cambiano nome.
La portavoce annuncia la svolta
R.C., 8 ago 08
(n.s.) I centri sociali cambiano nome. La portavoce dei centri sociali italiani, Elena Besozzi, annuncia la svolta per il prossimo autunno: niente più "centri" ma "spazi sociali". "La decisione è maturata dopo la constatazione dello sviluppo polimorfico della società, e, quindi, di noi stessi" spiega la Besozzi, che poi aggiunge: "nessuna etichetta esemplifica un concetto, ma l'idea di base è quella di farsi attraversare dalle dinamiche della territorialità diffusa senza cercare di appropriarsene indebitamente. Deve crollare il muro della distinzione tra universo giovanile senile maturando, e le frammentazioni che esso porta. L'istanza di indipendenza deve essere forte quanto le cerebralità diffuse interconnesse. Per questo ci apriamo". E in termini pratici? "Lo vedremo. Speriamo di divertirci!"
Presidio contro le speculazione in vista dei mondiali di nuoto 2009
Mer, 30/07/2008 - 18:07Vi ricordate i mondiali di calcio del 90? Vi ricordate dell'Air Terminal Ostiense? e della stazione Farneto? e l'anello ferroviario progettato e mai finito? E l'albergo mai finito nel quartiere Ponte Lambro a Milano? E le numerose opere per i gli ultimi mondiali invernali nel Piemonte?
Tutto ciò può di nuovo accadere a Roma per i mondiali di nuoto 2009.
Presidio sotto al Campidoglio giovedi 31 alle ore 16
Mondiali di nuoto 2009, un tuffo nel vuoto?
Mer, 30/07/2008 - 17:45Lunedì 28 Luglio, i differenti comitati territoriali di Roma sono stati presenti sotto il Capidoglio per manifestare il loro dissenso rispetto alle scelte per le strutture e il Piano delle opere rispetto ai Mondiali di nuoto 2009.
I comitati non sono contrari alle gare in vasca, ma vogliono tutelare i loro territori da speculazioni, cementificazioni ed operazioni inutili. Ad Ostia si vuole costruire una struttura per soli 5 giorni di gare sul lungo mare, in una delle ormai rare e preziose aree per qualità naturali. Al Valco S.Paolo (Ponte Marconi), per raggiungere la piscina che dovrebbe essere costruita, l'intenzione è di asfaltare tutto il lungotevere, compromettendo definitivamente la "vocazione verde" di quella parte di territorio.
Lunedì si è svolto, dunque, un incontro tra i comitati, i consiglieri di minoranza e maggioranza, il delegato del sindaco Lucarelli e l'assessore
ai lavori pubblici Ghera.
Dall'incontro si è ottenuto che la questione dei mondiali di nuoto sarà discussa Giovedì prossimo (31 luglio), ultimo giorno dei lavori del
consiglio. L'obiettivo è impedire che la discussione venga rimandata nel tempo e per evitare che le decisioni vengano prese nelle "solite
stanzette" a favore dei soliti noti.
Sarà così presentata una mozione, appoggiata da tutto il centrosinistra, che impegnerà la giunta a prendere una posizione chiara sul sito dove
sarà costruita la piscina di Ostia, e ad approfondire tutte le questioni tecniche, decisamente ambigue, che sono dietro al progetto su lungo mare. Dopo una lunga discussione è apparso evidente che le perplessità su quel progetto e sull'ostinazione con cui si vuol portare avanti sono più che giustificate; ciò sembrava trapelare, tra le righe, dagli stessi esponenti di centrodestra.
Nello stesso tempo, l'assessore Ghera, dopo una discussione sul progetto che prevede di asfaltare lungotevere Dante per servire la piscina di
Valco San Paolo, si è impegnato ad incontrare il "comitato ansa del Tevere" nella mattinata di Giovedì. Saranno presenti il Presidente
dell'XI municipio ed i tecnici del commissario per i mondiali e del comune, per discutere dell'attuale progetto e della proposta che viene dagli abitanti del territorio.
Per questo, la rete dei centri sociali, che già ieri era presente sotto al Campidoglio, invita tutti e tutte ad essere presenti Giovedì 31 Luglio per sostenere le battaglie dei comitati a difesa dei loro territori. Chi crede nello sport sociale e popolare, non può non mobilitarsi per rispedire al mittente questo nuovo odioso insulto a Roma ed ai suoi abitanti. I territori della nostra metropoli non hanno bisogno di speculazioni e cemento ma manifestano la necessità che le
ricchezze sociali, culturali ed ambientali siano tutelate e valorizzate, affinché si affermino reali diritti di cittadinanza per tutti e tutte!
*Appuntamento GIOVEDI 31 LUGLIO 2008*
*ore 16.00 sotto al Campidoglio*
Roma 20000 no al pacchetto sicurezza
Dom, 15/06/2008 - 11:15E' l'altro "core de Roma" quello che ha sfilato ieri per le vie della capitale, per la seconda manifestazione cittadina del dopo elezioni indetta da un cartello unitario di trenta nomi tra centri sociali e case occupate. La Roma dei migranti e dei nuovi cittadini si è rimessa in cammino dietro lo striscione «Non c'è sicurezza senza diritti», ed erano in 20mila tra giovani, precari, migranti di prima e seconda generazione, lavoratori e associazioni di base, tanti bambini, altrettanti passeggini, per dire no al pacchetto sicurezza che il Governo Berlusconi si appresta ad approvare mercoledì prossimo.
Molti slogan per il diritto alla casa e al reddito, pochi quelli contro Alemanno. Niente bandiere di partito né rappresentanti politici, ma neanche un corteo per compartimenti stagni. Piuttosto sfila il popolo delle differenze quale valore condiviso che, a colpo d'occhio, sembra non badare troppo alle appartenenze. Ragazzi con i piercing accanto a ragazze velate, donne dell'est con i passeggini vicino a giovani coppie italiane, gente di ogni razza mischiata tra loro. Giovani e meno giovani, qualche anziano, età media abbassata vertiginosamente da una gran quantità di bambini. Un'istantanea nitida di quel che è la composizione sociale metropolitana oggi, che assesta un pugno allo stomaco alla Roma dell'intolleranza e del razzismo crescente. In un sabato semi-estivo la manifestazione è partita alle 16 da via del Castro Laurenziano, di fronte la struttura del Regina Elena, da un anno occupata da circa 300 nuclei familiari del Coordinamento di lotta per la casa, sul cui destino pendono sia i progetti già approvati per una sede Inail e un reparto di ematologia oncologica, sia le decisioni della giunta regionale dopo le dimissioni dell'assessore alla Sanità Battaglia, da cui la struttura dipende. Ad aprire la manifestazione il camion dei centri sociali, per la prima volta insieme da quel lontano 1992, da quando cioè uscirono spaccati dalla delibera 106 proposta dalla prima giunta Rutelli sulla "regolamentazione" delle aree occupate. Si divisero sull'approccio da seguire con le istituzioni, l'elezione di Alemanno ha dato loro una scossa e oggi si ritrovano insieme.
«Guai a chi ci tocca» scrivono quelli dell'Esc. «La manifestazione è un successo. La sfida di ricomporre pezzi di città autorganizzata è riuscita. Andiamo avanti con grande entusiamo» annuncia un sorridente Francesco Raparelli del centro sociale di San Lorenzo. «Non è una manifestazione di solidarietà ma per un progetto comune, perché qui non si tratta di un attacco alle minoranze ma ai diritti di tutti» spiega Emiliano dell'Horus e dei Blocchi Precari Metropolitani. Di diritto all'abitare inteso come conquista sociale e riconoscimento complessivo di una qualità della vita migliore - casa, reddito, servizi sociali, lavoro - parla anche Andea Alzetta, detto Tarzan, di Action primo eletto nelle liste del Comune di Roma per la Sinistra Arcobaleno alle ultime elezioni. «Bisogna abbattere la paura, creare comunità solidali per riaffermare una politica sostenibile della città. Qui c'è la composizione giovanile dei centri sociali che va verso le occupazioni e vicerversa. Il movimento contro il pacchetto sicurezza è forse l'unica alternativa che abbiamo per rimettere in moto la società civile». Il camion del centro sociale Acrobax e del Coordinamento di lotta per la casa è pieno di bambini, per tutto il pomeriggio apre i microfoni ad alcuni rapper della capitale. Nel frattempo distribuiscono l'opuscolo "Pacchetto Sicurezza" fresco di stampa. «E' il frutto di un lavoro di inchiesta con i ragazzi dell'Acrobax, occupanti, migranti e avvocati» illustra Marta, etiope, 26 anni da 7 anni nel nostro paese. «E' una sorta di manuale di difesa tradotto in italiano, arabo e spagnolo». «Siamo qui per diffondere una consapevolezza di nuovi cittadini, compito non facile visto il clima di intimidazione in cui viviamo. Bisogna smetterla con questa idea dell'Europa paradiso, quando non lo è. Vedi la proposta di utilizzare i beni del demanio pubblico per nuovi Cpt» spiega Giulia dell'Acrobax e del Coordimento di Lotta per la casa. Intanto su e giù per il corteo vanno anche quelli di City of God, la free press precaria di cui distribuiscono il nuovo numero. Fanno un po' di subvertising per lanciare a grandi poster "Killbilling", il film verità sulle speculazioni edilizie, a firma del regista Roney McLain, che altri non è se non l'anagramma dello slogan Reclaim the Money. «Prima i soldi e poi ne riparliamo», c'è scritto sullo striscione del Coordinamento lavoratori/lavoratrici 3° settore Roma in coda al corteo. Precari? «No - spiega Roberto - ma la battaglia sul salario è connessa a quella sulla casa, e per questo siamo qui».
15/06/2008
[CorrispondenzaROR] - l'inizio del corteo
Sab, 14/06/2008 - 19:053:08 minutes (2.88 MB)
la prima corrispondenza di RadioOndaRossa.
L'inizio del corteo.
- Download audio file
- 118 downloads
- 37 plays
- Aggiungi informazioni
- Notifica il post
Occupazione a Casalbertone. Un'altra città è in movimento
Ven, 13/06/2008 - 11:17Contro precarietà e speculazioni CASA SICURA con le occupazioni
Oggi 13 giugno occupiamo uno stabile abbandonato da 10 anni in via di Portonaccio (accanto al deposito Atac).
Siamo student*, fuori sede e giovani precar* stanchi del ricatto della precarietà, degli affitti alle stelle, delle speculazioni immobiliari. Insieme alle associazioni, ai centri sociali e ai comitati della zona da anni siamo attivi nel quartiere con iniziative sociali e culturali, che rispondono all’assenza di servizi e spazi pubblici.
A Roma su 100.000 studenti fuori sede esistono solo 1700 posti letto!
A Roma ci sono 50.000 famiglie in emergenza abitativa!
A Roma ci sono 270.000 case vuote o sfitte! (dati eurispes)
Non vogliamo più accettare di rimanere a casa con i genitori fino a 40 anni, non vogliamo più accettare qualsiasi lavoro di merda per pagare 400/500 euro per una stanza, non vogliamo più accettare di dover lasciare Roma e tornare nelle nostre città perché qui non si riesce a vivere.
A Roma dal 1999 al 2007 il prezzo medio di una stanza è cresciuto a ritmi vertiginosi, schizzando da 228 euro a 410 euro, vale a dire il 75,4% in più (fonte eurispes).
A Roma è cresciuta un’economia basata sulla rendita e sulla speculazione, che pesa tutta sulle spalle di migliaia di precari che lavorano e studiano, producono e consumano.
Per questo oggi ci riprendiamo quello che ci spetta.
Occupiamo in uno dei territori dove le grandi opere calpestano i diritti e la qualità della vita di chi ci abita. La grande stazione Tiburtina, la Tav, lo spostamento della Tangenziale, il campus universitario a Pietralata. Grandi affari per i costruttori, milioni di metri cubi di centri commerciali e servizi privati.
Occupiamo in un quartiere, Casalbertone, dove le case dello studente vengono privatizzate e dove gli affitti diventano insostenibili per gli studenti e per le famiglie. Un quartiere dove la lotta per la casa ha conquistato diritti per tutti, bloccando le speculazioni e conquistando servizi pubblici (come nel caso di via De Dominicis e via Pollio).
Occupiamo in connessione con la manifestazione cittadina dei centri sociali e dei movimenti per il diritto all’abitare, perché vogliamo reagire alla strategia della paura e conquistare diritti per stare più sicuri.
Occupiamo in una città in cui movimenti di lotta per la casa hanno conquistato in questi anni centinaia di case per precari, famiglie e migranti, aprendo una vertenza generale sul diritto all’abitare a Roma. Dopo la conquista della delibera 110 (ancora inapplicata) in questi giorni è stato conquistato un tavolo in prefettura, tra i movimenti, le amministrazioni locali e i costruttori, per affrontare l’emergenza abitativa come problema sociale e non di ordine pubblico. Questa occupazione vuole essere parte di questo censimento dal basso, che sta segnalando alcuni di quei 270.000 appartamenti e immobili sfitti e abbandonati.
Partiamo da questa occupazione per aprire un punto di osservazione e di inchiesta, uno sportello sulla condizione abitativa dei giovani precari e degli studenti della zona, per censire gli appartamenti sfitti e per conquistare il diritto alla casa.
Partiamo da questa occupazione per aprire una vertenza generale sul destino di tutta l’area della nuova stazione Tiburtina, per conquistare spazi verdi, attrezzature sportive, servizi sociali al posto del cemento.
Vogliamo lottare contro chi governa le città con il terrore, alimentando una guerra tra poveri. Non avremo più sicurezza con più polizia, espulsioni, sfratti e sgomberi.
La sicurezza per cui lottiamo è quella del diritto alla casa, al reddito garantito, alla formazione, agli spazi sociali e culturali, agli spazi verdi, alla qualità della vita.
Non c’è sicurezza senza diritti
Un’altra città è in movimento
spot 14 giugno by amisnet
Gio, 12/06/2008 - 14:120:39 minutes (604.56 KB)
Non c'è sicurezza senza diritti.
Manifestazione della Roma antirazzista ed antifascista, della solidarietà e delle differenze, dell'autogestione e della cultura diffusa, delle periferie e delle lotte sociali
Sabato 14 Giugno ore 16
MANIFESTAZIONE
partenza da Regina Elena
- Download audio file
- 73 downloads
- 43 plays
- Aggiungi informazioni
- Notifica il post
Non c'e' sicurezza senza diritti
Mer, 11/06/2008 - 16:4714 giugno Manifestazione
ore 16 Regina Elena Occupato
via Castro Laurenziano
Una citta' aperta e solidale contro chi vuole restringere gli spazi di liberta' e di democrazia.
Una citta' dove la sicurezza si declina con l'estensione dei diritti: cittadinanza, reddito, casa, socialita', cultura.
Una citta' dove alla dogmatica del mercato si sostituisce la qualita' della vita e la solidarieta', la cooperazione e il mutualismo.
Un'altra citta' fatta di tante citta': dai migranti, nuovi cittadini che chiedono accoglienza, diritti e partecipazione; dalle grandi lotte per l'abitare, che hanno restituito dignita' alle tante e ai tanti senza voce, a chi e' stretto da poverta' nuove e vecchie; dai centri sociali, laboratori di sperimentazione sociale e politica, culturale ed estetica.
Una ricchezza che non accetta di essere messa all'angolo dal sindaco Alemanno, che vuole governare Roma con sgomberi e repressione, espulsioni ed arresti.
Emiliano libero subito!
Action, Blocchi Precari Metropolitani, Coordinamento cittadino Lotta per la casa, Comitato Obiettivo Casa, asia/rdb, Coordinamento per la liberta di movimento, RDB/cub, Usi/ait Centri sociali: Acrobax, Angelo Mai, Astra, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Ex 51, Ex Snia, Factory, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Ricomincio dal Faro, Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato Primavalle, La Strada, Strike, La Talpa, La Torre, Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona rischio
- Agenda
- notificato