Generale
MR. GOD, I SUPPOSE... TRAVAGLIO, I BLOGGERS E LA CONTROINFORMAZIONE
Mar, 13/05/2008 - 22:02

“E’ così che a forza di correr dietro a quelle immagini, io le raggiunsi. Ora so di averle inventate. Ma inventare è una creazione, non già una menzogna”. (Italo Svevo, La coscienza di Zeno)
La prima cosa che mi viene da dire sull’analisi fatta da Marco Travaglio a “Che tempo che fa” sulla situazione politica e dell’informazione in Italia è : Travaglio è Dio. Non è un complimento e nemmeno un modo di dire. E’ una banale constatazione del settore di attività in cui si è trovato a operare l’altro giorno, per circa mezz’ora, il simpatico giornalista. “Quante querele hai ricevuto per il tuo nuovo libro ?”, gli ha chiesto Fazio. “Nemmeno una, perché chi querela non legge libri. In televisione, invece, basta che li nomini”. Le collusioni di Schifani con Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, erano state descritte nel dettaglio nel nuovo libro di Travaglio e Gomez “Se li conosci li eviti” (ed. Chiarelettere, € 14,60), senza che questo provocasse non dico il putiferio istituzional-mediatico visto negli ultimi giorni, ma neppure una sommessa protesta. Travaglio aveva scritto, tra l’altro :
“Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con [Enrico] La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate”.
Le stesse cose aveva detto Lirio Abbate, giornalista che oggi vive sotto scorta, senza che foglia mediatico-istituzionale si muovesse. Il motivo è evidente. Quanti di voi erano al corrente dei trascorsi di Schifani con Mandalà & C. prima che Travaglio ne parlasse in diretta TV ? Quanti si erano presi la briga di leggersi da cima a fondo il pesante tomo di Travaglio-Gomez o gli articoli di Abbate ? Il giornalismo scritto non impensierisce il potere. Pochi in Italia leggono e quei pochi, prima di accettare per buono ciò che hanno appreso, aspettano che sia la TV a darne conferma. La TV è l’auctoritas certificatrice della realtà, è il tasto che invia il bias di conferma alle nostre coscienze titubanti. La nostra percezione del mondo non dipende da ciò che apprendiamo, vediamo o leggiamo come singoli, ma dall’avallo fornito alla nostra esperienza dalla comunità in cui viviamo. Se tutto il condominio dice che la signora del terzo piano tradisce il marito, questa è la realtà, e non conta nulla che la signora in questione sappia, dentro di sé, di essere uno specchio di fedeltà. Se vuole rendere “realtà” la sua virtù, dovrà trovare una comunità di riferimento più ampia che la certifichi, o rassegnarsi non alla “nomea”, ma alla concretezza della propria infedeltà. Perché, se non lo si fosse capito, la realtà non è altro che un’opinione condivisa. Quando una comunità non sa che pesci prendere riguardo la “realtà” di una determinata questione, rimette ad un’auctoritas - considerata attendibile per tacito accordo da tutti i membri, sia pure con diversi gradi di fiducia - la decisione su ciò che è o non è reale. La funzione di “auctoritas” – funzione demiurgica e letteralmente generatrice del mondo – è stata assegnata dalle comunità umane a diversi soggetti nel corso della storia. Il sacerdote, il sovrano, la Chiesa, la stampa, la radio e infine la TV. Se la TV dice che gli uomini vanno a passeggio sulla Luna e che il mondo è minacciato da un non meglio definito “terrorismo”, c’è poco da fare : è questa la realtà, almeno fino a quando a una nuova auctoritas, più agguerrita e stimata, non verrà conferito il mandato di scalzare la precedente. Il prossimo passaggio di consegne potrebbe essere quello (lo dico toccando ferro) tra la TV e internet, mutazione apocalittica che avrebbe l’immenso vantaggio di restituire il potere di controllo sulla realtà ad ampie collettività umane interattive, anziché lasciarlo nelle mani di una ristrettissima casta di sacerdoti dell’etere. Ma per ora ciò che passa il convento è la realtà ristretta, asfittica, miserabile dei “reality show” (cioè “auctoritates” che conferiscono lo status di “reality” al lato più bieco e osceno della natura umana) e dei “programmi d’informazione” (cioè programmi che impongono alle collettività umane versioni di realtà via via differenti, a seconda del ghiribizzo e delle contingenti esigenze di potere della casta demiurgica).
Trascinandola in TV, Travaglio ha donato alla malandrineria di Schifani il soffio della vita. La collusione intrallazziera e canagliesca della seconda carica dello Stato, sospesa fino a ieri nel limbo dell’irrealtà, tra luce ed ombra, è oggi una realtà che vive, respira e cammina tra di noi. Schifani e i suoi protettori di destra e di sinistra non possono più sopprimere questa sgradevole creatura senza prima avere accesso alla fucina catodica da cui ha origine il mondo che vediamo. E’ per questo che invocano piagnucolando il “contraddittorio”. E’ per questo che s’incazzano. v Prima che ci arrivassero anche Ungaretti e Heidegger, già i maghi della remota antichità avevano capito che la realtà è un atto di nominazione. Esiste solo ciò che possiede un nome, ciò che non siamo in grado di nominare non siamo neppure in grado di pensarlo, tantomeno di vederlo. Nella parola risiede – e vi giuro che non è soltanto una contorta elucubrazione filosofica – il potere della creazione. “In principio era il Verbo ed il Verbo era Dio”. E’ per questo che ogni impoverimento del lessico è anche – letteralmente – un evento di rarefazione della realtà. E’ per questo che il potere catodico punta alla devastazione culturale e all’impoverimento espressivo. Una realtà rarefatta è più facilmente controllabile. Ciò che non ha un nome, non esiste. Viceversa, la creazione di una parola, la nominazione, è sempre creazione di una nuova realtà materiale. Ungaretti portava alla luce, con poesie fatte di brevissimi e intensi atti di nominazione, realtà immense che sembravano emergere dal nulla della pagina bianca. Gadda, che nella “Meditazione milanese” si riproponeva di indagare il meccanismo di funzionamento della realtà, creò a questo scopo il suo lessico immenso, barocco, sperimentale che genera ancora oggi potenti emicranie negli studenti di letteratura. Quel che Ungaretti, Gadda, Heidegger non avevano capito (ma che gli antichi sciamani già sapevano benissimo) è che la nominazione generatrice non va compiuta in un luogo qualsiasi, ma in un luogo magico o sacro, da ministri del culto che abbiano il privilegio di accedervi. Travaglio, a “Che tempo che fa”, era uno di quei sacerdoti in uno di quei luoghi. In TV, come lui stesso ha detto, “basta la nomination”, ed ecco che le collusioni mafiose e le soperchierie dei potenti emergono dalla prigione del nulla in cui il silenzio sacerdotale le aveva relegate, prendono vita e fuggono, nude come vermi e piene di vergogna, a nascondersi nel mondo degli uomini.
L’intervento di Travaglio-Dio, su uno sfondo di cielo azzurro solcato dalle nuvole d’inquietante valore simbolico, è stato così produttivo sul piano della modellazione cosmica da rivelare la pochezza degli stessi sacerdoti mediatici, scatenandone l’ira. Non credo si tratti soltanto di preoccupazione per le possibili ritorsioni dei loro protettori politici. E’ invidia. Fazio si è dissociato dalle creature generate nel corso del suo rito, terrorizzato e umiliato dall’idea di aver perso il controllo sulla celebrazione. Curzi ha accusato Travaglio di “voler creare un altro scandalo”, cioè di volersi sostituire a Curzi nell’opera di creazione quotidiana di mostri da sbattere in prima pagina. Sacrilegio ! Claudio Cappon ha definito “deprecabile e ingiustificabile” il comportamento di Travaglio, recatosi alla liturgia della creazione per assistervi e finendo, invece, per celebrarla. I decrepiti lucumoni se la fanno addosso al pensiero di essere presto rimpiazzati da divinità più fantasiose e fertili di loro.
“La gerarchia delle notizie”, ha spiegato Travaglio, “la decidono i politici. Intanto perché comandano sulla televisione. Stanno cercando di far fuori Anno Zero mettendo insieme Consiglio d’Amministrazione, Commissione di Vigilanza e Authority. Sono tre organismi politici che tappano la libertà d’informazione... i giornalisti lo sanno e si regolano di conseguenza. La notizia diventa tale quando i politici iniziano a parlare di quella notizia. L’ANSA dirama quaranta esternazioni dei politici e quella diventa una notizia”. E’ la rivelazione al volgo del sommo segreto rituale, fatta dagli stessi gradini del tempio. Suprema empietà, non tanto per i contenuti – già trattati fino alla noia dai siti internet di mezzo mondo – quanto per il luogo in cui è stata compiuta, un luogo di potere negromantico che ha trasformato in realtà viva e scalciante ciò che prima era solo una lamentevole tiritera da blogger segaioli. E ancora : “Il commissariato alla monnezza di Napoli non serve a smaltire la monnezza, ma a smaltire rifiuti tossici politici ; non sapendo dove metterli, li si manda lì”.
“Il clima politico induce a un rapporto, diciamo, di distensione tra l’opposizione e la maggioranza. Non si può scrivere che Schifani ha avuto delle amicizie con i mafiosi perché non lo vuole né la destra né la sinistra”. I lettori di questo e altri blog avranno sentito dire queste cose fino a farsele uscire dalle orecchie e non riusciranno a coglierne, per assuefazione, la valenza sovvertitrice. Ma noi blogger non siamo (per ora) Dio e non abbiamo accesso al tempio della creazione. Travaglio sì. Le parole pronunciate durante la funzione televisiva hanno preso vita, generato nuovi pensieri in milioni di fedeli, corrotto le fondamenta stesse dell’autorità della casta sacerdotale, originato nuove realtà. Hanno scatenato il panico tra i sacerdoti strappando dalle loro mani il monopolio della creazione del mondo. Nessun tardivo anatema potrà porvi rimedio. Tanto più – e qui un blogger fa fatica a non sprofondare negli abissi della superbia – che l’opera demiurgica di Travaglio è stata largamente ispirata dalle discussioni politiche su internet e sempre da esse ha ricevuto avallo, diffusione e legittimazione. I blogger non saranno déi, né preti, ma rivestono già il ruolo di ispiratori e propagandisti della divinità. Non saremo Dio, ma siamo in missione per conto di Dio. Ahò, scusate se è poco.
Gianluca Freda
Fonte : http://blogghete.blog.dada.net/
13.05.08
Report ha scoperchiato il verminaio del modello Veltroni .....
Lun, 05/05/2008 - 19:33
Report ha scoperchiato il verminaio del modello Veltroni, ma la sinistra dove era? Complice o/e incapace
La sera del 4 maggio 2008, Report ha messo in onda un reportage sul nuovo sacco urbanistico. Sia chiaro, niente di assolutamente nuovo. Già a gennaio 2008 Italia Nostra, con un foltissimo gruppo di comitati di quartiere ed associazioni, e con l’adesione degli amici di Grillo e dell’Unione Inquilini di Roma, aveva in una conferenza stampa reso pubblico un dossier sul presunto “modello Roma”.
Cosa c’è di nuovo oggi. Oserei dire nulla, ma Report ha assemblato i pezzi e ne ha fatto una inchiesta vera. Oserei dire una inchiesta marxista. Semmai, in maniera retorica, mi domanderei perché questo reportage non è stato pensato prima dai giornali della sinistra: Liberazione, Manifesto.
Una risposta proverò a darla, anche se non piacevole.
Intanto, se qualcuno ancora si stava chiedendo perché a Roma è stato eletto il “fascista” Alemanno, perché la sinistra è al minimo sindacale e il PRC senza consiglieri comunali, credo che oggi, a meno di passare dalla miopia alla cecità, la risposta sia chiara.
Il modello Veltroni, con l’assoluta zerbinaggine della sinistra, non era altro che un immenso comitato di affari che, in assoluto ossequio al mercato (parole dell’ex assessore Morassut) ed in totale dispregio di qualsiasi idea di città, soprattutto di città a misura di chi la abita, ha avviato immensi programmi di cementificazione.
Il bello è che gli abitanti non chiedevano di avere i primi due più grandi centri commerciali d’Europa (noi sul superfluo siamo imbattibili, è sull’inutile che cerchiamo di primeggiare in Europa).
Siamo andati ben oltre il pianificar facendo. Siamo andati ben oltre le compensazioni che, per fare un parco a Talenti le cui aree, ad esempio, erano di proprietà di Mezzaroma, si garantiva un’altra area da cementificare a suo piacimento senza alcun beneficio sul mercato delle locazioni o della compravendita. Però attenti, mentre Mezzaroma veniva “compensato”, allo IACP andava un po’ peggio, perché a questi venivano tagliati tre milioni di metri cubi di case popolari ma non veniva data nessuna “compensazione”. L’artefice di questo modello: il piano delle certezze di Rutelli.
La sinistra al governo della città con una discreta forza cosa faceva?
Assentiva.
Certo, ogni tanto si indignava per qualche sfratto, certo, ogni tanto si indignava per qualche vendita di enti o qualche cartolarizzazione, certo, qualche volta mediava tra movimenti di lotta e Veltroni per garantire a quest’ultimo una certa pace sociale.
Il risultato ? Per i movimenti eccellente: su 1800 alloggi assegnati negli ultimi tre anni, solo 300 sono andati alle famiglie in graduatoria che, detto per inciso, con punti 10 sono circa 1600, e sono quello con sfratto eseguito da almeno tre anni. Tutti gli altri alloggi utilizzati per sanare le emergenze, ovvero le occupazioni.
La lotta paga? Certo, ma vorrei anche indagare l’effetto di tali atti sulle 35.000 famiglie in graduatoria. Così come vorrei indagare l’effetto della sanatoria, approvata dalla Regione di centro sinistra, di occupanti di case popolari per soggetti che dovevano avere il doppio del reddito di chi è in graduatoria. A Roma, chi gestisce la compravendita degli alloggi è la piccola e grande criminalità. Il prezzo? Dai 30 ai 70.000 euro. Peccato che, anche in questo caso, la Regione aggiungesse alla sanatoria due ciliegine: la vendita del 30% in due anni delle case popolari e l’aumento del 20% dei canoni. Bello, vero?
Mentre noi ci occupavamo delle frattaglie, gli altri costruivano mega centri commerciali, decine di migliaia di alloggi destinati ad ingrossare le fauci della rendita immobiliare. Altro che piano per 30.000 case popolari, del resto mai sostenuto efficacemente dalla sinistra.
Dimenticavo, il giorno prima delle dimissioni, la Giunta Veltroni approvò alla unanimità la vendita del 54% delle case comunali (circa 15.000 alloggi). Anche in questo caso c’è una ciliegina. La legge regionale prevede che, al massimo, si possa vendere il 30% delle case comunali. Slo dopo una veemente protesta dell’Unione Inquilini di Roma il piano è stato ridimensionato.
Infine, mentre qualcuno ci riempiva di parole come “Porto Alegre”, “conflitto”, “radicalità”, “antagonismo” “ comunismo”, quel qualcuno rendeva “allegri i costruttori” sosteneva il “conflitto” dei comitati di affari contro la città e i suoi cittadini, imponeva una “radicalità” nello sviluppo urbanistico a beneficio dei poteri forti, diventava “antagonista” con i bisogni della città.
Se la sinistra vuole darsi un senso ed essere ritenuta necessaria dal nostro popolo, è bene che incida con il bisturi in se stessa e analizzi impietosamente la sua azione di governo della città.
Certo, fanno pensare certe critiche alla partecipazione al Governo Prodi, comunque deficitaria, che venivano da “ movimentisti, ambientalisti e comunisti veri” anche di Roma.
Il comunismo ? Trovatelo voi.
p.s. Chi non avesse visto Report del 4 maggio 2008 lo guardi sul sito di Report http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,724...
Potrebbe essere una buona relazione introduttiva in tutte le riunioni a qualsiasi livello dei partiti della ex Sinistra Arcobaleno
Corsaro rosso
Sole che sorgi …….
Gio, 01/05/2008 - 22:45
“E’ una giornata tristissima per Roma. I dirigenti della sinistra devono accollarsi tutte le responsabilità”. Questo commento – ampiamente condivisibile – sulla disfatta elettorale di Francesco Rutelli e dei suoi alleati, appare sull’edizione romana della Repubblica del 29 aprile, il day after che ha seguito l’ascesa al Campidoglio del camerata Gianni Alemanno, fascistone d.o.c., che nel ballottaggio ha letteralmente sbaragliato la consolidata macchina da guerra che sosteneva la continuità Rutelli-Veltroni-Rutelli.
La disfatta romana segue di un paio di settimane la catastrofe nazionale, nonostante, sulla carta, l’impresa del camerata Alemanno apparisse quasi impossibile, stante la pervasività del sistema di potere coagulatosi negli anni attorno alle caste e sottocaste rutelliane e veltroniane. Un sistema di potere fatto di solidi rapporti con tutti i poteri forti, dall’associazione dei costruttori (leggasi: palazzinari) alla lobby delle cooperative sociali, dal Vaticano a Confindustria.
Un sistema di potere tanto sicuro di sé da pensare di poter decidere delle sorti della Capitale fra un aperitivo sulla spiaggia di Sabaudia e una terrazza aristocratica, passandosi lo scettro di Sindaco come se fosse un pallone: nel 2000, Rutelli si dimette anticipatamente, per correre come premier contro Silvio Berlusconi (dal quale verrà sonoramente trombato), e passa la palla a Veltroni, che viene eletto con fatica contro lo scialbo candidato del centrodestra, tale Tajani.
Veltroni giura e spergiura di non avere a cuore altro che Roma, che afferma di voler continuare ad amministrare fino al 2011, senza altri obiettivi. Forte di questa certezza, nel 2006 Veltroni vince il secondo mandato a mani basse contro Gianni Alemanno, candidato alla garibaldina contro un sindaco che nessuno se la sente di sfidare, anche perché gode di un sostegno politicamente sconfinato, che va dai moderati all’estrema sinistra, che mette in piedi un’apposita lista per appoggiarlo (a proposito: quella lista, che prese una percentuale da prefisso telefonico e non elesse nemmeno un rappresentante, si chiamava “Arcobaleno”... premonizione?).
Non passano due anni che Veltroni si rimangia il suo amore per Roma, manda a casa il povero Romano Prodi e decide di correre da solo e a mani nude contro Silvio Berlusconi e, ritenendola ormai cosa propria, riconsegna la Città Eterna nelle fidate mani dell’amico Rutelli, ottenendo il fantastico risultato di essere lui stesso trombato da Berlusconi e di far trombare Rutelli dal camerata Alemanno, coraggiosamente (bisogna ammetterlo) sceso nuovamente in campo per una nuova sfida disperata.
Una sfida, stavolta, vincente, per tanti motivi che avremo tempo di indagare, ma fra i quali pensiamo di potere indicare da subito l’indisponibilità dei Romani a farsi trattare come un pallone che ci si passa fra amici, in una eterna partitella amichevole, cioè finta. La Premiata Ditta Veltroni & Rutelli passerà alla storia per aver cancellato la sinistra dal Parlamento e per aver consegnato Roma ai rappresentanti di quella bella gente che, appena appresa la notizia, è corsa a sbracciarsi nel saluto romano dalla balconata del Campidoglio.
Poiché la sinistra romana, a cominciare da Rifondazione Comunista, è stata complice per la bellezza di oltre dieci anni della Premiata Ditta, non c’è da stupirsi che sia stata stracciata dagli elettori, portando in Campidoglio solo due consiglieri, nessuno dei quali del PRC: uno è Tarzan, esponente di Action, mentre l’altra è una rappresentante della Sinistra Democratica. Il commento che riportavamo all’inizio di questo intervento, dunque, non potrebbe essere più calzante. Peccato che a pronunciarlo non sia stato un qualsiasi cittadino, e nemmeno un anonimo militante, bensì Massimiliano Smeriglio, segretario romano del PRC, quindi uno di quei dirigenti che, secondo le sue stesse parole, “devono accollarsi tutte le responsabilità”.
Smeriglio se le accollerà, le sue responsabilità, fra le quali quella di aver candidato come capolista la madre di Valerio Verbano, compagno ventenne assassinato dai fascisti nel 1980, per poi abbandonarla a sé stessa?
Oppure, farà come hanno sempre fatto i dirigenti come lui, cioè addossare le responsabilità sempre e soltanto agli “altri”, che sarebbero poi quelli con i quali ha condiviso poltrone e stipendi fino a quando il popolo sovrano non li ha presi tutti – metaforicamente parlando – a calci in culo? Lo sapremo presto, e comunque il nostro interesse al riguardo è piuttosto scarso.
In un Paese dominato da Berlusconi e Bossi, con una Capitale in mano ai fascisti, il nostro primo pensiero non può che andare alla necessità di organizzare l’opposizione, anzi, la resistenza.
Sarà dura, perché non abbiamo né mezzi, né audience, ma non ci sono alternative.
E’ la nostra vita che difendiamo, i nostri diritti e la nostra dignità.
Non avremo a fianco personaggi come Smeriglio, ma è molto meglio così.
Germano Monti
Striscioni 1 Maggio
Gio, 01/05/2008 - 22:171 Maggio
Muoia il lavoro con tutti i filistei!
PADRONI GOVERNI SINDACATI ASSASSINI!
Il problema non è il diritto al lavoro ed al salario, ma la loro abolizione, invece.
Il problema non è la galera per i padroni che non rispettano la sicurezza, ma l'abolizione di tutte le loro galere, invece.
Il problema non è lucidare le nostre catene, ma spezzarle, invece.
Le leggi sono fatte dai padroni per difendere il loro sistema di sfruttamento, di insicurezza, di precarietà.
Dal carcere al lavoro a vita, alla schiavitù del salario, alla precarietà: queste sono le uniche sicurezze di questa società da abbattere, le galere di cui liberarci.
Senza forza e lotta di classe non ci sarà mai nessuna sicurezza per i proletari.
MENO SICURI I PADRONI PIU' SICURI NOI
Coordinamento per l'autonomia di classe
IL FUTURO E’ NOSTRO!
Nella società capitalista totalitaria, fondata sulla proprietà privata e sul lavoro salariato, che si manifesta grazie al teatrino della politica e dei mass media, tutto sembra perdere significato scostando appena il velo delle apparenze.
La maggioranza vive di lavoro per poter acquistare oggetti sopravvalutati o poter vivere in alveari di cemento, perde tempo in mezzo al traffico costretta ad andare a svolgere lavori inutili, parla di personaggi dei reality show come se fossero persone reali.
I centri commerciali vengono presentati come punto di ritrovo e socializzazione, mentre stili di vita, aspirazioni e argomenti di discussione dipendono dalle messe in scena propinate dalla televisione, fatte apposta per catturare il pubblico al massimo dell’attenzione per rifilargli uno spot pubblicitario.
La metropoli lavora ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana, feste incluse.
Quasi la totalità dei rapporti sociali viene letta in termini di scambio economico.
Tutto ha un prezzo. La casa, le informazioni, il cibo, la conoscenza, l’istruzione, le merci, perfino ambire ad un posto di lavoro.
Il regime democratico non può permettersi, nel regno delle apparenze, di dare vita al partito unico.
L’illusione di poter scegliere, e quindi contare qualcosa, è stata appena spacciata con le recenti elezioni, perché aldilà dei nomi delle persone e dei partiti possiamo assistere ad un unico obiettivo: progresso economico per chi è già ricco, guerre, repressione, devastazione ambientale, carovita e sacrifici per chi lavora.
Seppellirsi di rate per acquistare una macchina che ostenta uno stile di vita, o un televisore al plasma, o addirittura accendere un mutuo presso le sedi dell’usura legale chiamate banche significa rinchiudersi nella gabbia del lavoro, precario o a tempo indeterminato che sia, a vita.
Il Primo Maggio nell’immaginario collettivo dovrebbe essere il simbolo dell’esistenza della forza contrattuale da parte dei lavoratori, di tutte le lotte portate avanti nel corso della storia contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per un mondo senza classi e senza schiavitù.
Il movimento rivoluzionario storicamente non ha ancora raggiunto il suo obbiettivo, ma ha saputo imporre almeno delle regole, che oggi non vengono affatto rispettate dai datori di lavoro.
E’ ora di riprendere la lotta collettivamente perché le esigenze del capitale hanno portato a rendere il lavoratore un singolo individuo che viene schiacciato dall’enormità del sistema economico.
L’unità, internazionalista, di tutti i lavoratori è necessaria per poter fronteggiare una classe ben organizzata per lo sfruttamento su scala mondiale.
E’ fondamentale disertare le loro guerre, tra cui quella del lavoro che produce più di tre morti al giorno solo in Italia.
Bisogna organizzarsi in modo autonomo per riprenderci quello che ci rubano ogni giorno, il nostro tempo, la nostra libertà, i nostri desideri, i nostri spazi, la nostra felicità.
E’ essenziale non delegare a nessuno le decisioni sulla nostra vita, né aspettare che sia qualcun altro a difendere i “nostri diritti”.
L’IMPORTANTE NON E’ LA CADUTA, MA L’ATTERRAGGIO!
Comitato di lotta Quadraro - Laboratorio Rivoluzionario Gatto Selvaggio
SCONFITTA L’ARROGANZA AL 19° MUNICIPIO
Gio, 01/05/2008 - 18:01
Colui che ha voluto e difeso ad oltranza contro tutto e tutti la disastrosa viabilità sperimentale rifiutata dalla grande maggioranza del quartiere ;
colui che ha amministrato con arroganza e sprezzo dei cittadini , della democrazia partecipata e delle norme ;
colui che ha gestito il municipio come un monarca assoluto , E’ STATO SCONFITTO !
Viene posta così fine , e ci auguriamo – per il bene della collettività - per sempre, a quella carriera politica alla quale il succitato tanto teneva .
I cittadini che in tutti i modi , e inutilmente, avevano cercato di convincere i vertici del PD a non riproporre una candidatura impopolare ed autolesionista, hanno mantenuto fede alle promesse e non hanno votato un personaggio indifferente alle istanze dei cittadini, contribuendo così in modo significativo alla sua sconfitta.
E questo atteggiamento determinato e determinante dei cittadini , sia di monito a chi si appresta ad amministrare il 19° municipio : i cittadini vogliono amministratori che rispettino la volontà popolare , ad iniziare dal problema della viabilità sperimentale ; vogliono una amministrazione basata su una reale democrazia partecipata , che li veda protagonisti sempre e non soltanto in occasione delle elezioni.
ADDIO LAZZARA . NON CI MANCHERAI !
A MAI PIU’ RIVEDERCI !!
Comitato Torrevecchia-Primavalle “Cittadine/i per un quartiere migliore”
Laboratorio della Sinistra:il caso Foggia
Mar, 22/04/2008 - 14:13
"Il pensiero procede dall'azione" J.PIAGET
Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza." K.MARX
Il laboratorio della nuova sinistra,federata e/o unitaria,è già in ritardo.Gli accademici toscani e piemontesi uniti e plurali,riunitisi a Firenze dopo la sconfitta,approntano i "laboratori di pensiero" e i "seminari nazionali e territoriali" per luglio,idem i dirigenti politici di Rifondazione col loro congresso.Con questi ritmi,ci sarà un buco politico esiziale almeno fino all'autunno,con Berlusconi saldamente insediato.Sbagliano, bisogna partire adesso.
IL CASO FOGGIA.
Il caso di Foggia si presta bene come esempio teorico atto ad applicare nuove modalità di azione sul famoso "rapporto col territorio" di cui tanto ci stiamo ubriacando in questi giorni post-elettorali.
Succede che Rainieri,un neodeputato della Lega Nord,ex leader dei Cobas del Latte,abbia dichiarato che sarebbe una follia portare a Foggia l'Authority alimentare italiana.
Lo stesso ha anche dichiarato che si farà di tutto per avvicinarla il più possibile a quella europea di Parma.
E' un'occasione d'oro sulla quale bisogna obbligatoriamente e lestamente saltare,o tutti i pianti ,i propositi e le analisi di questi giorni non saranno serviti a nulla.
Infatti,è da notare che il PD locale,tramite il candidato alla presidenza della provincia Campo,è immediatamente uscito con posizioni contrarie a Rainieri riprese dalle agenzie di stampa.
Si chiama tempismo,e sarà importante acquisirlo anche a sinistra.
In teoria,su una questione così importante per un "territorio",i dirigenti/segretari locali di Rifondazione,Verdi,Comunisti Italiani,Sinistra Democratica,Snistra Critica,e qualsiasi altra realtà interessata,dovrebbero sentirsi nell'immediato a stretto giro di telefono/mail e concordare una posizione a MCD (minimo comune denominatore) da adottare e comunicare subito.
Con le necessarie sinergie di semplificazione/efficienza - un partito/associazione/gruppo può fare la stesura (da rileggere poi agli altri per il consenso,ma con una logica MCD bastano poche frasi ed è difficile sbagliarsi) ,un'altro avvisare i giornali,un'altro ancora spedire i comunicati stampa,ecc. - si può uscire in poche ore con una sensibilizzazione del "territorio" e coprirlo su di un tema (la minaccia all'arrivo di nuovi investimenti e nuovi posti lavoro in una zona povera) che dovrebbe da subito portare consensi dalle persone circa le "cose concrete della vita quotidiana" , per la disattenzione alle quali la sinistra è stata punita dalle urne.
Dopo questa prima indispensabile presa di posizione ,il livello di approfondimento - sempre a discrezione delle forze presenti sul territorio - può conoscere vari gradi di approfondimento dell'azione politica.
Che ,nell'ordine cronologico,possono essere;
-la pubblicazione sui siti e blog locali,fra cui quello della sinistra unita/federata/plurale/singolare/ecc. ,blog che dovrebbe esistere ed essere citato in calce in tutti i testi e i volantini prodotti.
-la stesura di un volantino (di cui alleghiamo un esempio a fondo post) fatto con poche frasi e linguaggio semplice,in stile agit-prop, da distribuire nei pressi delle zone a forte presenza popolare come;centri commerciali,piazze,bacheche (molto importanti la loro ubicazione e il loro aggiornamento),centri e circoli frequentati da giovani e anziani,mercati,eventi importanti come concerti e partite,ecc.ecc.
Bastano uno o due militanti per partito o associazione per coprire gran parte dei luoghi .Scegliendo bene le ore,anche l'impegno temporale può essere minimo.
-l'organizzazione di un dibattito pubblico sul tema,nel caso la cosa meritasse ulteriori approfondimenti (come pare proprio in questo caso) con figure possibilmente tecniche (per uscire dalla prima fase di pura propaganda) a sostegno delle proprie ragioni e ,nel caso auspicabile che fossero persone politicamente connotate a sinistra,enfatizzarne il ruolo tecnico e non quello politico.
Stessa filosofia per la locandina di promozione dell'evento che dev'essere rivolto alla cittadinanza tutta e su cui i simboli degli organizzatori dovrebbero esserci al massimo come "sinistra per il lavoro" oppure "foggia per il lavoro" oppure "sinistra di foggia" ecc.ecc.,scritto in piccolo e con la sola possibilità di sgranare ed elencare le singole appartenenze partitico/associative in una breve e discreta introduzione al dibattito pubblico.Nella sala del dibattito è importante mettere sempre la cesta delle offerte;senza soldi neppure la sinistra vive.I soldi andranno ripartiti secondo i criteri decisi dal "territorio".Foggiano,in questo caso.
IMPLICAZIONI
L'esempio sopra non ha la pretesa di insegnare a nessuno ciò che da anni sta facendo,e magari bene.E le implicazioni e complicazioni possibili sono tante.Indichiamone qualcuna.
-In questo caso specifico la propaganda può danneggiare il PDL,ma non il PD,che fino ad ora sembra tenere una netta posizione di condanna della posizione leghista.Ma in ogni caso,comunque,ogni volta va considerata la possibilità di far arretrare il consenso del PDL e anche quello del PD (salvo per le alleanze sulle elezioni amministrative o altro), sottolineandone le contraddizioni .
-Ancora,la logica di formazione di queste realtà federate dev'essere quella dei comitati;tutti i soggetti e i gruppi "sensibili" andrebbero invitati alla partecipazione.Per questo bisognerebbe inventariarli,con telefoni e mail,e chiederne la partecipazione attiva o il sostegno/adesione.Poi,tirerà la carretta chi avrà più risorse/volontà politica.
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FAC-SIMILE VOLANTINO AGIT-PROP
BERLUSCONI,BOSSI E FINI;TOGLIERE IL LAVORO A FOGGIA!!!
[ndr:sotto il titolo,possibilmente,aggiungere la foto del cartello sugli affitti]
Il Partito delle Libertà di Berlusconi Bossi e Fini inizia bene!!
Il parlamentare delle Lega Nord Rainieri (quello delle quote latte..) vuole che l'Authority alimentare Italiana sia spostata da Foggia.
La vuole più possibile vicina a Parma ,che ha il più alto tasso di occupazione in Italia,oltre il 70%,contro poco più del 40% di Foggia.
Rubare ai poveri per dare ai ricchi,ecco la solita faccia del governo delle destre!!
Ecco il loro "riscatto del Meridione".
A quando il ritorno dei cartelli degli anni 60' "Non si affitta ai meridionali"??
La sinistra del Lavoro di Foggia dice;NO!!!
Sinistra Foggiana per il Lavoro
Libertà per Marina Petrella!
Dom, 20/04/2008 - 10:08
Libertà per Marina Petrella!
Libertà per * Comunist*!
Amnistia subito!
Che debbano essere loro, i brigatisti militanti, gli unici a pagare per tutti, tutti i mali del nostro paese, culla di tutte le mafie (gli ultimi rapporti del Censis e della Corte dei Conti sono drammaticamente espliciti), è uno scandalo ed è inaccettabile. Aveva ragione Giorgio Gaber, a scrivere: "Io se fossi Dio". Parole sacrosante le sue.
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non vo(mi)tare!
Sab, 12/04/2008 - 10:01
ASTENSIONISMO ANTIISTITUZIONALITA’
AUTONOMIA DI CLASSE!
contro il trasversalismo bipartita e tutti i suoi attacchini.
L’imbarbarimento tipico della societa’ capitalistica e della metropoli imperialista, assume in Europa
( ed in Italia ), un aspetto particolare.
Il lungo ciclo di riflusso della lotta di classe sta producendo una sorta di fermo immagina sociale e politico, impermeabile a cambi di governo ed a “rivoluzioni giustizialiste”.
L’aumento e la differenziazione della stratificazione sociale tiene in scarso conto le evoluzioni ed i trasformismi sovrastrutturali, provocandone una costante situazione di inadeguatezza.
L’altra faccia della deregulation del lavoro salariato e’ la formazione ed il consolidamento di un blocco sociale misto, proprietario, portatore delle ideologia di legge, ordine e sicurezza.
A questo blocco sociale misto ( borghesia + piccola borghesia plurireddito ), in assonanza con le necessita’ Europee, occorre una ristrutturazione di sistema, che fluidifichi i meccanismi di funzionamento dello stato ed acceleri il processo di adeguamento ai vincoli imposti dalla competizione continentale sul mercato mondiale.
Se da un lato questa esigenza trova riscontro e rappresentanza trasversale in lobby economiche e politico-parlamentari, dall’altra, diffuse sono le resistenze dell’euroscetticismo nordista in connubio con il localismo della spesa pubblica corrente.
La dialettica e lo scontro tra queste due filiere del comando capitalista, ed il riflesso nel turbolento cammino verso la semplificazione bipartita, sono alla base dell’odierno impasse di sistema.
E’ un impasse, un rallentamento, che non fermera’ il processo semplificativo e di cessione di sovranita’ statual-nazionale al blocco europeo, ma ne rende tuttora inadeguato il ritmo e la scansione temporale, provocando insieme alla sfasatura tra struttura e sovrastruttura una continua fibrillazione politico-elettoralistica.
Questa situazione di stallo, di scarsa decisionalita’ degli esecutivi, di guado non ancora oltrepassato dalle repubbliche funzionali, e’ la base materiale del diffondersi delle ideologie e delle statistiche di stato su presunte “mucillagini”, “spappolamenti e coriandoli sociali”.
Il perpetuarsi della instabilita dello stato delle cose concrete viene unitariamente ed interamente scaricato sul proletariato, vittima di una progressiva spoliazione di garanzie, diritti e conquiste realizzate nel passato ciclo dominato dal sistema del welfare clientelar-partitico.
Stiamo vivendo i tempi dell’attacco conclusivo al vecchio sistema contrattuale, alla sua unicita’ nazionale, al posto del quale va sostituendosi il sistema decentrato, legato alla produttivita’ territoriale ed alla meritocrazia individuale; la discrezionalita’ aziendale ed il comando padronale, sancite dall’aggiornata concertazione sindacale nei bidoni contrattuali, annullano ogni difesa collettiva, sindacale e normativa.
Gli operai stanno rimanendo da soli, e forse, ne stanno prendendo coscienza.
Lavorano sempre di piu’, sempre piu’nell’incertezza, sempre peggio, con sempre minore sicurezza, con maggiori pericoli e nocivita’, e vanno in pensione sempre piu’ tardi, quando ci vanno.
Il movimento reale sta determinando una oggettiva scarnificazione degli orpelli, delle giustificazioni morali ed ideologiche, dei tentativi di addolcimento, intorno alle classi sociali.
Tra le nebbie della nuova complessita’ sociale, la violenta divisione di classe comincia a farsi distinta, ed a non trovare soluzioni compatibili.
E’ per questo che il potere corre ai ripari, con le solite armi intrecciate della corruzione individuale e della repressione di classe; e’ per questo che ad alcuni operai si fa “saltare il fosso” della propria appartenenza materiale per farli strumento elettorale della pacificazione sociale.
Anche l’astensionismo puo’ essere un indice della rottura, della scissione di classe.
Anche l’astensionismo puo’ essere un primo passo pratico, non sufficiente ma necessario, verso l’organizzazione dell’incompatibilta’ proletara.
coordinamento per l’autonomia di classe
( www.controappunto.org )
manifesto astensionista
Mer, 09/04/2008 - 16:59
QUESTA SOCIETA' E' IN PUTREFAZIONE...
la guerra, rinominata magari missione umanitaria, come condizione permanente
il progressivo peggioramento delle condizioni lavorative e salariali
lo smantellamento dello stato sociale
la mercificazione del vivente (ogm, crisi energetica, eugenetica)
lo scempio ambientale provocato da un sistema industriale votato al profitto
l'ingerenza della chiesa e di tutte le religioni che rivendicano il dirittro alla menzogna, il sessismo e l'omofobia
l'incitamento alla guerra fra poveri in nome di dio nazione razza
non sarà un voto a cambiare o invertire la tendenza del capitalismo alla distruzione e alla barbarie
non votare, non collaborare
autorganizzarsi, lottare
NON VOmiTARE!
AUTONOMI
MARIO SALVI VIVE - Presidio lunedì 7 ore 17 a Primavalle (Roma Nord)
Ven, 04/04/2008 - 19:35

MARIO SALVI
7 aprile 1976, sono passati 32 anni dall’assassinio di Mario Salvi, giovane del nostro quartiere: Primavalle. Fu assassinato da un agente di polizia penitenziaria a sangue freddo, impugnando la pistola e prendendo la mira. Verdetto della giustizia dello Stato al processo del poliziotto Domenico Velluto: assolto nell’adempimento del dovere.
Ma cosa muoveva un giovane di 21 anni fino al punto di rischiare la morte, fino al sacrificio della vita?:
La voglia irrefrenabile di giustizia: Quel giorno era sotto il Ministero di “Grazia e Giustizia” a contestare un’altra sentenza scandalosa, si condannava per omicidio chi si era difeso da un’aggressione di una squadraccia di fascisti, che si sa, hanno sempre fatto il lavoro sporco dello stato, dagli omicidi alle stragi di stato: e i propri sicari lo Stato li copre!
Il desiderio di riscatto da una condizione di quartiere di periferia come il nostro, dal ghetto e dall’emarginazione, dalla disoccupazione e dai soldi, sempre pochi; per quello in quegli anni organizzavano il mercato popolare vendendo i prodotti acquistati dai produttori di carne e verdure a prezzi di costo cosi da far risparmiare le famiglie a basso reddito.
La lotta per la casa e per i diritti in un quartiere di muratori e manovali che le case le costruivano per i palazzinari, ma che non se le potevano permettere e così le occupavano. Quando organizzavano le lotte contro il carovita con le autoriduzioni di bollette e tariffe.
Il desiderio di libertà da ogni dittatura e dai soprusi a fianco dei popoli in lotta, degli emigranti meridionali, contro lo strapotere USA e della Democrazia Cristiana, e contro i fascisti, foraggiati dalla CIA americana e italiana (GLADIO), che aggredivano, accoltellavano e mettevano le bombe assassinando gli oppositori dei padroni e dello stato, operai, studenti e compagni.
Questo era Mario Salvi, la generosità e l’esuberanza, l’umiltà e il senso di giustizia, il gioco ed il coraggio, la rabbia contro i padroni e contro la corruzione dei partiti, per questo lo hanno ucciso prendendo la mira, ma non hanno colpito la nostra voglia di lottare per un mondo libero e senza ingiustizie, per l’uguaglianza e la fratellanza. Continuiamo a lottare per i diritti veri e per un mondo senza padroni senza galere e senza frontiere oggi come ieri per il futuro.
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE ! !
Il 7 aprile ore 17, presidio alla lapide a Primavalle, p.zza. Mario Salvi già Clemente XI
I compagni e le compagne di Primavalle, Spazio Antagonista “il Comitato”
Via Girolamo casanate 2a