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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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presidio

Antifà a piazza Trilussa

09/05/2008 - 19:00
09/05/2008 - 22:00
Sommario:
Promotore evento:
Antifasciste e antifascisti di Roma
Indirizzo email:

BASTA OMICIDI FASCISTI
VIVA LA NUOVA RESISTENZA!

VENERDI 9 MAGGIO ORE 19 PIAZZA TRILUSSA

Un altro omicidio di stampo fascista riempie le cronache di questi giorni. Nicola Tommasoli, 29 anni, è stato assassinato a Verona nella notte del 1° maggio da una banda di cinque neonazisti. Lo hanno ammazzato a calci e pugni, colpevole soltanto di avere un aspetto non conforme, in quelle strade centrali della città veneta dove tutti i giorni vengono aggredite e insultate le persone riconoscibili come immigrate, frequentatrici dei centri sociali, antifasciste, alternative, “diverse”, le stesse categorie sociali messe nel mirino dalle deliranti paranoie securitarie del sindaco Tosi, amico e alleato dei camerati scaligeri.
Un omicidio che ha la sua genesi nel clima di odio e di intolleranza che si respira non solo nel Veneto ma in tutto il paese, investito dalle politiche securitarie di sindaci e politici di destra come di centro sinistra che riducono le contraddizioni sociali (e il conflitto sociale che ne deriva) a problema di ordine pubblico. Il nemico diventa il lavavetri, il baraccato, il writer, l’occupante di case, il capellone, la prostituta, lo straniero, additati come obiettivi da colpire a un’opinione pubblica spaventata da campagne giornalistiche vergognose. Si sorvola naturalmente sulle morti nei cantieri dove si lavora in nero, sulla mancanza di case a prezzi sostenibili, sul carovita, sulla precarizzazione generalizzata della vita di tutti e tutte noi, sulla devastazione ambientale. Per nascondere i problemi reali e colpire l’opposizione sociale si lanciano campagne di odio contro nemici immaginari.
In questo contesto i fascisti svolgono il ruolo di braccio armato. Nella nostra città negli ultimi due anni si sono verificate centinaia di aggressioni fasciste, di assalti a case occupate, centri sociali, sedi di sinistra, singole persone. Come quella dove ha trovato la morte il nostro compagno e fratello Renato Biagetti, a Focene, reo di frequentare un luogo “di sinistra”. Anche in quell’episodio si è parlato di “banale rissa”, si è detto che la politica non c’entrava, si è cercato di minimizzare, come vergognosamente sta accadendo in questi giorni in merito all’omicidio di Nicola, e come era già successo a Milano quando fu assassinato il compagno Davide Cesare detto Dax. Come vergognoso è l’atteggiamento del camerata Gianfranco Fini che getta la maschera affermando essere più grave bruciare una bandiera che assassinare una persona. Come vergognosi sono stati gli atteggiamenti di “equidistanza” e di revisionismo storico assunti da tanti esponenti del sedicente centro-sinistra.
Ma gli antifascisti e le antifasciste di questa città non hanno mai piegato la testa in questi anni difficili, hanno continuato a praticare l’antifascismo nella loro attività quotidiana, nelle lotte sociali, nelle relazioni, nella solidarietà, nel contrasto determinato e consapevole alle bande fasciste. Ancora più forte deve essere oggi la nostra unità e determinazione, in questa fase storica infausta che vede lo squadrista Alemanno conquistare il Campidoglio.
Anche questa volta, con rabbia e con dolore, non intendiamo abbassare la testa.
Invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi venerdi 9 maggio dalle ore 19 a Piazza Trilussa a Trastevere per dare una prima risposta di “questa città ribelle e mai domata” alla violenza fascista e alla deriva securitaria. Analogamente invitiamo tutti e tutte a riempire i pulmann che ci porteranno a Verona sabato 17 maggio per la manifestazione nazionale antifascista in ricordo di Nicola.

IL FUTURO CI APPARTIENE

Gli antifascisti e le antifasciste di Roma

Presidio/Conferenza Stampa a Piazzale Clodio

31/01/2008 - 09:30
31/01/2008 - 12:30
Indirizzo email:

Il 31 gennaio tutt@ a piazzale Clodio, in solidarietà agli imputati del processo per i fatti del 6 novembre '04 e conferenza stampa sulla manifestazione nazionale di Cosenza contro la repressione, per le liberta', per la giustizia sociale.

Qui il comunicato completo

Processo 6 novembre '04 - Manifestazione a Cosenza

autore:
I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI ROMA
Sommario:
Il 31 gennaio tutt@ a piazzale Clodio, in solidarietà agli imputati del processo per i fatti del 6 novembre '04 e conferenza stampa sulla manifestazione di Cosenza.

Il 6 novembre del 2004, si svolse a Roma una importante giornata di mobilitazione contro la precarietà e per il diritto a un reddito garantito. Importante non solo per il numero delle persone, delle realtà, delle vertenze, delle lotte che in quel corteo riuscirono a ricomporsi per reclamare i loro diritti, ma soprattutto per aver tentato, in un momento in cui la crisi economica, sociale e politica di questo Paese stava mostrando i suoi primi concreti segnali, di denunciare la drammaticità delle condizioni di vita di migliaia di persone. Le azioni di contrattazione sociale all’ipermercato Panorama e alla libreria Feltrinelli che centinaia di precari, migranti, senza casa, studenti, operai misero in pratica durante quella giornata, toccarono un nervo scoperto della nostra società: il carovita. Quel giorno, il 6 novembre 2004, si stavano portando avanti azioni dimostrative e di denuncia sociale e politica su un problema reale e concreto: l’iniziativa che fu svolta la mattina presso il supermercato Panorama fu in realtà un’iniziativa ampiamente pubblicizzata, nell’ambito della quale i manifestanti cercarono di contrattare con il direttore del supermercato una tariffazione sociale per beni di prima necessità, il “Paniere precario”, mentre durante il corteo del pomeriggio alcuni precar@ e studenti universitari, davanti alla libreria Feltrinelli, parlavano del bisogno di garantire il diritto al libero accesso, indipendentemente dalle condizioni di censo, alla cultura e a beni di primaria importanza, come possono essere appunto libri e altri materiali utili nel processo formativo. Da quel momento in poi il carovita, il malessere del consumatore, la “crisi della quarta settimana” esplodevano come questioni urgenti dell'agenda politica e sociale, mentre i media cominciarono a parlarne quotidianamente.

Ma la precarietà e il caro vita sono temi pericolosi per chi governa e amministra questo paese, tanto da scatenare subito campagne stampa criminalizzanti e mortificanti. Tanto da accendere subito le ire e le saette dei tribunali che hanno trasformato, nei capi d’accusa, un’iniziativa pubblica e di denuncia in una rapina pluriaggravata, con il chiaro intento di depoliticizzare quelle iniziative per scopi repressivi e punitivi.

In 105 sono stati accusati di rapina per la giornata e le azioni del 6 novembre 2004. Durante le udienze preliminari, dopo che l’inchiesta a distanza di mesi dai fatti aveva portato all’applicazione di provvedimenti di custodia cautelare, obbligo di firma e arresti domiciliari per 15 compagn@, 66 degli indagati sono stati assolti e 39 sono stati rinviati a giudizio. Il carico sanzionatorio che deriverebbe da un’eventuale pronuncia di condanna per il reato di rapina aggravata, secondo l’art. 628 del Codice Penale, è una pena che va da 4 anni e mezzo ai 20 anni di reclusione.

Il 31 gennaio 2008 inizierà il processo a quest@ compagn@, presso il Tribunale di Roma.

Quello del 6 novembre è un processo politico.

Come il processo per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, con le sue condanne assurde e spropositate: 110 anni totali per 25 persone accusate del reato inopportuno e vetusto di devastazione e saccheggio. 25 persone che pagheranno per tutt@. Un prezzo troppo alto solo per aver voluto esprimere le proprie idee, per aver rifiutato in massa la logica delle “zone rosse”, per aver concretizzato con determinazione l’opposizione allo stato di cose presenti.

Come il processo di Cosenza contro la Rete del Sud Ribelle, per il quale proprio in questi giorni durante la sua requisitoria il Pm ha richiesto pene per un totale di 50 anni , per 13 compagn@ imputati per il reato di associazione sovversiva, con l’accusa di “turbare l’esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l’ordinamento del mercato del lavoro” e con la finalità di distruggere le città di Napoli e Genova durante le proteste del 2001. Un’accusa immotivata, inaccettabile, ridicola.

Come a Genova e a Cosenza, anche nel processo per i fatti del 6 novembre alla sbarra ci siamo tutt@. Perché sotto processo c’è la libertà di manifestare e di esprimere il proprio dissenso. Perchè i reati contestati, ancora una volta, negando lo spirito politico e sociale di quelle contestazioni, aprono la strada ad un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani, di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Perché questi sono processi che hanno un chiaro contenuto di deterrenza, quindi sono processi attraverso i quali si realizza un passaggio di pressione e repressione nei confronti di settori e forze sociali che continuano a opporsi alla drammatica realtà della precarietà e della devastazione sociale che siamo costretti a vivere in questo paese e non solo.

Avere manifestato per i diritti che ci spettano, contro la precarietà, contro il carovita, per l’accesso di tutt@ al bene pubblic, ci ha portato capi d'imputazione come "rapina aggravata", "estorsione", "eversione degli organi dello stato", "associazione sovversiva" e altre simili accuse inaccettabili e pesantissime. Ma in questi anni sono stati migliaia i procedimenti giudiziari nei confronti di coloro che hanno agito il conflitto sociale nelle mille forme e con i mille contenuti che caratterizzano un movimento che mette in discussione gli assetti produttivi, sociali, culturali di questo paese. Il pacchetto sicurezza varato da questo governo è quindi solo l’ultimo risultato di una deriva securitaria e autoritaria, di una stretta repressiva in cui la "strategia della paura" diventa lo strumento attraverso il quale, occultare volontariamente le vere insicurezze e le vere problematiche che affliggono il corpo sociale di questo paese. Seguendo il principio secondo cui il conflitto sociale sarebbe ormai antistorico, i percorsi di lotta dei mille movimenti che si oppongono a questo presente fatto di precarietà, morti sul lavoro, guerra, devastazione ambientale, proibizionismo, dominio patriarcale, controllo, vengono derubricati a fastidiosi problemi di ordine pubblico.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza ai compagni e alle compagne, ai precari e alle precarie che stanno subendo ingiustamente una gogna mediatica e giudiziaria pesantissima, rischiando molti anni di condanna per reati che semplicemente non hanno commesso. Ai compagn@ sotto processo a Genova, ai compagn@ imputati nel processo di Cosenza, ai compagn@ inquisiti per i fatti del 6 novembre ’04. Noi in risposta rilanciamo con forza le battaglie contro la precarietà del lavoro, dei diritti, della vita.

Il 2 febbraio saremo tutt@ a Cosenza, a manifestare contro la repressione,per le libertà e per la giustizia sociale.

Il 31 gennaio a partire dalle 9:30 saremo tutt@ a Roma sotto il Tribunale di Piazzale Clodio per una conferenza stampa sulla manifestazione di Cosenza e per dimostrare ancora una volta che le lotte sociali non si processano, che la vera rapina è quella che noi precari@ siamo costretti a subire ogni giorno, fatta di caro vita, di affitti impossibili, di devastazione ambientale, di lavori precari, insicuri e a nero, di morti sul lavoro, di mancanza di spazi sociali fuori dalle logiche del mercato e dall’ insostenibile assenza di reddito e garanzie sociali.

I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI ROMA

Sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia

19/12/2007 - 17:30
19/12/2007 - 20:00
Sommario:
Dopo le sentenze del processo ai 25, mercoledi 19 Dicembre sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia in via Arenula dalle ore 17:30
Indirizzo email:

Dopo la lettura della sentenza di primo grado del processo contro i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante le proteste del G8 di Genova, in varie città ci sono state manifestazioni spontanee di rabbia e di indignazione.

Mercoledi 19 Dicembre ore 17:30 sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia in via Arenula

Leggi qui il comunicato delle reti di movimento romane.

Genova 2001 - Sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia

Sommario:
Dopo le sentenze del processo ai 25, mercoledi 19 Dicembre e' stato indetto un sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia dalle ore 17:30 in via Arenula

DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO A CHI?

G8: una sentenza tutta politica.

Venerdi' 14 Dicembre e' stata emessa l'attesa sentenza per i 25 capri espiatori delle giornate di Genova 2001. Dieci persone condannate per devastazione e saccheggio, con pene dai 6 agli 11 anni e le restanti quattordici per danneggiamento con pene dai 6 mesi ai 2 anni e mezzo. Una sola assoluzione.

Devastazione e saccheggio e' un reato risalente all'immediato dopoguerra e che, da Genova in poi, sta diventando un capo di imputazione esemplare. La punizione ideale per chi "si macchia di reati politici". Punirne 24 per schiacciare la storia di 300.000; quei 300.000 che sei anni fa, con forme e modalita' diverse, decisero di scendere in piazza contro le politiche degli otto grandi, quelli che devastano e saccheggiano la terra sul serio.

Queste condanne, pesanti come un macigno, sono in assoluta continuita' con la stretta securitaria intrapresa da questo e dai precedenti governi.

Strano paese il nostro, nel quale non è considerato criminale chi crea armi e basi per esportare la guerra, chi devasta il territorio con grandi opere utili solo al profitto di chi le realizza, chi uccide i lavoratori privandoli della necessaria sicurezza, chi pesta e spara arbitrariamente "protetto" dalla propria divisa, ne' chi usa violenza contro le donne con cui vive. In questo paese, invece, e' considerato criminale chi ancora trova la forza di opporsi allo stato delle cose, chi rivendica i propri diritti, chi esprime dissenso sui muri con una bomboletta spray, o chi non ha un passaporto italiano e cerca di sbarcare il lunario come puo', elemosinando, vendendo cianfrusaglie o lavando vetri al semaforo.

Dopo un sentenza tutta politica, dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina, dopo aver dato in pasto all'opinione pubblica una lettura dei fatti distorta e ingiusta, la vicenda Genova 2001 sembra gia' essere stata liquidata. E la repressione verso i movimenti prosegue imperterrita.

Noi non accettiamo una rilettura cosi' falsa e misera di quelle giornate. Non accettiamo che le montature giudiziarie vengano agitate ed usate per reprimere i movimenti di lotta e per inibire pratiche di piazza e di contestazione. Rispediamo al mittente la sentenza genovese, cosi' come le accuse della procura di Cosenza per altri 13 protagonisti delle giornate di lotta del 2001, alla sbarra con imputazioni tanto gravi quanto infondate, tra cui associazione sovversiva.

A Genova abbiamo scritto una storia, ed e' la nostra storia, la storia di tutte e tutti noi. E' una storia talmente grande che non puo' essere riscritta da tribunali, polizie, veline d'agenzia, o governi. E lo diciamo qui, oggi, cosi', come lo ribadiremo, nei giorni della sentenza per il processo ai 13 a Cosenza, con un appuntamento nella citta' calabrese il prossimo Sabato 2 Febbraio.

Alcun* attivist* Roman*

TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA

13/09/2007 - 17:00
15/09/2007 - 22:00
Sommario:
13/14/15 settembre ad albano laziale
Promotore evento:
assemblea antifascista castelli romani
Indirizzo email:

È STATO CONSENTITO AI NAZIFASCISTI DI FIAMMA TRICOLORE DI TRASFORMARE GLI IMPIANTI COMUNALI DI VILLA DORIA DI ALBANO IN UNA PROPRIA BASE OPERATIVA.
RESPINGIAMO QUESTA PROVOCAZIONE!

I quattro giorni di festa nazionale di Fiamma ad Albano arrivano al termine di un biennio di aggressioni e sanguinose provocazioni ai danni dei centri sociali e non solo; come testimoniano le recenti vicende romane di Villa Ada, Casalbertone, il ferimento di un compagno dell’assemblea NO FLY di Ciampino, i raid vandalici dello scorso agosto contro il c.s.o.a di Marino, il danneggiamento di una enoteca nel centro di Albano non gradita agli ambienti ultrafascisti.

Dopo che già lo scorso anno era stato consentito a questi soggetti un lugubre corteo elettorale, protetto da un imponente schieramento poliziesco che aveva bastonato gli antifascisti, ora la provocazione si ripete moltiplicata per quattro.
Probabilmente gli organi di polizia e le amministrazioni locali gradiscono il fatto che il Movimento Politico occidentale e Veneto Fronte skinheads, già sciolti in esecuzione del decreto Mancino, si siano facilmente riciclati in una formazione che punta a rinverdire i “fasti” del vecchio MSI.
Tanto più adesso che tromboni del fascismo ruspante come Storace e Buontempo, con la benedizione e il controllo di Berlusconi, lasciano Fini, ma senza rischiare di perdere la poltrona parlamentare.
Questa aspirazione si sposa con il bisogno dei capi-bastone di passare dalle clientele locali, tipo Mattei, a quelle nazionali, tipo Berlusconi.

Come sempre, spetta a noi contrapporsi alle tante forme di repressione padronale e fascismo: l’aggressione al potere d’acquisto dei salari; gli affitti da strozzini; la marea montante della precarietà; l’oscurantismo e la violenza patriarcale; la devastazione aziendalistica dei territori; il razzismo sfruttatore del lavoro dei migranti. E contrapporsi anche all’utilizzo sfacciato di queste bande.

MOBILITIAMOCI CON FORZA NEI GIORNI 13-14-15-16 SETTEMBRE PER IMPEDIRE AI NAZIFASCISTI DI SCORRAZZARE IMPUNITI NEL PAESE.

13 SETTEMBRE – PRESIDIO P.ZA SAN PIETRO ALBANO ORE 17 - 22
14 SETTEMBRE – PRESIDIO P.ZA SAN PIETRO ORE 17 - 22.
15 SETTEMBRE – CORTEO P.ZA MAZZINI ORE 16.
16 SETTEMBRE – MASSIMA PRESENZA E VIGILANZA NEL PAESE

ASSEMBLEA ANTIFASCISTA CASTELLI ROMANI

Albano 7/09/07

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