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A due anni dal 14 giugno 2006: Oaxaca resiste in marcia

autore:
Fabrizio Lorusso

A due anni dal 14 giugno 2006: Oaxaca resiste in marcia
di Fabrizio Lorusso ( http://fabriziolorusso.wordpress.com )
Con una megamanifestazione convocata dalla APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) e dalla sezione 22 del sindacato nazionale degli insegnanti, il 14 giugno scorso si sono commemorati a Oaxaca e in Messico i due anni dallo sgombero violento, realizzato dalla polizia statale di questa povera e martoriata regione messicana, ai danni dei professori che stavano realizzando una protesta pacifica e un’occupazione di alcune vie nel centro della città dall’inizio di maggio.
Secondo gli organizzatori, oltre 200mila persone (50mila secondo fonti governative) hanno sfilato per le vie di Oaxaca riaprendo ferite e ricordi ancora freschi. Memorie di violenza, repressione e morte (25 decessi tra i cittadini dall’inizio del conflitto) oltre che dell’impunità che ancora regna sovrana nell’entità governata dal contestatissimo Ulises Ruiz Ortiz. La manifestazione del 14 giugno arriva a ricordarci il grave conflitto sociale che portò alla nascita di un movimento popolare, la APPO, creata dal basso da migliaia di cittadini anelanti di libertà, democrazia e migliori possibilità di sviluppo economico, da sempre negate alla popolazione di questa zona così come a quella del Chiapas, di Veracruz o dello Yucatan che sono le più povere del paese. I professori della sezione 22, che erano impegnati da 26 giorni in una protesta parallela per rivendicazioni salariali e per la riapertura delle negoziazioni con il Ministero dell’Interno sospese da un anno e mezzo, hanno temporaneamente interrotto la loro protesta per confluire in appoggio a quella della APPO.
Capeggiato da leader sindacali come Ezequiel Rosales e da alcuni portavoce della APPO come Flavio Sosa Villavicencio (scarcerato recentemente), Marcelino Coache Verano, Florentino López Martínez e la maestra Carmen Lopez (ritornata a Oaxaca dopo un esilio forzato di 18 mesi a Città del Messico), il corteo, costeggiato da palchi per i dibattiti politici per le piazze, ha inneggiato alla liberazione di tutti i detenuti politici, alla destituzione del governatore Ruiz e alla condanna contro i responsabili degli omicidi contro gli attivisti e i simpatizzanti del movimento. Non sono mancati i momenti di allegria e folklore con le caricature del governatore e del presidente, Felipe Calderon, che circolavano nella massa, il trasporto del “Santo bambin APPO” e l’esplosione di petardi per le vie. La manifestazione s’è conclusa senza incidenti con l’occupazione simbolica di un incrocio stradale e l’installazione di alcune barricate in ricordo della ormai celebre resistenza mantenuta alla “Cinco Señores” durante i mesi più cruenti di lotta.
In Messico si stanno anche per “celebrare” anche i primi 18 mesi di governo del presidente Calderon, eletto in mezzo a mille polemiche circa una presunta frode elettorale, il quale ha investito gran parte della suo “capitale politico” nella lotta al narcotraffico impiegando migliaia di militari sul territorio e promuovendo riforme giuridiche per riaffermare la forza dello Stato ma, nonostante gi sforzi, la spirale di violenza non s’è fermata e le morti violente nel paese durante il suo mandato sono salite a 4000 in un anno mezzo. Forse la militarizzazione e le campagne TV non sono il metodo migliore per risolvere problemi econmici e sociali radicati de secoli come la miseria e l’esclusione che, se non conducono alla fame o all’emigrazione, spingono i giovani nella mani del narco.
Nel corteo di sabato tra i più attivi “parlatori” sui palchi, c’era anche Marino Cruz, un “appista” che l’anno scorso era stato picchiato dalla polizia ed era entrato in coma dopo gli scontri del Cerro del Fortin, dove la APPO e la gente di Oaxaca stavano festeggiando la tipica festa Guelaguetza nella sua versione alternativa e popolare. Anche quest’anno la Guelaguetza Popular sarà organizzata per boicottare quella ufficiale.
Come segnala Gustavo Esteva sul giornale messicano La Jornada, il movimento sociale della APPO ha creato uno spartiacque nella storia locale visto che nulla più sarà come prima e l’impulso libertario di buona parte della gente rimane vigoroso. Ciononostante, la paura e la diffidenza aleggiano per le strade di Oaxaca e il pericolo di regressioni e apatia per il futuro non sembra scongiurato. I meccanismi di coordinamento della APPO non sono sempre efficaci e si stanno cercando dei meccanismi nuovi per reinventare il movimento, comunque ancora vitale dal punto di vista delle azioni in piazza e a livello politico, e per articolare orizzontalmente le diverse spinte delle parti integranti. Ad ogni modo, la vitalità della base non è scomparsa e potrà adattarsi a diverse forme di lotta e rappresentatività purché continui a seguire le scelte di cambiamento e rinnovamento a tutti i livelli.

Conflitto di Oaxaca, Messico: scarcerato uno dei portavoce della APPO, Flavio Sosa, dopo un anno e cinque mesi di detenzione

autore:
Fabrizio Lorusso

Città del Messico. Sabato 19 aprile, è stato liberato per mancanza di prove Flavio Sosa Villavicencio, uno dei portavoce più conosciuti del movimento sociale di Oaxaca, la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), dopo 17 mesi passati in carcere in seguito alle accuse fabbricate contro di lui per furto, danni, sequestro, lesioni, sedizione e attacchi alle vie di comunicazione.
Flavio Sosa è stato più volte ed erroneamente identificato dalla stampa messicana come il presunto leader del movimento, come se tutto il conflitto che ha coinvolto la regione di Oaxaca con manifestazioni, picchetti e scioperi di centinaia di migliaia di persone durante un anno (a partire dal maggio 2006) potesse ricondursi alla volontà di un piccolo gruppo di sovversivi che, secondo questa versione ufficiale e tendenziosa, avrebbero cooptato una massa di contadini, indigeni e poveri contro il governo locale di Ulises Ruiz. Ma la realtà nel regno di Ruiz e del PRI (Partido Revolucionario Institucional), al governo da quasi ottant’anni in questa zona, era un’altra. Sosa ha ribadito che continuerà a “camminare affianco al popolo” e che “non si tratta di una lotta personale contro Ruiz quanto piuttosto di una sfida per la trasformazione democratica delle istituzioni”, un processo incompleto in tutto il paese.
Il 4 dicembre 2006, a soli tre giorni dall’inizio del governo dell’attuale presidente messicano, Felipe Calderon, il signor Flavio Sosa venne arrestato con suo fratello Horacio e altri attivisti a Città del Messico, mentre si apprestava a partecipare ad una riunione con alcuni esponenti del Ministero dell’Interno. E’ l’attivista politico che ha scontato più mesi di carcere in seguito ai tragici eventi che insanguinarono Oaxaca per almeno sei mesi con un saldo di 25 morti, centinaia di feriti, detenuti e ripetute violazioni dei diritti umani. L’escalation di violenza contro i professori scioperanti e la APPO portò a reazioni spropositate da parte di entrambi i bandi in lotta. Queste, a loro volta, furono prese come pretesto per l’ingresso in città di 4000 membri della purtroppo nota e militarizzata PFP, Polizia Federale Preventiva, nell’ottobre 2006. Il 25 novembre, infine, gli scontri, le violazioni, i feriti e i 141 detenuti, subito isolati dal mondo e deportati a centinaia di chilometri di distanza. Accuse false, scambi di persona, violenze fisiche e psicologiche, tortura e mancanza completa di diritto e diritti segnarono quelle giornate. Anche per questi atti e per gli eccessi di brutalità si può parlare ancora infelicemente di “macelleria messicana” e lo stesso Sosa ha parlato di “politica terrorista contro la gente di Oaxaca”.
Durante mesi, è stata condotta una campagna mediatica contro i personaggi più in vista, i consiglieri del movimento sociale di Oaxaca come Florentino Lopez o la maestra Carmen Lopez, che, come suggerisce la parola “portavoce” e come riporta la stessa Lopez in un’intervista, avevano “in realtà il semplice incarico di mantenere i rapporti con la stampa all’interno di una struttura integrata da oltre mille consiglieri con diritto di voto e caratterizzata da processi decisionali democratici e votazioni su ogni punto della agenda politica”, quale è la APPO appunto. La maggiore visibilità di alcuni consiglieri dell’Assemblea per un determinato periodo è stata costantemente identificata come una leadership dalla stampa e dalle TV nazionali (divise in due catene private, TV Azteca e Tele Visa), spesso propense al sensazionalismo e alla condanna facile.
I problemi attuali della società messicana, specialmente degli stati più poveri come Oaxaca, il Chiapas, Guerrero o Veracruz, non sono stati ancora affrontati adeguatamente dalle autorità. Basti pensare al conflitto costante tra i partiti politici a livello locale e nazionale e, a Oaxaca, alla forte emarginazione sociale ed economica, al potere del narcotraffico e alla crescita delle morti violente (oltre 2600 l’anno scorso in tutto il paese) e dell’impunità a tutti i livelli.

Di Fabrizio Lorusso
(http://fabriziolorusso.wordpress.com)

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