Forza Nuova
Contro Forza Nuova Pm a Bari chiede 14 condanne; poliziotto “fiancheggiatore” ·
Gio, 22/10/2009 - 12:51Contro Forza Nuova Pm a Bari chiede 14 condanne
BARI – Quattordici richieste di condanna a pene comprese tra cinque anni e i due anni e sei mesi di reclusione sono state chieste dalla pubblica accusa al termine del processo di primo grado a tredici imputati, aderenti al movimento politico Forza Nuova, e per il viceispettore di polizia Francesco Tiani, accusato di favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio.
Nell’ambito delle indagini, il 14 aprile del 2004, 15 persone, tra gli iscritti al movimento, furono arrestate dai carabinieri del Ros con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata a commettere lesioni personali, violenze private, porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, minacce e ingiurie ai danni di esponenti di organismi politici e sociali propugnanti ideologie di sinistra o, comunque, contrarie a quelle di estrema destra.
Ai 13 iscritti a Forza Nuova vengono contestati undici pestaggi compiuti con mazze, bastoni, bottiglie, catene e con un crick anche ai danni di frequentatori del centro sociale 'Coppola Rossà di Adelfia (Bari), che si sono costituiti parte civile, danneggiamenti vari, e minacce al docente di filologia greca e latina dell’università di Bari Luciano Canfora. Viene anche contestata l’irruzione compiuta il 4 febbraio 2004 nella clinica di ginecologia Santa Maria di Bari per una violenta manifestazione antiabortista, con offese alle degenti e volantinaggio con immagini raffiguranti feti morti. Alcuni degli imputati presenti in aula hanno sorriso mentre il pm, Lorenzo Nicastro, ricordava al tribunale «l'aggressione» compiuta ai danni delle degenti.
La pena più alta è stata chiesta per Gaetano Campidoglio, Sergio Pizzi, Nicola De Tullio e Massimo Lananna, ritenuti i promotori del sodalizio criminale; quattro anni per Paolo Alba, Vito Nicola Cantacessi, Francesco De Rosalia, Cosimo Dambra, Tommaso Signorile, Giovanni Ventrella, Nicola Vittorio, Giacomo Vitucci e Fabrizio Fiorito; due anni e sei mesi per il poliziotto Tiani, all’epoca dei fatti segretario provinciale del sindacato italiano appartenenti polizia (Siap). Secondo il pm, Tiani ha prestato attività di fiancheggiamento 'rilevantissima' all’associazione.
Le camicie verdi - Lega Nord, regionalismi e fascismo, Borghezio dixit: "dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi"
Mar, 14/07/2009 - 11:13Quando nel maggio 1996 la Lega Nord decise di istituire le Camicie verdi, l’On. Domenico Gramazio della direzione nazionale di Alleanza nazionale così commentò la notizia: “Bossi non sa che le Camicie verdi appartengono alla storia e alla tradizione del vecchio mondo attivistico della destra italiana. Apparvero per la prima volta nel 1953 ai funerali del maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. È proprio con le Camicie verdi che nel lontano 1956 l’allora segretario giovanile del Movimento sociale italiano, Giulio Caradonna, preparò il famoso attacco alle Botteghe Oscure, al quale parteciparono con la camicia verde, fra gli altri, Vittorio Sbardella, Mario Gionfrida, Romolo Baldoni e tanti altri attivisti dell’Msi”.
Gramazio, pur sbagliando data, rammentò un episodio realmente accaduto. L’assalto alla sede nazionale del Pci avvenne infatti un anno prima, nel 1955, la sera del 9 marzo, quando un centinaio di neofascisti con camicie verdi, bracciali tricolori e cravatte nere, scesi da due pullman, tentarono di irrompere all’interno del “Bottegone”. La porta venne prontamente chiusa. A quel punto si scagliarono contro la sottostante libreria Rinascita con molotov, pietre e bastoni. Nell’occasione Mario Gionfrida, detto “er gatto” (mai appellativo fu così azzardato), nel tentativo di lanciare una bomba si tranciò di netto una mano. Lo si rivedrà di nuovo in giro con una protesi in legno.
Tornando al 1996, il 15 settembre Umberto Bossi dichiarava l’indipendenza della Padania, minacciando il ricorso a vie non democratiche. Il 22 settembre, come filiazione delle Camicie verdi, decideva anche di istituire la Guardia nazionale Padana, suddivisa in cinquanta compagnie e dedita all’“esercizio del tiro a segno come motivo di aggregazione sociale”. Erano gli anni in cui ai magistrati ricordava che “Una pallottola costa solo 300 lire”. L’ex senatore Corinto Marchini, il primo comandante delle Camicie verdi, poi fuoriuscito dalla Lega, solo qualche anno fa in un’intervista a Claudio Lazzaro che stava appunto girando “Camicie verdi”, un film-documentario uscito nel 2006, raccontò come lo stesso Bossi lo avesse istigato a organizzare manifestazioni eclatanti, ben più del semplice bruciare il tricolore nelle piazze. “Bossi mi chiamò all’una e mezza di notte” – ribadì Marchini – “mi disse di sparare ai carabinieri, che le Camicie verdi dovevano essere pronte a sparare”. Seguirà a fine gennaio 1998 la richiesta di rinvio a giudizio del procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia per tutta la dirigenza della Lega e una ventina di Camicie verdi. I reati: attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato, oltre a formazione di associazione militare a fini politici. Un processo mai fatto.
Sarà forse un caso, ma la camicia verde come uniforme fu anche adottata in Europa nel secolo scorso da alcuni dei principali movimenti fascisti. Tra loro, le Croci frecciate ungheresi, fondate nella primavera del 1935 da Ferenc Szalasy, un ufficiale ultranazionalista. Lo stemma ricordava la bandiera nazista: un cerchio bianco, su sfondo rosso, con all’interno al posto della svastica due frecce disposte a forma di croce. Strutturate come un ordine religioso invocavano la benedizione del cielo per la loro crociata “contro gli ebrei e i bolscevichi”. Alleati dei nazisti, costituirono nell’ottobre del 1944 un governo fantoccio in Ungheria sotto la guida di Szalasy, autoproclamatosi “Reggente della nazione”, deportando migliaia di ebrei nei campi di sterminio. Almeno 15 mila, invece, secondo gli storici, gli ebrei direttamente massacrati in quei mesi dalle Croci frecciate a Budapest.
Assai simile all'esperienza ungherese fu la Guardia di ferro rumena, movimento fanatico e antisemita fondato nel 1927 da Cornelius Zelea Codreanu. Nel gennaio del 1941, in un tentativo di colpo di Stato, le bande paramilitari della Guardia di ferro, con tanto di camicia verde, fecero irruzione al quartiere ebraico incendiando case e sinagoghe. Al termine trascinarono al mattatoio comunale centinaia di sventurati. Molti di loro furono sgozzati, simulando una cerimonia kosher, altri decapitati. I corpi furono successivamente appesi ai ganci da macellaio. “Li avevano scorticati vivi a giudicare dalla quantità di sangue”, riferì in un suo telegramma l’ambasciatore degli Stati Uniti in Romania. Tra loro anche una bambina di cinque anni appesa per i piedi.
Movimenti fascisti a sfondo mistico-religioso che percorsero l’Europa, come furono anche i Verdinazo (Vereinigung dienst national-solidaristen) o Associazione dei solidaristi fiamminghi, fondata negli anni Venti da Joris van Severen, il cui progetto era di riunificare il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e le Fiandre francesi, riportando la ruota della storia al tempo dell’impero di Carlo V. Dotata di milizie con camicia verde, originò anche un corpo parapoliziesco che collaborò con i nazisti. Storie terribili e lontane, chissà se conosciute dai dirigenti leghisti.
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/200...
Lo conosciamo, ne abbiamo di viste scene orribili con protagonista Mario Borghezio, se n’è fatta quasi una triste abitudine. Eppure in questi giorni in cui un governo lontanissimo dalla costituzione e da uno dei suoi pilastri, l’antifascismo, cerca di far passare una legge per equiparare repubblichini e partigiani con un rispetto della memoria storica e del presente pari a zero, le sue parole ad un congresso dover era ospite del movimento francese xenofobo Nissa Rebela paiono quasi coerentemente normali.
Dopo il solito comizio in stile “padroni a casa nostra”, Borghezio è stato sorpreso da Canal Plus (qui il video, il passaggio è intorno al quinto minuto) mentre con esponenti del movimento di destra francese (già accusato oltralpe di ricostituzione del partito fascista) pronunciava queste esatte parole, un suggerimento ai “cugini” su come uscire dall’isolamento politico: “Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E’ un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera…ma dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”.
Stupefacente? No, d’altra parte sono anni che la Lega è presente a raduni neofascisti in giro per l’Europa, con la differenza che è l’unico partito che sta al governo, gli altri sono una minoranza quasi da estinzione. Uno dei motivi l’ha spiegato il raffinato parlamentare, il “travestimento” localista. Su una cosa mi sbagliavo, lo sanno di governare in un paese antifascista, quindi usano la parola “regionalismo”…
Gli ebrei d'Italia: vietate il raduno delle destre
Sab, 04/04/2009 - 10:26Il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, chiede però un intervento delle istituzioni contro «un evento pericoloso sul piano ideologico e politico, del quale non viene negata l'ispirazione razzista. I principi della Costituzione, oltre che declamati, devono essere applicati senza incertezze o valutazioni di opportunità». Per evitare la presenza a Milano di Front national, British national party e Proti grammi (cipriota), hanno firmato 55 eurodeputati appartenenti a 5 gruppi parlamentari sui 7 presenti a Bruxelles: «Un messaggio — spiega Vittorio Agnoletto, Prc/Sinistra europea — che testimonia come il sentimento antifascista sia patrimonio comune del continente».
Ieri studenti e centri sociali hanno manifestato davanti alla prefettura, chiedendo che «il convegno eurofascista non abbia spazio». Domani saranno in piazza della Scala con un «happening culturale». E ieri, all'Hotel Dei Cavalieri che affitterà la sala a Forza Nuova, sono arrivate le prime telefonate di disapprovazione. Rispondono all'appello «al boicottaggio» lanciato in Internet.
Gianni Santucci
Camaleonti Fascisti -Stadio - Sdoganamento - Il caso Gabriele Sandri
Gio, 02/04/2009 - 22:31Fine anni ottanta, la riorganizzazione passa dalle curve degli stadi. Poi gli anni '90, col Congresso di Fiuggi (gennaio '95) che battezza la trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti di An amassero quella metamorfosi. E infine, l'oggi, fatto di postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti che convergono da anni nel blocco amalgamato dal Cavaliere
Prima dello sdoganamento berlusconiano, segnato dal plauso alla candidatura di Fini a sindaco di Roma e dal successivo accordo elettorale alle politiche di marzo ‘94, il Msi era un partito di presenza nostalgica che raccoglieva un milione e mezzo di voti, oscillando fra il 5.9% del 1987 e il 5.3% del '92. L'identità neofascista restava invariata ma apparentamenti come quelli col Front National di Le Pen, con tanto di gemellaggi nei comizi fra Nizza e Roma, rappresentavano più una ricerca di partner per uscire dall'isolamento in patria e in Europa che un reale futuro. Quello scambio conduceva il partito verso un'area di ultradestra segnata da programmi xenofobi e razzisti di foggia magari diversa dagli abiti steieranzung di Heider, ma della medesima stoffa. Fini che indossava cravatte, prima in regimental italico poi mondanamente variopinte anche quanto comiziava davanti a camerati guarniti di caschi, bastoni e pistole, soffriva nel vedere il Msi costretto a banchettare solo in certe giunte locali. La grande politica costituiva l'ambizione del segretario e di diversi esponenti del partito. Berlusconi, nuovo uomo forte della scena italiana, lo intuisce e trasporta la famiglia missina nel Palazzo.
A fine Ottanta gli scontri e le uccisioni con gli avversari di sinistra scemavano e accanto a talune conferme di legami fra estremismo nero e malavita non si verificarono particolari ritorni violenti. Il neofascismo s'apprestava a perseguire due strade per nulla contraddittorie. Da una parte si riorganizza fuori dal Msi con molteplici sigle (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Azione Sociale, poi La Destra), dall'altra tiene i piedi nella casa originaria avviata a continue trasformazioni, magari organizzandosi in corrente alla maniera della 'Destra Sociale' del già rautiano Alemanno. I due percorsi come per il passato non si contrappongono. Le curve degli stadi sono state il primo laboratorio per una nuova ondata squadrista che ha lì stabilito enclavi in cui la società civile e politica permettevano quello che non doveva essere tollerato. Dagli atti teppistici, agli scontri fra tifoserie, a gemellaggi in base a coloriture politiche delle curve conquistate sempre più dalla marea nera che saluta a braccio teso, urla ‘Boia chi molla' e ‘Sigh Heil'. Lì si srotolano striscioni con croci uncinate e celtiche, rune, aquile fasciste, bandiere del Terzo Reich e l'intera simbologia del nazifascismo pre e postbellico.
Pensare che gli spalti della domenica potessero diventare uno "sfogatoio" che non avesse riscontro nella vita sociale è stato l'ennesimo errore tattico della politica democratica che ha lasciato adolescenti imberbi in balìa della propaganda eversiva di nuovi caporioni. Costoro comprendevano come la platea andasse ben oltre le decine di migliaia di giovani assiepati sugli spalti. Il romano Maurizio Boccacci, ad esempio, leader del disciolto (in applicazione della legge Mancino) Movimento Politico Occidentale, dal '93 al '97 ha lavorato a un meticoloso piano di reclutamento negli stadi e lo ha ampliato superando schemi vecchi come le curve nere dei Boys interisti o degli Irriducibili laziali. La passione calcistica diventava un pretesto utile a intercettare ogni domenica, per nove mesi l'anno, una marea di ragazzi, e attraverso simboli e comportamenti orientarne un numero crescente verso l'ideologia fascista. Due strumenti del disegno erano: creare incidenti che aggregano giovani eccitati dal vitalismo della violenza, unire le curve e le piazze in base a vicinanza di fede politica più che calcistica.
A questo sono servite le svastiche su bandiere di Roma, Lazio, Inter, Milan e decine di club le cui curve nere mimano rivalità nel pallone ma di fatto si ritrovano e si sostengono. I morti si spostano in questi luoghi, è il caso della drammatica fine di Vincenzo Spagnolo accoltellato da un sedicenne intento a imitare un capo branco famoso nell'uso delle lame. Ma poi tornano a insanguinare le strade visto che il rinnovato neofascismo dà rapidamente dannati frutti con decine e decine di aggressioni e anche assassini come testimoniano gli omicidi di Cesare Dax e Renato Biagetti. Boccacci non è l'unico, gli si è affiancato Giuliano Castellino creando con lui Base Autonoma . In tempi più recenti lo squadrismo curvaiolo con Daniele Pinti di Forza Nuova, Francesco Ceci, Marco Turchetti (nella cui auto viaggiava Gabriele Sandri durante la tragica trasferta con la rissa itinerante nell'autogrill dell'A1 e la sua uccisione da parte di un agente di Ps) vede gli ultras di destra implicati in nuovi agguati a colpi di catene e coltello, come negli anni Settanta.
A Milano sono attivi Luca Cassani, Alessandro Pozzoli, Giancarlo Cappelli, Giancarlo Lombardi, Alessandro Todisco, nomi sconosciuti ai più che si raccordano con politici minori della destra eversiva e istituzionalizzata. Trovano in "Ambrosiana skinheads" e negli "Hammerskin" il brodo primordiale per un'infiltrazione capillare e accettata dalla società calcistica presieduta dall'illuminato ma tanto chiacchierato Massimo Moratti. E anche benedizioni e appoggi di politici locali di Alleanza Nazionale: Alberto Bozzoli, Carlo Fidanza e Roberto Jonghi Lavarini, come ben chiarisce Saverio Ferrari in "Dove batte in cuore nero" su Osservatorio Democratico delle Nuove Destre. Altre calamite usate dal postfascismo verso i giovani sono i punti aggregativi. Sperimentali continuano a essere Roma (Casa Pound, Foro 753) e Milano (Cuore Nero) dove si riciclano avanzi del mai morto cameratismo stragista. E' il caso degli uomini dei Nar, Dimitri e Adinolfi, e di Terza Posizione Piso, quest'ultimo recentemente promosso coordinatore laziale del Pdl. La lista di attivisti e fatti che riporta un dossier ("L'organizzazione di An. Foro 753") pubblicato da Indymedia è ampia.
E' grazie al passaporto democratico offerto unilateralmente agli alleati missini che Forza Italia crea quel Polo che raccoglie l'eredità del crollo dei partiti principi delle tangenti: Psi e Dc. I missini non credono ai loro occhi quando nel giro di ventiquattro mesi le percentuali elettorali salgono di otto punti. Col Congresso del gennaio '95 avevano bagnato nell'acqua di Fiuggi (secondo una rèclame anni Sessanta capace di donare vent'anni di meno) la propria trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti amassero quella metamorfosi. Si registravano parecchie resistenze nel tagliare radici non solo da parte di chi porta nel cognome il dna fascista e di chi si sente ancora "ragazzo di Salò", parecchi big di Alleanza Nazionale in parecchi dichiarano di avere, non solo per età anagrafica, il Ventennio nel cuore. A offrire sponda politica a memorie e riproposte "ideali" contribuiva il neopresidente della Camera, il diessino Violante, che nell'ufficialità del discorso del suo insediamento sostenne la necessità di comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.
La politica italiana, investita dal disegno berlusconiano della grande destra e dalla revanche d'un revisionismo storico che ossessivamente imponeva una rilettura riabilitativa del regime di Mussolini, trova in queste aperture linfa vitale. In questi anni si assiste al paradosso dei postfascisti che a parole si defascistizzano e col proprio leader prendono distanze dal passato: nel '95 approvando un emendamento contro razzismo e antisemitismo, nel '99 con la visita di Fini al campo di Auschwitz, seguita quattro anni dopo a quella in Israele. Ma dentro Alleanza Nazionale e nelle aree di riferimento persistono inquietanti esaltazioni del passato, cui seguono i servizi apologetici su gerarchi e Regime divulgati in tivù da ex giornalisti dell'organo di partito traslocati nelle strutture televisive di Stato. E ancora con le dichiarazione dei controllori politici (Storace, Landolfi) della stessa pubblica informazione, e di un ministro della Repubblica (La Russa) che nella celebrazione dell'8 settembre rilancia il paragone fra i combattenti della libertà e i saloini collaboratori dei nazisti. E' la fase in cui gli aennini hanno fatto seguire alla patente democratica consegnatagli da Berlusconi il desiderio di rivalsa verso gli orientamenti dello Stato puntando a svuotarlo dei tratti antifascisti, secondo il vecchio refrain missino e poi dell'estremismo fascista di "guardare oltre".
La divulgazione fra l'asettico e l'apologetico del fascismo con una ricaduta sulle mode giovanili fra le quali l'uso di gadget nostalgici, non è ormai esclusiva degli ultras da stadio, inizia a radicarsi nei comportamenti comuni con il culto del capo, il disprezzo per i deboli, la ‘tolleranza zero' verso stranieri e diversi, e aperti toni di razzismo e xenofobia. Di essi il maggiore divulgatore, accanto all'estremismo destorso, è la Lega Nord, partito non a caso vezzeggiato da Berlusconi e incredibilmente tollerato nei comportamenti anticostituzionali dagli avversari. Come per il Msi del dopoguerra e An, la Lega usa la pratica dell'entrismo: stare nelle istituzioni, dai piccoli comuni al Parlamento, e sfruttarle per i propri interessi. Ma sul ‘chi usa chi?' la risposta appare chiara da tempo. Postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti convergono da anni nel blocco autoritario amalgamato dal Cavaliere. A cementarlo la conservazione d'un sistema classista, supportato anche dall'interclassismo degli interessi corporativi e minuti. Pur con le modifiche formali la storia si ripete: poteri forti e politici - incarnati dal leader populista con velleità bonapartiste - e alleati servitori. Nel cantiere dell'Italia autoritaria i prossimi passi, fra consenso e mancanza di alternative, sono la riscrittura della Costituzione e l'attacco al Parlamento. I nostalgici vecchi e nuovi gioiscono, la cosa sa tanto di Ventennio.
BPN, Nick Griffin, Forza Nuova, Carlo Taormina, Francesco Storace, Roberto Fiore
Lun, 16/03/2009 - 19:35Il British National Party di orientamento razzista e fascista è il più forte partito di estrema destra dello schieramento politico inglese. La sua propaganda spinge il razzismo e la xenofobia su questioni come la cessione delle case popolari, la disoccupazione, i tagli ai servizi pubblici, l’odio contro gli islamici. Nick Griffin, il leader del partito arrestato nel 2004 e rilasciato poche ore dopo sotto cauzione, oltre ad aver definito l’Islam «una religione immorale e perversa», ha sempre negato l’Olocausto.
Il suo arresto ha portato a dodici il numero di militanti fermati dalla polizia in varie zone del Regno Unito. Le accuse, che lo riguardavano, l’incitamento all’odio razziale, erano basate su dichiarazioni fatte nel corso di un documentario intitolato «Secret Agent», filmato di nascosto dalla Bbc.
Il Bnp è stato fondato da Tyndall dopo la secessione da uno strappo con l’altromovimento fascista, National Front
Il partito si è avvalso dello stretto rapporto che fu stabilito coi latitanti italiani di Terza Posizione e dei Nar che, per sfuggire alla giustizia italiana, si rifugiarono a Londra nel 1980. Tra questi ultimi Roberto Fiore, oggi leader di Forza Nuova, e Massimo Morsello. Questo rapporto sarebbe alla base del movimento Third Position intorno al quale oggi circolano i fascisti e neofascisti di vari paesi e che si ispira alle opere di Julius Evola. Il sodalizio tra Fiore, Morsello e Griffin continuò nel periodo in cui, impossibilitati a far ritorno in Italia dove erano stati condannati a quasi dieci anni di prigione per associazione sovversiva, i due latitanti impiantarono a Londra delle società come Meeting Point ed Easy London che li resero miliardari.
Che i due latitanti coltivassero amicizie in Italia si vide quando Morsello, autorizzato a rientrare a Roma per motivi di salute, venne accolto all’aeroporto romano da vari esponenti di Alleanza Nazionale tra i quali Francesco Storace, e, secondo varie fonti, da Alberto Simeone e Vincenzo Fragalà, oltre al parlamentare europeo di Forza Italia, Ernesto Caccavale, all’avvocato Carlo Taormina e a Paolo Giachini che si era occupato del processo dell’ex ufficiale delle SS Erich Priebke.
Monsignor Juan Rodolfo Laise, complice della dittatura Argentina del Generale Videla
Lun, 16/02/2009 - 18:27Nell´ottobre del 2008 i tradizionalisti cattolici veronesi invitano il vescovo argentino Monsignor Juan Rodolfo Laise a celebrare le cresime nella loro Rettoria di Santa Toscana, a Verona. Un giornalista locale scopre che questo vescovo è "atteso" in Argentina dove deve affrontare alcuni processi legati alla dittatura del Generale Videla, alla Guerra Sucia e al problema dei desaparecidos.
Gott Über Alles è un documentario che svela il trucco dei tradizionalisti cattolici veneti. Dietro al pretesto religioso e dottrinale e al recupero di vecchie liturgie preconciliari, si nasconde un progetto politico che unisce estrema destra, il leghismo più oltranzista, il cattolicesimo franchista e Lefevbriano e nostalgici in genere. Verona si conferma una città laboratorio della destra. La prima in cui, negli anni ´60, si sperimenta quell´unione tra cattolicesimo e nazismo che porterà agli efferati omicidi di Ludwig e alla nascita di Forza Nuova. Soltanto tre mesi dopo il fatto in questione, infatti, Benedetto XVI riabilita, un giorno prima della giornata della memoria, alcuni vescovi preconciliari che si erano distinti per le loro teorie negazioniste sull´olocausto.
AUDIO: http://www.audiodoc.it/archivio_scheda.php?id_scheda=1...
Padova - Caccia all’uomo contro gli studenti antifascisti
Mer, 11/02/2009 - 14:24Padova - Caccia all’uomo contro gli studenti antifascisti
Martedì 10 febbraio 2009
Quest’oggi nella città di Padova sono avvenuti dei fatti a dir poco vergognosi.
Nella mattinata gli studenti dell’onda anomala si sono ritrovati davanti al palazzo del Bò per impedire l’ appuntamento lanciato da Forza Nuova in ricordo delle foibe e contro il comunismo.
Già l’ anno scorso avevamo ribadito che nessun dibattito, nessun incontro organizzato da questi personaggi, sarebbe mai dovuto avvenire nel nostro ateneo e nella nostra città. L’ onda anomala Padovana, da quando ha iniziato il suo percorso, ha sempre ribadito il proprio antifascismo e antirazzismo. L’abbiamo ricordato anche all’interno del primo incontro del nuovo anno, quando è stata annunciata la presentazione di liste legate a questi individui, alle prossime elezioni studentesche.
Sappiamo che l’ Ateneo di Padova di Concetto Marchesi ha ricevuto medaglia d’ oro alla resistenza negli anni del fascismo. Oggi però, l’ attuale rettore Vincenzo Milanesi ha voluto chiudere il palazzo del bo all’onda. Da dentro al palazzo blindato, molti studenti hanno manifestato il proprio dissenso e urlando “ siamo tutti antifascisti”.
Dopo circa un’ ora di sit-in attivo e comunicativo, la volontà era ancora quella di entrare al Bò. Qui sono partite delle violentissime cariche ed è iniziata una vera caccia all’uomo tra le vie patavine ;ed un ragazzo è stato caricato e arrestato.
Dopo queste violenze gli è stato dato il permesso ai fascisti di trasformare il sit in in corteo per le vie del centro storico, scortati dalla polizia, la stessa che ha caricato gli studenti dell’onda i quali avevano come unica arma il proprio corpo.
Quella di oggi è l’ ennesima riproposizione di politiche di controllo e militarizzazione che sono servite per proteggere personaggi vili come neonazisti di Forza Nuova che ogni giorno diffondo odio e violenza contro il diverso.
Per questo l’ onda ha lanciato un secondo appuntamento aperto a tutti gli studenti e a tutta la cittadinanza antifascista, per questo pomeriggio alle ore 18 nella facoltà di Scienze Politiche, al fine di denunciare le violenze avvenute questa mattina e per ribadire che a Padova i fascisti e i nazisti non sono i benvenuti e non devono parlare.
Studenti e studentesse dell’Onda Anomala Padovana
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Gudonia, due arresti per pestaggi a immigrati
Dom, 25/01/2009 - 17:05(ANSA) - ROMA, 25 GEN - Due ragazzi sono stati arrestati per aggressioni razziste a Guidonia (Roma), paese dove giorni fa una giovane e' stata stuprata. Ieri sera un gruppo di circa venti giovani si era staccato da una fiaccolata organizzata da Forza Nuova per protestare contro la violenza subita dalla ragazza e ha dato vita ad alcune aggressioni ai danni di stranieri. Tre romeni sono stati picchiati in un bar, un altro in mezzo alla strada e cinque albanesi aggrediti in un altrom locale pubblico. I due arrestati sono accusati di tentata rapina, lesioni personali, minaccia, danneggiamento con l'aggravante di aver agito per fini razziali. Nel corso della manifestazione di Forza Nuova, hanno spiegato gli investigatori, sono state compiute 'azioni aggressive e violente in danno di cittadini stranieri, perpetrate presumibilmente da alcuni manifestanti che in modo scientifico si allontanavano dal corteo'. (ANSA).
Casa di bambola con frattaglie
Gio, 20/11/2008 - 09:56Era il 1879, quando il norvegese Henrik Ibsen, fece dire a Nora: “riflettere col mio cervello e rendermi chiaramente conto di tutte le cose”. Vidi Casa di bambola, alla Televisione, che era solo la Rai: il 1968. Come quell’anno, fu per me un soffio straordinario di libertà e di vita, quanto se ne desidera oggi: dopo quasi 130 anni. Fa notizia e terribile notizia che ci siano azioni squadriste, mafiose, intimidatrici che arrivano a firmare e far parlare, a forza di regolamenti di conti, la violenza, quella che in perfetto stile fascista, denunciano, operata dalle donne. Fanno notizia e terribile notizia che ancora si debba passare un sabato di novembre, il prossimo 22, a sfilare per le strade di Roma, a farsi fotografare e contare, ad annotare le presenze e le assenze per denunciare la violenza, sulle donne…E subito seguirà il 25 dello stesso mese, un giorno in cui si lavora o si spera di trovarlo il lavoro, un’altra giornata dedicata alle donne colpite da femminicidio, nel mondo.Verranno scritti dei bei “pezzi”, sui giornali e i telegiornali, sarà una gara nel farlo. E si ripartirà il giorno successivo nella conta non più delle vive ma delle morte. E l’opinione pubblica è sconvolta dai dati sulle autrici dei misfatti, del Macello, degli aborti non clandestini, di quelle che si oppongono a vendere mente e corpo, al miglior offerente, della Casa…
E noi riconteremo i morti sul lavoro, che ci sarà una giornata anche per loro, il 6 dicembre, a Torino. Siamo i primi in Europa a contarli, si, compresi quelli in itinere, casa e lavoro.
Non c’è stato giorno dell’anno, liturgico s’intende, che la Chiesa non si è avvalsa di dire la sua, in tutte le sedi, quelle opportune e quelle illegali ma munite di potere e di controllo.
E i giorni, come le notti futuriste si susseguono, in perfetto stile primi del ‘900: tutti ne parlano, tutti s’indignano, seguono azioni giudiziarie…fino ad arrivare ad un chiaro Manifesto, come nel 1909: “Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. Noi vogliamo glorificare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna… combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.” E allora intervennero le donne, quelle che erano per l’emancipazione, come Valentine de Saint-Pointche, che pubblicò nel 1912 il “Manifesto della Donna futurista”, cui seguì nel 1913 il “Manifesto futurista della Lussuria”…: inutile andare avanti. E Marinetti, il grande iniziatore, che aborriva la donna come “totale animalizzazione della politica”, si ritrovò sdoganato dal Fascismo e da Mussolini. Aveva già dato tutta la sua aggressività al programma socialnazionalista : deluso dal compromesso con la monarchia, col padronato e con la Chiesa, se ne uscì nel 1920 e si aprì la stagione del regime “tradizionalista”.
Anche Gramsci ricordò, in una lettera a Trotzky, che a Torino e a Milano il futurismo era stato popolare tra i lavoratori, che il futurismo era stato veramente rivoluzionario nella sua distruzione dei capisaldi della cultura borghese. Il futurismo divenne l’Opera nuova, la creatività dinamica per eccellenza.
Eccoci al presente: la Fontana di Trevi, rossa di colpo futurista, è tornata quella da vendere al cretino italo-americano, le palle che rotolano giù per Trinità dei monti, sono balle futuriste che non fanno male a nessuno e si fotografano e girano il mondo, le corse futuriste alla Rai, tengono in tono i muscoli dei nostri ragazzi, le cinghiate, le coltellate anche mortali e i raduni canori sono altra cosa e casa…Ci sono, in ogni caso, delle liste di azioni futuriste in rete, come quelle dei femminicidi avvenuti quest’anno, sono a disposizione nel fornirle, anche se mi chiedo: chi interessano? Forse è più utile ricordare che nel 2009 il futurismo farà 100 anni.
Tutto procede nella fase Lussuria e Bellezza,Uomini e Donne sono invitati da Maria De Filippi a questa domanda fatale: “Elga e Carmine, sono i nuovi tronisti, vuoi corteggiarli? “. Su Libero donna c’è solo l’imbarazzo della scelta: Il sesso ha il suo odore, Io, baby-cubista, Il prezzo di un figlio, In forma senza palestra,Gli Angeli dell’intimo.
Tornando alle Bambole di Casa nostra, quelle a pezzi, insanguinate e condite con interiora di animali, spedite in pacchi a diverse agenzie di stampa e giornali di Palermo, quali Ansa, Adnkronos, Repubblica, la Sicilia, Italpress, sono state firmate da Forza Nuova contro il “genocidio legalizzato - Basta con la 194″, come si legge nel biglietto accompagnatorio.
Di nuovo in queste Forze e Ordini , non trovo un bel niente, se non antica puzza di carogna e frattaglie, come quelle recapitate a Palermo, ad una donna, di mestiere giornalista: per parlare del sangue che interessa a loro, quello sparso per i nostri “peccati”.
C’è poco da rispedire al mittente: la ricevuta è un lauto boccone per i Media. E si riparte, chi a caccia, chi a raccolta. Buona resistenza nella Penisola, Donne e Uomini.
Doriana Goracci
Ad Albano provocazione fascista...No Pasaran
Sab, 08/11/2008 - 15:34ABBIAMO VOLUTO DIRE LA NOSTRA !!!
In gran segreto e senza darne alcuna pubblicizzazione, Forza Nuova col suo leader romano Martin Avaro, già noto per le aggressioni nei confronti di studenti dell’Università La Sapienza, sono stati invitati alla sala consiliare del Comune di Albano, per svolgere un “confronto” sul filmato Nazirock insieme all’autore Claudio Lazzaro. Un incontro-confronto a loro dire, per fare chiarezza tra gli studenti su quello che realmente è il movimento forzanuovista.
Venuti a conoscenza di questa operazione meschina, che da un lato aiutava all’ulteriore sdoganamento di quelle forze neo-fasciste che si mettono alla testa dei cortei studenteschi a suon di cinghiate e bastonate, e dall’altro serviva a qualcuno per rilanciare il proprio filmato, abbiamo deciso così di intervenire insieme a un pezzo della cittadinanza antifascista di Albano, per dire la nostra.
Così appena saliti nell’aula, abbiamo visto il signor Avaro al tavolo della presidenza aizzare una ventina di ragazzetti, per lo più impauriti.
La situazione è degenerata nel momento in cui ai partecipanti dell’incontro è stato ricordato che è difficile avere un confronto con chi spacca le teste degli studenti o fa minacce intimidatorie a vario titolo a giornalisti e professori non compiacenti con la loro ideologia.
Così appena un compagno gli ha intimato per l’ennesima volta di non riprendere le facce di coloro che erano venuti a contestarli (stranamente il filmato è stato consegnato alla Digos!!!), i baldi giovani “democratici” hanno trovato il pretesto per inscenare un aggressione bell’è buona che solo la determinazione e il buon senso dei cittadini antifascisti intervenuti ha permesso che non degenerasse.
Ciò nonostante una volta tornata la calma, scesi dall’aula consiliare intonando Bella Ciao, le forze dell’ordine hanno pensato bene di abbozzare una carica nei nostri confronti, senza motivo alcuno, per fare uscire scortati Avaro e co.
ABBIAMO VOLUTO DIRE LA NOSTRA PERCHE’ AI FASCISTI NON VANNO DATI SPAZI PER LO PIU’ AULE CONSILIARI;
ABBIAMO VOLUTO DIRE LA NOSTRA PERCHE’ AGLI STUDENTI NON SI INSEGNANO I VALORI DELLA RESISTENZA E DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA ATTRAVERSO PSEUDO-CONFRONTI PUBBLICI CON I GRUPPI NEO-FASCISTI NEGAZIONISTI;
ABBIAMO VOLUTO DIRE LA NOSTRA PERCHE’ OGGI C’E’ BISOGNO DELLA MASSIMA VIGILANZA DA PARTE DI TUTTI NEI CONFRONTI DELLE PULSIONI RAZZISTE E XENOFOBE CHE SOFFIANO NEL NOSTRO PAESE.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!