Repost (Copia & Incolla da altri media)

Generale

maldestra on air su ROR

Questo è il blog e archivio della trasmissione maldestra, l'osservatorio sulla destra, in onda ogni martedi alle 12.15 su Radio Onda Rossa.

Maldestra VI - trax settembre

I primi di settembre sugli 87.9 di ROR è cominciato il VI anno di Maldestra, l'osservatorio sulla destra.

Qui sotto troverete dunque le prime 4 trasmissioni oppure potete sentirci in diretta il martedi intorno alle 12.20 anche via streaming. Stay Tuned!

Ascolta e o scarica tutte le trax di settembre 2008: 09/08, 16/08, 23/08, 30/08.

In carcere per due piante di marijuana

In carcere per due piante di marijuana

Coltivava marijuana in casa: il gip lo manda a Sollicciano

di Franca Selvatici

Coltivava due piante di marijuana nel giardino di una villa
dell´Impruneta: una alta due metri, l´altra più stentata. Giovedì è
stato arrestato in flagranza (lo prevede la legge) e ieri, in sede
di convalida, il giudice delle indagini preliminari ha confermato
la custodia in carcere. Quindi il giovane, 31 anni, è stato
ricondotto a Sollicciano almeno finché non saprà indicare una casa,
diversa da quella dell´amico che lo ospitava all´Impruneta, dove
dovrà rimanere agli arresti domiciliari.

Ieri mattina in tribunale si è così avuta una dimostrazione
pratica degli effetti della sentenza del 24 aprile 2008 con la
quale le Sezioni Unite della Cassazione hanno sposato la linea
intransigente contro chi coltiva anche piccole quantità di
cannabis. Le Sezioni Unite hanno stabilito che «costituisce
condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione
non autorizzata di cannabis». In precedenza singole sezioni della
Cassazione avevano invece ritenuto penalmente irrilevante il
comportamento di chi coltiva qualche pianta per uso personale.
All´udienza del 24 aprile, del resto, il rappresentante della
procura generale presso la Corte, Vitaliano Esposito, aveva
sostenuto che la coltivazione domestica di cannabis non dovrebbe
essere perseguita penalmente, assimilandola in sostanza all´uso
personale. Ma proprio sul punto le Sezioni Unite sono state chiare:
non vi è nesso immediato fra coltivazione e uso personale, non si
può determinare a priori la potenzialità del principio attivo
ricavabile dalle piante e in ogni caso la legge «vieta la
produzione di specie vegetali idonee a produrre l´agente
psicotropo, indipendentemente dal principio attivo
estraibile».

«Sono indignato», protesta l´avvocato Alessandro Traversi, che
difende l´incauto coltivatore con la collega Veronica Saltini: «La
coltivazione di sostanze stupefacenti è equiparata per legge alla
importazione. Ma la legge è astratta e i giudici esistono per
interpretarla in modo equo. Invece siamo a questo punto: uno che
coltiva due piante di cannabis è trattato come un trafficante
internazionale bloccato a Peretola con tre chili di cocaina. Anche
ai fini della pena: minimo otto anni».

«C´è una distorsione di valori», prosegue l´avvocato: «A parte che
in alcuni paesi europei il consumo della cannabis è libero, io
chiedo: dov´è il danno per la salute del coltivatore? Un pacchetto
di sigarette è più nocivo. In secondo luogo: come si fa a
ipotizzare uno spaccio con il ricavato di due piante? Dov´è la
pericolosità sociale di questo comportamento? Terzo: mi sembra
un´ingiustizia enorme, checché ne dica la legge, checché ne dica la
Suprema Corte, che vada in carcere uno che coltiva due piante di
cannabis, mentre in questo Paese non va in carcere nessuno, né i
truffatori, né chi guida in stato di ebbrezza e uccide sulla
strada, né gli imprenditori che se ne infischiano delle norme di
sicurezza e che, se qualcuno dei loro operai muore in un
infortunio, non rischiano neppure gli arresti domiciliari».

(30 settembre 2008)

Voci dalla città aperta. Due giornate per raccontare un’altra Roma -26 e 26 settembre

Normal
0
14

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0pt 5.4pt 0pt 5.4pt;
mso-para-margin:0pt;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";}

25 e 26 settembre

Sala Renato Biagetti – Città dell’Altraeconomia

Largo Dino Frisullo

Ore 16,30-20,00

 A luglio avevamo pensato a due giornate per
raccontare l'altra Roma, quella che si muove nel territorio e cerca di far
pesare una visione critica e non convenzionale della società in cui viviamo.
Purtroppo siamo state di nuovo, violentemente, costrette a fare i conti con
agguati e ferimenti ancora più insopportabili perché seguiti all'iniziativa
bella e pacifica per ricordare Renato.

 Allora queste due giornate assumono - e non può
essere diversamente - un sapore diverso. Non basta denunciare un clima ormai
quotidiano di aggressioni, non basta dare il nome che meritano, fasciste, non
basta invocare provvedimenti che arrivano, se arrivano, sempre in ritardo. E'
necessario che queste due giornate, nella sala Renato Biagetti, diventino un
momento di riflessione e consapevolezza che una città che si poggia sull'
esclusione,sull' emarginazione e l' intolleranza è una città che ritorna al
passato. I giovani fascisti degli anni sessanta non
furono fermati: forze di polizia, magistrati e giornali correvano dietro alla
favola degli opposti estremismi.

 Noi Madri oggi con la nostra iniziativa abbiamo
un semplice obiettivo: fermare i violenti, rompendo il muro di indifferenza di
molti e  alzando la nostra voce contro l'ipocrisia di chi non vuole
vedere.

 Il Piano di sicurezza di Alemanno, i piani di sicurezza offerti dai
supersindaci non fanno altro che creare il senso di insicurezza dei cittadini,
rafforzando il sentimento dell’intolleranza per il diverso.  Alle città si
offrono muri, fatti di soldati, vigili armati, forze dell'ordine,
televigilanza, dietro i quali sentirsi sicuri e alimentare l’odio per il
diverso e la complicità nelle aggressioni. Noi pensiamo che le città debbano
aprirsi  costruendo la loro sicurezza sull’allargamento dei percorsi
democratici, del dialogo e del confronto

 Noi vogliamo che la nostra città ritorni ad essere aperta, vigilando e
denunciando ogni forma di aggressione e di intolleranza che riduce gli spazi
democratici, riportando la città e il paese indietro verso quell’unico periodo
della nostra storia dove vennero perse le forme democratiche e sorsero
razzismi, intolleranze , intimidazioni , omicidi di regime.

 Con questa iniziativa noi vogliamo dare voce al territorio con una
consapevolezza accresciuta della complessità della metropoli e della forza
creatrice e propositiva dei suoi problemi e dei sui “conflitti”, certe che solo
in questo incontrarsi sia il presupposto di  una vera politica della
sicurezza.

 Giovedì 25 settembre

 

autorecupero della
città :

i centri sociali
luoghi di sperimentazione

 

I centri sociali sono realtà che ormai da
decine di anni producono attività di diverso interesse sociale e politico in
ogni angolo del pianeta. Veri e propri laboratori di democrazia, luoghi di
sperimentazione di un’altra città, dentro la città, sono popolati da studenti,
precari, migranti, operai, e da tutti gli individui che hanno deciso di non
restare ingabbiati nella “legalità delle istituzioni” .

La prima caratteristica dei centri sociali è
proprio quella capacità di costruire uno spazio che va oltre i muri
dell’edificio occupato, un protagonismo sociale che si diffonde in città e
diventa di interesse pubblico. La seconda è il desiderio di autonomia come
valore fondativo dell’esperienza autorganizzata, capace di articolarsi in ogni
direzione: da quella produttiva a quella più specificamente politica. Anche
questa autonomia travalica lo spazio fisico e assume un valore vivo e
riproducibile.

La presenza dei Centri Sociali in ogni
territorio è ancora considerata dalle istituzioni un’anomalia da reprimere e
normalizzare e non quello che sono in realtà per chi li vive quotidianamente:
spazi di libertà e democrazia, luoghi di produzione politica, sociale e
culturale.

  Voci
di:

Germana  Villetti (Madri per Roma Città Aperta),  Roberto Morea (Transform), esponenti
delle occupazioni di Acrobax Project - L.O.A. del Precariato Metropolitano
Ex-Cinodromo,  L38
Squat/Laurentinokkupato
- 6° ponte Laurentino,  La Torre - Casal de' Pazzi, 
Forte Prenestino
- Centocelle, Horus Occupato
- Monte Sacro, Esc - San Lorenzo,  Factory - Riva Ostiense -
Ponte di ferro,  Ex - Snia Viscosa -
Pigneto,  La Strada - Garbatella,
Gruppo del rap romano “Gli apostoli di strada”, L'una e le altre -
Spinaceto

Verranno
proiettati documentari prodotti da centri sociali

 

Venerdì 26 Settembre

le occupazioni
abitative :

sperimentazione di
un nuovo modo di abitare

La città vive una situazione di emergenza abitativa
che colpisce in maniera particolarmente grave i percettori di reddito
saltuario, intermittente, attività legate ad un’economia di sussistenza, ma il
territorio metropolitano conta un numero crescente di soggetti che pur avendo
potenzialmente diritto all’assegnazione di unità abitative a prezzi calmierati
sfuggono o non possono essere intercettati dalle graduatorie attuali. Questa
moltitudine di persone è costituita da studenti fuori sede, lavoratori precari
e interinali, famiglie monoparentali, lavoratori migranti, una popolazione
coinvolta da quei processi di trasformazione del mercato del lavoro
caratterizzati da discontinuità/flessibilità. La possibilità per queste
categorie di persone di trovare un’abitazione dignitosa e a prezzi accessibili
nel mercato degli affitti o di rientrare nelle graduatorie dell’edilizia
residenziale pubblica, proprio a causa delle caratteristiche del loro reddito,
sono nulle o remote.

Questa città è frutto del capitalismo
estremo della rendita immobiliare, è il risultato di politiche volte
all’esclusione ed emarginazione degli abitanti, è il luogo di pratiche di
autoritari controlli, ma anche di conflitti e resistenze.

Da tutto questo nascono le occupazioni a
scopo abitativo, che rappresentano , non solo la soluzione di un tetto sotto il
quale dormire, ma anche un vero e proprio progetto di rigenerazione edilizia e
di costruzione di nuove forme dell’abitare. Il recupero di un diffuso
patrimonio edilizio inutilizzato, architettonicamente degradato, collocato in
aree urbane spesso prive di servizi alla popolazione, dove le comunità  costruiscono il proprio spazio vitale e si
riconoscono. Possiamo dire che rappresentano laboratori di progettazione e
costruzione di un nuovo modo di abitare.

Proiezione
del documentario:


Non Tacere” (2007)  di Fabio Grimaldi “produzione Blue film”

Voci
di :

Don Roberto Sardelli (autore del libro degli anni '70 su Borghetto Prenestino a confronto con i
movimenti per la casa
)

Silvia
Macchi (Docente Università "la Sapienza" di Roma)

Donne
Comunità Rom di via delle Cave di Pietralata e di: 

occupanti di
Casalbertone, via Lucio Sestio, via Volonté, via Casal de Merode

 

 

Egregio sig. Ignazio La Russa Ministro della Difesa

Firenze, 08 settembre 2008

Spett.le redazione
Ufficio Stampa

Egregio sig. Ignazio La Russa Ministro della Difesa,
l'Associazione Nazionale Ex Deportati esprime il suo più totale sdegno
nei confronti delle sue oltraggiose dichiarazioni espresse durante le
celebrazioni del 65esimo anniversario della battaglia di Porta San
Paolo.
Le ricordiamo sig. Ministro, che i militari della RSI si sono macchiati
dei peggiori crimini contro la popolazione civile, quali stragi,
torture e deportazione verso i lager nazisti di migliaia di uomini,
donne e bambini che avevano come unica colpa quella di essere
antifascisti e/o ebrei. Lei parla di militari che in buona fede hanno
difeso la loro patria
.. quale patria??? Non certo la nostra, i militari che hanno aderito
alla Repubblica Sociale di Salò con questa loro scelta hanno deciso di
schierarsi dalla parte dell'occupatore nazista contro la popolazione
occupata e cioè contro gli italiani stessi, hanno deciso di condividere
con i nazisti l'antisemitismo e le teorie della razza superiore ariana
che in Europa hanno determinato lo sterminio di circa 13.000.000 di
esseri umani.
Le sue parole di ieri, ci hanno profondamente ferito in quanto Lei come
Ministro della Repubblica Italiana rappresenta tutti gli italiani e non
soltanto una parte politica e noi Le diciamo che la nostra Associazione
non si sente in alcun modo di condividere i suoi pensieri, espressi
inoltre nella data dell'8 settembre giorno in cui 65 anni fa centinaia
di migliaia di soldati italiani scelsero di non aderire alla RSI e per
questa scelta circa seicentomila di loro furono deportati nei lager
nazisti.
Egregio sig. Ministro non possiamo parlare di costruire una storia
condivisa se non si condanna una volta per tutte il fascismo quale male
assoluto per la storia del nostro Paese, purtroppo in seguito alle Sue
dichiarazioni, dobbiamo prendere atto che Lei non è ancora pronto
nell'affrontare questo delicato passaggio.

Cordiali saluti

ANED Sez di Firenze

Costruire un percorso contro la fascistizzazione della società

Comunicato dell'assemblea antifascista del 6 settembre 2008

L'assemblea cittadina di sabato 6 settembre che ha visto la partecipazione di circa un centinaio tra
individualità, centri sociali, squat e strutture di Roma e provincia, ha espresso la volontà di costruire un percorso che,
con la consapevolezza delle differenze, crei momenti di mobilitazione collettiva cittadina e nazionale.
Rispettivamente per il 30 settembre in memoria di Walter Rossi, e intorno alla
data del 28 ottobre inizio della dittatura fascista.
L'assemblea sottolinea la necessità di superare la dinamica di semplice reazione agli agguati squadristi, ma di aggredire anche le forme di fascistizzazione della società. Ci riferiamoad esempio ai militari per le strade, alle campagne mediatiche volte a costruire un clima di paura e di intolleranza, ai sindaci sceriffo di centro-destra e di centro-sinistra l'imposizione di uno stato di emergenza permanente.
L'assemblea esprime piena solidarietà agli antifascisti e alle antifascistedi Milano.
Invitiamo tutti e tutte a costruire insieme queste e altre mobilitazioni all'assemblea cittadina che si terrà venerdì 12 settembre  2008 alle ore 18al L.O.A. Acrobax ­ Via della Vasca navale, 6 (Ex Cinodromo ­ Ponte Marconi)

L'assemblea antifascista cittadina del 6 settembre 2008

Due anni senza il sorriso di Renato

 

 Sono passati ormai due anni da quanto, il 27 agosto del 2006,
Renato, uscendo da una dance hall reggae sulla spiaggia di Focene, insieme alla sua fidanzata e al suo amico
Paolo, furono aggrediti da due giovani scesi dalla loro auto coltelli alla
mano. Gli urlarono di tornare a casa, che quello non era il loro territorio.
Colpirono Renato che, a 26 anni, morì poche ore dopo in ospedale. Nella
disperazione di quei giorni i familiari, gli amici e i compagni si trovano a
spiegare una scomoda verità: chi esce di casa armato di coltello per colpire
chiunque possa essere considerato diverso, altro, di colore, gay, di sinistra,
è un fascista. Che solo a Roma, nell’anno precedente c’erano state più di 130 aggressioni di matrice
fascista. Oggi, che sono passati quasi 2 anni, si apre il processo per l’imputato
minorenne. Il PM sostiene che Renato sia stato ucciso al termine di “banale diverbio
degenerato per futili motivi”, e così lo uccidono una seconda volta.

Il prossimo 27 agosto saranno 2 anni che una mano fascista ci ha portato via il
sorriso e gli occhi di Renato. Tante iniziative in questi 2 anni, frutto della
passione di tanti compagni e compagne hanno permesso di realizzare i suoi
sogni. Uno di questi è la sala prove e registrazione Renoize attraversata in questi
pochi mesi di vita già da tantissimi giovani gruppi musicali e fucina di
riflessioni sulle autoproduzioni. Grazie a questo progetto il prossimo 29
agosto ricorderemo Renato attraverso la musica, la sua grande passione, in un
concerto in cui si esibiranno Apostoli della strada, Bestie Rare, Rancore,
Ork's Machine vs Muver, Filippo Gatti, Bobo Rondelli e i 24 Grana e in cui
attraverso i suoni, le immagini e le parole racconteremo ancora una volta la
verità su cosa accadde quella maledetta notte sul litorale di Focene, quando l’odio per il
diverso di due giovani di 17 e 19 anni strappò con 8 coltellate la vita di
Renato. Con Renato nel cuore, ma anche per Carlo, Dax, Federico e Nicola che
sono Ognuno di Noi Venerdì 29 agosto 08 dalle 18 alle 24 Parco della Basilica
di San Paolo Via Ostiense, Roma.

Con rabbia e con amore
i compagni e le compagne di Renato”

Fabrizio Pellegrini (P.I.C) è di nuovo a casa, anche se agli arresti, e ringrazia tutti.

 

 

Fabrizio Pellegrini è di nuovo a casa, anche se agli arresti, e ringrazia tutti.
Ma andiamo con ordine.

Il 3 luglio la gip aveva negato gli arresti
domiciliari.
Ha "ritenuto che l' unica misura idonea .... è quella, allo
stato, della custodia in carcere,
atteso che la più blanda misura degli
arresti domiciliari non può garantire la impossibilità di rifornimento di droga
e di conseguente spaccio."

Si alza il tiro e si parla di spaccio, per
motivare il diniego. Come potrebbe infatti Fabrizio, anche volendo, "reiterare
il reato" di coltivazione sul balcone, dato che siamo a fine luglio, e non ad
marzo?

Viene da ridere ma rischia praticamente il carcere a vita, grazie
alle varie leggi sicurezza, ed a 2 condanne definitive (pena sospesa) in attesa
di esecuzione, con in più questo e tutti i procedimenti aperti che procedono
inesorabili nei vari gradi di giudizio.
E alla sicurezza, alla salute di
Fabrizio chi ci pensa?
"..Ritenuto che la patologia "dolore
muscolo-scheletrico, depressione" cui è affetto l' indagato può essere curato
con farmaci scientificamente validati.."

Be', a parte il fatto che il THC
è ora in tab. II sez. B, quindi per la legge italiana possiede effetti
terapeutici ed è prescrivibile, e che i farmaci a base di cannabinoidi
disponibili nelle farmacie estere sono assolutamente validati scientificamente,
tant' è vero che si possono importare in Italia su richiesta medica, come può un
magistrato dar giudizi medici sui farmaci prescritti, interferendo con la libera
scelta terapeutica in scienza e coscienza di medico e paziente?
Fabrizio ha
scritto al Ministero, alla direzione della Asl, all' Assessore Regionale alla
Sanità, per chiedere che lo esentassero dal pagamento della terapia con
Bedrocan.
ha fatto tutto ciò che era umanamente possibile nelle sue
condizioni per potersi curare legalmente, ed anche di più,
sottoponendosi a
stress emotivo-burocratici-giudiziari che si sono rivelati inutili ma lo hanno
profondamente segnato.
Cosa avrebbe dovuto fare ancora? Obbligare un
cittadino a scegliere tra rinunciare a curarsi
o rischiare la propria libertà
personale, non è incostituzionale?
Tanto più che solo dopo il 24 aprile di
quest' anno (data in cui presumibilmente la coltivazione era già in atto),
la
piccola coltivazione casalinga è diventata sanzionabile penalmente. Fabrizio
avrebbe dovuto uccidere le sue piantine proprio il giorno del 25 aprile, ed
andare a comprare in strada, per essere in regola.

Non solo non ha mai
rubato o spacciato, ma non beve e non fuma sigarette, non cerca lo sballo, non
assume psicofarmaci nè droghe, non mangia carne, e della Cannabis ha più di una
prescrizione medica.
In tanti anni di controlli e perquisizioni non gli hanno
mai contestato denaro o cocaina o una centrale di spaccio di Cannabis. Sempre e
solo: un sacchetto di foglie, poca erba pronta, semi, qualche piantina. Ogni
volta, senza eccezioni. Non ha mai fatto mistero di detenere piante di canapa in
casa, con gli agenti. Gli avevano detto che non aveva ricetta medica, e lui
subito si è premunito, con due medici diversi, per poi scoprire l' anno
successivo che lo arrestavano ugualmente. Ancora non si capacita del perchè gli
succede tutto questo.

"Ritenuto che l' acclarata detenzione e
coltivazione di un numero non trascurabile di piante e semi di sostanza
stupefacente è sintomatica di una detenzione finalizzata alla produzione e alla
cessione a più persone
Ritenuto insomma che il materiale detenuto dall'
indagato è difficilmente compatibile con un eventuale ed esclusivo uso
personale..."
"rilevato che l' indagato ha precedenti penali specifici e che
è attualmente privo di una stabile attività lavorativa, circostanza, quest'
ultima, che conduce, legittimamente, a ritenere che l' attività di spaccio
costituisca la sua unica fonte di sostentamento...".

Eppure
dovrebbero averlo capito che Fabrizio ne ha realmente bisogno, a costo di subire
anni di umiliazioni e persecuzioni senza mollare.
Invece si chiude il
cerchio: dato che (chissà perchè) nella sua città non riesce più a lavorare
guadagnando, allora gli offrono una lunga permanenza in cella, gratis per
fortuna perchè è molto più costosa della cura col Bedrocan.
Con quello che
costano negli anni all' apparato investigativo, giudiziario e penale, 12 o 13
procedimenti contro un cittadino...

Lunedì 14 luglio è stata presentata
una nuova istanza di riesame delle misure cautelari, ma al tribunale della
libertà de L' Aquila, dove
lunedì 28 scorso c' è stata l' udienza, e gli sono
stati concessi i domiciliari.
Ha subito ripreso Bach da dove lo aveva
lasciato, preparandosi al pianoforte per un eventuale concerto, con le finestre
spalancate alla brezza.
Ora che Fabrizio è fuori dal carcere il primo
obiettivo minimo è raggiunto, anche se in modo provvisorio e precario.
Ma,
dobbiamo ancora riuscire ad evitare che venga seppellito irrimediabilmente e
definitivamente da una valanga di condanne, sempre per lo stesso unico reiterato
reato senza vittime.
Se nessuno dice niente, da noi diventerà come a Seattle
o peggio.

Chi vuole scrivergli può farlo all' indirizzo:
F.P.
Via
L.M.Mucci 61
66100 Chieti

Possiamo ancora osare sperare in un' Italia
diversa?

Cassazione: portare cannabis fuori casa non e' reato se per uso personale

 

Le
droghe leggere, in piccole quantita', si possono portare fuori dalla
propria abitazione e il loro possesso, da parte di chi ne fa uso, non
puo' essere scambiato come indizio di spaccio in quanto non vi e'
nessuna 'massima di esperienza' che imponga di affermare che 'portare
fuori casa hashish e marijuana non ha altro senso se non quello di
spacciare'. Lo sottolinea la Cassazione che ha assolto un giovane
milanese condannato a nove mesi di reclusione e 4.500 euro di multa
dopo essere stato sorpreso in macchina con gli amici con un grammo di
hashish e uno di marijuana. La Suprema corte ha accolto il ricorso di
Dario D.V., di 32 anni. In casa del giovane, inoltre, era stato trovato
un altro grammo di marijuana e 9 grammi di hashish. Sia in primo sia in
secondo grado era stato condannato per spaccio. Ma gli Ermellini - con
la sentenza 31441 della IV Sezione penale - hanno accolto la tesi
difensiva in base alla quale aver portato fuori casa la droga non
significava che Dario fosse un pusher. In proposito la Cassazione
osserva che sulla scia di 'inesistenti massime di esperienza' i giudici
di merito avevano condannato il giovane milanese sottolineando che i
'progetti serali di natura 'commerciale', anziche' di mero svago' erano
dimostrati dalla mancanza di strumenti per fumare subito gli spinelli e
dal fatto che la droga fosse stata portata fuori di casa. A giudizio di
Piazza Cavour non e' 'significativa' dell'attivita' di spaccio la
'mancanza di strumenti per il consumo diretto', come le cartine o il
tabacco. Inoltre gli Ermellini aggiungono che 'non e' dato comprendere
sulla base di quale massima di esperienza sia possibile affermare che
portare fuori casa quella droga non aveva altro senso se non quello di
destinarla allo spaccio'. Anche gli amici di Dario avevano piccole
quantita' di droga leggera. Anche la procura di Piazza Cavour aveva
chiesto l'assoluzione di Dario.   

ciao Simone

ciao Simone, a te va il nostro pensiero, ai fratelli e sorelle di Nbt un abbraccio forte.

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.v...

Condividi contenuti