E dopo?
E dopo? Luglio - Agosto
Mer, 20/08/2008 - 12:36L'AQUILA, 26 AGO - Sette persone, di Teramo e
L'Aquila, sono state denunciate per omicidio colposo e
violazione delle leggi speciali di sicurezza sul lavoro in
merito all'incidente avvenuto lo scorso 28 giugno nel cantiere
della ditta «Silveri srl» di Preturo (L'Aquila), nel quale è
morto l'operaio bosniaco, Misljimi Memetali, rimasto schiacciato
da una mensola d'acciaio di 250 chili sganciatasi da una gru.
I militari del Norm dell'Aquila, a conclusione delle
indagini, hanno denunciato l'operaio che manovrava la gru, il
responsabile del servizio prevenzione e protezione della ditta
per non avere vigilato sulla sicurezza. Stesse responsabilità
per il direttore dei lavori, l'appaltatore, il subappaltatore,
il datore di lavoro e il committente dei lavori.
«L'operaio - si legge in una nota dei Carabinieri - stava
lavorando per l'ampliamento del ponte sul 'Torrente Raio', per
agevolare l'accesso di pedoni disabili a un centro commerciale.
Dalle indagini è emerso che la ditta stava lavorando di sabato
- contrariamente a quanto prevede il contratto di lavoro del
settore edilizio - nessun operaio indossava caschi protettivi
nè attrezzature di sicurezza, inoltre gli stabilizzatori
dell'autocarro erano rotti e la macchina operatrice operava nel
fango».
MOLFETTA (BARI) 2 AGO - Il pm della procura di Trani
Giuseppe Maralfa ha inviato avvisi di conclusione delle indagini
per l'inchiesta sulla morte del titolare e dei quattro operai
della Truck Center di Molfetta, avvenuta il 3 marzo scorso
durante le operazioni di lavaggio di una cisterna che aveva
trasportato zolfo liquido. Gli avvisi, nei quali si ipotizzano i
reati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, riguardano
quattro persone e tre società.
Gli indagati (che hanno ora 20 giorni di tempo per produrre
memorie difensive prima della eventuale richiesta di rinvio a
giudizio) sono due dirigenti di Fs Logistica, Mario Castaldo e
Alessandro Buonopane, Pasquale Campanile, dirigente della
società 'La 5 Biotrans', e Filippo Abbinante, autista del
camion che trasportò la cisterna in cui i cinque lavoratori
persero la vita.
Le tre società sono la stessa Truck center, dove avvenne la
tragedia, la Fs Logistica e la 5 Bio Trans di Bari. Queste
società entrano nel procedimento penale in base alla legge 231
del 2001 che prevede la responsabilità anche per le persone
giuridiche in seguito ad illecito penale commesso da persone
fisiche. Gli indagati sono ritenuti responsabili di non avere
adeguatamente informato nei vari passaggi che hanno accompagnato
la cisterna fino al lavaggio nella Truck center, della presenza
di acido solfidrico sprigionatosi dallo zolfo che era stato
trasportato. Sono stati i vapori di acido solfidrico la causa
della morte a catena dei quattro operai e del titolare della
Track, calatisi nella cisterna uno dopo l'altro nel tentativo di
soccorrersi a vicenda.
TREVISO, 30 LUG - Il pm di Treviso Giovanni Cicero
ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone con
l'ipotesi di reato di omicidio colposo in relazione alla morte
di un operaio romeno, il 12 aprile scorso, all'interno dello
stabilimento Benetton di Castrette di Villorba (Treviso).
L'uomo, Benjamin Florian Coste, di 22 anni, dipendente di una
ditta del settore impiantistico con sede nel milanese, era
precipitato al suolo da una «serranda di sovrapressione» posta
alla sommità della copertura, cadendo da un'altezza di diversi
metri e morendo poco dopo il ricovero all'ospedale di Treviso.
Il giovane era intento a completare alcuni interventi di
manutenzione dei sistemi antincendio.
Due degli indagati sono dipendenti Benetton, gli altri tre di
aziende subappaltatrici della società intestataria del
contratto di realizzazione delle opere.
FIRENZE, 25 LUG - Il titolare di un'azienda edile di
Campi Bisenzio, il responsabile e il coordinatore dei lavori di
un cantiere sono stati rinviati a giudizio dal gup di Firenze
con l'accusa di omicidio colposo per un incidente avvenuto a
Lastra a Signa nel maggio del 2007 e nel quale morì un operaio,
caduto da una recinzione alta quasi due metri.
Per l'accusa, i tre avrebbero violato le norme di prevenzione
infortuni. In base a quanto ricostruito dalla procura di
Firenze, per saldare una gabbia l'operaio salì su un tubo
metallico della recinzione del cantiere e cadde, fratturandosi
la vertebra cervicale. In seguito alle lesioni subite, l'uomo
morì.
Per l'accusa, il legale responsabile dell'azienda, in quanto
datore di lavoro, non avrebbe fornito all'operaio un'idonea
attrezzatura; il coordinatore del cantiere non avrebbe valutato
i rischi; e il responsabile dei lavori non avrebbe controllato
il rispetto delle norme sulla sicurezza. Il processo si aprirà
a ottobre 2008.
23 luglio
Condannati dal Tribunale di Venezia, II Sezione Penale i vertici della società Fincantieri, dall’attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale. Una sentenza che fa verità sulle inaccettabili condizioni di lavoro che hanno causato la morte di undici operai (e quelle di tre delle mogli che lavavano le tute dei Loro mariti) perché, Loro malgrado, esposti alle fibre di amianto in assenza di qualsiasi informazione sui rischi e dei sistemi di prevenzione collettivi ed individuali presso i Cantieri Navali Italiani Fincantieri di Marghera-Venezia
Ieri sera, il Tribunale di Venezia, II Sezione Penale, Giudice monocratico Dr.ssa Barbara Lancieri, ha emesso sentenza di condanna dei sette imputati - (il vertice della società Fincantieri: dall’attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale) - che dal 1971 al 1992 hanno gestito i Cantieri Navali Italiani Fincantieri S.p.A. di Marghera-VE, causando la morte di undici Operai per patologie neoplastiche amianto-correlate (nove casi di mesotelioma della pleura e due casi di carcinoma del polmone) perché, Loro malgrado, esposti negli anzidetti cantieri alle fibre/polveri cancerogene di amianto, nonché per le morti, per mesotelioma della pleura, causate alle mogli di altri tre lavoratori che, per anni, inconsapevolmente, avevano lavato le tute dei rispettivi mariti.
Dopo quattro anni di processo, la sentenza di condanna dei sette imputati alla pena di reclusione da anni due e mesi otto ad anni tre anni e mesi otto, è stata letta nell’aula bunker di Mestre gremita dai famigliari delle Vittime, da lavoratori, lavoratrici, popolazione, nonché da rappresentanti di Medicina Democratica, dell’Associazione Esposti Amianto, della FIOM e da una folta delegazione della Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.) con il Coordinatore nazionale Piergiorgio Tiboni. Una sentenza che ha fatto verità sulle cause di queste morti operaie portando anche un po’ di giustizia - purtroppo postuma - per le Vittime e per i Loro cari.
Questa sentenza deve anche suonare da monito per padroni ed istituzioni ad ogni livello: ogni lavoratore e lavoratrice ha il diritto inalienabile al rispetto della propria dignità e personalità, ovvero alla piena tutela della propria salute ed integrità psico-fisica e, la prevenzione dei rischi e delle nocività non può, mai, essere un optional per l’impresa; viceversa, essa costituisce un obbligo tassativo costituzionalmente sancito.
Medicina Democratica e la Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.), parti civili costituite nel processo, sono orgogliose di aver fattivamente contribuito con i propri consulenti tecnici e con l’Avv. Laura Mara ad affermare verità e giustizia.
Non va neppure taciuto anche un altro messaggio che giunge da questa sentenza: i lavoratori e le lavoratrici (così come la popolazione autoorganizzata) debbono (ri)scoprire la partecipazione e la lotta per affermare la salute e l’ambiente salubre in ogni luogo di lavoro, così come in ogni altro dove della società.
Non va mai dimenticato che senza la partecipazione e la lotta dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione autoorganizzata sul territorio, non è data né prevenzione dei rischi né salute né ambiente salubre.
Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.) Medicina Democratica
Ancora dal processo per il rogo alla Thyssen
Torino, 23 lug - Un presidio si è formato
davanti al Palazzo di Giustizia di Torino dove questa mattina si
aprirà la seconda udienza preliminare per il rogo della Thyssen Krupp
nel quale morirono 7 operai. Sotto lo striscione delle Rsu-Fim, Fiom e
Uilm dell'azienda listato a lutto e ad altri due striscioni con le
scritte 'Giustizia e condanne severe per la Thyssen' e 'Stop alla
guerra dei padroni. Basta morti sul lavoro' si sono riuniti i
familiari delle vittime, gli operai, sindacalisti che stanno ora
entrando nel Palagiustizia dove, nella maxi aula 1, sta per iniziare
l'udienza nella quale il gup Francesco Gianfrotta dovrebbe
pronunciarsi sulle richieste di costituzione di parte civile
presentate il 1 luglio da un'ottantina di lavoratori, da enti locali e
sindacati.
Fra i presenti ci sono il segretario provinciale della Fiom
Giorgio Airaudo e il parlamentare del Pd Antonio Bocuzzi, uno dei
sopravvissuti alla strage, che presenterà oggi al giudice la sua
richiesta di costituzione di parte civile.È stata aggiornata al 26
settembre l'udienza preliminare per il rogo della Thyssen Krupp.
«La speranza è che veramente
questi preliminari abbiano a terminare e che nella prossima udienza si
definisca la questione delle parti civili e che si cominci a fare il
processo perchè non bisogna dimenticare che il risarcimento del danno
è una cosa molto importante però non è l'obiettivo primario del
processo, che è quello di accertare se ci siano state responsabilità
penali per quello che è accaduto». È quanto ha dichiarato il
procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello al termine della
seconda udienza preliminare per il rogo della Tyssen Krupp, nel corso
della quale sono state presentate al giudice Francesco Gianfrotta
nuove richieste di costituzione di parte civile: quelle di alcuni
parenti delle vittime non coinvolti dall'accordo risarcitorio, del
parlamentare del Pd Antonio Boccuzzi, uno dei sopravvissuti alla
strage, di una decina di ex dipendenti dell'azienda, di un sindacato e
di una associazione di medici che ha tra le sue finalità la tutela
dell'integrità dei lavoratori sul posto di lavoro.
A proposito dell'accordo raggiunto con l'Inail che ha ricevuto
un risarcimento di oltre un milione di euro e che ha quindi revocato
con riserva, fino al momento in cui il risarcimento sarà effettivo,
la richiesta di costituzione di parte civile, il procuratore
Guariniello, che ha condotto le indagini insieme ai sostituti Laura
Longo e Francesca Traverso, ha osservato che questo «è uno degli
obiettivi che era importante conseguire perchè questo ruolo
dell'Inail ha valore anche al di là del caso specifico. Bisogna che
le aziende -ha aggiunto- si rendano conto che è meglio spendere prima
che fare prevenzione piuttosto che dopo per risarcire»
MANTOVA, 24 LUG - I carabinieri hanno arrestato
l'imprenditore agricolo di Viadana, Mario Costa, accusato di
aver lasciato morire di caldo e di fatica nel suo campo un
indiano clandestino, che lavorava in nero per lui, e di averne
poi spostato il corpo.
L'uomo, 46 anni di Viadana, è stato condotto in carcere con
l'accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso. Degli
stessi reati è accusata la moglie Claudia Avigni, 44 anni: per
lei è stata disposta la misura dell'obbligo di dimora nella sua
abitazione viadanaese.
L'arresto dell'imprenditore risale all'altro ieri, ma solo
oggi si è avuta conferma da parte dei Carabinieri della
compagnia di Viadana.
La vicenda - di cui si sta occupando direttamente il
procuratore di Mantova Antonino Condorelli - risale al 27 giugno
scorso quando venne trovato cadavere, nelle campagne di Salina,
Vijai Kumar, 44 anni, clandestino. Le indagini accertarono che
la morte era avvenuta in un altro luogo e poi solo
successivamente il cadavere venne spostato.
L'uomo, che lavorava in nero come raccoglitore di meloni
nell'azienda agricola di Mario Costa - a Salina, frazione di
Viadana - si era sentito male per il caldo.
N12-AG
24-LUG-08 10:18 NNN
FINE DISPACCIO
BOLOGNA, 19 LUG - Rimase folgorato mentre stava
lavorando ad una linea in cui l'elettricità non avrebbe dovuto
esserci: otto persone, di tre ditte diverse, tra cui l'Italferr
(Gruppo ferrovie dello Stato), sono state rinviate a giudizio
dal Gup di Bologna Gabriella Castore per la morte di un operaio
di 48 anni, Enzo Celleghin, di Venezia, che rimase ucciso da una
violentissima scossa il 18 agosto 2004 mentre stava lavorando in
un cantiere della Tav, l'alta velocità ferroviaria, a Bologna.
A processo davanti al giudice monocratico il 5 novembre
compariranno - come aveva chiesto il Pm d'udienza Flavio
Lazzarini dopo le indagini coordinate dalla collega Elisabetta
Melotti - il direttore dei lavori dell'Italferr, società che
gestiva il cantiere, il direttore dei lavori della Bologna
ovest, che aveva l'appalto, e sei persone con vario ruolo nella
Bonciani spa, ditta di Ravenna subappaltatrice, per la quale
lavorava Celleghin.
L'incidente avvenne di pomeriggio nel cantiere Tav di via
Agucchi. Nell'area era in corso la costruzione di una tratta
destinata a diventare la nuova Porrettana, ma anche a sostituire
la linea Bologna-Milano, quando questa è interessata dai lavori
di trasformazione in alta velocità.
L'operaio era incaricato di alcuni lavori alla linea aerea,
si trovava su un carrello elevatore, e si avvicinò ad alcuni
cavi di alimentazione, senza toccarli. Stava avvitando le
mensole che sostengono i fili dell'alta tensione quando si
produsse un arco voltaico e una scossa violentissima lo
investì, uccidendolo sul colpo. Visti i lavori in corso non ci
doveva essere la tensione su quei cavi, ed è per questo che
sono state individuate le otto persone che sono finite a
processo a che avevano vari ruoli di garanzia.
Celleghin, che abitava vicino a Venezia con la famiglia, era
sposato, con due figlie.
BOLOGNA, 17 LUG - Il Gup di Bologna, Valentina
Tecilla, ha rinviato a giudizio un artigiano napoletano con
l'accusa di omicidio colposo per il decesso, il 30 settembre del
2006, di Ion Panu, un operaio romeno di 21 anni morto sul colpo
dopo essere precipitato dal tetto del capannone su cui stava
lavorando.
La vittima, irregolare e al primo giorno di lavoro, cadde da
un'altezza di otto metri dopo il cedimento del tetto in
cemento-amianto di un capannone di Sala Bolognese, in provincia
di Bologna. Morì sul colpo, davanti agli occhi del fratello,
anch'egli impiegato nella manutenzione della struttura. Secondo
la ricostruzione del Pm Flavio Lazzarini, che ha coordinato le
indagini dei carabinieri e della Medicina del Lavoro, la vittima
lavorava in nero e senza alcun tipo di misura di sicurezza. Sul
tetto del capannone non era stata predisposta alcuna misura di
prevenzione come, ad esempio, la costruzione di un parapetto
provvisorio. Gli operai non indossavano nè imbracature nè
caschi di protezione. L'artigiano, datore di lavoro del giovane
romeno, è difeso dall'avvocato Renato Palumbi. Il Pm Lazzarini
ha chiesto un supplemento di indagini per verificare la
sussistenza di responsabilità in capo al proprietario del
capannone.
E dopo? Luglio
Dom, 20/07/2008 - 12:36BOLOGNA, 19 LUG - Rimase folgorato mentre stava
lavorando ad una linea in cui l'elettricità non avrebbe dovuto
esserci: otto persone, di tre ditte diverse, tra cui l'Italferr
(Gruppo ferrovie dello Stato), sono state rinviate a giudizio
dal Gup di Bologna Gabriella Castore per la morte di un operaio
di 48 anni, Enzo Celleghin, di Venezia, che rimase ucciso da una
violentissima scossa il 18 agosto 2004 mentre stava lavorando in
un cantiere della Tav, l'alta velocità ferroviaria, a Bologna.
A processo davanti al giudice monocratico il 5 novembre
compariranno - come aveva chiesto il Pm d'udienza Flavio
Lazzarini dopo le indagini coordinate dalla collega Elisabetta
Melotti - il direttore dei lavori dell'Italferr, società che
gestiva il cantiere, il direttore dei lavori della Bologna
ovest, che aveva l'appalto, e sei persone con vario ruolo nella
Bonciani spa, ditta di Ravenna subappaltatrice, per la quale
lavorava Celleghin.
L'incidente avvenne di pomeriggio nel cantiere Tav di via
Agucchi. Nell'area era in corso la costruzione di una tratta
destinata a diventare la nuova Porrettana, ma anche a sostituire
la linea Bologna-Milano, quando questa è interessata dai lavori
di trasformazione in alta velocità.
L'operaio era incaricato di alcuni lavori alla linea aerea,
si trovava su un carrello elevatore, e si avvicinò ad alcuni
cavi di alimentazione, senza toccarli. Stava avvitando le
mensole che sostengono i fili dell'alta tensione quando si
produsse un arco voltaico e una scossa violentissima lo
investì, uccidendolo sul colpo. Visti i lavori in corso non ci
doveva essere la tensione su quei cavi, ed è per questo che
sono state individuate le otto persone che sono finite a
processo a che avevano vari ruoli di garanzia.
Celleghin, che abitava vicino a Venezia con la famiglia, era
sposato, con due figlie.
BOLOGNA, 17 LUG - Il Gup di Bologna, Valentina
Tecilla, ha rinviato a giudizio un artigiano napoletano con
l'accusa di omicidio colposo per il decesso, il 30 settembre del
2006, di Ion Panu, un operaio romeno di 21 anni morto sul colpo
dopo essere precipitato dal tetto del capannone su cui stava
lavorando.
La vittima, irregolare e al primo giorno di lavoro, cadde da
un'altezza di otto metri dopo il cedimento del tetto in
cemento-amianto di un capannone di Sala Bolognese, in provincia
di Bologna. Morì sul colpo, davanti agli occhi del fratello,
anch'egli impiegato nella manutenzione della struttura. Secondo
la ricostruzione del Pm Flavio Lazzarini, che ha coordinato le
indagini dei carabinieri e della Medicina del Lavoro, la vittima
lavorava in nero e senza alcun tipo di misura di sicurezza. Sul
tetto del capannone non era stata predisposta alcuna misura di
prevenzione come, ad esempio, la costruzione di un parapetto
provvisorio. Gli operai non indossavano nè imbracature nè
caschi di protezione. L'artigiano, datore di lavoro del giovane
romeno, è difeso dall'avvocato Renato Palumbi. Il Pm Lazzarini
ha chiesto un supplemento di indagini per verificare la
sussistenza di responsabilità in capo al proprietario del
capannone.
Imprenditore chiede risarcimento ad operai morti
Lun, 30/06/2008 - 11:58Un risarcimento di 30 milioni di
euro è stato chiesto ai familiari dei quattro operai morti in
un'esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno e
all'unico sopravvissuto dai titolari dell'azienda dove avvenne
l'incidente. Le vittime lavoravano per una ditta esterna
impegnata in interventi di manutenzione. Nella richiesta di
danni Del Papa sostiene che l'esplosione sia stata provocata da un
erroneo uso della fiamma ossidrica.
La notizia è riportata dal Messaggero. La richiesta di
risarcimento sarà esaminata dal tribunale civile di Spoleto in
un'udienza fissata per il gennaio prossimo. «Preferisco non
commentare e lasciare il giudizio all'opinione pubblica» ha
detto oggi l'avvocato Dino Parroni che con il padre Sandro
rappresenta la vedova e il figlio del titolare della ditta di
manutenzione, anche lui tra le vittime dell'incidente.
Il risarcimento è stato chiesto in seguito a un accertamento
tecnico preventivo svolto in sede civile su richiesta della
stessa Umbria Olii dal quale emerge che la fiamma ossidrica non
doveva essere utilizzata per i lavori. Le conclusioni saranno
depositate in un'udienza fissata per il 15 luglio ma l'avvocato
Dino Parroni ha già sollevato diverse eccezioni al riguardo.
In sede penale è invece in corso l'udienza preliminare a
carico del titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. Una
decisione è attesa l'11 luglio prossimo.
Imprenditore chiede risarcimento ad operai morti
Dom, 29/06/2008 - 11:58Un risarcimento di 30 milioni di
euro è stato chiesto ai familiari dei quattro operai morti in
un'esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno e
all'unico sopravvissuto dai titolari dell'azienda dove avvenne
l'incidente. Le vittime lavoravano per una ditta esterna
impegnata in interventi di manutenzione. Nella richiesta di
danni si sostiene che l'esplosione sia stata provocata da un
erroneo uso della fiamma ossidrica.
La notizia è riportata dal Messaggero. La richiesta di
risarcimento sarà esaminata dal tribunale civile di Spoleto in
un'udienza fissata per il gennaio prossimo. «Preferisco non
commentare e lasciare il giudizio all'opinione pubblica» ha
detto oggi l'avvocato Dino Parroni che con il padre Sandro
rappresenta la vedova e il figlio del titolare della ditta di
manutenzione, anche lui tra le vittime dell'incidente.
Il risarcimento è stato chiesto in seguito a un accertamento
tecnico preventivo svolto in sede civile su richiesta della
stessa Umbria Olii dal quale emerge che la fiamma ossidrica non
doveva essere utilizzata per i lavori. Le conclusioni saranno
depositate in un'udienza fissata per il 15 luglio ma l'avvocato
Dino Parroni ha già sollevato diverse eccezioni al riguardo.
In sede penale è invece in corso l'udienza preliminare a
carico del titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. Una
decisione è attesa l'11 luglio prossimo.
Terni: ci rimettono sempre gli operai
Mer, 11/06/2008 - 15:58Il Comitato per l'Ambiente di Gualdo Cattaneo ci informa che un capoturno morto Giorgio Moretti ed altri cinque lavoratori dell'inceneritore ASM di Terni malati di cancro ai polmoni sia in qualche modo legata all'ambiente lavorativo. Inquisiti il Sindaco Raffaelli ed i vertici dell'azienda per omicidio colposo, lesioni colpose, disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato.
Sembra che nel mirino della Procura di Terni ci sia anche l'ARPA Umbria, la quale avrebbe fornito dei dati che non collimano con quelli riscontrati dagli investigatori (vedere gli articoli allegati (1 - 2 -3 - 4).
Affiora alla memoria un vecchio detto umbro, piuttosto sanguigno, il quale recita: "...è inutile cagare sotto la neve..."
Torino: ancora disperazione
Mar, 10/06/2008 - 16:10Sfrattatato e senza lavoro, ha
minacciato di darsi fuoco davanti al municipio di Torino. Le
forze dell'ordine lo hanno convinto a desistere.
L'uomo, un sessantacinquenne, si è presentato questa mattina
con in mano due bottigliette di liquido infiammabile e un
accendino. E' salito su una delle statue all'ingresso del
municipio ed ha minacciato di incendiarsi se non avesse potuto
parlare con il sindaco. Piu' tardi ha incontrato Chiamparino ed
il suo vice Dealessandri.
Ucciso dai datori di lavoro per una polizza sulla vita
Mar, 10/06/2008 - 16:04Ci sarebbe il riscatto di circa un
milione di euro dietro l'omicidio del cittadino romeno Adrian
Joan Kosmin, 28 anni, il cui corpo è stato trovato carbonizzato
la mattina del 7 giugno scorso nella sua auto, in una stradina
di Cavaion Veronese (Verona), nei pressi del casello
autostradale Affi.
Per questo omicidio è stata sottoposta a fermo di polizia
giudiziaria dai carabinieri di Caprino Veronese (Verona) e dal
Reparto operativo di Verona, una coppia scaligera, lui di 34
anni e lei di 31. Sono accusati di omicidio volontario
premeditato e occultamento di cadavere. I due, secondo quanto si
è appreso, sono titolari di una ditta di autotrasporto presso
la quale lavorava il romeno. Quest'ultimo avrebbe stipulato un'assicurazione da circa 1
milione di euro il cui beneficiario sarebbe stata l'indagata.
La svolta dell'indagine dopo ore di serrato
interrogatorio davanti alla pm scaligera Giulia Labia. I due
indagati erano stati convocati dai carabinieri perchè
risultavano essere state le ultime persone ad aver visto Kosmin
in vita. Ad indirizzare i militari dell'Arma verso i due
veronesi, vi sarebbero le testimonianze di amici e familiari
della vittima. Dagli accertamenti svolti dai carabinieri
veronesi pare che i due abbiano narcotizzato il romeno,
portandolo poi con la sua Rovero 25 fino a Cavaion Veronese
(Verona). Qui la coppia avrebbe cosparso con un liquido
infiammabile la vettura, dando poi fuoco, mentre il romeno,
privo di sensi, era al posto di guida.
L'uomo è stato portato in carcere, mentre la donna, madre di
un bambino di pochi mesi, è stata posta agli arresti
domiciliari.