coglioni
I Volsci del Sisde
Dom, 20/07/2008 - 14:20Lui si chiama Marco Bernardini, lavorava per il Sisde ed è stato per quindici anni uno dei leader del colettivo di via dei Volsci.
Trovate tutto riportato nel libro di Emilio Randacio "Una vita da spia" edito da Bur, che racconta la storia di qiesto "agente segreto", arrestato per lo scandalo dei dossier Telecom Pirelli, dalle cui dichiarazioni ai magistrati è saltata fuori tutta la vicenda dei Tavaroli, della security di Telecom, e Cipriani, il titolare dell'agenzia investigativa che svolgeva il lavoro più sporco per Telecom, le migliaia di dossier che riportavano notizie che vanno da quante volte al giorno defecava Carlo De Benedetti fino alla vita privata dei dipendenti Telecom che l'azienda voleva licenziare.
Bernardini da metà degli anni '80 e fino a pochi anni fa è stato infiltrato per il Sisde prima nel collettivo di medicina del Policlinico e poi, con responsabilità sempre crescenti è diventato un dirigente dei Volsci attivo nel collettivo di sostegno ai prigionieri politici, fino a far parte dei nuclei con contatti più o meno legali con il movimento internazionale. Racconta anche di un corso di addestramento alla guerriglia svolto a Cuba insieme ad altri compagni dei Volsci, e di essere stato inviato in Nicaragua per il sostegno armato ai sandinisti.
Successivamente, spostato il suo raggio d'azione dall'america latina ai Balcani, ma sempre grazie alla fiducia incondizionata di cui godeva tra i "compagni" dei Volsci. Per raggiungere la ex Yugoslavia in guerra, sostiene Bernarrdini, che per anni ha fatto le rassegne stampa a Radio Onda Rossa ed ha avuto un ruolo importante anche nella radio, ha utilizzato anche la struttura di Amarc, la confederazione mondiale delle radio comunitarie per poter viagggiare accreditato come partecipante a una conferenza di amarc che si svolgeva in Bosnia, mentre in realtà cercava d'individuare, così riporta il libro, il nascondiglio di Mladic.
Ora: che, in un rapporto da uno a dieci, i componenti dei Volsci siano coglioni fino a centocinquanta lo sappiamo tutti. Sarebbe però interessante che qualcuno di questa simpatica confraternita che fa patti anche con i fascisti dei Roma Boys per fargli aprire un negozio a venti metri dal 32, ci raccontasse meglio la propria versione della storia.
Perchè questo Bernardini tutti i giorni per quindici anni ha incontrato persone e partecipato a riunioni, anche quelle più riservate. Non solo, aveva anche aperto, sempre a S.Lorenzo, un'agenzia di viaggi e di polizze assicurative per cui sono passati metà dei compagni di Roma.
Eppure, nessuno ha aperto mai bocca su questo "piccolo" incidente, nonostante la copertura di Bernardini sia caduta da oltre sette anni. Caduta perchè così hanno deciso i suoi superiori, non certo perchè quei coglioni dei Volsci si siano accorti di qualcosa.
Allora cari rivoluzionari, a qualcuno torna la memoria, vi ricordate chi era e cosa ha fatto questo Marco Bernardini oppure continuerete a comportarvi da omertosi, come un Berlusconi qualsiasi che nega anche l'evidenza?
Perchè sarebbe interessante capire, a memoria futura, come è possibile che una spia riesca a infiltrarsi mica per un giorno o per un mese ma per quindici lunghi anni dentro un collettivo rivoluzionario. O forse, vien da chiedersi, non era l'unica spia del collettivo, poteva stare tranquillo perchè qualcun altro all'interno del collettivo lo copriva essendo dei servizi egli stesso? Magari per par condicio ai vertici del collettivo c'è uno del sisde, uno del sismi e uno del cesis (Aise, Aisi e Dis, secondo la nuova legge sui servizi)?
Su compagnucci, dite la vostra che ho detto la mia.
9 GIUGNO: LA MALAFEDE DELLE REDAZIONI
Dom, 10/06/2007 - 16:05E' sorprendente per me il resoconto che hanno fatto i grandi quotidiani e le televisioni di stato della manifestazione del 9 giugno contro la visita di Bush. Lo dico perchè alla manifestazione io c'ero e ho potuto vedere i tantissimi che hanno sfilato da piazza Esedra a piazza Navona dalle ore 15.30 in poi.
Mi aspettavo qualche ripresa televisiva o foto d'insieme di questa grande fiumana di gente colorata. I più erano gente di pace che condanna la politica militare del presidente americano.
Invece niente di tutto questo si è visto nei resoconti dei media. Anzi la prima pagina de "La Repubblica" del giorno dopo apre con una foto di un singolo manifestante a volto coperto immortalato intorno alle 19.00 vicino piazza S. Pantaleo a lanciare una bottiglia contro gli scudi dei carabinieri.
Altro passaggio molto sottile e fraudolento dei media: si è dato risalto alla vernice con la quale è stata imbrattata la lapide di Aldo Moro a via Fani avvicinando tale episodio alla manifestazione, con la prossimità visiva degli articoli sui giornali e di successione sonora sui gr e tg. Un evento isolato e deprecabile che però non aveva niente a che fare con i centomila partecipanti al corteo antibush.
La scelta di Repubblica come quella del Corriere della sera, come quella della Rai, hanno avuto la stessa impronta: quasi nessuna immagine o sequenza " panoramica" delle 3 ore di sfilata su via Cavour dei tanti volti e delle tante persone di pace che avevano qualcosa da mostrare e da dire con la loro presenza, mentre moltissimo risalto al finale del percorso quando una decina di facinorosi provocatori, amplificati alla massima potenza dai media, ha rotto una vetrina o ha lanciato qualche pietra o bottiglia.
Sono d'accordo che, rispetto a questo evento marginale e insignificante in mezzo a quasi centomila manifestanti, la gestione da parte della Questura e del Prefetto Serra sia stata equilibrata e ammirevole.
L'unico neo dell'ordine pubblico è stata la mancata previsione del tappo creatosi in prossimità di piazza Navona.
La valanga di gente, forse non prevista nonostante il boicottaggio attivo sulla regolare funzionalità dei treni in arrivo da Milano e dal sud, non sarebbe mai potuta entrare tutta nella piazza di arrivo e questo ha provocato l'arresto prolungato del flusso ed ha favorito il confronto tra minoritari gruppi di facinorosi e i folti cordoni di forze dell'ordine.
In conclusione va dato atto alle forze dell'ordine di non aver fomentato l'accensione di focolai di scontri ma va attribuita senza dubbio una forte accusa alle scelte editoriali di grandi giornali e TV pubbliche per aver voluto dolosamente disinformare gli italiani sulla riuscita della grande manifestazione contro le guerre.
Per aver ingannato molti ignari telespettatori e radioascoltatori che hanno ricevuto della manifestazione solo quella strana mezz'ora di tensione a San Pantaleo e niente che potesse riguardare i contenuti, le testimonianze, i volti e i numeri dei partecipanti.
Addirittura il taglio della prima pagina della Repubblica tenta in malafede di attribuire il flop ad entrambe le iniziative del pomeriggio: quella di piazza del popolo e quella di piazza della Repubblica.
Quella di ieri 9 giugno è stata senza dubbio una pagina scura nella storia del giornalismo italiano.
Domenico Ciardulli www.ciardullidomenico.it