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degrado transgender roma

PROCESSO AL SESSO LIBERO

autore:
degrado transgender club roma
Sommario:
rinvio a giudizio per gli animatori del Degrado

Il 6 novembre si aprirà il processo contro gli animatori del locale 'Degrad' di Roma che è stato il primo disco club transgender nato in Italia nel 1999 e che di fatto ha contribuito alla diffusione di questo concetto e alla maggiore integrazione delle persone transgender che fino a quel momento non avevano che la strada per ‘socializzare’.
Il giudice per l’udienza preliminare ha passato le carte e non se l’è sentita di non procedere pur in assenza di una qualsiasi prova che abbia dignità di prova.
E dunque il 6 novembre inizia il primo processo italiano ad un concetto. Il concetto di libertà dei cittadini di fare del loro corpo quello che vogliono.
In assenza di prove concrete (cosa già stabilita dal tribunale per la libertà un anno fa) sarà un processo contro la morale, anzi l’immorale.
Che sia un processo alla libertà sessuale è stato evidente fin dalle prime battute quando i carabinieri definirono il locale (che giuridicamente di chiama ‘Officina Fans Club’) ‘Offifica’, nome del tutto inventato dagli inquirenti, mai apparso in nessun flyer (come potevamo pensare a un nome così offensivo per le donne?).
Gli stessi inquirenti allegarono nel fascicolo, a mò di prova, foto hard del film porno in onda in quel momento sul televisore del Degrado (è un reato?), scrissero che nel locale c’erano 2 camerini dove si consumavano rapporti sessuali (è un reato? A parte il fatto che i camerini erano 5…è un reato fare sesso libero e consenziente in un club privato?) con trans ‘succintamente vestiti del solo slip’ (immaginario maschilista per fortuna smentito dai frequentatori del locale che dichiararono di non aver mai visto trans in soli slip).

In un paese dove il presidente del Consiglio blocca i suoi 800 processi con la bacchetta magica, si processa qualcuno senza prove, ma proprio senza nessuna. E invece i processi con le prove possono aspettare…bella Italia…
Le prove contro di noi sono: una testimone che dice testualmente “non sono mai stata al Degrado ma ho sentito dire…”, oppure il fatto che i carabinieri intercettano fuori dal locale due trans che si prostituivano (fuori, in una pubblica strada dove la prostituzione, che in Italia non è vietata, è consentita evidentemente), oppure i vicini che dichiarano “so che dentro il locale avviene la prostituzione” (avendo i raggi x non essendo mai entrati).

Il tribunale del riesame già definì le indagini di carabinieri ‘inservibili’ (testuale) e dichiarò che nessun testimone aveva mai dichiarato che i gestori del locale favoreggiassero o sfruttassero la prostituzione e che il locale era dichiaratamente un luogo di sessualità (come per fortuna ce ne sono centinaia in Italia) ma non per questo c’era una relazione tra sesso e prostituzione e che se mai all'interno poteva essere accaduto esso era 'eventuale' e non già messo in atto dai gestori a fini delinquenziali.
Ma questo non è bastato e così il processo si farà, e finalmente parleremo noi.

Testimonieranno Vladimir Luxuria (che presentò a suo tempo anche una interrogazione parlamentare), ma chiameremo a testimoniare anche registi come Carmine Amoroso, Mario Martone, Matteo Garrone che conoscono il locale....
Ma chiameremo a testimoniare anche dputati di centrodestra (uno è citato nell’ultimo libro di Franco Grillini e pare che venisse al Degrado travestito).

E non è finita. Chiederemo al giudice di far testimoniare molti appartenenti alle forze dell'ordine che frequentavano regolarmente il locale (iscritti dunque all’Arcigay cui eravamo affiliati) e che dunque, in presenza dei reati contestati, avrebbero dovuto denunciarci; si può dire che il Degrado era frequentato per metà da trans e per l’altra metà da forze dell’ordine.
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Se noi sfruttavamo la prostituzione allora c’erano onorevoli che non la notavano, forze dell’ordine che non se ne accorgevano, intellettuali e giornalisti che ci passavano sopra...insomma tutta gente che ci copriva, connivente...fiancheggiatrice....

Questo processo in realtà è un processo alla libertà sessuale e al binomio transessuale uguale prostituzione.
E' sospetto infatti che gli abitanti della zona abbiano mandato una lettera di ringraziamento a carabinieri e pm per complimentarsi della chiusura del locale (vero obiettivo dell'operazione compiuto esattamente un anno dopo la fiaccolata razzista di Buontempo al Pigneto proprio contro il Degrado).

C’è da aggiungere che non esiste in Italia il divieto per le prostitute di frequentare un locale (non è ancora un reato essere prostitute, ma chissà per quanto…) e quindi è logico che un locale come il Degrado fosse frequentato da molte prostitute dal momento che il novanta per cento delle transessuali non può fare altro, è obbligato a fare questo, ma questo è un altro penoso discorso…
Ma perché un locale frequentato da prostitute trans deve necessariamente essere un locale che sfrutta le prostitute (che peraltro pagavano il biglietto come tutti, quindi doppiamente sfruttate allora)?. La domanda del pm alla presidente fu: perché le trans dopo che avevano battuto per strada alle due venivano da voi. Carla rispose: perché anche una trans prostituta ha diritto a divertirsi e anche a scegliere fuori dal lavoro con chi andare a letto visto che per strada non puo farlo, tanto semplice.

E’ una storiaccia insomma. Di ordinario razzismo. Velato. Velatissimo perché in Italia non c’è ancora il reato di immoralità.
Ma come lo chiami altrimenti.
L’altro locale, il ‘Gender’, richiesto di chiusura da un giudice civile non già per rumori e cose concrete ma perché “vi si compiono atti contrari alla pubblica decenza” (che sono ultrapossibili in locali privati come il Gender o il Degrado, che sia chiaro una volta per tutte, nei locali privati il sesso è possibile punto e basta) o persino perché “i condomini del palazzo hanno abitudini di vita diverse dai frequentatori del locale” (e allora, è una prova di cosa?).
Contro questo giudice (che si chiama Anna Mauro) abbiamo raccolto decine di firme che stiamo per inoltrare al Presidente della Repubblica quale garante della Costituzione che non prevede che le persone transgender o chissia debba avere le stesse abitudini di vita del razzista del quarto piano.
A meno che Berlusconi non faccia una cosa bella chiara: dichiarare la sessualità fuori dal matrimonio un reato. Sarebbe una bella semplificazione. Certo lui come farebbe?
Almeno i carabinieri non sarebbero costretti a trovare nomi fantasiosi come ‘Offifica’ e i giudici non sarebbero costretti a chiudere un locale perché contrario alla pubblica decenza.

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