polizia
Federico Aldrovandi, le guardie ridevano...
Lun, 11/02/2008 - 17:25Ferrara Le immagini della scientifica. Registrate frasi e una risata
Federico, spunta un video
sugli agenti sotto accusa
Morì dopo il controllo di polizia. I fotogrammi sembrano non collimare con le foto del medico legale
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Audio-La madre: sconvolgente sentire le risate dei poliziotti
Federico Aldrovandi
MILANO — Nuove ombre sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo un intervento della polizia. Un video di dodici minuti, registrato alla Scientifica quando il ragazzo era già cadavere, ma ancora disteso sull'asfalto, sembra aggiungere altro orrore alla vicenda. Immagini girate prima dell'arrivo del medico legale (alle 9.30), acquisite durante il processo in corso a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo, documentano ulteriormente la scena del delitto (dove compaiono una decina di poliziotti): il volto tumefatto del ragazzo, le mani livide e sporche di terra, i pantaloni abbottonati, il suo telefonino su una panchina, a distanza di oltre 20 metri.
■ Verità su quella fine di Matteo Collura
Non ci sono manganelli nelle vicinanze, neppure il portafoglio di Federico. Poi niente sangue accanto al volto adagiato sulla strada. Fotogrammi che sembrano cozzare, secondo i legali della famiglia, con le fotografie scattate dal medico legale: qui il ragazzo è ritratto con una macchia di sangue del diametro di 20 centimetri alla sinistra del capo, il suo portafoglio compare nella tasca del giubbotto, i jeans sono slacciati. Quanto ai manganelli, rotti durante la colluttazione tra gli agenti e il ragazzo, si materializzano in questura solo nel pomeriggio. E poi ci sono i dialoghi del video, elemento nuovo dell'indagine, per i quali il pm ha ordinato la trascrizione: frasi mescolate a rumori di fondo, pronunciate da chi forse non immaginava di essere registrato. Subito, all'inizio delle riprese, si sente una gran risata, proveniente da qualcuno, non immortalato dalla telecamera, ma chiaramente vicino al cadavere.
Ma ci sono anche i singhiozzi di un agente che piange: «Sono un genitore anche io» sembra dire. Altre parole, collegate a una telefonata, sembrerebbero riferire di un colloquio con un magistrato. Se fossero verificate, potrebbero spiegare come mai il pm di turno quella mattina non è mai arrivato sul luogo del delitto. «Si è ammazzato da solo». «Qui ci vuole la benzina». Altri dialoghi da verificare, parole apparentemente senza senso, che forse, nel processo, potrebbero trovare una spiegazione. Grande attesa dunque per l'udienza di mercoledì 13 febbraio: saranno in aula alcuni dei protagonisti del video, come Marco Pirani e Paolo Marino, entrambi indagati in un'inchiesta bis per falso e abuso.
Sulla scia di Genova condannati a 7 anni 13 fiorentini
Mar, 29/01/2008 - 12:42Il tribunale di Firenze ha condannato a 7 anni di reclusione a testa i 13 imputati per la manifestazione sotto il Consolato USA del 13 maggio del 1999! Il PM ne aveva chiesti 5!!!
Quel corteo fu il primo in cui, nonostante i tentativi di manipolazione delle immagini da parte dei telegiornali (soprattutto il TG3 regionale), le riprese di alcuni manifestanti fecero emergere che la Polizia caricò e massacrò arbitrariamente dei ragazzi inoffensivi, con tanto di ripresa dello sparo di un lacrimogeno ad altezza uomo e 3 metri di distanza dalla prima fila di manifestanti. I poliziotti investirono anche un ragazzo con le camionette!
E' un fatto di gravità assoluta! Questa sentenza rientra nella scia giudiziaria di Genova! Dare 7 anni ad un ragazzo o una ragazza perchè si difende dalle aggressioni della polizia e 5 a Cuffaro che se la fa con i mafiosi!
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Comunicato del Movimento Antagonista Toscano:
La realta' supera sempre la fantasia.
A Firenze come nella Grecia dei colonnelli.
Il Tribunale di Firenze ha deciso di abolire ogni unità di misura ed ha condannato a sette anni di reclusione i tredici imputati per gli incidenti al Consolato USA del 13 maggio 1999 in occasione dello sciopero/manifestazione indetto dal sindacalismo di base contro la partecipazione dell'Italia alla guerra nei Balcani.
Sette anni per aver preso un sacco di legnate a mani nude. Sette anni a conferma che nella società contemporanea non c'è più misura. Nello sfruttamento come nelle sentenze dei tribunali. Sette anni vengono dati per omicidio (con le attenuanti). Cinque per banda armata. Qualche manciata di mesi per stupro, nulla per gli omicidi sul lavoro. Non parliamo della signora Dini e dei suoi traffici internazionali finiti con una pena abbondantemente sotto l'indulto.
Questi giudici ci fanno tornare in mente i colonnelli greci e lo Shakespeare di "Misura per misura": viviamo la nostra contemporaneità nella svalutazione dei valori, dunque il dramma è quanto mai attuale..
La Magistratura interpreta la crisi verticale della rappresentanza politica, quella società dello spettacolo andata in onda anche pochi giorni fa al Senato, e della sua incapacità di controllare spinte e conflitti sociali.
Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c'è il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni "giustificazione politica".
E' il trend giudiziario di Genova e di Cosenza. E' l'altra faccia del delirio securitario che vuole incarcerare tutti i romeni che scappano dalla Romania a causa dei "nostri" imprenditori arrivati a sfruttare la forza lavoro locale per 80 euro al mese.
A Firenze c'è la mano precisa dei DS in questa sentenza. Dopo aver riesumato le ordinanze (1933) del Podestà per deportare i lavavetri, hanno dichiarato la guerra ai poveri colpevoli di avere cattiva incidenza sul turismo – come se Firenze non fosse una città internazionale e cosmopolita. Ed ora indicano nelle case occupate, nei richiedenti asilo che esodano dalle guerre il prossimo nemico da colpire.
La città va affidata a guardie pretoriane che devono esercitare il controllo assoluto non solo sui movimenti, ma sui corpi e sulle menti, perchè cresce la marea dei senza reddito, senza casa, senza cittadinanza e che devono rimanere anche senza voce.
Queste sentenze vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all'interno della normativa penale. Imputate/i capri espiatori, diversificati per provenienza ed estrazione, per poter esercitare su di loro una giustizia altrettanto diversificata. Per sperimentare la tenuta di "nuovi" reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i "vecchi" resistenza e danneggiamento.
Daremo vita ad una campagna nazionale su questa sentenza capace di coinvolgere tutto quanto si muove nella società italiana per garantire la libertà di movimento e la demolizione di questa e delle altre sentenze.
SOLIDARIETA' AGLI IMPUTATI LIBER@ TUTT@
RICORDIAMO I FATTI
Il 13 maggio 1999 lo sciopero delle organizzazioni di base fu un grande successo (a Firenze 3.000 in piazza). Lo sciopero dimostrò la possibilità di lottare contro la guerra NATO nei Balcani, guerra sostenuta dal governo di allora, guidato da D'Alema, e definita da CGIL-CISL-UIL "una contingente necessità". A corteo concluso davanti al Consolato Americano partirono, senza preavviso, durissime cariche poliziesche: candelotti sparati ad altezza d'uomo, 5 manifestanti costretti alle cure ospedaliere, mentre tanti altri contusi evitarono gli ospedali. L'atteggiamento delle forze dell'ordine fu conseguente alla circolare D'Alema-Iervolino ("perché non vengano tollerate manifestazioni contro basi militari e sedi governative"). Un paese in guerra adegua il comportamento della propria polizia alla situazione bellica. Un video mostrò l'esatta dinamica delle cariche - video ripetutamente fatto vedere dalla trasmissione "Striscia la notizia", anche, strumentalmente, nei confronti del centrosinistra al governo.
Già le richieste del pubblico ministero apparivano SURREALI: dai 4 ai 5 anni per "resistenza a pubblico ufficiale.
La sentenza dimostra che ancora una volta la realtà supera la fantasia!
MA NON FINISCE QUI!
Movimento Antagonista Toscano – Confederazione Cobas
San [de]Gennaro
Dom, 02/12/2007 - 14:12
A Napoli qualcuno lo ha definito "San De Gennaro"
De Gennaro, ha costruito la sua forza negli ultimi venti anni accreditandosi a livello internazionale, e anche a sinistra, nella lotta alla mafia e al narcotraffico, al punto da essere nominato Capo della Polizia da un governo dell'Ulivo, ed è poi passato per la repressione del
movimento a Napoli nel marzo 2001 e a Genova nel luglio dello stesso anno, dove simpatie forti gli sono arrivate da destra. Le promozioni dei suoifedelissimi - molti grazie proprio alle brutalità commesse a Genova - gli hanno permesso di costruire un sistema di potere che è riuscito a snaturare ed ad infeudare i sindacati di polizia e a prospettare un vero e proprio
modello di gestione della Pubblica Sicurezza, che assorbe anche l'intelligence. Il CASA, centro antiterrorismo costituito all'interno del Viminale da tre anni, è in fieri il modello di centralizzazione da presentare alla nuova maggioranza: un uomo della Pubblica Sicurezza da lui designato è già oggi il primus inter pares che coordina i generali dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del SISDE e del SISMI.
(di-Luigi Malabarba-Lug 2006*Senatore di Rifondazione, membro commissione Affari Costituzionali, già membro del COPACO)
Assassinato antifascista di 16 anni a Madrid, Carlos no olvidamos!
Mer, 28/11/2007 - 00:14Tutto inizia due settimane fa, l’11 Novembre, con la convocazione da parte di un’associazione giovanile di estrema destra (Democracia Nacional Joven) di una provocatoria manifestazione razzista e xenofoba contro l’immigrazione nel quartiere Usera di Madrid, tradizionalmente proletario e con un alto numero di migranti. La manifestazione è stata tra l’altro autorizzata da una delegazione del Governo spagnolo e si inserisce nel quadro di una campagna nazionale contro l’immigrazione inaugurata qualche mese fa dai vari partiti politici di estrema destra – Democracia Nacional, Alleancia Nacional, Fronte Nacional.
In risposta a questa iniziativa viene convocato un presidio antifascista dai compagni madrileni.
Verso le 12:30 due giovani antifascisti si stanno muovendo verso il presidio Antifa, quando vengono accoltellati nella metropolitana. Uno dei ragazzi sembra essere in condizioni gravi ma stabili, l’altro muore poco dopo. L’altro si chiamava Carlos, un giovane redskin di 16 anni. È stato ucciso dalla violenza contro il diverso, da una visione vigliacca della lotta politica, dalla logica delle lame. Carlos è stato ucciso con un coltello da caccia da Josué Estébanez de la Hija, un naziskin che tra l’altro è da circa un anno militare nell’esercito spagnolo.
Alla notizia della morte di Carlos circa 300 antifascisti si muovono verso il luogo dell’aggressione dalla quale i due assassini erano riusciti impunemente a scappare. Subito dopo si fa viva la Polizia che inspiegabilmente carica pesantemente i presenti e blocca gli ingressi, rallentando di conseguenza i soccorsi.
Inizialmente la stampa parla di semplice lotta tra bande, negando la matrice politica dell’assassinio (pratica mediatica non nuova avvenuta tra l’altro in Italia in occasione dell’omicidio di Renato). La notizia è subito smentita grazie a circa 500 antifascisti che si concentrano verso le 19:30 a Plaza de la Puerta del Sol per manifestare la propria rabbia e chiedere l’illegalizzazione dei partiti fascisti, dando luogo a disordini e tafferugli per le strade del centro e subendo cariche della polizia.
In queste due settimane il Popolo antifascista spagnolo, non è stato zitto.
A Madrid, Barcelona, Valencia, Sevilla, Granada e altre città ci sono state decine di cortei e concentramenti spontanei al grido di “Ninguna Agresion sin Respuesta” (nessuna aggressione senza risposta) e “Carlos, Hermano, nosotros no olvidamos( Carlos, fratello, noi non dimentichiamo)
Sabato scorso (il 24) è stata convocata una manifestazione a Madrid in ricordo di Carlos che non è stata autorizzata nonostante le richieste ufficiali poste al Tribunale superiore di giustizia di Madrid da parte del Coordinamento antifascista di Madrid e della Federazione regionale delle associazioni di quartiere di Madrid (FRAVM), confermando un atteggiamento ambiguo se non connivente delle autorità spagnole che hanno invece permesso tre manifestazioni di estrema destra in seguito all’omicidio di Carlos, in una delle quali si è arrivati ad esaltare il delittoo e esaltare l’assassino come "un eroe".
Nonostante il divieto, gli antifascisti sono scesi in piazza in moltissime città, compresa Madrid dove dopo vari scontri con le forze dell'ordine sono riusciti a raggiungere la metro legazpi dove è stato ucciso Carlos per rendere omaggio alla sua memoria. Le dimostrazioni si sono concluse con un arresto e tre feriti (di cui due poliziotti) nella capitale spagnola e l’arresto di altre due giovani a Terragona (Catalunya) per lancio di oggetti contro le forze dell’ordine.
A Compostela (Galizia), 800 persone hanno manifestato per le strade del centro;
A Gijon (Asturia),i manifestanti hanno bruciato una svastica di legno accanto alla sede del PP;
A Valencia, hanno partecipato circa 600 persone;
Sevilla ha visto la partecipazione di un centinaio di persone.
Ma in Italia, queste grida di dolore, le urla di rabbia, non ci sono arrivate, se non molto lontanamente.
Un compagno spagnolo ucciso, è come un compagno italiano ucciso.
In questa finta democrazia che ci stanno iniettando, questi eventi sono forse troppo poco importanti per essere affrontanti dai mass media?
Forse per loro sarà solo un ragazzo morto, ma per noi è un compagno che ha dato la vita contro il fascismo,e questo non sarà scordato.
Come Renato, Dax, Verbano e tutti gli altri compagni vittime del fascismo, Carlos non deve essere dimenticato.
Proprio sabato durante la manifestazione a Madrid, al posto dell cartello di Calle Delicias, vicino la metro Legazpi, è stata messa una targa in onore di Carlos, con queste parole:
“Aquì fue asesinado Carlos Javier Palomino Munoz El 11 de Novembre de 2007
A la edad de 16 anos Luchando contra el Racismo y el fascismo
Carlos Hermano, nosotros no olvidamos
El mejor omenaje Continuar la Lucha”
“Qui fu assassinato Carlos Javer Palomino Munoz L’11 Novembre del 2007-11-26
A l’età di 16anni Lottando contro il razzismo e il fascismo
Carlos, fratello nostro, non dimentichiamo
il miglior omaggio continuare la Lotta”
Di seguito un po’ di Links per approfondire
- Caos nella rete - Speciale su Carlos (in spagnolo)
http://www.kaosenlared.net/seccion.php?id_seccion=59
- Coordinamento Antifà – Comunicato sulla morte di Carlos (in spagnolo)
http://www.nodo50.org/antifa/index.php?option=com_cont...
- Tre report fotografici del corteo del 24
http://www.rompamoselsilencio.net/spip.php?article175&...
http://www.nuevaradio.org/theplatform/index.php?blog=4...
http://www.lahaine.org/index.php?p=25988
- Resoconto del corteo del 24 (in italiano)
http://www.globalproject.info/art-14100.html
- Altri links utili per tenere d’occhio la situazione
http://forosocialmadrid.org/portal/
http://madrid.indymedia.org/
Roma, auto dei carabinieri travolge e uccide un pedone
Dom, 18/11/2007 - 00:40In via Prenestina era stato segnalato un furto a una pattuglia
Investito Luciano Nicola De Angelis, 54 anni
Roma, auto dei carabinieri travolge e uccide un pedone
Il dolore del comandante provinciale Tomasone: "Tragico incidente, siamo dispiaciuti"
ROMA - Un uomo è morto in serata a Roma, travolto da un'auto dei carabinieri del nucleo radiomobile che stava compiendo un intervento in via Prenestina: sembra che il pedone abbia improvvisamente attraversato la corsia centrale, quella riservata ai tram di via Prenestina, e l'auto dell'Arma non sia riuscita a evitarlo.
La vittima è Luciano Nicola De Angelis, di 54 anni, residente nelle vicinanze dell'incidente.
A riconoscerlo è stato il padre, che era sceso in strada.
L'uomo avrebbe attraversato la strada quattro o cinque metri prima delle strisce pedonali e sarebbe stato scaraventato dalla "gazzella" a circa 10 metri di distanza dal punto dell'impatto.
I carabinieri stavano intervenendo per un furto in zona, in seguito a una segnalazione giunta al 112.
Il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Vittorio Tomasone, è arrivato subito in via Prenestina, sul luogo dell' incidente, e ha cercato di confortare i congiunti di De Angelis.
"Saremo vicini alla famiglia nei modi e nei tempi che loro riterranno opportuno - ha detto - in questo momento così difficile.
Siamo costernati e dispiaciuti per questo tragico incidente".
(17-11-2007)
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Sab, 17/11/2007 - 04:59gif Genovagif Genovagif Genovavvvgif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genovagif Genova
Atti patriottici
Ven, 16/11/2007 - 03:34di Gigi Malabarba
(da www.carta.org)
Esiste una pulsione nelle forze di polizia, nella magistratura e nella maggioranza di governo in direzione di nuove e più gravi misure di controllo sociale. Alcune di queste, già scritte, aspettano solo l’occasione propizia per sfondare la resistenza dei settori democratici e garantisti.Esiste una pulsione nelle forze di polizia, nella magistratura e nella maggioranza di governo in direzione di nuove e più gravi misure di controllo sociale. Alcune di queste, già scritte, aspettano solo l’occasione propizia per sfondare la resistenza dei settori democratici e garantisti. Lo si è visto, per esempio, nella vicenda dell’omicidio di Giovanna Reggiani. Le misure adottate per contrastare la violenza negli stadi hanno già aperto la strada a limitazioni del diritto alla difesa e delle libertà dei cittadini. La possibile applicazione del reato di terrorismo nei confronti dei presunti responsabili delle azioni di teppismo, è parte organica del progetto di criminalizzazione del dissenso e in particolare dei conflitti sociali. Il Viminale, con Amato, De Gennaro e Manganelli è luogo di concentrazione straordinaria dei fautori di questo progetto, che si è già manifestato con gli specifici riferimenti al «rischio terrorismo» in occasione delle lotte in Val di Susa o a Vicenza. Esattamente come ha fatto oggi Manganelli riferendosi ai tifosi in rivolta, la presenza di «estremisti politici» giustifica la presunzione di «eversione».
L’abbassamento della guardia da parte della sinistra nei passaggi cruciali di riorganizzazione degli apparati di gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza ha aperto la strada ai fautori di una sorta di Patriot Act all’italiana, che rischia di travolgere il sistema di garanzie costituzionali che ancora impediscono l’adozione di norme già presenti, per esempio, negli Stati uniti dopo l’11 settembre. Il contrasto al terrorismo si incuneato nel «fronte interno» della guerra globale permanente. Sarebbe un errore enorme sottovalutare questo rischio.
il blog di Gabbo
Lun, 12/11/2007 - 03:11non conosco indymedia roma ma lascio il messaggio lo stesso:
se potete lasciate un messaggio nel myspace di Gabbo Sandri aka "le gabriel"
facciamoci sentire!!basta con le leggi d'emergenza!basta con l'impunità per le forze dell'ordine!!
gabbosandri.com promoartclubber.com
http://blog.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view...
lo schieramento esaGGeratooo!
Dom, 10/06/2007 - 22:56lo schieramento di polizia, guardia di finanza e carabinieri a piazza venezia era uno scandalo.
non ho altre parole.