resistenza
Arrivano i nostri...morti.
Gio, 17/09/2009 - 14:17Tutti a casa o tutti fuori ? Di Kabul e del dopo strage abbiamo anche un video prima dei Tg di stasera con dichiarazioni ufficiali e reporter inviati, magari donne con un velo pietoso sul capo: corpi straziati come cose sirene voci da un megafono allampanati corpi fermi a guardare sul marciapiede e altri che invece corrono.
A cosa ci serve guardare? Stiamo guardando di tutto da anni lì, in Afghanistan, dove ci hanno detto portiamo la pace e la democrazia e da anni siamo usciti da casa a cifre variabili, di sabato domenica e giorni feriali, a fare presidi e manifestazioni contro la guerra, seminari e convegni, a dare volantini davanti alle scuole e alle chiese, così tanto per boicottare il Nostro Paese, diventato il secondo nel mondo nella vendita di armi.
Eravamo poveri quando Comencini girò Tutti a casa , molto di più di adesso e rivedendo la pellicola, si ride e si piange ma poi fu il Boom, bum anche per la generazione come la mia che non aveva mai visto la guerra.
Anche oggi, si piange e si ride, nel vedere l’ennesimo spettacolo della Morte e della Vita nella Propaganda Incivile. Solo ieri sera mi chiedevo perchè andare noi il 19 settembre in piazza e ci mettevo un punto interrogativo.
Tutti a casa o tutti fuori ?
Non ho quasi fatto a tempo a ricevere commenti in proposito, sempre che ne fossero arrivati, ed è arrivata l’altra notizia, quella della Strage e del Ritiro dalla Piazza il 19 settembre, in onore dei morti: fare silenzio, avere rispetto, “ ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan”.
Non ce l’ho rispetto e silenzio, non taccio e chiedo a voi dov’ è la nostra casa, non quella delle libertà altrui o dell’ unità della stampa di chi la legge e la muove nei Media, chiedo se mai abbiamo il coraggio ancora di esibire le Nostre Case, quelle Circondariali, quelle dell’ Identificazione e dell’ Accoglienza, della Sanità e della Pubblica Istruzione, dei Ministeri e dell’Informazione, degli uffici di Collocamento, dei luoghi di Lavoro e degli Appalti tutti.
Gridano in pochi sui tetti e per le strade, sono dei Fuori Testa, gli manca sempre qualcosa… accontentiamoci delle Celebrazioni e dei Trattamenti per stare sicuri e protetti dal terrorismo.
Non mi accontento e sto fuori di testa, di porta, di casa anche con questo portatile stanco di battere gli stessi tasti, fino a consumarli, come stanno consumando noi , la nostra resistenza, di persone diventate merce democratica da esportare e dati di ascolto.
Mai fuori ? Dall’Afghanistan, dalla Guerra, con la Nostra Storia…?
Fuori rimangono i muli, gli asinelli, le capre come quelle bestie che portavano le schede elettorali per l’ Afghanistan. Sono ostinati è vero i muli, resistenti sotto le vergate di un padrone ma non nascono così, naturalmente silenziosi e muti a prendersi i colpi.
Forse si saranno salvati loro, i muli, da questa strage del 17 settembre 2009, politicamente corretti. E già sarebbe tanto.
Arrivano i nostri…morti.
Doriana Goracci
VIDEO E LINK SU
http://www.reset-italia.net/?p=17361
"Alemanno sporco fascista", "10-100-1000 piazzale Loreto" --- Spettacolo al TG1 dell'8 settembre
Mer, 09/09/2009 - 20:5113.30, 8 settembre 2009, il TG1 manda il servizietto su Napolitano, Alemanno e tutta la banda che rimembrano la battaglia avvenuta a porta S.Paolo a Roma ("Piramide") all'annuncio dell'armistizio contro i nazifascisti.
Al termine, di botto, attizzo le orecchie incredulo...finisce il servizio, le telecamere entrano in studio, e mentre lo spaghetto finisce in bocca sento sì dolci parole:
"Alemanno sporco fascista - 10 100 1000 piazzale Loreto".
E' il conduttore, Paolo di Giannantonio, a dare così la notizia con questo inizio ad effetto, delle scritte fatte nella notte a Forte Bravetta.
Per un attimo ho pensato che il TG1 avesse avuto un barlume di coscienza...
Qui a questo link il TG1 completo, la "notizia" si trova intorno al settimo minuto.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem...
Buon ascolto, e se qualcuno ci riesce, lo scaricasse e lo campionasse per qualche base musicale a tema.
[genova 1960] Danilo Montaldi, Il significato dei fatti di luglio
Lun, 20/07/2009 - 19:42Il significato dei fatti di luglio
di Danilo Montaldi
[…] I fatti di luglio sono stati giudicati da buona parte della stampa nazionale come “un tentativo rivoluzionario da parte di teddy-boys e di masse esasperate” e questa opinione è stata ripresa anche da certi “uomini di sinistra” preoccupati che non venisse loro attribuita la responsabilità degli avvenimenti, dato che veniva orchestrata la campagna come se si fosse trattato di un tentativo di colpo di Stato comunista.
I fatti di luglio non sono stati “un tentativo rivoluzionario”; sono stati un’azione di difesa, ma svoltasi questa volta su un piano di classe. A Genova i giovani, i lavoratori, hanno inteso difendersi con i propri mezzi, con i propri metodi, non hanno questa volta delegato nessuno, hanno applaudito i discorsi dei dirigenti politici quando questi hanno parlato di lotta; ma nello stesso tempo non hanno aspettato che arrivasse l’ordine dall’alto (che non sarebbe arrivato, come non è arrivato); hanno stabilito nell’azione una propria, profonda unità; e hanno tratto, infine, un insegnamento dall’azione condotta.
Si è parlato quindi di teddy-boys e di masse esasperate. Ma anche questo è un giudizio interessato. I ragazzi di Genova che hanno bruciato le camionette della Celere erano dei giovani che sanno quello che fanno; sono operai e studenti che hanno maturato un profondo disprezzo nei confronti del potere che grava su ogni momento della loro vita di giovani.
I fatti di luglio sono la prima manifestazione di classe della nuova generazione cresciuta nel clima del dopoguerra: da parte della classe dirigente non sono stati risparmiati mezzi perché i giovani rimanessero imbrigliati nel sistema, ma i fatti di luglio hanno dimostrato che i giovani rifiutano questo sistema.
Sempre, da parte borghese e opportunista, quando avvengono fatti di piazza si parla di “masse esasperate”. I borghesi per ovvie ragioni; e gli opportunisti lo fanno per semplificare, così, il problema, e per dimostrare che senza la loro guida illuminata non si risolve niente. Ma i lavoratori, se sono di qualcosa “esasperati” è di sentirsi trattati nel lavoro, nella vita pubblica, nei partiti, nei sindacati, come gente che va costantemente guidata. Questa volta hanno voluto guidare loro stessi la lotta e l’hanno portata sul proprio piano, di classe.
Si sono mossi i lavoratori della Liguria, dell’Emilia, del Piemonte, i lavoratori dell’area cosiddetta evoluta del Paese, dove ugualmente il potere borghese non si è risparmiato in 15 anni per intralciare l’urto di classe del proletariato; entro quest’area il livello di vita dei lavoratori, grazie alle lotte passate, è piuttosto elevato nei confronti del resto [del territorio] nazionale, ed è in quest’area che viene praticata la politica del neocapitalismo tendente a risolvere la lotta di classe in termini di consumo e di benessere. Entro quest’area ci sono isole “privilegiate” dove tale politica ha funzionato per anni; tuttavia è stato proprio da quelle isole che è partita la risposta di piazza. Non erano lavoratori, quelli scesi contro la polizia nelle giornate tra giugno e luglio, esasperati dalla fame e dalla miseria; non erano lavoratori in preda all’elementare bisogno del pane; sono operai industriali, cui il lavoro non manca, i quali hanno dimostrato che quando cessa la fame e la miseria non cessano i motivi per mettersi contro l’attuale società, le classi che la governano, e la polizia che la difende.
Situata dunque su questo terreno, la difesa dei lavoratori e dei giovani che ha avuto inizio da Genova è stata in Italia la manifestazione politica più notevole degli ultimi anni proprio per le modalità nelle quali si è svolta e per le qualità classiste dei suoi protagonisti: i lavoratori delle zone industriali.
Ai fatti di luglio la borghesia nazionale, che già cantava da anni vittoria contro una classe operaia che si sarebbe appagata di alti salari, frigoriferi e ferie pagate, ai fatti di luglio la “generosa” borghesia nazionale ha reagito facendo sparare sui lavoratori. Ai fatti di luglio gli opportunisti, che in nome del “progresso raggiunto” escludevano che si potesse ancora ricorrere all’agitazione di piazza e cercavano di convincere tutti che soltanto in Parlamento possono essere condotte azioni efficaci, ai fatti di luglio gli opportunisti hanno reagito cercando di diminuire la portata degli avvenimenti affinché non gliene venisse attribuita la responsabilità.
Nei fatti di luglio i lavoratori, i quali sanno perfettamente che non si dà alcun progresso reale senza il loro diretto intervento sul terreno sociale, i lavoratori hanno detto no non soltanto al potere borghese ma anche agli opportunisti: a Genova è stata capovolta anche l’automobile della Camera del Lavoro dalla quale si lanciavano appelli perché l’azione venisse fermata, a Roma un burocrate del PCI che faceva opera crumira di “convincimento” ne è uscito con la testa rotta, altrove si sono verificati scontri tra lavoratori e sindacalisti che volevano rimandare tutti a casa, dovunque l’interessata indecisione dei partiti di sinistra e del sindacato è stata criticata dai lavoratori e dai giovani.
Di tutti questi fatti va condotta un’analisi che possa liberarne l’interno significato politico.
[da “Quaderni di unità proletaria”, Cremona, 1960]
Honduras: Il cuore grande dell’Honduras resiste ed avanza
Ven, 03/07/2009 - 08:23Risulta difficile trovare nuove parole per descrivere l'enorme cuore di questo popolo honduregno che resiste, avanza senza paura e continua a manifestarsi massicciamente, chiedendo che si ristabilisca l'ordine costituzionale brutalmente violentato dal colpo di stato di domenica scorsa.
Una straripante marcia che per il terzo giorno consecutivo ha riunito decine di migliaia di persone che respingono il colpo di stato, ha attraversato le strade di Tegucigalpa ed è arrivata fin sotto gli uffici dellle Nazioni Unite, dove i dirigenti dei movimenti popolari e sindacali hanno consegnato un documento nel quale chiedono il sostegno di questa orgnizzazione mondiale, per ristabilire l'ordine costituzionale in Honduras, come lo hanno fatto il giorno prima con la delegazione dell'Organizzazione degli stati americani, Osa.
Una moltitudine che ha percorso chilometri cantando, lanciando slogan, ballando al ritmo dei tamburi della comunità garifuna, mostrando i loro striscioni e cartelli sui quali ridicolizzavano l'attuale governo spurio e che, improvvisamente, con un mano sul cuore e l’altra mostrando il pugno, intonava l’inno nazionale.
Sorprendente anche la capacità ed il livello organizzativo del Fronte nazionale contro il colpo di stato in Honduras, istanza che riunisce le varie organizzazioni popolari e sindacali del paese, ed il livello di coscienza dei partecipanti.
A dispetto dell'evidente e compresible rabbia per quanto accaduto domenica scorsa e per la brutale repressione dell’esercito e della polizia, durante il percorso non si sono verificati né atti di violenza, né azioni vandaliche. La marcia si è sviluppata pacificamente, dando prova di maturità e di profonda convinzione in ciò che queste organizzazioni stanno facendo.
"La risposta della rappresentante della Onu è stata molto chiara. Sono d’accordo con noi, non stanno avallando il colpo di stato ed aderiscono alla decisione che nei giorni scorsi ha preso l'Assemblea Generale di questa organizzazione mondiale contro i golpisti – ha dichiarato il leader sindacale Juan Barahona uscendo dalla riunione –.
C'è una precisa decisione di rispettare questa risoluzione affinché i golpisti abbandonino il potere. Continueremo con la resistenza popolare per le strade e stiamo agendo in base all'articolo 3 dalla Costituzione che stabilisce che nessuno può obbedire ad un governo usurpatore, e che il popolo ha il diritto d’insorgere. Un'insurrezione popolare e pacifica contro i golpisti e domani manifesteremo nuovamente", ha affermato Barahona.
Ancora repressione
Se da una parte le organizzazioni popolari continuano a dimostrare la loro convinzione a continuare con una mobilitazione pacifica, l'atteggiamento del governo spurio sembra puntare sempre di più sulla violenza.
A San Pedro Sula, nel nord del paese, più di 5 mila manifestanti che presidiavano il parco centrale da quattro giorni sono stati brutalmente sfollati dall’esercito e dalla polizia.
"Cinque minuti prima della repressione, un elicottero ha sorvolato la zona controllata dai manifestanti – ha raccontato il coordinatore del Bloque Popular e dirigente dello STIBYS, Erasto Reyes –.
Un plotone dell'Esercito Nazionale ha poi tentato di accerchiare la manifestazione ed i militari hanno iniziato a sparare con le loro armi. I poliziotti antisommossa hanno lanciato bombe lacrimogene, gas urticante ed hanno sparato violenti getti di acqua dai loro camion.
Sono state arrestate 68 persone, che sono state poi rilasciate in tarda serata. Ci hanno raccontato che durante l’arresto sono stati rinchiusi in cella e che gli lanciavano lacromogeni e gas urticante.
Ci sono stati vari feriti, uno dei quali per arma da fuoco.
Invece di cercare la pace – ha continuato Reyes – continuano con questo atteggiamento repressivo. Abbiamo sempre manifestato pacificamente e siamo anche stati molto chiari con i partecipanti alle manifestazioni, dicendo loro che si sarebbero assunti le loro responsabilità in caso di violenza o atti vandalici.
Quanto accaduto oggi non intimorisce la gente e domani siamo già pronti per un’altra mobilitazione, pacificamente, perché la repressione non dipende dall’atteggiamento del popolo, bensì dai politici golpisti che hanno seppellito la democrazia. Non torneremo sui nostri passi fino a che non venga ristabilito l'ordine democratico”, ha concluso il dirigente sindacale e popolare.
Secondo le dichiarazioni dei manifestanti, il governo illegale avrebbe cominciato un'intensa opera di persecuzione contro i sindaci che continuano a rimanere fedeli l presidente Manuela Zelaya. A San Pedro Sula, come in altre decine di comuni, i sindaci sono stati destituiti e rimpiazzati con persone vicine al governo di Micheletti.
Pressione internazionale contro il governo spurio
Mentre aumenta l'attesa per un possibile ritorno in terra honduregna del presidente Manuel Zelaya, la comunità internazionale aumenta la propria pressione contro il governo di Roberto Micheletti.
Su inviato del governo spagnolo, tutti i paesi dell'Unione Europea hanno deciso di richiamare i loro ambasciatori. La Ue ha inoltre sospeso le negoziazioni dell'Accordo di Associazione, AdA, con il Centroamerica, mentre per oggi è previsto l’arrivo dell’eurodeputato spagnolo della Sinistra unitaria europea-Sinistra verde nordica, Willy Meier.
Durante la giornata si prevede anche l’arrivo del segretario generale dell’Osa, José Miguel Insulza, il quale oltre a riunirsi con il governo, dovrebbe anche incontrare le organizzazioni che stanno portando avanti la protesta contro il colpo di stato.
Insulza ha dichiarato che la sua intenzione non è quella di negoziare con il governo spurio, bensì di presentare il documento della risoluzione con la quale si condanna il colpo di stato e si esige il ritorno di Zelaya in un termine massimo di 72 ore, termine che scadrà durante le prime ore di sabato prossimo.
[resistenza] Filippo Casaccia, Partigiano Marzo: LA REPUBBLICA DI TORRIGLIA
Mer, 24/06/2009 - 09:54Partigiano Marzo: LA REPUBBLICA DI TORRIGLIA
di Filippo Casaccia
G.B. Canepa, "partigiano Marzo", La Repubblica di Torriglia, Genova, Frilli Editori, 2009, pp. 168, € 4,90.
In anni di revisionismo vigliacco o di celebrazioni insincere e puramente elettorali, un piccolo libro come La Repubblica di Torriglia [ http://www.libreriauniversitaria.it/repubblica-torrigl... ] può aiutare a recuperare la memoria reale di ciò che fu la lotta partigiana. E se ci si ritrova a fantasticare troppo spesso con Hakim Bey su esotiche TAZ, ecco un buon modo per non dimenticare le effimere ma vivaci repubbliche partigiane che durarono pochi mesi ma portarono effettivamente alla liberazione dal nazifascismo.
Questo prezioso volumetto di racconti non ha la prospettiva storica (e un po’ arida, burocratica) del celebre Una repubblica partigiana, in cui Giorgio Bocca documentava l’esperienza della repubblica dell’Ossola, perché più che raccontare la storia, racconta le storie della divisione Cichero, la leggendaria formazione partigiana garibaldina che riuscì a rendere autonoma una vasta porzione di territorio nell’entroterra genovese per 5 mesi, tra l’estate e l’autunno del 1944.
Alle fine di novembre la Repubblica venne meno di fronte ai feroci rastrellamenti tedeschi e alla mancanza di supporto degli Alleati, ma la lotta continuò culminando nella liberazione di Genova il 25 aprile 1945.
Qui trovate le storie di un pugno di uomini, una decina, che dopo l’8 settembre decide di combattere e i racconti, quasi in forma diaristica, come dei veloci schizzi impressionisti, ci restituiscono le sofferenze, la fatica e la sovrumana pazienza della lotta clandestina. Possiamo sentire l’odore di quella vita, il sapore del castagnaccio senza sale, il desiderio di una sigaretta, l’incapacità di alcuni a rassegnarsi a dormire su un letto morbido quando finalmente lo si trovava. Tra i protagonisti della Cichero c’era il leggendario comandante Aldo Gastaldi, detto Bisagno, cui poi verrà intitolata una strada di Genova in cui, durante il G8 s’è consumato il pestaggio senza quartiere dei manifestanti, culminato nell’uccisione di Carlo Giuliani. C’era il russo comandante Fiodor, l’unico straniero ad avere avuto la medaglia al valore militare italiana durante l’ultimo conflitto mondiale. C’erano azionisti, cattolici e comunisti gli uni a fianco agli altri, che cantavano assieme Bandiera Rossa o che osservavano il silenzio per permettere, a chi voleva, di pregare.
Queste pagine documentano con leggerezza e umiltà le storie di persone normali in circostanze eccezionali. C’è l’eroismo, anche sconsiderato; c’è la dura disciplina e l’umana pietà per il nemico che doveva venir meno di fronte all’esigenza di rispondere colpo su colpo alle rappresaglie, come quella tremenda fatta dai soldati mongoli, ex prigionieri al soldo dei tedeschi per sfuggire al campo di concentramento. Ci sono le pagine strazianti dell’eccidio del Turchino e della strage della Benedicta.
Nel 1944 l’autore aveva quasi cinquant’anni: Giovanni Battista Canepa, detto Marzo, era uno dei comandanti della Cichero, a fianco di Bisagno. Nato nel 1896 e già decorato nella prima Guerra Mondiale, aveva conosciuto il confino negli anni Trenta, per poi andare a combattere in Spagna e rientrare in Italia nel 1943. Scrisse questo libro nell’immediato dopoguerra per l’ANPI di Chiavari. Riedito negli anni Settanta a cura di un editore genovese con una serie di integrazioni, La Repubblica di Torriglia torna ad essere disponibile in un’edizione curata da Giordano Bruschi (Giotto), compendiata dai ricordi della moglie dell’autore.
Già nelle testimonianze di allora si avverte la disillusione per l’Italia che stava nascendo: una Repubblica che, per chi aveva lottato ed era morto per arrivarci, è poi stata una delusione. Marzo è morto nel febbraio del 1994, senza subire l’onta di vedere gli ex fascisti al governo.
Risultato elettorale europeo: la Sinistra è fuori anche dal Parlamento Europeo
Lun, 08/06/2009 - 14:00Bene, la sinistra ora è fuori anche dal Parlamento Europeo. La Casa delle Libertà ha vinto, quindi quando vi dico che è da cretini credere che Berlusconi perda consensi facendo i soliti pettegolezzi che invece lo rafforzano non offendetevi. Il PD per i miei gusti ha preso anche troppi voti, Di Pietro anche. E l'UDC non perde mai, anzi ha premiato i suoi elettori mandando in Europa il Principe Emanuele Filiberto, non è meraviglioso?
L'Italia mi fa ancora più schifo, la sinistra si è oramai estinta e a nessuno interessa nulla. Qualcuno ha detto che ci sia da lezione questo risultato elettorale, no mi dispiace ma io non prendo lezioni dalla massa addormentata e soprattutto rincretinita che presto andrà a votare come un branco di pecore "si" al prossimo referendum.
Ma è un motivo in più per lottare lo stesso, prepariamoci a scendere solo noi in piazza e difendere il più debole dai soprusi che presto riceverà senza alcun freno e a scontrarci con la repressione che si avventerà su di noi. I pochi rimasti, un estrema minoranza che potrebbe dare molto fastidio, e subiremo come non mai.
Prepariamoci ad un dopo Berlusconi molto simile al ventennio fascista, forse ancor più peggiore perchè a ispirazione popolare.
Non ci rimane che Resistere...
Le nostre lotte contro la loro crisi
Gio, 21/05/2009 - 15:16Lunedi 25 maggio ore 15.00
presso ‘Carta’ v.Scalo di S.Lorenzo 67
Dibattito pubblico con relazioni di
Michel Husson - Economista
Vincent Duse - Operaio francese protagonista delle lotte contro i manager della Peugeot
intervengono:
COBAS, RdB-Cub, Rete 28 Aprile, SDL, Usi-Ait, Rete dei Comunisti,
Action, Rete NoTurbogas Aprilia, Coordinamento No Inceneritore Albano,
Assemblea Donne in Genere (G.Urizio)
conclude Flavia D'Angeli.
sono invitate a partecipare tutte
le realtà sociali cittadine.
Finding Palestine. Storie e sentieri di una Terra (III edizione)
Mer, 20/05/2009 - 15:19Costruire intrecci e ponti tra due Paesi del Mediterraneo, l'Italia e la Palestina, questo l’obiettivo di Finding Palestine, l’evento nato dall’incontro dell’Associazione Giovani Palestinesi “Wael Zuaiter” e dell'Associazione Culturale Aktivamente.
Domenica 31 maggio a partire dalle 18.00 al Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 42, Finding Palestine propone di ripercorrere la cultura palestinese classica e contemporanea, attraverso una serata in cui le varie forme di espressione culturale troveranno spazio attraverso la pittura, fotografia, teatro, scultura, danza, musica, cucina, poesia, moda e artigianato, raccontando una Palestina spesso invisibile.
Aktivamente e “Wael Zwaiter” hanno deciso di dedicare questa terza edizione al poeta palestinese Mahmoud Darwish, scomparso nel 2008. Per l’occasione l’attrice italiana Jasmine Trinca (La stanza del figlio, Romanzo criminale, La meglio gioventù) e altri interpreteranno le sue poesie al suono dell’oud.
Tra gli ospiti il gruppo Checkpoint 303, un progetto musicale d’avanguardia nato nel 2004 tra Tunisia, Palestina e Francia che mescola musica elettronica sperimentale armonizzando registrazioni dal campo effettuate in Palestina con battiti elettronici, FX e sottili melodie orientali.
I Checkpoint 303 hanno aperto diversi concerti dei Massive Attack in Inghilterra e Francia e hanno svolto live set in diversi paesi con l’obiettivo di diffondere un suono per la pace, la libertà e i diritti umani attraverso una miscela di twisted electro, downtempo, breakbeats e melodie orientali.
Per l’occasione saranno allestite diverse mostre tra cui quella di pittura di Isis Rizk, la mostra storica “Palestina, ieri e oggi” e soprattutto “A walk near the sea of Gaza” di Luca Tommasini, una mostra sui pescatori della Striscia di Gaza inaugurata al Parlamento Europeo di Strasburgo lo scorso 24 marzo.
Osama Hamdan - docente di restauro architettonico di Gerusalemme, Luisa Morgantini - Vice Presidente del Parlamento Europeo, Abe Hayeem – Presidente del Architects and Planners for Justice in Palestine e Carla Benelli Storica dell’Arte parteciperanno al dibattito “Gerusalemme: identità, discriminazione e occupazione”.
Negli spazi esterni si potrà assistere a workshop di dabkhe, cucina, allo spettacolo di giocoleria “Letcirk di Anna Moben” – il circo dell’eccetera e alla performance e mostra del vignettista palestinese Samir Harb. Dalle 19,00 cena palestinese.
Inoltre sara’ messo all’asta il modello creato appositamente dallo stilista palestinese di alta moda Jamal Taslaq e si potra’ assistere al film “Jerusalem: The East side story” di Mohamad Alatar.
L’evento intende dare risalto alla storica partecipazione della Palestina alla Biennale di Venezia 2009 e alla decisione dell'Unesco di dichiarare Gerusalemme Capitale della Cultura Araba 2009. Come per le precedenti edizioni Finding Palestine sarà in rete con la ONG Vento di Terra.
L’evento è organizzato con il patrocinio della Provincia di Roma, del IX Municipio del Comune di Roma, l’Accademia delle Belle Arti di Roma e in collaborazione con il Circolo degli Artisti e Radio Popolare.
*I fondi raccolti saranno destinati al "Progetto Cartelle Scolastiche per i Bambini di Gaza"
L’FPLP rifiuta il piano di Abbas per formare un nuovo governo
Mer, 06/05/2009 - 12:23L’FPLP rifiuta il piano di Abbas per formare un nuovo governo
4 maggio 2009
Tratto da: http://www.pflp.ps/english/
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha rifiutato il piano di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per formare un nuovo governo.
Il compagno Dr. Rabah Muhana, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP e leader della sua sezione a Gaza, ha affermato che “formare un governo ampio, senza un consenso nazionale, accrescerà soltanto le divisioni interne alle organizzazioni e inoltre bloccherà il dialogo”.
Il compagno Muhana ha riferito che un tale governo costituirà un pezzo della “contesa Hamas-Fatah ed incrementerà la sofferenza del nostro Popolo”.
Ha aggiunto che “ciò di cui abbiamo bisogno ora è formare un’unità amministrativa di transizione con una piattaforma specifica per cominciare ad affrontare i problemi quotidiani della gente prima che si tengano nuove elezioni nel gennaio 2010”.
Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org
FPLP e 1 Maggio in Palestina
Lun, 04/05/2009 - 18:54Urgente: Rilasciate gli attivisti palestinesi arrestati ad al-Ma’sara il 1 maggio!
2 maggio 2009
Quello che segue è un comunicato urgente scritto dal comitato Popolare contro il Muro dell’Apartheid di al-Ma’sara, dalla sezione di Betlemme del PGFTU e dalla Campagna contro il Muro dell’Apartheid.
Tratto da: http://www.pflp.ps/english/
Il 1 maggio, gli abitanti del villaggio di al-Ma’sara e di quelli dei dintorni di Betlemme hanno commemorato la Giornata dei Lavoratori con una marcia, protestando contro il Muro dell’Apartheid. Il Muro continua ad usurpare le loro terre e ad isolare i loro villaggi. La manifestazione ed il festival del Giorno dei Lavoratori sono stati organizzati dai comitati popolari della Campagna contro il Muro dell’Apartheid ad al-Ma’sara e nel distretto di Betlemme, in collaborazione con la sezione di Betlemme della Federazione Generale Palestinese dei Sindacati (PGFTU).
Le forze d’occupazione israeliane hanno represso la manifestazione e hanno sparato sulla folla con gas lacrimogeni, “sound bombs” e proiettili d’acciaio rivestiti di gomma. Nove persone sono state ferite, tra queste il capo del PGFTU, Shaher Sa’ad. I soldati hanno arrestato ‘Azmi Sheukhi di Hebron, Mustafa Fawagreh di Um Salamoneh and Muhammed Brajiya, Mahmoud Zawahreh, Hasan Brajiya, tutti membri del comitato popolare di al-Ma’sara. Tutti loro sono ancora in prigione.
I fatti del 1 maggio sono gli ultimi di una strategia di escalation messa in atto negli ultimi mesi dalle forze di occupazione e che ha portato ad un aumento degli arresti, dei feriti e dei morti tra i coordinatori e gli attivisti che si battono contro il Muro dell’Apartheid.
Alcune settimane fa, Basem Abu Rahmeh è stato sparato ed ucciso nel villaggio di Bil’in mentre nell’ultima settimana 37 persone sono state ferite nel corso di proteste simili. Ni’lin ha patito continui arresti ed invasioni. Questo venerdì, le forze di occupazione hanno invaso alcune case trasformandole in basi militari. A febbraio le stesse hanno messo in atto un raid durato un giorno intero durante il quale hanno detenuto 75 giovani e ne hanno arrestati 16. Le forze d’occupazione impongono usualmente il coprifuoco ed altre misure di punizione collettiva.
I sindacati a livello internazionale devono agire contro questi attacchi ai sindacalisti, ai lavoratori agli abitanti dei villaggi.
Il comitato popolare contro il Muro dell’Apartheid di al-Ma’sara e del distretto di Betlemme, la sezione di Betlemme del PGFTU e la Campagna contro il Muro dell’Apartheid fanno appello a tutti i sindacati nel mondo affinché:
* Chiedano il rilascio degli attivisti palestinesi arrestati il 1 maggio;
* Accrescano l’informazione sui furti di terra, sulla ghettizzazione delle comunità palestinesi attraverso il Muro e sulla resistenza di massa contro quest’ultimo;
* Supportino l’appello palestinese al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) e promuovano concrete azioni di BDS per rendere Israele responsabile per i suoi crimini e per costringerlo a rispettare i diritti palestinesi.
Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
L’FPLP chiama all’unità e al rafforzamento della classe lavoratrice palestinese
2 maggio 2009
Tratto da: http://www.pflp.ps/english/
Il 1 maggio il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha fatto appello all’unità del popolo palestinese ed arabo e ha sottolineato l’importanza dell’unità e del rafforzamento dei sindacati palestinesi e del movimento dei lavoratori in Palestina.
L’FPLP ha chiamato tutti i Palestinesi ed i loro alleati a combattere le politiche israeliane d’occupazione e l’assedio israelo-statunitense imposto contro il nostro popolo a Gaza. Il Fronte ha chiamato anche a lottare per sconfiggere gli oppressori dei lavoratori e gli sfruttatori dei loro diritti in qualsiasi parte del mondo.
La leadership dell’FPLP ha ricevuto lettere di appoggio e messaggi di solidarietà in occasione del 1 maggio da organizzazioni, sindacati, forze politiche, leaders e alleati da tutto il mondo; omaggiavano la lotta dei lavoratori palestinesi e chiedevano l’immediato rilascio dei prigionieri politici palestinesi e degli attivisti sindacali rinchiusi nelle prigioni israeliane, onorando la tenacia del segretario generale Ahmad Sa’adat, prigioniero di Israele.
In occasione del 1 maggio, l’FPLP riafferma il suo impegno nel combattere a difesa degli interessi della classe lavoratrice in Palestina, nella patria araba e nella Diaspora, chiedendo un supporto incondizionato da parte dei nostri lavoratori, impiegati, e azioni di solidarietà con tutte le classi popolari della nostra società.
L’FPLP per il 1 maggio ha organizzato un’ampia gamma di attività nella West Bank e a Gaza. Una manifestazione molto partecipata è stata inoltre organizzata a Gaza con i compagni del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP) e con quelli del Partito del Popolo. Migliaia di lavoratori hanno partecipato al raduno.
Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli