resistenza
25 Aprile: le Nuove Resistenze
Gio, 24/04/2008 - 12:29
Venerdì 25 aprile, Roma si muove ancora contro il fascismo. Per una Resistenza che non si ferma.
L'assemblea degli antifascisti e delle antifasciste di Roma lancia un corteo cittadino che partirà alle 10.30 del 25 aprile da Porta San Paolo.
[spot | comunicato].
* Il calendario delle initiative in Italia
* Il calendario delle iniziative a Roma
COSA HANNO IN COMUNE KAPPLER E PRIEBKE CON PANORAMA E BELPIETRO?
Ven, 09/05/2008 - 17:26Alla fine ci hanno scoperti!
il giornale satirico Panorama, diretto dall'ineffabile Maurizio Belpietro, nel numero in edicola oggi, ha esibito un nuovo comico, presentatosi come direttore del carcere dell’Asinara all’epoca del rapimento Moro e già condannato per truffa allo Stato in ordine alla sua attività professionale. Questa fonte così attendibile dichiara oggi per la prima volta chi era il vero capo delle Brigate Rosse: il compagno Vittorio Vidali, illustre figura dell’antifascismo, fondatore e dirigente per tutta la sua vita del PCI. Secondo queste inedite rivelazioni la notizia sarebbe stata desunta da “intercettazioni di brigatisti in carcere” (risalenti al 1979 però mai rese note prima). La divertente macchietta si completa pretendendo di far credere ai lettori che il compagno Vidali (descritto dallo stesso giornale satirico come un rivoluzionario esperto di tutte le carceri) avrebbe scritto una lettera indirizzata a Renato Curcio nel carcere dell’Asinara nella quale spiegava un suo proprio piano per assaltare lo stesso carcere: a 80 anni!
Da molto tempo Panorama ed il signor Belpietro fanno ridere i propri lettori con simili trovate.
Fra poco Panorama sarà certamente condannata in seguito ad una denuncia di Iniziativa Comunista, per un articolo di pura diffamazione aggravata, scritto senza alcun rispetto per la deontologia professionale alcuni anni fa. In esso si sosteneva che il sottoscritto ed altri esponenti di Iniziativa Comunista erano i nuovi terroristi responsabili dell’omicidio di Massimo D’Antona ed impegnati in terribili altri crimini della stessa natura. Lo si sarebbe scoperto grazie ad “intercettazioni di brigatisti in carcere” ovviamente inesistenti. E a proposito di lettere ed altre trovate comiche, si scriveva anche che un nostro compagno, prima di “gettarsi nella clandestinità” in procinto di assaltare la “Nato” aveva chiesto consiglio, inviandogli un’apposita lettera…. alla mamma! La stessa rivista, d’altra parte, è stata condannata pochi anni fa a pagare un ricco risarcimento ad un sindacalista per un articolo diffamatorio dello stesso genere.
Il signor Belpietro è molto più navigato nella diffamazione e nello spregio della deontologia professionale, doti sperimentate quando era direttore de Il Giornale. Egli pure, infatti, è chiamato in causa in più processi per rispondere delle diffamazioni operate dalla sua testata in danno a Iniziativa Comunista in quanto tale ed a diversi suoi esponenti. Abbiamo già documentato in tribunale come il quotidiano berlusconiano, sotto la sua direzione, abbia pubblicato ben 662 (avete letto bene: seicentosessantadue!) singole affermazioni false e gravemente offensive e diffamatorie ai danni del nostro partito o dei singoli suoi iscritti o simpatizzanti, contenuti in ben 48 pagine di 25 diverse edizioni diffuse nei primi 3 anni del presente millennio. Oltre a ribadire ripetutamente che lo scrivente ed Iniziativa Comunista sono terroristi ed assassini sottolineando che provengono dal PCI, la credibilità del direttore responsabile Belpietro si manifesta in un articolo nel quale si sosteneva che il sottoscritto, il giorno del delitto D’Antona “ci vedeva bene anche la notte” benché percepisse da 3 anni la speciale indennità di accompagnamento per i non vedenti! In un altro brano è scritto letteralmente che il “terrorismo islamico è niente in confronto a […] Iniziativa Comunista”. L’interminabile elenco delle imprese comiche di Belpietro può al momento concludersi con quella secondo la quale, essendo ciò strumentale alla diffamazione di Iniziativa Comunista, Il Giornale riuscì a far ritenere ai suoi lettori che un terrorista fosse andato ad uccidere Massimo D’Antona con … i tacchi a spillo!
Anche in questo caso una delle principali fonti di tutte queste bugie sarebbe costituita da “intercettazioni di brigatisti in carcere”.
La campagna de Il Giornale coincise nel suo culmine con una misteriosa devastazione notturna di una sede di Iniziativa Comunista. Si trattava della sede più citata nelle menzogne scritte dalla testata diretta da Belpietro che ha ripetutamente pubblicato il suo indirizzo.
Sono decenni che le centrali di provocazione e gli strateghi della tensione proteggono ed alimentano il terrorismo di vario colore nell’intento di utilizzarlo contro il PCI ed in primo luogo di addossarne ad esso la colpa. L’ignobile attacco che si ripete ancora oggi è l’ennesima dimostrazione di quali siano le forze e gli obiettivi che hanno ispirato anche la persecuzione giudiziaria e il linciaggio mediatico contro Iniziativa Comunista: ormai da nove anni siamo investiti da un procedimento penale che si avvita su se stesso trascinandosi in rinvii e manovre dilatatorie senza vedere ancora la sua conclusione.
È ora di dire che chi alimenta questa disonesta propaganda sul “terrorismo figlio del PCI” si rende complice quanto meno moralmente ed indirettamente proprio dei torbidi apparati che proteggono e manovrano il terrorismo e la tensione e come tali dovranno essere apertamente indicati qualora dovesse malauguratamente verificarsi una nuova recrudescenza di attentati sanguinari ed omicidi. Come ripetiamo da tempo il terrorismo fa comodo ai padroni e agli anticomunisti e certe montature giornalistiche (e non solo giornalistiche) ne sono una prova. Non a caso sta montando una campagna infame e priva di qualsiasi fondamento secondo la quale l’estromissione della sinistra dal Parlamento potrebbe generare una nuova ondata terroristica. È in questo quadro che il paese sprofonda in un clima di miseria morale e spirituale, di rivalutazione del fascismo e di regressione culturale, nel cui ambito l’omicidio di Renato Biagetti e Nicola Tommasoli rappresentano purtroppo solo la triste punta di un iceberg.
Di tutto questo dovrà rispondere in un'altra sede di dibattito e confronto politico il signor Veltroni e la scellerata strategia che sta perseguendo e che ha ormai appalesato negli ultimi mesi.
Cosa centra il titolo di questa dichiarazione?
È semplice: i boia nazisti hanno sempre giustificato o rivendicato le loro turpi imprese perché i partigiani sarebbero terroristi o per la necessità di eliminare i comunisti terroristi.
Da parte nostra è necessario rispondere rendendo omaggio incondizionato alla figura del compagno Vittorio Vidali e rilanciandone la vita e l’opera come esempio di dignità e libertà a tutti i giovani, a tutte le compagne ed i compagni.
ONORE AL COMANDANTE CARLOS, VIVA SEMPRE IL COMPAGNO VITTORIO VIDALI!
QUALCHE NOTA SU VITTORIO VIDALI “COMANDANTE CARLOS”:
Vittorio Vidali nacque nel 1900 a Muggia, cittadina operaia vicino a Trieste. Di famiglia proletaria fu egli stesso operaio fin dall’adolescenza. Fin dai tempi della 1° guerra mondiale fu protagonista delle lotte socialiste e per la pace e la fratellanza tra i popoli. Come esponente triestino della federazione giovanile socialista italiana, dopo la 1° guerra mondiale, organizzò tra l’altro le attività dei pionieri, ossia le vacanze e le attività culturali dei bambini delle famiglie operaie. Nel 1921 risulta tra i fondatori del PCI e della FGCI. Ardito e coraggioso combattente antifascista, fu una delle bestie nere dello squadrismo fascista, dal quale era odiato come pochi altri in Italia e perciò ricercato ovunque con l’espresso obiettivo di ucciderlo. Tanto che un povero innocente, vicino ad Alessandria fu assassinato dagli squadristi convinti che fosse Vidali sotto mentite spoglie. Subì numerosi arresti e processi e fu costretto ad espatriare. Mentre si trovava con Gramsci a Vienna nel 1924, i fascisti nel tentativo di attirarlo in trappola per eliminarlo gli inviarono un falso telegramma del fratello che lo informava che da lì a due giorni si sarebbero svolti i funerali del padre invitandolo a tornare perciò a Trieste. Il compagno Vidali sospettò il tranello e mangiò la foglia (infatti non vi fu alcun funerale e il padre era vivo e vegeto) rimanendo poi per oltre vent’anni fuori dalla patria.
Fu prestigioso militante del PCI e dell’Internazionale Comunista conquistandosi crescente stima nello svolgimento di incarichi e compiti. Fu in Unione Sovietica, in Francia, perfino in Africa e poi in Messico ed altre località Sud-Americane dove fu al fianco della nota fotografa comunista Tina Modotti e divenne membro dell’esecutivo della federazione sindacale latino-americana. In seguito fu attivo organizzatore del Soccorso Rosso Internazionale.
Nel 1936 i fascisti di Francisco Franco, spalleggiati da Hitler e Mussolini, diedero vita ad un colpo di Stato militare contro la Repubblica Spagnola dando inizio alla guerra civile di Spagna. Al suo inizio Vittorio Vidali fondò il glorioso V° Regimiento dei volontari italiani ed in quel momento assunse il nome che poi divenne leggendario di comandante Carlos. Si distinse per vari atti di eroismo in tutta la guerra di Spagna ed alla fine fu gravemente ferito nel 1938, nell’eroica difesa finale di Madrid. In seguito fu inviato nuovamente in Messico e negli Stati Uniti dove, tra l’altro, fondò la Lega Antifascista Italiana. Dopo la II° guerra mondiale divenne Segretario del Partito Comunista del territorio libero di Trieste e consolidò la stima che si era già conquistato anche tra i lavoratori e gli antifascisti triestini, dirigendo lo sviluppo con mano ferma del partito in quegli anni contraddittori e tormentati nella storia della Venezia Giulia. A sottolineare il valore del compagno Vidali e il prestigio di cui era circondato si ricorda che fu uno dei cinque soli italiani (tra cui Togliatti) che parteciparono al famoso XX° Congresso del PCUS (1956). Da quando Trieste e il suo territorio ritornò definitivamente all’Italia il comandante Carlos ha fatto sempre parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano e eletto numerose volte deputato e senatore comunista di Trieste. Negli anni ’60 e ’70 è stato vivace punto di riferimento comunista del movimento operaio e dell’antifascismo triestino e nazionale, divenendo educatore ed esempio per tante generazioni di comunisti ed antifascisti. Fino all’ultimo è stato un attivo comunista ed è morto a Trieste nel 1983. La sua vita e la sua figura fanno risplendere con orgoglio la storia e il significato del PCI, del movimento operaio e dell’antifascismo e sono le vite come quella del comandante Carlos a rendere fieri di essere proletari, di essere Italiani, di essere comunisti.
25 APRILE -IL VIDEO!-
Ven, 02/05/2008 - 19:40IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 25 APRILE 2008 A ROMA:
http://www.insensinverso.org/video.25aprile.html
QUELLO CHE IN TELEVISIONE/TV/GIORNALI NON CI FANNO VEDERE...
LA RESISTENZA CONTINUA, TUTTI I GIORNI...
Ass. INsenINverso
corteo 25 aprile 2008 foto #1
Sab, 26/04/2008 - 11:18




Corteo del 25 aprile 2008, migliaia di persone contro il fascismo, ne con Rutelli, ne con Alemanno...
L'antifascismo vive nelle lotte sociali, lotte quotidiane di liberazione, contro fascismo, sessismo, omofobia, padroni e tutti i lori servi, da qualunque parte stiano!
Nuove resistenze!
Menu della Resistenza
Ven, 25/04/2008 - 13:39É un giorno importante, e anche dal punto di vista culinario...
se non abbiamo testimonianze "culinarie" come per la guerra civile spagnola (la cuoca di Buenaventura Durruti di cui parleremo più avanti), abbiamo nel nostro DNA quello che la guerra di liberazione dal nazi-fascismo ha significato, in termini soprattutto di sacrifici, per quell'esercito improvvisato di partigiani che ha mollato tutto per la libertà... anche nostra...
Sacrificio: fame, freddo, paura.
Il 25 aprile è il giorno simbolo della liberazione d'Italia, quel giorno del 1945 veniva liberata dai partigiani Milano, ultima tappa di un percorso che ha coinvolto tante città, tanti paesi e zone del nostro paese. Una lotta che ha insegnato a tanti cosa vuol dire sfuggire ad una dittatura, scegliendo la parte più difficile: quella di imbracciare un fucile, mollare casa e famiglia, rischiare la propria vita.
Questa scelta in tanti l'hanno fatta nel 1943, ma tanti l'hanno perseguita per tutti gli anni del fascismo.
A loro la nostra ricetta di felicità.
Come si festeggia il 25 aprile?
Principalmente in due modi: gita sugli itinerari partigiani (magari sulla linea gotica) e allora per voi il cestino liberato, oppure in piazza e allora ecco un menù apposito.
MENU' DELLA LIBERAZIONE
...la mia piccola patria dietro la linea gotica, sa scegliersi la parte...
* spaghetti al pomodoro
magari non si addice al pranzo popolare di piazza, ma è significativo, perché è una cosa che si mangia in tutta Italia, e la liberazione è stata forse il momento che più ci ha unito nel '900.
E poi è semplicità, perché semplici erano le persone che si sono battute fino in fondo: contadini, lavoratori soprattutto.
Ingredienti x 4 persone:
spaghetti 350 gr
pomodorini a pezzi / passata di pomodoro
basilico
aglio
sale
olio
un sorriso
una lacrima
Preparazione:
mettete una pentola con acqua a bollire, aggiungete il sale grosso quando bolle e poi buttate gli spaghetti.
Nel frattempo preparate il sugo: in una padella scaldate l'olio con l'aglio, quando comincia a rosolare aggiungete i pomodorini tagliati a pezzetti, oppure la passata di pomodoro.
Aggiungete un po' di sale.
Fate cuocere per 15 minuti a fuoco molto lento (ci abbiamo messo 23 anni a liberarci dal fascismo, il fuoco all'epoca fu lento e poi intenso tutto insieme).
Mischiate con la pasta (al dente o come vi piace) e aggiungete il basilico.
Sorridete e tenetevi la lacrima per non scordare mai.
* grigliata mista
Non solo perché si presta ad una bella giornata di sole all'aperto, ma anche e soprattutto perché c'è da festeggiare e in grande stile.
Per cui: grigliata mista, di carne, verdure per i vegetariani, pesce se siete al mare...
Qui lasciamo alla vostra fantasia e ai vostri gusti
Non dimenticate il pane: mettetelo sulla griglia, quando già state spegnendo il fuoco, ad abbrustolire, poi olio, sale, aglio...
* vino: rosso, tanto e buono
e se vi resta spazio allora anche un dolce:
* dolce alle mandorle e un po' di nocino
così penserete all'appenino tosco-emiliano, alla provincia di Modena, alla Prima Repubblica Partigiana di Montefiorino...
Ma di questa vi forniremo la ricetta la prima volta che la realizziamo...il nocino però ci vuole DOC della provincia modenese o di reggio emilia!
IL CESTINO LIBERATO
... Il bersagliere ha cento penne e l'alpino ne ha una sola, il partigiano ne ha nessuna e sta su i monti a guerreggiar, là sui monti vien giù la neve, la tormenta dell'inverno, ma se venisse anche l'inferno il partigiano rimane là, quando poi ferito cade non piangetelo dentro al cuore perché se libero un uomo muore non gli importa di morire...
Armatevi e partite anche voi. Stavolta avrete il sole e sarà festa e se decidete di ripercorrere i luoghi della memoria questo è il Cestino Liberato che vi consigliamo.
panini con la frittata
panini con la mortadella
formaggio & baccelli
frutta di stagione
biscotti vari tipici della vostra regione
Cucinate la frittata a casa, sbattendo uova q.b con sale quanto basta e fatela cuocere in un pò d'olio.
Comprate la mortadella. Rimane, nonostante tentativi di renderlo l'affettato di una parte,l'affettato universale: tutti almeno una volta nella vita abbiamo pensato che come un panino con la mortadella non c'è niente.
Il pane, vi consigliamo quello fatto in casa, qui descritto, celebrate l'attesa e ricordate il sacrificio.
Procuratevi formaggio, baccelli, frutta in quantità e una bella tovaglina a quadretti. Portate i dolcetti tipici della vostra regione, amate la diversità, scopritene le similitudini e ricordate che siamo tutti diversi uguali.
Avrete bisogno di un pasto calorico, ma anche pratico. Spezzate il pane con le mani e mangiate il formaggio a morsi. Tornate a gesti veri, necessari.
Avrete il vino, avrete i canti, sentirete la festa ma non dimenticate il silenzio, la contemplazione dei luoghi, lo spirito e il cuore di chi ha creduto e ha scelto di lottare per un mondo libero e giusto.
Grazie a tutte le partigiane e i partigiani d'Italia!
Prima di partire, o quando tornate vi consigliamo di guardare questo video: Lungarno - ci chiamavano ribelli
Info e Download: http://www.ngvision.org/mediabase/216
Guardalo Online: http://www.youtube.com/watch?v=UGiFA_EsQu4&eurl=http:/...
“Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo” - George Santayana
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(R)esistenza
Dom, 10/02/2008 - 12:20E' partito il nuovo concorso fotografico organizzato da
LibLab.
Dal concorso verrà una mostra itinerante e dalla mostra un
libro.
Per saperne di più.
http://www.liblab.org/scatti-di-resistenza/
Per collaborare
Prendete un concorso letterario alla terza edizione. Aggiungete un laboratorio di scrittura che incontra un laboratorio di linguaggio visivo. Mescolate e lasciate lievitare ed ecco che il concorso letterario, attraverso il laboratorio di linguaggio visivo, ha generato uno concorso fotografico: Scatti di (r)esistenza.
Ideato dal laboratorio letterario Anonima Scrittori, (r)esistenza è già un concorso letterario che prende a pretesto la ricorrenza del 25 aprile ma intende indagare e mostrarci la realtà di oggi, descriverne le esistenze e le resistenze non solo in forma di lotta per ottenere o difendere dignità e diritti, ma anche attraverso racconti di vita comune, del quotidiano, barricate esistenziali spesso vissute individualmente, contesti di confronto che riempiono le nostre giornate, tentativi di svincolarsi da abitudini e costrizioni sociali che coinvolgono l'intera società nei modi di essere e di pensare il proprio presente e il proprio futuro.
LibLab, attraverso Scatti di (r)esistenza, intende tradurre in immagini queste storie nel duplice obiettivo di raccontare Chi siamo e preparare l'archivio di Chi eravamo. Immagini di (r)esistenze umane con cui la fotografia si mette al servizio della Storia.
(R)esistenza
Dom, 10/02/2008 - 12:20E' partito il nuovo concorso fotografico organizzato da
LibLab.
Dal concorso verrà una mostra itinerante e dalla mostra un
libro.
Per saperne di più.
http://www.liblab.org/scatti-di-resistenza/
Per collaborare
Prendete un concorso letterario alla terza edizione. Aggiungete un laboratorio di scrittura che incontra un laboratorio di linguaggio visivo. Mescolate e lasciate lievitare ed ecco che il concorso letterario, attraverso il laboratorio di linguaggio visivo, ha generato uno concorso fotografico: Scatti di (r)esistenza.
Ideato dal laboratorio letterario Anonima Scrittori, (r)esistenza è già un concorso letterario che prende a pretesto la ricorrenza del 25 aprile ma intende indagare e mostrarci la realtà di oggi, descriverne le esistenze e le resistenze non solo in forma di lotta per ottenere o difendere dignità e diritti, ma anche attraverso racconti di vita comune, del quotidiano, barricate esistenziali spesso vissute individualmente, contesti di confronto che riempiono le nostre giornate, tentativi di svincolarsi da abitudini e costrizioni sociali che coinvolgono l'intera società nei modi di essere e di pensare il proprio presente e il proprio futuro.
LibLab, attraverso Scatti di (r)esistenza, intende tradurre in immagini queste storie nel duplice obiettivo di raccontare Chi siamo e preparare l'archivio di Chi eravamo. Immagini di (r)esistenze umane con cui la fotografia si mette al servizio della Storia.
DI STORIA NON NE SANNO UNA...MAZZA
Lun, 12/11/2007 - 16:49Con una lugubre ma significativa coincidenza, il Tg2 diretto da Mauro Mazza, proveniente dal partito di fascisti rinnegati e pentiti di AN, ha messo in scena il suo servizio "culturale" anticomunista proprio nel giorno della sommaria esecuzione di un giovane nei pressi di Arezzo. Questo tragico episodio non può essere liquidato con la criminalizzazione di un poliziotto, ma va inquadrato nel clima di impunità e istigazione di simili atti rilanciato ancora recentemente dalla bocciatura in Parlamento dell’istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti di Genova, a sua volta preceduta dall’insabbiamento dell’omicidio di Carlo Giuliani e da altri episodi come la morte del giovane Aldovrandi a Ferrara. Questa tragedia, soprattutto, va inquadrata nel clima di isterica istigazione delle forze dell’ordine che in primo luogo la destra portano avanti da molto tempo. Per questo i vari gruppi più o meno fascisti o più o meno rinnegati abbiano almeno la decenza di non speculare e non strumentalizzare ma ripensino semmai a come se ne sono “fascisticamente fregati”, per l’appunto, della morte di Carlo Giuliani, del giovane Aldovrandi o dell’uccisione del giovane Renato Biagetti da parte di un simpatizzante fascista figlio di un carabiniere e di altri fatti simili che hanno riguardato però giovani o realtà di sinistra e antifasciste.
Il Tg2 ha già dato prova delle sue capacità di diffamare e mentire ingiustamente a danno di persone innocenti quando ha ripetutamente disinformato il proprio pubblico parlando di Iniziativa Comunista o dei suoi militanti; quindi eravamo preparati alla inidoneità professionale e morale di alcuni suoi collaboratori.
Già si era manifestata, del resto, con il famigerato servizio del 24 ottobre scorso, la crassa ignoranza dei suoi curatori non solo perché è stata sbagliata la data della messa in onda, sotto vari profili, ma perché, per fare solo un esempio, è stata invertita ridicolmente la traduzione dei termini bolscevico e menscevico.
Quest’oggi, invece, si è ritornati a un anticomunismo più tradizionale, dando un colpo al cerchio e uno alla botte: al PCI viene ora riconosciuto il contributo alle radici democratiche della Repubblica italiana, a Stalin il “merito” di aver suggerito una tattica giusta e moderata quale sarebbe quella adottata dal Pci e da altri partiti comunisti occidentali nell’ultima fase della seconda guerra mondiale. Per il resto si tratta della solita propaganda anticomunista – che peraltro è un diritto. Dal servizio pubblico della Rai, tuttavia, ci si aspetterebbe altro che la propaganda e soprattutto una preparazione storica e culturale diversa da parte di coloro che lo realizzano. In questo caso si vedono solo i segni di un’ignoranza sconcertante. Qualche esempio preso direttamente dallo speciale del Tg2 di ieri:
• Si è detto che la fondazione del Pci fu una scissione di massimalisti. Quella che si scisse dal Psi fu invece la frazione comunista, proprio in polemica con i massimalisti che, pur condividendo gli indirizzi generali dei comunisti, non erano d’accordo sull’espulsione dal partito dei riformisti.
• Si è strumentalmente citata un’affermazione di Togliatti nel 1944 “non faremo come la Russia” come se fino al ’44 i programmi dei comunisti indicassero che in Italia si dovesse fare “come la Russia” (non nel senso dell’idealità, ma nel senso delle procedure per conquistare il potere politico)… Ma è chiaro che non è così! Basti ricordare che l’invito a un’elaborazione originale della rivoluzione sovietica veniva già da Lenin prima della fondazione del Pci. Tutta l’opera di Gramsci, del resto, si ispira alla costruzione di una via italiana alla rivoluzione.
• Si è detto di un Bordiga “rigido sovietista” quando è risaputo che egli – sia pure apparentemente da posizioni di ultrasinistra – fu rimosso dalla carica di segretario e poi espulso dal partito proprio per le sue note (e pur legittime) posizioni contrarie dall’Urss, che peraltro approfondì nei successivi quarant’anni della sua esistenza.
Fin qui alcuni sommari elementi rivelatori di crassa ignoranza sulla storia del movimento comunista internazionale. Ma c’è di più. E cioè che il direttore Mazza si è nascosto dietro le ultime indecenti dichiarazioni di Veltroni per sferrare un colpo basso alla verità storica :
• Le prime affermazioni del fascismo in Italia sono state presentate come una comprensibile e trascurabile reazione di agrari e industriali ai presunti orrori del biennio rosso. Sarebbe stata invece proprio la nascita del Pci a seminare la divisione nella sinistra, a lasciare campo aperto al fascismo e all’instaurazione della dittatura. Insomma gli industriali si sarebbero solo “difesi” dando spazio alle azioni dei fascisti, ma poi il regime sarebbe sorto per un colpevole atteggiamento settario del Pci. La verità è che furono i fascisti e non gli operai, nei primi anni venti, a rendersi protagonisti di una tragica e ingiustificata stagione di terrore sanguinario. Da quali “orrori” dovevano difendersi i padroni tanto da favorire le squadracce? La verità è che gli operai, occupando le fabbriche e lottando per il socialismo, non provocarono il versamento di una sola goccia di sangue: il terrore lo portarono i fascisti col beneplacito dei padroni. L’atteggiamento del Pci – checché ne dica Mazza – fu improntato al più intransigente rifiuto della dittatura e alla più leale ispirazione unitaria. Altro che favorire il fascismo! Furono semmai i socialisti e i popolari a nascondersi dietro espressioni del tipo “coraggio della viltà” e “diritto alla paura”, a stringere accordi con Mussolini, a far cadere nel vuoto la proposta del Pci di realizzare un grande sciopero generale unitario, fino al punto di abbandonare i loro militanti che nel frattempo si organizzavano spontaneamente in formazioni come “gli arditi del popolo”.
• Infine la solita menzogna che Togliatti e gli altri dirigenti comunisti avrebbero abbandonato Gramsci al suo destino. Viene da pensare che questi signori applichino ai comunisti la malevolenza e il doppiogiochismo di cui solo loro sono capaci (e in questo senso le vicende legate al sequestro Moro e al caso Cirillo potrebbero dirla lunga). È stato invece chiarito in sede storica, da ormai un ventennio, che furono fatti numerosi tentativi dall’Unione Sovietica e dal Pci per liberare Gramsci. promuovendo accordi e ipotesi di scambi anche tramite il Vaticano. Ma del resto la credibilità e l’accanimento propagandistico di questa testata sono già dimostrate da molto tempo. Su tutti valgano i servizi trasmessi a partire dal 2001, in cui il Tg2 calunniava Iniziativa Comunista fantasticando di piani omicidi al suo interno…
r-esistenze femminili
Dom, 11/11/2007 - 20:51R-ESISTENZE FEMMINILI
INIZIATIVA DEL COLLETTIVO FEMMINISTA LE RIBELLULE e DEL COLLETTIVO SCIENZE
POLITICHE
MARTEDI 14 NOVEMBRE ALLE 10:00 aula B
SCIENZE POLITICHE ROMA3
(VIA CHIABRERA, 199_metro B –S.paolo)
In un contesto in cui la gestione del corpo della donna a fini elettorali e
demagogici è ormai una pratica consolidata,in cui i principi morali della
società vengono dettati dal vaticano senza che nessuno si opponga
pubblicamente,in cui i diritti sembrano diventati ingiusti
privilegi(vedi,ad esempio,maternità e lavoro),abbiamo sentito l’esigenza
di confrontarci con altre donne che hanno rifiutato e rifiutano di rimanere
in silenzio.
Avviare un dibattito sul ruolo delle donne nelle resistenze storiche e
quotidiane,in uno spazio pubblico,ci è sembrato necessario. Non accettiamo
che si parli di resistenza solo in relazione ad una fase storica,nei
termini previsti e senza attualizzarne i contenuti;che si faccia del
revisionismo un’opinione,della memoria un cerimoniale svuotato dalle
esistenze di chi ha lottato.
Ricostruire le tappe di un percorso che,partendo dalla partecipazione
attiva delle donne all’opposizione al regime fascista,passando per le
lotte sociali e le lotte femministe,arrivi all’analisi dell’attuale ci
sembra il modo migliore per riaffermare che si resiste finché c’è
oppressione.
INTERVENGONO:
Valchiria Terradura (partigiana)
Graziella Bastelli (caposala policlinico Umberto I)
Geraldina Colotti (giornalista manifesto)
Mamme per Roma Città Aperta
poi a seguito dibattito libero