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GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PROIEZIONE DI NAZIROCK AL PIGNETO C’E’ UNA PARTE DEL QUARTIERE CONVINTA CHE LA “CONVIVENZA CONVIENE”

autore:
sinistra critica / pigneto

GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PROIEZIONE DI NAZIROCK AL PIGNETO

C’E’ UNA PARTE DEL QUARTIERE CONVINTA CHE LA “CONVIVENZA CONVIENE”

Oltre 400 persone hanno assistito ieri sera alla proiezione del documentario "Nazirock" – organizzata dal circolo di Sinistra Critica del Pigneto – assiepate nell'isola pedonale, a soli 50 metri dai negozi di immigrati assaltati dal raid di sabato scorso.

Presenti il centro sociale Snia e tante altre associazioni antifasciste, ma anche tanti abitanti del quartiere, gli abitanti "storici" che qui vivono da decenni, chi in questo quartiere vive o lavora da qualche anno, gli studenti che ci vivono in affitto, e anche tanti immigrati, compresi coloro che hanno subito l'aggressione. Tutti convinti di essere cittadini del quartiere e non ospiti, come qualcuno vorrebbe sostenere.

Nonostante che con la costituzione alla questura di uno dei 15 aggressori, si sia fatto un gran parlare della natura non politica dell’aggressione, ieri si è vista una parte del quartiere che ritiene vergognoso che qualcuno possa reagire ad un furto incappucciandosi e sfondando tre negozi (di cui due stando alle dichiarazioni, senza alcun motivo); che definisce fasciste queste modalità, e che vuole capire come la destra neofascista stia costruendo un'egemonia culturale anche in gruppi di quartiere non politicizzati, magari – come in questo caso – incontrandoli allo stadio.

Tutti concordi che l'aggressione alla Sapienza da parte di Forza Nuova e il raid al Pigneto non sono la stessa cosa. Al Pigneto il raid non è frutto di una organizzazione fascista che lo ha premeditato. Ma è stata un'azione razzista, violenta, con modalità fasciste - a prescindere dai tatuaggi di qualcuno.

L'assemblea si è interrogata anche sul perchè un'azione del genere abbia goduto anche di una certa comprensione di una parte dei residenti storici del territorio.

Le risposte sono state trovate nello sviluppo liberista del quartiere che ha portato alla crescita di punti commerciali senza una crescita di servizi ai cittadini; negli aumenti spropositati degli affitti e dei prezzi delle case, proporzionalmente saliti più che in qualsiasi altro quartiere in Europa; nella nascita di fenomeni di spaccio e microcriminalità. Ma anche nel clima di guerra tra poveri prodotto dai media e dai Governi (sia di Centrosinistra che di Centrodestra), che vogliono far credere che 50 euro rubati per strada siano un problema ben più rilevante dei 7.000 euro l'anno mediamente spariti nelle buste paga dei lavoratori negli ultimi 15 anni.

Si è usciti dalla serata con la convinzione che la “convivenza conviene”, per rivendicare insieme diritti e servizi per tutti e tutte.

Da qui la proposta di un evento simbolico che sia di stimolo all’interazione tra le culture, per poi rivendicare insieme diritti. Un grande festival delle cucine, da quella romana a quella etiope passando per tanti altri paesi, da fare all’isola pedonale con le varie associazioni e i vari cittadini del quartiere.

Un modo per continuare il percorso nato dalla manifestazione di lunedì scorso.

Sinistra Critica_Pigneto

www.sinistracritica.org

Pigneto: proiezione Nazirock

30/05/2008 - 21:00
30/05/2008 - 23:30

ore 21.00 isola pedonale del pigneto
proiezione Nazirock, documentario sulla destra estrema
di Claudio Lazzaro
a seguire dibattito

http://www.sinistracritica.org/node/948

"Al Pigneto sono stato io, Non chiamatemi Razzista"

L'uomo del raid del Pigneto, "l'italiano sulla cinquantina" cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il "Capo", arriva all'appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d'oro al polso.

"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera". L'uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto... ".

Indica la foto sulla prima pagina dell'edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell'aggressione. "Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io".

La "verità" di "Ernesto" ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. "A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".

Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo. "Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l'ho mica chiamati o invitati".

"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l'occhio. "Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto". "Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l'ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell'indiano, gli ho detto di mettersi da una parte".

Forse "Ernesto" vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. "Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E' che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l'unico a volto scoperto. Perché, come t'ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un'altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l'indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all'angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'? Annatevene da lì, a rincojoniti!". Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito "il Capo" dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando".

Cosa aveva capito "Ernesto"? L'uomo butta giù il fondo di "Oban" rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. "Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".

"Ernesto" chiede un altro wiskey. "La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua". L'uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. "Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate". E' il quarto di cinque figli, "Ernesto". Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall'istituto, comincia a rubare. "Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto". A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, "dove a Pacciani, j'ho fatto 'na faccia tanto. Sto schifoso... ". "Sempre accusato di reati contro lo Stato... ". Contro lo Stato? "Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?". Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.

"Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l'uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?". Il colore della pelle, dice, non c'entra. "Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: "Perché, se no che succede?". "Succede che te gonfio", ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano". Beh, l'altra sera m'hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l'ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l'unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere".

"Ernesto" tira fuori l'ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. "Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni '70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell'isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c'hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: "Dovemo parlà". E lui: "Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione". Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Chi ci pensa? "Ernesto" ride. "A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m'hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l'ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto 'sto casino, non l'ho armato io"

(29 maggio 2008)

Befana in festa al Pigneto

06/01/2008 - 11:00
06/01/2008 - 18:00
Sommario:
Befana in festa al Pigneto per bambine e bambini di tutte le età
Promotore evento:
Libreria-caffè Lo Yeti
Indirizzo email:

Domenica 6 gennaio 2008
La libreria caffè Lo Yeti
via Perugia, n°4
presenta:

BEFANA IN FESTA AL PIGNETO
Una giornata di festeggiamenti
dedicata ai bambini e alle bambine
dalle 11.00 alle 18.00
in via Pesaro

Quella della Befana è una leggenda molto antica che, però, negli ultimi tempi, rischia di essere cancellata o dimenticata. La vecchietta, "che vien di notte con le scarpe tutte rotte", con il suo sacco pieno di doni per chi è stato bravo e di carbone per chi è stato cattivo, è, però, una figura molto cara ai bambini. La libreria - caffè Lo Yeti continua, così, anche quest'anno nel suo lavoro di riscoperta delle tradizioni e lancia quello che sta diventando un consueto appuntamento, con la Festa della Befana. Un appuntamento realizzato con la solita gioia che contraddistingue tutte le iniziative organizzate da Lo Yeti e attraverso la ricerca di sinergie con tutte le altre situazioni che animano lo storico quartiere del Pigneto e con la fondamentale partecipazione di chi in questo luogo vive la sua vita. Un lavoro quotidiano che si concretizza in eventi come questo dedicato al quartiere e, in questo caso, soprattutto ai bambini. Domenica 6 gennaio, dalla mattina alle 18.00, via Pesaro sarà così chiusa al traffico e si trasformerà in un autentico parco giochi, dove non mancheranno cibi deliziose e sorprese, dedicato a grandi e piccini. Una giornata unica per il quartiere che vedrà l'isola Pedonale animata dai colori e dai sapori del mercato biologico organizzato da AltraEconomia.

Il programma

h. 11 Accoglienza dei bimbi

h.12 "C'era una volta una favola corta" del cantastorie Massimiliano Maiucchi - autore de Il bruco sognatore in onda nel programma la Melavisione -

h. 12.30 Pranzetto offerto ai bambini dal ristorante "Antichi sapori"

h. 13 Zona ristorazione a cura di "HMC", Hostaria Mimì e CocoZZA

alle h.14 Animazione, giochi e passatempo di gruppo
a seguire estrazione dei primi tre meravigliosi premi della grande Riffa dello Yeti

h.15.30 il Circo a Carbone presenta: Et Voilà

con Cocò', clown e imbonitore di bambini, Lucio Scippa e Gustavo Scappa, giocolieri bizzarri e Osvaldo Carretta, ciarlatano acrobata

IL CIRCO CARBONE e` un quartetto di artisti di strada e di circo, riunitisi intorno all'obiettivo di creare una Kermesse di abilità e buon umore in occasione della Befana dello Yeti.

Nel più puro spirito dei saltimbanchi d'altri tempi i 4 artisti mettono in scena il loro repertorio fatto di giocoleria, clowneria, prestidigitazione, acrobazie. Con l'aggiunta di battute di spirito generiche e il gran finale della strabiliante e inaccessibile sbarra russa.

INGRESSO RIGOROSAMENTE GRATUITO

Libreria - caffè Lo Yeti
via Perugia, 4 tel. 06.7025633
www.loyeti.org; info@loyeti.org

21 aprile: Living la vida loca

autore:
romaprecaria

Che vita pazza si fa a Roma. Affitti al nero, bollette, precarietà.

Una vera vida loca. Vivila con noi.

Il 21 aprile (natale di Roma!) a Tor Pignattara/Pigneto, con partenza da Piazza della Marranella alle 16.

25 aprile 2007: la libertà e' contagiosa

autore:
Comitato di festa Quell@ del 25 aprile

Ogni anno che passa aumentano le ragioni per rinnovarel’importanza della festa della liberazione.Ogni anno che passa aumenta la partecipazione del quartiere e della città a questa giornata di festa al Pigneto.Anche quest’anno ci ritroveremo in tant@ diverse per età, culture,provenienze ma unite nella condivisione di una comune passione e voglia di stare insieme.

Comitato di festa Quell@ del 25 aprile

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

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