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 <title>bologna</title>
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 <title>UNA CULTURA &quot;ALTRA&quot;, IN ATTESA DI SILENZIO. I CENTRI SOCIALI A BOLOGNA</title>
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 <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741.html#002741&quot; title=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741.html#002741&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741....&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una cultura &quot;altra&quot;, in attesa del silenzio. I centri sociali a Bologna&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Valerio Evangelisti (da il manifesto, 13 luglio 2008)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Antirazzismo.jpg[Questo articolo è apparso su il manifesto in forma abbreviata. Non per censura del giornale, bensì per ragioni di spazio, che mi hanno costretto ad alcuni sacrifici volontari. Ecco la stesura originale.]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I centri sociali, a Bologna come dovunque, furono un tentativo di perpetuare l’eredità del Settantasette in anni duri e di feroce repressione. Facevano leva su due temi salienti dell’Autonomia: il “contropotere territoriale” e la socialità alternativa, prima di allora teorizzata da Lotta Continua, quando era ormai prossima allo sfascio. In pratica si trattava di sperimentare pratiche di vita comune autogestita, distanti dalle logiche di potere, e destinate a dilatarsi sul territorio. Nessun modello esistenziale valido fuori doveva riprodursi dentro: dall’ansia di competere alle discriminazioni sessiste. Ma non ci si doveva ritirare in una sorta di Shangri-La, o in un monastero benedettino resistente ai barbari (come ha di recente teorizzato a sorpresa Bifo, vinto dal pessimismo). Compito dei CSOA (Centri Sociali Occupati Autogestiti) era compattarsi dentro per proiettarsi fuori. Definire uno stile di vita per poi imporlo, con le buone o con le cattive. Conquistare spicchi di metropoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il modello era naturalmente il Leoncavallo di Milano, però erano ammissibili varianti locali. A Bologna credo che il primo centro sociale a sorgere fosse il Crack (nessun riferimento a una droga ancora ignota). Ospitato in una baracca poi demolita dal Comune, si trasferì in una seconda più ampia, sotto le mura dell’ex manifattura tabacchi. Lo gestivano punk politicizzati e autonomi dissidenti dal filone centrale padovano-romano. L’esperienza durò alcuni anni e si esaurì. Offrì concerti di gruppi punk provenienti da tutto il mondo, discussioni interminabili, manifestazioni “cattive”, canzoncine leggendarie (“Siamo gli autonomi, siamo i più duri”, “Fate largo quando passa la commissione mensa”). Il rapporto con la città? Totalmente conflittuale. Dal Crack si partiva per occupare case e costruire barricate. Si disprezzava Bologna (la Bologna bottegaia, provvisoriamente picista e codina) come Bologna ci disprezzava.&lt;br /&gt;
Dopo il Crack – e qui abbrevio – vennero L&#039;Isola nel Cantiere e La Fabbrika. Il primo fu un centro sociale gestito soprattutto da punk, che profittò dei lavori di ristrutturazione dell&#039;ex cinema L&#039;Arena del Sole per impadronirsi di uno spazio alle sue spalle. Concerti, proiezioni, utenza foltissima. Vi proiettai un film folle di mezz&#039;ora che avevo girato in Super8, Il figlio dell&#039;uomo elettrico contro i paninari. Entusiasmo generale, ovazioni (per quanto si trattasse di una vera schifezza). Una ragazza punk mi chiese una copia del film per proiettarla a Berlino. Purtroppo l&#039;esperienza dell&#039;Isola nel Cantiere durò poco più di un anno. La sua animatrice principale, Laura De Lauris, è comunque ancora una presenza battagliera.&lt;br /&gt;
La Fabbrika fu uno CSOA importantissimo, gestito questa volta dagli autonomi “ortodossi” aderenti al comitato nazionale detto “anti anti” (antimperialisti, antimilitaristi). L’accento fu spostato sui lavoratori immigrati, cui la sinistra istituzionale non prestava attenzione. La Fabbrika li organizzò, nei limiti del possibile. Si aprì anche a una serie di sperimentazioni musicali e teatrali. Andarvi diventò una continua sorpresa, il più delle volte lieta. Tra le colonne enormi di uno stabilimento in disuso si fecero esperienze che le istituzioni si guardavano dal proporre. La cultura “vera” bolognese è transitata anche tra i capannoni de La Fabbrika, piccola società retta dai criteri dell’uguaglianza.&lt;br /&gt;
Lo stesso potrei dire per la breve esperienza del CSOA Il Pellerossa, in piena zona universitaria, e per Villa Serena, stabile molto periferico ma magnifico. Troppe divergenze tra le componenti del movimento, ai tempi della Pantera, fecero implodere quelle occupazioni, senza necessità di una repressione esterna. Resistette solo il Livello 57, creato da militanti provenienti dall’ex Crack. Specializzato in tematiche antiproibizioniste, offrì per anni concerti a un ritmo quasi quotidiano e resistette a mille traversie. Le sue Street Parades annuali diventarono un appuntamento fisso per giovani provenienti da tutta Italia. Per fare scomparire il Livello occorreva un fattore nuovo, che infine arrivò. Di nome faceva Sergio, di cognome Cofferati. Il giustiziere dei centri sociali, per lui puro fattore di disordine in una città che voleva ridotta al rigor mortis.&lt;br /&gt;
Prima dell’elezione sciagurata dello sceriffo altri centri erano sorti, e tuttora sopravvivono. Il TPO, Teatro Polivalente Occupato, nacque appunto in un teatro abbandonato della zona universitaria, poi si trasferì in un acquario in disuso della prima periferia. Adesso sorge nei pressi della stazione ferroviaria, ed è un modello di organizzazione. Promosso da un gruppo di gestione legato ai Disobbedienti padovani, ospita un bar dai prezzi politici, una palestra, una scuola di lingue per stranieri, una radio (Radio Kairos) e altro ancora. Offre concerti, spettacoli teatrali, presentazioni di libri. In passato conteneva persino un sex shop gestito da femministe (che non hanno saputo resistere, purtroppo, al “dialogo” con Cofferati) e ha avuto ospiti illustri, da Stefano Benni ad altri scrittori e artisti. Grazie ad accordi stipulati quando sindaco di Bologna era Giorgio Guazzaloca, di destra ma tollerante, il TPO ha vita abbastanza sicura.&lt;br /&gt;
Molto travagliata è invece l’esistenza del Laboratorio Crash! Promosso in origine da autonomi “tradizionali” ex Fabbrika, poi sostituiti da leve più giovani ma non meno determinate, combatte con le unghie e con i denti i continui tentativi di sopprimerlo. A un primo sgombero, da un deposito delle ferrovie abbandonato da decenni, ha reagito occupando, nella stessa via, un’antica fabbrica di gelati inattiva da tempo immemorabile. Certi spettacoli di musica d’avanguardia li si trova solo lì. Tiene seminari di scrittura e fotografia, include una libreria e un piccolo emporio. La facciata è dipinta da Blu, un artista di strada (un writer) multato a Bologna e premiato a New York.&lt;br /&gt;
Altri centri sociali, come il Vag 61 e l’XM 24 sono invece fusioni di collettivi disparati, dalle molteplici attività e interessi: cinema, comunicazione, politica non istituzionale, radio, musica, ecc. Settantasettini dai capelli ormai ingrigiti si mescolano a giovani sovversivi, ribelli alle convenzioni. Giovanile è anche il parterre del Lazzaretto occupato, sito in un casolare ai margini della città. Anche qui si può ascoltare gratuitamente musica inconsueta e non commerciale, spesso di altissima qualità.&lt;br /&gt;
Fino a poco tempo fa, tutti questi centri sociali erano spesso in lite tra loro. La politica della terra bruciata di Cofferati – fatta di demolizioni e di chiusure d’autorità, lasciando fosse insensate dove c’era qualcosa di vivente – li ha quasi costretti a compattarsi. Non davano fastidio solo per le attività culturali, di cui la giunta comunale se ne frega altamente, ma anche per il loro attivismo politico antagonista. Manifestazioni contro i CPT, antirazziste, antifasciste, contro la guerra, contro la discriminazione sessuale. Troppo, per un municipio che vagheggia grandi opere in centro e periferie silenziose. Dunque si butti giù, si demolisca. Poco importa che i centri sociali paiano – faticosamente – prefigurare ciò che dovrebbe essere la sinistra. Noi si è una variante moderata della destra. O no?&lt;br /&gt;
Partano dunque le ruspe, e torme di vigili urbani finalmente armati come si deve. Attualmente i centri sociali garantiscono concerti, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, rassegne di cinema quasi ogni giorno. Non se ne può più. Il cittadino medio bolognese ne ha le scatole piene. Non riesce nemmeno a contare, causa il rumore, quanto denaro ha estorto oggi a uno studente per un posto letto.&lt;br /&gt;
Bisogna finirla. Non ci è riuscito Guazzaloca? Non ci sono riusciti i fascisti? Ci riuscirà Cofferati. Prima o poi, si spera, regnerà su Bologna il silenzio totale. Così confortevole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741.html#002741&quot; title=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741.html#002741&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002741....&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; title=&quot;www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.sergiofalcone.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 14 Aug 2008 20:51:08 +0200</pubDate>
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 <title>2 Agosto, a Bologna fischi per Cofferati e Rotondi</title>
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 <description>&lt;p&gt;BOLOGNA - Fischi all&#039;indirizzo del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, e del ministro Gianluca Rotondi in piazza Medaglie d&#039;Oro, durante le celebrazioni per il 28^ anniversario della strage della stazione di Bologna. Appena il primo cittadino prende la parola, dalle fila delle Rdb, il sindacato di base, partono alcuni fischi, a cui si aggiungono diversi insulti gridati dai rappresentanti dell&#039;Assemblea antifascista permanente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;STRETTA DI MANO COFFERATI-ROTONDI - E&#039; bastato poi annunciare il nome del ministro per l&#039;Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, presente a Bologna in rappresentanza del governo, che da piazzale Medaglie d&#039;oro si sono levati i fischi. La contestazione, per la quale dunque non sono bastati gli appelli ad evitarla, è scattata quando Rotondi stava per prendere la parola dal palco per il suo intervento alla commemorazione della strage alla stazione di Bologna ed è proseguita nelle prime battute del suo intervento. I fischi erano ancora piu&#039; forti di quelli indirizzati poco prima al sindaco Cofferati, che aveva stretto la mano a Rotondi, ieri definito &quot;ministro incolore&quot; dall&#039;assessore comunale Libero Mancuso, parole subito condannate da Cofferati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&quot;Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro&quot;. Cosi&#039; il ministro Rotondi commenta dal palco in piazza Medaglie d&#039;orole contestazioni a lui riservate. Il riferimento e&#039; appunto alle parole di Mancuso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I FISCHI DELLA PIAZZA - Di fronte ai fischi della piazza, Rotondi chiama in causa la Resistenza dicendo che &quot;l&#039;antifascismo non e&#039; un&#039;opinione&quot;, ma e&#039; un caposaldo della Costituzione. &quot;Io non rappresento una parte politica- avvisa il ministro- ma il governo di questo Paese, il governo di una repubblica nata dalla Resistenza&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma tutto il discorso di Rotondi viene accompagnato da fischi insistenti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;COFFERATI - &quot;Una cosa molto contenuta. Io sono molto contento anche delle cose che ha detto il ministro&quot;. Questo il primo commento del sindaco Cofferati sulla contestazione che, anche stavolta, non e&#039; mancata in piazzale Medaglie d&#039;oro in occasione della cerimonia di commemorazione della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LA GENTE LASCIA LA PIAZZA - &quot;Ci rivediamo in autunno&quot;: le Rappresentanze sindacali di base alzano lo striscione, rosso, e lasciano piazza Medaglie D&#039;Oro. E&#039; cosi&#039; che protestano non appena prende la parola il ministro Rotondi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con le Rdb si allontana Rifondazione comunista ma anche tanta gente: la piazza, quando sono le 10.43, comincia a svuotarsi e l&#039;impressione e&#039; che le presenze si dimezzino in modo netto. E mentre Rotondi continua a parlare (&quot;Applaudire o fischiare, sono opinioni&quot;), alcune centinaia di persone se ne sono gia&#039; andate. Tra quelle che rimangono non mancano i fischi.&lt;/p&gt;
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 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2249">2 agosto</category>
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 <pubDate>Sat, 02 Aug 2008 19:24:19 +0200</pubDate>
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 <title>Solidarietà agli studenti di Bologna!</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3192</link>
 <description>&lt;p&gt;Esprimiamo la nostra piena ed incodizionata solidarietà agli studenti dell&#039;Università di Bologna che legittimamente hanno occupato oggi il rettorato contro l&#039;aumento delle tasse universitarie. L&#039;aumento delle tasse, l&#039;inasprimento della selezione di classe all&#039;interno del percorso universitario, la cancellazione inesorabile del diritto allo studio altro non sono che i frutti del famigerato &quot;processo di Bologna&quot; promosso a livello europeo e che ha lo scopo di riformare la formazione a tutti i livelli nella direzione di una maggiore precarietà a favore dei profitti dei padroni e delle loro aziende. Condanniamo senza mezzi termini l&#039;atto fascista del rettore nel chiamare la celere contro gli studenti che chiedevano di avere voce in un processo che li vede sempre più utenti e sempre meno protagonisti delle proprie scelte. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;NO AL &quot;PROCESSO DI BOLOGNA&quot;!&lt;br /&gt;
NO ALL&#039;EUROPA DEI PADRONI E LE SUE DIRETTIVE SULLA FORMAZIONE!&lt;br /&gt;
CONTRO OGNI REPRESSIONE, SOLIDARIETA&#039; A CHI LOTTA!&lt;br /&gt;
LA LOTTA E&#039; L&#039;UNICO CAMMINO! &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Collettivo Orientale – Napoli&lt;br /&gt;
Collettivo 20 Luglio - Palermo&lt;br /&gt;
Collettivo &quot;Lavori in Corso&quot; - Roma - Tor Vergata&lt;br /&gt;
Collettivo Politico di Scienze Politiche - Firenze&lt;br /&gt;
Collettivo Fuorilogo di Economia - Firenze Nucleo Studentesco Metropolitano - Napoli&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Wed, 04 Jun 2008 17:01:21 +0200</pubDate>
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 <title>Oltre che consumo, cessione e spaccio sarà vietato anche conoscienza di cannabis</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3048</link>
 <description>&lt;p&gt;Una legge per dire basta alle manifestazioni pubbliche che si trasformino in una sorta di sagra della droga, anche se leggera. L&#039;intenzione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, e&#039; quella di &quot;introdurre strumenti normativi per non permettere piu&#039; che manifestazioni propagandistiche, come la tre giorni sulla canapa (terapeutica, ndr) a Bologna, in programma dal 30 maggio al 1 giugno, possano svolgersi liberamente&quot;. Intervistato dal sito dei &#039;Circoli della Liberta&#039; di Michela Vittoria Brambilla, Giovanardi spiega: &quot;Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell&#039;ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere&quot;. &quot;Questo anche alla luce dell&#039;eccessiva e preoccupante leggerezza nei confronti delle droghe, che ha contribuito a creare le condizioni per casi quali quello di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l&#039;auto e ucciso due giovani fidanzati, e quello di Milano, dove una banda di spacciatori adolescenti, sgominata dai carabinieri, riforniva di droga i propri compagni di scuola&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;da ADUC&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 29 May 2008 23:30:20 +0200</pubDate>
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 <title>bologna: crash sotto sgombero</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/2998</link>
 <description>&lt;p&gt;Il Laboratorio Crash! di Via Zanardi 106 è in questo momento sotto sgombero da parte delle forze dell&#039;ordine. Dagli attivisti del centro sociale arriva un appello a recarsi quanto prima sul posto. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2672&quot; title=&quot;http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2672&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2672&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2673&quot; title=&quot;http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2673&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://emiliaromagna.indymedia.org/node/2673&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 27 May 2008 17:47:41 +0200</pubDate>
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 <title>Aggiornamento da Bologna_Nov07_O.R.A.</title>
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 <description>&lt;p&gt;Aggiornamento sugli arresti e gli sgomberi avvenuti a bologna.&lt;br /&gt;
approfondimento con Famiglia Bresci e PassPartout, collettivi di occupazione e autorecupero di case.&lt;br /&gt;
vai al link:&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://emiliaromagna.indymedia.org/taxonomy/term/17&quot; title=&quot;http://emiliaromagna.indymedia.org/taxonomy/term/17&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://emiliaromagna.indymedia.org/taxonomy/term/17&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Officina Radiostream Autogestita in collaborazione con XM24 bo.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 06 Nov 2007 17:16:53 +0100</pubDate>
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 <title>Crash again! In difesa degli spazi sociali e contro il modello cofferatiano</title>
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 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;06/10/2007 - 15:30&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Alle 6.45 del 20 Agosto 2007 un atto militare tenta di fermare l&#039;esperienza del Laboratorio Occupato CRASH! Le ruspe cofferatiane entrano nello spazio per demolire tutto quanto costruito e vissuto in un anno e mezzo di occupazione di un vecchio edificio dismesso, a cui si era data nuova vita. Nessun preavviso alla vile delibera a porte chiuse agostana. Lo stabile torna vuoto e chiuso per le volontà dell&#039;amministrazione Cofferati: l&#039;ennesimo scempio di quanto Bologna è ancora in grado di produrre dal basso al di là delle ordinanze proibizioniste, della negazione della socialità, della mercificazione culturale. Un Laboratorio largamente attraversato, catalizzatore di desideri e bisogni di decine di migliaia di persone a Bologna, che ha visto prodursi e riprodursi al suo interno reti sociali in cerca di spazi di vivibilità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Solidarietà a tutti i compagni vittime di repressione.&lt;br /&gt;
No Pasaran!&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 29 Sep 2007 00:30:20 +0200</pubDate>
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 <title>Quel treno del movimento che svuota la Piazza</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/250</link>
 <description>&lt;p&gt;La giornata del 9 Giugno ha saputo tracciare, passando per le strade di Roma, la capacità dei movimenti di agire in completa autonomia, lontani e contro la politica istituzionale di chi oggi con un piede vorrebbe alzarsi a rappresentanza politica dei movimenti e con l&#039;altro rifinanziare le missioni militari, costruire nuove basi americane a Vicenza, calpestare il diritto all&#039;autodifesa dei territori da parte di chi ci vive in Val di Susa, imporre una vita di sacrifici e bisogni insoddisfatti a milioni di precari. Un corteo in cui in oltre 100.000 abbiamo affermato con eccezionale vitalità l&#039;antagonismo alle politiche guerrafondaie del criminale bush, e tutta la nostra distanza dalle politiche del governo prodi (oggi entrambi sempre più minuscoli), in materia estera così come in politica interna. Dalle giornate di Rostock al 9 Giugno romano passa la riaffermazione di una soggettività sociale antagonista capace di conquistarsi passo dopo passo la possibilità di Muoversi Liberamente, di Manifestare, di Resistere nonostante la militarizzazione, il controllo, la repressione preventiva che dalle stazioni di tutta italia alla partenza, fino al tentativo di bloccarci in stazione Tiburtina al rientro, ci hanno accompagnati per tutto il giorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbiamo saputo riempire le stazioni ferroviarie di decine di migliaia di compagne e compagni determinati ad arrivare a Roma; abbiamo saputo imporre trattative che, nonostante i numerosi tentativi in corso da oltre una settimana, erano state fino a quel momento provocatoriamente negate da Trenitalia. A Bologna, punto di concentramento per numerose città del nord italia, la partenza è stata garantita, al di fuori di ogni rimpiattino istituzionale, dalla determinazione con cui già dalle 10.00 del mattino i compagni e le compagne sono arrivati in stazione, ponendosi fin da subito a ridosso dei binari, violando il blocco fino a quel momento attuato dalle decine e decine di agenti di polizia disseminati agli ingressi, negli atri, sulle banchine di partenza. Un mal riuscito tentativo di &quot;ordine pubblico&quot;, delegato da Trenitalia alle forze dell&#039;ordine, che ha sommato all&#039;asfissiante controllo della piazza romana la deterrenza numerica preventiva voluta dal governo. Qui si è giocata anche la partita fra chi in questa piazza ha letto, e voluto scrivere da protagonista, una grande giornata di mobilitazione senza compromessi, e quanti hanno deciso di sottrarsi a questa fondamentale battaglia... optando per qualche bus a basso costo, per una giornata a basso profilo. Questa scommessa l&#039;hanno vinta tutti coloro che hanno scelto di respingere con la propria presenza la decentralizzazione del controllo puntando verso una partecipazione di massa al corteo romano, occupando le stazioni, forzando le trattative, conquistandosi la libertà di muoversi e di manifestare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno aveva fatto appello alla necessità di riunire in un unico momento di piazza il movimento contro le guerre, unilaterali o multilaterali che fossero. Ebbene, questo è avvenuto. Il movimento era tutto nel corteo di piazza della Repubblica, lasciando ad una spopolata Piazza del Popolo l&#039;angusto ruolo di alchemica riconciliazione tra politiche di lotta e di governo... fallimentare esperimento di rappresentazione di sè come qualcosa di più che non dirigenze e funzionari di partito, dimostratisi quanto mai lontani dalle aspettative e dall&#039;immaginario degli oltre 100.000 che hanno manifestato per le vie di Roma. E&#039; questo lo spazio dei movimenti segnato dal corteo del 9 Giungo, uno spazio quantitativamente e qualitativamente significativo marcato dalla crisi di rappresentanza di quei partiti che avevano tentato di attraversare negli anni passati il composito movimento contro la guerra e che oggi rimane terreno esclusivo dell&#039;antagonismo e dell&#039;inconciliabilità con le istituzioni. Chi aveva ad oggi seguito l&#039;impraticabile via della pacificazione e della permeabilità con un presunto &quot;governo amico&quot;, il 9 Giugno ha operato invece una scelta di parte quanto mai esplicativa, in un corteo su questo coeso e determinato, che ha anche saputo osare la forzatura del rigido controllo poliziesco impostogli. Chi sulle testate giornalistiche o nelle conferenze stampa ha parlato, in merito al defluire del corteo in Piazza Navona e al tentativo di superare gli sbarramenti di Corso Vittorio, della folle azione di qualche isolato &quot;facinoroso&quot; non c&#039;era, non ha visto, non ha voluto vedere. Alle cariche della polizia, susseguitesi fino ad invadere Piazza Navona stessa di gas lacrimogeni e a circondarla, il corteo ha risposto unitariamente resistendo, senza disperdersi, ma anzi riprendendo il suo cammino fino ad arrivare alla stazione Tiburtina, teatro dell&#039;ennesima provocazione poliziesca e di Trenitalia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad onor di cronaca, in stazione Tiburtina ad attendere i manifestanti una sbarramento imponente di forze dell&#039;ordine, tra polizia e guardia di finanza, che si dividevano il compito di sbarrare gli ingressi della stazione completamente militarizzata, impedendo di fatto ai manifestatnti di andare a prendere quei treni per il rientro che già in mattinata si era riuscito ad ottenere. Per due ore si è aperta una trattativa tra i compagni e i rappresentanti di questura e trenitalia, i quali hanno trascinato la stessa per ore con il chiaro intento di alzare la tensione tra le centinaia di manifestanti guardati a vista dagli agenti in assetto antisommossa. Parallelamente alla stazione termini si assisteva ad una situazione simile di militarizzazione e forze dell&#039;ordine che impedivano a gruppi di manifestanti di accedere ai binari. Era chiaro a tutti e tutte che la nostra libertà di manifestare non è solo quella di non accetare zone rosse, città militarizzate o divieti di ogni sorta, ma anche quella di poterci spostare e muovere liberamente senza restrizioni economiche impossibili da sostenere per tutti i precari e precarie, che sabato erano a Roma ad opporsi alla visita sgradita di Bush. Al ricatto fasullo di trenitalia, verso prefettura e questura, la quale paventando buchi di bilancio dichiarava di non poter far viaggiare senza pagare i manifestanti, la piazza non è stata più disposta ad accettare ricatti di sorta sollevandosi convinta e determinata a prendersi quei treni: compagni incordonati, bandiere che sventolavano, cori e slogan hanno avuto come risposta cariche della polizia. La piazza ha saputo rispondere determinata con barricate su tutti i lati del piazzale della tiburtina presidiato dagli agenti, rimanendo compatti di fronte ai lacrimogeni e ai manganelli. Dopo un&#039;ora la situazione si sblocca per ordine del prefetto che intima a trenitalia, per gravi motivi di ordine pubblico, di mettere a disposizione i treni per riportare i manifestanti a casa: sono due i treni, uno per torino-milano, l&#039;altro per bologna-padova-venezia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;essere riusciti a conquistarsi sia alla mattina, che a tiburtina i treni per il &quot;No Bush&quot;, è stato un passaggio determinante e decisivo da parte di tutto il movimento, che in caso contrario avrebbe aperto un precedente pericoloso e ingombrante per quanto riguarda la libertà di movimento e di manifestare per tutti e tutte. A maggior ragione nel momento in cui è stata la piazza nella sua interezza a sbloccare la situazione, riportando la trattativa su un piano più contingentemente nostro, superando la relativa disattenzione e la scarsa partecipazione del movimento romano rispetto a quanto in quelle ore si stava svolgendo in stazione Tiburtina, nonostante l&#039;estraneità di quasi tutti i presenti al territorio romano e nonostante la vile, seppur estemporanea, aggressione di stampo fascista che ha provocato il ferimento di un compagno a seguito del lancio di segnaletica stradale dalla sopraelevata che fiancheggia la stazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rimane dunque, a bilancio della giornata, la capacità del movimento di porsi al fianco di quanti nel mondo si frappongono e si oppongono al regime di guerra permanente. E di farlo autonomamente rispetto alle ambigue posizioni espresse da un ceto politico difficilmente interprete delle volontà, delle tendenze e del potenziale espresso da questa piazza fatta di studenti, migranti, precari, comitati di lotta territoriali, espressione dei soggetti sociali reali che non si sentono più rappresentati e rappresentabili da nessuna delle &#039;sinistre&#039; al governo, e neanche dagli equilibrismi altermondialisti e buonisti di chi vuole riesumare i fantasmi di Porto Alegre. La crisi della politica si è quindi materializzata per le strade di Roma, oltrechè nella diserzione dai seggi elettorali la domenica successiva. E&#039; un vuoto che si è tradotto in partecipazione e consapevolezza nella lotta: incontrare, costruire e organizzare una resistenza comune fra tali soggetti è l&#039;unico modo per riempire ed allargare questo vuoto, per tradurlo nella determinazione di una forza che inverta i processi di devastazione sociale cui questo paese è sottoposto senza soluzione di continuità da più di un decennio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine tutta la nostra solidarietà va a chi per la giornata del 9 giugno è stato arrestato o incorrerà in procedimenti penali. La solidarietà è la nostra migliore arma e non possiamo far finta di dimenticarcela...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Laboratorio Occupato CRASH!&lt;br /&gt;
C.ollettivo U.niversitario A.utonomo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;BAZ.video: &lt;a href=&quot;http://www.ecn.org/baz/audiovideo/20070609_roma_nobush.avi&quot; title=&quot;http://www.ecn.org/baz/audiovideo/20070609_roma_nobush.avi&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.ecn.org/baz/audiovideo/20070609_roma_nobush...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 12 Jun 2007 19:28:01 +0200</pubDate>
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