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Genova2001: quale giustiza?

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Genova 2001 non si dimenica!

Sfidando gli occhi elettronici che circondano il palazzo della corte costituzionale (per i romani il "Palazzaccio"), un gruppo di attivist* ha incappucciato una delle statue simbolo della giustizia italiana. Appeso ad un bracccio del "colosso di travertino" un cartello che riportava la scritta: "Genova 2001: quale giustizia?".

Dopo sette anni tutti i responsabili della "macelleria messicana" sono stati promossi e appena sfiorati dalle accuse dei PM. Una ulteriore conferma del ruolo supino della magistratura italiana.

Noi non dimentichiamo!

con Carlo nel cuore...

G8, BOLZANETO: SINISTRA CRITICA, E’ ORA DI METTERE SOTTO ACCUSA LA CATENA DI COMANDO

“Violenze e torture da parte di poliziotti e guardie a Bolzaneto sono avvenute, anche se la magistratura ha accertato solo specifici episodi: è vero che il reato di tortura non esiste in Italia, ma è un po' troppo poco dopo sette anni! Ora va messa sotto accusa l’intera catena di comando che ha pianificato e realizzato la repressione al G8 di Genova” dichiara Gigi Malabarba, già senatore di Sinistra Critica presente a Genova durante il G8 e testimone ai processi contro le forze dell’ordine.

“Le 15 flebili condanne di oggi andranno anche in prescrizione, ma le responsabilità politiche possono e devono essere individuate, perché i protagonisti, a partire dall’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, sono tuttora ai vertici delle istituzioni. Non esiste alcuna possibilità che le violenze poliziesche di piazza, che hanno portato all’uccisione di Carlo Giuliani e all’aggressione a migliaia di manifestanti, così come le torture e i pestaggi a Bolzaneto e alla scuola Diaz possano essere frutto di iniziative casuali e spontanee da parte di singoli” continua Malabarba. "E sulla notte cilena della Diaz, con tanto di prove false e depistaggi, non sarà così facile spargere assoluzioni a piene mani..."

“La mancata istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta anche da parte di un governo di centrosinistra, che pure l’aveva nel suo programma, pesa come un macigno sull’isolamento in cui la magistratura genovese è stata lasciata nella ricerca della verità e della giustizia sui fatti del G8. Il nuovo governo di centrodestra, dal canto suo, farebbe bene non solo a spostare dalla Maddalena, ma ad annullare il nuovo vertice previsto in Italia il prossimo anno” conclude l’esponente di Sinistra Critica.

http://www.sinistracritica.org/node/1051

[G8] Processo Diaz agg. 10.07.08

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imc roma
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Insieme all'avv. Laura Tartarini, il riassunto della giornata di oggi in aula

5:32 minutes (5.07 MB)

Audio da Radio Onda Rossa 87.9
www.ondarossa.info

Il «massacro» della Diaz

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reporter
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La dura requisitoria del pm Cardona Albini al processo per la «notte cilena» del G8. Identificato anche il primo poliziotto ad entrare nella scuola. Il processo dovrebbe arrivare a sentenza, nonostante la bloccaprocessi

Quella parola vietata, che finora nessuno aveva osato pronunciare parlando della notte della Diaz a Genova, è ora sul verbale della requisitoria: il pestaggio dei no global, ha detto il pm Francesco Cardona Albini, è stato un «massacro»: «Ed è stato questo massacro e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, che prima neppure si conoscevano». Seguendo il filo della ricostruzione avviata due giorni fa dall'altro inquirente di questo lungo processo, Enrico Zucca, Cardona Albini ha raccontato per quasi otto ore di fila, dalle 9,30 alle 17 di ieri, con una piccola sospensione solo per la pausa pranzo, attimo per attimo l'assalto alla scuola Diaz. E cioè quando, poco prima della mezzanotte di sabato 21 luglio, dopo tre giorni di manifestazioni e la morte di Carlo Giuliani, circa 300 poliziotti divisi in due colonne arrivarono da entrambi i lati di via Cesare Battisti per assaltare il complesso delle scuole Diaz, la Pascoli, che ospitava il mediacenter del Social forum e parecchie redazioni «volanti» tra cui quella di Indymedia. E la Pertini, dormitorio gestito dallo stesso Genoa social forum.
Le immagini video, girate dai mediattivisti della Pascoli, mostrano con chiarezza gli uomini del Settimo nucleo antisommossa romano, guidato da Vincenzo Canterini, che sfondano il cancello della scuola e si precipitano verso il portone. Con un dettaglio importante, giunto solo ora che il processo è finito: «Da quel filmato - ha detto Cardona Albini - siamo riusciti ad identificare chi è il poliziotto che per primo entra nella scuola». Nella scuola vengono arrestati 93 manifestanti: 70 di loro usciranno dall'edificio feriti, tre in condizioni gravissime, di cui uno in coma. Quasi tutti gli arrestati (settantacinque) saranno portati alla caserma di Bolzaneto per essere torturati.
Al «massacro» prendono parte decine di poliziotti in divisa e in borghese, mai identificati. Cardona Albini si è soffermato a lungo sulle deposizioni delle vittime, elencando lesioni, fratture, contusioni. Ha parlato di Lena Z., la giovane tedesca percossa e trascinata per le scale della scuola che, come ha raccontato lei stessa, ha perso il 30% della capacità polmonare in seguito al pestaggio. «Un poliziotto è venuto lì e mi ha preso per i capelli e sono rimasta fuori con le mani alzate davanti ai poliziotti. Hanno iniziato a picchiarmi con i bastoni sulle spalle e sulla testa. Mentre mi picchiavano sentivo le costole rompersi. Poi la polizia mi ha tirato su e buttato contro il muro. Quando ero per terra hanno continuato a colpirmi». «Avevo la sensazione che si divertissero mentre mi stavano picchiando e che mi venivano fuori dei rumori mentre mi picchiavano sullo sterno. Avevo la sensazione che quando mi uscivano questi rumori dessero più gioia alla polizia, come se li incitasse». Un racconto raccapricciante, come quello del giornalista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci: «Ricordo che i primi che sono venuti vicino a me, in realtà hanno preso di mira i ragazzi che avevo alla mia destra, la ragazza in particolare che era quella più vicina, proprio affianco... che io avevo affianco, è stata presa con un calcio alla faccia, quindi è stata spinta indietro, è un po' barcollata, sì è piegata con la schiena all'indietro, il ragazzo che aveva affianco è stato raggiunto da delle manganellate, erano due gli agenti in questo momento che si sono rivolti contro questa coppia». «Mi sono avvicinato alla ragazza per aiutarla, per vedere cosa le fosse successo, se potevo sostenerla in qualche modo, mentre facevo questo però i due poliziotti si sono rivolti verso di me, ho cominciato a sentire il sangue che scorreva, perdevo sangue in particolare da uno squarcio che avevo qui nel braccio, un buco molto profondo».
E poi i racconti dei tedeschi, degli spagnoli. Tutti ricordano l'insulto comune, in un inglese universale: «Bastard». Più di un italiano invece ricorda la scioccante promessa degli agenti in mezzo alle botte: «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazzeremo tutti». Cardona ha concesso un lungo tempo anche alla testimonianza di Michelangelo Fournier, il vicecomandante del settimo nucleo sperimentale antisommossa, la cui deposizione ha fatto il giro del mondo insieme a quella definizione «macelleria messicana» e alla sua esclamazione «basta basta» nel mezzo dei pestaggi. Per Cardona Albini è stato come «aprire una finestra» in un delirio senza speranza, anche se neppure quella testimonianza (l'unica degli imputati per lesioni, a parte quella di Canterini) è riuscita a concedere un briciolo di verità a questa storia da parte delle forze dell'ordine: «Per amor di patria Fournier ha difeso i suoi», è stato il lapidario commento. Ora che appare a tutti chiaro che con molta probabilità il processo Diaz arriverà a sentenza nonostante il decreto bloccaprocessi, ora che la corte sarà chiamata a decidere, Francesco Cardona Albini ha guardato i giudici quasi spaesato e ha concluso: «Mi chiedo che cosa volessero fare».

[G8-2001] Verso la conclusione dei processo per i fatti di Bolzaneto

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www.processig8.org
Sommario:
comunicato in vista della sentenza del processso per i fatti di Bolzaneto

*****

Il 21 luglio 2008, sette anni dopo i fatti del G8-2001 di Genova, è prevista la sentenza del processo per le torture inflitte ai danni di circa 300 dimostranti fermati o arrestati durante le giornate di protesta e portati nella caserma di Bolzaneto, in quei giorni adibita a carcere
temporaneo.

Nel processo, iniziato nel 2005, sono imputate 45 persone tra agenti e funzionari di Polizia di Stato, Carabinieri, agenti di Polizia penitenziaria, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, abuso d'autorità sugli arrestati, violenza privata, lesioni personali, percosse, ingiurie, minacce e falso ideologico.

L'inchiesta dei Pubblici Ministeri si è basata sulle testimonianze degli arrestati e fermati, sulle dichiarazioni di due paramedici e di due agenti di polizia penitenziaria che per primi, nel gennaio 2004, ammisero che nella caserma ebbero luogo delle violenze.

Dalla ricomposizione delle testimonianze delle persone arrestate, parti lese nel processo, è emerso un racconto dell'orrore fatto di botte, insulti, slogan fascisti e umiliazioni sistematiche contro persone inermi per la loro condizione di prigionieri. Secondo la ricostruzione dei
Pubblici Ministeri, a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, il quale vieta il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti. Tuttavia, il codice penale italiano non è stato adeguato alla Convenzione e non contempla un reato specifico di
tortura.

Con la repressione nelle strade e il blitz-rappresaglia alla scuola Diaz la sera del 21 luglio, Bolzaneto ha costituito una delle tappe del percorso di annientamento del dissenso espresso dal movimento anti-globalizzazione.

Durante i giorni in cui questo carcere provvisorio fu operativo non vennero comunicate agli arrestati le accuse contro di loro, né i loro diritti, né venne loro permesso alcun contatto con avvocati, congiunti e, nel caso degli stranieri, con i consolati. Le persone che transitarono da Bolzaneto erano di fatto sequestrate.

Bolzaneto NON è stato un caso isolato di sospensione dello stato di diritto, ma un episodio
sempre più ordinario tra altri noti a livello globale come Guantanamo, Abu Ghraib o le "Extraordinary Renditions". Il G8 di Genova è stato definito da Amnesty International "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale".

Anche se non si arriverà mai ad una sentenza definitiva, a causa dei tempi di prescrizione, una condanna in primo grado di giudizio permetterebbe il riconoscimento dei danni fisici e morali subiti dalle persone costituitesi parti civili e il loro risarcimento economico.

Vogliamo che il prossimo luglio sia un'occasione di denuncia delle vicende che hanno caratterizzato le giornate del G8-2001 ed un'opportunità, per tutti coloro che pensano che questi avvenimenti non debbano essere dimenticati, per fare sentire la propria voce.

Genova, giugno 2008
www.processig8.org
info[at]processig8[dot]org

G8 a Genova , «la polizia ha infierito» Corsera

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Testimonianza choc in aula del vice questore aggiunto Fournier - G8 a Genova, «la polizia ha infierito»

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Gi...

Testimonianza choc in aula del vice questore aggiunto Fournier

G8 a Genova, «la polizia ha infierito»

«Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento
così grave: la scuola Diaz come una macelleria»

GENOVA - Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è arrivata
un'ammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il coraggio di
rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito
di appartenenza». È questa la testimonianza resa da Michelangelo Fournier,
all'epoca del G8 a Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile
di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione
nella scuola Diaz. In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione
su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non
manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto.

«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano dell'istituto -
ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro
poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano
infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria
messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto
ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il
poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e
non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha
spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una
pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto
che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».

«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle domande
del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per
terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale.
Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di
chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la
ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra
manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho
invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita
perché per me la ragazza stava morendo».

«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un
comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a
tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio
lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e
subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e
responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in
ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di
decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria
messicana". L'attuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte
cilena". Si ricorre all'esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione
all'italiana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato.
A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il
ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento
continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione d'inchiesta?

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA - «La testimonianza resa da
Michelangelo Fournier è l'ennesima conferma della necessità di istituire
quella commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova,
prevista nel programma di governo dell'Unione e che il centrodestra, nella
precedente legislatura, ha sempre negato». Lo afferma il vice presidente
della Camera e parlamentare della Sd, Carlo Leoni, commentando la
deposizione di oggi presso il tribunale penale di Genova.
13 giugno 2007

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