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 <title>carcere</title>
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 <title>Carcere: &quot;I dannati di Milano&quot;</title>
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 <description>&lt;p&gt;Breve memorandum sul pianeta carcere. Mentre gran parte degli italiani si gode l’estate all’aria aperta, proprio in periodi come questo aumenta il rischio suicidio di agenti e detenuti. Gli appelli alla solidarietà lanciati su un sito web.&lt;br /&gt;
Un articolo che ci riporta a quella realtà che, solitamente, si tende a rimuovere.&lt;br /&gt;
Lo trovate su: &lt;a href=&quot;http://www.ciardullidomenico.it&quot; title=&quot;www.ciardullidomenico.it&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.ciardullidomenico.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sun, 03 Aug 2008 11:28:25 +0200</pubDate>
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 <title>IL CARCERE UCCIDE</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3928</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; title=&quot;www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.sergiofalcone.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LA STAMPA&lt;br /&gt;
6/7/2008 (11:40) - LA STORIA&lt;br /&gt;
Muore in cella a 22 anni&lt;br /&gt;
Manuel Eliantonio, aveva 22 anni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ragazzo di Piossasco stroncato dal gas nel carcere di Marassi.&lt;br /&gt;
La madre: «Assassini»&lt;br /&gt;
LUDOVICO POLETTO&lt;br /&gt;
PIOSSASCO (TORINO)&lt;br /&gt;
Alla mamma aveva scritto una lettera drammatica: «Qui in carcere mi ammazzano di botte». «Mi riempiono di psicofarmaci». «Mi ricattano», «Sto male». Ieri lo hanno trovato senza vita riverso per terra, con una bomboletta di gas in mano, in un bagno del carcere di Marassi, a Genova. E adesso, la madre si rigira tra le mani quella lettera tremenda, mentre grida le sue accuse e il suo dolore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Manuel Eliantonio, 22 anni, originario di Piossaco, è morto l’altra mattina nella struttura penitenziaria dov’era rinchiuso da quasi cinque mesi. Ucciso, dicono al Marassi, dal gas butano respirato da una bomboletta di gas da campeggio. Suicidio? «Forse un incidente», lasciano intendere dalla casa circondariale. Spiegando che il butano è spesso adoperato come droga dai detenuti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la madre di Manuel, Maria, urla: «Mio figlio lo hanno ammazzato. Lo hanno pestato a sangue e lo hanno stordito con psicofarmaci. Lo hanno ucciso, e stanno cercando di coprire tutto». Mostra l’ultima - nonché l’unica - lettera che il figlio le ha inviato dal carcere dov’era rinchiuso per una condanna a 5 mesi e dieci giorni. «Una storia da niente, resistenza a pubblico ufficiale», dice lei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’ultimo scritto di Manuel sono due paginette strappate da un quaderno a quadretti su cui c’è lo spaccato di una vita d’inferno. «Cara mamma, qui mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana. Adesso ho soltanto un occhio nero, ma di solito...». E ancora: «Mi riempiono di psicofarmaci. Quelli che riesco non li ingoio e appena posso li sputo. Ma se non li prendo mi ricattano con le lettere che devo fare». E ancora: «Sai, mi tengono in isolamento quattro giorni alla settimana, mangio poco e niente, sto male».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La notizia della morte di suo figlio, Maria l’ha avuta ieri mattina. Una telefonata dal carcere e l’annuncio: «Manuel è spirato stanotte». Disperata, è partita subito per Genova. In tarda serata è di nuovo a casa, dalla figlia più piccola. Ha gli occhi gonfi per tutte le lacrime che ha pianto, è stanca, disperata e distrutta. «Voglio andare fino in fondo a questa storia. Mio figlio era malato. Non avrebbe dovuto assumere psicofarmaci. Doveva essere curato, non sedato. Avrebbero dovuto portarlo in ospedale se stava male, non abbandonarlo in una cella, solo».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In quell’unica lettera ricevuta dal figlio, mamma Maria legge la disperazione di un ragazzo troppo a lungo maltrattato. «Doveva essere scarcerato il 5 agosto», racconta. «Quando la lettera è arrivata gli ho subito risposto con un telegramma: “Resisti, figlio mio. Resisti, è quasi finita”. Speravo di rivederlo tra qualche giorno, invece è arrivata soltanto quella maledetta telefonata da Marassi».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il verbale della polizia penitenziaria racconta che Manuel si sarebbe stordito con il butano di una bomboletta adoperata per un fornelletto da campo che aveva in cella. Prassi assai abituale per detenuti con problemi di tossicodipendenza. Ma qualcosa è andato storto, l&#039;intossicazione gli è stata fatale. Per chiarire i contorni di questa morte la Procura della repubblica ha già aperto un’inchiesta. Ci sarà un’autopsia, che dovrebbe chiarire tutti i dubbi. Anche quelli sollevati da mamma Maria.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sun, 27 Jul 2008 21:26:14 +0200</pubDate>
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 <title>Presidio Antifascista/Anticarcerario 19-06-2008</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3530</link>
 <description>&lt;p&gt;Il giorno 19 Giugno 2008 e&#039; stata una giornata di mobilitazione internazionale in solidarieta&#039; con Christian, antifascista di Berlino rinchiuso nelle carceri per aver tentato di bloccare un corteo di neonazisti. Christian potrebbe essere gia&#039; libero poiche&#039; ha scontato piu&#039; dei 2/3 della pena, condizione sufficiente in germania per poter avere gli arresti domiciliari, ma viene trattenuto poiche&#039; mantiene rinnovato il suo animo antifascista per il quale viene considerato pericoloso.&lt;br /&gt;
Per questo circa 50 compagni e compagne hanno partecipato al presidio antifascista indetto sotto l&#039;ambasciata tedesca.&lt;br /&gt;
Per evidenziare che la repressione che colpisce Christian, Andrea e Emiliano, colpisce tutti/e noi, ribadiamo:&lt;br /&gt;
Christian, Andrea e Emiliano liberi/e tutti/e subito!&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 21 Jun 2008 16:40:57 +0200</pubDate>
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 <title>&quot;NO AL CARCERE&quot;: L&#039;EREDITA&#039; CULTURALE DI PAUL RICOER</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/2859</link>
 <description>&lt;p&gt;Il 20 maggio di 3 anni fa moriva Paul Ricoeur, filosofo francese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&#039; utile, soprattutto ai ministri che si riuniscono domani a Napoli, rileggersi quanto diceva Ricoeur sul tema delle carceri e delle soluzione repressive ai problemi sociali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;APPROFONDIMENTI SU &lt;a href=&quot;http://www.ciardullidomenico.it&quot; title=&quot;www.ciardullidomenico.it&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.ciardullidomenico.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 20 May 2008 08:14:50 +0200</pubDate>
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 <title>Conflitto di Oaxaca, Messico: scarcerato uno dei portavoce della APPO, Flavio Sosa, dopo un anno e cinque mesi di detenzione</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/2530</link>
 <description>&lt;p&gt;Città del Messico.  Sabato 19 aprile, è stato liberato per mancanza di prove Flavio Sosa Villavicencio, uno dei portavoce più conosciuti del movimento sociale di Oaxaca, la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), dopo 17 mesi passati in carcere in seguito alle accuse fabbricate contro di lui per furto, danni, sequestro, lesioni, sedizione e attacchi alle vie di comunicazione.&lt;br /&gt;
 Flavio Sosa è stato più volte ed erroneamente identificato dalla stampa messicana come il presunto leader del movimento, come se tutto il conflitto che ha coinvolto la regione di Oaxaca con manifestazioni, picchetti e scioperi di centinaia di migliaia di persone durante un anno (a partire dal maggio 2006) potesse ricondursi alla volontà di un piccolo gruppo di sovversivi che, secondo questa versione ufficiale e tendenziosa, avrebbero cooptato una massa di contadini, indigeni e poveri contro il governo locale di Ulises Ruiz. Ma la realtà nel regno di Ruiz e del PRI (Partido Revolucionario Institucional), al governo da quasi ottant’anni in questa zona, era un’altra. Sosa ha ribadito che continuerà a “camminare affianco al popolo” e che “non si tratta di una lotta personale contro Ruiz quanto piuttosto di una sfida per la trasformazione democratica delle istituzioni”, un processo incompleto in tutto il paese.&lt;br /&gt;
Il 4 dicembre 2006, a soli tre giorni dall’inizio del governo dell’attuale presidente messicano, Felipe Calderon, il signor Flavio Sosa venne arrestato con suo fratello Horacio e altri attivisti a Città del Messico, mentre si apprestava a partecipare ad una riunione con alcuni esponenti del Ministero dell’Interno. E’ l’attivista politico che ha scontato più mesi di carcere in seguito ai tragici eventi che insanguinarono Oaxaca per almeno sei mesi con un saldo di 25 morti, centinaia di feriti, detenuti e ripetute violazioni dei diritti umani. L’escalation di violenza contro i professori scioperanti e la APPO portò a reazioni spropositate da parte di entrambi i bandi in lotta. Queste, a loro volta, furono prese come pretesto per l’ingresso in città di 4000 membri della purtroppo nota e militarizzata PFP, Polizia Federale Preventiva, nell’ottobre 2006. Il 25 novembre, infine, gli scontri, le violazioni, i feriti e i 141 detenuti, subito isolati dal mondo e deportati a centinaia di chilometri di distanza. Accuse false, scambi di persona, violenze fisiche e psicologiche, tortura e mancanza completa di diritto e diritti segnarono quelle giornate. Anche per questi atti e per gli eccessi di brutalità si può parlare ancora infelicemente di “macelleria messicana” e lo stesso Sosa ha parlato di “politica terrorista contro la gente di Oaxaca”.&lt;br /&gt;
Durante mesi, è stata condotta una campagna mediatica contro i personaggi più in vista, i consiglieri del movimento sociale di Oaxaca come Florentino Lopez o la maestra Carmen Lopez, che, come suggerisce la parola “portavoce” e come riporta la stessa Lopez in un’intervista, avevano “in realtà il semplice incarico di mantenere i rapporti con la stampa all’interno di una struttura integrata da oltre mille consiglieri con diritto di voto e caratterizzata da processi decisionali democratici e votazioni su ogni punto della agenda politica”, quale è la APPO appunto. La maggiore visibilità di alcuni consiglieri dell’Assemblea per un determinato periodo è stata costantemente identificata come una leadership dalla stampa e dalle TV nazionali (divise in due catene private, TV Azteca e Tele Visa), spesso propense al sensazionalismo e alla condanna facile.&lt;br /&gt;
I problemi attuali della società messicana, specialmente degli stati più poveri come Oaxaca, il Chiapas, Guerrero o Veracruz, non sono stati ancora affrontati adeguatamente dalle autorità. Basti pensare al conflitto costante tra i partiti politici a livello locale e nazionale e, a Oaxaca, alla forte emarginazione sociale ed economica, al potere del narcotraffico e alla crescita delle morti violente (oltre 2600 l’anno scorso in tutto il paese) e dell’impunità a tutti i livelli. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di Fabrizio Lorusso&lt;br /&gt;
(&lt;a href=&quot;http://fabriziolorusso.wordpress.com&quot; title=&quot;http://fabriziolorusso.wordpress.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://fabriziolorusso.wordpress.com&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Mon, 28 Apr 2008 23:40:08 +0200</pubDate>
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 <title>Processo al Sud Ribelle: oggi le rihieste dei PM</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1489</link>
 <description>&lt;p&gt;Chiesti 6 anni per Caruso e Casarini&lt;br /&gt;
La replica: &quot;Processo politico, argomentazioni vergognose&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;onorevole Francesco Caruso, al centro, davanti al palazzo di giustizia di Cosenza&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;COSENZA - Sei anni per Francesco Caruso, parlamentare di Rifondazione comunista, per Luca Casarini, leader delle Tute bianche, e per Francesco Cirillo, &quot;mente&quot; della Rete meridionale del sud ribelle. Sono le richieste di condanna presentate dal pm Domenico Fiordalisi, nel processo contro 13 militanti no global imputati a Cosenza, in Corte d&#039;assise, di associazione sovversiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo la pubblica accusa, gli imputati sono colpevoli di aver preparato con scientificità gli incidenti durante il Global forum a Napoli e il G8 di Genova del 2001. &quot;Volevano bloccare i vertici politici ma anche costituire un gruppo sovversivo&quot;, ha detto Fiordalisi nella requisitioria durata sette ore. Condanne comprese tra tre anni e sei mesi e due anni e mezzo sono state chieste per gli altri imputati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il magistrato ha puntato l&#039;indice contro internet e i siti della contestazione &quot;strumenti informatici che, in questa vicenda, sono stati fondamentali per diffondere idee di violenza. Il programma dell&#039;organizzazione era tale da creare lo scontro e queste forme di resistenza a pubblico ufficiale costituiscono reato&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le repliche di Luca Casarini e Francesco Caruso non si sono fatte attendere. &quot;E&#039; una requisitoria vergognosa&quot;, ha affermato Casarini. &quot;E&#039; basata su un teorema tutto politico che vuole sostanzialmente rendere criminale ciò che ha coinvolto milioni di persone, da Seattle a Genova&quot;. Pesanti anche le parole usate da Francesco Caruso, &quot;orgoglioso&quot; di essere accusato di &quot;cospirazione politica&quot;: &quot;Fu la stessa accusa rivolta a Pertini e Mazzini. Per questo entriamo in tribunale a testa alta convinti che le nostre battaglie contro le ingiustizie non possono essere fermate da un pm&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;inchiesta comincia un po&#039; per caso, dalla bomba terrorista di via Brunetti a Roma nell&#039;aprile 2001 e da un volantino di rivendicazione arrivato alla Zanussi di Cosenza. Al centro delle indagini gli aderenti ai Nipr. Invece passa per gli incidenti durante il Global forum di Napoli (marzo 2001). Si concentra sui tre tragici giorni del G8 di Genova, individua &quot;legami degli indagati con i black bloc&quot;, analizza le occupazioni nelle agenzie interinali nelle città del sud. Si basa su un lungo lavoro della Digos e dei Ros dei carabinieri che, dai giorni del G8 a Genova, non smettono di filmare, pedinare e infiltrarsi in riunioni e assemblee no global, monitorando centinaia di siti internet, intercettando decine di persone fino alle 359 pagine delle ordinanze di custodia cautelare firmate il 6 novembre del 2002.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 24 Jan 2008 20:16:03 +0100</pubDate>
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 <title>Abou Elkassim Britel libero e vivo</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1332</link>
 <description>&lt;p&gt;To:  Governo Italiano/ Gouvernement italien/ Italian Government – Commissione europea/ Parlamento Europeo/ Commission européenne/ Parlement européen/ European Commission/ European Parliament&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abou Elkassim Britel, nato in Marocco e cittadino italiano dal 1999, è in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 in un carcere marocchino.&lt;br /&gt;
Dopo quasi 6 anni di ingiusta detenzione chiede di essere liberato: non ha commesso reati.&lt;br /&gt;
Da marzo 2002 Kassim ha subito: extraordinary rendition, arresti arbitrari, detenzioni segrete con torture e violenze di ogni genere, un processo affrettato ed iniquo, carcere duro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Parlamento europeo nella sua Risoluzione n° 2006/2002 (INI)/feb 2007: « 63. condanna la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani, e successivamente consegnato alle autorità marocchine ed imprigionato nella prigione di &quot;Temara&quot;, dove è ancora detenuto; sottolinea che le indagini penali in Italia contro Abou Elkassim Britel erano state chiuse senza che egli fosse incriminato; 64. si rammarica che secondo la documentazione trasmessa alla commissione temporanea, dall&#039;avvocato di Abou Elkassim Britel, il Ministero degli Interni italiano all&#039;epoca fosse in &quot;costante cooperazione&quot; con servizi segreti stranieri in merito al caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan; 65. sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l&#039;immediato rilascio di Abou Elkassim Britel ».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sua innocenza è provata anche dalle conclusioni della magistratura italiana che ha archiviato l’indagine su di lui « rilevato che gli ulteriori accertamenti disposti, intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, non hanno fornito alcun supporto all&#039;accusa », (9745/06) set.06&lt;br /&gt;
Kassim attua questa forma di protesta estrema dopo che lui e sua moglie, innumerevoli volte nel corso di questi anni, si sono rivolti con fiducia sia alle autorità italiane che marocchine senza risultato alcuno, anzi durante lo sciopero della fame un trasferimento ha peggiorato le condizioni di reclusione.&lt;br /&gt;
Ogni ora che passa aggrava la situazione: la sua vita è ormai in grave pericolo. Insieme alla debolezza fisica aumenta anche la sua determinazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chiediamo insieme di salvare la vita di Abou Elkassim Britel rendendogli al più presto la dovuta libertà:&lt;br /&gt;
- al Governo italiano un passo concreto e deciso per la liberazione di Abou Elkassim Britel,&lt;br /&gt;
- alla Commissione europea ed al Parlamento europeo un’efficace azione a sostegno di queste richieste urgenti, in considerazione dell’art. 2 dell’ACCORDO EUROMEDITERRANEO di associazione UE-Marocco, in vigore dal 2000: « il rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali dell’uomo, quali enunciati nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ispira le politiche interne e internazionali della Comunità e del Marocco e costituisce elemento essenziale del presente accordo ».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per favore, inserite nome e cognome, solo così la vostra adesione sarà valida, grazie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altre informazioni/ For more information/ Pour en savoir plus : &lt;a href=&quot;http://www.giustiziaperkassim.net//&quot; title=&quot;http://www.giustiziaperkassim.net//&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.giustiziaperkassim.net//&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bergamo, 31.12.2007&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per firmare la petizione:&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.petitiononline.com/kassim/petition-sign.html&quot; title=&quot;http://www.petitiononline.com/kassim/petition-sign.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.petitiononline.com/kassim/petition-sign.htm...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Mon, 07 Jan 2008 12:31:04 +0100</pubDate>
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 <title>Cena di sottoscrizione per Olivier Théron</title>
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 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;11/01/2008 - 20:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;11/01/2008 - 23:59&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Presso il C.S.O.A. Ex Snia Viscosa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Via Prenestina 173 - Roma (Pigneto)&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.exsnia.it&quot; title=&quot;http://www.exsnia.it&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.exsnia.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Olivier Théron fondatore della Vélorution di Tolosa, è stato&lt;br /&gt;
incarcerato il 30 novembre scorso in seguito al cumulo di tre condanne&lt;br /&gt;
minori:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;* oltraggio per lancio di yogurt sull’automobile dell’allora ministro&lt;br /&gt;
dell’interno Sarkozy (4 mesi).&lt;br /&gt;
* intralcio alla circolazione e resistenza a pubblico ufficiale alla&lt;br /&gt;
fine di una manifestazione autorizzata di ciclisti (2 mesi).&lt;br /&gt;
* oltraggio a magistrato solo per aver chiesto sotto forma di lettera,&lt;br /&gt;
spiegazioni sugli impedimenti all’esercizio del suo diritto alla&lt;br /&gt;
difesa (1 mese).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attualmente si trova nel carcere di Seysses con una condanna&lt;br /&gt;
complessiva a 7 mesi.&lt;br /&gt;
La decisione del procuratore di mettere in cella Olivier è una&lt;br /&gt;
decisione politica.&lt;br /&gt;
Nessuno dei fatti incriminati ha causato danni ad alcuno.&lt;br /&gt;
Si è voluto colpire una persona che in 5 anni ha contribuito a creare&lt;br /&gt;
un movimento veloruzionario, basato sul libero scambio, sui laboratori&lt;br /&gt;
di riparazione, di recupero e di riciclaggio; ha messo in opera uno&lt;br /&gt;
strumento collettivo prezioso per l’autonomia dei ciclisti e per la&lt;br /&gt;
riappropriazione dello spazio urbano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infos:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;https://olivierlibre.toulousecampus.info/wiki&quot; title=&quot;https://olivierlibre.toulousecampus.info/wiki&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;https://olivierlibre.toulousecampus.info/wiki&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://cmroma.tmcrew.org/?p=28&quot; title=&quot;http://cmroma.tmcrew.org/?p=28&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://cmroma.tmcrew.org/?p=28&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://toulouse.indymedia.org&quot; title=&quot;http://toulouse.indymedia.org&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://toulouse.indymedia.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo momento ha bisogno del nostro sostegno&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mandiamo messaggi di solidarietà all’indirizzo:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;OLIVIER THERON&lt;br /&gt;
N ecrou 10569 cellule 143A 1er MH2&lt;br /&gt;
Rue Danielle Casanova&lt;br /&gt;
MAISON D’ARRET DE SEYSSES&lt;br /&gt;
31603 MURET CEDEX&lt;br /&gt;
FRANCIA&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scriviamo al comitato di sostegno di Tolosa:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;mailto:olivier.libre@no-log.org&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;olivier.libre@no-log.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sun, 06 Jan 2008 19:21:31 +0100</pubDate>
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 <title>E&#039; OMICIDIO DI STATO LA MORTE DI ALDO BIANZINO</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1242</link>
 <description>&lt;p&gt;&quot;OMICIDIO DI STATO&quot; parla la moglie di Aldo Bianzino in un&#039;intervista su youtube e accusa, attraverso le parole di un medico legale, di morte procurata volontariamente attraverso una strategia di pestaggio utilizzata nei corpi militari e paramilitari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre la vicenda dei ragazzi Andrea e Michele, detenuti nello stesso carcere di Capanne, raccontata da un medico che li conosce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;TUTTO QUESTO LO TROVATE SU &lt;a href=&quot;http://www.ciardullidomenico.it&quot; title=&quot;www.ciardullidomenico.it&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.ciardullidomenico.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 29 Dec 2007 10:53:56 +0100</pubDate>
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 <title>Aldro, primi lampi di verità: in aula spunta un teste-chiave</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1032</link>
 <description>&lt;p&gt;Quello che è accaduto all&#039;alba del 25 settembre 2005 è rimasto ai margini, ieri, della seconda udienza del processo Aldrovandi. L&#039;audizione dei primi testimoni dell&#039;accusa (i genitori del diciottenne morto durante un intervento di polizia e gli amici che trascorsero con Federico la sua ultima notte) ha portato infatti a esplorare soprattutto il “prima” e il “dopo” di quella tragica mattina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; I quattro imputati, Paolo Forlani, Enzo Pollastri, Luca Pontani e Monica Segatto (tutti presenti) solo a tratti sono stati citati dai teste o nelle domande del pubblico ministero Nicola Proto, degli avvocati di parte civile Fabio Anselmo, Riccardo Venturi, Alessandro Gamberini e Beniamino Del Mercato, o della difesa Michela Vecchi (affiancata da Davide Bertasi), Gabriele Bordoni, Alessandro Pellegrini e Giovanni Trombini. Perché il protagonista dell&#039;udienza di ieri è stato un ispettore di polizia che finora era sempre rimasto al “riparo” dell&#039;attenzione mediatica. Si tratta di Nicola Solito, uno dei dirigenti della Digos, e che secondo la testimonianza di Patrizia Moretti, la mamma di Federico, rappresenta una figura chiave per ricostruire - appunto - il “dopo”. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Perché ieri il processo si è concentrato - oltre che sulla ultima serata di Federico - sulle fasi successive alla sua morte, e sulle quali i familiari e gli avvocati di parte civile a più riprese in passato hanno puntato il dito. Fu proprio Solito, la mattina del 25 settembre, a dare ai genitori la notizia della morte del ragazzo, dopo ore frenetiche passate a cercarlo al cellulare, a chiedere informazioni in Questura o all&#039;ospedale. Fino alle 11 del 25 settembre, le uniche informazioni che i genitori erano riusciti a ottenere - da una voce maschile che si era qualificata come agente di polizia rispondendo a una chiamata del papà - era che Federico aveva perso il cellulare in via Ippodromo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; «Nicola Solito è un amico di famiglia - ha raccontato la mamma - i nostri figli sono cresciuti insieme. Quella mattina è venuto a casa nostra accompagnato da due agenti in divisa». E&#039; a quel punto che i genitori sanno che Federico è morto. «Ma ancora non capivamo bene in che circostanze. Solito ci ha riferito che non sembrava più lui. Che i suoi colleghi gli avevano raccontato che si era fatto male da solo sbattendo la testa contro il muro, che gli agenti erano intervenuti per fermarlo ma che non avevano fatto nemmeno in tempo a toccarlo, perché gli era morto davanti. Mi ha anche consigliato di non andare a vederlo». Il riconoscimento del cadavere spetterà allo zio paterno, che torna dall&#039;obitorio «sconvolto». &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Ma, ha proseguito la mamma, fino a quel momento «non avevamo sospetti». Nemmeno quando lo stesso Solito, il giorno dopo, consiglia: «Fossi in te mi procurerei un avvocato e un medico legale». Le perplessità hanno cominciato a maturare «due giorni dopo, il 27 settembre, quando siamo stati convocati in Questura con una telefonata dello stesso Solito. Pensavamo di ricevere parole di solidarietà dal questore, invece siamo stati aggrediti».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Il motivo della convocazione, ha detto ancora la mamma, è un articolo del “Carlino” in cui la famiglia, attraverso i suoi legali, affermava che il ragazzo era “sfigurato”. «Il questore Elio Graziano voleva sapere perché avessimo detto quelle cose ai giornali, ma io e mio marito non avevamo mai parlato con nessun giornalista, forse l&#039;aveva fatto il nostro legale (Fabio Anselmo, ndr). Il Questore ha anche aggiunto che fino a quel momento avevamo ricevuto un trattamento di favore, perché alla stampa era stata fornita la versione del malore. Al colloquio era presente anche il capo della Mobile Pietro Scroccarello, che ci ha detto che le indagini sulla morte di Federico sarebbero state indirizzate al centro sociale “Link” di Bologna, dove nostro figlio aveva trascorso la serata. Secondo loro Federico aveva assunto sostanze e ha aggiunto che poteva succedere anche nelle migliori famiglie».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; Ma a incrinare la fiducia dei famigliari nelle indagini, ha detto ancora Moretti, sono state soprattutto tre affermazioni. La prima, sempre del questore Graziano, «che ci ha riferito che i quattro agenti dopo l&#039;incontro con Federico si erano fatti refertare, ma non avevano intenzione di chiederci i danni». La seconda, del procuratore capo Severino Messina «che prima ancora dell&#039;autopsia ha dichiarato alla stampa che Federico non era morto per le percosse. Era la prima volta che sentivamo parlare di percosse, fino a quel momento ci avevano detto di un malore». La terza è dell&#039;ispettore Solito. «Dopo il colloquio in Questura è venuto a casa nostra per dirci di liberarci del nostro avvocato e di aver fiducia nelle indagini. Ma dopo una lunga pausa ha aggiunto: “Sono padre anch&#039;io e al vostro posto seguirei il mio cuore”». &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tappa successiva, prima dell&#039;apertura del blog che ha dato al caso rilevanza nazionale, è stata l&#039;autopsia: «Il nostro medico legale, il dottor Zanzi, ci ha detto che Federico era stato pestato violentemente, anche se nessuno dei colpi ricevuto risultava mortale». Ma è Solito a entrare ancora in scena la primavera scorsa, alla vigilia dell&#039;apertura della cosiddetta “inchiesta bis” (i verbali della Questura sull&#039;intervento delle due Volanti in via Ippodromo la mattina del 25 settembre, i cui orari sarebbero stati manomessi). Moretti ha raccontato di aver incontrato Solito nel marzo scorso, per caso, alla pista di pattinaggio dove entrambi avevano accompagnato i figli: «In quell&#039;occasione mi ha detto di essere a conoscenza di fatti specifici che riguardavano la vicenda di mio figlio e che fino a quel momento non aveva riferito per timore di ripercussioni sul suo lavoro. Ha detto che però non avrebbe dato a me quelle informazioni, ma che avrebbe parlato solo in una sede tutelata. E a questo proposito ha aggiunto che temeva un processo abbreviato che non gli avrebbe dato la possibilità di parlare».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; La difesa ha chiesto e ottenuto di acquisire questo verbale rilasciato da Moretti al pm Proto. Verbale finora “inedito” perché legato appunto all&#039;inchiesta bis, e non al procedimento contro i quattro agenti. E l&#039;attenzione, ora, è puntata sulla testimonianza dell&#039;ispettore Solito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(30 novembre 2007)&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 01 Dec 2007 16:15:06 +0100</pubDate>
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