Filo diretto

9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

Analisi

Repost (Copia & Incolla da altri media)

antifascismo

Meeting Antifa

logo antifa

La Rete Antifascista Metropolitana ospita a Roma il secondo Laboratorio Antifascista a carattere nazionale.

L’edizione dello scorso Maggio è stata principalmente di contatto e riepilogo dei percorsi già intrapresi. Questa volta, all’inizio dell’anno politico, la volontà è quella di canalizzare la discussione su progetti concreti e sulla loro messa in pratica: un’occasione per delineare e coordinare l’iniziativa antifascista nelle prossime stagioni, e vorremmo farlo proprio il 27 ottobre alla vigilia dell'anniversario della marcia su Roma.

COSA HANNO IN COMUNE KAPPLER E PRIEBKE CON PANORAMA E BELPIETRO?

autore:
INIZIATIVA COMUNISTA
Sommario:
Dichiarazione di Norberto Natali (Iniziativa Comunista) - 9 maggio 2008

Alla fine ci hanno scoperti!
il giornale satirico Panorama, diretto dall'ineffabile Maurizio Belpietro, nel numero in edicola oggi, ha esibito un nuovo comico, presentatosi come direttore del carcere dell’Asinara all’epoca del rapimento Moro e già condannato per truffa allo Stato in ordine alla sua attività professionale. Questa fonte così attendibile dichiara oggi per la prima volta chi era il vero capo delle Brigate Rosse: il compagno Vittorio Vidali, illustre figura dell’antifascismo, fondatore e dirigente per tutta la sua vita del PCI. Secondo queste inedite rivelazioni la notizia sarebbe stata desunta da “intercettazioni di brigatisti in carcere” (risalenti al 1979 però mai rese note prima). La divertente macchietta si completa pretendendo di far credere ai lettori che il compagno Vidali (descritto dallo stesso giornale satirico come un rivoluzionario esperto di tutte le carceri) avrebbe scritto una lettera indirizzata a Renato Curcio nel carcere dell’Asinara nella quale spiegava un suo proprio piano per assaltare lo stesso carcere: a 80 anni!
Da molto tempo Panorama ed il signor Belpietro fanno ridere i propri lettori con simili trovate.
Fra poco Panorama sarà certamente condannata in seguito ad una denuncia di Iniziativa Comunista, per un articolo di pura diffamazione aggravata, scritto senza alcun rispetto per la deontologia professionale alcuni anni fa. In esso si sosteneva che il sottoscritto ed altri esponenti di Iniziativa Comunista erano i nuovi terroristi responsabili dell’omicidio di Massimo D’Antona ed impegnati in terribili altri crimini della stessa natura. Lo si sarebbe scoperto grazie ad “intercettazioni di brigatisti in carcere” ovviamente inesistenti. E a proposito di lettere ed altre trovate comiche, si scriveva anche che un nostro compagno, prima di “gettarsi nella clandestinità” in procinto di assaltare la “Nato” aveva chiesto consiglio, inviandogli un’apposita lettera…. alla mamma! La stessa rivista, d’altra parte, è stata condannata pochi anni fa a pagare un ricco risarcimento ad un sindacalista per un articolo diffamatorio dello stesso genere.
Il signor Belpietro è molto più navigato nella diffamazione e nello spregio della deontologia professionale, doti sperimentate quando era direttore de Il Giornale. Egli pure, infatti, è chiamato in causa in più processi per rispondere delle diffamazioni operate dalla sua testata in danno a Iniziativa Comunista in quanto tale ed a diversi suoi esponenti. Abbiamo già documentato in tribunale come il quotidiano berlusconiano, sotto la sua direzione, abbia pubblicato ben 662 (avete letto bene: seicentosessantadue!) singole affermazioni false e gravemente offensive e diffamatorie ai danni del nostro partito o dei singoli suoi iscritti o simpatizzanti, contenuti in ben 48 pagine di 25 diverse edizioni diffuse nei primi 3 anni del presente millennio. Oltre a ribadire ripetutamente che lo scrivente ed Iniziativa Comunista sono terroristi ed assassini sottolineando che provengono dal PCI, la credibilità del direttore responsabile Belpietro si manifesta in un articolo nel quale si sosteneva che il sottoscritto, il giorno del delitto D’Antona “ci vedeva bene anche la notte” benché percepisse da 3 anni la speciale indennità di accompagnamento per i non vedenti! In un altro brano è scritto letteralmente che il “terrorismo islamico è niente in confronto a […] Iniziativa Comunista”. L’interminabile elenco delle imprese comiche di Belpietro può al momento concludersi con quella secondo la quale, essendo ciò strumentale alla diffamazione di Iniziativa Comunista, Il Giornale riuscì a far ritenere ai suoi lettori che un terrorista fosse andato ad uccidere Massimo D’Antona con … i tacchi a spillo!
Anche in questo caso una delle principali fonti di tutte queste bugie sarebbe costituita da “intercettazioni di brigatisti in carcere”.
La campagna de Il Giornale coincise nel suo culmine con una misteriosa devastazione notturna di una sede di Iniziativa Comunista. Si trattava della sede più citata nelle menzogne scritte dalla testata diretta da Belpietro che ha ripetutamente pubblicato il suo indirizzo.
Sono decenni che le centrali di provocazione e gli strateghi della tensione proteggono ed alimentano il terrorismo di vario colore nell’intento di utilizzarlo contro il PCI ed in primo luogo di addossarne ad esso la colpa. L’ignobile attacco che si ripete ancora oggi è l’ennesima dimostrazione di quali siano le forze e gli obiettivi che hanno ispirato anche la persecuzione giudiziaria e il linciaggio mediatico contro Iniziativa Comunista: ormai da nove anni siamo investiti da un procedimento penale che si avvita su se stesso trascinandosi in rinvii e manovre dilatatorie senza vedere ancora la sua conclusione.
È ora di dire che chi alimenta questa disonesta propaganda sul “terrorismo figlio del PCI” si rende complice quanto meno moralmente ed indirettamente proprio dei torbidi apparati che proteggono e manovrano il terrorismo e la tensione e come tali dovranno essere apertamente indicati qualora dovesse malauguratamente verificarsi una nuova recrudescenza di attentati sanguinari ed omicidi. Come ripetiamo da tempo il terrorismo fa comodo ai padroni e agli anticomunisti e certe montature giornalistiche (e non solo giornalistiche) ne sono una prova. Non a caso sta montando una campagna infame e priva di qualsiasi fondamento secondo la quale l’estromissione della sinistra dal Parlamento potrebbe generare una nuova ondata terroristica. È in questo quadro che il paese sprofonda in un clima di miseria morale e spirituale, di rivalutazione del fascismo e di regressione culturale, nel cui ambito l’omicidio di Renato Biagetti e Nicola Tommasoli rappresentano purtroppo solo la triste punta di un iceberg.
Di tutto questo dovrà rispondere in un'altra sede di dibattito e confronto politico il signor Veltroni e la scellerata strategia che sta perseguendo e che ha ormai appalesato negli ultimi mesi.
Cosa centra il titolo di questa dichiarazione?
È semplice: i boia nazisti hanno sempre giustificato o rivendicato le loro turpi imprese perché i partigiani sarebbero terroristi o per la necessità di eliminare i comunisti terroristi.
Da parte nostra è necessario rispondere rendendo omaggio incondizionato alla figura del compagno Vittorio Vidali e rilanciandone la vita e l’opera come esempio di dignità e libertà a tutti i giovani, a tutte le compagne ed i compagni.
ONORE AL COMANDANTE CARLOS, VIVA SEMPRE IL COMPAGNO VITTORIO VIDALI!

QUALCHE NOTA SU VITTORIO VIDALI “COMANDANTE CARLOS”:
Vittorio Vidali nacque nel 1900 a Muggia, cittadina operaia vicino a Trieste. Di famiglia proletaria fu egli stesso operaio fin dall’adolescenza. Fin dai tempi della 1° guerra mondiale fu protagonista delle lotte socialiste e per la pace e la fratellanza tra i popoli. Come esponente triestino della federazione giovanile socialista italiana, dopo la 1° guerra mondiale, organizzò tra l’altro le attività dei pionieri, ossia le vacanze e le attività culturali dei bambini delle famiglie operaie. Nel 1921 risulta tra i fondatori del PCI e della FGCI. Ardito e coraggioso combattente antifascista, fu una delle bestie nere dello squadrismo fascista, dal quale era odiato come pochi altri in Italia e perciò ricercato ovunque con l’espresso obiettivo di ucciderlo. Tanto che un povero innocente, vicino ad Alessandria fu assassinato dagli squadristi convinti che fosse Vidali sotto mentite spoglie. Subì numerosi arresti e processi e fu costretto ad espatriare. Mentre si trovava con Gramsci a Vienna nel 1924, i fascisti nel tentativo di attirarlo in trappola per eliminarlo gli inviarono un falso telegramma del fratello che lo informava che da lì a due giorni si sarebbero svolti i funerali del padre invitandolo a tornare perciò a Trieste. Il compagno Vidali sospettò il tranello e mangiò la foglia (infatti non vi fu alcun funerale e il padre era vivo e vegeto) rimanendo poi per oltre vent’anni fuori dalla patria.
Fu prestigioso militante del PCI e dell’Internazionale Comunista conquistandosi crescente stima nello svolgimento di incarichi e compiti. Fu in Unione Sovietica, in Francia, perfino in Africa e poi in Messico ed altre località Sud-Americane dove fu al fianco della nota fotografa comunista Tina Modotti e divenne membro dell’esecutivo della federazione sindacale latino-americana. In seguito fu attivo organizzatore del Soccorso Rosso Internazionale.
Nel 1936 i fascisti di Francisco Franco, spalleggiati da Hitler e Mussolini, diedero vita ad un colpo di Stato militare contro la Repubblica Spagnola dando inizio alla guerra civile di Spagna. Al suo inizio Vittorio Vidali fondò il glorioso V° Regimiento dei volontari italiani ed in quel momento assunse il nome che poi divenne leggendario di comandante Carlos. Si distinse per vari atti di eroismo in tutta la guerra di Spagna ed alla fine fu gravemente ferito nel 1938, nell’eroica difesa finale di Madrid. In seguito fu inviato nuovamente in Messico e negli Stati Uniti dove, tra l’altro, fondò la Lega Antifascista Italiana. Dopo la II° guerra mondiale divenne Segretario del Partito Comunista del territorio libero di Trieste e consolidò la stima che si era già conquistato anche tra i lavoratori e gli antifascisti triestini, dirigendo lo sviluppo con mano ferma del partito in quegli anni contraddittori e tormentati nella storia della Venezia Giulia. A sottolineare il valore del compagno Vidali e il prestigio di cui era circondato si ricorda che fu uno dei cinque soli italiani (tra cui Togliatti) che parteciparono al famoso XX° Congresso del PCUS (1956). Da quando Trieste e il suo territorio ritornò definitivamente all’Italia il comandante Carlos ha fatto sempre parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano e eletto numerose volte deputato e senatore comunista di Trieste. Negli anni ’60 e ’70 è stato vivace punto di riferimento comunista del movimento operaio e dell’antifascismo triestino e nazionale, divenendo educatore ed esempio per tante generazioni di comunisti ed antifascisti. Fino all’ultimo è stato un attivo comunista ed è morto a Trieste nel 1983. La sua vita e la sua figura fanno risplendere con orgoglio la storia e il significato del PCI, del movimento operaio e dell’antifascismo e sono le vite come quella del comandante Carlos a rendere fieri di essere proletari, di essere Italiani, di essere comunisti.

per nicola

autore:
info antifa

in un clima di politiche securitarie oggi,martedi 6 maggio,è comparso questo graffito davanti l universita statale di m ilano per ricordare i compagni morti per mano fascista

Menu della Resistenza

autore:
The Happy Kitchen
Sommario:
Dal blog "The Happy Kitchen" una "ricetta" per festeggiare la Liberazione dal NaziFascismo

É un giorno importante, e anche dal punto di vista culinario...
se non abbiamo testimonianze "culinarie" come per la guerra civile spagnola (la cuoca di Buenaventura Durruti di cui parleremo più avanti), abbiamo nel nostro DNA quello che la guerra di liberazione dal nazi-fascismo ha significato, in termini soprattutto di sacrifici, per quell'esercito improvvisato di partigiani che ha mollato tutto per la libertà... anche nostra...
Sacrificio: fame, freddo, paura.

Il 25 aprile è il giorno simbolo della liberazione d'Italia, quel giorno del 1945 veniva liberata dai partigiani Milano, ultima tappa di un percorso che ha coinvolto tante città, tanti paesi e zone del nostro paese. Una lotta che ha insegnato a tanti cosa vuol dire sfuggire ad una dittatura, scegliendo la parte più difficile: quella di imbracciare un fucile, mollare casa e famiglia, rischiare la propria vita.
Questa scelta in tanti l'hanno fatta nel 1943, ma tanti l'hanno perseguita per tutti gli anni del fascismo.
A loro la nostra ricetta di felicità.

Come si festeggia il 25 aprile?
Principalmente in due modi: gita sugli itinerari partigiani (magari sulla linea gotica) e allora per voi il cestino liberato, oppure in piazza e allora ecco un menù apposito.

MENU' DELLA LIBERAZIONE
...la mia piccola patria dietro la linea gotica, sa scegliersi la parte...

* spaghetti al pomodoro
magari non si addice al pranzo popolare di piazza, ma è significativo, perché è una cosa che si mangia in tutta Italia, e la liberazione è stata forse il momento che più ci ha unito nel '900.
E poi è semplicità, perché semplici erano le persone che si sono battute fino in fondo: contadini, lavoratori soprattutto.

Ingredienti x 4 persone:
spaghetti 350 gr
pomodorini a pezzi / passata di pomodoro
basilico
aglio
sale
olio
un sorriso
una lacrima

Preparazione:
mettete una pentola con acqua a bollire, aggiungete il sale grosso quando bolle e poi buttate gli spaghetti.
Nel frattempo preparate il sugo: in una padella scaldate l'olio con l'aglio, quando comincia a rosolare aggiungete i pomodorini tagliati a pezzetti, oppure la passata di pomodoro.
Aggiungete un po' di sale.
Fate cuocere per 15 minuti a fuoco molto lento (ci abbiamo messo 23 anni a liberarci dal fascismo, il fuoco all'epoca fu lento e poi intenso tutto insieme).
Mischiate con la pasta (al dente o come vi piace) e aggiungete il basilico.
Sorridete e tenetevi la lacrima per non scordare mai.

* grigliata mista
Non solo perché si presta ad una bella giornata di sole all'aperto, ma anche e soprattutto perché c'è da festeggiare e in grande stile.
Per cui: grigliata mista, di carne, verdure per i vegetariani, pesce se siete al mare...

Qui lasciamo alla vostra fantasia e ai vostri gusti

Non dimenticate il pane: mettetelo sulla griglia, quando già state spegnendo il fuoco, ad abbrustolire, poi olio, sale, aglio...

* vino: rosso, tanto e buono

e se vi resta spazio allora anche un dolce:

* dolce alle mandorle e un po' di nocino
così penserete all'appenino tosco-emiliano, alla provincia di Modena, alla Prima Repubblica Partigiana di Montefiorino...
Ma di questa vi forniremo la ricetta la prima volta che la realizziamo...il nocino però ci vuole DOC della provincia modenese o di reggio emilia!

IL CESTINO LIBERATO
... Il bersagliere ha cento penne e l'alpino ne ha una sola, il partigiano ne ha nessuna e sta su i monti a guerreggiar, là sui monti vien giù la neve, la tormenta dell'inverno, ma se venisse anche l'inferno il partigiano rimane là, quando poi ferito cade non piangetelo dentro al cuore perché se libero un uomo muore non gli importa di morire...

Armatevi e partite anche voi. Stavolta avrete il sole e sarà festa e se decidete di ripercorrere i luoghi della memoria questo è il Cestino Liberato che vi consigliamo.

panini con la frittata
panini con la mortadella
formaggio & baccelli
frutta di stagione
biscotti vari tipici della vostra regione

Cucinate la frittata a casa, sbattendo uova q.b con sale quanto basta e fatela cuocere in un pò d'olio.
Comprate la mortadella. Rimane, nonostante tentativi di renderlo l'affettato di una parte,l'affettato universale: tutti almeno una volta nella vita abbiamo pensato che come un panino con la mortadella non c'è niente.
Il pane, vi consigliamo quello fatto in casa, qui descritto, celebrate l'attesa e ricordate il sacrificio.
Procuratevi formaggio, baccelli, frutta in quantità e una bella tovaglina a quadretti. Portate i dolcetti tipici della vostra regione, amate la diversità, scopritene le similitudini e ricordate che siamo tutti diversi uguali.
Avrete bisogno di un pasto calorico, ma anche pratico. Spezzate il pane con le mani e mangiate il formaggio a morsi. Tornate a gesti veri, necessari.
Avrete il vino, avrete i canti, sentirete la festa ma non dimenticate il silenzio, la contemplazione dei luoghi, lo spirito e il cuore di chi ha creduto e ha scelto di lottare per un mondo libero e giusto.

Grazie a tutte le partigiane e i partigiani d'Italia!

Prima di partire, o quando tornate vi consigliamo di guardare questo video: Lungarno - ci chiamavano ribelli
Info e Download: http://www.ngvision.org/mediabase/216
Guardalo Online: http://www.youtube.com/watch?v=UGiFA_EsQu4&eurl=http:/...

“Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo” - George Santayana

http://the-happy-kitchen.blogspot.com/2008/04/men-dell...

spot radio 25 aprile

Autore:
ram

1:08 minutes (1.04 MB)

spot audio del 25 aprile 2008

False Flag Advisory -- Bush and Israel

autore:
Captain Eric H. May
Sommario:
Two courageous officers on mission of conscience, Marine Major William B. Fox and Army Captain Eric H. May, post an extended advisory on the prospects of Bush League treason. They are thoughtful and thorough in documenting and illustrating "false flag at

False Flag Advisory -- Bush and Israel

By Major William B. Fox
and Captain Eric H. May

From Alert to Advisory

Last week we published "False Flag Alert -- April 7-11" to the American people on the Internet. Since Israel was running its largest-ever domestic military exercises during the week, everything necessary for a false flag attack was ready. A "false flag" refers to an attack carried out by one government to be blamed on another, usually in order to create an excuse to start a war.

We pointed out the numerous and substantial indicators from both the United States and Israel that a war with Iran might be in the works. Since current US public opinion will not support a unilateral war against Iran, we focused on the distinct possibility that Israel or the Bush administration might manufacture public support for a war by carrying out a false flag attack against the US military target abroad or a US civilian target at home.

Israel has finished its national war games, meaning that it is no longer on an active war footing. While the immediate and extreme danger inherent in the Israeli war games is over, there is still an ongoing and considerable danger of war. Israel's preparations demonstrate that it is preparing for war. In the last few days, Israeli officials have made public threats to destroy Iran utterly. Concurrently, US General David Petraeus and Ambassador Ryan Crocker have named Iran as an overt, active and increasing threat to the US.

Accordingly, we are downgrading our one-week "alert" to an "advisory" enduring for the remaining nine months of the Bush presidency. We consider this not merely a prudent precaution but an utterly necessary step.

Sources both inside and outside of the White House are speculating that George W. Bush has promised Israel a war with Iran before he leaves office. They include Pat Buchanan, in his article today, Petraeus Points to War With Iran. He starts with "The neocons may yet get their war with Iran," and he ends with "No, it is not Iran that wants a war with the United States. It is the United States that has reasons to want a short, sharp war with Iran." www.antiwar.com/pat/?articleid=12673

False Flag Facts

Both the US and Israel have planned or carried out well-documented false flag attacks.

In 1962, the US Joint Chiefs of Staff proposed Operation Northwoods to President John F. Kennedy. In it, they recommended a false flag attack to manufacture a pretext for an invasion of Castro's Cuba:

"We could blow up a US ship in Guantanamo Bay and blame Cuba. Casualty lists in US newspapers would cause a helpful wave of national indignation." -- ABC News: US Military Wanted to Provoke War with Cuba abcnews.go.com/US/story?id=92662

Israel attempted to sink a Navy ship, the USS Liberty, during its 1967 Middle East war. Their false flag attack, carried out in collaboration with the Johnson administration, was intended to provoke the American people into supporting a US entry into the war against the Arabs, on whom the attack was to be blamed. For half a day the Israeli Air Force and Navy strafed and torpedoed the Liberty. When the Liberty radioed for help, the Johnson administration ordered the rest of the Navy not to render assistance. He even recalled aircraft that had been scrambled from a carrier to assist the Liberty.

Eventually word of the ongoing Israeli attack leaked out worldwide, bringing it to a halt. Afterwards, the Johnson administration dispersed the ship's crew and threatened them with imprisonment -- or worse -- if they embarrassed Israel by telling the truth about what happened. Admiral John McCain -- father of the Republican presidential candidate -- led a sham Navy investigation that labeled the entire incident a case mistaken identity by Israel.

For more details, refer to The Strike on the USS Liberty (Chicago Tribune) www.chicagotribune.com/news/nationworld/chi-liberty_tu...

Cheerleader in Chief

Bush's "Iraq war" speech yesterday should remove any doubts about his belligerence toward Iran. It speaks for itself as an echo of pre-Iraq war saber rattling.

"The regime in Tehran has a choice to make: It can live in peace with its neighbor, enjoy strong economic and cultural and religious ties, or it can continue to arm and train and fund illegal militant groups which are terrorizing the Iraqi people and turning them against Iran.

"If Iran makes the right choice, America will encourage a peaceful relationship between Iran and Iraq. If Iran makes the wrong choice, America will act to protect our interests and our troops and our Iraqi partners...

"Iraq is the convergence point for two of the greatest threats to America in this new century: Al Qaeda and Iran. If we fail there, Al Qaeda would claim a propaganda victory of colossal proportions and they could gain safe havens in Iraq from which to attack the United States, our friends and our allies.

"Iran would work to fill the vacuum in Iraq and our failure would embolden its radical leaders to fuel their ambitions to dominate the region."

Applauding All Americans

We believe that our mission of conscience to alert the American people has been successful so far. Indeed, Internet editors, researchers and activists have posted a thousand publications of our alert, and we hope that they will create as many more of this, our extended advisory.

Needless to say, in this most interactive medium there have been thousands upon thousands of comments agreeing with or arguing against our reasoning. We salute all those -- on all sides -- who have weighed in on the issues. Citizens engaging in this salutary public debate nurture our republic and honor the ideals of our Founders.

# # #

Major William B. Fox is a former Marine Corps officer with experience in logistics, public affairs, and military intelligence. He is an honors graduate of the Harvard Business School and a Phi Beta Kappa graduate from the University of Southern California. He is also the publisher of America First Books: www.amfirstbooks.com/

Captain Eric H. May is a former Army military intelligence and public affairs officer, as well as a former NBC editorial writer. His essays have appeared in The Wall Street Journal, The Houston Chronicle and Military Intelligence Magazine. For his most recent articles and upcoming interviews, refer to his home site: www.spiritone.com/~pazuu/pow-mia/Ghost_Troop_Captain_E...

# # #

Writers' note: to read our original "False Flag Alert -- April 7-11" refer to www.amfirstbooks.com/IntroPages/ToolBarTopics/Articles...

Casilino 900: come il Ghetto di Varsavia

autore:
Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Sommario:
E' incredibile che in una città come Roma possa svolgersi una simile persecuzione. Bisogna fermare i carnefici impegnadoci a Roma, in Italia, in Europa, nelle sedi internazionali.

Casilino 900: sembra il Ghetto di Varsavia e dobbiamo mobilitarci se vogliamo evitare a tante famiglie Rom una catastrofe umanitaria

di Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Roma, 11 aprile 2008. Ieri abbiamo incontrato alcune famiglie al Casilino 900. Prima di raggiungere il campo, siamo stati "messi in guardia" da alcuni cittadini che vivono nel quartiere: "Ma vi rendete conto di che rischio correte, a entrare in quel campo di zingari? Ma non li leggete i giornali? C'è sempre la polizia lì, oggi per un'aggressione, domani per una rapina o per spaccio di droga. Quelli sono come bestie: sfruttano i loro bambini e si nutrono anche di cani e gatti". L'ultima diceria è la più recente e nasce da una notizia diffusa da stampa e televisioni: con una "brillante azione" congiunta, la Questura, il Corpo forestale dello Stato, il Nucleo investigativo per i reati contro gli animali e l'Ufficio per i diritti degli animali hanno infatti confiscato ai Rom del Casilino 66 gatti e 36 cani. "Tutti in pessime condizioni igienico-sanitarie e quasi tutti tenuti alla catena," precisano i solerti funzionari, gonfiando il petto di orgoglio. La verità è la ben diversa: è vero che gli animali vivevano in pessime condizioni igienico-sanitarie, ma solo perché la politica razziale del Comune di Roma ha ridotto il campo in condizioni di miseria tragiche. I gatti e i cani dei Rom che vivono a Roma - e che vengono difesi con tanta passione da un piccolo esercito di "amici degli animali", mantenuto con il denaro pubblico - si trovano nelle stesse condizioni dei Rom che li accudiscono, condizioni che non è un eufemismo definire simili a quelle dei campi di concentramento nazifascisti. Togliere ai bambini del Casilino 900 i loro animali domestici, che sono per molti di loro l'unico conforto in un'esistenza ben lontana da quelli che dovrebbero essere i "Diritti del bambino" e che versano in condizioni di salute pietose, è stata l'ennesima violazione, l'ennesima violenza morale (ma non mancano quelle fisiche!) commessa dalle autorità romane contro i Rom del Casilino 900. "Noi non mangiamo i cani e il mio cucciolo mi manca," mi ha detto fra le lacrime una bimba di 5 o 6 anni. Nonostante le voci, diffuse dalla propaganda razzista grazie ala complicità dei media, al Casilino 900 non vive una banda di criminali, ma circa duecento famiglie composte in prevalenza da bambini e ragazzini. Bambini: ecco l'umanità che si incontra nel campo. Decine di bambini terrorizzati dalle forze dell'ordine ("Quando mi si avvicina un poliziotto, io smetto di respirare e spero che non mi veda. Ricomincio a respirare quando se ne è andato via," mi confida un ragazzino di circa 10 anni), affamati, spesso affetti da parassiti o infezioni, perché al Casilino 900 sono state interrotte sia l'erogazione di acqua ( a parte una fontanella che getta un fiotto sottile come un rivo di pianto), sia quella di energia elettrica. Così, nel 2008, nell'era delle più grandi conquiste della scienza e della tecnologia, nell'era in cui tutti parlano di Diritti Umani, in una delle città più importanti del mondo, avviene che un popolo, il popolo dei Rom, sia costretto a vivere nelle condizioni dei ratti, in attesa dell'annunciata opera di disinfestazione, a cura del Comune di Roma. Abbiamo contattato autorità comunali e di forza pubblica, ma le loro risposte sono state sempre evasive: non pare vi sia una reale intenzione di provvedere a ripristinare l'erogazione di acqua e corrente elettrica né di fornire assistenza alle famiglie Rom. Al contrario, ai capifamiglia che svolgono attività (piccoli trasporti, vendita ambulante ecc.) sono stati sequestrati gli autoveicoli e di fatto sono stati inibiti i loro mezzi di sostentamento. Le ruspe abbattono decine di baracche con i pretesti più disparati: dobbiamo allargare la strada per consentire l'eventuale passaggio dei vigili del fuoco, in caso di incendio; quella baracca era pericolosa perché costituita da materiale infiammabile ecc. Alcune famiglie, fra cui una con otto bambini, di cui alcuni malati, sono costrette a dormire sulla nuda terra, perché non è stato prevista neppure l'istallazione di roulotte, container o casse mobili. Un funzionario mi ha confessato la verità, riguardo alle operazioni: "Non si tratta di sicurezza, ma la sorte del Casilino 900 è già stata decisa, perché qui si faranno i lavori per la metropolitana". E ha aggiunto: "Tenga conto che i politici devono anche ascoltare i cittadini e francamente qui gli zingari non li vuole nessuno. Non sarà una bella cosa, ma in tanti hanno costruito le loro campagne elettorali sulla promessa di mandarli via". Quando gli ho chiesto se secondo lui si stava vagliando un'alternativa di campi di qualità, ben attrezzati e in linea con norme e convenzioni internazionali, si è messo a ridere e mi ha guardato con un'odiosa smorfia d'intesa, come per dire: "Ma le pare che quelli stano pensando al bene degli zingari di Roma?". Qui di seguito, il documento propositivo che abbiamo presentato al Presidente del consiglio del Municipio VIII, documento condiviso dai capifamiglia Rom che abbiamo interpellato e che provvederemo a diffondere capillarmente presso le Istituzioni romane, fermo restando che non abbiamo notato la benché minima apertura, da parte loro e che non deve essere questa la via maestra da seguire, se non vogliamo arrivare a uno sgombero-pogrom dagli esiti catastrofici.

Casilino 900: lo sgombero annunciato è una violazione dei diritti dei Rom. Il Gruppo EveryOne propone alternative solidali o una ferma resistenza gandhiana

Francesco Rutelli, il prossimo sindaco di Roma, intende celebrare il suo 54° compleanno, il 14 giugno 2008, con lo sgombero del Casilino 900, il più antico campo Rom della Capitale, un insediamento in cui si susseguono, da più di 40 anni, generazioni di famiglie Rom. La storia del Casilino 900 è una storia di emarginazione, povertà, segregazione, ma è anche una storia di coraggio, di fierezza, di orgoglio. L'orgoglio di far parte di un popolo antico, che da secoli contribuisce alla cultura e alla civiltà d'Europa. Nonostante i pregiudizi che li circondano, i Rom sono infatti da secoli protagonisti della vita delle società del vecchio continente, che hanno arricchito di importanti innovazioni nei campi della tecnologia, della musica, dello spettacolo. La partecipazione dei Rom alla vita degli Stati europei si è svolta in condizioni difficilissime, basti pensare ai 500 anni di schiavitù nei Principati Romeni e allo sterminio subito durante l'Olocausto. Il 14 giugno, oltre che il compleanno di Rutelli, è anche la data in cui venne inaugurato il campo di morte di Auschwitz, nel 1940, con l'arrivo dei primi deportati. Migliaia di famiglie Rom persero la vita nella "fabbrica della morte". Nel suo programma elettorale, Rutelli ha annunciato che “Il campo nomadi Casilino 900, il più grande di Roma sarà sgomberato e noi impediremo nuovi insediamenti, pretenderemo la legalità e saremo inflessibili nei confronti di chi non rispetta le regole”. Nei suoi proclami improntati all'odio razziale, Rutelli non è diverso da Walter Veltroni, il sindaco che ha trasformato Roma in un luogo di persecuzione razziale, degna della Varsavia dominata dai carnefici di Hitler. Sull'altro fronte, la destra, non si respira aria più pura, visto che da Berlusconi a Fini, da Bossi alla Santanché, ogni candidato si è premurato di inserire un progetto di purga etnica nei confronti dei Rom nel suo programma elettorale: "Sgombereremo i campi, espelleremo gli zingari, impediremo accattonaggio e servizi di strada". Trasformare un'emergenza umanitaria in una questione-sicurezza non è una strategia inventata dalle nostre Istituzioni e autorità, visto che già dal Medioevo gli zingari venivano sottoposti a restrizioni, oppressioni e violenze con la scusa di una predisposizione alla delinquenza e all'immoralità che veniva loro attribuita. Il nazionalsocialismo utilizzò lo stesso genere di campagna razziale. Il razzismo istituzionale che imperversa in Italia è già stato condannato dal Parlamento europeo e dalle Nazioni unite, come attestano:

- la Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;

- le Osservazioni conclusive del Comitato per l'eliminazione della Discriminazione razziale (Cerd - Nazioni Unite), 18 Febbraio - 7 Marzo 2008;

- la Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una Strategia Europea per i Rrom (il Parlamento ha discusso prevalentemente la persecuzione dei Rom in Italia, prima di approvare il documento);

- la Denuncia per Crimini contro l'Umanità nei confronti delle Istituzioni italiane accolta dalla Corte Penale Internazionale de L'Aja nel mese di gennaio 2008.

Il Casilino 900, un insediamento in cui vivono 748 Rom censiti, è il campo-simbolo della persecuzione in Italia, un crimine contro l'umanità che avviene nella quasi totale indifferenza del popolo italiano e con la colpevole complicità dei media nazionali, che censurano regolarmente dati, statistiche ed eventi relativi alla vasta operazione di purga etnica, preferendo compiacere le forze politiche, che illustrano tali crimini come "operazioni di sicurezza". La repressione del popolo Rom in Italia è stata, invece, stigmatizzata dai più importanti media internazionali, da Newsweek al Washington Post, dalla BBC al Financial Times. Union Romani, l'ERRC e le più importanti organizzazioni che si battono per i diritti dei Rom hanno protestato ripetutamente contro l'annientamento dell'etnia Rom che è in atto nel nostro Paese.
Il Gruppo EveryOne, che ha avuto un ruolo determinante nell'approvazione delle Risoluzioni europee e delle Osservazioni conclusive del Cerd, sta cercando di portare il dramma dell'imminente sgombero del Casilino 900 all'attenzione delle Istituzioni internazionali e contemporaneamente ha avviato incontri con rappresentanti delle Istituzioni romane. Al Casilino 900 e in genere negli insediamenti Rom della Capitale, la situazione delle famiglie che sono costrette a vivere in quei luoghi atroci è simile a quella degli ebrei nei ghetti di Varsavia o di Lodz, negli anni dell'Olocausto. Uno sgombero coatto, senza un'alternativa valida - non certo i grandi lager di cui si è parlato, invivibili e civilmente indegni anche solo come progetti - sarebbe una follia, una follia criminale che distruggerebbe centinaia di famiglie, cancellerebbe ogni speranza di un futuro sopportabile per un'umanità già provata da un'oppressione lunga e spietata - fra cui 400 bambini e ragazzini - e metterebbe queste persone sulla strada, incamminandole verso una tragica "marcia della morte" in direzione del nulla, perché nulla è stato previsto come alternativa al loro allontanamento. Attualmente il nostro gruppo vede una sola via percorribile, in due tappe ben definite:

a) migliorare le condizioni di vita delle famiglie del Casilino 900 e degli altri insediamenti, fornendo acqua, fognature, elettricità, assistenza, migliorie alle abitazioni e attuando programmi di desegregazione, agevolando l'inserimento scolastico e/o professionale dei più giovani e favorendo la costituzione di piccole imprese Rom;

b) dopo aver istituito un Comitato di consulenza, composto da rappresentanti Rom del Casilino 900 (e di ogni altro campo in cui sarà necessario intervenire), istituire campi di qualità, ben attrezzati e non lontani dal sito attuale, qualora il sito attuale non possedesse requisiti sufficienti.

Ribadiamo che, dopo tanti anni di persecuzione, è necessario che le Istituzioni locali, se desiderano agire con coscienza e secondo le Convenzioni internazionali che proteggono la minoranza Rrom, riconoscano l'autorità dei rappresentanti dei campi, costituiti in Comitati, e si prodighino ad ascoltare le loro richieste per dare una risposta concreta ed efficace alle loro legittime istanze. In Francia, dopo che le autorità hanno verificato l'inutilità pratica e la tragedia umanitaria susseguente a sgomberi ed espulsioni, si parla finalmente, a livello governativo, dell'ipotesi di creare 'campi di qualità', almeno fino a quando non saranno operativi i programmi per i Rom di assegnazione di alloggi e di inserimento nel mondo del lavoro. Se ne deve parlare seriamente anche da noi, prima di commettere ulteriori sbagli e di minacciare l'esistenza di tanti esseri umani innocenti. Quando le Istituzioni saranno realmente in grado di mettere a disposizione dei Rom alloggi adeguati, senza chiedere loro requisiti irraggiungibili, allora e solo allora si potrà parlare di un'alternativa efficace ai campi di qualità.

Il Gruppo EveryOne è in stretto contatto sia con rappresentanti Rom del Casilino 900 che con rappresentanti delle Istituzioni locali, nazionali ed internazionali. Lo strumento che la nostra organizzazione ritiene assolutamente indicato alla soluzione delle emergenze umanitarie negli insediamenti Rom della Capitale è proprio l'incontro fra le parti, finalizzato all'eliminazione dei pregiudizi e delle violazioni che rendono assolutamente inaccettabili per una società che si dica civile le condizioni di vita cui sono costrette le famiglie Rom. E' assolutamente prioritario anche l'abbandono da parte di Istituzioni e autorità dell'attuale politica razziale e repressiva. Nessuna famiglia Rom deve più essere sottoposta a trattamenti inumani o degradanti né deve essere privata dei suoi beni e di un luogo in cui ripararsi, a meno che non sia stata concordata - con l'accettazione piena e consensuale della famiglia stessa - un'alternativa abitativa adeguata, in linea con i Diritti Umani e senza che la famiglia abbia a che soffrire di tale nuova soluzione oppure che - a causa di tale alternativa - essa rischi di perdere la propria identità o i propri valori etnici, tradizionali, religiosi ecc.

Nel caso le Istituzioni romane, dopo gli incontri con in nostro Gruppo, che si coordinerà sempre con i rappresentanti Rom, dovessero rifiutare le alternative civili e solidali e dovessero procrastinare la politica razziale, in violazione delle Convenzioni e delle norme che tutelano i diritti dei Rom, il Gruppo EveryOne si opporrà ad eventuali operazioni di sgombero coatto con una resistenza passiva, nonviolenta, gandhiana. Ribadiamo in tal senso il nostro invito agli amici, agli antifascisti, agli attivisti di Roma e a tutte le persone che credono in una civiltà basata sui Diritti Umani: scriveteci, organizziamo una resistenza pacifica, ma ferma; facciamo scudo agli oppressi - i Rom di oggi sono come gli ebrei durante l'Olocausto - con i nostri corpi. Teniamoci per mano, nel caso la forza pubblica volesse sgombrare con prepotenza i nostri fratelli Rom, cantando canzoni di pace e giustizia, come fecero Janusz Korkzac e la sua assistente Stephania Vilchinska, quando i criminali nazisti decisero di deportare a Treblinka i ragazzi ebrei ospitati nel loro orfanotrofio. In ogni caso, non consentiamo un nuovo, intollerabile e gravissimo abuso contro i Rom del Casilino 900 o degli altri insediamenti romani.

info@everyonegroup.com
roberto.malini@annesdoor.com
www.everyonegroup.com
www.annesdoor.com

Mario Salvi: oggi 32 anni dall'uccisione del 21enne di Autonomia operaia

Autore:
Valentina Vella

5:35 minutes (5.11 MB)

Il 7 aprile del 1976, 32 anni fa, lo studente antifascista Mario Salvi veniva ucciso a Roma da un colpo di pistola alla nuca sparato dalla guardia carceraria Domenico Velluto. Mario aveva 21 anni, apparteva alla sinistra extraparlamentare vicina al movimento dell’Autonomia operaia, attiva nella borgata romana di Primavalle.

Nel momento in cui veniva uccisso, Mario stava manifestando contro il Ministero di Grazia e Giustizia e contro la decisione del tribunale di Salerno di condannare a 9 anni di reclusione Giovanni Marini, l’anarchico accusato di aver reagito ad un’aggressione fascista, disarmando il missino Carlo Falvella ed uccidendolo con il suo stesso coltello.

In solidarietà a Marini, Mario si trovava lì quel giorno insieme a migliaia di altri manifestanti. Le dinamiche di quei momenti vogliono che il colpo mortale alla nuca raggiungesse Mario Salvi quando si trovava di spalle. In seguito al lancio di alcune molotov contro il “Palazzaccio” da parte di alcuni ragazzi della sinistra extraparlamentare dell’Atuonomia operaia, tra cui Salvi, l’agente di custodia in borghese Velluto incominciava ad inseguirli. Sembrerebbe, però, che il colpo mortale abbia raggiunto Mario Salvi una volta terminata la fuga, vale a dire mentre stava camminando in via degli Specchi, ormai lontano dal luogo del lancio delle molotov.

Il 15 aprile, Velluto veniva arrestato per omicidio preterintenzionale, reato per il quale è prevista una pena che va di 10 ai 18 anni di reclusione. A fare scattare l’arresto è il sostituto procuratore Gianfranco Viglietta, che conduceva le indagini. La decisione stupisce perché mai era capitato che un agente venisse arrestato per aver sparato a morte nel corso di una manifestazione, evento non raro in quegli annni. Ed infatti, ad agosto, l’agente veniva scarcerato per motivi di salute e per aver manifestato “sincero pentimento”. Nel luglio del ‘77, la Corte d’Assise lo assolveva definitivamente “per aver fatto uso legittimo delle armi”. Giovanni Marini, invece, è rimasto in carcere per tutti i 9 anni ed è morto per infarto nel dicembre del 2001, all’età di 59 anni.

Oggi pomeriggio, alle ore 17, in piazza Mario Salvi, proprio a Primavalle, si terrà una commemorazione per ricordare quella vicenda. L’obiettivo è quello di non dimenticare ieri per creare una società migliore oggi. Una riflessione necessaria alla luce delle tendenze di questi ultimi anni in cui si sta pericolosamente assistendo alla progressiva legittimazione di movimenti di estrema destra, antidemocratici e razzisti, come Forza Nuova e la Destra di Storace che, anche grazie alla tanto decantata logica dell’equidistanza, adesso si trovano a poter condurre una campagna elettrole alla luce del sole e senza che alcuno più si scandalizzi.

liceo mamani, scritte neonaziste e fermo di polizia per uno studente

Sommario:
antifa

PRATI, DOPO FRANCA RAME AL MAMIANI SCRITTE PER ADOLF HITLER

(OMNIROMA) Roma, 07 apr - "Mille braccia inneggiano al tuo nome, Adolf Hitler". Questa la scritta firmata con alcune svastiche apparsa stamani sul muro del liceo Mamiani a viale Giulio Cesare. A darne notizia alcuni studenti dello stesso istituto che hanno raccontato di aver cercato di coprire la frase utilizzando una bomboletta spray ma di essere stati fermati dalle forze dell'ordine e denunciati.

A.CE.A. Aperitivo CEna di autofinanziamento

05/04/2008 - 18:30
06/04/2008 - 01:29
ACEA aperitivo cena di autofinanziamento
Sommario:
5 APRILE 2008 dalle 19.00 in poi c/o via ildebrando della giovanna 80, APERITIVO CENA DI AUTOFINANZIAMENTO.
Promotore evento:
Radiosonar.net + comitato di malagrotta
Indirizzo email:

CON MUSICA DAL VIVO, DJSET E VIDEO PROIEZIONI, in collaborazione con il comitato contro la discarica di malagrotta ( roma )

Condividi contenuti