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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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sgombero

La casa è un diritto di pochi

diritto alla casa

Dopo aver simbolicamente occupato un palazzo a Via Carlo Ludovico Bragaglia per 24h, domenica 6 aprile, il Blocco Precario Metropolitano ha portato la protesta nel centro di Roma, a p.za San Marco, organizzando una tendopoli per denunciare la perenne precaria situazione abitativa romana.
La tendopoli è stata violentemente attaccata la mattina di martedi alle 5:30, i poliziotti in assetto antisommossa non hanno avuto sensibilità nè per neonati nè per donne incinte. La tendopoli dovrebbe rimanere fino a mercoledi pomeriggio.
9 fermi, tramutati in arresti a Regina Coeli. 4 scarcerati mercoledì sera mentre gli altri 5 soltanto venerdi sera dopo che il gip in
mattinata non aveva convalidato gli arresti.

Aggiornamento Liberati tutti!

Prossime iniziative

Comunicati

Comunicato sullo sgombero della tendopoli di P.za San Marco

autore:
ATELIER OCCUPATO ESC - RETE PER L'AUTOFORMAZIONE
Sommario:
comunicato sugli arresti della mattinata di martedi 8 aprile

Denunciamo l'atto gravissimo e arbitrario compiuto stamattina dalla polizia, che ha sgomberato con inaudita e sproporzionata violenza la Tendopoli Precaria di Piazza Venezia montata dai compagni che ieri hanno lasciato lo stabile occupato di via Bragaglia alla Bufalotta. La "brillante" operazione, iniziata alle 6 di mattina di oggi, ha fatto segnare diversi feriti e 9 arresti per resistenza aggravata, il tutto senza alcuna possibile giustificazione.

Questo gesto chiarisce, senza che ce ne fosse bisogno, che nella città commissariata il tema della precarietà e del disagio abitativo possono occupare al massimo qualche titolo di giornale e qualche dichiarazione da campagna elettorale; non appena i precari, i migranti, gli studenti provano ad organizzarsi e a riprendere con forza quello che gli spetta, cioè "il diritto ad una casa per andare in giro per il mondo", la risposta è quella che abbiamo visto: aggressioni, cariche indiscriminate, e infine l'arresto.

Nove dei nostri compagni, dopo il blitz della polizia, sono infatti detenuti con l'accusa di resistenza aggravata, con l'unica colpa di aver rilanciato IN MODO ASSOLUTAMENTE PACIFICO E DETERMINATO il tema del disagio abitativo in una città che conta migliaia di appartamenti sfitti lasciati alla speculazione, un saldo blocco di interessi tra costruttori e politica, e migliaia di persone che non trovano una soluzione al problema dell'alloggio.

Se questo è il segnale lasciato dal "vuoto della politica" in una città commissariata, è un segnale preoccupante: dopo lo sfilamento di quasi tutte le forze politiche "istituzionali", il Commissario Morcone e il Prefetto Mosca non si sono fatti attendere, avallando una reazione scomposta e che non ha nulla a che vedere con i fatti. Una reazione istigata anche da una politica ansiosa di trovare nuovi temi per la paranoia securitaria che abbiamo visto crescere negli ultimi anni: sgomberi, inasprimento del controllo sugli spazi urbani e sulle figure "atipiche" della metropoli, proibizionismo, polizia in tutte le piazze e nei luoghi di aggregazione; tutto più o meno equamente distribuito tra le varie forze politiche, divise solo da questioni formali sul modo in cui affrontare i nuovi "nemici urbani" che questo discorso produce.

A chi pensa di affrontare i problemi sociali con i manganelli, rispondiamo che saremo sempre al fianco di chi si batte per liberare la città e gli spazi !
Per sabotare il piano della rendita e della speculazione immobiliare, vogliamo REDDITO DI CITTADINANZA PER TUTT* !
Esigiamo libertà immediata per LUCA, PAOLO e TUTTI GLI ALTRI COMPAGNI ARRESTATI !

Crash! sotto sequestro - La magistratura all'attacco delle occupazioni

autore:
baz
Sommario:
Una sentenza che pesa come un macigno quella emessa ieri dal Tribunale del Riesame di Bologna per il sequestro del Laboratorio Crash!

Un macigno scagliato contro tutte le esperienze, passate e presenti, di occupazione di centri sociali in Italia e contro la pratica dell'occupazione stessa. Genova, Cosenza, Firenze e ora anche Bologna, diventano teatro di un nuovo ruolo che la magistratura accoglie a sé. Un ruolo tutto politico di ridefinizione degli ambiti di agibilità del movimento, un tentativo di arginare le lotte che si sviluppano nei territori passando non solo dalla criminalizzazione di significativi segmenti passati del movimento contro la globalizzazione e la guerra, ma anche andando ad attaccare nello specifico gli stessi luoghi di produzione e riproduzione di una politica antagonista, necessariamente elementi di ingovernamentabilità dei conflitti nelle metropoli.

Una sentenza che estende nei fatti i presupposti del sequestro cautelare: prima di oggi indirizzata esclusivamente alla confisca dei beni in possesso di organizzazioni mafiose e ad abusi edilizi, ora viene reinterpretata come applicabile a tutte le lotte sociali per la riconquista di spazi autogestiti, per la produzione di cultura e socialità non mercificate, contro i percorsi di costruzione dei conflitti sociali.

All'indomani della caduta del Governo Del Sacrificio Prodi, e dell'incapacità reale della politica istituzionale di risolvere i problemi sociali è dai tribunali che si cerca di mettere ordine per la salvaguardia dello status quo.
E così l'antagonismo espresso a Genova contro i governi della guerra e della devastazione economica e ambientale, con il suo respirare assieme e le sue molteplici istanze, diventa per la magistratura il pretesto per riaffermare che mai più sarà concesso di tornare ad animare le strade e le piazze delle città per affermare in modo deciso il proprio dissenso. Così il processo di Cosenza diventa punto cardine di nuovi teoremi giudiziari che trasfigurano le lotte autonome portate avanti nei territori, leggendo ovunque complotti e pianificazioni sovversive. Così a Firenze la legittima opposizione alla Guerra Permanente, le cariche ingiustificate, a nove anni di distanza vengono a forza stipate nel cassettone della storia giudiziaria sotto coltri che parlano di violenza e resistenza pluriaggravata. Così la magistratura non solo legge bene la crisi della rappresentanza politica delle istituzioni, ma se ne fa immediatamente sostituto e nuovo protagonista dal pugno di ferro.

In questo modo, nonostante la sospensione dell'esecuzione del sequestro fino all'ultimo grado di giudizio, necessariamente anche i centri sociali, come luoghi di autorganizzazione politica antagonista, ma anche come proposta alternativa e autonoma alla cultura ed alla socialità di regime, vengono messi sotto accusa. Il tentativo è chiaro: mai più in nessun luogo occupazioni, mai più luoghi altri da quelli istituzionali, mai più ambiti non immediatamente sussumibili e riciclabili nelle immediate esigenze dei palazzi del potere. Il teatrino non può crollare, lo show deve andare avanti, e per farlo bisogna creare adeguati precedenti giuridici. E va avanti mostrando, ad esempio, dietro a vetrine infarcite di lustrini l'inquietante e inaccettabile spettacolo di un Salone del Libro a Torino, autoelettosi a migliore espressione della cultura letteraria, che invita come ospite d'onore esponenti di un governo genocida e d'apartheid come quello d'Israele. Prosegue dietro i falsi, e per dirla tutta, scarsi scandali suscitati dalle mostrine naziste dell'Afrika Korps di Rommel sui veicoli delle forze armate italiane impegnate all'estero nelle "missioni di pace" rifinanziate dal decaduto governo. Si riscopre palcoscenico di ammiccamenti e "miracolosi" avvicinamenti tra forze politiche che, stanche dei ruoli loro assegnati dal copione dell'alternanza, si riscoprono possibilisti su intese larghe per il sommo fine di "ridare dignità al Paese"... una dignità inevitabilmente di nuovo fondata sul sacrificio, sull'oppressione, sulla razionalizzazione del sociale a fini produttivi, sulla guerra, sull'assassinio delle libertà individuali e collettive.

In tutto ciò evidentemente i centri sociali, non hanno ruolo. E di questo, diamo atto, siamo assolutamente certi anche noi. I terreni marcati dalle lotte popolari contro le nocività e le devastazioni ambientali, l'ingovernamentabilità dei conflitti sociali, l'essere inevitabilmente dall'altra parte del fronte "interno" di questa Guerra che si vuole Permanente, la vivacità data da una riscoperta capacità di plasmare i nostri territori aldilà delle esigenze produttive, riqualificando dal basso, opponendosi alla segmentazione ed alla desertificazione sociale, combattendo la retorica del degrado e della sicurezza riportandole sul piano della soddisfazione di bisogni e desideri, ostacolando le speculazioni... questo oggi sono i centri sociali, gli spazi autogestiti a Bologna come nel resto d'Italia.

E proprio per questo crediamo che, dopo la manifestazione del 6 ottobre, si debba tornare a progettare lotte e mobilitazioni che attorno a questo sappiano ridare il segno dell'insopprimibilità degli spazi autogestiti, indipendentemente dal dove venga l'attacco. Urgente è la necessità di riaffermare come ciò che pertiene alle lotte sociali, ai loro obiettivi, non possa essere negato spingendolo a forza nelle aule dei tribunali, quando invece sono le strade, le piazze, gli spazi, le periferie delle città i nostri luoghi; e questo anche per garantire la percorribilità futura di esperienze di occupazione. Occorre, crediamo, riaprire tutte le contraddizioni che il nuovo assetto politico cercherà inevitabilmente di sanare per garantirci non solo la sopravvivenza, ma anche lo spazio per esprimere quella nostra capacità di essere forza vitale e prorompente negli altrimenti grigi e ristretti spazi metropolitani.

Laboratorio Crash!

Pulizia etnica a Roma. Crudeltà verso Bambini

autore:
pietro Ancona
Sommario:
A Roma e in altre città italiane, coperte dal silenzio della stampa italiana, si demoliscono le abitazioni di fortuna dei rom e dei diseredati

Intervenga la Magistratura!! Si costituisca l'Alto Commissariato per i ROM!
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Amministrazioni comunali che hanno permesso la devastazione del paesaggio italiano, la nascita di abnormi periferie di cemento del tutto abusive,
la scomparsa di ogni benchè minima traccia di verde e di servizi comuni, si accaniscono nella demolizione di povere casupole (alcune abitate da anni) di persone che non hanno i mezzi per pagarsi gli esosi affitti imposti da proprietari spesso speculatori.
A Roma, al grido "Via da qui barboni" sono state demolite casupole senza dare tempo di raccogliere gli effetti personali, le cose, i ricordi dei disgraziati travolti dal furore razzista delle forze di polizia, in assetto di caccia al nemico.
Leggo che trenta bambini sono da giorni all'addiaccio. La proposta che era stata fatta alle loro famiglie era della loro divisione. Come facevano le SS: i bambini da una parte, le donne da un'altra, gli uomini ed i vecchi da un'altra ancora.
Questo avviene nel Paese in cui in nome della famiglia si negano diritti riconosciuti in tutta Europa alle coppie di fatto. Nella città del Vaticano in cui le proprietà immobiliari della Chiesa sono sterminate e potrebbero dare ospitalità a migliaia di famiglie disagiate.
Chiedo l'intervento della Magistratura dal momento che ci troviamo in presenza di veri e propri delitti contro le persone, contro minori che hanno diritto di essere tutelati, in presenza di atti illegittimi compiuti a tradimento e con la forza.
Non credo che la Polizia o i Vigili Urbani abbiano diritto di distruggere cose di persone che vengono financo impedite a recuperarle.
La Magistratura dovrebbe identificare tutte le persone che hanno ideato,progettato ordinato o eseguito le demolizioni con ruspe con le modalità di crudeltà ed irrisione delle persone che vengono denunziate. Dovrebbe ordinare la cessazione di ogni demolizione a Roma ed in tutta Italia.
Colgo l'occasione per ritornare sulla proposta a suo tempo fatta di istituire un Alto Commissariato per i Rom che abbia mezzi e poteri di intervento per la pianificazione di progetti di integrazione e la tutela dei Rom dalle violenze del potere politico razzistico che controlla l'Italia.
Pietro Ancona
www.spazioamico.it
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
http://pietro-ancona.blogspot.com/

21 aprile: Living la vida loca

autore:
romaprecaria

Che vita pazza si fa a Roma. Affitti al nero, bollette, precarietà.

Una vera vida loca. Vivila con noi.

Il 21 aprile (natale di Roma!) a Tor Pignattara/Pigneto, con partenza da Piazza della Marranella alle 16.

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