renato
La storia di tutti noi
Gio, 08/05/2008 - 13:15La storia di tutti noi.
L’abbiamo già visto. Una rissa, una lite tra balordi finita male. Stavolta la scusa è la sigaretta ma, come ieri, la politica non c’entra niente.
Esattamente come quasi due anni fa, un ragazzo smette di vivere. Per noi è stato Renato, ammazzato fuori da un dance hall reggae sul litorale di Roma, ammazzato a coltellate perché considerato diverso, compagno, rosso. Oggi è Nicola, ammazzato di botte in una strada del centro di Verona; stesse mani, poco più che
adolescenti, di un gruppetto di ragazzini cresciuti nella cultura fascista e razzista dell’intolleranza e del disprezzo.
Educati alla violenza attraverso l’uso della lama facile e dell' aggressività gratuita, infame, codarda del gruppo, o della squadraccia, dei raid notturni.
Questi omicidi, nel corso di due anni, non sono episodi di bullismo e non sono uno spettacolo. Sono figli di un determinato linguaggio politico, di scelte di parole d’ordine; figli di un’esasperata rincorsa all’ordine ed alla sicurezza.
La paura ed il disprezzo, ripetuti ed alimentati, della diversità, che sia della pelle, dell’origine geografica, del pensiero o del modo di vestire: una cultura fatta di odio, violenza e sopraffazione. La scelta meticolosa di spostare sempre più avanti la soglia dell’intolleranza ed alimentare quella guerra tra poveri che spesso aiuta a non vedere tutto il
resto. Il resto fatto di precarietà della nostra vita, di lavori infimi e senza diritti, dalla mancanza di casa, dalla mancanza di spazi di decisione reale o di costruzione di un proprio futuro.
Oscuri e puliti rimangono sempre quelli che su questa guerra ci speculano, ci mangiano e si ingrassano. La guerra sociale permanente, dove il nemico è sempre il più debole, chi non corrisponde ad un tratto “normale” delineato da non si sa bene chi e con quale autorità.
Per questo è pericoloso parlare da un punto di vista sociologico, e non politico, rispetto a fatti che non sono folklore, o semplice nostalgia, ma fenomeno diffuso e pericoloso di una matrice politica. Pericoloso come soffiare sul fuoco, come spesso ambienti politici, di centro-destra e centro sinistra,
o i media fanno. Pericoloso perchè coscientemente superficiale e banalizzante, come l’invocazione dell’equidistanza dagli opposti estremismi.
Si tratta invece della contrapposizione reale tra nature politiche differenti. Si tratta di rifiutare una cultura politica che si ispira ad una della pagine più nere della nostra storia da cui, faticosamente, siamo usciti più di sess’antanni fa; si tratta di affermare che oggi una cultura mortifera, piena di
richiami populisti alla chiusura degli spazi di libertà e sfruttamento della miseria, sta venendo propagandata nei territori della società italiana. Non ci sono emarginati (da rieducare) a cui viene inculcata la violenza, ma esiste una dinamica trasversale che diventa la scelta di adesione ad una
posizione politica e a un comportamento che fà dell’aggressione, in senso lato, il suo strumento. Come tutte le aggressioni che avvengono ai danni di chi non può, o non vuole, denunciarlo o di migranti e rom a cui vengono date a fuoco le baracche.
La nostra attivazione è stata, è e sarà sempre di senso opposto, ispirata all’inclusione ed alla costruzione di legami solidali forti; cerchiamo di ricomporre un terreno inclusivo che sappia affermare diritti per tutti e non privilegi per qualcuno. La violenza diffusa in questa società ai danni di tutti noi è tradotta nell’impossibilità di poter avere delle scelte da compiere; relegarla nello scontro degli opposti estremismi è solo una cartina di tornasole.
La tutela dei nostri spazi politici, delle nostre prospettive e della nostra incolumità fisica ci pone di fronte alla questione della violenza. Se lo sciacallaggio ipocrita delle istituzioni si trincera dietro l’equidistanza, noi affermiamo di avere il
diritto alla resistenza. Rispetto ai fascisti, ai loro metodi e ai loro tentativi di sopraffazione non faremo un passo indietro.
Conosciamo le operazioni mediatiche che seguono queste violenze: così come è successo dopo la morte di Renato, e prima Dax, ancora dopo la morte di Nicola riemerge la stessa fretta di escludere qualsiasi matrice politica, rendendo invece plausibile la
versione della rissa per futili motivi.
Oggi, ancora una volta, ripetiamo che a Verona, come a Focene, non è stata una rissa, è stata un’aggressione. E, ad uccidere Nicola, come ad uccidere Renato, sono stati giovani appartenenti ad una cultura neofascista e razzista, espressione di una destra reazionaria. Conosciamo il dolore, la rabbia, la mancanza di parole e ci stringiamo intorno alla famiglia, agli amici, ai
suoi fratelli e sorelle.
Con Renato, Dax e Nicola nel cuore
verso la manifestazione nazionale di Verona
LOA Acrobax
Coordinamento cittadino di lotta per la casa
veritaperrenato
Ven, 29/06/2007 - 16:04- Aggiungi informazioni
- notificato
Omicidio Renato: Gup respinge richiesta avvocati nuove indagini
Gio, 28/06/2007 - 17:17BIAGETTI, AVVOCATI: «GUP RESPINGE RICHIESTA DIFESA NUOVE INDAGINI» (OMNIROMA) Roma, 28 giu - «Il Gup del tribunale di Civitavecchia, Giovanni Giorgianni ha respinto la richiesta di integrazione probatoria avanzata dai legali della famiglia di xxx (ilmaggiorenne) per acquisire ulteriori elementi utili alle indagini». Ad affermarlo sono i legali della famiglia Biagetti, Maria Luisa D'Addabbo, Arturo Salerni e Luca Santini, al termine della terza udienza preliminare per l'omicidio di Renato Biagetti avvenuto il 27 agosto del 2006 sul litorale di Focene, svoltasi stamani nell'aula B del Palazzo di Giustizia di Civitavecchia. «Una richiesta giustificata secondo la difesa di xxx (il maggiorenne) - proseguono i legali della famiglia Biagetti - da alcuni elementi da approfondire emersi dalla testimonianza rilasciata dalla vittima poco prima di morire all'ospedale Grassi di Ostia e ricostruita a memoria a quasi un anno di distanza dall'appuntato dei carabinieri della stazione di Ponte Galeria, Maurizio Nafia. Una richiesta che avrebbe portato a riascoltare le deposizioni rilasciate da xxx (l'allora fidanzata di Renato Biagetti) e xxx (presente la sera dell'omicidio) e ad ascoltare l'appuntato dei carabinieri Nafia. Secondo il Gup però - concludono gli avvocati - il materiale probatorio é sufficiente per decidere il rinvio a giudizio perché non ci sono prove, né elementi per decidere il non luogo a procedere. Il 12 quindi si andrà a discussione». E sempre alla Procura della Repubblica di Civitavecchia é stata inoltrata dai legali della famiglia Biagetti una denuncia per favoreggiamento e omessa presentazione di denuncia all'Autorità Giudiziaria relativamente alle deposizioni rilasciate dal Biagetti ai carabinieri nel pronto soccorso dell'ospedale Grassi di Ostia, acquisite negli atti soltanto il mese scorso. «Una denuncia che resta generica, ma sulla quale chiediamo di indagare - aggiunge l'avvocato Arturo Salerni - perché gli elementi ci sono. La deposizione di Renato non faceva parte del fascicolo delle indagini svolte dagli inquirenti e consegnato al Pm, Margherita Pinto, lo stesso vale per i parenti. Qualcuno potrebbe aver agevolato, xxx e xxx (il minore coinvolto nell'omicidio di Biagetti) a nascondersi e ad eliminare prove. I due per 4 giorni non si sono trovati e i vestiti che indossavano la notte dell'omicidio sono spariti».
Omicidio Renato: processo rinviato al 12 luglio
Gio, 28/06/2007 - 17:12OMICIDIO BIAGETTI, GUP RINVIA UDIENZA AL 12 LUGLIO (OMNIROMA) Civitavecchia, 28 giu - É stata rinviata al 12 luglio l'udienza preliminare per l'omicidio di Renato Biagetti, ucciso il 27 agosto del 2006 sul litorale di Focene, nella quale è imputato xxx, attualmente recluso nel carcere di Rebibbia. Al vaglio del giudice le tre perizie psichiatriche (quella del pubblico ministero Margherita Pinto, quella del gup e quella della difesa) effettuate dai periti su xxx per verificare la capacità di intendere e di volere del ragazzo in merito ad una presunta personalità border line riscontratagli dal personale medico del carcere di Civitavecchia prima e di Rebibbia in seguito. «La perizia ordinata dal gup al medico Stefano Custerman - spiega il legale della famiglia Biagetti, Arturo Salerni - rileva che non ci sono vizi di mente tali da poter incidere sulla volontà di intendere e di volere di xxx al momento del fatto. Nel merito delle perizie psichiatriche il gup deciderà il 12 luglio, sempre nello stesso giorno la difesa dovrà comunicare la scelta di rito abbreviato o il rinvio a giudizio»
GUP RIGETTA COMUNE DI ROMA COME PARTE CIVILE
Gio, 28/06/2007 - 14:06Omniroma-OMICIDIO BIAGETTI, GUP RIGETTA COMUNE DI ROMA COME PARTE CIVILE (OMNIROMA) Civitavecchia, 28 giu - Il gup (giudice udienza preliminare) Giovanni Giorgianni, dopo la camera di consiglio, ha rigettato la richiesta inoltrata dal legale del Comune di Roma per la costituzione dell'ente come parte civile nel processo per l'omicidio di Renato Biagetti, in corso di svolgimento al tribunale di Civitavecchia, avvenuto il 27 agosto del 2006 sul litorale di Focene. «Il giudice ha ritenuto che la capacità rappresentativa del Comune - spiega l'avvocato Sabato, legale del Comune di Roma - per l'azione giuridica Comune-cittadinanza non avesse una determinazione tale da far insorgere un diritto di risarcimento danni». L'udienza a porte chiuse è appena ripresa nell'aula B del tribunale di Civitavecchia per discutere i risultati della perizia psichiatrica effettuata su Vittorio Emiliani attualmente recluso nel carcere di Rebibbia. Ad attendere l'esito dell'udienza ci sono circa una trentina di ragazzi del centro sociale «Acrobax» e la mamma e l'allora fidanzata di Biagetti.