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 <title>studenti</title>
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 <description>The taxonomy view with a depth of 0.</description>
 <language>it</language>
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 <title>comunicato dal mamiani occupato</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14612</link>
 <description>&lt;p&gt;gli occupanti del mamiani &lt;strong&gt;prendono atto della disponibilità manifestata dal preside&lt;/strong&gt;, dopo quasi una settimana di occupazione, nella lettera consegnata stamattina agli studenti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;gli occupanti ritengono significativo sia il riconoscimento delle motivazioni dell&#039;occupazione e della partecipazione ed organizzazione dlla stessa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;prendono atto sopratutto degli impegni assunti in merito ai provvedimenti che stanno sequestrando aula autogestita e cortile&lt;/strong&gt;, che diverranno oggetto di discussione condivisa all&#039;intervento dell&#039;istituto riaprendo quegli spazi di dibattito che finora non avevano funzionato, e non certo a causa degli studenti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;discuteranno quindi nella assemblea di gestione di questa sera le forme con le quali proseguire la protesta&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;gli occupanti, inoltre, parteciperanno con una delegazione all&#039;&lt;strong&gt;incontro che ci sarà oggi in regione&lt;/strong&gt; facendo presente &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;cite&gt;&lt;br /&gt;
a) il dialogo non può nascere con quelle modalità, confuse ed approssimative&lt;br /&gt;
b) non si può pensare al dialogo senza riconoscere la mobilitazioni degli studenti&lt;br /&gt;
c) gli occupanti rinnova l&#039;invito a confrontarsi al mamiani occupato, in tutti i momenti a partire dall&#039;assemblea aperta di oggi proprio sul tema della legalità&lt;br /&gt;
d) i presidi, anzichè preoccuparsi di qualche centinaia di euro per un estintore svuotato, si dovrebbero forse interrogare sui milioni di euro di tagli e dire da che parte stanno&lt;br /&gt;
&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;gli occupanti inoltre &lt;strong&gt;criticano l&#039;odierno articolo di oggi del messaggero sui &quot;danni&quot;&lt;/strong&gt; dell&#039;occupazioni, parte di una &lt;cite&gt;scandalosa campagna stampa messa in atto da quel giornale&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;in particolare, &lt;strong&gt;i dati sono del tutto manipolati fino a risultare persino comici&lt;/strong&gt;(dieci scuole occupate che producono duemilionidieuro di danneggiamenti fa un po&#039; sorridere, quando al tasso si parla forse di tremila euro massimo e così anche nelle altre situazioni) &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;in particolare, si confonde volontariamente il &quot;vandalismo&quot; che avviene tutto l&#039;anno con quanto accade in momenti connessi alle proteste e si mescolano gli &quot;interventi di manutenzione straordinaria&quot; con quelli dettati da danneggiamenti, in una operazione di mistificazione cosciente&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;se l&#039;assessore stella della provincia spera di poter giustificare così la situazione dell&#039;edilizia scolastica di roma siamo ormai al ridicolo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:56:17 +0100</pubDate>
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 <title>mamiani occupato ed altre mobilitazioni</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14582</link>
 <description>&lt;p&gt;Al &lt;strong&gt;Tacito&lt;/strong&gt; assemblea straordinaria di mobilitazione tutta la mattina. Anche al &lt;strong&gt;Talete&lt;/strong&gt; assemblea con la decisione di occupare. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prosegue la occupazione del liceo &lt;strong&gt;Mamiani&lt;/strong&gt;, dove alle ore 15.00 si sono riuniti gli studenti delle scuole in mobilitazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si è tenuto, fra le altre attività del mamiani occupato, un incontro con il padre di carlo, &lt;strong&gt;giuliano giuliani.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domani a partire dalle 16.00 si terrà &lt;strong&gt;&lt;/cite&gt;un incontro aperto sul tema della legalità, con la partecipazione del giurista e docente universitario roberto de vita, seguito da aperitivo musicale e cineforum.&lt;/strong&gt;&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;cite&gt;GLi occupanti del Mamiani rinnova l&#039;invito a Rusconi per questa occasione per confrontarsi sul tema legalità.&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, gli occupanti presenteranno domani una &lt;strong&gt;lettera al Messaggero&lt;/strong&gt; in risposta all&#039;editorial pubblicato ieri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa mattina, infine, &lt;strong&gt;iniziativa degli studenti fuori dal Ministero dell&#039;Istruzione&lt;/strong&gt; e per denunciare, nel giorno della morte di uno studenti a torino lo scorso anno, la situazione dell&#039;edilizia scolastica.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Mon, 23 Nov 2009 21:28:05 +0100</pubDate>
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 <title>dal mamiani occupato</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14542</link>
 <description>&lt;p&gt;Prosegue l&#039;occupazione degli studenti e delle studentesse del &lt;strong&gt;Mamiani&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche domani previsti incontri e dibattiti nel corso di tutta la gioranta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra gli altri appuntamenti, &lt;cite&gt;domani alle 15.00 si terrà un incontro cittadino dlle scuole in mobilitazione.&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;cite&gt;Gli studenti rinnovano l&#039;invito al prof. Rusconi, vicepresidente dell&#039;Asocciazione presidi e protagonista in questi giorni di un &quot;Manifesto contro le Occupazioni&quot; a discutere assieme agli studenti del Mamiani e delle altre scuole interessati in un incontro pubblico, domani a partire dalle 16.00.&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, gli studenti stanno organizzando per &lt;strong&gt;martedì&lt;/strong&gt; una gioranta/happening all&#039;interno della quale, alle ore 17.00, si terrà una assemblea aperta proprio sul tema della &lt;strong&gt;legalità&lt;/strong&gt;, cui è previsto anche l&#039;intervento del &lt;cite&gt;giurista e docente universitario DeVita&lt;/cite&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli occupanti hanno ribadito, con una lettera aperta a tutta la scuola, la &lt;strong&gt;dispinobilità a proseguire in altre forme la mobilitazione se il Dirigente Guarino ritira i provvedimenti&lt;/strong&gt; che sequestrano l&#039;aula degli studenti ed il cortile.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:30:42 +0100</pubDate>
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 <title>Report assemblea nazionale 20/11 - Rilanciare il movimento !</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14505</link>
 <description>&lt;p&gt;Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell&#039;università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all&#039;altezza delle sfide poste dall&#039;attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall&#039;esplosione dell&#039;Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell&#039;università pubblica negli ultimi 30 anni;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all&#039;americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull&#039;indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un&#039;università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l&#039;entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell&#039;università;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell&#039;università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l&#039;insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell&#039;efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l&#039;ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa  di  una  assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell&#039;autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l&#039;emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l&#039;attacco mosso da governo. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull&#039;Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall&#039;attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L&#039;attacco alla Scuola e all&#039;Università al quale stiamo assistendo è parte di un&#039;aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è un caso se l&#039;Onda ha fatto breccia nell&#039;immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell&#039;Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l&#039;accesso pubblico all&#039;università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l&#039;accesso e per la qualità del sapere, per l&#039;abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d&#039;ingresso, percorsi d&#039;eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l&#039;accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all&#039;intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all&#039;ordine del giorno nazionale l&#039;elaborazione di un nuovo sistema di welfare all&#039;altezza delle sfide della società della conoscenza. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si propone di:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- in occasione dell&#039;11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l&#039;accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Assemblea nazionale dei precari e degli studenti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Roma, 20/11/2009&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 21 Nov 2009 15:29:30 +0100</pubDate>
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 <title>conferenza stampa al mamianioccupato sab21 ore 11.00</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14487</link>
 <description>&lt;p&gt;gli studenti e le studentesse del mamiani occupato, assieme alle altre scuole del movimento, invitano domani alle ore 11.00 presso il loro istituto i giornalisti per replicare in forma pubblica a quanto sta venendo raccontato sui giornali in questi giorni ed alle iniziative dei dirigenti scolastici riguardo le proteste degli studenti, oltre che per mostrare ancora una volta come vive una scuola occupata&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;sono invitati ad intervenire anche quanti (professori, sindacalisti, intellettuali, esponenti dell&#039;opposizione) intendano prendere parola sul tentativo di &quot;delegittimazione&quot; e &quot;criminalizzazione&quot; delle proteste studentesche, in particolar modo fra quanti magari l&#039;anno scorso hanno espresso piu&#039; volte solidarietà ed appoggio a queste stesse proteste&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:48:51 +0100</pubDate>
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 <title>Roma 20 novembre - Riprendere la parola, rilanciare il movimento </title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14366</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;20/11/2009 - 14:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;20/11/2009 - 18:30&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-tz&quot;&gt;&lt;label&gt;Timezone: &lt;/label&gt;Etc/GMT+1&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Roma 20 novembre assemblea nazionale - Riprendere la parola, rilanciare il movimento &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Appello per un&#039;assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza” venerdì 20 Novembre. Il Disegno di legge per la riforma dell&#039;Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E&#039; passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell&#039;università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell&#039;Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell&#039;autunno del 2005.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forza dell&#039;Onda ha in buona parte fermato l&#039;iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell&#039;approvazione del Dl 137 sulla scuola – 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l&#039;università), ma non è riuscito ad ottenere l&#039;annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l&#039;università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l&#039;offensiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Ddl colpisce a morte l&#039;università pubblica, riorganizzandola a partire dall&#039;insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d&#039;onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un&#039;abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l&#039;università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell&#039;università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all&#039;infinito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&#039; chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell&#039;università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un&#039;università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un&#039;agenda di lotte condivise. Un&#039;agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l&#039;università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un&#039;esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 14 presso la Sapienza un&#039;assemblea nazionale con il seguente odg:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;1. Analisi del Ddl&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;2. Piattaforma delle rivendicazioni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&#039; infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Laboratori Precari (Rete di dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma - vai al blog)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Coordinamento nazionale precari della ricerca – Cgil Flc&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 17 Nov 2009 22:32:37 +0100</pubDate>
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 <title>Roma 17/11 - L&#039;Onda riparte dalla Sapienza: più di un migliaio in corteo</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14365</link>
 <description>&lt;p&gt;Oggi 17 novembre, gli studenti e i precari della Sapienza sono tornati in  piazza, in occasione della giornata globale di mobilitazione. In queste ultime settimane in molti paesi europei, in particolare in  Austria e Germania, un nuovo ciclo di lotte per il sapere e contro la crisi sta con forza emergendo. Anche in Italia oggi in molte città  studenti medi e universitari hanno invaso le strade, bloccato la  circolazione, occupato i rettorati per rilanciare il movimento contro il  recente disegno di riforma Gelmini, che, dopo i tagli al FFO dello scorso anno, prova a dare il colpo di grazia alle università italiane. Un disegno di legge che conserva e raffroza la posizione di potere della  corporazione accademica, che accentra i poteri nelle mani del rettore e che consente ai privati di entrare nei consigli di amministrazione senza alcun vincolo in termini di investimenti, che precarizza ancor di più la condizione di vita degli studenti e dei ricercatori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&#039;assemblea convocata alle 10.30 a Lettere a visto la partecipazione di  numerosi studenti che hanno deciso di muoversi in corteo per fare  irruzione all&#039;interno delle aule ed interrompere la didattica. A seguire il corteo ha deciso di uscire dalla Sapienza per attraversare le strade della città assieme agli studenti medi confluiti a p.zzale Aldo Moro. La giornata di oggi segna un passaggio importante per il rilancio del movimento contro la riforma e per un nuovo welfare. Venerdi 20 ci riuniremo in assemblea nazionale alla Sapienza assieme ai ricercatori e ai dottorandi che da tutta Italia raggiungeranno Roma per confrontarsi e condividere un percorso comune contro l&#039;offensiva del governo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esprimiamo indignazione per quanto accaduto a Milano questa mattina, dove le forze dell&#039;ordine hanno caricato il corteo e fermato quattro studenti, due dei quali sono stati arrestati. Chiediamo il rilascio immediato degli studenti. Evidentemente l&#039;Onda fa ancora paura: i tentativi del governo di nascondere la dequalificazione e la svendita dell&#039;università con la retorica dell&#039;innovazione si stanno rivelando fallimentari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Crediamo che l&#039;assemblea nazionale sia un&#039;occasione importante per  rilanciare con forza un discorso pubblico e una mobilitazione diffusa nelle prossime settimana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sapienza per l&#039;Autoriforma&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 17 Nov 2009 22:10:41 +0100</pubDate>
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 <title>Roma - 17/11 : assemblea pubblica a Lettere, mobilitazione contro la riforma </title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14262</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;17/11/2009 - 10:30&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;17/11/2009 - 13:30&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-tz&quot;&gt;&lt;label&gt;Timezone: &lt;/label&gt;Etc/GMT+1&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;La Gelmini non ci merita - giornata di mobilitazione contro le riforme a costo zero, la precarietà della ricerca e i tagli all&#039;università. Assemblea pubblica a Lettere e agitazione nelle facoltà della città universitaria a partire dalle 10.30, per rilanciare la mobilitazione in vista dell&#039;assemblea nazionale del 20 novembre alla Sapienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sapienza per l&#039;Autoriforma&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 14 Nov 2009 18:06:51 +0100</pubDate>
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 <title>Per un nuovo conflitto costituente: gli studenti, la crisi e le sfide dell’Onda</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/14089</link>
 <description>&lt;p&gt;A un anno di distanza dalla prima ondata di cortei spontanei ed occupazioni è opportuno, e forse solo ora possibile, produrre un’analisi complessiva del profilo politico del movimento dell’Onda, un movimento che ha rotto non poche strutture politiche consolidate che hanno regolato le mobilitazioni studentesche negli ultimi 20 anni. Ci interessa il profilo politico perché è quello che noi consideriamo come più idoneo e rilevante per valutare la reale consistenza e forza di questo movimento tutt’altro che estinto. Naturalmente non tralasceremo il necessario approccio alla sua composizione sociale, anche se come semplice conseguenza metodologica. Rinunciamo a tracciare un profilo ideologico, quanto mai sterile nella sua dimensione “riassuntiva”, tipica della caratterizzazione dei movimenti politici novecenteschi, ed abbandoniamo l’ipotesi di costruire in maniera artificiosa un impianto teorico dell’Onda, non foss’altro perché nella realtà fattuale della sua esperienza si può considerare completamente sussunto nella sua pratica politica.&lt;br /&gt;
Innanzitutto un dato: il movimento dell’Onda è stato il primo movimento studentesco che da decenni a questa parte ha avuto la capacità di produrre mobilitazione, e quindi la capacità di conservare la propria soggettività, “superando l’anno”, rompendo gli argini temporali delle mobilitazioni studentesche che si riproducono fisiologicamente di anno in anno rimanendo però legate al loro ambito stagionale. In particolare l’elemento che segna il superamento di questa condizione è dato dalla capacità del movimento di rimanere movimento anche dopo l’estinzione del casus belli legislativo che ha fornito l’elemento causale della contestazione, la legge 133: di norma storica degli ultimi anni di “movimento studentesco” categoricamente e genericamente inteso, la spinta di partecipazione e di contestazione è andata esaurendosi sistematicamente con la conclusione dell’iter legislativo delle riforme scolastico-universitarie, con un climax di mobilitazione liturgicamente celebrato il giorno dell’approvazione definitiva. Questa continuità che si è avuta negli anni, dal movimento della “Pantera” al movimento di contestazione contro la riforma Moratti si è finalmente spezzata, alla verifica di un movimento che ha prodotto mobilitazione cronologicamente successiva ai momenti della ratifica istituzionali dei provvedimenti di riforma. È da questo dato che è necessario distinguere due fasi della mobilitazione dell’Onda. La prima riguarda l’espressione prima e propria del movimento, quella della mobilitazione diffusa dei cortei spontanei, delle occupazioni generalizzate: questo primo momento ha il picco di mobilitazione in prossimità dell’approvazione della legge, e procede con intensità discendente fino al mese di dicembre. La seconda fase, che costituisce il vero elemento di discontinuità storica, è quella che noi abbiamo chiamato dell’“Onda lunga”, ovvero l’insieme di iniziative di partecipazione che sono seguite cronologicamente al fisiologico processo di smobilitazione invernale. Il fatto stesso di rilevare momenti di lotta successivi alla mobilitazione generalizzata individua quel fattore di discontinuità di cui abbiamo parlato. Per utilizzare una facile metafora, l’Onda, nella sua anomalia, come il fenomeno naturale a cui fa riferimento, presenta una forza tale da permettere il superamento della linea costiera e l’invasione della terra ferma. In questo caso la terra ferma è il terreno di scontro su cui si è mossa l’Onda nel corso di quest&#039;anno. Onda lunga quindi, ma anche di lunga durata, grazie anche e soprattutto ad accelerazioni importantissime che hanno evidenziato la maturità dell’Onda, prima fra tutte la contestazione del G8 dell’università[1], in cui si è percepita un&#039;interessantissima dimensione di conflitto che questo movimento è stato in grado di produrre nell’ambito di una politica di soffocamento delle agitazioni e tensioni sociali in tempo di crisi portata avanti da partiti, sindacati e istituzioni.&lt;br /&gt;
Oggi l’Onda è il movimento universitario che si trova di fronte all’ennesima riforma dell’università che vuole dirsi “definitiva”, immediatamente figlia della crisi, in questi giorni formalizzata in disegno di legge. Subito un dato: il fatto che il governo delle destre abbia optato per la forma del ddl anziché per la legiferazione per decreto, in controtendenza alla sua impostazione autoritaria e alla sua prassi parlamentare, è una diretta conseguenza (e parziale vittoria) del movimento, che ha posto le condizioni per la necessità di un iter legislativo diluito nel tempo anziché un procedimento breve che avrebbe sicuramente spostato la dialettica interna all’università sull’ordine pubblico, oggi potenzialmente difficile o addirittura impossibile da gestire senza scelte rischiose quanto dolorose. Gli aspetti più interessanti di questa legge superano però l&#039;evidenza dell’ennesima riforma a costo zero (diretta esigenza dello Stato nella crisi, e nella crisi conseguente dei suoi conti pubblici) e che va ad addossare i costi della “razionalizzazione” (leggi,  della crisi) sulle spalle degli studenti e, in particolar modo, di coloro che si troveranno a fare i conti con la chiusura degli atenei periferici senza un sistema di welfare in grado di colmare il divario tra loro e gli studenti metropolitani (vista la completa assenza di un piano per la mobilità e per la questione abitativa): l&#039;aspetto più rilevante è che questa legge va a riconfigurare strutturalmente gli strumenti della governance e il modello direttivo dell’università intesa come istituzione della formazione[2]. Il fatto che tutto il discorso verta sulla retorica del merito e sulla “meritocrazia” come sistema tradisce la volontà delle destre di chiudere definitivamente  con una stagione ormai storica che è quella dell’università pubblica post-’68, che con tutti i suoi limiti e le sue conservazioni, ha permesso lo sviluppo dell’università come un luogo non esclusivamente legato alla sua funzione principe di “apparato ideologico di Stato” per dirla con Althusser. Per quanto abbiano continuato a sussistere nel tempo le più odiose logiche baronali e corporative, all’interno dell’università è rimasto sempre quello spazio, aperto con le lotte del ’68 e allargato con le potentissime esperienze di contropotere studentesco del ’77, che ha permesso agli studenti di vivere l’università come luogo di libera crescita culturale, di espressione politica, di critica, superando quindi i meri risultati formali di quella stagione, ovvero le minime rappresentanze studentesche (ampiamente delegetittimate dallo stesso corpo studentesco) istituzionalizzate nel senato accademico e nei consigli di facoltà. Uno spazio che ha permesso di creare percorsi di formazione alternativa, autonoma, forme di autogoverno e autogestione dei percorsi didattici[3]. La riforma attuale ha in mente di abolire ogni forma di autorganizzazione del sapere dal momento che è in piano la completa ripianificazione e sistematizzazione dei percorsi didattici sulla base delle esigenze concrete del “mondo del lavoro”, ovvero del capitale. Questo processo abolirà con geometrica selezione darwiniana ogni insegnamento e ricerca ritenuto “inutile” o superfluo alle esigenze della produzione (che vanterà per questo diretti rappresentanti negli apparati gestionali degli atenei). Questo significa che si stanno preparando ad un’operazione, diremmo epocale, di neutralizzazione di ogni voce critica all’interno dell’università e di qualsiasi gruppo sociale in grado di muoversi all’interno della sua struttura creando conflitto e resistenza alla gestione verticistica dei singoli atenei. La retorica del merito non fa altro che offrire una copertura ideologica ad una volontà politica di irregimentazione del sapere secondo le necessità del mercato. In questo scenario di cesura storica va a inserirsi la lotta degli studenti, che difendono il loro diritto al sapere critico, all’autoformazione e all’autoriforma in risposta a questo scenario che ir entra a pieno titolo nel grande esperimento di controllo sociale che questo governo sta tentando con l’approvazione di leggi ora repressive ora palesemente autoritarie[4].&lt;br /&gt;
È quanto mai evidente che è necessario spostare l’attenzione sui concetti che regolano l’azione politica del governo e valutare la giusta risposta del movimento, in particolare sul piano terminologico: prioritario è far valere ed evidenziare problematicamente il contrasto stridente tra il concetto fondante di democrazia e quello esclusivo e vuoto di &quot;meritocrazia&quot;, soprattutto quando questo principio di contrapposizione riguarda un soggetto sociale che in questa fase storica si fa carico di una trasformazione immanente, in quanto destinatario di un mutamento della suo ruolo fondamentale nel sistema produttivo e titolare di un potenziale di sovversione sistemica dello stesso processo e dell’intero sistema. Esattamente come 40 anni fa, il corpo sociale studentesco si trova nella condizione di poter delineare i lineamenti fondamentali del riassetto istituzionale, proprio perché interprete diretto di un mutamento strutturale della sua posizione funzionale all’interno della società. Il ’68 ha rappresentato l’esplosione delle contraddizioni sistemiche della condizione studentesca alle prese con la massificazione dell’università, è allora che gli studenti hanno percepito una realtà potentissima del loro tempo: la fine del ruolo funzionale delle barriere architettoniche che separavano i luoghi della formazione con il resto della società, barriere rappresentate da quei muri che sono stati oltrepassati dal movimento degli studenti per muoversi liberamente e politicamente nel tessuto produttivo metropolitano. Stesso processo di violazione dei confini fisici dei luoghi fondanti della società disciplinare è avvenuto nello stesso momento nella fabbrica, da qui l’incontro di due soggetti sociali fino ad allora distinti e in quel momento non più distinguibili in quel tessuto produttivo che in quegli anni cominciava a convertirsi verso una produzione di valore decentralizzata rispetto alla materialità dei luoghi tradizionalmente deputati allo scopo. È da questo presupposto che si può rifiutare la logica che distingue il ’68 tra operaio e studentesco e, di volta in volta, più operaio o più studentesco, dal momento che quel movimento ha ricompreso entrambe le soggettività (nella loro dimensione politicamente determinata) non più divise dalle categorie oggettivanti di una modernità già allora in crisi. Partendo da questo assunto, tenendo presente la determinazione politica di questo incontro ricomponibile nella dimensione sociale del declino, seppure esplosivo, della figura dell’operaio-massa, possiamo comprendere il superamento della dimensione ancora “unitaria” che ha caratterizzato questo primo e definitivo incontro. Lo slogan che caratterizzò il ’68, e successivamente l’autunno caldo, “operai e studenti uniti nella lotta” è oggi completamente superato nel momento in cui, oggi, diventa accettabile solo quando esso stesso presuppone il suo superamento paradigmatico: da “operai e studenti” a “operai-studenti”, o meglio “studenti-operai” nella dimensione sociale della soggettività ricomposta. Il dato che va compreso come condizione immanente alla composizione sociale attuale è che al figura dello studente è oggi compiutamente assunta e sussunta nel processo di sfruttamento capitalistico, nel momento in cui la sua capacità cognitiva diviene oggetto di valorizzazione da parte del capitale. La condizione dello studente afferisce oggi compiutamente e in maniera sostanziale a quella moltitudine operaia che rappresenta lo stato compositivo della classe nella definizione storica del post-fordismo: studenti di questa particolare generazione, che per primi vivono la prospettiva reale dello sfruttamento nella loro condizione di salariati del lavoro cognitivo. Le leggi che hanno in questi anni ridisegnato il panorama giuridico del lavoro dipendente riconvertendolo in sistema di produzione e riproduzione di precarietà si configura come l’adeguamento giuridico-formale alle nuove esigenze del capitale, in grado ora di trarre valore e profitto dal lavoro intellettuale-immateriale, che viene di conseguenza irreggimentato nel sistema del salario. È in questo contesto si delineano i caratteri di quell’integrazione sociale che lega l’operaio di fabbrica allo studente universitario, l’operatore del call-center al precario della ricerca, il contrattista a progetto al tremesista della pubblica amministrazione, non solo per un fatto di equiparazione giuridica del salario quantificato in cifre analoghe e contratti di durata e tipologia medesima, ma per quella realizzazione di classe oggi compiuta che vede il lavoro subordinato (e chi produce e riproduce valore capitalistico al di fuori del rapporto formale di lavoro) nella sua interezza e in conflitto sistemico con il capitale. Ed è da qui, da questa realizzazione, che parte potente l’istanza costituente, che nasce il nuovo potere in grado di concretizzare il mutamento: dal contropotere delle lotte si lancia la richiesta del reddito, intero e immediato, nell’osservanza del principio e istinto di riappropriazione che risuona nella post-modernità negli slogan “dateci il denaro!” e “tutto subito!”. L’offensiva al capitale si muove oggi secondo queste direttrici, formalizzatesi negli ultimi 30 anni nei bisogni emergenti dell’operaio-sociale, che diviene oggi soggetto principale e protagonista del processo di trasformazione. Quindi, sul fronte universitario: fine della logica unitaria, superamento del principio di equiparazione operai-studenti del ’68 sulla base della richiesta del salario: è negli atti lo stravolgimento dei termini relazionali tra capitale e categorie sociali oggettivate del fordismo, la battaglia è contro il lavoro, ora e subito! La rivendicazione sessantottina del “salario studentesco” viene oggi distrutta dalla questione del reddito, ed è da questo elemento che può ripartire la lotta degli studenti come motore propulsivo di una prima e grande necessaria offensiva autonoma e moltitudinaria contro capitale e istituzioni, figlia della migliore sovversione operaia del nostro tempo…&lt;br /&gt;
Sul piano operativo: la rinascita del conflitto in termini di processo dipendono dal grado di rottura con la continuità riformista che regola e imbriglia l’antagonismo all’interno della legalità e dei binari istituzionali: più è forte il momento di rottura e più è possibile un mutamento della dialettica delle parti sociali verso l’opposizione sociale. Nel dibattito storico si è discusso su quale fosse stato il momento di rottura che portò al ’68 come momento fondante di un processo di conflitto lungo (con le lotte degli anni ’70): in molti convergono sugli scontri di Piazza Statuto. Gli studenti dell’Onda il loro battesimo del fuoco l’hanno avuto, in quel maggio di lotta che ha visto di nuovo Torino come scenario di uno scontro sociale, dove studenti, precari e giovani proletari hanno ricevuto il plauso e la solidarietà di chi, per una questione d’età, quei giorni non c’era. L’Onda sola ha prodotto il vero e giusto conflitto nella crisi, ed è nell’autunno della crisi che deve trovare la forza di ripetersi, puntando alla rottura generale e allo stravolgimento complessivo degli schemi dialettici istituzionali. Solo in questo modo l’Onda può vincere la sua battaglia contro la riforma, saldando le sorti della sua lotta con un’offensiva sistematica e generalizzata in grado di spostare l’attenzione verso l’interezza delle politiche pubbliche del governo della crisi. Attraversare criticamente e scompostamente i cortei sindacali, per sovvertirne la piattaforma confederale e catalizzare la rabbia sociale verso il conflitto reale, sembra configurarsi come lo strumento più efficace per perseguire oggi questo obiettivo. È solo a Roma diciamo noi, nel cuore pulsante e materiale del potere politico, che può avvenire la rottura, che può verificarsi il conflitto costituente, che può generalizzarsi e concretizzarsi lo scontro con le istituzioni di chi non vuole pagare la crisi.  Per una lotta che porti alla vittoria, per un&#039;altra accelerazione, per una nuova stagione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;MM&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Note:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[1] &lt;a href=&quot;http://www.marxismomilitante.org/2009/05/torino-19-maggio-2009-inizio-di-una.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Vedi articolo &quot;Torino, 19 maggio 2009: inizio di una nuova fase costituente del movimento?&quot; del 23 maggio &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
[2] &lt;a href=&quot;http://liberlex.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/Testo-ddl-riforma-&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Testo completo del ddl&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
[3] Su questo si faccia riferimento ai lavori della Rete per l&#039;Autoformazione e al percorso per l&#039;autoriforma. Caratteri fondamentali di queste esperienze sono sintetizzati in &lt;a href=&quot;http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1074:sapienza-per-lautoriforma-ovvero-come-immaginare-una-nuova-prassi-costituente&amp;amp;catid=86:speciali&amp;amp;Itemid=288&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;questo documento di &quot;Sapienza per l&#039;autoriforma&quot;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
[4] &lt;a href=&quot;http://www.marxismomilitante.org/2009/05/crisi-razzismo-e-repressione-caratteri_26.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Vedi articolo &quot;Crisi, razzismo, repressione: caratteri dell&#039;offensiva autoritaria in Italia&quot; del 26 maggio&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Mon, 09 Nov 2009 18:27:21 +0100</pubDate>
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 <title> Dibattito e festa di Crew in Onda a Lettere - La Sapienza</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/13917</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;05/11/2009 - 16:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-tz&quot;&gt;&lt;label&gt;Timezone: &lt;/label&gt;Etc/GMT+1&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;5 Novembre - Una giornata organizzata da Crew in Onda per lanciare lo sportello di autodifesa legale di Point Break all&#039;interno della &quot;campagna 50 euro possono bastare&quot; sugli affitti per studenti e per aprire la mobilitazione sul reddito garantito e su welfare per studenti e precari. Un dibattito e a seguire una festa a Lettere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco il programma:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;h16 - Aula 6 facoltà di Lettere - Dibattito: &quot;Yes we Cash: prospettive per un nuovo welfare&quot;&lt;br /&gt;
Sono invitati a partecipare la Regione, la prorettrice agli studenti della Sapienza, l&#039;Adisu e i movimenti promotori della legge regionale per il reddito e della campagna &quot;Perchè io no?&quot; per l&#039;estensione del reddito minimo garantito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;h19 - aperitivo sociale&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;h21 SELEZIONE TRASH - dj MAURI&lt;br /&gt;
a seguire&lt;br /&gt;
Nditina dub VS EXpanderdjam set (tranceprogpsydjing)&lt;br /&gt;
sottoscrizione a sostegno di Point Break - Studentato Occupato!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Presentazione dello sportello di Point Break.&lt;br /&gt;
Point Break è uno studentato occupato nel quartiere Pigneto. Point Break è un esperimento che parla delle esigenze abitative di giovani e studenti. Da oggi Point Break è anche uno sportello di assistenza legale in cui puoi avere:&lt;br /&gt;
- informazioni sui contratti di locazione per studenti.&lt;br /&gt;
- supporto legale contro gli affitti in nero e contro i contratti vessatori.&lt;br /&gt;
- aiuto pratico nella stipulazione dei contratti .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 17 novembre tutti i martedì e tutti i venerdì dalle 14.00 alle 16.00 presso lo Studentato Occupato Point Break via Fortebraccio 30 (Zona Pigneto)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La casa è un diritto, 50 euro possono bastare - Yes we cash!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Gelmini non ci merita!&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Wed, 04 Nov 2009 19:25:31 +0100</pubDate>
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