Comunicati / Volantini

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Chiesa

Le Grandi Opere Umanitarie

autore:
Doriana Goracci
Sommario:
cervelli ad Uso Capione

Sotto alla cupola della Curia salernitana, i fedeli campani faranno a meno di 509.000 euro dell'otto per mille raccolto: l'arcivescovo Pierro, li ha già usati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Sotto alla Tenda del collonnello Gheddafi, il dottor Berlusconi conclude il contenzioso schiavi import-export d'Africa-Italia, con cinque miliardi di dollari e un ponte-autostrada per far scorrere regolarmente gli Affari. Sotto al tendone-circo " Mavilla", vivevano come sei bestie, indiani clandestini a 150 euro al mese, per essere protetti dall'espulsione. Sotto al Capannone, di proprietà Zanetti, assessore della Lega alle Attività produttive e presidente degli artigiani di Cartigliano-Vicenza, convivevano drammaticamente cinesi, lavoratori clandestini, in condizioni di segregazione. Sotto ai tetti delle Confraternite dell'Economia e della Finanza si decidono i grandi tagli delle eterne casse integrazioni.
Da ragazzina mi raccontavano che sopra la panca la capra campa e sotto la panca la capra crepa, ho capito che era uno scioglilingua:davvero tutto quì?
Terremoti-uragani-incendi-attentati-guerre-esplosioni minacciano gasdotti e piattaforme petrolifere, i morti e gli evacuati sono cifre che danno emozione e preoccupazione. Fiumi di alcool, armi, cocaina non sono contemplati nelle pagelle, basta che siano sopiti a scuola, i pre fannulloni: fughe radioattive così vicine, come i flussi "venefici" dell'emigrazione. Si cambiano nomi ad aereoporti, strade e piazzette a favore di martiri per la Patria e la Chiesa. Salgono a cifre vertiginose i prezzi al consumo primario come gli utili delle Banche e delle Assicurazioni. Si contengono gli orrori quotidiani, di violenze, soprusi, repressione, disinformazione, degrado a suon di ordinanze contro massaggi, vendite di abusivi, prestazioni non legalizzate, soste collettive in più di tre sulle panchine, multe per acquirenti di prodotti contraffatti e loro venditori.
Si disputa sulla prostituzione a casa o fuori, sul velo o sul tatuaggio se è meglio affidarsi ad un mago della chirurgia per far crescere le labbra della vagina o il pene di qualche centimetro, se ridurre il seno o il ventre molle, se è meglio mangiare mediterraneo o a suon di bistecche argentine, se è meglio avere i soldi alla posta o alla banca sotto casa, se usare un lowcoast o un' Abarth che ti porta dovunque, se la verità la dice Repubblica o il Giornale, se è più opportuno andare alla sagra della salsiccia e fagioli o alla festa multiculturale con cuscus sposato a qualche fagottino kosher, se andare al concerto antifascista o a quello di musica tutta italiana, se si deve fare sciopero della fame per una rana crocefissa in un museo d'arte moderna o piuttosto per lo scudo spaziale, se una turista israeliana, è stata violentata davvero piuttosto che una dell'Ecuador ammazzata a martellate dall'odontotecnico depresso, se è meglio una badante romena od ucraina, attaccate al guadagno o la casa di cura più cara e affidabile, se è meglio l'ortolano, la coop o il discount ma forse sono furbi tutti e tre, se è meglio sperare nella folla che ancora paga per ascoltare Obama e si mette in fila a piedi e in auto, commossa e passionale o la Donna americana, armata e cristiana antiaborto-per la vita e l'ambiente ma poi, dannazione, ci sentiamo sole, senza protezione, senza sicurezza in un mare di notizie che ci amareggiano e danneggiano l'anima e non sappiamo più dove è la Nostra Casa.
Ci attraversano ponti, eserciti, autostrade, delibere, editti, abbiamo voglia di riposare, come mi disse un tecnico romano della Rai, alla vista di una ciminiera fumante fuori città: "Già a vedello, me sento stanco...". Allora avevo vent'anni e ho riso di cuore, oggi non piango e neanche rido: non c'è bisogno di stropicciarsi gli occhi o muoversi dal condominio, l'orrore è dentro. Sdegno- condanna- paura- costernazione? Che Dio salvi l'America e un po' anche noi?
Recuperiamo i nostri cinque sensi, quelli ancora buoni e liberi e non atrofizzati, ci muoveranno a leggere e vivere realmente questa puntata della storia e non a farcela raccontare. Giovani e anziani, italiani dal cranio sfondato e capelli trapiantati per calvizia precoce o sognata extension che li allunga e li infoltisce con capelli veri al 100%, seducenti e cotti a puntino, potremmo ritrovarci comprati per Uso Capione: volontari a favore delle Grandi Opere Umanitarie.

Doriana Goracci

Vietato stare seduta, straniera poi, sui gradini di una chiesa: a Roma

autore:
Doriana Goracci
Sommario:
L'odissea di una peruviana "In cella perché straniera"

Parla la cronaca, i fatti.
Doriana Goracci

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di MARIA ELENA VINCENZI
ROMA - Scambiata per prostituta, umiliata davanti ai passanti proprio nel centro della città, portata all'ufficio Immigrazione. E lasciata lì, tutta la notte, in una cella minuscola, sporca e maleodorante con prostitute vere, che le passano accanto e sbrigano le pratiche per il rilascio ben più velocemente di lei. Succede a Roma, la città che, su disposizione del governo, avrà il maggior numero di militari a presidiare strade, stazioni, ambasciate. La stessa dove i primi appuntamenti nell'agenda del sindaco sono le nuove ordinanze anti-rovistaggio, anti-accattonaggio Scambiata per prostituta, una notte in cella

Le vittime sono due ragazze normalissime. Vestite come qualsiasi altra giovane romana. Jeans, T-shirt a girocollo, ballerine, 28 anni, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. Solo che, nonostante l'inflessione romanesca, sono peruviane. Almeno di nascita: a Roma ci vivono da cinque anni. Sono diplomate in Italia e frequentano regolarmente l'università "La Sapienza". Si mantengono con qualche lavoretto, una fa la cameriera e l'altra la baby sitter. Vivono in zona Prati. La domenica insegnano catechismo a Santa Maria degli Angeli, piazza della Repubblica, poco distante dalla centralissima stazione Termini.

Un racconto fatto di lacrime e paura, quello delle due protagoniste della storia, M. J. P. e Y. V. "Erano le 17 quando sono arrivata in via XX Settembre per aspettare che la mia amica uscisse dal lavoro. Dovevamo andare con amici a prendere l'aperitivo. Lei era in ritardo, così ho deciso di sedermi sui gradini di Santa Maria della Vittoria. Cinque minuti e una volante della polizia mi si avvicina. Gli agenti abbassano il finestrino e uno dei due mi chiede: "Ma che fai ti metti a lavorare proprio qui, davanti a una chiesa?". Io, incredula, rispondo: "Come?". Lui ripete lo stesso concetto. Rimango senza parole, non riesco a credere che si possano essere permessi di confondermi con una prostituta: sono una ragazza normale, vestita con gonna e camicia. Non riesco a reagire. L'unica cosa che faccio è chiamare la mia amica". Che racconta: "Sono scesa, ho trovato M. in lacrime. Mi sono avvicinata e gli agenti hanno ripetuto a me la stessa cosa, con lo stesso tono sprezzante: "Bella, diglielo pure alla tua amica, questa è una chiesa, non potete mettervi a lavorare qui". Vado su tutte le furie e loro, di tutta risposta, ci chiedono i documenti: io li avevo, la mia amica no perché aveva una borsetta da sera molto piccola. Intorno, la gente iniziava a innervosirsi per la reazione dei poliziotti. Tanto che, dopo qualche schermaglia, decidono di andare via".

Ma non finisce qui: alcune donne che hanno assistito alla scena convincono le studentesse ad andare a denunciare l'accaduto in questura. Hanno preso pure il numero di targa della volante. Le due ragazze decidono di seguire il consiglio e a piedi arrivano a via San Vitale, sede della questura di Roma.
"Entriamo in portineria e chiediamo di fare una denuncia: il poliziotto all'entrata è gentilissimo. Dopo un minuto, dall'ingresso entra lo stesso agente con cui avevamo litigato. "Ancora qui state? Adesso vi faccio passare la voglia". E mi prende per un braccio - racconta Y. V. - io mi divincolo e gli dico che lo denuncerò. L'agente per la prima volta abbandona il tono arrogante, si stizzisce e carica la mia amica in macchina. "Con te non posso ma con lei sì, è senza documenti".

E se ne vanno senza nemmeno dirmi dove la portano. I colleghi della questura, che hanno visto la scena senza battere ciglio, dopo la mia insistenza mi dicono la destinazione, l'ufficio immigrati di via Patini. Chiamo un amico, vado a casa di M. a prendere i documenti e li porto là. Arrivo alle 20 e consegno tutto. Chiedo quanto ci metteranno a rilasciarla: due ore circa. Decido di aspettare. Passano le ore e delle mia amica nemmeno l'ombra".

"Mi hanno tolto tutto quello che avevo - spiega l'amica - e mi hanno chiuso dentro una cella sporca di immondizia. Non riuscivo a smettere di piangere. Tutti gli altri stranieri che stavano lì uscivano prima di me, ladre, prostitute, pusher, abusivi. La notte è passata così, tra lacrime e preghiere. Sono uscita solo alle 10.30 del mattino". Versione confermata anche da un amico italiano, C. B., che ha accompagnato Y. a prendere i documenti a casa della ragazza e poi a via Patini. "Siamo stati lì davanti fino alle 3 del mattino, poi siamo tornati più tardi. E, infine, alle 10.30 sono stato io a prendere M. quando, sconvolta, è stata rilasciata e l'ho accompagnata a casa in motorino".

E ancora ieri, una volta fuori, le ragazze non riescono a dimenticare. "Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo romano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci". Forse tutto questo andrebbe denunciato. "Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?".

(14 agosto 2008)

IL PAPA, LA SAPIENZA E L’ANTICLERICALISMO BORGHESE

autore:
Partito Comunista Internazionale
Sommario:
Da "Il Partito Comunista" n° 327 - gennaio-febbraio 2008

IL PAPA, LA SAPIENZA E L’ANTICLERICALISMO BORGHESE

L’ “incidente”, come è stato definito dall’Osservatore Romano, che ha impedito la partecipazione dell’attuale papa alla cerimonia di apertura dell’anno accademico è nato e si è sviluppato a seguito di una lettera inviata al Rettore della Sapienza, lo scorso 14 novembre, da un professore emerito di Istituzioni di Fisica teorica e di Teorie quantistiche. Nella lettera, che avrebbe poi ottenuto l’adesione di 67 professori, di un consistente gruppo di studenti e di tutto il laicismo nazionale, venivano ripresi i vecchi argomenti dell’anticlericalismo risorgimentale (Roma non è più la capitale dello Stato Pontificio; la Teologia non è materia che si insegna nelle Università pubbliche) e temi facili ad effetto, stile talk televisivo (i cristiani hanno regalato al mondo le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione; e poi, poteva mancare?, il Sant’Uffizio ha condannato Galileo). Da professori universitari ci saremmo aspettati delle argomentazioni un po’ più, diciamo così, “attuali”.

I 67 professori, a loro volta, il 20 novembre inviavano al Rettore dell’Università un nuovo documento nel quale, tra le altre cose, si accusava l’allora cardinal Ratzinger, in un intervento tenuto a Parma nel lontano 1990, di avere approvato il processo a Galileo definendolo “ragionevole e giusto”.

Da parte sua il Rettore aveva pensato bene di ignorare le lettere e di andare avanti per la propria strada. Questo accadeva a novembre.

A gennaio, nell’imminenza della cerimonia, le lettere improvvisamente rispuntavano fuori, venivano pubblicate (per intero o in parte) e commentate, in maniera spesso stravolta, da tutti i giornali, tanto che divenivano, per giorni e giorni, l’argomento principale della politica e della vita italiana. Stampa e televisione quasi non parlavano d’altro. Il paese si divideva fra papisti e antipapisti, credenti ed atei, razionalisti ed oscurantisti, libero-pensatori e restauratori dell’inquisizione. Come al solito abbiamo assistito, da entrambi gli schieramenti, alle più squallide e volgari prese di posizione, che denotano il grado di decomposizione, anche morale, raggiunto dalla società capitalista.

Il papa, poi, alla Sapienza non c’è andato. Con soddisfazione per entrambe le parti: i laicisti hanno esultato per la “vittoria”; il papa ed i confessionalisti altrettanta vittoria hanno ottenuto con la servile sfilata di tutte le autorità civili e politiche che si sono spezzate schiena e ginocchia in espressioni di scuse e miserevoli genuflessioni.

Eppure la Sapienza, questa “Università laica” i cui professori con orgoglio ricordano e rivendicano la breccia di Porta Pia, aveva accolto a braccia aperte il precedente papa, Giovanni Paolo II. A Giovanni Paolo II, inoltre, la Sapienza di Roma, nel non lontano 2003, conferiva una laurea honoris causa in Giurisprudenza, motivata dal fatto che il Pontefice “aveva contribuito e contribuisce all’affermazione universale dei diritti dell’uomo, della giustizia e della pace nei rapporti tra le persone e i popoli”. Quel 17 maggio 2003, dopo le allocuzioni del Rettore e del Preside della Facoltà di Giurisprudenza, e dopo la laudatio del professore ordinario di Diritto civile, Giovanni Paolo II pronunciò la sua lectio magistralis. L’Osservatore Romano del giorno successivo dedicò ben quattro pagine all’avvenimento, pubblicando integralmente anche tutti i testi degli interventi. Alla cerimonia avevano partecipato numerose autorità civili (il presidente del Consiglio Berlusconi, quello della Corte costituzionale, il governatore della Banca d’Italia), ed ecclesiastiche, a cominciare proprio dal cardinale decano Ratzinger. Nessuno, allora, ebbe niente da ridire.

Perché questa differenza di atteggiamenti nei riguardi dei due papi? L’immancabile risposta è che papa Wojtyla era uomo moderno, aperto, progressista, mentre Ratzinger, l’“ex capo del Sant’Uffizio” è dogmatico, antimodernista, reazionario. Ecco il punto, il borghese, laico o perfino ateo, non nega il ruolo della religione nella società, nella scuola, nello Stato, vuole solo una religione fatta come al momento gli comoda, che cioè, a seconda dell’opportunità e dei bisogni, sia democratica o fascista, pacifista o bellicista, ecc. ecc.

Tipico esempio sono Pannella ed il Partito Radicale: anticlericali a morte, ma non antireligiosi; combattono l’ingerenza Vaticana negli affari dell’italica borghesia, ma nel loro sito ufficiale troneggia sempre la fotografia di Pannella e Bonino ricevuti da Giovanni Paolo II.

Questo è del tutto naturale perché, anche quando la borghesia si presenta con l’aspetto scapigliato dell’anticlericalismo, un patto d’acciaio ed un unico destino lega il suo potere di classe e la chiesa: la rovina dell’uno determinerà anche la rovina dell’altra. Chierici e antichierici sono infatti ugualmente nemici del comunismo e l’ateismo borghese, seppure si fonda sul razionalismo e nega l’esistenza di dio, afferma e rivendica la divisione della società in classi.

Il marxismo, anticipazione della scienza di domani, si colloca al di sopra sia del dogma religioso sia della universitaria scienza borghese attuale, che entrambi riduce storicamente e verrà a superare.

Per noi quindi la religione prima che un fatto personale è un problema di rapporti di classe; non la libertà di coscienza o di religione, ma la libertà dalla religione è quello per cui combattiamo, come combattiamo per la libertà dallo sfruttamento capitalista. E la vittoria sul capitalismo precederà la vittoria sulla religione. Sarà dopo la distruzione del capitalismo che dio morirà di morte naturale.

Mentre a Roma gli studenti di Rifondazione Comunista contestano papa Benedetto XVI, il loro capo Fausto Bertinotti è intervenuto ufficialmente alle università cattoliche di Lima e di Quito. In Ecuador, nella Università Cattolica di Quito, dove gli è stata conferita una laurea honoris causa in Scienze Politiche, Bertinotti ha tenuto la sua lectio magistralis nel corso della quale ha ammonito che “oggi il nuovo sovrano che minaccia la politica è la estremizzazione del mercato unita al matrimonio con la scienza e con la tecnica”, mentre ha indicato come unica via d’uscita la “restituzione all’uomo del controllo del suo destino”. Belle applaudite parole... le avrebbe potute dire Ratzinger!

Il governo cubano, proprio in questi giorni, annuncia ufficialmente la imminente visita del cardinale Bertone e la realizzazione di un monumento in onore di papa Wojtyla, mentre manifesta orgogliosamente gli ottimi rapporti esistenti tra il regime “comunista” e il Vaticano. A Cuba non sanno che “il cristianesimo ha regalato al mondo le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione, e che il Sant’Uffizio ha condannato Galileo”. O forse non gliene frega niente. In Vaticano non sanno che a Cuba i diritti umani non sono garantiti. O forse non gliene frega niente!

Ma, fortunatamente, in Europa abbiamo pur sempre la Francia, modello di laicismo e di separazione netta fra Stato e Chiesa; la Francia repubblicana il cui presidente non si sognerebbe mai di assumere atteggiamenti servili o compiacenti per ingraziarsi Vaticano e preti.

Nicolas Sarkozy, il 20 dicembre scorso, veniva ricevuto in udienza dal papa. Dopo l’incontro dichiarava all’Osservatore Romano. «Io mi sento cattolico di tradizione e di cuore. Gli ho detto [ al papa – n.d.r.] quanto siano importanti per me i valori cristiani nella storia della Francia”. Sarkozy, si rammaricava però del fatto che “mancano gli intellettuali cristiani, le grandi voci che si facciano sentire nei dibattiti per far progredire la società, darle un senso e mostrare che la vita non è un bene di consumo come gli altri”. Poi, il presidente teorizzatore della “laicità positiva”, il pomeriggio dello stesso giorno si recava nel palazzo del Laterano per ricevere, dalle mani del cardinal Ruini, il titolo di protocanonico onorario della Basilica del Laterano e prendeva possesso del relativo stallo. Nel discorso di ringraziamento così si esprimeva: “La fede cristiana è penetrata in profondità nella società francese, nella sua cultura, nel suo modo di vivere. Le radici della Francia sono essenzialmente cristiane. E la Francia ha dato un contributo eccezionale alla diffusione del cristianesimo”. Questo sì che è parlare da laici!

Perché i 67 professori della Sapienza che hanno contestato Ratzinger, non invitano Nicolas Sarkozy, il laico presidente della laica Francia, a tenere la lectio magistralis per la cerimonia di apertura del prossimo anno accademico?

Tor Vergata - Assemblea: "Continuavano a chiamarla trinità"

autore:
Collettivo Lavori in Corso
Sommario:
Assemblea, giovedì 7 febbraio

Giovedì 7 febbraio, ore 14.00, aula autogestita "L1", facoltà di scienze.

Assemblea: "Continuavano a chiamarla trinità"

I tre temi principali saranno la questione dei "valori" della Chiesa, i bastoni fra le ruote che la stessa ha storicamente messo alla scienza e la questione di genere.
Senza tralasciare guerre, colonialismo e fascismo di cui è sempre stata portatrice.

Per ogni info: 06-72595203, 06-72597771

Assemblea: "Continuavano a chiamarla trinità"

07/02/2008 - 14:00
07/02/2008 - 17:00
Continuavano a chiamarla trinità
Sommario:
Giovedì 7 febbraio - ore 14.00 - facoltà di Scienze - Tor Vergata
Promotore evento:
Collettivo Lavori in Corso

Giovedì 7 febbraio, ore 14.00, aula autogestita "L1", facoltà di scienze.

Assemblea: "Continuavano a chiamarla trinità"

I tre temi principali saranno la questione dei "valori" della Chiesa, i bastoni fra le ruote che la stessa ha storicamente messo alla scienza e la questione di genere.
Senza tralasciare guerre, colonialismo e fascismo di cui è sempre stata portatrice.

Per ogni info: 06-72595203, 06-72597771

Ci riprovano col “Capitalismo cristiano”

autore:
Partito Comunista Internazionale
Sommario:
Da "Il Partito Comunista" n° 326 - novembre-dicembre

Ci riprovano col “Capitalismo cristiano”

Dal Vaticano arrivano con regolare e ravvicinata frequenza i santi moniti di Sua Santità e di tutti i suoi prefetti: giustamente – diremmo – dicono la loro sulle umane cose – né si vede perché non dovrebbero. L’ultimo, dello scorso settembre, ha “spiazzato” – per un breve arco di tempo, un paio di giorni! – economisti, politici e perfino filosofi. Ovviamente i giornali hanno fatta da grancassa e passato la notizia.

Rivolgendosi ai fedeli all’Angelus del 23 settembre, Papa Benedetto XVI ha detto che capitalismo ed un’equa distribuzione delle risorse non sono in contraddizione ma che non si deve consentire una ricerca di profitto incontrollata. «Il denaro non è “disonesto” in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di “conversione” dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri, imitando Cristo stesso (...) La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico (...) L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta (...) Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile».

Questa, pur Santa, ma del tutto dozzinale pillola di verità sarebbe scivolata via senza sortire grande effetto se il filosofo Emanuele Severino, autorità riconosciuta nel campo del sottile ragionamento, sulle pagine del “Corriere della Sera” non si fosse sobbarcato del difficile compito di obiettare a Sua Santità e correggerne le incertezze in campo economico.

Prima però di entrare nel merito della querelle dobbiamo precisare che con la nostra tradizionale critica marxista, di buonisti del capitalismo abbiamo dovuto irridere non pochi e fin dai tempi di Marx la perniciosa e folta genia di quanti, alcuni anche in buona fede, auspicavano un “capitalismo dal volto umano” è sempre stata criticata e aspramente combattuta come una delle difese, controrivoluzionarie, del capitalismo. Se è una specie estremamente mutante nelle connotazioni esteriori, il suo nucleo però è resistente e immutabile. Assume nei tempi forme religiose, pacifiste, razionaliste o laiche. Ne sono un esempio quelle ambientaliste attuali che pretendono la salvaguardia della Terra mantenendo in vita un capitalismo “eco-compatibile”.

Tutti questi signori ammettono che il rovescio della medaglia del progresso e del benessere sviluppato dal capitalismo, distribuito in modo fortemente ineguale, sono fame, malattie e brutale sfruttamento per un’enorme massa di esseri umani, oltre alla distruzione senza limiti di tutte le risorse del pianeta. Le loro statistiche denunciano che si apre sempre di più la “forbice” tra i ricchi del pianeta, che diminuiscono in percentuale sul totale della popolazione mondiale, rispetto lo sterminato esercito degli sfruttati, dei senza riserve. Ma, diciamo noi, le due facce non sono scindibili né tantomeno modificabili perché parti integranti dello stesso modo di produzione capitalistico: o tutte due o niente. Qui sta il problema!

A rendere il mercato capitalista “equo”, “solidale”, “ecologico” non basta la buona volontà dei grandi della terra; le leggi del capitalismo non sono state inventate dai capitalisti ma sono frutto di un processo che la società umana ha sviluppato nelle diverse ere storiche, e provengano da più o meno lente e complesse trasformazioni sociali. È il capitalista ad essere un prodotto del capitalismo e non l’inverso. Ed è il capitalismo in sé ad essere “egoista”.

Il monito del Pontefice è quindi pertinente e puntuale ma confuso e, come da tradizione ecclesiastica, il contrario che netto e irreversibile.

Invece il filosofo nostrano, si comprende bene, sta dalla parte del capitalismo, quello vero e pieno. Questi osserva al Papa che la sua affermazione è fasulla e gli rimprovera di non aver capito bene come funziona il capitalismo. Santità, il profitto è il profitto e segue una sua logica e dinamica indipendente che non contempla affatto il “bene comune”! Bene professore, ma nel 1848 Marx lo aveva scritto nel Manifesto del Partito Comunista. E continua protestando che se il profitto, che è l’anima stessa e sinonimo del capitalismo, va bene perché diamine dobbiamo pensare ad altra organizzazione economica; e quale, visto che anche il comunismo è stato da tempo messo “all’indice”.

Santità, si spieghi meglio, chiede Severino. Noi pure saremmo a questo punto curiosi di conoscere i punti salienti di questa “economia cristiana”, la nuova via Vaticana al bene comune, forse un modello rivisitato delle antiche abbazie benedettine? Benedetto XVI così chiamato in causa non potrà non rispondere.

Marx ne “Il Capitale” spiega e dimostra che il capitalismo non ha una sua morale, una sua volontà o intelligenza; obbedisce ad una legge, quella del saggio del profitto che deve sempre crescere, pena la morte dei singoli capitali e dell’intero modo di produzione. Non conosce né può conoscere limiti o remore morali, deve avanzare sempre e sempre più in fretta. La caduta tendenziale del saggio del profitto, bestia nera di ogni capitalista, è la curva, l’andamento della sua agonia, nella quale tutto travolge e fagocita al fine di poter sopravvivere. Queste sono le “preoccupazioni” del capitalismo, questo il suo senso di “bene comune”. Del resto se ne impippa. Solo il Comunismo, dopo aver sostituito il modo di produzione capitalistico, avrà come sua primaria attività l’organizzazione e la realizzazione di un altro “bene di tutta la specie umana”.

Il cambiamento del Mondo, in una società effettivamente solidale e armoniosa, non avverrà attraverso la democrazia borghese, né le istituzioni benefiche o religiose, non sarà frutto della buona volontà né di governati né di governanti, ma stà nella vigorosa e decisa lotta anticapitalistica che storicamente solo il proletariato può sviluppare attraverso il suo partito politico.

In quella società non ci sarà una casta di sacerdoti affittati e difesi dal potere statale di classe. Questo le Chiese lo sanno perfettamente e proprio per questo, per illudere le masse ed evitare la loro rivolta, predicano per un “capitalismo più giusto”.

Caserta - sacerdote arrestato per violenza su dodicenne

autore:
mortaretti

Il prete è stato sorpreso da una pattuglia di carabinieri in auto con un ragazzino.
Ha provato a fuggire ma è stato preso

Pedofilia, sacerdote arrestato per violenza su dodicenne

CASAL DI PRINCIPE (Caserta) - E' durato tre ore l'interrogatorio del sacerdote M.C. di 33 anni, vice parroco della Chiesa del SS Salvatore di Casal di Principe (Caserta) arrestato con l'accusa di violenza sessuale su di un bambino di 12 anni.

Una pattuglia di carabinieri, dopo una segnalazione telefonica, ha sorpreso il sacerdote, insegnante di religione in una scuola media dell'istituto comprensivo di Villa Literno, fermo in auto su di un lato di una strada di campagna, a poca distanza dalla provinciale Casal di Principe-Castelvolturno, disteso sul sedile della vettura con a fianco il ragazzo.

Accortosi della presenza dei militari il sacerdote è fuggito ma è stato raggiunto dopo qualche chilometro ed arrestato.
Il gip del Tribunale di S.Maria Capua, Raffaele Piccirillo ha confermato l'arresto a conclusione di un interrogatorio nel corso del quale, secondo quanto si è appreso, il sacerdote non è riuscito a contestare le accuse degli investigatori; un impianto accusatorio molto articolato, basato anche sul racconto del bambino, effettuato con l'ausilio di una assistente sociale.

Il difensore del sacerdote ha annunciato che chiederà per il suo assistito il beneficio degli arresti domiciliari.
Il sacerdote arrestato era stimato e benvoluto per il suo impegno anche nel volontariato.

(21 dicembre 2007)

Benedetto XVI beatificherà 500 franchisti

Autore:
da l'Unità
Sommario:
La chiesa spagnola ha nostalgia del fascismo, e il Vaticano le dà corda, accogliendo la decisione di beatificare quasi 500 fascisti spagnoli.
Benedetto XVI beatificherà 500 franchisti

Sono religiosi e laici che secondo i vescovi sono stati perseguitati durante la Repubblica e che vengono ora beatificati per rispondere ai tentativi del governo Zapatero di rifare i conti con il passato spagnolo.
È una vera e propria battaglia a colpi di memoria, quella tra il Governo e la Chiesa spagnola. Da una lato, quindi, l’esecutivo guidato da Zapatero che si prepara a varare una legge in cui il franchismo venga finalmente condannato e in cui si dichiari l’illegittimità di ogni suo “strascico”, come ad esempio le sentenze emesse dai tribunali duranti il regime. Dall’altra invece la Chiesa spagnola che si prepara al 28 ottobre data in cui ha deciso di beatificare 498, tra religiosi e civili, «martiri della Repubblica». Racconta la vicenda El Pais, quotidiano progressista iberico.

Tra venti giorni, dunque, papa Benedetto XVI celebrerà la funzione in piazza San Pietro: mai prima d’ora si era verificata una beatificazione così numerosa, e il numero dei beati potrebbe anche salire. La Conferenza episcopale spagnola calcola che il numero di religiosi e laici, che sarebbero stati perseguitati e uccisi durante la guerra civile (1936-1939) che portò alla fine della Repubblica e all’avvento della dittatura del generale Francisco Franco, potrebbe oscillare tra i duemila e i diecimila. Numerosissimo anche il pubblico di pellegrini che la Chiesa prevede parteciperà alla funzione. «Piazza San Pietro – dicono dalla Cei iberica – non sembrerà vuota. Sarà una grande festa, perché grande è la pagina di storia che rappresenta». Non c’è dubbio.

«Nessuna megalomania» ribadiscono dal Vaticano, ma una risposta alla legge sulla Memoria Storica voluta dal governo. Il portavoce dei vescovi spagnoli, Martínez Camino, ci tiene a sottolineare la «persecuzione religiosa durante la Repubblica» subita dai futuri beati: «Non un caso isolato – insiste Camino – ma rientra nella grande persecuzione subita nel corso del XX secolo in Europa dai cristiani di tutte le confessioni». La cerimonia a Roma, conclude il portavoce «aiuterà l’opinione pubblica italiana conoscere una pagina incompresa della storia della Chiesa spagnola».

L’iniziativa dei vescovi iberici, è un nuovo capitolo della «memoria è rimasta in frigorifero» come l’ha definita su Le Monde Diplomatique lo scrittore Josè Manuel Fajardo: la democrazia spagnola rinata con la fine del franchismo «per evitare atti di violenza e di vendetta» avrebbe scartato «qualsiasi ipotesi di messa sotto accusa di coloro che avevano partecipato alla dittatura e ai suoi crimini». In questo senso, la legge sulla memoria servirà a «ridare dignità alle vittime tramite iniziative come la dichiarazione di nullità dei processi franchisti e l'esumazione dei cadaveri dei repubblicani sotterrati anonimamente in fosse comuni». Ma sta scatenando accese polemiche nella politica spagnola: per la sinistra è troppo timida, mentre la destra continua a boicottarla.

Vantaggi fiscali alla Chiesa

BRUXELLES - La Commissione Ue chiederà al governo italiano "informazioni supplementari" su "certi vantaggi fiscali delle chiese italiane", ma non ha ancora deciso se aprire un'inchiesta. Lo ha detto Jonathan Todd, il portavoce del commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, precisando che, nel caso, si tratterebbe di un'inchiesta per aiuti di Stato illegali. Sarebbe la prima volta che la Chiesa finisce nel mirino dell'antitrust europeo.

"Non abbiamo ancora preso la decisione se aprire o no l'inchiesta", ha detto Todd, rilevando che il governo italiano ha già risposto ad una prima richiesta di notizie. Bruxelles ritiene però necessario un surplus di informazioni, "pertanto le chiederemo in forma scritta o verbale", ha detto Todd, senza precisare quando.

La Finanziaria 2006. Ad attirare l'attenzione della Commissione sarebbe stata in particolare una norma contenuta nella Finanziaria del 2006, l'ultima del governo Berlusconi, che prevede l'esenzione dall'Ici degli immobili di proprietà della Chiesa adibiti a finalità commerciali. Forza Italia, tramite il responsabile per i rapporti con il mondo cattolico Francesco Giro, "esprime la sua sorpresa" per le richiesta di Bruxelles.

L'esenzione è riconosciuta anche alle altre religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano e alle attività no-profit. Bruxelles intenderebbe chiarire inoltre anche le riduzioni di imposta (al 50%) concesse alle imprese commerciali della Chiesa. Todd ha spiegato che le informazioni sono state chieste dopo le segnalazioni, nel 2006, da parte di soggetti italiani di cui non però ha riferito l'identità. Il portavoce ha sottolineato che, se l'inchiesta dovesse essere avviata, si tratterebbe della prima volta che l'antitrust europeo mette nel suo mirino la Chiesa, anche se in Belgio c'è stato un contenzioso per una questione di Iva e anche in Spagna c'è un'indagine in corso su delle facilitazioni fiscali.

La reazione della Bonino. Emma Bonino, ministro per le Politiche europee, attraverso il suo portavoce fa sapere che il governo italiano esaminerà le richieste di chiarimento della Commissione europea "quando arriveranno". E spiega che una risposta a una precedente richiesta di Bruxelles è stata data dal ministero dell'Economia prima dell'estate con "pertinenti dettagli tecnici". "Probabilmente - dice il portavoce della Bonino - la Commissione non li ha ritenuti sufficienti". In ogni caso per ora si tratta "solo di una richiesta di informazioni": tuttavia "se l'iter avesse esito sfavorevole, l'Italia rischierebbe una proceduta di infrazione proprio quando si' è finalmente riusciti a ridurne il numero".

Esenzione Ici. L'annuncio della Commissione arriva nel mezzo delle polemiche sui vantaggi di cui gode la Chiesa cattolica, in particolare su alcune forme di esenzione dall'Ici. Proprio oggi, il quotidiano dei vescovi Avvenire pubblicava un intervento di mons. Giuseppe Betori, il segretario della Cei. "L'esenzione dall'Ici - scrive Betori - si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore. Chi contesta un tale atteggiamento dello Stato manifesta una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali di diversa ispirazione, particolarmente attivi nel contestare il disagio e la povertà".

(28 agosto 2007)

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