fascismo
Il Sacco di Roma e l'odore della mafia - Domenico Bonifaci (editore de Il Tempo)
Mar, 17/11/2009 - 21:26Il peggio non è mai morto: Settecentocinquanta ettari edificabili nelle campagne.
E sulla capitale si prepara a cadere una nuova ondata di cemento
di Alberto Statera

Tor Pagnotta, Bufalotta, Malafede, Magliana, Casal Boccone, Castellaccio, Murate. Un arcano spregiativo segna nei nomi i confini dell’ormai smisurato impero palazzinaro del terzo millennio, che dalle rarissime e dolci denominazioni come Romanina e Madonnetta non può sperare riscatto. Mentre i nuovi re di Roma, come li ha chiamati Milena Gabanelli in una famosa puntata di stanno finendo in quei luoghi di accerchiare la capitale con una distesa di cemento pari a un’area grande come dieci volte quella di Parigi, accumulando ricchezze immense, il nuovo sindaco post-fascista Gianni Alemanno perfeziona il sacco prossimo venturo della capitale, che va sotto il nome di "housing sociale" e che si aggiungerà a quello già in corso. Venticinquemila nuovi appartamenti, 9 milioni di metri cubi, da costruire per cominciare su altri 750 ettari di quel che resta dell’Agro romano, dopo che 60 mila sono già stati cementati. I proprietari privati cedono terreni agricoli su aree vincolate per fare edilizia convenzionata a destinazione residenziale e in cambio ottengono l’autorizzazione a costruire su altri terreni per vendere a prezzi di mercato. L’"agricoltura d’attesa", come si definisce l’enorme estensione terreni tenuti lì incolti in attesa dell’edificabilità, torna a premiare gli astuti, pazienti palazzinari. Chi poi di pezzi di Agro ne aveva pochi, insediato Alemanno in Campidoglio, è corso a comprare con i soldi in bocca, pregustando lo skyline dei nuovi insediamenti, così fitti di palazzine che non ci passerà nemmeno un autobus.
Diceva Francesco Saverio Nitti: «Roma è l’unica città mediorientale senza un quartiere europeo». Cent’anni dopo nessun quartiere può dirsi europeo tra i dieci chiamati burocraticamente "centralità", sui 18 previsti, che soffocano Roma con una nuova città da 70 milioni di metri cubi, praticamente una nuova Napoli incistata sulla capitale. Né l’europeizzazione è garantita dal piano regolatore, che Alemanno si appresta a sbullonare, varato dal sindaco Walter Veltroni in articulo mortis, esattamente cento anni dopo quello di Ernesto Nathan, il massone di origine inglese che rifiutò di firmare la voce di bilancio "frattaglie per gatti". Da dove il detto romanesco "nun c’è trippa pe’ gatti".
Oggi di trippa ce ne è in abbondanza per i nuovi palazzinari, pudicamente diventati immobiliaristi, che non sono più gli zotici capomastri che nei primi anni Settanta accorrevano al salvataggio della papale "Immobiliare Roma", precettati dal cardinal Marcinkus e dal vicepresidente e amministratore delegato del Banco di Roma Ferdinando Ventriglia, il banchiere democristiano che con i suoi fidi li teneva prigionieri. Oggi sono loro a possedere banche, banchieri, finanza, giornali, giornalisti, partiti politici, ministri, arcivescovi, sindaci e architetti. Sono loro a condizionare, nella crisi dell’economia globalizzata, gli equilibri periclitanti del capitalismo nazionale.
Enrico Cuccia trafficò con la cosiddetta ala nobile del capitalismo ormai estinta, il suo successore in Mediobanca Cesare Geronzi curò soprattutto l’ala ignobile di quel capitalismo cementizio che di un pezzo preponderante dell’economia nazionale si è impossessato, partendo da Malafede e da altri agri romani dalle cupe denominazioni. Fatta salva naturalmente la Madonnetta. Vedere per credere. Ma chi, pur nato a Roma, potrebbe credere in quel che vede se imbocca oggi, poniamo, via della Bufalotta? A Nord Est della capitale, tra la Salaria e la Nomentana, entri in un budello che si snoda per chilometri e chilometri tappezzato di pizzerie, discariche di pezzi di ricambio, tombini saltati, pittoreschi cartelli pubblicitari fai-da-te, solarium, benzinai, effluvi d’incerta natura e improbabili centri estetici. Ti viene da pensare in fondo che soltanto provinciali esteti come Pier Paolo Pasolini potevano amare questa Roma. E persino che andrebbe eretto un monumento equestre a quel palazzinaro milanese che oggi siede a Palazzo Chigi e tanti anni fa edificò Milano-2 e Milano-3 ottenendo, con l’aiuto di Bettino Craxi, non solo le licenze edilizie, persino lo spostamento delle rotte aeree che col rumore avrebbero potuto disturbare i futuri residenti.
Ma non è lungo il serpentone della Bufalotta o nei centri commerciali che lo circondano, alcuni dei 28 che in pochi anni sono spuntati intorno a Roma, che trovi la misura di questa città sovrapposta alla città, grande più o meno come Padova, capace di contenere 200 mila persone. Devi inoltrarti a destra e a sinistra, verso la Nomentana e verso la Salaria, dove verdeggiava il dolce Agro romano, oggi punteggiato dagli uffici-vendite delle palazzine. È lì che comincia un singolare viaggio tra letteratura, cinema e poesia con i toponimi che le giunte comunali hanno scelto, incuranti della scissione tra i nomi e il panorama circostante. Non lontano da viale Ezra Pound impera Pietro Mezzaroma, palazzinaro sostenitore del neosindaco postfascista Gianni Alemanno, caso di convergenza con le simpatie mussoliniane del poeta del toponimo. "Mezzaroma e figli" hanno costruito palazzine larghissime da otto piani appoggiate nel nulla, tra strisce d’asfalto coperte di rifiuti e campi disseccati. Come? "Secondo Mezzaroma", dice un enorme cartello pubblicitario plastificato, in spregio a via Robert Musil. Basta spostarsi un po’ ai lati del budello - sarebbe meglio dire bordello, ci corregge un signore che si è indebitato per comprare un appartamento con terrazzo sul nulla - per aggirarsi tra via Adolfo Celi, via Gian Maria Volontè e via Mario Soldati. Alle spalle di Ikea troneggiano gli immensi parallelepipedi dall’incerto colore di Francesco Gaetano Caltagirone, detto Franco o Francuccio, il re dei re di Roma, l’uomo più liquido d’Italia, come dicono le cronache finanziarie, titolare di un patrimonio di incalcolati miliardi di euro (forse 23) che dalla Bufalotta e da altre location periferiche della capitale è approdato a Siena, Rocca Salimbeni, dove è vicepresidente del Monte dei Paschi, a piazza Unità d’Italia, Trieste, con le Generali, in laguna con Il Gazzettino, a Napoli con Il Mattino, oltre che a Roma, via del Tritone, dove la figlia Azzurra, moglie di Pierferdinando Casini, presidia Il Messaggero, primo giornale della capitale. Non è il solo a dilettarsi con i giornali. Domenico Bonifaci, quello che ha appena imprigionato l’ingresso a Roma dalla via Flaminia con lo scempio degli immensi palazzoni che lambiscono la stretta striscia d’asfalto, controlla l’altro giornale di Roma, Il Tempo, mentre i fratelli Toti sono tra gli azionisti della Rizzoli-Corriere della Sera.
I palazzoni residenziali targati Caltagirone hanno sette, otto, dieci piani, poggiati tra buche, erbacce, immondizia. Chi comprerà mai l’invenduto ora che i mutui sono cari e vengono erogati dalle banche con il contagocce? Passeggia per via Cesare Zavattini, pace all’anima dell’umorista che viveva nel verde dei Castelli Romani, una giovane signora con il pupo in carrozzina. Non abbiamo il coraggio di interrogarla, ma leggiamo nei suoi occhi la disperazione esistenziale. Un appartamento di 90 metri quadri pagato (anzi da pagare con mutuo indicizzato) 320 mila euro per scarrozzare il neonato in questa landa da pionieri del Far West, una favela che prometteva lusso con le sue terrazze a mezzo melone, con parapetti a intarsio e piscine condominiali vuote, senza collegamenti. Metrò, autobus, strade, asili, scuole, servizi? Un sogno perduto. Dov’è Roma? Dove San Pietro, il Colosseo, il Quirinale? Caltagirone è in ogni dove, ovunque ci siano ettari di Agro da edificare, ma a Bufalotta, dove vende con l’"Inter Media Group" i suoi cuboni a 4 o 5 mila euro al metro, condivide la cementificazione praticamente con l’intera genia dei nuovi palazzinari. Lui è liquido, molti altri costruiscono per farsi con le banche, come si dice, la "leva finanziaria". Scavalchi via Riccardo Bacchelli, l’autore del "Mulino del Po", e t’imbatti in via Olindo Guerrini il poeta scapigliato detto "lo Stecchetti", che poetava: «Quando schizzan le sorche innamorate/ Dalle tue fogne, o Roma».
Bufalotta non è l’unico cuore della speculazione immobiliare di Roma, che ha creato una nuova classe di padroni del capitalismo italiano, è solo uno dei luoghi dove s’incrociano gli interessi di quasi tutte le famiglie palazzinare. Oltre a Franco Caltagirone, capo di una dinastia di origine siciliana di cui fanno parte il fratello Leonardo, che ha costruito il "Parco Leonardo" vicino all’autostrada per Fiumicino, e Edoardo, ci sono i Caltagirone Bellavista, sopravvissuti ai tempi di Andreotti ("a Frà, che te serve", chiedeva Gaetano al factotum andreottiano Franco Evangelisti), impegnati in varie, discusse operazioni immobiliari. E poi Bonifaci, Scarpellini, Mezzaroma, Parnasi, Todini, Erasmo Cinque, Pulcini, Navarra e Toti. Spesso si dividono le torte, ma qualche volta si scannano. Ultimo caso: i fratelli Toti vendono un terreno a Franco Caltagirone e poi dalla giunta Veltroni, che sta per concludersi, cercano di farsi autorizzare una variante per trasformare in residenziali altre aree a Bufalotta vicine a quelle che il re palazzinaro ha pagato fior di quattrini. L’operazione salta. Claudio Toti, il fratello del capoclan Pierluigi, la prende sportivamente e dice che in fondo la sua aspirazione è di andare a fare mozzarelle in Uruguay. Caltagirone, invece, non la manda giù e, eletto Gianni Alemanno sindaco, attacca il centrosinistra che ha governato per quindici anni: «Con Veltroni - sibila - Roma è andata a picco». Ma non concede appoggio preventivo al nuovo sindaco: «Ristoranti e pizzerie con Veltroni, con Alemanno torneremo alla tessera del pane». Persino Erasmo Cinque, intimo di Gianfranco Fini, ha già avvertito Gianni Alemanno: «Il rodaggio è finito» e ha preso di petto il sindaco che ha nominato all’Acea Giancarlo Cremonesi, pur suo collega palazzinaro e antico sodale di destra. L’ala sociale postfascista costringerà i palazzinari a una stagione di digiuno con l’"housing"? Difficile, più probabile che capiti il contrario visto il tono "proprietario" con il quale i potentati del mattone si rivolgono alla nuova giunta capitolina. Alemanno dice di voler riscrivere il piano regolatore veltroniano, che l’urbanista Pietro Samperi, autore di "Mezzo secolo di politica urbanistica romana - Dalle illusioni degli anni ‘60 alle disillusioni degli anni 2000", definisce il viatico per un sacco di Roma "subdolo e strisciante". E ha già provato a mettere i piedi nel piatto, bocciando il progetto di Renzo Piano per le Torri del ministero delle Finanze da abbattere all’Eur per fare 170 mila nuovi metri cubi di Toti, Ligresti, Marchini, con 400 appartamenti di superlusso davanti alla "Nuvola", il centro congressi firmato da Fuksas. Un affronto stilistico al quartiere mussoliniano - dice il sindaco - uno stravolgimento della skyline di Piacentini.
Sorridono i Caltagirone di ogni ramo, sorridono i fratelli Toti della Lamaro con i Parnasi, i Mezzaroma, i Bonifaci. Pensano già ai profitti che metterà in moto la fine dell’attesa per l’"agricoltura d’attesa", a tutto il cemento che coprirà le ultime, dolci colline dell’Agro. Gianni è un ragazzo semplice e appassionato. Ma anche lui capirà. Capirà chi comanda a Roma. E in Italia.
Parla l’urbanista Vezio De Lucia
"I residenti calano crescono solo le case"
intervista di Francesco Erbani
«La dissipazione della campagna intorno a Roma è una delle pagine più tristi dell’urbanistica negli ultimi decenni. Fra quelle alture e quei fossi è custodita la più grande riserva archeologica del nostro pianeta e altissimi sono i pregi paesaggistici». Vezio De Lucia, urbanista, ha vasta conoscenza di come siano cresciute le città italiane negli ultimi cinquant’anni. Di come si stiano trasformando, anche in epoca di bolle immobiliari e di subprime. E di quanto sia stata anomala l’Italia a livello europeo. Ha lavorato a Napoli, il paradigma del sacco speculativo negli anni fra il Cinquanta e il Settanta. Ha studiato, fianco a fianco con Antonio Cederna, lo sviluppo di Roma "a macchia d’olio", lo sviluppo strattonato dagli interessi della Società generale immobiliare e di proprietari fondiari che si chiamavano Gerini, Vaselli, Torlonia. Al quale si è accompagnato l’abusivismo edilizio.
Sulla scorta di queste esperienze, De Lucia osserva come sta cambiando Roma. «L’idea di Gianni Alemanno di costruire circa trentamila appartamenti nell’agro romano senza rispettare alcun disegno complessivo, accentua i difetti che il piano regolatore di Rutelli e Veltroni non ha mai corretto ed anzi ha peggiorato».
Quali difetti?
«A Roma si è realizzata una condizione abitativa terribile. Gli insediamenti si disperdono, la città si sta spappolando. Si aggravano i disagi per gli spostamenti e si rende più onerosa la costruzione di un sistema di trasporto pubblico efficiente, costretto a inseguire i brandelli di città».
Ma perché la città non si espande in maniera più regolata?
«Intanto va detto che i residenti a Roma diminuiscono. Crescono solo le case. E solo le case a libero mercato. Si consuma suolo. Non si interviene dove ci sarebbe più bisogno, per esempio per rimettere in sesto le periferie, come si sta facendo largamente in Europa. Insomma, si costruisce dove vogliono i possessori delle aree: restano loro i veri regolatori della crescita di Roma e di altre città italiane».
Dunque si costruisce male?
«La gran parte dei 15 mila ettari su cui a Roma si è edificato e si sta edificando presentano densità bassissime: si spreca molto spazio. Ma la gente in questi nuovi insediamenti non ha servizi, non ha mezzi pubblici efficienti. Si stanno creando dormitori inospitali. Si perpetua il meccanismo della "macchia d’olio", si costruisce in tutte le direzioni e non si interrompe, se non in minima parte, l’anomalia per cui la gente va ad abitare nelle zone periferiche e ogni mattina va a lavorare, in macchina, nelle aree centrali e semicentrali della città, che a loro volta si svuotano di residenti. E così abbiamo strade intasate e inquinamento insopportabile».
Si accentua anche l’anomalia di Roma, e non solo di Roma, rispetto alle grandi città europee?
«In Germania, in Francia, in Inghilterra hanno conosciuto prima di noi il fenomeno della dispersione abitativa. Ma stanno cercando di porvi rimedio, con interventi che limitano, anche drasticamente, il consumo di suolo. Basti osservare la Catalogna. C’è però un’altra differenza: la diffusione degli insediamenti nel Nord Europa segue prevalentemente i tracciati dei trasporti pubblici su rotaia. Vengono prima i treni, le metropolitane e dopo le case. Da noi abbiamo sempre seguito la strada inversa».
You Tube censura un video su istigazione di Casa Pound: storia tragicomica della militanza fascista nel terzo millennio...
Mer, 14/10/2009 - 20:33Tutto incomincia ieri pomeriggio sul forum dei neofascisti di Casa Pound, Vivamafalda. Forse perché non possono uscire dalle loro fogne a causa il disprezzo della gente, forse perché l'unico tipo di militanza che gli è rimasta è scrivere commenti sotto gli articoli di Indymedia, i “fascisti del terzo millennio” ora provano a inventarsi una nuova forma di lotta, turbodinamica e soprattutto indolore: la censura dei video presenti su You Tube...
Evidentemente infastiditi perché un video del Collettivo Autorganizzato Universitario che criticava Casa Clown e i suoi mazzieri, come Giuseppe Savuto, documentando le loro ridicole e infami iniziative (dai tornei di cinghiamattanza all'attacco contro i disabili etichettati come “iene”, fino all'assalto di Piazza Navona) stava ricevendo troppa attenzione – più di 2.000 visite in poco meno di una settimana! – i “belli e ribelli” hanno deciso, sul thread dedicato al video [www.youtube.com/user/CAUchannel](alla fine vi è piaciuto, eh!), una dura forma di protesta...
Ribattere alle accuse? Produrre materiale proprio? Noooo... D'altronde come fare, visto che i fatti hanno la testa dura, e nemmeno il delirio di onnipotenza del loro leader Iannone può cambiarli? Allora inventarsi una storia di qualche tipo, dire che a Piazza Navona sono stati aggrediti, che loro “agli handicappati glie vogliono bbene”? Anche per raffazzonare qualche scusa ci vuole un minimo di intelligenza, e quel poco che circola fra di loro è impegnata a supplicare le istituzioni o la Digos per farsi proteggere le sedi...
Prima quindi si abbandonano a un bel po' di insulti contro gli antifa: “povere merde”, “subumani” etc, poi partono con un delirio in stile Ventennio: “Quando si dice mito fondante... quando mai, a sinistra, si potranno vantare di una Piazza Navona tutta loro, di un loro esempio così fulgido e fiero di coraggio, coerenza, orgoglio, goliardia ed onore? Rosicano, perché una Piazza Navona non la avranno mai [eh sì, ci farebbe proprio piacere avere 30 anni, passare sotto il naso delle polizia con le mazze, prendere a cinghiate inermi studenti 15enni e poi farla franca!]. Noi restiamo i leoni, loro le iene. Nel DNA”... Ma il video sta ancora lì. Quindi ecco, dopo tanta freva, l'Idea Geniale, un esempio bell'esempio di intellig..., eh proprio no, demenza collettiva [www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=72184.30]:
“Iron81: pensiamo a fare TUTTI un uso sistematico e di massa dell'opzione 'segnala', in modo da far rimuovere questa merda dalla rete.
Icaro: Per segnalare i video, cliccate su 'Segnala', selezionate 'incita all'odio ed alla violenza' e scrivete qualcosa come 'Diffamazioni note ed istigazioni contro l'avversa parte politica'. Se ce ne son tante, quelli del tubo lo rimuoveranno.
Ancora Icaro: Visto che Youtube non prevede l'istigazione alla violenza per motivi politici (sono americani..), segnaliamo che veniamo discriminati per il colore?”
Così i “leoni”, come amano definirsi, passano il pomeriggio a cliccare sul mouse e riescono a far rimuovere il video da You Tube, segnalando che li discrimina per “Race or ethnic origin” – quando i negri servono a qualcosa, no? Siccome l'operazione è automatica, You Tube non mette in atto alcun controllo. Ed ecco i fasci che si beano del piccolo e insperato successo... “Camerata, siamo fascissstisssimi, abbiamo fatto il nostro dovere di italiani”! “Schhh, meglio non dirlo, You Tube è americana...”, “Vabbè, comunque a quelli i comunisti non gli piacciono lo stesso”...
Ma altro che “fascisti del terzo millennio”, questi di Casa Clown sono all'epoca delle caverne! Pensano davvero di ostacolare la diffusione di contenuti andando a cliccare in massa su un modulo di You Tube? Spiace deluderli, ma non siamo più ai bei tempi della censura e dell'olio di ricino. Il video è stato subito rimesso online, e sta girando su You Tube, su Daily Motion, su Indymedia; inoltre sono già previste altre proiezioni pubbliche... A maggior ragione invitiamo tutti i compagni a dargli massima diffusione, a scaricarlo qui [http://caunapoli.org/index.php?option=com_seyret&Itemid=81&task=videodirectlink&id=1] o da Emule e Bit-torrent, a passare alle nostre iniziative per riceverne gratuitamente una copia. All'ignoranza dei fasci rispondiamo con la controinformazione: non solo il video continuerà a girare, ma avrà ancora più visibilità...
Ancora una volta l'attacco di Casa Clown gli si è rivoltato contro, e prima o poi a sbattere la testa contro il muro se la romperanno... In ogni caso, noi invitiamo di cuore tutti i fascisti a restare a casa per cancellarci i video. Visti i loro numeri alquanto esigui, siamo certi che per un po' le strade saranno più pulite...
Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
cau.noblogs.org
BRINDISI: AGGREDITI 6 ANTIFASCITI
Gio, 24/09/2009 - 08:29AGGREDITI 6 NOTI ANTIFASCISTI
BRINDISI: ore 23 poco fa DIETRO AL TEATRO VERDI,una dozzina di ragazzi ,in assetto da squadrismo, da far invidia ai picchiatori fascisti sono scesi dalle loro moto e hanno aggredito in modo premeditato uno studente noto a Brindisi, per essere un' antifascista, che si è sempre battuto a difesa dei più deboli .....non c'è stata alcuna provocazione, nè parole,tra i 2 gruppi,niente i giovani aggrediti erano seduti per terra a parlare 4 ragazzi e 2 ragazze sono stati aggrediti prima con lancio di bottiglie, sassi e pezzi di legno...poi successivamente picchiati selvaggiamente 2 ragazzi, dal branco. Increduli i passanti che non sono intervenuti nella rissa, dopo la bravata il branco di aggressori è scappato in sella alle loro moto investendo un passante ...coinvolti i tavolini di un ristorante che affaccia sulla piazza...chiamati immediatamente le forze dell'ordine, successivamente sono riusciti a bloccare il branco di aggressori davanti al BAR il ROSSO E NERO sono volati schiaffi e insulti anche nei confronti di un agente........QUESTO è FASCISMO ....la zona puntualmente è presidiata da forze dell'ordine DIGOS FINANZA,POLIZIA e CARABINIERI ma questa sera dietro al Teatro Verdi non c'erano ......ORA BASTA, basta non vogliamo altri poliziotti, non vogliamo altre guardie che non guardano, ora basta...cosa dobbiamo fare??? Si raccomandano tutti i giovani e meno giovani a girare in gruppo e mai soli,....sono tornati i tempi neri...QUESTO è FASCISMO.....incredibile il fatto che si spendano tanti soldi per fare la caccia all'immigrato senza permesso di soggiorno , non è possibile reprimere e colpire le fasce più deboli e lasciare liberi ed indisturbati squadre di persone che girano armate,in branco con lo scopo di fare violenza su qualsiasi persona debole, da far invidia alle squadre fasciste del ventennio.La redazione brindisna di www.pugliantagonista.it esprime PIENA SOLIDARIETà A V. ragazzo antifascista picchiato questa sera e alle altre 5 persone aggredite premeditatamente da brindisini,non da immigrati ma da brindisini, bulli e fascisti.
la redazione di pugliantagonista.it
BRINDISI 24 SETTEMBRE 2009
[antifascismo] i compagni e le compagne di Renato Biagetti, 28 AGOSTO 2009, ROMA PARCO SCHUSTER: RENOIZE 09
Mar, 11/08/2009 - 12:0328 agosto 2009
RENOIZE 09
Il 27 Agosto del 2006 Renato è stato assassinato per mano di due fascisti.
Sono passati tre anni e ogni volta che ci troviamo a ricordare questo episodio ci fa rabbia che i due assassini fossero dei ragazzini imbevuti di una cultura mortifera e assassina.
Una cultura che affonda le sue radici nella paura delle diversità, delle differenze, nell'odio che si esprime con l'aggressione, che si nasconde dietro una lama come dietro un paravento, per non vedere una quotidianità fatta di sfruttamento, precarietà, crisi. Quindi si sfoga, scimmiotta gli atteggiamenti della cultura fascista, quella più becera, più retrogada, fatta di sopraffazione e disciplina al sistema.
Per questo, anche quest'anno ci ritroveremo per ricordare Renato, per raccontare la sua storia, la sua aggressione che si lega a quelle decine che sono avvenute e avvengono a Roma. Lo faremo ancora una volta nel territorio in cui Renato si muoveva, studiava e viveva.
Ma ci incontreremo anche per ricordare e far vivere i suoi sogni e lo faremo attraverso quello che lui più amava: la musica.
Come l'anno scorso saremo dal tardo pomeriggio a Parco Schuster con banchetti informativi, video, parole e un concerto a cui parteciperanno:
- apocalisse urbana - Signor K e check point charlie - Mandrillos - Rancore - Giulia Anania - Filippo Gatti
Concuderà la serata: Ascanio Celestini.
28 agosto 2009 - Parco schuster [Basilica di S.Paolo] dalle ore 18.00
i compagni e le compagne di Renato
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Giorgio Gaslini, Fischia il vento
http://www.youtube.com/watch?v=S0wx8ZjH6Ms
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[stragi di stato] Assemblea Antifascista Permanente di Bologna, Due agosto 2009. Quest'anno i fischi non bastano
Sab, 01/08/2009 - 23:41Due agosto 2009. Quest'anno i fischi non bastano
dell'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna
http://assembleantifascistabologna.noblogs.org/
[Alla vigilia della ricorrenza della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, proponiamo quello che ci è sembrato il migliore documento scritto per l'occasione. I link ad altri interventi degni di nota sono in appendice all'articolo.]
Chi guarda anche di sfuggita una qualsiasi foto della strage di Bologna vede scavare tra le macerie non solo uomini in divisa, ma soprattutto cittadini comuni. Chi guarda invece ogni anno il palco delle commemorazioni lo vede gremito quasi esclusivamente di alti gradi militari, fasce tricolori, abiti impeccabili di politici, burocrati, sottosegretari.
Se la strage è di Stato, i rappresentanti dello Stato non dovrebbero avere alcun diritto di parlare in piazza il 2 agosto. Se lo Stato ha intralciato e intralcia la verità, fischiare è opportuno. Questa piazza non è né del sindaco, né del questore, né delle istituzioni, né dello Stato, né tantomeno di un governo come quello odierno in cui siedono gli eredi della strategia fascista, piduista e stragista.
Si vuole far credere che il terrorismo sia un qualcosa di esterno senza rapporti con lo Stato e le sue strategie di potere. Ma il 2 agosto sta a ricordarci che questo è un oltraggio alle vittime e alla verità storica: dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha sperimentato dolorosamente una lunga “strategia delle stragi” condotta da uomini degli apparati più coperti dello Stato o da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti. Lo scopo era quello di promuovere con la violenza un clima di paura e smarrimento per scoraggiare e sconfiggere le lotte operaie e le proteste sociali.
Sono trascorsi ormai 29 anni da quando, alle ore 10.25 del 2 agosto 1980, i neofascisti dei NAR spalleggiati dai servizi segreti misero una bomba alla stazione centrale di Bologna, causando 85 morti e 200 feriti.
A tanti anni di distanza i depistaggi e l’omertà di tutti i governi hanno impedito di accertare i mandanti e di conoscere pienamente la verità.
La mano è fascista, ma anche il mandante è evidente: è lo stesso che oggi grida all’emergenza per approvare misure di stampo autoritario e razzista, è chi detiene la violenza legale degli apparati militari e di polizia, chi sfrutta lavoratori sempre più precari, chi taglia pensioni e diritti sociali per finanziare eserciti e servizi segreti. È chi continua a nascondere la verità e a terrorizzare, in un modo o nell’altro, i propri “sudditi” con campagne di allarmismi e paura.
Ogni 2 agosto le parole e gli insulti che volano tra chi fischia e chi cerca di impedirlo testimoniano che in quella piazza si esprimono due verità differenti: quella perbenista, e talora ipocrita, delle istituzioni che parlano lungamente dal palco; e un’altra che va invece nascosta, delegittimata, impedita, fino al sequestro dei volantini e alla denuncia per “vilipendio” avvenuti nel 2007.
Da una parte, vi sono i discorsi ufficiali, tutti fondati su una netta opposizione tra democrazia e terrorismo. La democrazia sarebbe buona, accogliente, benefica, irreprensibile. Le compromissioni dello “Stato democratico” nella strage del 2 agosto vengono così o taciute o ricordate come casi episodici di “deviazioni”. Ogni anno, da 29 anni, i familiari delle vittime bussano inutilmente alla porta dei governi più diversi per chiedere la verità sui mandanti della strage e l’abolizione del segreto di Stato. Ogni anno il ministro di turno promette, sorride, stringe mani. Tutti sanno già che non cambierà nulla. Da alcuni anni, poi, il Terrorista è ritratto sempre più come un “mostro”, come un agghiacciante scherzo di natura, come qualcosa di totalmente estraneo alle strategie di potere dello Stato, rimuovendo gradatamente la verità storica sullo stragismo neofascista.
È il revisionismo alla Cofferati (e scopriremo presto se anche “alla Delbono”), meno smaccato e invadente delle fandonie di Cossiga e del PDL, ma pur sempre disponibile a qualche concessione: ad esempio il primo maggio 2007 il sindaco Cofferati, a nome della città di Bologna, ha dato dal palco il benvenuto al sindacato di estrema destra UGL parlando davanti a uno striscione di solidarietà allo stragista nero Luigi Ciavardini: “Strage di Bologna: Ciavardini innocente”. Non ha fatto una piega. Del resto, già nel 2004 il primo discorso di Cofferati per il 2 agosto aveva ricevuto il plauso di Forza Italia e AN...
2. Ma vi è un’altra verità che oggi si cerca di soffocare in ogni modo, proprio mentre ci si appella alla “memoria”. Noi la abbiamo portata in piazza ogni anno, come abbiamo potuto, anche con i fischi. Dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha vissuto dolorosamente una lunga serie di stragi indiscriminate promosse da interi scomparti dello Stato ed eseguite da militanti neofascisti.
Fin dal principio lo scopo era quello di promuovere con la violenza un “ritorno all’ordine”. Si voleva costringere la volontà diffusa di una diversa e più giusta organizzazione sociale di nuovo entro i ranghi oppressivi del lavoro salariato e dell’autoritarismo scolastico. Senza più dibattiti, contestazioni, lotte, antagonismi.
A lungo preparata, la strage di Bologna fu uno di questi capitoli e la sua verità storica non può essere staccata dalla storia dello stragismo neofascista e dei suoi appoggi istituzionali di ieri e di oggi. Ma dimenticare la specificità delle stragi di Stato pare diventato ormai un obbligo istituzionale a cui nessuno si sottrae. Dopo il revisionismo su fascismo e Resistenza, il revisionismo sul neofascismo stragista è un passo decisivo sulla via di un nuovo regime totalitario.
Ogni anno, quello che portiamo in piazza non è solo il lutto per le stragi di Stato, ma anche il dolore perché quei morti sono serviti a costruire un mondo più ingiusto, ipocrita e violento. Per questo finora abbiamo sempre fischiato i rappresentati delle istituzioni: e lo abbiamo appreso proprio in quella piazza, nel corso degli anni, da gente comune che sapeva che lo Stato non processa se stesso.
Quest’anno tuttavia i fischi non sarebbero bastati. A uno Stato che, col cosiddetto Pacchetto Sicurezza, ha appena promulgato le sue nuove leggi razziali, nonché una stretta autoritaria senza precedenti nel dopoguerra, vogliamo voltare le spalle. Mentre i papaveri si daranno in mostra davanti alla Stazione, invitiamo tutte e tutti le/i sincere/i antifasciste/i a muoversi in corteo verso Piazza dell’Unità, luogo di incontro e di amalgama di culture e storie diverse, spazio urbano dove è ancora possibile praticare sport e socializzare in libertà, dimentichi di ogni frontiera e di ogni paura, simbolo di come crediamo debba essere vissuta, da tutte e tutti, la città. Ci saremo noi, altre realtà e singoli compagne e compagni con cui abbiamo deciso di gridare forte:
NOI SAPPIAMO, NOI NON DIMENTICHIAMO!
*
Da leggere anche:
Un intervento [ http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Memoria-... ] di Gianmarco De Pieri del TPO di Bologna;
L'opinione [ http://www.infoaut.org/bologna/articolo/strage-di-bolo... ] di InfoAut Bologna, che chiama in causa le omissioni della sinistra istituzionale;
Un articolo di un lettore della e-zine Zic [ http://www.zic.it/zic/articles/art_5094.html ], che fa il punto sui più recenti tentativi di revisionismo e di depistaggio per occultare gli autori della strage.
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(it) Livorno: 2/08 iniziativa per ricordare Filippo Filippetti commemorazione, cena e canti
Gio, 16/07/2009 - 09:34(it) Livorno: 2/08 iniziativa per ricordare Filippo Filippetti commemorazione, cena e canti
Date Wed, 15 Jul 2009 16:05:20 +0200
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2/08 iniziativa per ricordare Filippo Filippetti commemorazione, cena e canti
Domenica
2 agosto 2009
Giornata
in ricordo di Filippo Filippetti
anarchico,
antifascista, ucciso dai fascisti
ore
18.00
Commemorazione
presso la lapide
Via
Provinciale Pisana 354
(andando verso Via Firenze, alla ex-scuola di fronte al circolo ARCI
“Tamberi”)
Filippo Fillipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai
fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una
spedizione punitiva contro Livorno.
Il
2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni
anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con
i camion dei fascisti di ritorno dall'aver assassinato i fratelli
Gigli la sera prima. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti,
membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell'USI per il settore
edile.
Dopo
un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle
organizzazioni del movimento operaio, sedi sindacali, politiche e
culturali, e singoli militanti, con decine di morti fra gli
antifascisti, I sindacati indicono uno sciopero generale ad oltranza
per fermare le violenze.
I
fascisti, finanziati da agrari ed industriali, armati dai Carabinieri
e dall'Esercito, protetti dalla monarchia e dai circoli militari e
clericali, aggrediscono le roccaforti operaie, ma sono dovunque
respinti.
Livorno
è uno dei centri dello scontro; militanti anarchici socialisti e
comunisti cadono sotto il piombo fascista, ma nei quartieri proletari
si resiste all'invasione.
Solo
quando la CGL e il PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si
ritireranno dalla lotta il Governo potè aprire la strada ai fascisti
mandando Esercito e Carabinieri a disarmare gli oppositori,
sostituendo gli amministratori di sinistra con commissari prefettizi.
In uno di questi scontri cadde Filippo Filippetti.
Gli
anarchici invitano tutti gli antifascisti a partecipare alla
commemorazione.
ore
20.00
Cena
presso
la Federazione Anarchica Livornese
Via
degli Asili 33
(comunicare
la presenza al 3339861219)
a seguire
serata
musicale
"canti
antifascisti e anarchici”
con Donato e
Pierino
FEDERAZIONE
ANARCHICA LIVORNESE (FAI) -
V.degli
Asili 33, tel.Tel. 0586 885210aperta
tutti i giorni dalle 14:30 alle 19:30
COLLETTIVO
ANARCHICO LIBERTARIO -
collettivoanarchico@hotmail.it - http://collettivoanarchico.noblogs.org/
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Per, gli, sugli anarchici
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Il potere della CIA: da Ahmadinejad all'America Latina.
Mer, 08/07/2009 - 11:08Care teste di capra, vi racconto una storia. Una di quelle che vi fa capire come la famigerata CIA ha un potere enorme, crea dittatori, li destituisce quando gli pare, uccide popoli innocenti, anche i suoi, insomma come questa intelligence segreta sia una sorta di governo ombra che trama in tutto il mondo.
E allora vi parlo di Mahmoud Ahmadinejad! Un nome impronunciabile, e da quando è stato eletto come Presidente in Iran, l'antica Persia, le tv di tutto il mondo si affannavano a pronunciarlo producendo suoni strani.
Ma alla fine tutti si sono dovuti sforzare a pronunciare il suo nome.
Ed fu grazie a lui visto che era riuscito a comparire in tutte le prime pagine dei giornali per aver pronunciato di proposito la famosa frase:"Israele va cancellata dalle carte geografiche". Ed ecco che le macchine dell'Impero si sono messe in moto e rimettere l'elmetto per tentare di di distogliere l'opinione pubblica dai veri disastri in corso.
Ma nessuno ci ha spiegato chi sia questa ennesima marionetta.
Nel 1979 Ahmadinejad era un giovane comandante dei pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica iraniana, e partecipò attivamente al sequestro dell'Ambasciata USA a Teheran.
Ne presero in ostaggio cinquantacinque tra funzionari e impiegati con il pretesto di volere l'estradizione dello scià rifugiatosi a New York dopo il trionfo di Khomeini. Un trionfo che aveva visto il consenso di tutti i movimenti del 78, ma pochi dicono che fu anche una strage di numerosi oppositori, non filo americani, ma comunisti o simpatizzanti.
Ci furono numerose esecuzioni sommarie, una vera e propria orgia di sangue ove la gente sospettata solo di essere "comunista" veniva impiccata in altezze vertiginose in maniera tale che si potevano vedere da ogni punto della città.
All'epoca negli USA c'era il Presidente Carter, e teste di capra mia egli fu l'unico Presidente Americano che dava fastidio alle lobby, e soprattutto alla CIA. E quante volte George Herbert Walker Bush, uomo della famosa Skull and Bones, massone di Rito Scozzese Antico e Accettato, e soprattutto capo della CIA voleva far fuori il grande Carter. Le provarono tutte.
E quindi l'intelligence più schifosa del mondo trattava sottobanco con quel burattino di Ahmadinejad facendo durare il sequestro dei diplomatici per molto tempo. Lo scopo era di arrivare alle elezioni americane in modo da favorire Ronald Reagan. Nessuno ci ha mai raccontato che Carter inviò un reparto speciale chiamati Navy Seals, una truppe d'elite che avrebbe liberato gli ostaggi americani.
Truppa speciale che assurdamente finì con gli elicotteri in panne per una supposta tempesta di sabbia. Fu la CIA che li fecero crepare nel deserto perchè sicuramente quei militari sarebbero riusciti nella loro operazione e Carter avrebbe avuto buone possibilità di essere rieletto.
La storia del sequestro finisce quando nel 1981 la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra, le principali banche degli USA e Gran Bretagna, trasferiscono sette milioni di dollari(tramite due banche controllate dalla famiglia Rockefeller) in un conto presso una banca iraniana a Teheran.
Il 21 gennaio Ronald Reagan si insedia alla Casa Bianca e annuncia la liberazione degli ostaggi. Che casualità, vero?
I pasdaran capeggiati dall'attuale Presidente Iraniano oltre a ricevere tutti quei soldi, ottennero anche armi. E indovinate chi ci pensò ad organizzarne reperimento e consegna? Israele! Logico no?
Come è logico che Ahmadinejad era dentro il famoso e terribile affaire Iran-Contrias, ovvero il raggiungimento del culmine della famosa doppia morale. In pratica l'Iran veniva rifornito di armi e proventi usati per finanziare i mercenari antisandinisti in Nicaragua, mettendo in moto un mostruoso meccanismo che porterà negli USA tonnellate di cocaina.
Questo fu il risultato degli accordi con i piloti che andavano a rifornire i Contras in Honduras.
Pensate che marionetta imbecille sia questo Ahmadinejad, di come sia una semplice pedina della CIA ed è stato utilizzato sia per far fuori politicamente Carter e sia per finanziare i mercenari, gente che uccideva donne e bambini, che ostacolavano i governi di sinistra in America Latina per poi far instaurare delle dittature di destra.
Un vero e prorpio ingrato, lui deve tutto ad Israele e a gli USA. Ma forse non ha imparato la Storia, gli Imperi creano gli ascari e poi se ne liberano spietatamente. Dovrebbe sapere che fingono di averne il controllo, per poi poterne invadere la nazione di appartenenza.
Oggi in Honduras, a causa del Golpe capeggiato da un Italiano, è morto un ragazzino di 16 anni, C'è una forte repressione in atto.E il Presidente Zelaya messo in esilio il quale sta tentando in tutti i modi di entrare nel suo Stato,ha fatto una denuncia ben precisa:
“Ci hanno minacciato di abbattere l’aereo. Continuerò a tentare di entrare nel paese finché ci riuscirò. Questo conferma che esiste una minoranza ostinata senza alcun progetto politico che non impedire l’esercizio della democrazia. A questo punto denuncio che il governo degli Stati Uniti non ha fatto tutto quello che era in loro potere per fermare il golpe”.
Forse la CIA vuole favorire il golpe? Probabile visto che l'America Latina non vuole essere più la sua cavia. E di nuovo sembrano riaffiorare le famose stragi e dittature degli anni 70 e 80.
Con o senza Obama.
Aggressione razzista a Monteverde Nuovo
Sab, 04/07/2009 - 18:58Aggressione razzista nel quartiere di Monteverde Nuovo a Roma. Un uomo del Congo è stato selvaggiamente picchiato da tre italiani, in via di Donna Olimpia, al grido di "sporco negro, noi facciamo la volontà del governo, dovete tornare a casa vostra". Il fatto è avvenuto giovedì pomeriggio.
Il congolese stava distribuendo volantini quando dalle finestre di una palazzina alcune persone lo hanno insultato per il colore della sua pelle. Mentre si allotanava spaventato, dalla palazzina sono usciti tre uomini, tutti italiani tra i 30 e i 50 anni, che lo hanno rincorso. Raggiunto lo hanno bloccato e picchiato, ferendolo al volto. Poi lo hanno derubato del passapoprto passaporto e dei soldi che aveva in tasca.
L'uomo ha chiamato, poco prima delle 15, il 113 raccontando di essersi nascosto in un palazzo di via di Donna Olimpia dopo l'aggressione. All'arrivo degli agenti della polizia di Stato gli aggressori si erano già dati alla fuga mentre l'uomo è stato soccorso dal personale del 118 ed accompagnato in ospedale dov'è stato dimesso con sette giorni di prognosi per un trauma cranico e una ferita al sopracciglio sinistro.
Il congolese è un rifugiato politico in Italia dal 2004, si è sposato in Italia, vive a Roma e ha una bambina di pochi anni. Ha raccontato ai poliziotti che stava distribuendo volantini pubblicitari citofonando agli inquilini della zona quando un cinquantenne infuriato per essere stato disturbato durante il riposino pomeridiana lo ha prima pesantemente insultato dalla finestra e poi è sceso e gli ha rotto una bottiglia in testa. Successivamente sarebbe stato raggiunto da altri due italiani che lo hanno continuato a picchiare.
Il sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato: "L'insulto razziale offende persino più della violenza fisica. Indubbiamente quello che rende grave l'aggressione a Monteverde non è tanto l'entità delle lesioni riportate, quanto l'idea che nella nostra città si aggirino personaggi che odiano e assalgono in base al colore della pelle. Esprimo piena solidarietà alla vittima di questa aggressione razzista e chiedo agli inquirenti un'indagine approfondita per individuare e punire i responsabili".
(ca) [Info Paz Ahora] "GOLPE EN HONDURAS": opiniones de Perez Esquivel y de Carlos Taibo
Mer, 01/07/2009 - 21:36(ca) [Info Paz Ahora] "GOLPE EN HONDURAS": opiniones de Perez Esquivel y de Carlos Taibo
Date Wed, 1 Jul 2009 20:45:06 +0200
http://www.pazahora.org
Pérez Esquivel rechaza golpe de Estado en Honduras.
"Carta del Premio Nóbel de la Paz Adolfo Pérez Esquivel al secretario
General de la OEA, a las Iglesias, Movimientos y organizaciones
populares."
EL texto completo en :
http://pazahora.org/novedades/?p=151
y en:
http://www.adolfoperezesquivel.org/
"GOLPE EN HONDURAS"
Por Carlos Taibo
(Publicado en el Diario Público el 1 de julio de 2009).
El Golpe de Estado que se ha verificado en Honduras merece, como poco,
tres consideraciones sumarias. La primera se refiere a algo que, no
por conocido, debemos tener bien presente a la hora de sopesar lo que
ocurre en estos tiempos en toda América Latina: las oligarquías de
siempre se niegan, como gato panza arriba, a abandonar el escenario y
aprovechan la menor oportunidad para sacar sus garras en defensa de
negocios e intereses que explican, desde mucho tiempo atrás, la
miseria de pueblos enteros.
El texto completo en la siguiente link ----->
http://pazahora.org/novedades/?p=146
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[resistenza] Filippo Casaccia, Partigiano Marzo: LA REPUBBLICA DI TORRIGLIA
Mer, 24/06/2009 - 09:54Partigiano Marzo: LA REPUBBLICA DI TORRIGLIA
di Filippo Casaccia
G.B. Canepa, "partigiano Marzo", La Repubblica di Torriglia, Genova, Frilli Editori, 2009, pp. 168, € 4,90.
In anni di revisionismo vigliacco o di celebrazioni insincere e puramente elettorali, un piccolo libro come La Repubblica di Torriglia [ http://www.libreriauniversitaria.it/repubblica-torrigl... ] può aiutare a recuperare la memoria reale di ciò che fu la lotta partigiana. E se ci si ritrova a fantasticare troppo spesso con Hakim Bey su esotiche TAZ, ecco un buon modo per non dimenticare le effimere ma vivaci repubbliche partigiane che durarono pochi mesi ma portarono effettivamente alla liberazione dal nazifascismo.
Questo prezioso volumetto di racconti non ha la prospettiva storica (e un po’ arida, burocratica) del celebre Una repubblica partigiana, in cui Giorgio Bocca documentava l’esperienza della repubblica dell’Ossola, perché più che raccontare la storia, racconta le storie della divisione Cichero, la leggendaria formazione partigiana garibaldina che riuscì a rendere autonoma una vasta porzione di territorio nell’entroterra genovese per 5 mesi, tra l’estate e l’autunno del 1944.
Alle fine di novembre la Repubblica venne meno di fronte ai feroci rastrellamenti tedeschi e alla mancanza di supporto degli Alleati, ma la lotta continuò culminando nella liberazione di Genova il 25 aprile 1945.
Qui trovate le storie di un pugno di uomini, una decina, che dopo l’8 settembre decide di combattere e i racconti, quasi in forma diaristica, come dei veloci schizzi impressionisti, ci restituiscono le sofferenze, la fatica e la sovrumana pazienza della lotta clandestina. Possiamo sentire l’odore di quella vita, il sapore del castagnaccio senza sale, il desiderio di una sigaretta, l’incapacità di alcuni a rassegnarsi a dormire su un letto morbido quando finalmente lo si trovava. Tra i protagonisti della Cichero c’era il leggendario comandante Aldo Gastaldi, detto Bisagno, cui poi verrà intitolata una strada di Genova in cui, durante il G8 s’è consumato il pestaggio senza quartiere dei manifestanti, culminato nell’uccisione di Carlo Giuliani. C’era il russo comandante Fiodor, l’unico straniero ad avere avuto la medaglia al valore militare italiana durante l’ultimo conflitto mondiale. C’erano azionisti, cattolici e comunisti gli uni a fianco agli altri, che cantavano assieme Bandiera Rossa o che osservavano il silenzio per permettere, a chi voleva, di pregare.
Queste pagine documentano con leggerezza e umiltà le storie di persone normali in circostanze eccezionali. C’è l’eroismo, anche sconsiderato; c’è la dura disciplina e l’umana pietà per il nemico che doveva venir meno di fronte all’esigenza di rispondere colpo su colpo alle rappresaglie, come quella tremenda fatta dai soldati mongoli, ex prigionieri al soldo dei tedeschi per sfuggire al campo di concentramento. Ci sono le pagine strazianti dell’eccidio del Turchino e della strage della Benedicta.
Nel 1944 l’autore aveva quasi cinquant’anni: Giovanni Battista Canepa, detto Marzo, era uno dei comandanti della Cichero, a fianco di Bisagno. Nato nel 1896 e già decorato nella prima Guerra Mondiale, aveva conosciuto il confino negli anni Trenta, per poi andare a combattere in Spagna e rientrare in Italia nel 1943. Scrisse questo libro nell’immediato dopoguerra per l’ANPI di Chiavari. Riedito negli anni Settanta a cura di un editore genovese con una serie di integrazioni, La Repubblica di Torriglia torna ad essere disponibile in un’edizione curata da Giordano Bruschi (Giotto), compendiata dai ricordi della moglie dell’autore.
Già nelle testimonianze di allora si avverte la disillusione per l’Italia che stava nascendo: una Repubblica che, per chi aveva lottato ed era morto per arrivarci, è poi stata una delusione. Marzo è morto nel febbraio del 1994, senza subire l’onta di vedere gli ex fascisti al governo.