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fascismo

You Tube censura un video su istigazione di Casa Pound: storia tragicomica della militanza fascista nel terzo millennio...

autore:
http://cau.noblogs.org
Sommario:
ennesima figura di merda dei fasci

Tutto incomincia ieri pomeriggio sul forum dei neofascisti di Casa Pound, Vivamafalda. Forse perché non possono uscire dalle loro fogne a causa il disprezzo della gente, forse perché l'unico tipo di militanza che gli è rimasta è scrivere commenti sotto gli articoli di Indymedia, i “fascisti del terzo millennio” ora provano a inventarsi una nuova forma di lotta, turbodinamica e soprattutto indolore: la censura dei video presenti su You Tube...

Evidentemente infastiditi perché un video del Collettivo Autorganizzato Universitario che criticava Casa Clown e i suoi mazzieri, come Giuseppe Savuto, documentando le loro ridicole e infami iniziative (dai tornei di cinghiamattanza all'attacco contro i disabili etichettati come “iene”, fino all'assalto di Piazza Navona) stava ricevendo troppa attenzione – più di 2.000 visite in poco meno di una settimana! – i “belli e ribelli” hanno deciso, sul thread dedicato al video [www.youtube.com/user/CAUchannel](alla fine vi è piaciuto, eh!), una dura forma di protesta...

Ribattere alle accuse? Produrre materiale proprio? Noooo... D'altronde come fare, visto che i fatti hanno la testa dura, e nemmeno il delirio di onnipotenza del loro leader Iannone può cambiarli? Allora inventarsi una storia di qualche tipo, dire che a Piazza Navona sono stati aggrediti, che loro “agli handicappati glie vogliono bbene”? Anche per raffazzonare qualche scusa ci vuole un minimo di intelligenza, e quel poco che circola fra di loro è impegnata a supplicare le istituzioni o la Digos per farsi proteggere le sedi...

Prima quindi si abbandonano a un bel po' di insulti contro gli antifa: “povere merde”, “subumani” etc, poi partono con un delirio in stile Ventennio: “Quando si dice mito fondante... quando mai, a sinistra, si potranno vantare di una Piazza Navona tutta loro, di un loro esempio così fulgido e fiero di coraggio, coerenza, orgoglio, goliardia ed onore? Rosicano, perché una Piazza Navona non la avranno mai [eh sì, ci farebbe proprio piacere avere 30 anni, passare sotto il naso delle polizia con le mazze, prendere a cinghiate inermi studenti 15enni e poi farla franca!]. Noi restiamo i leoni, loro le iene. Nel DNA”... Ma il video sta ancora lì. Quindi ecco, dopo tanta freva, l'Idea Geniale, un esempio bell'esempio di intellig..., eh proprio no, demenza collettiva [www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=72184.30]:

“Iron81: pensiamo a fare TUTTI un uso sistematico e di massa dell'opzione 'segnala', in modo da far rimuovere questa merda dalla rete.
Icaro: Per segnalare i video, cliccate su 'Segnala', selezionate 'incita all'odio ed alla violenza' e scrivete qualcosa come 'Diffamazioni note ed istigazioni contro l'avversa parte politica'. Se ce ne son tante, quelli del tubo lo rimuoveranno.
Ancora Icaro: Visto che Youtube non prevede l'istigazione alla violenza per motivi politici (sono americani..), segnaliamo che veniamo discriminati per il colore?”

Così i “leoni”, come amano definirsi, passano il pomeriggio a cliccare sul mouse e riescono a far rimuovere il video da You Tube, segnalando che li discrimina per “Race or ethnic origin” – quando i negri servono a qualcosa, no? Siccome l'operazione è automatica, You Tube non mette in atto alcun controllo. Ed ecco i fasci che si beano del piccolo e insperato successo... “Camerata, siamo fascissstisssimi, abbiamo fatto il nostro dovere di italiani”! “Schhh, meglio non dirlo, You Tube è americana...”, “Vabbè, comunque a quelli i comunisti non gli piacciono lo stesso”...

Ma altro che “fascisti del terzo millennio”, questi di Casa Clown sono all'epoca delle caverne! Pensano davvero di ostacolare la diffusione di contenuti andando a cliccare in massa su un modulo di You Tube? Spiace deluderli, ma non siamo più ai bei tempi della censura e dell'olio di ricino. Il video è stato subito rimesso online, e sta girando su You Tube, su Daily Motion, su Indymedia; inoltre sono già previste altre proiezioni pubbliche... A maggior ragione invitiamo tutti i compagni a dargli massima diffusione, a scaricarlo qui [http://caunapoli.org/index.php?option=com_seyret&Itemid=81&task=videodirectlink&id=1] o da Emule e Bit-torrent, a passare alle nostre iniziative per riceverne gratuitamente una copia. All'ignoranza dei fasci rispondiamo con la controinformazione: non solo il video continuerà a girare, ma avrà ancora più visibilità...

Ancora una volta l'attacco di Casa Clown gli si è rivoltato contro, e prima o poi a sbattere la testa contro il muro se la romperanno... In ogni caso, noi invitiamo di cuore tutti i fascisti a restare a casa per cancellarci i video. Visti i loro numeri alquanto esigui, siamo certi che per un po' le strade saranno più pulite...

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
cau.noblogs.org

BRINDISI: AGGREDITI 6 ANTIFASCITI

autore:
pugliantagonista.it
Sommario:
VILE ATTACCO NELLA NOTTE IN PIENO CENTRO STORICO

AGGREDITI 6 NOTI ANTIFASCISTI

BRINDISI: ore 23 poco fa DIETRO AL TEATRO VERDI,una dozzina di ragazzi ,in assetto da squadrismo, da far invidia ai picchiatori fascisti sono scesi dalle loro moto e hanno aggredito in modo premeditato uno studente noto a Brindisi, per essere un' antifascista, che si è sempre battuto a difesa dei più deboli .....non c'è stata alcuna provocazione, nè parole,tra i 2 gruppi,niente i giovani aggrediti erano seduti per terra a parlare 4 ragazzi e 2 ragazze sono stati aggrediti prima con lancio di bottiglie, sassi e pezzi di legno...poi successivamente picchiati selvaggiamente 2 ragazzi, dal branco. Increduli i passanti che non sono intervenuti nella rissa, dopo la bravata il branco di aggressori è scappato in sella alle loro moto investendo un passante ...coinvolti i tavolini di un ristorante che affaccia sulla piazza...chiamati immediatamente le forze dell'ordine, successivamente sono riusciti a bloccare il branco di aggressori davanti al BAR il ROSSO E NERO sono volati schiaffi e insulti anche nei confronti di un agente........QUESTO è FASCISMO ....la zona puntualmente è presidiata da forze dell'ordine DIGOS FINANZA,POLIZIA e CARABINIERI ma questa sera dietro al Teatro Verdi non c'erano ......ORA BASTA, basta non vogliamo altri poliziotti, non vogliamo altre guardie che non guardano, ora basta...cosa dobbiamo fare??? Si raccomandano tutti i giovani e meno giovani a girare in gruppo e mai soli,....sono tornati i tempi neri...QUESTO è FASCISMO.....incredibile il fatto che si spendano tanti soldi per fare la caccia all'immigrato senza permesso di soggiorno , non è possibile reprimere e colpire le fasce più deboli e lasciare liberi ed indisturbati squadre di persone che girano armate,in branco con lo scopo di fare violenza su qualsiasi persona debole, da far invidia alle squadre fasciste del ventennio.La redazione brindisna di www.pugliantagonista.it esprime PIENA SOLIDARIETà A V. ragazzo antifascista picchiato questa sera e alle altre 5 persone aggredite premeditatamente da brindisini,non da immigrati ma da brindisini, bulli e fascisti.

la redazione di pugliantagonista.it

BRINDISI 24 SETTEMBRE 2009

[antifascismo] i compagni e le compagne di Renato Biagetti, 28 AGOSTO 2009, ROMA PARCO SCHUSTER: RENOIZE 09

autore:
(((A)))

28 agosto 2009

RENOIZE 09

Il 27 Agosto del 2006 Renato è stato assassinato per mano di due fascisti.

Sono passati tre anni e ogni volta che ci troviamo a ricordare questo episodio ci fa rabbia che i due assassini fossero dei ragazzini imbevuti di una cultura mortifera e assassina.

Una cultura che affonda le sue radici nella paura delle diversità, delle differenze, nell'odio che si esprime con l'aggressione, che si nasconde dietro una lama come dietro un paravento, per non vedere una quotidianità fatta di sfruttamento, precarietà, crisi. Quindi si sfoga, scimmiotta gli atteggiamenti della cultura fascista, quella più becera, più retrogada, fatta di sopraffazione e disciplina al sistema.

Per questo, anche quest'anno ci ritroveremo per ricordare Renato, per raccontare la sua storia, la sua aggressione che si lega a quelle decine che sono avvenute e avvengono a Roma. Lo faremo ancora una volta nel territorio in cui Renato si muoveva, studiava e viveva.

Ma ci incontreremo anche per ricordare e far vivere i suoi sogni e lo faremo attraverso quello che lui più amava: la musica.

Come l'anno scorso saremo dal tardo pomeriggio a Parco Schuster con banchetti informativi, video, parole e un concerto a cui parteciperanno:

- apocalisse urbana - Signor K e check point charlie - Mandrillos - Rancore - Giulia Anania - Filippo Gatti

Concuderà la serata: Ascanio Celestini.

28 agosto 2009 - Parco schuster [Basilica di S.Paolo] dalle ore 18.00

www.renoize.it

i compagni e le compagne di Renato

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Giorgio Gaslini, Fischia il vento

http://www.youtube.com/watch?v=S0wx8ZjH6Ms

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[stragi di stato] Assemblea Antifascista Permanente di Bologna, Due agosto 2009. Quest'anno i fischi non bastano

autore:
(((A)))

Due agosto 2009. Quest'anno i fischi non bastano

dell'Assemblea Antifascista Permanente di Bologna
http://assembleantifascistabologna.noblogs.org/

[Alla vigilia della ricorrenza della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, proponiamo quello che ci è sembrato il migliore documento scritto per l'occasione. I link ad altri interventi degni di nota sono in appendice all'articolo.]

Chi guarda anche di sfuggita una qualsiasi foto della strage di Bologna vede scavare tra le macerie non solo uomini in divisa, ma soprattutto cittadini comuni. Chi guarda invece ogni anno il palco delle commemorazioni lo vede gremito quasi esclusivamente di alti gradi militari, fasce tricolori, abiti impeccabili di politici, burocrati, sottosegretari.

Se la strage è di Stato, i rappresentanti dello Stato non dovrebbero avere alcun diritto di parlare in piazza il 2 agosto. Se lo Stato ha intralciato e intralcia la verità, fischiare è opportuno. Questa piazza non è né del sindaco, né del questore, né delle istituzioni, né dello Stato, né tantomeno di un governo come quello odierno in cui siedono gli eredi della strategia fascista, piduista e stragista.

Si vuole far credere che il terrorismo sia un qualcosa di esterno senza rapporti con lo Stato e le sue strategie di potere. Ma il 2 agosto sta a ricordarci che questo è un oltraggio alle vittime e alla verità storica: dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha sperimentato dolorosamente una lunga “strategia delle stragi” condotta da uomini degli apparati più coperti dello Stato o da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti. Lo scopo era quello di promuovere con la violenza un clima di paura e smarrimento per scoraggiare e sconfiggere le lotte operaie e le proteste sociali.

Sono trascorsi ormai 29 anni da quando, alle ore 10.25 del 2 agosto 1980, i neofascisti dei NAR spalleggiati dai servizi segreti misero una bomba alla stazione centrale di Bologna, causando 85 morti e 200 feriti.
A tanti anni di distanza i depistaggi e l’omertà di tutti i governi hanno impedito di accertare i mandanti e di conoscere pienamente la verità.

La mano è fascista, ma anche il mandante è evidente: è lo stesso che oggi grida all’emergenza per approvare misure di stampo autoritario e razzista, è chi detiene la violenza legale degli apparati militari e di polizia, chi sfrutta lavoratori sempre più precari, chi taglia pensioni e diritti sociali per finanziare eserciti e servizi segreti. È chi continua a nascondere la verità e a terrorizzare, in un modo o nell’altro, i propri “sudditi” con campagne di allarmismi e paura.

Ogni 2 agosto le parole e gli insulti che volano tra chi fischia e chi cerca di impedirlo testimoniano che in quella piazza si esprimono due verità differenti: quella perbenista, e talora ipocrita, delle istituzioni che parlano lungamente dal palco; e un’altra che va invece nascosta, delegittimata, impedita, fino al sequestro dei volantini e alla denuncia per “vilipendio” avvenuti nel 2007.

Da una parte, vi sono i discorsi ufficiali, tutti fondati su una netta opposizione tra democrazia e terrorismo. La democrazia sarebbe buona, accogliente, benefica, irreprensibile. Le compromissioni dello “Stato democratico” nella strage del 2 agosto vengono così o taciute o ricordate come casi episodici di “deviazioni”. Ogni anno, da 29 anni, i familiari delle vittime bussano inutilmente alla porta dei governi più diversi per chiedere la verità sui mandanti della strage e l’abolizione del segreto di Stato. Ogni anno il ministro di turno promette, sorride, stringe mani. Tutti sanno già che non cambierà nulla. Da alcuni anni, poi, il Terrorista è ritratto sempre più come un “mostro”, come un agghiacciante scherzo di natura, come qualcosa di totalmente estraneo alle strategie di potere dello Stato, rimuovendo gradatamente la verità storica sullo stragismo neofascista.

È il revisionismo alla Cofferati (e scopriremo presto se anche “alla Delbono”), meno smaccato e invadente delle fandonie di Cossiga e del PDL, ma pur sempre disponibile a qualche concessione: ad esempio il primo maggio 2007 il sindaco Cofferati, a nome della città di Bologna, ha dato dal palco il benvenuto al sindacato di estrema destra UGL parlando davanti a uno striscione di solidarietà allo stragista nero Luigi Ciavardini: “Strage di Bologna: Ciavardini innocente”. Non ha fatto una piega. Del resto, già nel 2004 il primo discorso di Cofferati per il 2 agosto aveva ricevuto il plauso di Forza Italia e AN...

2. Ma vi è un’altra verità che oggi si cerca di soffocare in ogni modo, proprio mentre ci si appella alla “memoria”. Noi la abbiamo portata in piazza ogni anno, come abbiamo potuto, anche con i fischi. Dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha vissuto dolorosamente una lunga serie di stragi indiscriminate promosse da interi scomparti dello Stato ed eseguite da militanti neofascisti.
Fin dal principio lo scopo era quello di promuovere con la violenza un “ritorno all’ordine”. Si voleva costringere la volontà diffusa di una diversa e più giusta organizzazione sociale di nuovo entro i ranghi oppressivi del lavoro salariato e dell’autoritarismo scolastico. Senza più dibattiti, contestazioni, lotte, antagonismi.

A lungo preparata, la strage di Bologna fu uno di questi capitoli e la sua verità storica non può essere staccata dalla storia dello stragismo neofascista e dei suoi appoggi istituzionali di ieri e di oggi. Ma dimenticare la specificità delle stragi di Stato pare diventato ormai un obbligo istituzionale a cui nessuno si sottrae. Dopo il revisionismo su fascismo e Resistenza, il revisionismo sul neofascismo stragista è un passo decisivo sulla via di un nuovo regime totalitario.

Ogni anno, quello che portiamo in piazza non è solo il lutto per le stragi di Stato, ma anche il dolore perché quei morti sono serviti a costruire un mondo più ingiusto, ipocrita e violento. Per questo finora abbiamo sempre fischiato i rappresentati delle istituzioni: e lo abbiamo appreso proprio in quella piazza, nel corso degli anni, da gente comune che sapeva che lo Stato non processa se stesso.

Quest’anno tuttavia i fischi non sarebbero bastati. A uno Stato che, col cosiddetto Pacchetto Sicurezza, ha appena promulgato le sue nuove leggi razziali, nonché una stretta autoritaria senza precedenti nel dopoguerra, vogliamo voltare le spalle. Mentre i papaveri si daranno in mostra davanti alla Stazione, invitiamo tutte e tutti le/i sincere/i antifasciste/i a muoversi in corteo verso Piazza dell’Unità, luogo di incontro e di amalgama di culture e storie diverse, spazio urbano dove è ancora possibile praticare sport e socializzare in libertà, dimentichi di ogni frontiera e di ogni paura, simbolo di come crediamo debba essere vissuta, da tutte e tutti, la città. Ci saremo noi, altre realtà e singoli compagne e compagni con cui abbiamo deciso di gridare forte:

NOI SAPPIAMO, NOI NON DIMENTICHIAMO!

*

Da leggere anche:

Un intervento [ http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Memoria-... ] di Gianmarco De Pieri del TPO di Bologna;
L'opinione [ http://www.infoaut.org/bologna/articolo/strage-di-bolo... ] di InfoAut Bologna, che chiama in causa le omissioni della sinistra istituzionale;
Un articolo di un lettore della e-zine Zic [ http://www.zic.it/zic/articles/art_5094.html ], che fa il punto sui più recenti tentativi di revisionismo e di depistaggio per occultare gli autori della strage.

***

(it) Livorno: 2/08 iniziativa per ricordare Filippo Filippetti commemorazione, cena e canti

autore:
(((A)))

(it) Livorno: 2/08 iniziativa per ricordare Filippo Filippetti commemorazione, cena e canti
Date Wed, 15 Jul 2009 16:05:20 +0200

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2/08 iniziativa per ricordare Filippo Filippetti commemorazione, cena e canti
Domenica
2 agosto 2009
Giornata
in ricordo di Filippo Filippetti
anarchico,
antifascista, ucciso dai fascisti
ore
18.00
Commemorazione
presso la lapide
Via
Provinciale Pisana 354
(andando verso Via Firenze, alla ex-scuola di fronte al circolo ARCI
“Tamberi”)
Filippo Fillipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai
fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una
spedizione punitiva contro Livorno.
Il
2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni
anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con
i camion dei fascisti di ritorno dall'aver assassinato i fratelli
Gigli la sera prima. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti,
membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell'USI per il settore
edile.

Dopo
un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle
organizzazioni del movimento operaio, sedi sindacali, politiche e
culturali, e singoli militanti, con decine di morti fra gli
antifascisti, I sindacati indicono uno sciopero generale ad oltranza
per fermare le violenze.
I
fascisti, finanziati da agrari ed industriali, armati dai Carabinieri
e dall'Esercito, protetti dalla monarchia e dai circoli militari e
clericali, aggrediscono le roccaforti operaie, ma sono dovunque
respinti.
Livorno
è uno dei centri dello scontro; militanti anarchici socialisti e
comunisti cadono sotto il piombo fascista, ma nei quartieri proletari
si resiste all'invasione.
Solo
quando la CGL e il PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si
ritireranno dalla lotta il Governo potè aprire la strada ai fascisti
mandando Esercito e Carabinieri a disarmare gli oppositori,
sostituendo gli amministratori di sinistra con commissari prefettizi.
In uno di questi scontri cadde Filippo Filippetti.
Gli
anarchici invitano tutti gli antifascisti a partecipare alla
commemorazione.

ore
20.00
Cena
presso
la Federazione Anarchica Livornese
Via
degli Asili 33
(comunicare
la presenza al 3339861219)

a seguire
serata
musicale
"canti
antifascisti e anarchici”
con Donato e
Pierino

FEDERAZIONE
ANARCHICA LIVORNESE (FAI) -
V.degli
Asili 33, tel.Tel. 0586 885210aperta
tutti i giorni dalle 14:30 alle 19:30
COLLETTIVO
ANARCHICO LIBERTARIO -
collettivoanarchico@hotmail.it - http://collettivoanarchico.noblogs.org/
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Il potere della CIA: da Ahmadinejad all'America Latina.

autore:
L'incarcerato

Care teste di capra, vi racconto una storia. Una di quelle che vi fa capire come la famigerata CIA ha un potere enorme, crea dittatori, li destituisce quando gli pare, uccide popoli innocenti, anche i suoi, insomma come questa intelligence segreta sia una sorta di governo ombra che trama in tutto il mondo.

E allora vi parlo di Mahmoud Ahmadinejad! Un nome impronunciabile, e da quando è stato eletto come Presidente in Iran, l'antica Persia, le tv di tutto il mondo si affannavano a pronunciarlo producendo suoni strani.

Ma alla fine tutti si sono dovuti sforzare a pronunciare il suo nome.

Ed fu grazie a lui visto che era riuscito a comparire in tutte le prime pagine dei giornali per aver pronunciato di proposito la famosa frase:"Israele va cancellata dalle carte geografiche". Ed ecco che le macchine dell'Impero si sono messe in moto e rimettere l'elmetto per tentare di di distogliere l'opinione pubblica dai veri disastri in corso.

Ma nessuno ci ha spiegato chi sia questa ennesima marionetta.

Nel 1979 Ahmadinejad era un giovane comandante dei pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica iraniana, e partecipò attivamente al sequestro dell'Ambasciata USA a Teheran.
Ne presero in ostaggio cinquantacinque tra funzionari e impiegati con il pretesto di volere l'estradizione dello scià rifugiatosi a New York dopo il trionfo di Khomeini. Un trionfo che aveva visto il consenso di tutti i movimenti del 78, ma pochi dicono che fu anche una strage di numerosi oppositori, non filo americani, ma comunisti o simpatizzanti.

Ci furono numerose esecuzioni sommarie, una vera e propria orgia di sangue ove la gente sospettata solo di essere "comunista" veniva impiccata in altezze vertiginose in maniera tale che si potevano vedere da ogni punto della città.

All'epoca negli USA c'era il Presidente Carter, e teste di capra mia egli fu l'unico Presidente Americano che dava fastidio alle lobby, e soprattutto alla CIA. E quante volte George Herbert Walker Bush, uomo della famosa Skull and Bones, massone di Rito Scozzese Antico e Accettato, e soprattutto capo della CIA voleva far fuori il grande Carter. Le provarono tutte.

E quindi l'intelligence più schifosa del mondo trattava sottobanco con quel burattino di Ahmadinejad facendo durare il sequestro dei diplomatici per molto tempo. Lo scopo era di arrivare alle elezioni americane in modo da favorire Ronald Reagan. Nessuno ci ha mai raccontato che Carter inviò un reparto speciale chiamati Navy Seals, una truppe d'elite che avrebbe liberato gli ostaggi americani.

Truppa speciale che assurdamente finì con gli elicotteri in panne per una supposta tempesta di sabbia. Fu la CIA che li fecero crepare nel deserto perchè sicuramente quei militari sarebbero riusciti nella loro operazione e Carter avrebbe avuto buone possibilità di essere rieletto.

La storia del sequestro finisce quando nel 1981 la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra, le principali banche degli USA e Gran Bretagna, trasferiscono sette milioni di dollari(tramite due banche controllate dalla famiglia Rockefeller) in un conto presso una banca iraniana a Teheran.

Il 21 gennaio Ronald Reagan si insedia alla Casa Bianca e annuncia la liberazione degli ostaggi. Che casualità, vero?

I pasdaran capeggiati dall'attuale Presidente Iraniano oltre a ricevere tutti quei soldi, ottennero anche armi. E indovinate chi ci pensò ad organizzarne reperimento e consegna? Israele! Logico no?

Come è logico che Ahmadinejad era dentro il famoso e terribile affaire Iran-Contrias, ovvero il raggiungimento del culmine della famosa doppia morale. In pratica l'Iran veniva rifornito di armi e proventi usati per finanziare i mercenari antisandinisti in Nicaragua, mettendo in moto un mostruoso meccanismo che porterà negli USA tonnellate di cocaina.

Questo fu il risultato degli accordi con i piloti che andavano a rifornire i Contras in Honduras.

Pensate che marionetta imbecille sia questo Ahmadinejad, di come sia una semplice pedina della CIA ed è stato utilizzato sia per far fuori politicamente Carter e sia per finanziare i mercenari, gente che uccideva donne e bambini, che ostacolavano i governi di sinistra in America Latina per poi far instaurare delle dittature di destra.

Un vero e prorpio ingrato, lui deve tutto ad Israele e a gli USA. Ma forse non ha imparato la Storia, gli Imperi creano gli ascari e poi se ne liberano spietatamente. Dovrebbe sapere che fingono di averne il controllo, per poi poterne invadere la nazione di appartenenza.

Oggi in Honduras, a causa del Golpe capeggiato da un Italiano, è morto un ragazzino di 16 anni, C'è una forte repressione in atto.E il Presidente Zelaya messo in esilio il quale sta tentando in tutti i modi di entrare nel suo Stato,ha fatto una denuncia ben precisa:

“Ci hanno minacciato di abbattere l’aereo. Continuerò a tentare di entrare nel paese finché ci riuscirò. Questo conferma che esiste una minoranza ostinata senza alcun progetto politico che non impedire l’esercizio della democrazia. A questo punto denuncio che il governo degli Stati Uniti non ha fatto tutto quello che era in loro potere per fermare il golpe”.

Forse la CIA vuole favorire il golpe? Probabile visto che l'America Latina non vuole essere più la sua cavia. E di nuovo sembrano riaffiorare le famose stragi e dittature degli anni 70 e 80.

Con o senza Obama.

http://incarcerato.blogspot.com/

Aggressione razzista a Monteverde Nuovo

autore:
ReposterSenzaFrontiere

Aggressione razzista nel quartiere di Monteverde Nuovo a Roma. Un uomo del Congo è stato selvaggiamente picchiato da tre italiani, in via di Donna Olimpia, al grido di "sporco negro, noi facciamo la volontà del governo, dovete tornare a casa vostra". Il fatto è avvenuto giovedì pomeriggio.

Il congolese stava distribuendo volantini quando dalle finestre di una palazzina alcune persone lo hanno insultato per il colore della sua pelle. Mentre si allotanava spaventato, dalla palazzina sono usciti tre uomini, tutti italiani tra i 30 e i 50 anni, che lo hanno rincorso. Raggiunto lo hanno bloccato e picchiato, ferendolo al volto. Poi lo hanno derubato del passapoprto passaporto e dei soldi che aveva in tasca.

L'uomo ha chiamato, poco prima delle 15, il 113 raccontando di essersi nascosto in un palazzo di via di Donna Olimpia dopo l'aggressione. All'arrivo degli agenti della polizia di Stato gli aggressori si erano già dati alla fuga mentre l'uomo è stato soccorso dal personale del 118 ed accompagnato in ospedale dov'è stato dimesso con sette giorni di prognosi per un trauma cranico e una ferita al sopracciglio sinistro.

Il congolese è un rifugiato politico in Italia dal 2004, si è sposato in Italia, vive a Roma e ha una bambina di pochi anni. Ha raccontato ai poliziotti che stava distribuendo volantini pubblicitari citofonando agli inquilini della zona quando un cinquantenne infuriato per essere stato disturbato durante il riposino pomeridiana lo ha prima pesantemente insultato dalla finestra e poi è sceso e gli ha rotto una bottiglia in testa. Successivamente sarebbe stato raggiunto da altri due italiani che lo hanno continuato a picchiare.

Il sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato: "L'insulto razziale offende persino più della violenza fisica. Indubbiamente quello che rende grave l'aggressione a Monteverde non è tanto l'entità delle lesioni riportate, quanto l'idea che nella nostra città si aggirino personaggi che odiano e assalgono in base al colore della pelle. Esprimo piena solidarietà alla vittima di questa aggressione razzista e chiedo agli inquirenti un'indagine approfondita per individuare e punire i responsabili".

(ca) [Info Paz Ahora] "GOLPE EN HONDURAS": opiniones de Perez Esquivel y de Carlos Taibo

autore:
(((A)))

(ca) [Info Paz Ahora] "GOLPE EN HONDURAS": opiniones de Perez Esquivel y de Carlos Taibo
Date Wed, 1 Jul 2009 20:45:06 +0200

http://www.pazahora.org
Pérez Esquivel rechaza golpe de Estado en Honduras.
"Carta del Premio Nóbel de la Paz Adolfo Pérez Esquivel al secretario
General de la OEA, a las Iglesias, Movimientos y organizaciones
populares."
EL texto completo en :
http://pazahora.org/novedades/?p=151

y en:
http://www.adolfoperezesquivel.org/

"GOLPE EN HONDURAS"
Por Carlos Taibo
(Publicado en el Diario Público el 1 de julio de 2009).
El Golpe de Estado que se ha verificado en Honduras merece, como poco,
tres consideraciones sumarias. La primera se refiere a algo que, no
por conocido, debemos tener bien presente a la hora de sopesar lo que
ocurre en estos tiempos en toda América Latina: las oligarquías de
siempre se niegan, como gato panza arriba, a abandonar el escenario y
aprovechan la menor oportunidad para sacar sus garras en defensa de
negocios e intereses que explican, desde mucho tiempo atrás, la
miseria de pueblos enteros.

El texto completo en la siguiente link ----->
http://pazahora.org/novedades/?p=146
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[resistenza] Filippo Casaccia, Partigiano Marzo: LA REPUBBLICA DI TORRIGLIA

autore:
(((A)))

Partigiano Marzo: LA REPUBBLICA DI TORRIGLIA
di Filippo Casaccia

G.B. Canepa, "partigiano Marzo", La Repubblica di Torriglia, Genova, Frilli Editori, 2009, pp. 168, € 4,90.

In anni di revisionismo vigliacco o di celebrazioni insincere e puramente elettorali, un piccolo libro come La Repubblica di Torriglia [ http://www.libreriauniversitaria.it/repubblica-torrigl... ] può aiutare a recuperare la memoria reale di ciò che fu la lotta partigiana. E se ci si ritrova a fantasticare troppo spesso con Hakim Bey su esotiche TAZ, ecco un buon modo per non dimenticare le effimere ma vivaci repubbliche partigiane che durarono pochi mesi ma portarono effettivamente alla liberazione dal nazifascismo.
Questo prezioso volumetto di racconti non ha la prospettiva storica (e un po’ arida, burocratica) del celebre Una repubblica partigiana, in cui Giorgio Bocca documentava l’esperienza della repubblica dell’Ossola, perché più che raccontare la storia, racconta le storie della divisione Cichero, la leggendaria formazione partigiana garibaldina che riuscì a rendere autonoma una vasta porzione di territorio nell’entroterra genovese per 5 mesi, tra l’estate e l’autunno del 1944.

Alle fine di novembre la Repubblica venne meno di fronte ai feroci rastrellamenti tedeschi e alla mancanza di supporto degli Alleati, ma la lotta continuò culminando nella liberazione di Genova il 25 aprile 1945.
Qui trovate le storie di un pugno di uomini, una decina, che dopo l’8 settembre decide di combattere e i racconti, quasi in forma diaristica, come dei veloci schizzi impressionisti, ci restituiscono le sofferenze, la fatica e la sovrumana pazienza della lotta clandestina. Possiamo sentire l’odore di quella vita, il sapore del castagnaccio senza sale, il desiderio di una sigaretta, l’incapacità di alcuni a rassegnarsi a dormire su un letto morbido quando finalmente lo si trovava. Tra i protagonisti della Cichero c’era il leggendario comandante Aldo Gastaldi, detto Bisagno, cui poi verrà intitolata una strada di Genova in cui, durante il G8 s’è consumato il pestaggio senza quartiere dei manifestanti, culminato nell’uccisione di Carlo Giuliani. C’era il russo comandante Fiodor, l’unico straniero ad avere avuto la medaglia al valore militare italiana durante l’ultimo conflitto mondiale. C’erano azionisti, cattolici e comunisti gli uni a fianco agli altri, che cantavano assieme Bandiera Rossa o che osservavano il silenzio per permettere, a chi voleva, di pregare.
Queste pagine documentano con leggerezza e umiltà le storie di persone normali in circostanze eccezionali. C’è l’eroismo, anche sconsiderato; c’è la dura disciplina e l’umana pietà per il nemico che doveva venir meno di fronte all’esigenza di rispondere colpo su colpo alle rappresaglie, come quella tremenda fatta dai soldati mongoli, ex prigionieri al soldo dei tedeschi per sfuggire al campo di concentramento. Ci sono le pagine strazianti dell’eccidio del Turchino e della strage della Benedicta.
Nel 1944 l’autore aveva quasi cinquant’anni: Giovanni Battista Canepa, detto Marzo, era uno dei comandanti della Cichero, a fianco di Bisagno. Nato nel 1896 e già decorato nella prima Guerra Mondiale, aveva conosciuto il confino negli anni Trenta, per poi andare a combattere in Spagna e rientrare in Italia nel 1943. Scrisse questo libro nell’immediato dopoguerra per l’ANPI di Chiavari. Riedito negli anni Settanta a cura di un editore genovese con una serie di integrazioni, La Repubblica di Torriglia torna ad essere disponibile in un’edizione curata da Giordano Bruschi (Giotto), compendiata dai ricordi della moglie dell’autore.
Già nelle testimonianze di allora si avverte la disillusione per l’Italia che stava nascendo: una Repubblica che, per chi aveva lottato ed era morto per arrivarci, è poi stata una delusione. Marzo è morto nel febbraio del 1994, senza subire l’onta di vedere gli ex fascisti al governo.

RedB, Europa nera

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(((A)))

Europa nera

Quando andavamo a scuola gli insegnanti affermavano che il fascismo era stato solo una breve parentesi nel luminoso progresso della democrazia europea, da Atene alla Francia illuminista fino all'Italia moderna. Oggi sappiamo che non è affatto così. Oggi sappiamo che le "radici dell'Europa" sono in gran parte nere e marce: il patriarcato, il dispotismo clericale, il potere statale, il militarismo, il capitalismo, il colonialismo. Lo si vede bene anche dai risultati delle recenti elezioni europee, con i successi di formazioni neonaziste, integraliste e xenofobe.
Una rassegna dettagliata risulterebbe monotona. In Olanda il Partito per la libertà (PVV), anti-islamico e anti-europeista, passa dal 5,6% del 2006 all'attuale 17%. Guadagna due seggi anche il British National Party, che rivendica l'espulsione dei "non-bianchi" dall'Inghilterra: uno è per il leader Nick Griffin, amico intimo di Roberto Fiore fin dai tempi della sua dorata latitanza londinese. In Finlandia, il partito nazionalista e xenofobo dei "Veri Finlandesi" passa dallo 0,5% del 2004 a oltre il 10%. In Austria il FPOE, fino a pochi anni fa guidato da Haider, arriva al 13%. In Bulgaria il partito di destra GERB ha ottenuto il 25%, mentre l'estrema destra della "Coalizione azzurra" si attesta all'8% conquistando un seggio. In Romania il partito ultranazionalista della "Grande Romania" ottiene il 7,2% e due seggi: uno per Gigi Becali, discusso patron della squadra di calcio "Steaua Bucureşti", il cui stadio è stato chiuso nel 2007 dopo che i tifosi esposero uno striscione "Morte agli zingari."
Ma il successo elettorale più evidente del neofascismo europeo è quello ungherese, dove il partito di estrema destra Jobbik ("I migliori"), nazionalista xenofobo e antisemita, è diventato la terza forza politica del paese con il 15% dei voti. Né va dimenticato che il partito Jobbik si presentava associato alla forza paramilitare "Magyar Gàrda" ("Guardia ungherese") protagonista di aggressioni ripetute a rom, gay, lesbiche, ebrei e stranieri (e la "Magyar Gàrda" fu inizialmente registrata come "associazione culturale"... ricorda qualcosa?).
I programmi di queste forze politiche sono sostanzialmente omogenei e si possono riassumere in quattro punti: 1) disciplinamento della società attraverso la militarizzazione del territorio (ronde, guardie nazionali, ecc.); 2) superamento del neoliberismo in nome di un nazionalismo razzista e aggressivo; 3) guerra alla globalizzazione vista come complotto finanziario (anzi: "cospirazione giudaico-plutocratica"); 4) battaglia contro l'integrazione dei migranti e a favore dell'ineguaglianza sociale e di nuovi schiavismi (ad esempio il partito Jobbik intende vietare l'acquisto di terra o immobili agli stranieri).
Questi i sintomi, a cui va unito il crollo dei partiti socialdemocratici, socialisti e comunisti europei.
Non si tratta di fenomeni che possano sorprendere e anzi in Italia assistiamo, con il successo crescente della Lega Nord, a qualcosa di analogo: ronde nere, razzismo, xenofobia, finto anticapitalismo su base antisemita, sfruttamento brutale della manodopera migrante, leggi razziali, violenza squadrista. La diagnosi non pare difficile, e s'ingannano quei giornali "progressisti" che imputano la "crisi della sinistra" alla rissosità dei partitini o alla demenza dei loro ceti dirigenti.
Di fatto, in questi anni la sinistra parlamentare europea ha accolto l'ideologia neoliberista cercando di abbellirla e inzuccherarla con trovate fantasiose, ma mandando così al massacro milioni di salariati dentro processi dirompenti di concentrazione economica e finanziaria. Di fatto, in questi anni le socialdemocrazie europee non hanno perseguito alcuna politica riformista e si sono sempre più appiattite sulle direttive di organismi sovranazionali non elettivi né democratici. E per coprire i loro fallimenti non hanno trovato di meglio che fomentare il qualunquismo e la richiesta di ordine e sicurezza per poterli governare a proprio vantaggio. Oggi sappiamo che non ci sono riusciti.
Non sono passati tanti anni da quando il centrosinistra italiano pontificava sul "lavoro immateriale" e sulla "new economy". Non aver trovato risposte credibili alla crisi capitalista, all'impoverimento e alla disoccupazione, ha agevolato il protagonismo del neofascismo europeo che una risposta ce l'ha: autoritarismo, gerarchia patriarcale, militarizzazione sociale, alleanza corporativa tra capitale e manodopera nazionale, sfruttamento schiavistico dei migranti fondato su leggi razziste. Razzismo e nazionalismo sono oggi la risposta reazionaria e spietata ai disastri e alla barbarie del neoliberismo. Come già negli anni Trenta, chi vota i partiti fascisti sono lavoratori e ceti medi insidiati dalla crisi: una folle informe, suggestionabile, spaventata, pericolosa (al riguardo va meditato il libro di Andrea Cavalletti, Classe, Bollati Boringhieri, 2009, presentato il 7 giugno al Conchetta).
Per noi non cambia nulla. Non da oggi l'estraneità ai riti elettorali è una pratica rivoluzionaria minima per tutti coloro che ritengono che il problema sia quello di capovolgere la società dalle sue fondamenta attraverso la lotta sociale. E oggi lo spazio per agire è più ampio e aperto che mai: meno della metà dei cittadini europei si è recata alle urne e l'astensionismo ha toccato la punta media del 66%. Si tratta di raccogliere la sfida dei tempi duri e drammatici che ci aspettano. Giustamente gli studenti dell'Onda gridano "Noi la crisi ve la creiamo!". Creare crisi, creare solidarietà fra tutte e tutti gli sfruttati e gli oppressi!

RedB

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