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palestina

Palestina: Comunicati dal Fronte

autore:
CAU - Napoli

Se seguissimo l'andamento dell'informazione sulla situazione in Palestina rischieremmo di cadere nella trappola ben ordita dallo stato israeliano e dai suoi alleati: potremmo esser portati a pensare che l'emergenza sia terminata con la fine dell'attacco contro Gaza, che tutto proceda all'insegna della “normalità”, con qualche scontro, politico e militare, a condire una quotidianità cui ormai le popolazioni locali sono abituate e che accettano quasi passivamente.

Proprio per contrastare questo disegno di far passare lo stato di occupazione, con i suoi delitti e misfatti contro il popolo palestinese, come un qualcosa di “naturale” e, al contempo, di dipingere la resistenza di un intero popolo come il piano criminale di pochi “terroristi”, risulta utile far emergere le voci di chi non ha voce. Le parole di un popolo in lotta, che da decenni resiste con dignità e tenacia, con tutti i mezzi a sua disposizione, contro l'occupazione dello stato di Israele, appoggiato e supportato dai suoi potentissimi alleati, U.S.A. e U.E.

Il lavoro di traduzione dei comunicati del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina vuole essere un nostro piccolo contributo a questo lavoro che costantemente siamo tenuti a portare avanti se vogliamo davvero essere al fianco del popolo palestinese nella sua lotta di resistenza e liberazione.

Fino alla vittoria!

CAU - Napoli

tutti i comunicati potete leggerli integralmente qui:

http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

tratti da http://www.pflp.ps/english/

traduzioni a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario

Le Brigate Abu Alì Mustafah (BAAM) proseguono la resistenza armata, prendendo di mira le forze di occupazione

11 novembre 2009

Giovedì 11 novembre 2009 le Brigate Abu Alì Mustafah, braccio armato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in un’azione congiunta con le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: l’incontro tra Netanyahu e Obama conferma solo che l’avvicendamento dei presidenti non cambia le politiche imperialiste

10 novembre 2009

In risposta all’incontro di Washington tra il Primo Ministro dell’occupazione Benjamin Netanyahu e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) sostiene che nessun partito si può fidare dell’imperialismo statunitense [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

Il Compagno Taher: il completo fallimento di Abu Mazen e del processo di Oslo si riflettono nella sua decisione di non ricandidarsi per la ri-elezione

6 novembre 2009

La decisione del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas' (Abu Mazen) di non concorrere per la ri-elezione è il riflesso del suo fallimento e del fallimento del “processo di pace” di Oslo che egli rappresenta, ha detto il compagno Dr. Maher al-Taher [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

Oltraggio! L’isolamento di Ahmad Sa’adat è stato prolungato di sei mesi

tratto da: http://www.freeahmadsaadat.org/

22 ottobre 2009 – Mentre in tutta la Palestina e in tutto il mondo continuano le azioni in supporto del leader nazionale Palestinese imprigionato, Ahmad Sa’adat, oggi l’illegittima corte militare di occupazione israeliana in Bir Saba ha prolungato l’isolamento di Sa’adat per altri sei mesi. Agisci oggi per dire che noi non permettiamo che questi abusi continuino!

Ahmad Sa’adat, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), ha continuato il suo boicottaggio dei tribunali di [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

FPLP: Le dichiarazioni di Abed Rabbo sulla lista elettorale dell'OLP sono false, non corrette ed irresponsabili
5 novembre 2009

Il 5 novembre 2009 un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha riferito che le dichiarazioni di Yasser Abed Rabbo, secondo cui tutte le fazioni facenti parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) sarebbero [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

L’FPLP: gli Stati Uniti non sono mediatori ma un nemico del popolo Palestinese

4 novembre 2009

Il 3 novembre 2009, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha affermato che l’Autorità Palestinese (AP) e tutti i partiti palestinesi, devono immediatamente porre fine a qualsiasi illusione nei confronti degli Stati Uniti o del suo presidente Barack Obama [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

L'FPLP ricorda il 92esimo anniversario della Dichiarazione Balfour con un appello a resistere all'imperialismo dei nostri giorni

3 novembre 2009

In occasione del novantaduesimo anniversario dell'infame Dichiarazione Balfour, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha rilasciato una dichiarazione sottolineando che questa data è una giornata importante e catastrofica nella storia del popolo palestinese ed arabo, che rende evidente la brutalità e la rapacità dell'imperialismo occidentale. [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......

Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

http://cau.noblogs.org/
coll.autorg.universitario@gmail.com

7/11/1979 Arrestato Daniele Pifano mentre trasporta missili per i palestinesi

autore:
Archivio Storico Benedetto Petrone

Il 7 novembre 1979 a Ortona venivano arrestati Daniele Pifano, Luciano Nieri, Giorgio Baumgartner e il palestinese Abu Saleh poiché trovati in possesso di missili portatili di proprietà della resistenza palestinese.

In seguito si seppe che il governo italiano aveva fatto accordi con la resistenza palestinese per l’allontanamento dei depositi di armi dei palestinesi dall’Italia e in quel contesto si inquadrava ciò che stavano facendo i tre autonomi e il palestinese.

Nonostante le conferme ufficiali ( Cossiga e Andreotti compresi), l’arresto dei tre autonomi servì per scatenare una campagna di repressione contro l’Autonomia operaia romana.

Radio Onda Rossa è chiusa il 22 gennaio 1980 mentre la stessa mattina è arrestato in aula, mentre assiste al processo di Pifano , il compagno Claudio Rotondi e mandati di arresto spiccati contro Miliucci, ed altri compagni.

Abbiamo voluto ricordare quella data e il filo rosso della solidarietà internazionalista che legò e continua a legare i movimenti di resistenza e di liberazione nazionale con i movimenti della sinistra rivoluzionaria italiana.

In linea col nostro lavoro di recupero e salvataggio della memoria dei movimenti l’Archivio storico Bnedetto Petrone nella pagina :

http://www.pugliantagonista.it/archivio/daniele_pifano... ha inserito foto, e documenti d’epoca.

La redazione dell’Archivio Storico Benedetto Petrone http://www.pugliantagonista.it/arch2.htm

7 novembre 2009

(ANTI)Halloween Party - perche' noi non abbiamo paura! @ eXSnia

31/10/2009 - 19:30
01/11/2009 - 01:00
Etc/GMT+1
Sommario:
BUGslab against the wall + ANOPTICON + FESTONE: Selezioni pop/rock/trash/revival '70'80'90'00
Promotore evento:
CSOA eXSnia
Indirizzo email:

techbloc presenta:
(ANTI)Halloween Party
perche' noi non abbiamo paura!

Sabato 31 Ottobre h.19,30
CSOA Ex-Snia Via Prenestina, 173 Roma
Tram: 5,14,19 Autobus: 81,810, 12N

h.19,30
presentazione del progetto
BUGslab against the wall

Il Bugslab è un progetto composto di 2 laboratori informatici
autogestiti, nati all'interno del CSA LaTorre & dello Strike SPA.
Crediamo che in un mondo che si affida sempre piu' alle tecnologie digitali sia necessario fare un uso consapevole, libero e critico
dell'informatica.

Per il secondo anno consecutivo alcuni di noi hanno partecipato ad un progetto di cooperazione sportiva in Palestina (www.sportsottoassedio.it).
Il racconto della loro esperienza è servita ad attivare la nostra
volontà di intervento a sostegno della resistenza del popolo palestinese contro l'occupazione di Israele.

Stiamo lavorando ad un progetto di formazione informatica e tecnologica con il "comitato popolare di resistenza non violenta contro il muro" nella citta di Ni'lin, per dare voce diretta alla comunità locale, senza la mediazione di attivisti internazionali.
A novembre il bugslab andrà in Palestina a realizzzare un corso di formazione per l'utilizzazione di un sito web ad un gruppo di tecnici e mediattivisti palestinesi.

Prima di partire vorremo condividere questo percorso con tutt@ gli/le intressat@ alla causa Palestinese, Tre piccoli incontri, da domani fino a fine mese, scandiranno il conto alla rovescia per la partenza. Vi
invitiamo a partecipare

a cura del bugslab
http://bugslab.net
info@bugslab.net

h.21,00
presentazione del progetto ANOPTICON
Grande Fratello, NOI ti stiamo guardando! progetto collettivo di mappatura delle camere di videosorveglianza presenti nelle citta' italiane
http://tramaci.org/anopticon/

h.23,00
Festone da paura
Selezioni pop/rock/trash/revival
'70'80'90'00
a cura di Take it Easy
(RadiOndaRossa)

In funzione:
- aperitivo a oltranza! si mangia e si beve fino a notte inoltrata
- sparaconcetti: di cosa hai paura?
- video de paura

ingresso a sottoscrizione: 3 euri a sostegno dell'infrastruttura
tecnologica di RadiOndaRossa

flyer

http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/techbloc/G...

info:
techbloc@ondarossa.info

Palestina - Lotta contro l'aumento delle tasse studentesche e per un'educazione gratuita

autore:
C.A.U. - Napoli

Il PSAF fa appello per un'educazione gratuita e per la fine dell'aumento delle tasse studentesche
6 settembre 2009

tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il Fronte di Azione degli Studenti Progressisti (PSAF) della Libera Università Al-Quds a Ramallah ha chiesto che l'amministrazione dell'università diminuisca il carico fiscale che pesa sugli studenti, che riduca le tasse studentesche e i costi dei libri di testo, facendo appello per una educazione gratuita per gli studenti palestinesi.

Il PSAF ha lanciato l'appello il 5 settembre del 2009 facendo gli auguri a tutti gli studenti ed ai lavoratori delle facoltà e delle università in occasione dell'inizio del semestre, malgrado le difficili condizioni che subisce il nostro popolo – l'assedio, l'occupazione e la povertà, che incidono pesantemente sulla possibilità degli studenti di pagare tributi ed altri costi come tasse studentesche, libri di testo e trasporti.

Il PSAF ha affermato che in questo momento l'aumento delle tasse che gravano sugli studenti e sulle loro famiglie non può far altro che approfondire le sofferenze provocate dall'assedio, dall'occupazione e dalle politiche economiche che puniscono i poveri e le classi popolari. Ha poi aggiunto che la decisione dell'amministrazione dell'università di alzare le tasse alle nuove matricole nonché a quelli già iscritti non è stata discussa dagli studenti, e che le organizzazioni e i sindacati studenteschi stanno progettando di organizzare azioni e di mobilitarsi contro l'aumento delle tasse.

Inoltre, il PSAF ha dichiarato che queste decisioni marginalizzano gli studenti e che decidere autoritariamente l'innalzamento delle tasse studentesche è una rottura del contratto esistente tra gli studenti già iscritti e l'università.

Il PSAF ha fatto appello agli studenti affinché partecipino agli incontri che si stanno organizzando per progettare una risposta collettiva degli studenti all'aumento delle tasse e per rifiutare la decisione dell'università di ignorare la voce degli studenti e di aumentare il carico finanziario che pesa su di essi.

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org

Associazione dei prigionieri Hossam, 980 detenuti palestinesi a rischio di morte per mancanza di cure

autore:
(((A)))

Associazione dei prigionieri Hossam, 980 detenuti palestinesi a rischio di morte per mancanza di cure

Gaza – Infopal. Un rapporto pubblicato dall'Associazione dei prigionieri "Hossam" ha rivelato ieri la presenza di 980 malati in condizioni gravi nelle carceri dell'occupazione israeliana, la cui vita è in pericolo a causa dell'abbandono sanitario.

Il rapporto, di cui il corrispondente di Infopal.it ha ricevuto una copia, cita ad esempio la presenza di decine di detenuti disabili, perché colpiti dal fuoco israeliano prima del loro arresto: tra loro si contano 12 casi di semiparalisi, come quella di Luay al-Ashqar, detenuto nel carcere di Megiddo e in attesa di sottoporsi a diversi interventi. Vi sono anche più di 40 casi di epilessia e di malattie neurologiche e psicologiche, tutti disturbi dovuti alle torture praticate dai carcerieri israeliani durante le interrogazioni.

Secondo il rapporto dell'associazione, la politica di deliberata e sistematica negligenza medica è un crimine di guerra che viola tutte le leggi e le norme internazionali, compresa la Quarta Convenzione di Ginevra. Le condizioni sanitarie dei prigionieri sarebbero peggiorate in modo significativo nel corso degli ultimi due anni, a causa della repressione e dell'oppressione da parte di Israele – che include persino esperimenti medici sui prigionieri palestinesi.

La relazione ha infatti segnalato “un peggioramento della salute dei detenuti che non trova precedenti negli ultimi anni, e che ha portato alla morte di diversi di loro (…) Più volte i carcerati sono stati colpiti da casi collettivi di avvelenamento, verificatisi in più strutture di detenzione”.

Il rapporto afferma inoltre che 16 tra i detenuti e le detenute sono malati di cancro, e che il loro numero è cresciuto negli ultimi anni.

I maltrattamenti e i metodi di tortura impiegati durante gli arresti e gli interrogatori, la mancanza di cure mediche e di dottori specializzati nelle carceri, il rinvio degli interventi medici talvolta di diversi anni, sono tutte cause che contribuiscono alla degenerazione e alla diffusione delle malattie tra i prigionieri, che vengono più spesso imbottiti di calmanti che curati.

La relazione ha quindi sottolineato che le prigioni israeliane non sono affatto idonee alla vita umana, considerando, oltre alle vessazioni e alle percosse, anche le scarse condizioni igienico-sanitarie: basti citare la mancanza del sapone e di qualsiasi prodotto per la pulizia nelle celle, o l’uso di pesticidi per uccidere gli insetti e i ratti, diffusi in queste strutture.

Non sono migliori le condizioni delle cliniche delle carceri: l'ospedale della prigione di Ramleh è privo di molte attrezzature sanitari, e non differisce da quest’ultima in termini di trattamenti crudeli.

20 giorni nei territori occupati

autore:
edoardo bottini
Sommario:
20 giorni nel campo profughi di Askar, nei pressi di Nablus, per vedere con i propri occhi la resistenza quotidiana all'occupazione militare israeliana

Sono tornato in Italia da poco, dopo 20 giorni trascorsi nel campo profughi di Askar, nei pressi di Nablus: 6.000 abitanti rinchiusi in un chilometro quadrato e privi di qualunque servizio perche` l`UNRWA non ha riconosciuto la parte nuova del campo. Non c`e` nemmeno un ospedale.
Continuo a pensare a chi in Palestina deve vivere ogni giorno con quello che io, da privilegiato internazionale, ho solo assaggiato.

Il popolo palestinese vive quotidianamente sotto la minaccia di un arbitrario potere militare di una potenza occupante straniera che si manifesta, prima di tutto, in una militarizzazione del territorio fatta di checkpoint fissi e mobili, tanto che i palestinesi sono abituati a informarsi più volte, durante qualunque viaggio, sulla situazione di questo o quel CP. Un'altra faccia della militarizzazione della Cisgiordania è il muro di separazione, che in realtà è il muro dell'appropriazione: 10 metri di altezza di cemento armato sormontato da filo spinato e controllato da torrette militari che espropria terreni ai villaggi palestinesi con il risultato, ad esempio, di impedire ai contadini di coltivare la propria terra. La lunghezza del muro è doppia rispetto a quella della Green Line del 1967.

Ho avuto la fortuna di trascorrere 20 giorni ad Askar e, quasi tutte le notti, l'esercito israeliano compiva incursioni nel campo per effettuare arresti o semplicemente per affermare il proprio arbitrario potere di sottoporre tutta la popolazione del campo ad un coprifuoco non dichiarato, ma di fatto vigente. Abbiamo chiesto ai volontari palestinesi se ci fosse qualcosa che noi, da internazionali,potevamo fare contro queste incursioni, come avvicinarci con un megafono dichiarando la nostra nazionalità. Ci è stato risposto che di notte i militari non hanno rispetto per nessuno, sparano a qualunque cosa si muova. Ci viene raccontato di come un abitante del campo sia stato ucciso perchè si trovava sul tetto della propria casa durante una di queste incursioni: gli occhi indiscreti di un testimone non sono bene accetti nell'unica democrazia del Medio Oriente.

La stessa logica di soppressione del dissenso la trovi applicata sin dall'ingresso in Israele, al Ben Gurion, dove un volontario internazionale viene respinto perchè ha partecipato a manifestazioni non violente contro l'occupazione con l'ISM. O a Bil'in, una delle città divenute simbolo della resistenza palestinese con la sua manifestazione settimanale contro il muro dell'apartheid: l'esercito israeliano accoglie i manifestanti pacifici con il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo.

La violenza militare viene poi usata da Israele anche, e soprattutto, per l'approprazione indebita di territorio. Come a Hebron, la città della vergogna: una città fantasma, dalla quale i palestinesi sono costretti a fuggire a causa dei soprusi dei coloni protetti dai militari. Il 70-80% dei negozi che costituivano il vecchio suk del centro storico sono ormai chiusi: mentre attraversiamo questo anomalo mercato arabo, vediamo le reti metalliche sopra le nostre teste, messe lì per proteggere le vie dal lancio di rifiuti, molotov e quant'altro da parte dei civilissimi coloni. Hebron, città costellata da CP, è l'esempio di quello che Israele intende quando parla di convivenza con i palestinesi: ghettizzazione degli arabi, soprusi quotidiani di coloni invasati protetti dai militari e, quindi, furto della terra palestinese.

La logica militare è quella che vige anche nella scelta della localizzazione degli insediamenti, sempre posti sulle cime delle alture, a controllare il territorio circostante. Gli insediamenti in Cisgiordania sono vere e proprie città circondate da muri e filo spinato, presidiate da militari: tutti violano la convenzione di Ginevra che vieta ad un esercito occupante di trasferire civili sul territorio occupato. Le strade che collegano tra loro i vari insediamenti sono proibite ai palestinesi che rischiano l'arresto o anche la vita nel malaugurato caso in cui decidessero di percorrere una di queste vie, interamente in territorio palestinese.

La violenta follia dei coloni non si riversa solo contro le persone ma anche contro il territorio: leggevo una statistica secondo la quale soltanto il 10% dei rifiuti prodotti dai coloni viene riciclato, mentre il restante 90% viene sversato in territorio palestinese.

Personalmente ho visto come i coloni si approprino di corsi d'acqua da utilizzare come discarica.

L'occupazione è nella parole di tutte le testimonianze dei palestinesi: ciascuno ha una storia di soprusi, torture, carcere, pallottole da raccontare.

Un professore universitario di Nablus, che abbiamo avuto il piacere di incontrare, ci racconta di quando, partecipando ad un congresso negli USA, continuava a sentire associare ad Israele la descrizione propagandistica "l'unica democrazia del Medio Oriente". Ci dice sorridendo:"Beh, io sono stato torturato dall'unica democrazia del Medio Oriente", mentre ci mostra le cicatrici delle pallottole.

Lo stesso professore ci racconta di una manifestazione, il 30 Marzo 2001, in cui 50000 manifestanti pacifici decidono simbolicamente di procedere verso il CP di Awara, alle porte di Nablus. Il presidio militare li accoglie coi soldati schierati e i fucili puntati, quindi inizia a sparare sulla folla pacifica. Si conteranno 6 morti e la fine della tradizionale marcia del 30 Marzo a Nablus. Se i militari israeliani sparano sulla folla disarmata è legittima difesa, se la folla reagisce lanciando pietre è perchè gli arabi sono dei barbari.

Una delle domande che mi sono sentito rivolgere più spesso in questi giorni è stata:"Cosa faresti tu se il tuo paese fosse sottoposto a un'occupazione militare?". Per fortuna, non riesco nemmeno a immaginarlo, questa è la verità.

Ho sentito parlare di resistenza e ho visto come il popolo palestinese resiste quotidianamente alla violenza dell'occupazione e all'indifferenza del mondo: senza dimenticare e senza perdere la speranza nel futuro. Esattamente come l'Handala, il personaggio disegnato da Naji al-Ali, artista palestinese espulso dalla sua terra quando aveva 10 anni.
Le declinazioni della parola resistenza in palestina sono diverse ma tutte hanno a che fare con l'attenzione alla società civile: dai teatri (vedi il "Freedom Theater" del campo profughi di Jenin) ai centri di sviluppo socio culturale, dalla creazione di una rete di contatti tra chi
vive i soprusi dell'occupazione all'organizzazione della società civile. Solidarietà e comunità sono due tra le parole che in Palestina non senti mai ma che respiri ogni giorno.

I palestinesi vogliono la pace e tutti ricordano la felicità provata all'indomani degli accordi di Oslo, che sembravano finalmente porre fine all'occupazione. La realtà dei fatti dimostrò che Israele non aveva alcuna intenzione di restituire la Cisgiordania e Gaza ai palestinesi: in 5 anni sorsero più di cento nuovi insediamenti e il numero dei coloni raddoppiò passando da 200 mila a 400 mila unità. Una crescita demografica miracolosa e una esplicita dichiarazione di intenti riguardo la restituzione della terra ai palestinesi.

La situazione oggi, per quello che ho potuto capire io, è sempre molto fluida ed oscilla tra chi predice una nuova Intifada se la situazione non cambierà, e chi invece è convinto che aspettare e costruire una società civile sia la soluzione migliore.

Tutti però sono d'accordo su una cosa: il primo punto è porre fine all'occupazione della Cisgiordania e di Gaza che dura da 60 anni. Qualunque autorità che proceda ad accordi con Israele in cui questo non sia il nodo cruciale non rappresenta il popolo palestinese.

Quando lasci Askar, l'unica cosa che i palestinesi ti chiedono è di parlare di ciò che hai visto. Esattamente quello che Israele non vuole. E non è questione di pietà, è in gioco l'affermazione di un principio per tutta l'umanità: nessuno ha il diritto di occupare con la forza una terra e cacciarne gli abitanti. Ecco perchè credo che fare parte di un campo di lavoro nei territori occupati costituisca non solo l'occasione di vedere con i propri occhi quale violenza subiscano quotidianamente i palestinesi, ma anche, e soprattutto, la partecipazione ad una forma di resistenza civile nella quale siamo coinvolti tutti

P.s. L?associazione che mi ha permesso di fare questa esperienza è Zaatar (trovate tutte le informazioni sui campi che organizzano qui: www.associazionezaatar.org)

Autore: edoardo bottini

[israele] espulse famiglie palestinesi da gerusalemme est

autore:
free palestine

GERUSALEMME, 2 AGO - Torna la tensione a Gerusalemme est dopo che nella prima mattinata la polizia israeliana ha espulso dalle loro abitazioni nel rione di Sheikh Jarrah due famiglie palestinesi, i Hanun e gli al-Ghawi. Complessivamente abitavano in quegli edifici cinquanta persone. Un portavoce della polizia ha spiegato che l'operazione è stata ordinata dalla Corte Suprema, al termine di una lunga battaglia legale vinta da alcune famiglie ebraiche che hanno subito provveduto a prendere possesso degli edifici. Ma le proteste sono state immediate, ed elevate. Hatem Abdel Qader, un esponente politico palestinese di Gerusalemme est, ha affermato che il provvedimento israeliano dovrà essere discusso dal sesto congresso di al-Fatah, che sarà convocato fra due giorni a Betlemme (Cisgiordania). Il negoziatore dell'Olp Saeb Erekat ha subito pubblicato un documento in cui accusa Israele di aver «ignorato il diritto internazionale». «Mentre le autorità israeliane hanno promesso all'Amministrazione statunitense che le demolizioni di case, le espulsioni e altre provocazioni contro i palestinesi di Gerusalemme saranno fermate, sul terreno vediamo esattamente l'opposto».

Boicotta il CTS e la campagna "Il bello di Israele"

autore:
antirazziste e antirazzisti
Sommario:
non aprire la porta al CTS scegli un operatore turistico che rispetta i diritti umani

All'interno della campagna internazionale di disinvestimento e di boicottaggio ci entra anche il CTS (centro turistico giovanile). Il CTS insieme al ministero del turismo israeliano e alla compagnia aerea El Al ha lanciato una campagna rivolta ai giovani per girare uno spot a beneficio del turismo giovanile in Israele. Nella giornata di ieri e oggi gli antirazzisti e antirazziste di Roma hanno attacchinato e volantinato davanti ai CTS per ricorsare le politiche di Apartheid che lo Stato d'Israele da 60 anno pratica nei confronti dei palestinesi.

La prossima volta che vi propongono di andare in Israele voi rispondete che quella è ancora terra di Palestina. Questo quello che non vi faranno mai vedere:

1° giorno: arrivo all'Aeroporto Internazionale Ben Gurion.
Se possiedi un nome vagamente arabo verrai chiuso in una stanza per ore. Se possiedi sul passaporto un timbro vagamente arabo, sarai interrogato per ore. Se sei palestinese non potrai mai passare per questo aeroporto e raggiungere la tua casa che si trova al di là del gate.

2° giorno: tour per il Muro dell’Apartheid.
Fatevi portare nella West Bank, attraverso il muro che la circonda, vi accorgerete di tornelli e umiliazioni, proverete sulla vostra pelle che vuol dire essere palestinesi. Ore di fila per poi sentirsi dire: “Lei qui non può entrare. La sua casa ora è la mia casa. La sua acqua è ora la mia acqua”. Oggi ogni palestinese è costretto a comprare l'acqua del proprio territorio pagandola 5 volte di più di quanto la paga un israeliano.

3° giorno: spostamento e relax sul Mar Morto.
Se siete palestinesi non potete usufruire delle autostrade, ma dovrete accontentarvi di quelle in terra battuta. Se siete palestinesi per spostarvi dovrete passare attraverso dei check point. Spogliarvi e mostrare i documenti dopo ore di interrogatorio e se riuscite a passare non potrete comunque accedere a nessuna delle spiagge attrezzate sul Mar Morto.

4° giorno: vista panoramica di Gerusalemme, capitale della Palestina.
Nessuno vi dirà mai che questa città è occupata abusivamente dall’esercito israeliano che contro le risoluzioni dell’ONU vuole considerarla sua Capitale. Se vi aggirate per le piccole viuzze e guardate in alto vi accorgerete che diverse case palestinesi sono state usurpate. Sui tetti sventola provocatoriamente la bandiera d'Israele.

5° giorno: tour di Tel Aviv e di Old Jaffa.
Chiedete di andare sulle colline che circondano Tel Aviv, fatevi portare tra le rovine delle case che un tempo erano abitate dai palestinesi e che dal 1948 vivono in campi profughi.

6° giorno: visita ad Hebron.
Hebron è una città religiosamente strategica data la presenza della tomba di Abramo, in questo territorio sono presenti circa 400 coloni e più di 3000 militari israeliani insediati per garantire la loro sicurezza. I coloni di Hebron hanno la gestione politica, economica, spirituale e sociale della città, proponendosi nel territorio come un'entità paramilitare dall'indiscussa autonomia decisionale. Nel ‘94 un comando di coloni è entrato nella moschea durante il ramadan uccidendo 29 palestinesi. Subito fu stabilito un coprifuoco "per motivi di sicurezza" durante il quala l'assetto urbanistico della città fu completamente stravolto. Furono allargati gli insediamenti, istituiti 32 check-point, chiuse 900 attività commerciali. Venne chiusa la Via dei Martiri che collegava Hebron est a Hebron ovest, nonostante nel 2000 la Corte Suprema israeliana aveva dichiarato che tale chiusura "era stato un errore".

7° giorno: tempo libero e relax in spiaggia.
Chiedete di andare sulla spiaggia di Gaza. Chiedete perché questa striscia è chiusa da valichi che nessuno, neanche gli umanitari, possono varcare. Chiedete perché è stretta da un’assedio costante.
Sdraiatevi su queste spiagge e pensate che vuol dire prendere il sole sopra il fosforo bianco.

Israele oggi rappresenta un modello di Stato segregazionista e razzista che noi rifiutiamo. La sua violenza nei confronti dei palestinesi viene costantemente sottaciuta e mistificata. Partecipa alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni. Non aprire la porta al CTS, scegli un operatore turistico che rispetti i diritti umani.

Le antirazziste e gli antirazzisti di Roma.

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[Palestina] Cancellare la Nakba dalle scuole?

autore:
C.A.U. - Napoli
Sommario:
Israele prosegue nell'occupazione quotidiana della Palestina. Occupazione che non è solo fisica, fatta di soldati, chek point e carri armati. Si tratta anche di un'occupazione della memoria. Il tentativo del governo di Tel Aviv di eliminare ...

Israele prosegue nell'occupazione quotidiana della Palestina. Occupazione che non è solo fisica, fatta di soldati, chek point e carri armati. Si tratta anche di un'occupazione della memoria.

Il tentativo del governo di Tel Aviv di eliminare dal vocabolario degli arabo-israeliani il termine “nakba” (in arabo “catastrofe”) è solo uno dei tasselli di cui si compone questa complessa operazione.

Negli ultimi giorni è stato approvato un provvedimento che prevede l'eliminazione del termine “nakba” dai libri di testo delle scuole frequentate dagli arabo-israeliani (già era bandito da quelli utilizzati nelle scuole per israeliani). “È inconcepibile parlare, in Israele, della fondazione del nostro Stato come se fosse stata una catastrofe”, è la motivazione presentata dal portavoce del Ministro dell'Educazione. È evidente che il regime sionista preferisce la menzogna che fa di quella pagina di storia un'impresa quasi di carattere mitologico di un popolo di pionieri. Una menzogna che deve necessariamente costruirsi sulla rimozione dell'esistenza della popolazione palestinese massacrata e costretta ad abbandonare le proprie terre e le proprie case. Si tratta di un vero e proprio mito, la cui veridicità è smentita dal lavoro di storici e dalla presenza di uomini e donne che su quei territori tutt'oggi continuano a resistere. Eppure il tentativo sionista travalica i confini israeliani e arriva fin qui, fin nelle nostre scuole dove non è difficile ipotizzare che, accanto all'equiparazione di comunismo e nazismo, di partigiani e repubblichini, si inserisca la negazione della “nakba”, a favore di una “Guerra di Indipendenza” israeliana, come vorrebbero i vertici del regime sionista.

La lotta contro l'occupazione israeliana si compone di tanti piccoli passaggi: tra quelli fondamentali c'è sicuramente quello volto a non permettere che la memoria venga cancellata, che un episodio tanto importante, su cui tra l'altro si fonda la lotta per il diritto al ritorno del popolo palestinese, venga rimosso a favore di una mistificazione tanto comoda per gli interessi di Israele e delle potenze imperialiste che lo appoggiano.

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2009/07_lugl...

http://rebelion.org/noticia.php?id=89189

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO - Napoli
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Pubblichiamo di seguito un comunicato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sul tentativo di Israele di cancellare l'identità e la memoria del popolo palestinese.

IL FRONTE POPOLARE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA CONDANNA LA NAKBA IN CORSO CONTRO IL NOSTRO POPOLO NELLA PALESTINA OCCUPATA NEL '48
23 luglio 2009

Tratto da http://www.pflp.ps/english/

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha condannato la Nakba in corso contro il popolo Palestinese, in particolare contro la popolazione residente nelle terre della nostra patria occupata nel 1948. Il regime Sionista si è impegnato in una serie di attacchi contro il nostro popolo, tentando di privarlo dei propri diritti duramente conquistati, di sopprimere la sua organizzazione e le sue attività, negare la sua identità e criminalizzare la sua stessa esistenza.

Il 22 luglio 2009, un portavoce dell’FPLP ha affermato che questa serie di azioni contro il nostro popolo nelle terre occupate nel 1948 è parte della Nakba in corso intrapresa dallo stato di occupazione, che include l’occupazione militare, la costruzione di insediamenti e la sottrazione della terra, la distruzione di case, l’inclusione di Gerusalemme nello stato sionista, l’assedio di Gaza, la distruzione e l’incendio degli olivi e la sottrazione dell’acqua.

Recenti provvedimenti annunciati dallo stato di occupazione prevedono la rimozione del termine “Nakba” dai testi arabi usati dagli studenti palestinesi nella Palestina occupata nel ’48, la richiesta che questi stessi testi arabi, invece, insegnino ai giovani palestinesi che la sottrazione della loro terra e la creazione di 750,000 rifugi sono stati una “Guerra di Indipendenza”, la rimozione dei nomi arabi di città dai segnali stradali - nomi arabi che precedono di lunga l’occupazione sionista della Palestina - e la loro sostituzione con la trascrizione araba di nomi ebrei creati per rinominare le città ed i villaggi palestinesi per negare l’esistenza e l’identità palestinesi, continua a dire il portavoce.

Il portavoce dell’FPLP sostiene che queste azioni contro il nostro popolo coincidono con il tentativo di rendere un taboo la stessa parola “Nakba”, dato che rivela la vera natura illegittima dello stato dell’occupazione coloniale, e riafferma l’identità e l’esistenza palestinesi attraverso generazioni. Una proposta di legge del Knesset renderebbe illegale per qualsiasi organizzazione ricevere fondi dallo Stato - un diritto che presuntamente appartiene a tutti i cittadini, compresi i Palestinesi (comprese le organizzazioni civiche, le agenzie di servizi sociali, i programmi per giovani e le cliniche ospedaliere) - per l’organizzazione di eventi o attività commemorativi della Nakba. Una versione più recente della proposta di legge prevede l’imposizione di pene a livello penale per chiunque commemori la Nakba.

Questi tentativi di negare l’identità palestinese, afferma il portavoce dell’FPLP, sono destinati a fallire e non possono nascondere la natura transitoria ed illegittima del progetto coloniale sionista sulla terra palestinese. Il nostro popolo nella Palestina occupata nel ’48 rimane saldamente vincolato alla sua identità, alla sua esistenza ed ai suoi diritti, ed ha combattuto molte battaglie per conservare e conquistare i propri diritti, per rendere il nostro popolo organizzato, la nostra esistenza, memoria, lotta e causa nazionale intatte, generazione dopo generazione.

Il portavoce dell’FPLP fa appello alla comunità internazionale ed ai Paesi arabi affinché escano dal silenzio e si prendano la responsabilità di sostenere i diritti del popolo palestinese. Silenzio è complicità, continua il portavoce, e permette che la Nakba continui contro il nostro popolo. Il portavoce chiede la fine definitiva di qualsiasi vincolo diplomatico ed economico tra i Paesi arabi e Israele, e che tutti i programmi ed i processi di normalizzazione finiscano immediatamente.

Il portavoce fa appello, inoltre, a tutte le istituzioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, affinché sostengano le loro responsabilità nel far terminare la Nakba in corso ed il genocidio contro il nostro popolo ed affinché rendano effettivi i diritti del popolo Palestinese.

Il portavoce fa appello a tutte le forze arabe per la lotta contro la normalizzazione, rendendo onore ai movimenti contro la normalizzazione con lo stato di occupazione ed il Sionismo. Fa inoltre appello a tutte le forze progressiste del mondo affinché ci sia un isolamento internazionale di Israele in tutti i modi e sia praticato un boicottaggio economico globale, culturale e di qualsiasi forma e siano applicate sanzioni contro istituzioni, compagnie e prodotti israeliani.

Il portavoce dell’FPLP ha avvertito che il silenzio perdurante e la sottomissione ai crimini dell’occupante non farà che aumentare la minaccia al nostro popolo, e chiede la fine di tutte le illusioni sulla normalizzazione e sul cosiddetto “ritorno ad un processo di pace” notando che ciò di cui c’è bisogno è lo scontro con l’occupante, la denuncia dei suoi crimini ed un pieno appoggio al nostro popolo in Palestina e in esilio per ottenere il nostro diritto al ritorno, alla liberazione e all’autodeterminazione.

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org

(it) Palestina-Israele, la lotta unitaria contro il muro, gli sfratti e contro l'occupazione [en]

autore:
(((A)))

(it) Palestina-Israele, la lotta unitaria contro il muro, gli sfratti e contro l'occupazione [en]
Date Thu, 16 Jul 2009 23:26:12 +0200

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Palestina-Israele, la lotta unitaria contro il muro, gli sfratti e
contro l'occupazione [en]
13.07.09 - Fino alla vittoria:
Durante la settimana gli attivisti di Anarchici Contro Il Muro hanno
partecipato alla lotta in corso contro gli sfratti nella regione di
Gerusalemme; a fianco degli abitanti di Saffa e dei loro sforzi per
coltivare la loro terra vicino all'insediamento coloniale di Bat Ain;
a Bil'in nello sforzo di contrastare l'intrusione notturna delle forze
di Stato (probabilmente una sorta di esercitazione per le forze
speciali) nel villaggio con lo scopo di maltrattare la gente ed
arrestare i giovani. Abbiamo anche partecipato (e respirato gas) ad
una manifestazione a metà settimana a Ni'ilin contro il muro della
separazione. Gli attivisti di Anarchici Contro Il Muro hanno anche
partecipato durante la settimana agli sforzi per contrastare i
maltrattamenti contro i rifugiati africani che stanno a Tel Aviv da
parte della nuova polizia per l'immigrazione.
BIL'IN
Sono già alcune settimane che le forze di Stato israeliane invadono il
villaggio durante la notte - poche volte a settimana, ma sufficienti a
terrorizzare la gente che dorme e per arrestare i giovani sospettati
di essere lanciatori di pietre durante le manifestazioni del venerdì.
Gli attivisti di Anarchici Contro Il Muro si sono fermati nel
villaggio alla notte per partecipare al contrasto contro l'invasione
delle forze di Stato e per limitare i danni dei loro maltrattamenti.
"Un ampio dispiegamento di forze di oltre 80 soldati, polizia di
confine e poliziotti ha invaso Bilin intorno alle 4 del mattino la
notte del 7 luglio. Sono entrati in 4 case ed hanno arrestato solo 2
persone: un attivista americano ed un giovane di 17 anni del
villaggio. La presenza di attivisti israeliani ed internazionali si è
dimostrata molto efficace nel ridurre le violenze e gli arresti. Dal
momento che si temono altre incursioni, è necessario assicurare la
presenza notturna degli attivisti nei prossimi giorni."
La notte del 7 luglio:
"Esplosioni squarciano la quiete di Bi'lin
Alle 3.30 del 7 luglio, i soldati hanno rotto la tranquillità di
Bil'in aprendosi la strada con la forza in diverse case. I soldati
israeliani avevano una lista con 10 nomi di persone da arrestare.
Quando gli attivisti palestinesi, israeliani ed internazionali sono
giunti sul posto sono stati subito sottoposti a violenze ed
intimidazioni da parte delle forze di occupazione israeliane. Un
attivista di International Solidarity Movement ha bloccato senza usare
violenza una delle porte di ingresso, ma è stato attaccato dai
soldati, costretto a terra sotto pressione. E' stato poi arrestato e
portato su una jeep militare. Alla reazione degli attivisti e degli
abitanti del villaggio, l'esercito ha risposto usando manganelli e
granate assordanti a iosa.
Nel frattempo, gli attivisti cercavano di bloccare le jeep erigendo
barricate in strada. Le forze di occupazione israeliane hanno risposto
con le granate assordanti, riuscendo a muovere le loro jeep. Si sono
aperti la strada con la forza in direzione di altre case. Hanno
arrestato un altro giovane ed emesso 9 provvedimenti contro le
famiglie di giovani che non si trovavano in casa. Il tutto senza
nessuna spiegazione e senza nessun preavviso. Mentre cercavano di
mettere sottosopra altre case, sono stati affrontati nuovamente dagli
abitanti del villaggio e dagli attivisti i quali si sono rifiutati di
ritirarsi anche in presenza di un nutrito lancio di granate assordanti
ed accecanti sparate dai soldati. Le jeep hanno dovuto aprirsi una via
d'uscita attraverso una seconda barricata riuscendo ad andarsene con
gli arrestati a bordo."

Links al video:

http://www.bilin-ffj.org/index.php?option=com_content&t...mid=1";
http://www.youtube.com/watch?v=ko9uoacB3YE&feature=pla...

Martedì 7 luglio alle 19.00 c'è stato un workshop legale a Bil'in.

"Stanotte attivisti israeliani ed internazionali erano presenti a
Bil'in, in seguito ad una serie di raids notturni condotti in massa
dall'esercito. Nella notte tra il 7 e l'8 luglio l'esercito non ha
invaso il villaggio. Anche oggi saremo coi nostri amici di Bilin."

"Sostenitori Internazionali ed israeliani si sono uniti agli abitanti
di Bil'in ed hanno marciato dal centro del villaggio dopo la preghiera
di mezzogiorno del venerdì. I manifestanti chiedevano lo stop degli
insediamenti illegali di Israele e della costruzione del muro."

L'esercito appariva troppo mansueto per essere vero. Solo pochi
lacrimogeni lanciati su di noi mentre c'era il concentramento davanti
al cancello sulla strada del muro. Da molte settimane non potevamo
farlo: hanno persino tollerato l'ingresso di una ventina dei nostri
sulla strada del muro fino a toccare il recinto elettronico. Poi ecco
la sorpresa preparata per noi: un cannone ad acqua posizionato davanti
dove noi non potevamo vederlo, ci si è improvvisamente avvicinato ed
ha iniziato a inondarci di liquido puzzolente - lo stesso già testato
su di noi circa un anno fa. La puzza penetra nel corpo e nei vestiti e
ci vogliono settimane per liberarsene. Questa volta hanno usato una
soluzione meno puzzolente, un test sperimentale per vedere se funziona
anche con dosi minori.

Due compagni - un attivista del villaggio ed uno di Anarchici Contro
Il Muro - hanno resistito al liquido puzzolente e sono rimasti sulla
strada del muro, per essere poi arrestati e portati in una stazione di
polizia distante. L'israeliano è stato rilasciato domenica 12 luglio
dietro cauzione e con divieto di un mese di entrare nelle aree
occupate dal 1967. Il compagno palestinese è stato portato nel campo
di concentramento di Ofer ed avrà un'udienza a mezzogiorno del 13
luglio.

MEDIA: Bil'in su FOX News - http://www.youtube.com/watch?v=8BsoDJBPq6Q

NI'ILIN

Più di 200 persone hanno marciato nel villaggio di Ni'ilin contro il
muro dell'apartheid di Israele. L'esercito israeliano per lo più non
ha fatto niente ed ha risposto appena, persino pure quando alcune
parti del filo spinato che circonda la strada del recinto elettronico
sono state tagliate ed il recinto stesso danneggiato. Alcuni militari
travestiti da palestinesi hanno sorpreso due manifestanti e li hanno
arrestati.

Video clips:

http://www.youtube.com/watch?v=Ci57m5gTzIw
http://www.youtube.com/watch?v=hfN4N6IOisI

UM SALMUNA + NAHALIN

A causa delle persecuzioni contro gli attivisti più noti (uno è ancora
in prigione ed altri sono fuori sotto cauzione con divieto di
partecipare alle manifestazioni del venerdì), la partecipazione è
stata inferiore al solito.

"Oggi 10 luglio circa 60 palestinesi, israeliani ed internazionali si
sono riuniti per una manifestazione mattutina a Ma'asara/Um Salmuna.
Data l'ora antelucana non vi erano soldati presenti all'ingresso del
villaggio, per cui la manifestazione ha preso la strada principale
diretta ai terreni agricoli su cui viene costruito il muro
dell'apartheid. Il corteo di protesta è stato però brutalmente fermato
dai soldati occupanti di Israele e dalla polizia. I manifestanti sono
stati spinti fuori della strada con l'ordine di tornarsene al
villaggio. Dopo i comizi tenuti in arabo, inglese ed ebraico, gli
attivisti hanno fatto un giro allo scopo di continuare la
manifestazione in un luogo consentito, all'ingresso del villaggio.
Però, una volta giunti lì, l'esercito ha dichiarato tutta l'area zona
militare chiusa ed ha iniziato a spingere la gente minacciando di
arrestarli. La manifestazione è terminata velocemente, con zero
arrestati.

A seguire, gli attivisti del villaggio ed i loro sostenitori si sono
spostati nel vicino villaggio di Nahalin, dove doveva tenersi una
prima manifestazione popolare contro la messa in dimora di una nuova
linea di energia elettrica per circondare gli insediamenti sorti sulle
terre del villaggio. Il comitato popolare del villaggio dice che quel
lavoro già iniziato è del tutto illegale, come pure lesivo del
villaggio a causa del grande numero di alberi sradicati e sono state
prese contromisure legali per fermare lo scempio. Tuttavia, la
manifestazione non si è fatta causa lutto per la morte di qualcuno del
villaggio nella notte precedente. Crediamo che le manifestazioni in
quest'area inizieranno la prossima settimana."

UM AL FAHEM (Israele)

Le donne del comitato popolare di Um al Fahem contro la demolizione di
case ci hanno invitato a partecipare ad una manifestazione di donne
sabato 11 luglio, in seguito alle recenti demolizioni di case ed ai
provvedimenti razzisti per l'annessione di altra terra da concedere
agli insediamenti ebrei di Wadi Ara.

Ilan Shalif
http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/

Anarchici Contro Il Muro
http://www.awalls.org

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Sito in italiano su Anarchici Contro il Muro:
http://www.fdca.it
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
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