israele
Palestina: Comunicati dal Fronte
Gio, 19/11/2009 - 21:45Se seguissimo l'andamento dell'informazione sulla situazione in Palestina rischieremmo di cadere nella trappola ben ordita dallo stato israeliano e dai suoi alleati: potremmo esser portati a pensare che l'emergenza sia terminata con la fine dell'attacco contro Gaza, che tutto proceda all'insegna della “normalità”, con qualche scontro, politico e militare, a condire una quotidianità cui ormai le popolazioni locali sono abituate e che accettano quasi passivamente.
Proprio per contrastare questo disegno di far passare lo stato di occupazione, con i suoi delitti e misfatti contro il popolo palestinese, come un qualcosa di “naturale” e, al contempo, di dipingere la resistenza di un intero popolo come il piano criminale di pochi “terroristi”, risulta utile far emergere le voci di chi non ha voce. Le parole di un popolo in lotta, che da decenni resiste con dignità e tenacia, con tutti i mezzi a sua disposizione, contro l'occupazione dello stato di Israele, appoggiato e supportato dai suoi potentissimi alleati, U.S.A. e U.E.
Il lavoro di traduzione dei comunicati del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina vuole essere un nostro piccolo contributo a questo lavoro che costantemente siamo tenuti a portare avanti se vogliamo davvero essere al fianco del popolo palestinese nella sua lotta di resistenza e liberazione.
Fino alla vittoria!
CAU - Napoli
tutti i comunicati potete leggerli integralmente qui:
http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
tratti da http://www.pflp.ps/english/
traduzioni a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario
Le Brigate Abu Alì Mustafah (BAAM) proseguono la resistenza armata, prendendo di mira le forze di occupazione
11 novembre 2009
Giovedì 11 novembre 2009 le Brigate Abu Alì Mustafah, braccio armato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in un’azione congiunta con le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: l’incontro tra Netanyahu e Obama conferma solo che l’avvicendamento dei presidenti non cambia le politiche imperialiste
10 novembre 2009
In risposta all’incontro di Washington tra il Primo Ministro dell’occupazione Benjamin Netanyahu e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) sostiene che nessun partito si può fidare dell’imperialismo statunitense [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
Il Compagno Taher: il completo fallimento di Abu Mazen e del processo di Oslo si riflettono nella sua decisione di non ricandidarsi per la ri-elezione
6 novembre 2009
La decisione del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas' (Abu Mazen) di non concorrere per la ri-elezione è il riflesso del suo fallimento e del fallimento del “processo di pace” di Oslo che egli rappresenta, ha detto il compagno Dr. Maher al-Taher [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
Oltraggio! L’isolamento di Ahmad Sa’adat è stato prolungato di sei mesi
tratto da: http://www.freeahmadsaadat.org/
22 ottobre 2009 – Mentre in tutta la Palestina e in tutto il mondo continuano le azioni in supporto del leader nazionale Palestinese imprigionato, Ahmad Sa’adat, oggi l’illegittima corte militare di occupazione israeliana in Bir Saba ha prolungato l’isolamento di Sa’adat per altri sei mesi. Agisci oggi per dire che noi non permettiamo che questi abusi continuino!
Ahmad Sa’adat, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), ha continuato il suo boicottaggio dei tribunali di [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
FPLP: Le dichiarazioni di Abed Rabbo sulla lista elettorale dell'OLP sono false, non corrette ed irresponsabili
5 novembre 2009
Il 5 novembre 2009 un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha riferito che le dichiarazioni di Yasser Abed Rabbo, secondo cui tutte le fazioni facenti parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) sarebbero [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
L’FPLP: gli Stati Uniti non sono mediatori ma un nemico del popolo Palestinese
4 novembre 2009
Il 3 novembre 2009, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha affermato che l’Autorità Palestinese (AP) e tutti i partiti palestinesi, devono immediatamente porre fine a qualsiasi illusione nei confronti degli Stati Uniti o del suo presidente Barack Obama [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
L'FPLP ricorda il 92esimo anniversario della Dichiarazione Balfour con un appello a resistere all'imperialismo dei nostri giorni
3 novembre 2009
In occasione del novantaduesimo anniversario dell'infame Dichiarazione Balfour, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha rilasciato una dichiarazione sottolineando che questa data è una giornata importante e catastrofica nella storia del popolo palestinese ed arabo, che rende evidente la brutalità e la rapacità dell'imperialismo occidentale. [continua…] http://cau.noblogs.org/post/2009/11/19/comunicati-dal-......
Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli
Abu Mazen è nudo
Lun, 12/10/2009 - 09:39La cifra dell'azione politica di Abu Mazen è quella di un leader che trae ormai la propria legittimazione solo dal sostegno dell'occupante israeliano. Dopo il 9/11 il governo palestinese ha dovuto affrontare una situazione politica che ha permesso al governo israeliano di fare quello che ha voluto, con il sostanziale consenso dell'amministrazione Bush e il totale disinteresse dei governi occidentali.
Solo dopo la fine dell'amministrazione Bush la comunità internazionale è tornata ad occuparsi della tragedia della Palestina, trovandosi a fronteggiare uno scenario molto diverso da quello d'inizio secolo. Oltre il 60% della West Bank è oggi occupata da Israele, mentre il governo palestinese è dilaniato dal conflitto tra Hamas e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) che ha portato alla creazione di due governi separati su base territoriale dopo un confronto armato.
Confronto provocato da Israele e Stati uniti, che dopo la vittoria elettorale di Hamas hanno armato Abu Mazen e tentato il golpe malamente. Fallito il tentativo, che gran parte del mainstream informativo ha descritto come "il golpe di Hamas", Abu Mazen ha conservato il controllo sui bantustan nella West Bank e Gaza è stata prima sigillata e poi pesantemente colpita da Israele. Un'azione di guerra che si è cercato di far passare, ancora una volta, per azione difensiva. Ma non ci può essere alcuna attività difensiva che si traduca in un bilancio di sangue tanto elevato e sbilanciato, più di mille vittime palestinesi contro una dozzina di perdite israeliane, testimoniano un massacro che sa più di spedizione punitiva all'interno del ghetto di Gaza, che di un'azione dotata di senso.
L'attacco a Gaza, come l'invasione e la distruzione portata in Libano, oltre che illegittimo massacro è l'ultimo tassello di un mosaico nel quale stanno coerentemente la costruzione del muro all'interno dei Territori Occupati, il perseguimento massiccio della politica di colonizzazione, il rifiuto di restituire le alture del golan alla Siria e molto altro. La deriva di destra della società israeliana e l'ascesa al governo di razzisti ed estremisti manifesti ha prodotto orrori in gran numero e la situazione nel paese è tale che molti hanno visto nell'attacco a Gaza un'operazione as uso elettorale interno.
Con la stessa arroganza Netanhyau ha respinto il cambio di prospettiva della nuova amministrazione americana ha risposto picche, vanno bene le trattative per la pace, ma intanto Israele continua a costruire colonie. Al povero Abbas non è rimasto che abbozzare e fare quello che vuole la pace, ma non è bastato.
Proprio in queste settimane l'ONU ha presentato il rapporto Goldstone sul massacro di Gaza, dal quale emergono accuse di per crimini di guerra e crimini contro l'umanità a carico dell'esercito israeliano. Anche Hamas è finita sotto accusa, per i razzi che lanciava indiscriminatamente sul territorio israeliano, peraltro un limite, tecnico visto che i razzi impiegati non hanno la precisione sufficiente e discriminare i bersagli.
Il rapporto non è piaciuto in Israele, Goldstone è stato insultato a sangue insieme all'ONU e a tutti i suoi parenti, ma il problema non si è risolto. Qualcuno ha cominciato a temere che qualche esponente di governo potesse essere arrestato mentre in visita a quei paesi che hanno scritto nei loro codici il principio della competenza universale per i crimini di guerra o trascinato davanti alla Corte penale Internazionale. Ecco allora che il governo israeliano ha pensato bene di fare pressioni su Abbas/Mazen, cominciando con il minacciare di non concedere il permesso per una seconda rete dper i cellulari in West Bank. Come tutto il resto, anche le frequenze palestinesi sono occupate da Israele, che lascia all'unico gestore pochissima banda.
In certe zone la copertura poi non c'è, ma c'è quella dei network israeliani che coprono i Territori Occupati senza alcuna autorizzazione. Così i palestinesi devono spesso pagare costosi roaming internazionali agli operatori israeliani abusivi se vogliono telefonare. Ovviamente anche questo stato di cose è contrario al diritto internazionale, ma sono ormai decenni che Israele infrange e ignora le norme che proteggono i palestinesi, le loro proprietà e i loro diritti.
Che Abu Mazen sia o non sia sensibile a questo ricatto in particolare non si sa, ma si sa che alla fine il governo palestinese ha chiesto all'ONU di rimandare il voto sul rapporto Goldstone e si sono scatenate grosse polemiche. Il governo palestinese ha alimentato lo scandalo negando e ammettendo a mezza bocca e solo dopo due giorni di grida Abu Mazen se n'è uscito dicendo che è stato un espediente tattico, perché all'ONU adesso non ci sarebbe stato consenso. Una sciocchezza, se il rapporto Goldstone non si tradurrà in una condanna per Israele sarà solo per il veto statunitense, il governo d'Israele Israele oggi non ha consenso internazionale oltre al sostegno statunitense.
Tra accuse di tradimento e la ripresa di Hamas, che ha "portato a casa" molto di più di quanto non abbia fatto Abu Mazen sdraiandosi alle esigenze israeliane, oggi Abu Mazen si trova a fronteggiare una tonante opposizione in West Bank e una frattura all'interno della stessa OLP, tanto che il "ministro della difesa" dell'Autorità Palestinese si è dimesso per marcare la sua distanza dalla linea del leader, mentre i palestinesi scendevano per le strade della West bank tirando scarpe ai suoi manifesti.
Palestina - Lotta contro l'aumento delle tasse studentesche e per un'educazione gratuita
Mer, 23/09/2009 - 11:01Il PSAF fa appello per un'educazione gratuita e per la fine dell'aumento delle tasse studentesche
6 settembre 2009
tratto da: http://www.pflp.ps/english/
Il Fronte di Azione degli Studenti Progressisti (PSAF) della Libera Università Al-Quds a Ramallah ha chiesto che l'amministrazione dell'università diminuisca il carico fiscale che pesa sugli studenti, che riduca le tasse studentesche e i costi dei libri di testo, facendo appello per una educazione gratuita per gli studenti palestinesi.
Il PSAF ha lanciato l'appello il 5 settembre del 2009 facendo gli auguri a tutti gli studenti ed ai lavoratori delle facoltà e delle università in occasione dell'inizio del semestre, malgrado le difficili condizioni che subisce il nostro popolo – l'assedio, l'occupazione e la povertà, che incidono pesantemente sulla possibilità degli studenti di pagare tributi ed altri costi come tasse studentesche, libri di testo e trasporti.
Il PSAF ha affermato che in questo momento l'aumento delle tasse che gravano sugli studenti e sulle loro famiglie non può far altro che approfondire le sofferenze provocate dall'assedio, dall'occupazione e dalle politiche economiche che puniscono i poveri e le classi popolari. Ha poi aggiunto che la decisione dell'amministrazione dell'università di alzare le tasse alle nuove matricole nonché a quelli già iscritti non è stata discussa dagli studenti, e che le organizzazioni e i sindacati studenteschi stanno progettando di organizzare azioni e di mobilitarsi contro l'aumento delle tasse.
Inoltre, il PSAF ha dichiarato che queste decisioni marginalizzano gli studenti e che decidere autoritariamente l'innalzamento delle tasse studentesche è una rottura del contratto esistente tra gli studenti già iscritti e l'università.
Il PSAF ha fatto appello agli studenti affinché partecipino agli incontri che si stanno organizzando per progettare una risposta collettiva degli studenti all'aumento delle tasse e per rifiutare la decisione dell'università di ignorare la voce degli studenti e di aumentare il carico finanziario che pesa su di essi.
Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org
Associazione dei prigionieri Hossam, 980 detenuti palestinesi a rischio di morte per mancanza di cure
Ven, 04/09/2009 - 11:02Associazione dei prigionieri Hossam, 980 detenuti palestinesi a rischio di morte per mancanza di cure
Gaza – Infopal. Un rapporto pubblicato dall'Associazione dei prigionieri "Hossam" ha rivelato ieri la presenza di 980 malati in condizioni gravi nelle carceri dell'occupazione israeliana, la cui vita è in pericolo a causa dell'abbandono sanitario.
Il rapporto, di cui il corrispondente di Infopal.it ha ricevuto una copia, cita ad esempio la presenza di decine di detenuti disabili, perché colpiti dal fuoco israeliano prima del loro arresto: tra loro si contano 12 casi di semiparalisi, come quella di Luay al-Ashqar, detenuto nel carcere di Megiddo e in attesa di sottoporsi a diversi interventi. Vi sono anche più di 40 casi di epilessia e di malattie neurologiche e psicologiche, tutti disturbi dovuti alle torture praticate dai carcerieri israeliani durante le interrogazioni.
Secondo il rapporto dell'associazione, la politica di deliberata e sistematica negligenza medica è un crimine di guerra che viola tutte le leggi e le norme internazionali, compresa la Quarta Convenzione di Ginevra. Le condizioni sanitarie dei prigionieri sarebbero peggiorate in modo significativo nel corso degli ultimi due anni, a causa della repressione e dell'oppressione da parte di Israele – che include persino esperimenti medici sui prigionieri palestinesi.
La relazione ha infatti segnalato “un peggioramento della salute dei detenuti che non trova precedenti negli ultimi anni, e che ha portato alla morte di diversi di loro (…) Più volte i carcerati sono stati colpiti da casi collettivi di avvelenamento, verificatisi in più strutture di detenzione”.
Il rapporto afferma inoltre che 16 tra i detenuti e le detenute sono malati di cancro, e che il loro numero è cresciuto negli ultimi anni.
I maltrattamenti e i metodi di tortura impiegati durante gli arresti e gli interrogatori, la mancanza di cure mediche e di dottori specializzati nelle carceri, il rinvio degli interventi medici talvolta di diversi anni, sono tutte cause che contribuiscono alla degenerazione e alla diffusione delle malattie tra i prigionieri, che vengono più spesso imbottiti di calmanti che curati.
La relazione ha quindi sottolineato che le prigioni israeliane non sono affatto idonee alla vita umana, considerando, oltre alle vessazioni e alle percosse, anche le scarse condizioni igienico-sanitarie: basti citare la mancanza del sapone e di qualsiasi prodotto per la pulizia nelle celle, o l’uso di pesticidi per uccidere gli insetti e i ratti, diffusi in queste strutture.
Non sono migliori le condizioni delle cliniche delle carceri: l'ospedale della prigione di Ramleh è privo di molte attrezzature sanitari, e non differisce da quest’ultima in termini di trattamenti crudeli.
20 giorni nei territori occupati
Mar, 11/08/2009 - 16:05Sono tornato in Italia da poco, dopo 20 giorni trascorsi nel campo profughi di Askar, nei pressi di Nablus: 6.000 abitanti rinchiusi in un chilometro quadrato e privi di qualunque servizio perche` l`UNRWA non ha riconosciuto la parte nuova del campo. Non c`e` nemmeno un ospedale.
Continuo a pensare a chi in Palestina deve vivere ogni giorno con quello che io, da privilegiato internazionale, ho solo assaggiato.
Il popolo palestinese vive quotidianamente sotto la minaccia di un arbitrario potere militare di una potenza occupante straniera che si manifesta, prima di tutto, in una militarizzazione del territorio fatta di checkpoint fissi e mobili, tanto che i palestinesi sono abituati a informarsi più volte, durante qualunque viaggio, sulla situazione di questo o quel CP. Un'altra faccia della militarizzazione della Cisgiordania è il muro di separazione, che in realtà è il muro dell'appropriazione: 10 metri di altezza di cemento armato sormontato da filo spinato e controllato da torrette militari che espropria terreni ai villaggi palestinesi con il risultato, ad esempio, di impedire ai contadini di coltivare la propria terra. La lunghezza del muro è doppia rispetto a quella della Green Line del 1967.
Ho avuto la fortuna di trascorrere 20 giorni ad Askar e, quasi tutte le notti, l'esercito israeliano compiva incursioni nel campo per effettuare arresti o semplicemente per affermare il proprio arbitrario potere di sottoporre tutta la popolazione del campo ad un coprifuoco non dichiarato, ma di fatto vigente. Abbiamo chiesto ai volontari palestinesi se ci fosse qualcosa che noi, da internazionali,potevamo fare contro queste incursioni, come avvicinarci con un megafono dichiarando la nostra nazionalità. Ci è stato risposto che di notte i militari non hanno rispetto per nessuno, sparano a qualunque cosa si muova. Ci viene raccontato di come un abitante del campo sia stato ucciso perchè si trovava sul tetto della propria casa durante una di queste incursioni: gli occhi indiscreti di un testimone non sono bene accetti nell'unica democrazia del Medio Oriente.
La stessa logica di soppressione del dissenso la trovi applicata sin dall'ingresso in Israele, al Ben Gurion, dove un volontario internazionale viene respinto perchè ha partecipato a manifestazioni non violente contro l'occupazione con l'ISM. O a Bil'in, una delle città divenute simbolo della resistenza palestinese con la sua manifestazione settimanale contro il muro dell'apartheid: l'esercito israeliano accoglie i manifestanti pacifici con il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo.
La violenza militare viene poi usata da Israele anche, e soprattutto, per l'approprazione indebita di territorio. Come a Hebron, la città della vergogna: una città fantasma, dalla quale i palestinesi sono costretti a fuggire a causa dei soprusi dei coloni protetti dai militari. Il 70-80% dei negozi che costituivano il vecchio suk del centro storico sono ormai chiusi: mentre attraversiamo questo anomalo mercato arabo, vediamo le reti metalliche sopra le nostre teste, messe lì per proteggere le vie dal lancio di rifiuti, molotov e quant'altro da parte dei civilissimi coloni. Hebron, città costellata da CP, è l'esempio di quello che Israele intende quando parla di convivenza con i palestinesi: ghettizzazione degli arabi, soprusi quotidiani di coloni invasati protetti dai militari e, quindi, furto della terra palestinese.
La logica militare è quella che vige anche nella scelta della localizzazione degli insediamenti, sempre posti sulle cime delle alture, a controllare il territorio circostante. Gli insediamenti in Cisgiordania sono vere e proprie città circondate da muri e filo spinato, presidiate da militari: tutti violano la convenzione di Ginevra che vieta ad un esercito occupante di trasferire civili sul territorio occupato. Le strade che collegano tra loro i vari insediamenti sono proibite ai palestinesi che rischiano l'arresto o anche la vita nel malaugurato caso in cui decidessero di percorrere una di queste vie, interamente in territorio palestinese.
La violenta follia dei coloni non si riversa solo contro le persone ma anche contro il territorio: leggevo una statistica secondo la quale soltanto il 10% dei rifiuti prodotti dai coloni viene riciclato, mentre il restante 90% viene sversato in territorio palestinese.
Personalmente ho visto come i coloni si approprino di corsi d'acqua da utilizzare come discarica.
L'occupazione è nella parole di tutte le testimonianze dei palestinesi: ciascuno ha una storia di soprusi, torture, carcere, pallottole da raccontare.
Un professore universitario di Nablus, che abbiamo avuto il piacere di incontrare, ci racconta di quando, partecipando ad un congresso negli USA, continuava a sentire associare ad Israele la descrizione propagandistica "l'unica democrazia del Medio Oriente". Ci dice sorridendo:"Beh, io sono stato torturato dall'unica democrazia del Medio Oriente", mentre ci mostra le cicatrici delle pallottole.
Lo stesso professore ci racconta di una manifestazione, il 30 Marzo 2001, in cui 50000 manifestanti pacifici decidono simbolicamente di procedere verso il CP di Awara, alle porte di Nablus. Il presidio militare li accoglie coi soldati schierati e i fucili puntati, quindi inizia a sparare sulla folla pacifica. Si conteranno 6 morti e la fine della tradizionale marcia del 30 Marzo a Nablus. Se i militari israeliani sparano sulla folla disarmata è legittima difesa, se la folla reagisce lanciando pietre è perchè gli arabi sono dei barbari.
Una delle domande che mi sono sentito rivolgere più spesso in questi giorni è stata:"Cosa faresti tu se il tuo paese fosse sottoposto a un'occupazione militare?". Per fortuna, non riesco nemmeno a immaginarlo, questa è la verità.
Ho sentito parlare di resistenza e ho visto come il popolo palestinese resiste quotidianamente alla violenza dell'occupazione e all'indifferenza del mondo: senza dimenticare e senza perdere la speranza nel futuro. Esattamente come l'Handala, il personaggio disegnato da Naji al-Ali, artista palestinese espulso dalla sua terra quando aveva 10 anni.
Le declinazioni della parola resistenza in palestina sono diverse ma tutte hanno a che fare con l'attenzione alla società civile: dai teatri (vedi il "Freedom Theater" del campo profughi di Jenin) ai centri di sviluppo socio culturale, dalla creazione di una rete di contatti tra chi
vive i soprusi dell'occupazione all'organizzazione della società civile. Solidarietà e comunità sono due tra le parole che in Palestina non senti mai ma che respiri ogni giorno.
I palestinesi vogliono la pace e tutti ricordano la felicità provata all'indomani degli accordi di Oslo, che sembravano finalmente porre fine all'occupazione. La realtà dei fatti dimostrò che Israele non aveva alcuna intenzione di restituire la Cisgiordania e Gaza ai palestinesi: in 5 anni sorsero più di cento nuovi insediamenti e il numero dei coloni raddoppiò passando da 200 mila a 400 mila unità. Una crescita demografica miracolosa e una esplicita dichiarazione di intenti riguardo la restituzione della terra ai palestinesi.
La situazione oggi, per quello che ho potuto capire io, è sempre molto fluida ed oscilla tra chi predice una nuova Intifada se la situazione non cambierà, e chi invece è convinto che aspettare e costruire una società civile sia la soluzione migliore.
Tutti però sono d'accordo su una cosa: il primo punto è porre fine all'occupazione della Cisgiordania e di Gaza che dura da 60 anni. Qualunque autorità che proceda ad accordi con Israele in cui questo non sia il nodo cruciale non rappresenta il popolo palestinese.
Quando lasci Askar, l'unica cosa che i palestinesi ti chiedono è di parlare di ciò che hai visto. Esattamente quello che Israele non vuole. E non è questione di pietà, è in gioco l'affermazione di un principio per tutta l'umanità: nessuno ha il diritto di occupare con la forza una terra e cacciarne gli abitanti. Ecco perchè credo che fare parte di un campo di lavoro nei territori occupati costituisca non solo l'occasione di vedere con i propri occhi quale violenza subiscano quotidianamente i palestinesi, ma anche, e soprattutto, la partecipazione ad una forma di resistenza civile nella quale siamo coinvolti tutti
P.s. L?associazione che mi ha permesso di fare questa esperienza è Zaatar (trovate tutte le informazioni sui campi che organizzano qui: www.associazionezaatar.org)
Autore: edoardo bottini
[israele] espulse famiglie palestinesi da gerusalemme est
Dom, 02/08/2009 - 11:38GERUSALEMME, 2 AGO - Torna la tensione a Gerusalemme est dopo che nella prima mattinata la polizia israeliana ha espulso dalle loro abitazioni nel rione di Sheikh Jarrah due famiglie palestinesi, i Hanun e gli al-Ghawi. Complessivamente abitavano in quegli edifici cinquanta persone. Un portavoce della polizia ha spiegato che l'operazione è stata ordinata dalla Corte Suprema, al termine di una lunga battaglia legale vinta da alcune famiglie ebraiche che hanno subito provveduto a prendere possesso degli edifici. Ma le proteste sono state immediate, ed elevate. Hatem Abdel Qader, un esponente politico palestinese di Gerusalemme est, ha affermato che il provvedimento israeliano dovrà essere discusso dal sesto congresso di al-Fatah, che sarà convocato fra due giorni a Betlemme (Cisgiordania). Il negoziatore dell'Olp Saeb Erekat ha subito pubblicato un documento in cui accusa Israele di aver «ignorato il diritto internazionale». «Mentre le autorità israeliane hanno promesso all'Amministrazione statunitense che le demolizioni di case, le espulsioni e altre provocazioni contro i palestinesi di Gerusalemme saranno fermate, sul terreno vediamo esattamente l'opposto».
[israele] strage omofoba in locale gay
Dom, 02/08/2009 - 11:34Israele è sotto shock dopo l'attacco della scorsa notte nel centro di Tel Aviv in un circolo gay e lesbico, dove un assalitore dal volto coperto ha ucciso a colpi di mitraglietta due giovani e ne ha feriti altri 12, prima di dileguarsi. «Un attacco alla nostra democrazia» concordano diversi partiti alla Knesset (parlamento), mentre severe condanne sono giunte dal Capo dello Stato Shimon Peres, dal primo ministro Benyamin Netanyahu e dai due rabbini-capo di Israele, il sefardita Shlomo Amar e l'ashkenazita Yona Metzger. La polizia è impegnata in una caccia serrata all' attentatore. L'ipotesi principale in questa fase è che si tratti di una persona spinta da sentimenti di omofobia. Ma non viene esclusa una seconda pista: ossia che la strage possa essere maturata all'interno della stessa comunità omosessuale, per ragioni personali. Di fronte alla sede della 'Associazione per i diritti del singolò, in una palazzina nella tranquilla via Nahmani, sono stati deposti oggi fiori e candele. Da sempre Tel Aviv è considerata una città particolarmente tollerante nei confronti degli omosessuali e dunque la brutale sparatoria di ieri ha lasciato in molti un senso di sbigottimento. «Come tutti i sabati sera eravamo impegnati a conversare e a sentire musica quando all'ingresso si è presentato un uomo col volto coperto da una maschera nera. Ho pensato ad uno scherzo, ma subito lui ha preso a sparare» ha detto un ragazzo di 16 anni rimasto ferito nell'attacco. «Sembrava che la sparatoria non dovesse finire. Eravamo in trappola, non potevamo fuggire. Poi nella stanza è rimasto solo un grande silenzio». Le vittime sono un responsabile del circolo di 26 anni e una ragazza di 17 anni. Fra i frequentatori del circolo molti erano liceali: in diversi casi le loro famiglie hanno appreso delle tendenze sessuali dei loro figli solo la scorsa notte, con il ricovero in ospedale. Nel pomeriggio la comunità gay e lesbica israeliana terrà a Tel Aviv una prima manifestazione di protesta che sarà indirizzata, presumibilmente, contro gli ambienti ebraici ultraortodossi che in passato hanno condannato l'omosessualità con grande virulenza verbale.
(it) Palestina-Israele, la lotta unitaria contro il muro, gli sfratti e contro l'occupazione [en]
Ven, 17/07/2009 - 11:34(it) Palestina-Israele, la lotta unitaria contro il muro, gli sfratti e contro l'occupazione [en]
Date Thu, 16 Jul 2009 23:26:12 +0200
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Palestina-Israele, la lotta unitaria contro il muro, gli sfratti e
contro l'occupazione [en]
13.07.09 - Fino alla vittoria:
Durante la settimana gli attivisti di Anarchici Contro Il Muro hanno
partecipato alla lotta in corso contro gli sfratti nella regione di
Gerusalemme; a fianco degli abitanti di Saffa e dei loro sforzi per
coltivare la loro terra vicino all'insediamento coloniale di Bat Ain;
a Bil'in nello sforzo di contrastare l'intrusione notturna delle forze
di Stato (probabilmente una sorta di esercitazione per le forze
speciali) nel villaggio con lo scopo di maltrattare la gente ed
arrestare i giovani. Abbiamo anche partecipato (e respirato gas) ad
una manifestazione a metà settimana a Ni'ilin contro il muro della
separazione. Gli attivisti di Anarchici Contro Il Muro hanno anche
partecipato durante la settimana agli sforzi per contrastare i
maltrattamenti contro i rifugiati africani che stanno a Tel Aviv da
parte della nuova polizia per l'immigrazione.
BIL'IN
Sono già alcune settimane che le forze di Stato israeliane invadono il
villaggio durante la notte - poche volte a settimana, ma sufficienti a
terrorizzare la gente che dorme e per arrestare i giovani sospettati
di essere lanciatori di pietre durante le manifestazioni del venerdì.
Gli attivisti di Anarchici Contro Il Muro si sono fermati nel
villaggio alla notte per partecipare al contrasto contro l'invasione
delle forze di Stato e per limitare i danni dei loro maltrattamenti.
"Un ampio dispiegamento di forze di oltre 80 soldati, polizia di
confine e poliziotti ha invaso Bilin intorno alle 4 del mattino la
notte del 7 luglio. Sono entrati in 4 case ed hanno arrestato solo 2
persone: un attivista americano ed un giovane di 17 anni del
villaggio. La presenza di attivisti israeliani ed internazionali si è
dimostrata molto efficace nel ridurre le violenze e gli arresti. Dal
momento che si temono altre incursioni, è necessario assicurare la
presenza notturna degli attivisti nei prossimi giorni."
La notte del 7 luglio:
"Esplosioni squarciano la quiete di Bi'lin
Alle 3.30 del 7 luglio, i soldati hanno rotto la tranquillità di
Bil'in aprendosi la strada con la forza in diverse case. I soldati
israeliani avevano una lista con 10 nomi di persone da arrestare.
Quando gli attivisti palestinesi, israeliani ed internazionali sono
giunti sul posto sono stati subito sottoposti a violenze ed
intimidazioni da parte delle forze di occupazione israeliane. Un
attivista di International Solidarity Movement ha bloccato senza usare
violenza una delle porte di ingresso, ma è stato attaccato dai
soldati, costretto a terra sotto pressione. E' stato poi arrestato e
portato su una jeep militare. Alla reazione degli attivisti e degli
abitanti del villaggio, l'esercito ha risposto usando manganelli e
granate assordanti a iosa.
Nel frattempo, gli attivisti cercavano di bloccare le jeep erigendo
barricate in strada. Le forze di occupazione israeliane hanno risposto
con le granate assordanti, riuscendo a muovere le loro jeep. Si sono
aperti la strada con la forza in direzione di altre case. Hanno
arrestato un altro giovane ed emesso 9 provvedimenti contro le
famiglie di giovani che non si trovavano in casa. Il tutto senza
nessuna spiegazione e senza nessun preavviso. Mentre cercavano di
mettere sottosopra altre case, sono stati affrontati nuovamente dagli
abitanti del villaggio e dagli attivisti i quali si sono rifiutati di
ritirarsi anche in presenza di un nutrito lancio di granate assordanti
ed accecanti sparate dai soldati. Le jeep hanno dovuto aprirsi una via
d'uscita attraverso una seconda barricata riuscendo ad andarsene con
gli arrestati a bordo."
Links al video:
http://www.bilin-ffj.org/index.php?option=com_content&t...mid=1";
http://www.youtube.com/watch?v=ko9uoacB3YE&feature=pla...
Martedì 7 luglio alle 19.00 c'è stato un workshop legale a Bil'in.
"Stanotte attivisti israeliani ed internazionali erano presenti a
Bil'in, in seguito ad una serie di raids notturni condotti in massa
dall'esercito. Nella notte tra il 7 e l'8 luglio l'esercito non ha
invaso il villaggio. Anche oggi saremo coi nostri amici di Bilin."
"Sostenitori Internazionali ed israeliani si sono uniti agli abitanti
di Bil'in ed hanno marciato dal centro del villaggio dopo la preghiera
di mezzogiorno del venerdì. I manifestanti chiedevano lo stop degli
insediamenti illegali di Israele e della costruzione del muro."
L'esercito appariva troppo mansueto per essere vero. Solo pochi
lacrimogeni lanciati su di noi mentre c'era il concentramento davanti
al cancello sulla strada del muro. Da molte settimane non potevamo
farlo: hanno persino tollerato l'ingresso di una ventina dei nostri
sulla strada del muro fino a toccare il recinto elettronico. Poi ecco
la sorpresa preparata per noi: un cannone ad acqua posizionato davanti
dove noi non potevamo vederlo, ci si è improvvisamente avvicinato ed
ha iniziato a inondarci di liquido puzzolente - lo stesso già testato
su di noi circa un anno fa. La puzza penetra nel corpo e nei vestiti e
ci vogliono settimane per liberarsene. Questa volta hanno usato una
soluzione meno puzzolente, un test sperimentale per vedere se funziona
anche con dosi minori.
Due compagni - un attivista del villaggio ed uno di Anarchici Contro
Il Muro - hanno resistito al liquido puzzolente e sono rimasti sulla
strada del muro, per essere poi arrestati e portati in una stazione di
polizia distante. L'israeliano è stato rilasciato domenica 12 luglio
dietro cauzione e con divieto di un mese di entrare nelle aree
occupate dal 1967. Il compagno palestinese è stato portato nel campo
di concentramento di Ofer ed avrà un'udienza a mezzogiorno del 13
luglio.
MEDIA: Bil'in su FOX News - http://www.youtube.com/watch?v=8BsoDJBPq6Q
NI'ILIN
Più di 200 persone hanno marciato nel villaggio di Ni'ilin contro il
muro dell'apartheid di Israele. L'esercito israeliano per lo più non
ha fatto niente ed ha risposto appena, persino pure quando alcune
parti del filo spinato che circonda la strada del recinto elettronico
sono state tagliate ed il recinto stesso danneggiato. Alcuni militari
travestiti da palestinesi hanno sorpreso due manifestanti e li hanno
arrestati.
Video clips:
http://www.youtube.com/watch?v=Ci57m5gTzIw
http://www.youtube.com/watch?v=hfN4N6IOisI
UM SALMUNA + NAHALIN
A causa delle persecuzioni contro gli attivisti più noti (uno è ancora
in prigione ed altri sono fuori sotto cauzione con divieto di
partecipare alle manifestazioni del venerdì), la partecipazione è
stata inferiore al solito.
"Oggi 10 luglio circa 60 palestinesi, israeliani ed internazionali si
sono riuniti per una manifestazione mattutina a Ma'asara/Um Salmuna.
Data l'ora antelucana non vi erano soldati presenti all'ingresso del
villaggio, per cui la manifestazione ha preso la strada principale
diretta ai terreni agricoli su cui viene costruito il muro
dell'apartheid. Il corteo di protesta è stato però brutalmente fermato
dai soldati occupanti di Israele e dalla polizia. I manifestanti sono
stati spinti fuori della strada con l'ordine di tornarsene al
villaggio. Dopo i comizi tenuti in arabo, inglese ed ebraico, gli
attivisti hanno fatto un giro allo scopo di continuare la
manifestazione in un luogo consentito, all'ingresso del villaggio.
Però, una volta giunti lì, l'esercito ha dichiarato tutta l'area zona
militare chiusa ed ha iniziato a spingere la gente minacciando di
arrestarli. La manifestazione è terminata velocemente, con zero
arrestati.
A seguire, gli attivisti del villaggio ed i loro sostenitori si sono
spostati nel vicino villaggio di Nahalin, dove doveva tenersi una
prima manifestazione popolare contro la messa in dimora di una nuova
linea di energia elettrica per circondare gli insediamenti sorti sulle
terre del villaggio. Il comitato popolare del villaggio dice che quel
lavoro già iniziato è del tutto illegale, come pure lesivo del
villaggio a causa del grande numero di alberi sradicati e sono state
prese contromisure legali per fermare lo scempio. Tuttavia, la
manifestazione non si è fatta causa lutto per la morte di qualcuno del
villaggio nella notte precedente. Crediamo che le manifestazioni in
quest'area inizieranno la prossima settimana."
UM AL FAHEM (Israele)
Le donne del comitato popolare di Um al Fahem contro la demolizione di
case ci hanno invitato a partecipare ad una manifestazione di donne
sabato 11 luglio, in seguito alle recenti demolizioni di case ed ai
provvedimenti razzisti per l'annessione di altra terra da concedere
agli insediamenti ebrei di Wadi Ara.
Ilan Shalif
http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/
Anarchici Contro Il Muro
http://www.awalls.org
Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Sito in italiano su Anarchici Contro il Muro:
http://www.fdca.it
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
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Oh SI! Gli Yes Men...
Sab, 04/07/2009 - 08:13Aspettando Donne altrettanto di ” strada creativa”… inoltro con un video dei Due uomini del Si-Yes quanto Stephanie Westbrook,US citizens for Peace and Justice, ha inviato in Rete: la sua “traduzione di una lettera bellissima degli Yes Men, noti attivisti che vanno in giro facendo finta di essere personaggi di importanti organizzazioni (come WTO, Halliburton, McDonalds, ecc) per farsi invitare a grandi conferenze in cui fanno presentazioni che prendono in giro le organizzazioni che dovrebbero rappresentare. Hanno ritirato il loro nuovo documentario dal film festival di Gerusalemme a sostegno della campagna BDS.L’originale in inglese si trova qui: http://www.commondreams.org/view/2009/07/01-13“
Accettate il loro tragicomico “Acceptable Risk“, fare arte pura…
Doriana Goracci
Cari amici al Film Festival di Gerusalemme,
Ci dispiace dover dire che abbiamo preso la difficile decisione di ritirare il nostro film ” Gli Yes Men sistemano il mondo”, dal Festival del Cinema di Gerusalemme in solidarietà con la campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (http://www.bdsmovement.net).
Questa decisione non è stata facile, in quanto ci rendiamo conto che il festival stesso si oppone alle politiche dello Stato di Israele, e non abbiamo alcun desiderio di punire i progressisti che deplorano la violenza sponsorizzata dallo stato e commessa in loro nome.
Questa decisione non è stata facile, perché ci sentiamo una forte affinità con molte persone in Israele, condividendo con loro le nostre radici ebraiche, così come il trauma della Shoah, in cui i nostri nonni sono morti. Andy ha vissuto a Gerusalemme per un anno tempo fa, ancora riesce a farsi capire in ebraico, e conta numerosi amici lì. E Mike ha sempre voluto entrare in contatto con le radici della sua cultura.
Ma nonostante tutti i nostri sentimenti, non possiamo abbandonare la nostra missione da attivisti. Nel 1980, un appello rivolto ad artisti e ad altri dalla gente del Sud Africa chideva di boicottare tale regime, ha aiutato a porre fine all’apartheid. Oggi, vi è un chiaro invito a boicottare Israele dalla società civile palestinese. Seguire questo invito è la nostra unica speranza, come registi e attivisti, di contribuire a fare pressione sul governo israeliano affichè rispetti il diritto internazionale.
È doloroso farlo. Ma è ancor più doloroso sentire le politiche israeliane descritte come “fasciste” – non solo dai malinformati e dai poco intelligenti, non solo dai soliti idioti antisemiti, ma da ben informati attivisti ebraici all’interno di Israele. Sanno quello di cui stanno parlando, ed è doloroso pensare che potrebbero avere ragione.
Come sicuramente sapete e deplorate, il governo israeliano ha recentemente autorizzato la costruzione di nuove unità in un avamposto illegale in Cisgiordania – uno che è illegale anche in base alla legge israeliana. Lunedi, nove palestinesi sono stati feriti mentre le autorità israeliane hanno demolito la loro casa di Gerusalemme est. Martedì, la marina militare israeliana ha fermato una nave che portava medicine, giocattoli e altri aiuti umanitari a Gaza, e hanno fermato più di venti attivisti stranieri, tra cui un premio Nobel per la pace. Nel frattempo, una commissione delle Nazioni Unite è stata a Gaza per indagare sugli abusi ancora peggiori commessi all’inizio di quest’anno.
Qualunque siano le parole utilizzate per descrivere tali azioni, i nostri film non devono contribuire a dare un’aura di normalità a uno stato che prende queste decisioni. Questa è la nostra posizione.
Vi è sicuramente un altro modo di fare le cose in Israele / Palestina, ed è per questo che dobbiamo lottare per quanto siano deboli i nostri mezzi. In merito al nostro film, vi è un altro modo per vederlo in Israele … e in Palestina, in modo che le persone più bisognose di ridere, che non sarebbero mai stato in grado di vederlo al Film Festival di Gerusalemme, comunque saranno in grado di vederlo. Entro i prossimi mesi, faremo sì che questo accada.
Per coloro che vogliono vedere i nostri film, savlanut e sabir (pazienza)! E per tutti noi in giro per il mondo, per piacere, un po’ meno di pazienza!
L’shanah haba’ah beyerushalayim,
Andy e Mike
The Yes Men
http://www.theyesmen.org
VIDEO E LINK SU
http://www.reset-italia.net/2009/07/04/oh-si-gli-yes-m...
Il diritto di leggere ed esistere, a Gaza
Ven, 03/07/2009 - 20:47Una lettera, un comunicato e un appello, il tema è lo stesso, drammaticamente da decenni, ma peggiora, anche per chi esprime e si attiva con la solidarietà: Gaza.
La lettera è stata inviata al Manifesto e Repubblica, non so se l’abbiano pubblicata, nella stessa Luisa di Gaetano proponeva di “inondare le redazioni dei giornali di lettere analoghe per reclamare trasparenza di notizie”.
Poi segue il comunicato stampa e la petizione di Ship to Gaza, tradotto da Mariano Mingarelli, da cui si apprende che “Martedí la flotta israeliana,senza aver ricevuto la minima provocazione ed in modo totalmente illegale , utilizzando una nave cannoniera, ha minacciato ed abbordato una nave civile sulle acque internazionali che era diretta verso Gaza con aiuti e 21 passeggeri di 11 paesi diversi. A bordo c’erano tra gli altri il premio Nobel per la Pace Maired Maguire e l Ex membro del Congresso Cynthia Mc Kinney, ambedue degli Stati Uniti”.
Infine “un atto di solidarietà e di resistenza al blocco israeliano a Gaza che nega l’istruzione ai palestinesi. Secondo l’UNWRA, l’assedio impedisce che l’inchiostro, la carta e altri materiali per l’apprendimento entrino in Gaza”.
Se ce l’avrete fatta fino in fondo, troverete l’ultimo post di Vittorio Arrigoni con un video “How To Kill A Dead Man (Israel as a Terrorist State)”, e nella sua conclusione, come solito “Tifate per i miei compagni, per i diritti umani, per Restare Umani.
Posso solo aggiungere per il diritto di leggere ed esistere, anche a Gaza. Siamo ostinati.
Doriana Goracci
video e link su http://snipurl.com/lpw97
*Mentre la Spirit, nave de movimento Free Gaza, navigava in acque internazionali destinazione il porto di Gaza è stata circondata da navi da guerra israeliane, disabilitati i sistemi di navigazione. A 40 miglia dalla costa è stata obbligata a dirigersi verso un porto israeliano.Tutto l’equipaggio è stato sequestrato. La nave portava farmaci e giocattoli.La nave non ha mai navigato in acque territoriali israeliane. Il comportamento dell’esercito israeliano è fuori legge. Se le navi da guerra dell’Iran agissero come quelle di Israele, quanti articoli a titoli cubitali verrebbero scritti? Non è polemica ma semplice constatazione. Distinti Saluti, luisa di gaetano*
Comunicato stampa 2009-06-30
DaShip to Gaza
www.shiptogaza.se
Israele si dedica alla pirateria
Dov’è la UE? Dov’è l’ONU? Perché tace il ministro degli Esteri Carl Bildt?
Martedí la flotta israeliana,senza aver ricevuto la minima provocazione ed in modo totalmente illegale , utilizzando una nave cannoniera, ha minacciato ed abbordato una nave civile sulle acque internazionali che era diretta verso Gaza con aiuti e 21 passeggeri di 11 paesi diversi. A bordo c’erano tra gli altri il premio Nobel per la Pace Maired Maguire e l
Ex membro del Congresso Cynthia Mc Kinney, ambedue degli Stati Uniti. La nave era salpata dalla città portuale di Cipro Larnaca con aiuto umanitario sotto forma di medicine, giocattoli, materiale di costruzione e alberi di ulivo. Prima della partenza la nave era stata ispezionata ed era stato dato il consenso dalle autorità cipriote. Malgrado questo la nave è stata abbordata ed i passeggeri sequestrati benché non fossero diretti né stessero traversando il territorio israeliano. Si tratta di una chiara infrazione contro il diritto internazionale.
”Questo è assolutamente inaccettabile e si deve considerare un atto di pirateria”, dichiara Dror Feiler, presidente dell’associazione European Jews for a just peace e attivo nell’associazione Ship to Gaza. Ship to Gaza sta pianificando, con l’aiuto dei movimenti popolari svedesi, un’azione analoga con una nave di maggiori dimensioni che consegnerà aiuti alla popolazione isolata e bisognosa di aiuto di Gaza. Martedï alcuni dei rappresentanti dell’associazione, tra i quali il professor Mattias Gardell dell’Università di Uppsala e Dror Feiler avevano presentato questo progetto al congiunto di politici riuniti a Visby durante la settimana di Almedalen.
Noi di Ship to Gaza chiediamo che il governo svedese agisca in modo vigoroso nella UE e nell’ONU per garantire che Israele rispetti il diritto internazionale e smetta la sua attività di pirateria. La crisi acuta di Gaza è stata creata per motivi politici. Mediante il suo blocco illegale Israele ostacola l’aiuto della comunità internazionale.
Persone di contatto per Ship to Gaza: Dror Feiler Dr Stellan Vinthagen dror@comhem.se stellan.vinthagen@gmail.com
Domanda il rilascio di Cynthia McKinney, dello Spirito di Umanità, di tutti gli operatori ausiliari e degli approvvigionamenti, ORA! La notte scorsa, le Forze di Occupazione Israeliane hanno attaccato e poi sono saliti a bordo della imbarcazione del Movimento di Gaza Libera, lo “Spirit of Humanity”, sequestrando 21 attivisti per i diritti umani provenienti da 11 nazioni, compreso il premio Nobel Mairead Maguire e l’ex parlamentare del Congresso U.S. Cynthia McKinney. I passeggeri e l’equipaggio sono stati trascinati a forza in Israele. La confisca delle forniture umanitarie e il trasferimento forzato degli operatori per i diritti umani è un ATTO DI PIRATERIA, un crimine, secondo la legge internazionale. Quando l’imbarcazione è stata attaccata, essa non si trovava in acque israeliane e stava svolgendo una missione di carattere umanitario per Gaza. L’attacco israeliano, deliberato e premeditato, di un battello disarmato in acque internazionali è una lampante violazione del diritto internazionale.
Il governo U.S. e la corporazione dei mezzi di informazione hanno ampiamente ignorato o nascosto questo fatto a causa del razzismo nei confronti di Cynthia McKinney e del popolo palestinese. Spetta a noi farci sentire.
Secondo un comunicato rilasciato ieri dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, i palestinesi che vivono a Gaza sono “prigionieri della disperazione”. Migliaia di abitanti di Gaza le cui case furono distrutte nel passato durante il massacro israeliano di dicembre/gennaio sono ancora senza riparo nonostante le promesse di aiuti per quasi 4,5 miliardi di dollari, perché Israele si rifiuta di permettere l’ingresso nella Striscia di Gaza di cemento e di altro materiale per le costruzioni. Il rapporto fa notare anche che gli ospedali hanno difficoltà nel soddisfare le necessità dei loro pazienti per l’interruzione delle forniture sanitarie da parte di Israele.
Questa azione terroristica messa in atto dall’esercito di occupazione israeliano nei confronti di un’imbarcazione disarmata è un evidente tentativo di far rifuggire la gente dalla possibilità di dimostrare solidarietà al popolo di Gaza. Dobbiamo agire ora! Si riporta qui come si può essere di aiuto:
1) Sottoscrivi la petizione via internet - http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition
2) Fatti sentire – invia questo messaggio nelle tue mailing list, inoltralo via Facebook&Myspace, etc……
3) Scendi in strada! Organizza delle proteste locali di emergenza in solidarietà con il popolo di Gaza e per richiedere il rilascio di tutti quelli che sono stati rapiti dalle forze di occupazione israeliane
4) Sostieni la carovana in aiuto di Gaza! Oltre all’attuale progetto di Free Gaza , un’altra carovana di aiuti ,Viva Palestina, partirà dagli U.S. il prossimo 4 luglio guidata dal parlamentare britannico Gorge Galloway e dal veterano della guerra del Viet Nam, Ron Kovic, costituita da centinaia di persone provenienti dagli Stati Uniti.
5) Telefona ai mezzi di informazione. La corporazione dei mezzi di informazione degli U.S. ha completamente ignorato o tenuto nascosto quanto accaduto a causa del razzismo nei confronti di Cynthia McKinney e del popolo palestinese. Telefona ai mezzi di informazione – insisti perché non occultino questo atto criminale compiuto dall’esercito di occupazione israeliano.
Petizione: [la versione originale è ovviamente in inglese. Sotto viene riportata la traduzione in italiano]
Sottoscrivila via internet all’indirizzo: http://www.iacenter.org/palestine/gazashippetition
Al Presidente, Barak Obama, alla Segretaria di Stato, Hillary Clinton, al Vice-Presidente, Joe Biden, ai leader del Congresso, al Presidente dell’Assemblea Generale delle U.N. d’Escoto-Brockman, al Segretario Generale delle U.N. Ban, ai membri del Consigli di Sicurezza delle U.N., al Presidente, Primo Ministro, ai leader del Consiglio dei Ministri e dell’Opposizione di Israele.
cc: ai Rappresentanti dei mezzi di informazione principali, alla Croce Rossa Internazionale
CHE VENGA RILASCIATO IMMEDIATAMENTE LO “SPIRIT OF HUMANITY” CON TUTTI I SUOI PASSEGGERI E SIA PERMESSO LORO DI PORTARE A TERMINE LA MISSIONE UMANITARIA A GAZA! CHE CESSI SUBITO L’ASSEDIO DI GAZA!
Sono indignato per le azioni compiute dall’esercito di occupazione israeliano in quanto ha assalito ed ha abbordato l’imbarcazione del “Free Gaza Movement”, lo “Spirit of Humanity”, sequestrando 21 attivisti per i diritti umani provenienti da 11 nazioni, compreso il premio Nobel Mairead Maguire e l’ex deputato al Congresso degli U.S. Cynthia McKinney, trascinando passeggeri ed equipaggio a forza in Israele. Oltre a ciò sono indignato del fatto che Israele abbia sequestrato tonnellate di medicine, così come giocattoli ed alberi di ulivo che erano sull’imbarcazione.
Richiedo che l’imbarcazione, i passeggeri e l’equipaggio siano immediatamente rilasciati e che sia permesso loro di proseguire per portare a termine la loro missione di aiuto umanitario a Gaza. Come ha detto l’ex rappresentante al Congresso U.S. e Candidata Presidenziale nel 2008 Cynthia McKinney, “Ciò che è avvenuto è una violazione oltraggiosa del diritto internazionale. La nostra imbarcazione non era nelle acque israeliane e noi eravamo una missione di diritto umanitario che si stava dirigendo verso la Striscia di Gaza . Il Presidente Barak Obama aveva appena detto ad Israele di fare entrare materiale di tipo umanitario e per la ricostruzione, e proprio questo era ciò che noi cercavamo di fare. Noi chiediamo alla comunità internazionale di richiedere il nostro rilascio in modo tale da poter riprendere il nostro viaggio.” Secondo una relazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa rilasciata il 29 giugno, i palestinesi residenti a Gaza sono “prigionieri della disperazione”. Migliaia di abitanti di Gaza le cui case vennero distrutte tempo fa durante il massacro israeliano di dicembre/gennaio se ne stanno ancora senza alcun riparo nonostante le promesse di aiuti per quasi 4,5 miliardi di dollari, perché Israele si rifiuta di far entrare nella Striscia di Gaza cemento e altro materiale da costruzione. Il comunicato riferisce anche che gli ospedali hanno difficoltà a soddisfare le necessità dei loro pazienti a causa dell’interruzione da parte di Israele dei rifornimenti sanitari. “Il materiale che stavamo portando rappresenta un simbolo di speranza per il popolo di Gaza, speranza che la via marittima possa venire aperta per loro e che loro possano trasportare i loro stessi materiali per cominciare a ricostruire scuole, ospedali e le migliaia di case che sono state distrutte durante l’offensiva “Piombo fuso”. la nostra missione è un segno rivolto al popolo di Gaza per dire che noi ci sentiamo vicini a loro e che loro non sono soli” ha detto la compagna di viaggio Mairead Maguire, vincitrice del Premio Nobel per la Pace per il lavoro da lei fatto nell’Irlanda del Nord. Poco prima di essere sequestrati dagli israeliani, Huwaida Arraf, presidente del Free Gaza Movement e co-coordinatore della delegazione in questo viaggio, aveva precisato che: “Nessuno avrebbe la possibilità di credere che il nostro piccolo battello costituisca una minaccia per Israele. Noi trasportiamo materiale sanitario e per la ricostruzione e giocattoli per bambini. I nostri passeggeri comprendono un premio Nobel per la Pace e un ex rappresentante del Congresso U.S.. Il nostro battello era stato ispezionato e aveva ottenuto un’ autorizzazione per la sicurezza da parte delle Autorità del porto cipriota dal quale siamo partiti e mai in nessun momento noi ci siamo avvicinati alle acque israeliane.” Arraf ha proseguito,”L’attacco israeliano deliberato e premeditato al nostro battello disarmato è una evidente violazione del diritto internazionale e noi chiediamo il nostro rilascio immediato ed incondizionato.”
Io richiedo che l’Amministrazione Obama agisca immediatamente per protestare contro la violazione del diritto internazionale, per ottenere il rilascio dell’imbarcazione e di coloro che sono stati sequestrati, la cui lista è riportata in fondo, per garantire l’accesso a Gaza di missioni di sostegno umanitario come quella dello “Spirit of Humanity” e della missione di aiuto umanitario “Viva Palestina” in arrivo guidata dal parlamentare britannico Gorge Galloway e dal veterano della guerra del Viet Nam Ron Kovic alla quale partecipano centinaia di cittadini provenienti dagli Stati Uniti. La missione Viva Palestina è in programma che il 4 luglio parta da New York City diretta a Gaza. Inoltre chiedo all’Amministrazione Obama che operi immediatamente per far finire immediatamente il brutale assedio, il blocco e l’occupazione di Gaza. Vengano rilasciati ORA lo Spirit of Humanity , tutti i seguenti attivisti per i diritti umani e l’equipaggio: [SEGUE L'ELENCO DELLE PERSONE SEQUESTRATE]
(traduzione di mariano mingarelli)
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“L’istruzione è un diritto. Eppure, nel corso della storia, le società hanno usato l’accesso all’istruzione come arma di oppressione. Noi ci rifiutiamo di lasciare che Israele blocchi il desiderio di sapere dei nostri studenti.
Accogliamo l’opportunità di lavorare con Free Gaza e altri per rompere l’assedio contro la più grande risorsa del nostro popolo”. — Dr. Haidar Eid, professore presso l’Università di Al-Aqsa
Informazioni sulla campagna
In collaborazione con l’Università di Al-Aqsa, il Free Gaza Movement lancia la campagna “Il diritto di leggere” che si avvarrà delle navi Free Gaza per fornire libri e altri materiali fomativi alle università in tutta la Striscia di Gaza occupata.
Questa non è un azione di carità. Piuttosto si tratta di un atto di solidarietà e di resistenza al blocco israeliano a Gaza che nega l’istruzione ai palestinesi. Secondo l’UNWRA, l’assedio impedisce che l’inchiostro, la carta e altri materiali per l’apprendimento entrino in Gaza.
La nostra prima spedizione sarà inviata con la flotta Free Gaza ‘Summer of Hope’ diretto a Gaza a luglio.
Come aiutarci
La nostra campagna invita tutti ad unirsi a noi in questa azione ‘persona a persona’, contribuendo uno o più libri alla nostra spedizione, come un’espressione di resistenza contro il blocco. Inoltre, questa campagna consente alle istituzioni in tutto il mondo di sostenere il ‘diritto all’istruzione’ dei palestinesi donando copie dei libri universitari, nuovi o usati, da consegnare tramite il Free Gaza Movement alle università nella Striscia di Gaza.
È anche possibile dare un contributo economico per l’acquisto dei libri e per le spese di spedizione a Cipro oppure è possibile inviare libri nuovi o usati da spedire a Gaza con il prossimo viaggio della nave.
Inoltre, le istituzioni accademiche che sono disposte a dare accesso alla propria biblioteca online alle università di Gaza, sono pregate di segnalarcelo.
Contributi economici
http://www.freegaza.org/en/join-in/donate
Donazioni per la campagna ‘Il diritto di leggere’ verranno utilizzati per acquistare i libri e per coprire le spese di spedizione per i libri che sono pervenuti al Free Gaza da siti diversi da Cipro. Si prega di indicare “Right to Read” nel campo commento al fine di garantire che i fondi vengano utilizzati per questa campagna.
Invio dei libri
La campagna ‘Il diritto di leggere’ accetta tutti i libri nuovi o usati per la spedizione. Per ordinare i libri (tramite Amazon), si prega di far riferimento alle liste compilate dalle università di Gaza:
* da Amazon nel Regno Unito: http://tinyurl.com/ktpowg
* da Amazon negli Stati Uniti: http://tinyurl.com/n5t2j4
Per la spedizione, basta indicare nell’ordine l’indirizzo di seguito del centro di raccolta Free Gaza più vicino:
Cipro:
Free Gaza Movement
Digenthios and Avgousta Court
Nigrid Street 6018 Apt. 203
Larnaca, CYPRUS
Stati Uniti:
Free Gaza US Collection Site
PO Box 5772
Rockville, MD 20855
Per maggiori informazioni
Per ulteriori informazioni riguardanti la campagna ‘Il diritto di leggere’,
si prega di contattare uno dei seguenti coordinatori:
Dina Kennedy: dkennedy [at] freegaza.org
Darlene Wallach: Darlene [a] freegaza.org
Dal blog di Vittorio Arrigoni
Oggi un edificio danneggiato dai bombardamenti israeliani dello scorso gennaio, è collassato a Est di Gaza, seppellendo sotto 4 persone, una delle quali è morta.
Sono 21000 gli edifici distrutti e danneggiati dall’offensiva israeliana “piombo fuso”, e ancora non si vede ombra di ricostruzione.
Questo per volontà criminale d’Israele che non permette il passaggio di materiali fondamentali per la ricostruzione come cemento, ferro e vetro.
I miei amici del FGM stanno navigando verso di con alcuni di questi materiali, oltre a molti attivisti per diritti umani, profughi palestinesi, un premio nobel per la Pace e parlamentari. Domani li aspetteremo alle 14 al porto di Gaza city.
Sperando che nella nottata la marina israeliana non si macchi di pirateria, come quotidianamente fa assalendo i rudimentali pescherecci palestinesi e impedendo ai pescatori di sopravvivere nel loro legittimo spazio marino.
Tifate per i miei compagni,
per i diritti umani,
per Restare Umani.
Vittorio Arrigoni
blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/ (Come attivisti per i diritti umani dell’ISM non percepiamo alcuno stipendio, resistiamo a Gaza grazie alla generosità di chi ci sostiene e ritiene determinante la nostra presenza in queste lande insanguinate. Se potete, donate : GUERRILLAINGAZA@GMAIL.COM