espulsioni

Nuova Unione, Nuovo Olocausto dei Rom

autore:
Gruppo EveryOne
Sommario:
Tre mesi dopo il "J'accuse" pubblicato da Newsweek, per denunciare l'oppressione dei Rrom, la situazione è ancora pegiorata e la parola "genocidio" non è più usata solo da noi, ma da attivisti in Francia, Romania, Gran Bretagna, Usa.

Nuova Unione, Nuovo Olocausto dei Rrom

Tre mesi dopo l'articolo apparso su Newsweek e dedicato alla situazione dei Rrom in Italia, un servizio giornalistico in cui il nostro Paese è paragonato, in quanto a discriminazione, alla Germania di Hitler, bisogna rilevare che la discriminazione si è trasformata in persecuzione, annientamento civile (quello che i Rrom chiamano "la morte vivente") e genocidio. L'Unione Europea ha ammonito l'oppressione del popolo Rrom, gli sgomberi iniqui seguiti da "marce della morte", l'applicazione di leggi razziali, le espulsioni di massa, la campagna mediatica volta a diffondere fra gli italiani i germi dell'odio razziale. Come nel'epoca dei carnefici di Hitler, sono stati montati casi per criminalizzare i Rrom: l'omicidio di Giovanna Reggiani, commesso da un romeno - Romulus Mailat - che autorità e stampa hanno presentato come Rrom (un caso che, comunque, presenta molte ombre, sotto l'aspetto della regolarità delle indagini condotte dalle autorità e del procedimento giudiziale); il rogo di Livorno, in cui quattro bambini sono stati assassinati da un gruppo di razzisti - il Gape, che ha rivendicato l'attentato - ma la condanna detentiva è stata comminata ai genitori delle piccole vittime; il caso di Marco Ahmetovic, condannato a sei anni di prigione e messo alla gogna mediatica, mentre cittadini italiani colpevoli dello stesso crimine sono a piede libero e addirittura si è deciso di tutelare la loro privacy, evitando di divulgarne le generalità. Nel contempo sono avvenuti innumerevoli episodi di aggressione, nei confronti dei Rrom, spesso attuati da gruppi armati, senza che nessun responsabile sia stato sino ad oggi perseguito. Abbiamo trovato, navigando in rete, una discreta traduzione dell'articolo apparso su Newsweek e lo pubblichiamo, per i lettori italiani. Oggi forse la giornalista, cui abbiamo inviato nuove prove della persecuzione, forse intitolerebbe un'indagine sullo stesso tema "Nuova Unione, Nuovo Olocausto dei Rrom". Gruppo EveryOne

Nuova Unione, vecchi pregiudizi

di Barbie Nadeau, Newsweek, 8 ottobre 2007

Anna non conosce il suo cognome. Lei dice che è nata in Romania nel 1971, ma senza la documentazione per dimostrare che essa non gode di nessuno dei vantaggi che la cittadinanza europea dovrebbe portare. Invece vive in una reeking squatter del campo di sotto di Roma Ponte Milvio ponte, circondato da sporcizia e da puzza di urina. "Siamo sempre stati qui", ha detto sulla difensiva, mentre sale dal sottobosco del Tevere alle 7:30 di una recente mattina. "Non abbiamo mai disturbato nessuno."

Molti italiani non sarebbero d'accordo. Nelle ultime settimane l'Italia si è dichiarata sotto assedio da parte della gente che chiamano zingari e sinti, termini locali peggiorativi per Roma, che a volte si chiamano zingari. Il quotidiano nazionale leader, Corriere della Sera, titola: "L'INVASIONE DEI NOMADI" Il quotidiano di Roma Il Messaggero implora "AIUTO!" La Repubblica lamenta sulla sua prima pagina, "EMERGENZA ROM, CE NE SONO TROPPI! " (Rom è il termine usato dagli italiani al fine di evitare confusioni con il nome della loro capitale). Walter Veltroni, il sindaco di Roma, ha detto in una recente conferenza stampa, che i rumeni sono stati riconosciuti colpevoli di 75% di tutti i crimini commessi città quest'anno. Così grave è la situazione, dice, che egli ha chiesto al ministero degli interni di adottare regolamenti speciali che classificherebbero zingari, nomadi come clandestini, consentendo l'espulsione dei anche legalmente residenti rumeni e bulgari dal paese se sono ritenuti una minaccia alla sicurezza.

Oltre alla richiesta di aiuto da parte del governo nazionale, Veltroni sta adottando misure aggressive per togliere gli zingari dalle vie. Come hanno fatto i sindaci di città come Venezia, Firenze e Torino, egli ha cacciato una volta i lavavetri - quasi tutti Rom - dalle strade e dagli incroci. In alcuni casi, i minori Rom sono ora trattati come adulti nei tribunali penali, anche se non è la stessa cosa per i minori italiani che commettono reati. "La situazione di ordine pubblico a Roma è molto peggio dopo il massiccio ingresso di rumeni", dice Veltroni. "Speriamo che si possa porre fine a questa brutale criminalità che la città non può più tollerare."

La rimozione dei mendicanti e lavavetri, tuttavia, non ha funzionato molto bene, in Italia, come successe allora all'ex sindaco Rudy Giuliani nella sua battaglia anticrimine a New York. Infatti, togliere ai lavavetri uno dei loro mezzi di sostentamento sembra essere controproducente, scatenando un'ondata di violenza all'interno della comunità Rom. La scorsa settimana a Roma, un gruppo ha assassinato a un ragazzo rumeno di 20 anni, ferito altri due in un sottopassaggio della metropolitana nella zona residenziale di Trieste. A loro è stato dedicato il titolo "TERZO MONDO" e agli accampamenti lungo il fiume Aniene a Roma. La settimana prima, due incursioni su campi rom intorno alla città con equipaggiamento di armi a base di Molotov, coltelli, esplosivi. Quando la polizia è arrivata, le baracche dei rom erano in preda al fuoco. In un analogo incidente nel nord della città di Livorno, quattro bambini Rom sono rimasti vittime di un incendio del loro accampamento.
I nomadi dell'Europa, certamente, non sono nuovi alla persecuzione. Etichettati come mendicanti e ladri, dei Rom fu detto che sono "contrari a tutte le forme di lavoro faticoso" dallo storico tedesco Heinrich Moritz del 18° secolo. Quasi 200 anni più tardi, Adolf Hitler li fece arrestare e spedire nei campi di concentramento insieme agli ebrei. Nessuno sa con certezza quanti morirono per mano dei nazisti. Alcune stime, parlano di più di 500.000 morti. I pregiudizi ancora permangono in tutto il continente, ma sono particoloarmente accentuati in Italia, che ha il più alto numero di nomadi in Europa, ed è stata richiamata dalla Commissione europea come uno dei 14 paesi che ancora pratica la discriminazione nei loro confronti. L'agenzia statistica Censis stima che vi siano 160.000 Rom in Italia, di cui solo 30.000 - quelli provenienti da paesi dei Balcani e la ex Jugoslavia, sono illegali. I restanti 130.000 sono italiani le cui radici nel paese si possono far risalire al 1400, oppure provengono da Bulgaria e Romania, entrambi membri della UE i cui cittadini sono autorizzati a vivere e lavorare in un altro Stato UE.
Questo Paese, tuttavia, ha fatto ben poco per evitare che la comunità Rom fosse trattata come una sottoclasse segregata. Negli ultimi anni il governo italiano ha speso quasi 15 milioni di euro per la creazione di villaggi prefabbricati in tetri insediamenti che offrono servizi come acqua ed energia elettrica, ma anche un forzato coprifuoco notturno. Roma ha nove di questi accampamenti, ma la maggior parte dei Rom preferiscono vivere in 20 o più campi sparsi per la città. "I villaggi prefabbricati sono carceri", spiega Misa, una giovane donna che chiede l'elemosina di fronte alla Basilica di Santa Maria in Trastevere. Misa, che porta lungo un diverso bambino ogni pochi giorni per suscitare nei passanti compassione quando chiede l'elemosina, vive in un accampamento sotto il Ponte Sublicio lungo il Tevere. "Si dice che sia possibile lasciare gli insediamenti autorizzati, ma conosco persone che lo hanno fatto e sono state rimpatriate in Romania."

Non tutti odiano i Rom. Roberto Malini del Gruppo EveryOne, una organizzazione di difesa che media tra gli zingari e il governo, descrive il trattamento a loro riservato in Italia come "pericolosa persecuzione" e avverte che esso ha abbassato la speranza di vita media della comunità Rom del paese a 47 anni, Rispetto agli 80 anni per i cittadini italiani. "In altre parole", spiega, "un genocidio." Gruppi come Opera Nomadi hanno lavorato per decenni, per integrare i Rom nelle comunità locali e bambini Rom sono ammessi alla scuole pubbliche locali. Massimo Converso, il presidente dell 'organizzazione, ha avviato l'iniziativa con i governi locali per trasformare fattorie abbandonate in case per i gruppi. Finora sono riusciti a sistemare una dozzina di famiglie in case vicino a Venezia. Alcuni ministri del governo hanno inoltre adottato un tono più moderato. "Dobbiamo avere il coraggio", dice Paolo Ferrero Ministro per l'Immigrazione ", di dire all'opinione pubblica che tutti i Rom che vivono in Italia potrebbe essere integrati."

Questo è un messaggio che la gente non sembra pronta a recepire. Alla domanda di NEWSWEEK fatta recentemente a un piccolo gruppo di commercianti dell'antico quartiere di Trastevere se sarebbero disposti ad assumere una persona rom legalmente residente, hanno risposto con una risata e hanno hanno risposto no prima di raccontare dei furti degli "zingari." Sono stati ancora più chiari ripetendo il commento di Achille Serra, il prefetto di Roma, dopo la sua visita in uno degli accampamenti Rom."Non ci sono donne là," ha detto a un cronista del Corriere della Sera. "Forse sono tutte sulla metropolitana a fare borseggi. Gli uomini sono tutti a dormire dopo aver trascorso la notte a rubare nelle case. " Con atteggiamenti come questo, è improbabile che in Italia i rom stiano godendo della dolce vita, in nessun momento.

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Rom: una sentenza storica a Genova, una vittoria del Gruppo EveryOne e dei suoi alleati

autore:
Gruppo EveryOne
Sommario:
Il giudice boccia l'espulsione di una prostituta romena, illegale secondo le norme europee

Sentenza storica a Genova: il giudice boccia l’espulsione di una prostituta romena. "Non è un pericolo per l'ordine pubblico"

del Gruppo EveryOne

Una notizia confortante, che ha dello storico, per il periodo buio attualmente in corso nel nostro Paese, ci giunge stamani da Genova, una delle città italiane con cui il Gruppo EveryOne è in più stretti rapporti. Alcune autorità genovesi hanno manifestato non poca attenzione verso la campagna condotta dal nostro Gruppo, tanto che si profila una collaborazione finalizzata a un corretto programma di tutela dei rrom presenti sul territorio genovese. In base al "pacchetto sicurezza" varato dal governo, nei giorni scorsi Angela S., una prostituta romena di 21 anni ha ricevuto un provvedimento di espulsione firmato dal prefetto ligure. La giovane ha presentato ricorso al tribunale di Genova e le sue ragioni sono state accolte: potrà restare in Italia perché una donna che si prostituisce "non pone in essere un'attività di per sé pericolosa per l'ordine pubblico o per la sicurezza pubblica, e tantomeno lede o compromette la dignità umana". Il magistrato ha mostrato una corretta ricezione della Direttiva 2004/38/CE, riconoscendo che la donna non aveva dato origine ad "allarme sociale", non aveva attentato ala sicurezza, alla libertà o all'incolumità di altri cittadini. Sono importanti le parole dette dal giudice Francesco Mazza Galanti, che ha convalidato la decisione precedente del giudice di pace, anch'essa favorevole ad Angela: "la normativa non solo non può consentire all'Amministrazione le paventate espulsioni di massa, ma la corretta interpretazione può e deve impedire anche le espulsioni arbitrarie o comunque non giustificate da fatti molto gravi e concretamente individuati".

L'espulsione di Angela S., arrestata insieme ad altre donne nel corso di una retata nel quartiere di Sampierdarena, era così notificata: "per avere pervicacemente continuato a svolgere l'attività di meretricio nelle vie cittadine, creando grave pregiudizio alla pubblica sicurezza e conseguente allarme sociale tra i residenti dell'area interessata". La sua presenza in Italia era stata valutata come "incompatibile con l’ordinaria convivenza, per la palese compromissione della dignità umana". Ratificando l'espulsione, il prefetto aveva ravvisato nell'attività di Angela "imperativi motivi di pubblica sicurezza" sufficienti a giustificare la "comprovata urgenza" del provvedimento. Dall'articolo di Massimo Calandri apparso oggi, 3 gennaio 2008, su La Repubblica: "Il giudice di pace non aveva però convalidato il provvedimento, negando in particolare la presunta "pericolosità" della giovane romena e spiegando che allontanandola si sarebbero violate due norme fondamentali. Una costituzionale, quella della libertà personale. L'altra, principio-base dell'Unione Europea (Angela è naturalmente cittadina comunitaria), sul diritto alla libera circolazione.

Assistita dagli avvocati Antonella Carpi e Stefano Sambugaro, la giovane romena è quindi tornata nei giorni scorsi in tribunale per chiedere il definitivo annullamento dell'espulsione. In aula ha ammesso di essere costretta a prostituirsi saltuariamente per mantenere un bimbo di 5 anni e la madre malata – "Non ho altra scelta" –; ha spiegato di possedere un passaporto regolare, di dormire in una pensione del centro storico di Genova.

Anche il giudice monocratico, preso atto della nuova normativa, le ha dato ragione: "ai fini che qui interessano, l'allarme sociale è privo di rilevanza giuridica". Nella sentenza ha sottolineato inoltre che
non era stata redatta dalla polizia nessuna relazione di servizio che documentasse "le modalità con cui la ragazza svolgeva il meretricio".

Il decreto di espulsione, sottoscritto dal Prefetto di Genova, è stato dichiarato illegittimo. E la locale questura è stata anche condannata al pagamento delle spese di giudizio, ottocento euro in tutto: onorari e diritti compresi.

Il Gruppo EveryOne e i suoi sostenitori hanno svolto un lavoro costante, instancabile, finalizzato a informare correttamente le Istituzioni riguardo alla Direttiva 2004/38/CE, alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della stessa direttiva e alle Carte internazionali che tutelano i diritti delle minoranze. All'inizio ci siamo scontrati contro un muro impenetrabile di intolleranza e pregiudizio. Travisando le norme della normativa europea relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, si è provveduto a espulsioni inique, basate su motivi di razza e indigenza. Poi, grazie al sostegno di alcune realtà europee particolarmente attente alla tutela dei Diritti Umani – i Radicali, il Gruppo ALDE, il PSE, il Gruppo Verts/ALE, il Gruppo GUE/NGL – abbiamo ottenuto un risultato storico nell'àmbito di una campagna europea contro la discriminazione dei rrom: l'approvazione da parte del parlamento Europeo della succitata Risoluzione del 15 novembre 2007. Con la Risoluzione, l’Assemblea Parlamentare rispondeva stigmatizzando la discriminazione istituzionale e mediatica contro i rrom e approvava un sollecito immediato alla facilitazione dell’integrazione nella comunità delle popolazioni meno avvantaggiate e promuovendo la cooperazione fra gli Stati membri in termini di gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali europei. Chiedeva di fatto il pieno rispetto della Direttiva e l'attivazione di programmi di tutela e integrazione dei rrom, ponendo fine alle violazioni dei loro diritti e alla campagna razziale condotta attraverso i media. Il Decreto sulla Sicurezza 181 non rispettava neanche minimamente la Direttiva, mentre sgomberi, espulsioni ingiuste e linciaggio mediatico dei rrom proseguivano indiscriminatamente, anche se – bisogna riconoscerlo –, dopo la Risoluzione e la Campagna condotta dal Gruppo EveryOne e dai suoi alleati per diffondere quel testo (censurato dai media) e per spiegare in ogni parte la Direttiva, cominciava a dare qualche frutto. Alcuni quotidiani, radio e telegiornali smorzavano i toni quando riferivano notizie riguardanti rrom o romeni; assessori, sindaci e prefetti ci chiedevano di offrire loro una consulenza sulle normative di circolazione e soggiorno dei cittadini dell'Unione nel territorio degli Stati membri; personalità politiche aderivano alla campagna antirazzista del nostro gruppo.

Contemporaneamente alcune delle massime autorità mondiali riguardo alla Storia e alla cultura dei rrom si associavano al Gruppo EveryOne. La persecuzione, tuttavia, non si arrestava. Gli sgomberi, attuati in pieno inverno, mettevano in strada famiglie rrom con molti bambini (il 60 per cento dei rrom in Italia sono bambini o ragazzini), con conseguenze tragiche: non a caso abbiamo definito "nuovo olocausto" le operazioni di purga etnica che si svolgono in Italia. Di fronte alla prosecuzione dell'oppressione, mirata all'annientamento dei rrom, il Gruppo EveryOne ha presentato una Denuncia nei confronti delle Istituzioni italiane per "crimini contro l'umanità". La Denuncia, corredata da un documento sulla situazione attuale dei rrom nel nostro Paese, è stata sottoposta a: Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite; Parlamento e Consiglio Europeo; Corte Europea dei Diritti Umani; Corte Penale Internazionale de L'Aja.Contemporaneamente, abbiamo diffuso il testo della Denuncia con gli allegati sia nel mondo politico che presso le autorità locali e i network di informazione alternativa (considerato il veto che i media italiani hanno continuato a riservare alle notizie diffuse dal nostro Gruppo riguardo ai rrom in Italia). In data 28 dicembre 2007 il Consiglio dei Ministri approvava il nuovo DL "pacchetto sicurezza", il cui testo completo non ci è ancora pervenuto, anche se pare che le principali violazioni alla direttiva (a partire dall'articolo 14, punto 4,b, che impedisce le espulsioni dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari dal territorio degli Stati membri qualora essi vi si trovino per cercare lavoro, condizione che per le famiglie rrom è la norma) siano state mantenute. Esprimeremo un giudizio ed eventualmente ci opporremo ai provvedimenti discriminatori con energie ancora maggiori non appena leggeremo, punto per punto, il testo integrale del DL.

Questione Rom. Veri patrioti contro le espulsioni

Autore:
George Scarlat - Gruppo EveryOne
Sommario:
Anche la bozza del nuovo provvedimento sulla sicurezza contiene disposizioni illegittime e xenofobe. Aiutiamo l'Italia a cercare la via dei Diritti Umani

Veri patrioti contro le espulsioni

23 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne mette al corrente le Istituzioni italiane ed europee dell'illegittimità del testo del Decreto 181 sulla Sicurezza, testo che a questo punto - considerato il feedback consistente e positivo che riceviamo - difficilmente sarà preso in considerazione dal Consiglio dei Ministri che si riunirà il 28 dicembre per discuterne e approvare un nuovo provvedimento. L'articolo 14, punto b, della Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE prevede che il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato membro non può essere espulso. E' un articolo che era sfuggito agli autori del Decreto 181, ma non è l'unico motivo di illegittimità di quelle norme in materia di espulsioni, che violano nel loro complesso sia la Direttiva 2004/38/CE sia le principali carte dei Diritti Umani sottoscritte dal nostro Paese. Ci si chiede come mai le nostre Istituzioni si accaniscano nella persecuzione dei rrom e nella ricerca di "escamotage" che consentano di attuare impunemente una politica razzista e xenofoba. E' un atteggiamento che rappresenta solo il retaggio di regimi funesti e criminali, che misero in atto persecuzioni e genocidi. Crimini che la grave complicità dei media nasconde dietro un sipario di falsa legalità, di falso ordine, di falsa convivenza. E' necessario cambiare strada e il Gruppo EveryOne possiede la preparazione e l'esperienza per aiutare l'Italia ad attuare un cambiamento di cui potrà essere orgogliosa. Il nostro Gruppo -insieme ad altre realtà indipendenti - è la miglior coscienza e il miglior consulente per avviare il motore della svolta, perché non ha legami politici e non è alla caccia di contributi nazionali ed internazionali. I fondi che si sprecano ogni anno per gestire apparati burocratici o - peggio ancora - per costruire ghetti o mettere in atto sgomberi simili a pogrom sarebbero più che sufficienti sia per creare un programma di inserimento di tutti i rrom in Italia entro pochi anni, sia per favorire la nascita di reali opportunità di vita in Romania e altri stati, create ad hoc per le comunità rrom. Non a caso vi sono personalità rrom, nel nostro Gruppo: guide preziose per la necessaria metamorfosi. L'alternativa è l'annientamento di un popolo composto per il 60 per cento da bambini e la certezza di ricevere a breve una condanna internazionale per crimini contro l'umanità. Il nostro Gruppo non è particolarmente amato dalla componente xenofoba che costituisce le Istituzioni: una componente di grande rilievo e in continua crescita. Questi signori non si rendono conto che i membri del Gruppo EveryOne sono semplicemente veri patrioti, perché vogliono ricondurre l'Italia sulla via della giustizia, dell'uguaglianza sociale, della cooperazione internazionale e della solidarietà. Una nazione in cui esistano vite umane considerate di valore inferiore rispetto ad altre vite umane è una nazione malata, è una nazione che ha perduto la sua anima civile e democratica. Il giornalista romeno George Scarlat, membro del Gruppo EveryOne e grande conoscitore dei due Paesi in cui si svolgono le tragiche vicissitudini di popoli innocenti, elenca con precisione i motivi per cui non sarebbe saggio né giusto procedere sulla linea tracciata dal Decreto 181. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

Commenti al testo del Decreto 181/2007 del Governo Italiano

di George Scarlat

Secondo la stampa romena, il Senato italiano ha operato alcune modifiche al decreto sicurezza, in particolare per quanto riguarda le norme concernenti le espulsioni. Personalmente, mi è difficile comprendere come si possa modificare una legge quando si è già chiesto il voto di fiducia dei parlamentari.
Comunque, citando il giornale romeno “Evenimentul Zilei”, ecco una proposta di modifica: un turista che entra in Italia e che non può dimostrare (per esempio con un voucher) la data esatta d’ingresso nel Paese, deve informare il comune o il prefetto il giorno stesso dell’inizio del soggiorno. Contrariamente, si considera automaticamente clandestino chi ha superato il soggiorno per motivi turistici, pari a 90 giorni; in questo caso, l’espulsione è imminente e “legittima”. Nel momento in cui il turista viene espulso, gli verrà negata la possibilità d’ingresso in Italia per un periodo che può arrivare ai dieci anni. Andare contro a questo provvedimento, infrangendo, di fatto, la legge, comporta una multa che vai dai 500 ai 5.000 euro, e una pena detentiva dai tre mesi a un anno.
Kafkiana è la situazione che si presenta oggigiorno in Italia: una persona che permane oltre i termini previsti all’interno dello Stato, o che si vede espulso immotivatamente e ritorna in Italia dopo qualche anno, è automaticamente parificata a un criminale. Se non può dimostrare la sua “innocenza”, verrà punita.

Tuttavia, prima di commentare il decreto legge 181/2007 sull'allontanamento dal territorio nazionale “per esigenze di pubblica sicurezza”, dobbiamo studiare la manipolazione delle cifre da parte delle autorità italiane, che ha lo scopo di spaventare l’opinione pubblica e convincere il Parlamento e gli organi di stampa della necessità di un decreto urgente in materia di espulsioni e pubblica sicurezza. Era stato infatti dichiarato che si sarebbe provveduto a espellere, entro Natale, ben 5.000 persone dallo Stato italiano. Ebbene, sono soltanto 200 i decreti totali di espulsione emessi, di cui soltanto 99 sono già stati espletati: di queste 99 persone, che hanno già raggiunto la Romania, 6 sarebbero state accusate di reati, le altre 93 sarebbero responsabili di aver violato la normativa sul soggiorno consentito all’interno dei confini di Stato (permanendo su territorio italiano, praticamente, oltre il termine di 90 giorni fissato dalla legge). Dove sta, allora, la grave problematica della comunità Rrom/romena che mina gravemente la pubblica sicurezza degli italiani?
Walter Veltroni ha dichiarato che a Roma il 75% dei delitti viene compiuto da romeni. Ebbene, solo una persona in tutta Italia è stata giudicata colpevole e condannata. Secondo le statistiche del ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella, di 17.000 stranieri all’interno delle carceri italiane, 2.500 sarebbero romeni, quindi il 15%. In Italia ci sono un milione di romeni, quindi il 30% della totalità degli stranieri stanziati sul territorio italiano. Stando a queste statistiche, la delinquenza dei romeni sarebbe pari alla metà della delinquenza straniera in Italia.

Per quanto riguarda l’introduzione al decreto, si è detto che è stato emesso successivamente ai “gravi episodi di cronaca verificatisi a Roma”. Quali sono questi gravi episodi di cronaca verificatisi a Roma, che hanno indotto il Governo Italiano a violare le direttive europee e le convenzioni internazionali sui diritti umani? Forse i tre romeni uccisi a colpi d’arma da fuoco a Nomentana (Roma), il 26 settembre 2007, proprio quando lo stesso Veltroni ha inaugurato la campagna xenofoba nei confronti di rrom e romeni? Peccato che dopo due mesi non si sappia minimamente chi siano gli assassini – forse italiani, secondo il testimone Mircea Sava. Fatto sta che sono state usate munizioni calibro 9x19 Luger/parabellum, disponibili e in dotazione solo ed esclusivamente alle forse dell’ordine e dell’Esercito Italiano, secondo la legge 110/1975 modificata nel febbraio del 1990. Secondo me, “episodi gravi” sono il modo superficiale di condurre le indagini su questi omicidi e soprattutto le menzogne della Polizia e dello stesso Veltroni, secondo i quali si sarebbe trattato di un semplice “regolamento di conti tra bande romene”.
Forse, i “gravi episodi di cronaca verificatisi a Roma” si riferiscono all’omicidio della signora Giovanna Reggiani. Un reato molto grave, ma l’unico imputato, Romulus Mailat, dev’essere considerato a tutti gli effetti innocente fino al verdetto di un giudice. Il caso Reggiani è stato vergognosamente strumentalizzato per subdole ragioni politiche sia dal capo della Polizia Vittorio Rizzi che da Walter Veltroni. Entrambi hanno riferito, mentendo, che la signora Reggiani è stata violentata, seviziata, sfigurata. Gli italiani devono sapere che queste menzogne non solo hanno ferito nel profondo la dignità di Giovanna Reggiani, ma hanno anche portato ulteriori sofferenze alla famiglia e agli amici della vittima.
Io non sono italiano, e del resto non ho idea se il termine “cronaca” possa essere usato anche come sinonimo di “reato”. Se “cronaca” viene usato nell’introduzione al decreto soltanto nel senso giornalistico di “cronaca nera”, allora è ravvisabile la gravità inaudita secondo cui il Governo Italiano emette dei decreti-legge a seconda di quanto riportano i media.
Nell’introduzione al decreto, vi sono altre diverse anomalie. Secondo il Governo Italiano, i motivi che dovrebbero autorizzare l’allontanamento dei romeni dal nostro Paese sarebbero l’aver tenuto comportamenti (“da parte del cittadino dell’Unione o di un suo familiare”) “che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l'incolumità pubblica”. L’introduzione parla di “comportamenti” anziché di “reati”, il che fa pensare non poco. E’ un’assurdità antidemocratica e non tipica del progresso e della civiltà europei, quella di punire dei “comportamenti”! Comportamenti che non vengono definiti in modo alcuno, e che di fatto rimandano all’interpretazione e alla volontà del prefetto per definirne la gravità. Un prefetto, però, non dimentichiamolo, non è un giudice; e d’altronde può benissimo commettere abusi. Il decreto deve parlare di reati, e definirli chiaramente, secondo le norme del Codice Penale italiano, proprio per non lasciare alcuna opportunità di abuso a chicchessia nell’amministrazione della giustizia. Il discorso dei comportamenti può andare incontro agli stereotipi negativi connessi alla comunità rrom e largamente diffusi in Italia, che catalogano i loro sforzi di sopravvivenza come “comportamenti antisociali”. Per quanto riguarda poi “i diritti fondamentali della persona”, non si capisce come un povero rrom possa violare questi diritti. Piuttosto un Governo, come quello italiano, può violare i diritti fondamentali di migliaia di persone. “Compromettere la dignità umana” è un’altra generalità del decreto praticamente vuota. Questo “reato” non è presente nel Codice Penale italiano, e lascia all’interpretazione – che spesso si concretizza in abuso – da parte del prefetto. Se mi mettessi un anello al naso, comprometterei forse io stesso la dignità umana? Effettivamente, a quel punto potrei essere espulso dall’Italia. Stesso discorso potrei fare per quanto riguarda “l’incolumità pubblica”.

Art.1. comma 1 - Si tratta di limitazione del diritto d’ingresso e soggiorno per motivi di ordine pubblico e pubblica sicurezza. In realtà, non è altro che una palese violazione delle direttive europee, che definiscono l’espulsione di un cittadino comunitario come una situazione eccezionale, attuata esclusivamente per ragioni di sicurezza nazionale.
Per esempio, la Gran Bretagna non ha mai espulso Roberto Fiore, sospettato di terrorismo, così come il giovane italiano che uccise il suo professore in un liceo inglese.
Oltretutto, se pensiamo ancora al decreto italiano, non sono definiti chiaramente i “motivi di ordine pubblico”. Se alzo lo stereo in piena notte, ho disturbato i vicini. Sarò espulso dall’Italia?

Nel decreto si utilizza poi la parola “reingresso”; dunque, si può evincere che la parola “ingresso”, all’art. 1 comma 1, fa riferimento esclusivamente a persone che entrano per la prima volta in territorio italiano e non hanno mai commesso un reato in questo Paese.

Art. 1 comma 1 e) – “Il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale per motivi di pubblica sicurezza è adottato con atto motivato dal prefetto territorialmente competente secondo la residenza o dimora del destinatario, e tradotto in una lingua comprensibile al destinatario, ovvero in inglese”. Ebbene, se questo decreto fa riferimento ai cittadini comunitari, allora il provvedimento di allontanamento dev’essere notificato nella lingua nazionale dell’interessato. La lingua romena, per esempio, è una lingua ufficiale in Unione Europea. I romeni devono ricevere il provvedimento di allontanamento in romeno. E’ altresì assurdo che non si faccia alcun riferimento alla lingua italiana. Nonostante un romeno non parli l’italiano, un avvocato incaricato di seguirlo e che pertanto voglia ricorrere in giudizio potrebbe, nel caso in cui il provvedimento venisse notificato in italiano, leggere e comprendere facilmente il documento. Questo provvedimento, di fatto, impedisce l’accesso libero alla giustizia: un diritto fondamentale dell’uomo. Il classico “foglio di via” dev’essere scritto in italiano e nella lingua nazionale dell’interessato (in romena, se l’interessato è romeno) che è considerata ufficiale in Unione Europea. Mai in una “lingua comprensibile”, che il decreto identifica essere la lingua inglese.

Art. 1 comma 1 e) “Il provvedimento di allontanamento indica il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale, che non può essere inferiore ad un mese dalla data della notifica, fatti salvi i casi di comprovata urgenza.” Un’altra eccezione. Una Democrazia non ammette eccezioni in materia legislativa. Poi, chi è a comprovare l’urgenza? Il prefetto, che non è un giudice. Quali sono le motivazioni della “comprovata urgenza”? Le stesse dell’introduzione: comportamenti, diritti fondamentali dell’uomo, dignità umana, incolumità pubblica. Tutte generalità vuote che non vengono definite in alcuna norma di legge italiana, e che legittimano gli abusi dei prefetti. Come si applicano queste disposizioni? Sulla base della legge sull’immigrazione. Be’, niente è più falso. I romeni sono cittadini comunitari a tutti gli effetti, e pertanto non possono essere soggetti alla legge sull’immigrazione. Loro non sono mai “immigrati” in Italia.
Questo comma non riporta inoltre alcun riferimento per quanto riguarda il diritto del cittadino comunitario di permanere su suolo italiano fin tanto che il suo processo di ricorso alla giustizia (nel caso in cui abbia impugnato il decreto di espulsione) non sarà concluso. Anche questa rappresenta una chiara violazione del suo diritto di difendersi. Se l’interessato si trova già in Romania, come può difendersi in un tribunale italiano? L’articolo 1 comma 8 dice: “Al cittadino comunitario o al suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, cui è stata negata la sospensione del provvedimento di allontanamento è consentito, a domanda, l'ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale per partecipare alle fasi essenziali del procedimento di ricorso, salvo che la sua presenza possa procurare gravi turbative o grave pericolo all'ordine pubblico o alla pubblica sicurezza”. Ebbene, chi decide quali sono le fasi essenziali del processo e quali no? Il questore, che rilascia o meno l’autorizzazione per la partecipazione al procedimento di ricorso da parte dell’imputato. Ancora una volta qualcuno che non è un giudice. Anche il questore può commettere abusi, e può decidere benissimo che il cittadino comunitario rappresenta “un grave pericolo per l’ordine pubblico”. Poi, se il romeno vince il ricorso, chi provvede alla liquidazione dei danni conseguenti l’espulsione? Il cittadino comunitario ha a quel punto perso il posto di lavoro in Italia; i suoi figli hanno ormai perso l’anno scolastico in Italia. Anche nel caso in cui egli torni in Italia, chi provvede alle spese di viaggio e trasloco per lui e la famiglia? Chi contesta una decisone di allontanamento deve avere il diritto di permanere in Italia fino a una deliberazione finale del Tribunale competente.

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Eccolo rispunta Scalfari. Stavolta contro Rodotà

autore:
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Ruspe ed espulsioni.La storia ritorna indietro nel tempo alle deportazioni di massa del 42?

Era prevedibile che Scalfari intervenisse come un orologio a difendere le misure adottate dal governo e l'operato del nuovo segretario del neo Partito Democratico. L'aveva già fatto ferocemente contro l'antipolitica di Grillo e dei ragazzi del Vaffaday tacciandoli di favorire svolte autoritarie e fasciste. Oggi si schiera nuovamente per difendere il decreto sulle espulsioni e lo stesso Veltroni dall'attacco di Rossanda e di Sansonetti che hanno definito fasciste le posizioni del sindaco di Roma riguardo al decreto. Ma Scalfari interviene con un lungo editoriale soprattutto per riparare, in qualche modo, alla "ferita" inferta al governo e a Veltroni il giorno precedente dal suo stesso quotidiano, con la pubblicazione di un argomentato articolo severamente critico, firmato da Stefano Rodotà, eccellente giurista......continua

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Ferrero: «Bloccare l'arrivo dei rom in Italia»

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ROMA (25 settembre) - Bisogna fermare l'arrivo dei rom in Italia. L'appello questa volta non arriva da un esponente del centrodestra che protesta contro la politica sull'immigrazione del governo, ma dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Prc). Uno stop all'afflusso dei rom, secondo Ferrero, è necessario per consentire una corretta integrazione e per evitare episodi di "rigetto" da parte delle comunità italiane.

Con questo obiettivo, è stato attivato un tavolo di confronto tra le autorità del governo di Bucarest e il ministero della Solidarietà sociale. Lo rende noto un comunicato del dicastero guidato da Ferrero, che ha incontrato una delegazione rumena guidata dal segretario di Stato e presidente dell'Agenzia nazionale rumena per i rom, Gruia Bumbu.

Dalla Romania, ha poi sottolineato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, intervenendo in commissione Affari costituzionali al Senato, «è in atto un vero e proprio esodo di rom», che si spostano «per le condizioni di vita. Il governo romeno è molto attento a collaborare, ma deve rendersi conto che ci sono interazioni tra i Paesi comunitari».

Ferrero invece «ha espresso grande preoccupazione, oltre che per le condizioni di vita delle popolazioni nomadi, per le conseguenze che l'accresciuto afflusso di rom in Italia sta provocando nel tessuto sociale delle nostre comunità locali». «Se l'obiettivo è la piena integrazione dei rom - ha affermato il ministro - è assolutamente indispensabile che il loro afflusso in Italia venga limitato e che si possa quindi intervenire in maniera efficace nei confronti dei 150.000 rom che già risiedono nel nostro Paese».

«Occorre quindi - ha sostenuto ancora il ministro della Solidarietà sociale - che il governo rumeno collabori strettamente con quello italiano per costruire un quadro realistico di interventi, a partire proprio da uno sforzo congiunto inteso a stabilizzare e regolare la presenza di queste comunità in Italia. Gli stessi interventi finanziari quest'anno il ministero della Solidarietà sociale ha stanziato 4 milioni di euro)potranno in futuro essere aumentati e accrescere la loro efficacia soltanto nel quadro di una situazione stabilizzata».

Amato: per espellere non serve una condanna. «Se una sentenza penale non è ragione di espulsione, ciò non significa che per espellere qualcuno ci voglia una sentenza di condanna - ha detto il ministro Amato - Quando si fermano personaggi come quelli presi nei giorni scorsi dalla mobile romana, responsabili di stupri a Tor Vergata, anche se non dovessero essere condannati io li espellerei».

«Per la sicurezza servono più risorse e forze fresche». Sulla sicurezza «le risorse contano più delle norme, e questo è un compito che spetta alla Finanziaria. Da parte nostra, noi cerchiamo di rendere disponibili il più possibile uomini attraverso una mobilità sia interna che esterna - sostiene Amato - Ad esempio, 2-3.000 unità si possono tirar fuori facendo fare al personale civile le pratiche che ora vengono svolte dai poliziotti. Ma si può anche ricorrere alla mobilità esterna, prendendo 700 persone tra civili della Difesa e alcuni marescialli (ce ne sono 25.0000 in esubero) in modo da riempire i vuoti dei ruoli tecnici». Ma, sottolinea il ministro, «serve gente nuova, perché l'età media delle forze dell'ordine continua a salire. La legge sull' esercito professionale rischia di perdere uno dei suoi capisaldi, e cioè che dopo la ferma i volontari si possano ricollocare nei ruoli di polizia, carabinieri e finanzieri. Almeno 4.000-4.500 unità possono entrare così, per dare a noi sangue fresco».

«No all'indiscriminato accesso di tutti i vigili urbani alle banche dati del Viminale» sostiene Amato, che si è soffermato sulle richieste dei sindaci per avere più poteri in materia si sicurezza. Si può pensare, ha spiegato Amato, «ad un migliore coordinamento con il prefetto. Ad esempio, si può prevedereche il sindaco, quando adotta ordinanze che hanno effetti restrittivi su alcune attività, ne informi il prefetto, che valuta le forze necessarie per applicare le misure; e il prefetto poi convoca i sindaci dei paesi limitrofi per vedere come affrontare il problema».

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=9769&sez=HO...

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