scuola
Cobas, 150mila in corteo a Roma
Ven, 23/10/2009 - 13:51Lo sciopero riguarda trasporti, scuola, P.A., sanità, vigili del fuoco e settore privato
Le richieste: "Stop ai tagli, fondi per i contratti, stabilizzazione dei precari"
A Roma la protesta va avanti fino alle 17 e ricomincia alle 20 anche per metro e ferrovie
ROMA - "Unificare le lotte per non pagare la crisi". Dietro questo striscione, centocinquantamila persone, secondo gli organizzatori, stanno manifestando a Roma per lo sciopero generale indetto dai sindacati di base dei Cobas Rdb e Sdl. Numerose le richieste della piattaforma dello sciopero, che oltre ai trasporti riguarda anche scuola, pubblica amministrazione, sanità, vigili del fuoco e settore privato: tra le altre, blocco licenziamenti e riduzione orario di lavoro a parità di salario; aumenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per tutti. Manifestazioni sono in corso anche in altre città.
Il corteo di Roma, partito da piazza della Repubblica e diretto a piazza San Giovanni, si concluderà con gli interventi del coordinatore nazionale delle Rdb-Cub, Paolo Leonardi, di Piero Bernocchi (Cobas Scuola) e di Fabrizio Tomaselli (Sdl, presente nel trasporto aereo). Unico partito che ha aderito è quello di Rifondazione comunista, con il segretario Paolo Ferrero che ha sfilato.
Tra i manifestanti, lavoratori della Sanità, metalmeccanici, insegnanti, vigili del fuoco e movimenti di lotta per la casa, venuti da tutta Italia. Nel pomeriggio, alle 15, lo spezzone della scuola si sposterà sotto il ministero della Pubblica istruzione per avanzare le proprie richieste: "Stop ai tagli, fondi per i contratti, stabilizzazione dei precari".
Per Leonardi, lo sciopero generale di oggi è "pienamente riuscito" con un'alta adesione nel trasporto pubblico locale, nella scuola e nella pubblica amministrazione. "Molti uffici pubblici - sostiene il leader delle Rdb-Cub - sono rimasti chiusi. In piazza sono presenti anche rappresentanti "di alcune fabbriche in lotta come l'Alfa di Pomigliano o Arese".
L'articolazione della protesta. Nel trasporto aereo, dopo l'intervento del ministro Altero Matteoli lo stop sarà di sole 4 ore, dalle 12 alle 16. Alitalia ha fatto sapere che per ridurre al minimo i disagi degli utenti ha deciso di cancellare preventivamente 6 voli dell'operatore AirOne cityliner. I 190 passeggeri coinvolti sono stati imbarcati su altri voli.
Nel trasporto ferroviario gli addetti agli impianti fissi ed uffici si fermeranno per l'intera giornata; il personale addetto alla circolazione dei treni si asterrà dal lavoro per 4 ore, fino alle 15. Le ferrovie dello stato hanno comunicato che nessun convoglio a media e lunga percorrenza sarà cancellato e, per quanto riguarda il trasporto locale, lo sciopero non interesserà le fasce a maggiore mobilità pendolare.
Nel trasporto pubblico locale e nel trasporto merci e logistica, lo sciopero sarà articolato a livello territoriale col rispetto delle fasce protette, che variano da città a città. L'agitazione nel trasporto marittimo riguarderà la giornata di oggi e durerà fino alle 8 di domani. I collegamenti con le isole minori saranno interrotti fino alla mezzanotte.
Nella Pubblica amministrazione (scuola, università, ricerca, ministeri, enti locali, parastato, agenzie fiscali, presidenza del consiglio) lo sciopero riguarderà l'intera giornata. La sanità si fermerà dall'inizio del primo turno del 23 alla fine dell'ultimo turno dello stesso giorno. Quanto ai vigili del fuoco, il personale turnista nel servizio operativo e aeroportuale si fermerà dalle 10 alle 14, mentre il personale a servizio giornaliero si fermerà per l'intera giornata.
Nel settore privato lo sciopero riguarderà l'intero orario di servizio. I turnisti delle centrali di produzione elettrica e idroelettrica sono in sciopero da ieri al 27 ottobre, con astensione dell'intero turno.
Le città. A Roma lo sciopero degli autobus è in corso dalle 8,30 e si concluderà alle 17 per poi ricominciare alle 20 e fino alle 24. Per consentire la partecipazione alla manifestazione nazionale, nella capitale la metropolitana e le ferrovie concesse si fermeranno soltanto dalle 20 alle 24.
A Milano, alle 11.30 la percentuale di adesione allo sciopero per i mezzi pubblici di superficie sarebbe stata pari al 28%. Atm segnala ritardi e rallentamenti per tutte le linee che transitano dal centro città a causa della manifestazione degli studenti. Proseguono invece a circolare regolarmente le tre linee metropolitane. La prima fascia dell'agitazione si concluderà alle 15, quando inizierà la fascia di garanzia ed i mezzi circoleranno regolarmente anche in superficie fino alle 18.
A Napoli, la percentuale di mezzi dell'Anm rientrati nei depositi, alle prima rilevazione, sarebbe stata pari all'11,62%. Quindi circolano 9 bus su 10 in città. Circa 200 persone stanno partecipando a Palermo alla manifestazione organizzata dai sindacati e dal coordinamento precari della scuola. A Torino, secondo gli organizzatori, l'adesione degli autisti di bus e tram allo sciopero è del 25%; per l'azienda parla del 20% degli autisti e di disagi molto contenuti.
Leonardi è convinto che anche oggi, come avvenne nella precedente mobilitazione generale dei sindacati di base del 17 ottobre dello scorso anno, si riuscirà ad arrivare a quasi due milioni di adesioni. "Si intravede un nuovo soggetto sindacale capace di dare filo da torcere a Cgil, Cisl e Uil - ha affermato Leonardi -. L'obiettivo è quello di riunificare il mondo del lavoro e rilanciare il conflitto".
(23 ottobre 2009)
Sgomberato GIAP a sanlorenzo, mercoledì 14 ore 18.00 assemblea pubblica
Mar, 13/10/2009 - 11:09SGOMBERATO GIAP A SANLORENZO
Oggi alle 7:20 di mattina, è stata sgomberata GIAP, l'occupazione che da sabato mattina cercava di riqualificare i locali, abbandonati da almeno 15 anni, fra via degli Ausoni e via dei Sabelli. Lo spiegamento messo in campo dalle forze dell'ordine è stato particolarmente imponente, circa 250 agenti. Una novità per un'occupazione che non era a scopo abitativo, e che durava da appena 3 giorni. Nonostante non siano ancora del tutto note le motivazioni che hanno portato ad un intervento così massiccio, è facile immaginare che dietro vi sia il solito intento speculativo da parte della proprietà. Piuttosto che affrontare le questioni sociali che Giap si proponeva di portare all'attenzione della cittadinanza, le istituzioni e le forze dell'ordine preferiscono, ancora una volta, reprimere il dissenso e tutte quelle soggettività che tentano di sottolineare le contraddizioni interne al sistema, che cercano di ricomporre una classe che ha cambiato le sue connotazioni, ma che vive un disagio profondo a cui le istituzioni non sono in grado di dare una risposta che non sia la repressione e il subdolo tentativo di imbavagliare il dissenso.
La stretta repressiva contro le lotte sociali che attraversano la città mostra quanto le istituzioni siano insensibili ai veri problemi sociali. Questa mattina il dispiegamento di forze dell'ordine faceva immaginare che si stesse organizzando una operazione per sgominare una organizzazione criminale. Ma i criminali sappiamo bene da che parte stanno. Noi siamo studenti, precari, lavoratori che resistono alla speculazione, allo sfruttamento, alla repressione e che tentano di coinvolgere l'intera cittadinanza nella costruzione di una società differente.
Mercoledì 14 ottobre assemblea pubblica ore 18.00 nello spazio antistante all'occupazione GIAP (via degli Ausoni angolo via dei Sabelli)
Giap si aggira nella metropoli
è arrivato giap, nuova occupazione a sanlorenzo
Sab, 10/10/2009 - 10:39ARRIVA GIAP. NUOVA OCCUPAZIONE A SAN LORENZO
Oggi 10 ottobre precari, studenti, lavoratori hanno occupato uno stabile sfitto da anni nel cuore di San Lorenzo, in via degli Ausoni angolo via dei Sabelli. In un pressante periodo di attacco alle lotte sociali, muoviamo i primi passi di quest'esperienza consci che l'alternativa politica da proporre come momento di frattura passa da un rilancio immediato dei movimenti; nel recupero di uno stabile abbandonato al degrado e alla speculazione crediamo si possa costruire un primo momento di intervento e relazione col quartiere, rilanciando sull'idea di una convivenza sostenibile che affronti i quotidiani problemi di ogni soggetto.
Giap è un'officina resistente, un cantiere aperto per costruire una socialità diffusa nell'anno in cui la crisi economica morde di più. Giap è un progetto che mira a dare risposta alle mille problematiche oggi dimenticate nella giungla della metropoli: l'emergenza abitativa, gli abusi e gli sfruttamenti nei luoghi di lavoro, il degrado del sistema formativo. Nell'intento di riorganizzare una lotta dal basso proponiamo: la creazione di uno sportello sul lavoro, che si avvalga di consulenza sindacale e metta a disposizione il sostegno attivo nelle vertenze sui luoghi d'impiego; uno sportello casa che dia risposte concrete al caro-affitti, al subaffitto, allo strozzinaggio legalizzato in quartiere dove trovare alloggio comporta spese insostenibili; uno spazio a tutti gli studenti per rispondere alle loro necessità di socializzazione e autogestione; una ludoteca popolare che aiuti le famiglie, in particolar modo le donne, scongiurando la possibilità di rivolgersi a strutture private dai prezzi inaccessibili; una sala aperta alle molteplici esigenze del quartiere.
Invitiamo i cittadini, i movimenti, le associazioni e le forze politiche a partecipare all'assemblea pubblica di presentazione che si terrà nei locali occupato mercoledì 14 ottobre a partire dalle ore 18:00.
Roma 10 ottobre 2009
GIAP – Officine di Resistenza Metropolitana
Palestina - Lotta contro l'aumento delle tasse studentesche e per un'educazione gratuita
Mer, 23/09/2009 - 11:01Il PSAF fa appello per un'educazione gratuita e per la fine dell'aumento delle tasse studentesche
6 settembre 2009
tratto da: http://www.pflp.ps/english/
Il Fronte di Azione degli Studenti Progressisti (PSAF) della Libera Università Al-Quds a Ramallah ha chiesto che l'amministrazione dell'università diminuisca il carico fiscale che pesa sugli studenti, che riduca le tasse studentesche e i costi dei libri di testo, facendo appello per una educazione gratuita per gli studenti palestinesi.
Il PSAF ha lanciato l'appello il 5 settembre del 2009 facendo gli auguri a tutti gli studenti ed ai lavoratori delle facoltà e delle università in occasione dell'inizio del semestre, malgrado le difficili condizioni che subisce il nostro popolo – l'assedio, l'occupazione e la povertà, che incidono pesantemente sulla possibilità degli studenti di pagare tributi ed altri costi come tasse studentesche, libri di testo e trasporti.
Il PSAF ha affermato che in questo momento l'aumento delle tasse che gravano sugli studenti e sulle loro famiglie non può far altro che approfondire le sofferenze provocate dall'assedio, dall'occupazione e dalle politiche economiche che puniscono i poveri e le classi popolari. Ha poi aggiunto che la decisione dell'amministrazione dell'università di alzare le tasse alle nuove matricole nonché a quelli già iscritti non è stata discussa dagli studenti, e che le organizzazioni e i sindacati studenteschi stanno progettando di organizzare azioni e di mobilitarsi contro l'aumento delle tasse.
Inoltre, il PSAF ha dichiarato che queste decisioni marginalizzano gli studenti e che decidere autoritariamente l'innalzamento delle tasse studentesche è una rottura del contratto esistente tra gli studenti già iscritti e l'università.
Il PSAF ha fatto appello agli studenti affinché partecipino agli incontri che si stanno organizzando per progettare una risposta collettiva degli studenti all'aumento delle tasse e per rifiutare la decisione dell'università di ignorare la voce degli studenti e di aumentare il carico finanziario che pesa su di essi.
Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org
scuola: Presidio nazionale a ROMA del coordinamento precari scuola
Mer, 09/09/2009 - 23:56A Roma dopo le barricate sul tetto dell'ex proveditorato si è scesi in piazza. Il sette settembre scorso un corteo non autorizzato del coordinamento precari scuola
con alcuni cobas, si è spostato sotto al Ministero. Si chiede il ritiro dei tagli, il ripristino dei posti cancellati e le dimissioni della Gelmini.
I manifestanti dormono in tende e camper davanti al ministero quindi. Il presidio resistente è nazionale.
Gruppo Anarchico "Senza Patria", Benevento. Precari... ancora uno sforzo!
Mar, 08/09/2009 - 13:01Benevento. Precari... ancora uno sforzo!
*
Di seguito il volantino che è stato distribuito in piazza Gramazio, a Benevento, dov'è situato l'Ufficio Scolastico Provinciale, il cui tetto è occupato da oltre una settimana da un gruppo di precarie della scuola che si oppongono ai tagli finanziari alla scuola operati dalla riforma Gelmini.
*
PRECARI... ANCORA UNO SFORZO!
Care e cari compagne/i precari/e della scuola, compagni perché una condizione di subordinazione sociale ci accomuna in questo mondo,
mi chiamo A. (l’anonimato è necessario per tutelarmi da quelli che forse qualcuno di voi, purtroppo, non reputa dei cani in divisa) e sono quello che potrebbe definirsi il prototipo classico del precario.
Oltre a studiare ancora, lavoro in un call center per una grossa compagnia telefonica nazionale. Ho un contratto a progetto della durata di 5 mesi.
In realtà non si tratta che di carta igienica. Le mie condizioni di lavoro non corrispondono affatto a quelle descritte nel contratto. Guadagno 3,50 euro LORDI all’ora, meno del minimo sindacale nazionale. Se non lavoro perché malato non guadagno. Non ho ferie di alcun tipo, figurarsi parlare di tredici o quattordicesima.
Naturalmente tutto ciò non risulta dai registri delle istituzioni preposte alla tutela dei lavoratori. Le ispezioni, quando ci sono, vengono concordate con l’azienda, questo significa semplicemente che quel giorno dalla direzione ci dicono di aspettare in strada fino alla dipartita degli ispettori.
I miei padroni ritengono che, nel momento in cui io o i miei colleghi non stipuliamo contratti telefonici con i clienti (a cui rompiamo l’anima per giorni), non siamo produttivi, nonostante noi in pratica gli regaliamo 8 ore della nostra vita. Tutti i giorni. Per un lavoro socialmente inutile, alienante e monotono (8 ore a ripetere sempre le stesse frasi ai malcapitati dall’altro lato della cornetta con le telefonate che partono dal computer in automatico ogni 15 secondi), fastidioso (siamo maledetti da tutti quelli che contattiamo telefonicamente ad ogni ora del giorno e della notte… sarà capitato anche a voi). E non ci licenziano direttamente (naturalmente da contratto non possono perché in teoria noi siamo dei “liberi professionisti”), ma ci costringono alle dimissioni nel momento in cui ritengono che “la nostra resa sia calata”.
Venendo a Noi. Ho seguito le vostre “lotte”, la vostra “occupazione” del tetto dell’USP, il vostro (con tutti i suoi limiti) darvi da fare. Ma, nonostante nello scontro tra Lavoro e Capitale io stia sempre dalla parte di chi è sfruttato, non posso solidarizzare attivamente con voi che piano piano non solo volete stringervi la corda al collo con le vostre stesse mani, ma che, con le vostre “lotte” rivendicative e riformiste, non fate che tracciare un sentiero che atrofizza ogni tipo di reale attrito con l’esistente delle altre categorie lavorative e non, oltre a diventare nemici di voi stessi e dei vostri interessi.
Di questa società e dei suoi meccanismi nulla va salvato. Non ci si può battere contro il lavoro precario rivendicando la schiavitù salariale a tempo indeterminato. Io non voglio che i miei padroni mi assumano a tempo indeterminato per fare l’operatore telefonico. Voglio vedere bruciare i call center perché dannosi per la mia e l’altrui salute. E lo stesso vale per la scuola dello Stato, così come la scuola dei preti, o quella dei Berlusconi. L’unica scuola che mi piacerebbe vedere funzionare è quella autogestita da chi la vive e finalizzata allo sviluppo pieno delle potenzialità di ogni individuo (l’insegnamento è un processo reciproco tra alunno e insegnante), e non asservita agli interessi dello Stato e del Capitale, volta alla formazione di eserciti di schiavi.
Il vostro presidio è diventato una passerella per i politici locali e nazionali di ogni colore, e mi ha rattristato parecchio che nessuno di voi gli abbia, come minimo, sputato in faccia. I toni con la polizia sono stati sempre pacati o addirittura amichevoli, ma ricordate che saranno le divise a privarvi della libertà quando la vostra lotta sarà stata recuperata dalle istituzioni e vi troverete senza soldi e senza lavoro costretti a “rubare” per sfamare i vostri figli.
Continuate a chiedere tavoli istituzionali per trattare non si sa bene cosa, ma non vi siete accorti che i tempi delle trattative sono finiti da parecchio e che è giunto il momento di ribaltare qualsiasi tavolo o di chiederne solo per romperli in testa ai padroni o per alzare le barricate (vere) nelle strade e nelle piazze!?
Un salto qualitativo nella lotta è necessario se non si vuole essere schiacciati dal nemico con cui non si può che arrivare ai ferri corti.
Spero di incontrarvi sulle barricate insieme ai miei compagni.
Contro lo Stato e contro il Capitale. Per la Rivoluzione Sociale.
Gruppo Anarchico “Senza Patria”, Benevento
Sit-in dei precari della scuola a Perugia
Sab, 05/09/2009 - 17:28Oggi, sabato 5 settembre, presso la prefettura di Perugia, come in molte
altre città italiane, si è svolta una iniziativa di protesta (No Gelmini
Day) di precari/e e non, della scuola.
Di fronte all’evidenza dei tagli che hanno frustrato le legittime
aspirazioni occupazionali di centinaia di insegnanti e ATA della
provincia, e di quelli che si prospettano nei prossimi due anni, è
necessario costituire una piattaforma permanente di mobilitazione
finalizzata al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
● No ai tagli Gelmini-Tremonti, ma più risorse per la difesa ed il
potenziamento della qualità di una scuola pubblica per tutti e tutte
●Assunzione a tempo indeterminato per la copertura di tutti i posti
disponibili e vacanti, oggi assegnati con forme contrattuali
ingiustificatamente precarie.
● Difesa degli organici e mantenimento dei posti numericamente necessari
ad un normale e qualificante funzionamento della scuola.
● Tutela delle norme che garantiscono la sicurezza negli edifici
scolastici (che accolgono attualmente un numero non a norma di alunni
rispetto agli indici di funzionalità didattica e igienici).
Questi obiettivi si possono raggiungere solo con la partecipazione alle
mobilitazioni di tutte e tutti, precari e non, già a partire dalle
prossime iniziative:
GIOVEDI’ 10 SETTEMBRE ALLE ORE 10 PRESIDIO c/o Istituto Giordano Bruno –
Perugia
Per un Movimento Umbro in difesa della scuola pubblica
Lotta dei precari della scuola - Roma
Dom, 30/08/2009 - 21:01IL COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA ROMA,
IN CONTINUITA’ CON LE INIZIATIVE GIA’ INTRAPRESE DAI PRECARI IN TUTTA ITALIA,
RILANCIA LA MOBILITAZIONE
E PROMUOVE LO STATO DI AGITAZIONE
ANCHE A ROMA DAL 31 AGOSTO AD OLTRANZA
CONTRO LE POLITICHE SCOLASTICHE DEL GOVERNO BERLUSCONI
In occasione della ripresa delle convocazioni per le supplenze annuali e come apertura simbolica di un anno scolastico che vedrà la falcidia di molti lavoratori precari e il definitivo sfacelo della scuola pubblica statale, il Coordinamento Precari Scuola-Roma riprende le proteste in difesa della scuola pubblica statale e contro la precarietà dando vita a “volantinaggi-megafonate” informative della gravissima situazione, presso tutte le scuole polo romane e l’Ufficio Scolastico provinciale a partire da lunedì 31 agosto e per tutta la durata delle assegnazioni.
Contro la pesantissima mannaia governativa “ammazza scuola pubblica con tutti i suoi precari,” che ha colpito anche le scuole di Roma e provincia e per protestare contro il numero irrisorio di immissioni in ruolo le mobilitazioni continueranno ad oltranza fino a quando qualcuno non ci darà garanzie reali circa il nostro futuro lavorativo e quello di una scuola pubblica statale, libera, pluralista, laica e gratuita per tutti e tutte.
Il 7 settembre alle 15,00 inizierà un “assedio pacifico” dell’ Ufficio Scolastico Provinciale di Via Pianciani e in quell’occasione si terrà un’ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA
PER CONTINUARE A CHIEDERE CON DECISIONE
il ritiro dei tagli alla scuola pubblica,
il ritiro della pdl Aprea
l'assunzione di tutti i precari/e
E PER ORGANIZZARE INSIEME FORME DI LOTTA PIU’ INCISIVE
Si invitano a tutte le iniziative di protesta docenti, Ata, genitori, studenti medi ed universitari e tutti coloro che hanno a cuore il futuro della scuola pubblica statale
Per contatti
Coordinamento Precari Scuola – Roma
contatti: http://docentiprecari.forumattivo.com;
[scuola] Giuseppe Caliceti, Bocciare, bocciare, bocciare
Gio, 16/07/2009 - 12:29Bocciare, bocciare, bocciare
Giuseppe Caliceti
Lo dico subito: per me bocciare un ragazzino – che è ancora all'interno di un processo di apprendimento – è come sparare sulla Croce Rossa. È un autogol. È come dichiarare che si è fallito. Figurarsi cosa posso pensare di chi è felice se i bocciati aumentano perché così ci sarebbe più rigore! C'è niente di più misero? Eppure da un po' di tempo, anche a scuola, il vento è cambiato.
Andiamo con ordine. Estate. Invece di mandare in vacanza la sua bocca, il ministro Gelmini si dedica al suo sport preferito: cavalcare per l'ennesima volta la parola "meritocrazia". Come si fa infatti, dopo aver tagliato selvaggiamente fondi e docenti della scuola pubblica, a tentare di giustificarne un finto miglioramento? Semplice: prendendosela con i ragazzi. Punendoli. E, indirettamente, con le loro famiglie, con i docenti, con se stessi. In una parola: bocciando.
Come dimostrano tutte le vicende di Papi-Berlusconi con le sue veline, il Governo in carica non è minimamente interessato né alla democrazia né alla meritocrazia. Eppure nel Paese dei Balocchi di un premier-Pinocchio, la fatina Turchina – scusate, la fatina Gelmini, – seguendo l'esempio di Mangiafuoco Brunetta, continua a raccontarci la favola bella – e che ancora illude tanti italiani, troppi – di una meritocrazia che tutto dovrebbe salvare. Fuori e, quel che è peggio, anche dentro alla scuola pubblica.
L'occasione retorica? I recenti dati sull'aumento del numero dei bocciati nella scuola pubblica italiana – i dati delle private e dei vari corsi a pagamento naturalmente non fanno testo, lì i diplomi hanno un prezzo. Possiamo parlare di un record: 15000 bocciati. Alle superiori oltre il 3% in più rispetto allo scorso anno scolastico (erano il 2,5%). Il maggior numero negli istituti professionali, dove il 23% degli studenti non passa all'anno successivo. Seguono gli istituti tecnici con il 16,3% e gli artistici con il 16%. I più bravi sono i ragazzi del liceo classico (ma va?), seguiti da quelli del liceo scientifico e linguistico.
E per chi non è stato bocciato, la parola d'ordine resta una: recuperare. Sono infatti 30 mila gli studenti in più (sospesi) che hanno riportato almeno una insufficienza. E dovranno, quindi, recuperare entro l'inizio del prossimo anno scolastico il "debito formativo" (e fa un po' ridere questa parola, "debito", in bocca a chi ha solo saputo "tagliare". E alle medie? Stessa musica: 12 mila respinti in più, un vero record. E magari quest'altro anno, se siamo fortunati, si migliora ancora e si fa una bella strage di innocenti modello Erode anche negli asili e nelle scuole elementari.
Beh, di fronte a questi dati catastrofici, che fa la fata Gelmini? Un minimo di autocritica? Qualche dubbio? Neppure per sogno! Anzi, per lei questi sono numeri magici che si prestano a imbambolare mamme e papà italiani con nuove e raggianti frasi di propaganda per la scuola del Paese dei Balocchi. "Una scuola che promuove tutti è una scuola che non fa il bene del ragazzo", commenta visibilmente soddisfatta la fatina. E aggiunge: "Non fa mai piacere quando il ragazzo viene bocciato, ma la scuola deve assumere il compito di educare e anche segnalare quando ci sono delle lacune. Bisogna quindi premiare chi si impegna durante l'anno. Perchè ci deve essere una differenza tra chi si dedica allo studio e chi invece no".
Sono parole così ovvie che a prima vista potrebbero apparire sensate. Non lo sono. Chi è bocciato è un asino: questo sostiene la finta fatina. Troppo poco per un Ministro all'Istruzione di una scuola pubblica. E chi fa propaganda sulle bocciature? Non è un asino ma un eroe? Ma non scherziamo! La verità è che le bocciature sono la classica foglia di fico che evidenzia le vergogne della riforma Gelmini.
Non potendo conciliare qualità dell'insegnamento con i tagli selvaggi, la finta-fatina fa retorica d'accatto senza ritegno. La meritocrazia è solo un riflesso condizionato di un'impostazione di società e di scuola tipicamente economicista: lo Stato-Azienda, la Scuola-Azienda. La formulazione è lapalissiana: dare più soldi e prestigio a chi lavora meglio, darne meno a chi lavora peggio. Crea consenso, certo. Tutti sono d'accordo. Finché riguarda gli altri. Quando poi si inizia a indagare su cosa sia il meglio o il peggio, soprattutto nella scuola, le cose si complicano.
Prendiamo i docenti. Don Milani, Loris Malaguzzi o Gianni Rodari, oggi, sarebbero considerati studenti o docenti meritevoli? O, piuttosto, facinorosi? Insomma, patetiche rassicurazioni della Gelmini a parte, le domande su una scuola italiana sempre più tartassata rimangono. Sempre più drammatiche e urgenti. Soprattutto quelle riguardo alla qualità, sempre più scadente. E alle difficoltà sempre più grandi, sia per chi sta da una parte e sia per chi sta dall'altra parte della cattedra.
Per esempio, quante volte un docente riuscirà a fare il giro delle interrogazioni con più di 30 alunni in una classe? Risolvere tutto con i quiz come accade con l'Invalsi? Optare per una Maturità a punti come con la patente? E se i nostri figli non imparano ad esporre le loro argomentazioni? A parlare in pubblico? Con tutti i tagli di personale della scuola pubblica Gelmini come conta di garantire la continuità didattica? I tagli sono per caso un regalo alle scuole private che avranno manodopera a basso costo?
Ormai lo sappiamo: la finta fatina Gelmini, quando parla di qualità della scuola, ha in mente solo un modo per tenere in riga gli studenti con bocciature e voti in condotta – come fossero tanti soldatini, tante bamboline. Non vi ricorda nessuno?
[scuola] Cosimo Scarinzi, Onda o risacca?
Sab, 04/07/2009 - 01:49Onda o risacca?
L'anno scolastico che si sta concludendo è stato caratterizzato fra l'altro dal cosiddetto movimento No Gelmini. Il movimento, che è cresciuto costantemente dal primo giorno di scuola almeno sino alla fine di ottobre, in particolare nelle elementari, nasceva dalla preoccupazione per i quasi 8 miliardi di euro di tagli contenuti nell'articolo 64 della legge 133, approvata il 6 agosto 2008.
I timori, non solo dei docenti, ma anche degli alunni e delle loro famiglie, non venivano certo dissipati dalla bozza di Piano Programmatico presentata dal Ministero dell'Istruzione a fine settembre e dal decreto legge 137 del 1° settembre (dal 29 ottobre Legge 169). Appariva subito chiaro che "la riforma" nulla aveva a che vedere con i grembiulini, sui quali pure la stampa si andava interrogando. In estrema sintesi i testi di legge prevedevano:
- Tagli economici (art. 64, L 133): "economie di spesa, non inferiori a 456 milioni di € per il 2009, a 1.650 milioni di € per il 2010, a 2.538 milioni di € per il 2011 e a 3.188 milioni di € dal 2012."
- Tagli per i lavoratori (Piano Programmatico, pag. 14): 44.500 non docenti e 87.341 docenti in meno nel triennio 2009-2012 (circa 30.000 per ognuno dei tre ordini di scuola). In totale 131.841 precari non vedrebbero riconfermato il proprio contratto.
- Per tutti gli ordini di scuola:
* Aumento degli alunni per classe: (c.1, art.64, L.133): "sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente".
* Docenti più flessibili (c.4, art.64, L.133): "accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti."
* Chiusura delle "piccole scuole," (P.P. pag. 9): "un minimo certo del 15% e un massimo probabile del 20%, non potrà funzionare come istituzione autonoma."
- Nella scuola d'infanzia (P.P. pag. 6): "...anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità di personale docente per sezione."
- Nella scuola primaria (P.P. pag. 6): "Classi affidate ad un unico docente per un orario di 24 ore settimanali." Insegnerà l'Inglese alle elementari il docente unico, grazie ad un corso di 150/200 ore (pag.7). Dall'art.4 della L.169: "si tiene conto delle esigenze… delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola… in ogni caso senza maggiori oneri per la finanza pubblica."
- Nella scuola media (P.P. pag.8): "L'orario obbligatorio delle lezioni è definito, in via ordinaria, nella misura di 29 ore settimanali." Vengono cancellati i laboratori.
- Nella scuola superiore (P.P. pag. 8): l'orario "nei licei classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane sarà pari ad un massimo di 30 ore settimanali…Per tecnici e professionali non potrà essere superiore a 32 ore, comprensive del laboratorio."
La "riforma della scuola," vista da vicino, appariva a tutti poco più di un piano di soli tagli, pensato per risparmiare sulla cultura e sul futuro di bambini e ragazzi.
Intanto si decideva di spendere sempre di più per armamenti (14 miliardi per 131 nuovi cacciabombardieri Joint Strike Fighters, una nuova portaerei), per aprire il rubinetto dei finanziamenti per quel ponte sullo stretto che non vedrà mai la luce o per regalare un'Alitalia senza debiti ai "soci italiani."
L'autunno caldo della scuola
La mobilitazione parte dalle prime spontanee manifestazioni cominciano a costituirsi primi sporadici gruppi "di resistenza", un po' in tutta Italia, quasi sempre al di fuori delle realtà sindacali e politico-istituzionali. Si tratta certo, di docenti e non docenti precari, ma si tratta anche di insegnanti di ruolo, che mettono al primo posto non tanto la difesa del proprio posto di lavoro, che non corre pericolo, ma la qualità della scuola e dell'insegnamento. È principalmente grazie a questi piccoli nuclei di resistenza che i reali contenuti della riforma vengono "divulgati" a tutti: agli alunni, alle famiglie, ai cittadini in generale. Non c'è bisogno di fare "polemica politica," basta riassumere fedelmente cosa dicono gli articoli di legge per mostrare chiaramente a tutti che, piacciano o meno professori e bidelli, il programma Gelmini-Tremonti danneggia tutti coloro che non potranno permettersi una scuola privata.
La diminuzione del tempo scuola, ad esempio, mette in difficoltà soprattutto quelle famiglie nelle quali lavorano entrambi i genitori e non è un caso se le presenze alle manifestazioni di dissenso, in queste prime settimane di scuola, si moltiplicano in maniera esponenziale soprattutto nel nord Italia.
Ottobre è il mese sul quale vale la pena soffermarsi maggiormente, perché ritengo costituisca il momento più alto del Movimento della scuola, quello durante il quale si ha la chiara percezione che anche un governo monolitico, con una maggioranza schiacciante, possa essere costretto a ritirare i propri provvedimenti.
Dalla "base" si decide di prendere parte a tutti i momenti di protesta, a prescindere da quale organizzazione sindacale li proclami e questa è la ricetta che garantisce la riuscita degli scioperi e delle manifestazioni del 17 (2) e del 30 ottobre (3).
Proprio il 30 ottobre il movimento, giunto al culmine, sconta la sua principale ambiguità e cioè la delega che, in qualche modo, ha dato ai sindacati. CISL – UIL - SNALS e Gilda firmano sia il contratto della scuola che un protocollo sulla riforma della contrattazione. Le ragioni dell'apparato predominano su quelle del movimento. Nulla di sconvolgente se vogliamo ma una frattura che attraversa il corpo del movimento.
Ancora il 12 dicembre è il giorno dello sciopero generale di tutte le categorie proclamato sia dai sindacati di base che dalla CGIL, che non gradisce gli incontri separati tra governo e la coppia CISL – UIL.
È chiaro a tutti che, visto il clima generale, sarà il movimento della scuola a dover svolgere il ruolo di protagonista.
Non è un caso se il pomeriggio dell'11, a poche ore dallo sciopero, i ministri Gelmini, Sacconi e Brunetta convocano i sindacati confederali, la Gilda e quelli "meno distanti" e si impegnano a recepire il parere della commissione cultura ed in particolare: nella scuola dell'infanzia a garantire le 40 ore; nella scuola elementare a lasciare alle famiglie possibilità di scelta tra i modelli a 24, 27, 30 e 40 ore; nelle scuole medie a garantire il funzionamento di un tempo prolungato con non meno di 36 e fino ad un massimo di 40 ore; a congelare per l'anno 2009/2010 l'incremento del numero massimo di alunni per classe; a tutelare il rapporto di un docente ogni due alunni disabili; a rinviare al 2010-2011 l'attuazione dei regolamenti per le scuole superiori; a costruire un tavolo di confronto sul tema del precariato. I sindacati coinvolti esultano anche se, come vedremo, c'è poco di concreto.
Nonostante il riflusso del movimento che pure si manifesta ancora con mille iniziative, è interessante notare che, a primavera, la gran parte dei genitori delle elementari chiede il tempo pieno alle elementari. Un governo che pretende di legare la scuola alle richieste della "clientela" si trova, di conseguenza, in contraddizione: da una parte pretende di proseguire con i tagli, dall'altro dovrebbe soddisfare una domanda sociale che va in controtendenza.
Le prospettive
Con il prossimo anno scolastico faremo i conti:
1. con gli effetti pratici della prima tranche dei tagli a livello di istituto e con il conseguente incremento di vertenze a livello di istituto. Si tratterà di agire, di conseguenza, a partire dalla rivendicazione della sicurezza nelle scuole e dalla richiesta di reddito dei precari;
2. con l'avvicinarsi dei tagli nella scuola superiore. Se lo scorso anno, nonostante l'ampiezza del movimento, ha visto al centro le elementari, sarà necessario che la secondaria scenda in campo con forza e determinazione:
3. con la necessità di operare per una maggiore autonomia del movimento rispetto alle rappresentanze sindacali, partitiche ed istituzionali.
L'anno passato è stato ricco di esperienze ed insegnamenti, sta a noi non disperderli.
Cosimo Scarinzi
1 Per la stesura di questo appunto ho ampiamente utilizzato l'ampio saggio "2008/2009: cronistoria e bilancio di un anno scolastico in movimento" di Tullio Carapella. Reperibile sul sito www.cubpiemonte.org
2 Lo sciopero del 17, proclamato dal sindacalismo di base, riguarda tutte le categorie, ma ha un successo al di sopra delle aspettative soprattutto nelle scuole: circa la metà degli istituti è costretta a chiudere. La manifestazione nazionale a Roma conta centinaia di migliaia di partecipanti, il no-Gelmini day Milanese quasi 50.000.
3 Proclamato dai sindacati confederali, ai quasi si uniscono anche i sindacati di base, con adesioni intorno al 70%, è lo sciopero dei lavoratori della scuola più partecipato della storia della repubblica. Il percorso del corteo romano si dimostrerà troppo breve per veder sfilare l'enorme numero di manifestanti (un milione secondo gli organizzatori), tanto che la coda del corteo non riuscirà a partire, ma anche Torino, Milano e altre città del centro-nord accoglieranno manifestazioni di grandi dimensioni.