precariato
Alcoa: ’’Abbiamo sequestrato lo stabilimento’’ - Video di rivendicazione in stile zapatista
Ven, 20/11/2009 - 22:16Alcoa: ’’Abbiamo sequestrato lo stabilimento’’
20 novembre 2009
Il colosso Usa dell’alluminio ha deciso la chiusura degli impianti italiani: i lavoratori di Portovesme in sardegna bloccano l’azienda e trattengono alcuni dirigenti in assemblea: "Nessuno può entrare o uscire"
Il video della rivendicazione (da c6.tv) al link :
Alcoa (Sardegna) - I lavoratori manifestano a Roma; la polizia li carica
Gio, 19/11/2009 - 18:2318.11.09 - Alcoa (Sardegna) - I lavoratori manifestano a Roma; la polizia li carica.
Clima di grande tensione nella capitale, dove alle 14.30 è in programma un incontro delle delegazioni sindacali con il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi.
Regna il pessimismo: nelle prossime ore la commissione europea potrebbe di fatto chiudere negativamente la vertenza.
Gli scontri degli operai con la polizia in tenuta anti sommossa sono avvenuta in piazza di Spagna, la polizia è intervenuta dopo che alcuni manifestanti avevano lanciato degli oggetti contro di loro. Un agente è rimasto ferito.
Alle 14.30 è in programma l’incontro col ministro Ronchi, a cui prende parte il presidente Cappellacci. Da Bruxelles arrivano indiscrezioni estremamente negative per il futuro dell’Alcoa.
La commissione Europea avrebbe deciso di sanzionare il regime di tariffe energetiche di favore al colosso dell’Alluminio, erogato negli anni scorsi dallo Stato. Alcoa – seppure con uno sconto – potrebbe esser chiamata a restituire fino a 400 milioni di euro. Se questa fosse la decisione, a rischio tornerebbe anche il futuro della Portovesme SRL.
18 Novembre 2009 ore 19,00
Video a questo link :
Roma 20 novembre - Riprendere la parola, rilanciare il movimento
Mar, 17/11/2009 - 22:32Roma 20 novembre assemblea nazionale - Riprendere la parola, rilanciare il movimento
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza” venerdì 20 Novembre. Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola – 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI.
Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito.
E' chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione.
Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 14 presso la Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente odg:
1. Analisi del Ddl
2. Piattaforma delle rivendicazioni
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali
E' infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.
Laboratori Precari (Rete di dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma - vai al blog)
Coordinamento nazionale precari della ricerca – Cgil Flc
Roma 17/11 - L'Onda riparte dalla Sapienza: più di un migliaio in corteo
Mar, 17/11/2009 - 22:10Oggi 17 novembre, gli studenti e i precari della Sapienza sono tornati in piazza, in occasione della giornata globale di mobilitazione. In queste ultime settimane in molti paesi europei, in particolare in Austria e Germania, un nuovo ciclo di lotte per il sapere e contro la crisi sta con forza emergendo. Anche in Italia oggi in molte città studenti medi e universitari hanno invaso le strade, bloccato la circolazione, occupato i rettorati per rilanciare il movimento contro il recente disegno di riforma Gelmini, che, dopo i tagli al FFO dello scorso anno, prova a dare il colpo di grazia alle università italiane. Un disegno di legge che conserva e raffroza la posizione di potere della corporazione accademica, che accentra i poteri nelle mani del rettore e che consente ai privati di entrare nei consigli di amministrazione senza alcun vincolo in termini di investimenti, che precarizza ancor di più la condizione di vita degli studenti e dei ricercatori.
L'assemblea convocata alle 10.30 a Lettere a visto la partecipazione di numerosi studenti che hanno deciso di muoversi in corteo per fare irruzione all'interno delle aule ed interrompere la didattica. A seguire il corteo ha deciso di uscire dalla Sapienza per attraversare le strade della città assieme agli studenti medi confluiti a p.zzale Aldo Moro. La giornata di oggi segna un passaggio importante per il rilancio del movimento contro la riforma e per un nuovo welfare. Venerdi 20 ci riuniremo in assemblea nazionale alla Sapienza assieme ai ricercatori e ai dottorandi che da tutta Italia raggiungeranno Roma per confrontarsi e condividere un percorso comune contro l'offensiva del governo.
Esprimiamo indignazione per quanto accaduto a Milano questa mattina, dove le forze dell'ordine hanno caricato il corteo e fermato quattro studenti, due dei quali sono stati arrestati. Chiediamo il rilascio immediato degli studenti. Evidentemente l'Onda fa ancora paura: i tentativi del governo di nascondere la dequalificazione e la svendita dell'università con la retorica dell'innovazione si stanno rivelando fallimentari.
Crediamo che l'assemblea nazionale sia un'occasione importante per rilanciare con forza un discorso pubblico e una mobilitazione diffusa nelle prossime settimana.
Sapienza per l'Autoriforma
Roma - 17/11 : assemblea pubblica a Lettere, mobilitazione contro la riforma
Sab, 14/11/2009 - 18:06La Gelmini non ci merita - giornata di mobilitazione contro le riforme a costo zero, la precarietà della ricerca e i tagli all'università. Assemblea pubblica a Lettere e agitazione nelle facoltà della città universitaria a partire dalle 10.30, per rilanciare la mobilitazione in vista dell'assemblea nazionale del 20 novembre alla Sapienza.
Sapienza per l'Autoriforma
A Rieti gli operai della Ritel sul tetto della fabbrica
Mar, 10/11/2009 - 14:59Rieti, operai della Ritel occupano
e salgono sul tetto dell'azienda elettronica
A rischio il posto di 400 lavoratori
RIETI - Centocinquanta operai della Ritel, società elettronica del nucleo industriale reatino, hanno occupato questa mattina la sede della dirigenza dell'azienda elettronica ed alcuni di loro sono saliti sul tetto della fabbrica in segno di protesta per sollecitare uno sblocco della vertenza che sta mettendo a rischio 400 lavoratori tra dipendenti, interinali ed indotto.
ESASPERAZIONE - «È il primo segnale di esasperazione dei lavoratori che chiedono per l'ennesima volta l'uscita dalla compagine aziendale di Industrial Group per poter permettere a Finmeccanica, Alcatel e Governo di trovare una soluzione», spiega Giuseppe Ricci, segretario provinciale Fim-Cisl. «Una situazione - spiega Luigi D'Antonio, segretario provinciale Fiom-Cgil - precipitata nelle ultime ore in quanto l'amministratore unico aveva dichiarato che da oggi avrebbe avviato le procedure per attivare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori».
"Non mi curo senza l'avvocato" così Stefano fu isolato in corsia
Dom, 08/11/2009 - 19:05Il caso. All'esame dei pm le differenti versioni dei medici fra ospedali e Regina Coeli
Agli atti manca la firma del giovane nel documento con cui avrebbe tenuto lontani i familiari
ROMA - Protestava rifiutando cure, cibo e acqua perché voleva parlare con il suo avvocato di fiducia e con un'operatrice del Ceis che era diventata dal 2004 un punto di riferimento per lui. "Ma quei diritti a Stefano sono stati negati, forse per impedirgli di denunciare il pestaggio subito in più riprese", continua a ripetere da giorni Ilaria Cucchi. Da quando suo fratello Stefano, 31 anni, è morto all'alba del 22 ottobre con due vertebre rotte, traumi alla testa e all'addome, dopo essere stato arrestato il 15 alle 23.30 con pochi grammi di droga.
Che le condizioni del giovane fossero molto gravi è certificato dal diario infermieristico del reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini. Il 21 ottobre, ventiquattro ore prima della morte, i medici annotano: "Visti gli esami ematochimici eseguiti si propone nuovamente al paziente la reidrazione endovenosa ma il paziente rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato o con l'assistente sociale del Ceis". Nella comunità terapeutica Cucchi si era disintossicato soprattutto per problemi di alcol. Ma nel diario medico si dice di più: "Rifiuta di alimentarsi fin dall'ingresso e anche di effettuare l'ecografia all'addome". Che il quadro clinico fosse grave i medici del Pertini l'avevano segnalato anche in una relazione al magistrato per chiedere il trattamento sanitario obbligatorio. Ma la richiesta non fece in tempo neanche a partire: all'alba del 22 ottobre il trentunenne morì.
I referti mostrano però una realtà diversa da quella poi riferita dai medici ascoltati dai pm che indagano per omicidio preterintenzionale nei confronti dei responsabili del pestaggio e e per omicidio colposo nei confronti dei sanitari che avrebbero dovuto assistere adeguatamente il giovane. I sanitari del Pertini ai magistrati raccontano invece che le condizioni di Cucchi non erano così gravi e che si alimentava in modo discontinuo e non totalmente.
La sorella non ha dubbi: sia la richiesta di Stefano Cucchi sia il rifiuto del personale del carcere avevano la stessa motivazione: le botte. "Le sue richieste sono cadute nel vuoto". E quando i genitori di Stefano chiesero di entrare nel reparto carcerario del Pertini non gli fu consentito. Trovarono un'opposizione, sorda all'inizio e via via più esplicita. E il modulo che i pazienti-detenuti firmano all'ingresso ha una barra sul diniego di informare i familiari, ma non porta la firma di Stefano Cucchi. "Perché lo spazio della firma resta bianco e a noi è stato impedito di vederlo? - ripetono i familiari - Hanno detto che dovevano rispettare la sua volontà, ma era proprio così o volevano nascondere le aggressioni che Stefano ha subito?". Ora cartelle cliniche e i moduli d'ingresso al carcere sono al centro delle verifiche della procura che sta per inviare i primi avvisi di garanzia.
8.11.09
Tensione al corteo per Cucchi - "Assassini !"
Sab, 07/11/2009 - 20:51Centinaia di giovani, immigrati e gente del quartiere di Torpignattara sfilano
fino alla casa del ragazzo.Roma, tensione al corteo per Cucchi
Polizia contestata. "Basta vite spezzate"
Bottiglie di vetro sono state lanciate contro le camionette delle forze dell'ordine
e alcuni cassonetti sono stati rovesciati e incendiati. Esploso un grosso petardo
ROMA - Tensione al corteo organizzato dai centri sociali di Roma per chiedere "Verità e giustizia per Stefano Cucchi", il ragazzo morto in ospedale il 22 ottobre, una settimana dopo essere stato arrestato. Lo striscione d'apertura recitava: "Non si può morire così. Basta vite spezzate dalla violenza dello Stato". Tensione con le forze dell'ordine che, bersagliate dal lancio di oggetti e petardi, hanno reagito sparando lacrimogeni.
"Non può essere la violenza a farci giustizia", hanno affermato i familiari di Stefano Cucchi dopo i momenti di tensione esprimendo "solidarietà" nei confronti della polizia. "Siamo addolorati - ha detto la sorella Ilaria - per quanto accaduto oggi durante la manifestazione, perché non può essere la violenza a farci giustizia".
Il corteo. I manifestanti, circa 1.500 secondo gli organizzatori, sono partiti da via dell'Acquedotto Alessandrino nel quartiere popolare di Tor Pignattara diretti a via Ciro da Urbino, dove abitava Stefano Cucchi. Qui, sul portone del palazzo, i condomini hanno messo uno striscione con le foto del giovane morto il 22 ottobre e la scritta: "Stefano, il tuo sorriso rimarrà impresso per sempre nei nostri cuori".
Nel corteo tanti ragazzi, immigrati e gente del quartiere. Presenti anche l'assessore regionale Luigi Nieri e il consigliere provinciale Gianluca Peciola. "E' stato ucciso dallo Stato - ha gridato uno dei manifestanti al megafono - è l'ennesima vittima della stagione della repressione italiana".
Disordini. Attimi di tensione hanno preceduto l'inizio della manifestazione. Bottiglie di vetro sono state lanciate contro le camionette delle forze dell'ordine da un gruppo di manifestanti. Poi, quando il corteo era ormai finito e il grosso dei partecipanti se ne stava andando, alcuni cassonetti sono stati rovesciati e incendiati. Un grosso petardo è stato lanciato in direzione della polizia e oggetti sono stati lanciati verso persone ritenute agenti in borghese. gli agenti hanno reagito lanciando lacrimogeni in via di Torpignattara.
Successivamente i disordini si sono spostati su via Casilina, all'altezza del cosiddetto monumento al cannone. Qui alcuni manifestanti hanno di nuovo incendiato cassonetti. Contro i reparti della celere c'è stato di nuovo un lancio di oggetti. Il gruppo era composto da circa un centinaio di manifestanti.
La sorella. "Ringrazio tutti coloro che stanno manifestando solidarietà per la morte di mio fratello. La mia famiglia comunque si dissocia da qualsiasi gesto sconsiderato e offre la sua solidarietà alla polizia. Qualsiasi gesto fuori dalla norma può compromettere la situazione", aveva detto la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, all'arrivo del corteo. La ragazza ha continuato il suo intervento quando da casa Cucchi sono scesi i genitori di Stefano, Giovanni e Rita.
"Mio fratello non è un eroe ma una vittima - ha continuato Ilaria - ma questo non giustifica quello che gli è accaduto e perciò chiediamo giustizia. Nonostante gli sbagli e le fragilità non meritava di finire così in solitudine la sua breve vita. Quello che chiediamo è che altre persone non debbano passare quello che ha passato Stefano". Ad attendere i manifestanti c'erano anche diverse decine di amici, conoscenti e vicini di casa. Al loro arrivo un fragoroso applauso è risuonato per diversi minuti. Il corteo è poi proseguito per le vie del quartiere.
Gli amici. "Era un ragazzo normale - ha raccontato Federica, una conoscente del quartiere - l'hanno messo in prigione per due canne ed è uscito morto. Tutto questo non può rimanere impunito". "Stefano è stato ucciso - ha continuato a gridare un manifestante al megafono - E' passato dalla Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza e loro non sono stati, è passato per Regina Coeli e loro non sono stati, è passato per il tribunale e non sapevano niente e alla fine è morto in un letto dell'ospedale Pertini".
Mozione per Cucchi. Oggi il consiglio provinciale di Roma ha approvato all'unanimità la mozione di Massimiliano Massimiliani, l consigliere del Pd e presidente della Commissione Politiche sociali, per chiedere che "anche il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica si attivi per chiarire le ragioni del decesso di Stefano Cucchi".
"Questo - ha aggiunto Massimiliani - non solo per tutelare i diritti individuali e della collettività, ma anche per difendere quanti nei corpi dello Stato, e sono la maggioranza, ogni giorno compiono il proprio dovere per la difesa della legalità".
(7 novembre 2009)
Agile ex Eutelia non deve morire !
Ven, 06/11/2009 - 18:36AGILE – ex EUTELIA
COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA !!!!!
E’ iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN:
AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega
Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.
Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.
Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .
Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l’ultima è Phonemedia 6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte.
Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.
Abbiamo bisogno di visibilità mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane ( Roma - Siena_Montepaschi – Milano – Torino – Ivrea – Bari – Napoli - Arezzo - ) e che alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun Giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e GIORNALI LOCALI. NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola d’ordine è che se non siamo visibili all’opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
Dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti ==
Se sei solidale con noi INOLTRA QUESTA MAIL ad almeno 10 amici nei prossimi 30 minuti, non ti costa nulla , ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio
Altrimenti questa azienda morirà
Le Lavoratrici e i Lavoratori di Agile s.r.l. – ex Eutelia
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Agile ex - Eutelia, i lavoratori occupano la fabbrica contro i licenziamenti
E’ ormai da martedì che 20 dipendenti di Agile (ex-Eutelia), una compagnia fornitrice di servizi informatici, sono accampati negli uffici di via Laboratori Olivetti, a Pregnana Milanese.
Il metodo Innse continua a far scuola: i partecipanti al presidio si sono barricati all’interno dell’azienda e lì resteranno finché, fanno sapere, la presidenza del Consiglio non si farà carico del loro caso (foto Repubblica).
Infatti dalla mezzanotte di martedì 237 lavoratori su 430, senza stipendio da agosto, si sono ritrovati in mobilità. Tutto fa parte di un piano di ristrutturazione pesante avviato dalla nuova proprietà, il gruppo Omega che è da poco subentrato alla Agile.
I sindacati intanto presenteranno un esposto per truffa alla Procura di Napoli. Spiegano:
"I continui passaggi di mano, il classico gioco di scatole cinesi, è stato congegnato per trattenere i Tfr e con il ricorso agli ammortizzatori sociali si scarica il costo della rottamazione sulla collettività. Vittime del giochetto i lavoratori"
L’azienda ha tagliato la linea Internet e quella telefonica e per terra in mezzo alle scrivanie e i computer ci sono sacchi a pelo e le coperte usate nella prima notte di occupazione.
I lavoratori si sono dati tutti un soprannome e tengono le sciarpe e i cappucci sul viso per non farsi riconoscere perchè hanno paura di ritorsioni.
Uno di loro, "Il Baffo", racconta a Repubblica:
"E’ stata lunga, ma non molliamo, vogliamo indietro il nostro lavoro"
Maria Sciancati, segretario generale di Fiom Milano, ha annunciato che:
"Non sono più disponibili a subire le decisioni devastanti di una azienda fantasma"
http://milano.blogosfere.it/2009/11/agile-ex-eutelia-i...
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Agile, occupano la fabbrica incappucciati
"No ai 237 licenziamenti". E temoro ritorsioni
"Andremo avanti fino a quando la presidenza del consiglio non si interesserà alla vicenda", minacciano. "Dietro la decisione dell’azienda, di recente acquisita dal gruppo Omega, c’è un gioco di scatole cinesi"
di Gabriele Cereda
Barricati all´interno dell´azienda, ci resteranno finché la presidenza del Consiglio non si farà carico del loro caso. Dalla mezzanotte di martedì 20 dipendenti di Agile (ex-Eutelia), compagnia dell´hi-tech fornitrice di servizi informatici, si sono accampati negli uffici di via Laboratori Olivetti, a Pregnana Milanese. Senza stipendio da agosto, venerdì 23 ottobre sulle teste di 237 lavoratori su 430 è calata anche la mannaia della mobilità collettiva. Che riguarda 1.192 tecnici su 1.880 in Italia. Un piano di ristrutturazione pesante avviato dalla nuova proprietà, il gruppo Omega da poco subentrato alla Agile. Un passaggio di consegne che ha attirato l´attenzione di molti.
FOTO Gli operai incappucciati al link :
http://milano.repubblica.it/multimedia/home/18300550
I sindacati presenteranno un esposto per truffa alla Procura di Napoli. "I continui passaggi di mano, il classico gioco di scatole cinesi, è stato congegnato per trattenere i Tfr e con il ricorso agli ammortizzatori sociali si scarica il costo della rottamazione sulla collettività. Vittime del giochetto i lavoratori", spiegano Fim e Fiom. Mesi di bocconi amari esplosi nella protesta di ieri. Mentre fuori dai cancelli i colletti bianchi raccoglievano le presenze per organizzare il presidio, è arrivata la notizia che anche la sede di Ivrea era stata occupata. Spontaneo è partito un lungo applauso. All´interno, i venti impiegati aspettano notizie.
L´azienda ha tagliato la linea Internet e quella telefonica, i cellulari vanno centellinati. Per terra, tra le scrivanie e i computer, ci sono sacchi a pelo e coperte usate nella prima notte d´occupazione, «è stata lunga, ma non molliamo, vogliamo indietro il nostro lavoro», dice "Il Baffo", 56 anni, leader degli accampati. Si sono dati tutti un soprannome e tengono le sciarpe e i cappucci calati sul viso per non farsi riconoscere, hanno paura di ritorsioni. «I lavoratori - afferma Maria Sciancati, segretario generale di Fiom Milano - non sono più disponibili a subire le decisioni devastanti di una azienda fantasma. «Siamo di fronte a una bad company, la cui missione è liquidare l´attività, nonostante il lavoro sia assicurato dalle commesse pubbliche. Le istituzioni devono intervenire a gamba tesa», conclude Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc.
(04 novembre 2009)
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Molte altre informazioni sulla questione a questo link :
Cobas, 150mila in corteo a Roma
Ven, 23/10/2009 - 13:51Lo sciopero riguarda trasporti, scuola, P.A., sanità, vigili del fuoco e settore privato
Le richieste: "Stop ai tagli, fondi per i contratti, stabilizzazione dei precari"
A Roma la protesta va avanti fino alle 17 e ricomincia alle 20 anche per metro e ferrovie
ROMA - "Unificare le lotte per non pagare la crisi". Dietro questo striscione, centocinquantamila persone, secondo gli organizzatori, stanno manifestando a Roma per lo sciopero generale indetto dai sindacati di base dei Cobas Rdb e Sdl. Numerose le richieste della piattaforma dello sciopero, che oltre ai trasporti riguarda anche scuola, pubblica amministrazione, sanità, vigili del fuoco e settore privato: tra le altre, blocco licenziamenti e riduzione orario di lavoro a parità di salario; aumenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per tutti. Manifestazioni sono in corso anche in altre città.
Il corteo di Roma, partito da piazza della Repubblica e diretto a piazza San Giovanni, si concluderà con gli interventi del coordinatore nazionale delle Rdb-Cub, Paolo Leonardi, di Piero Bernocchi (Cobas Scuola) e di Fabrizio Tomaselli (Sdl, presente nel trasporto aereo). Unico partito che ha aderito è quello di Rifondazione comunista, con il segretario Paolo Ferrero che ha sfilato.
Tra i manifestanti, lavoratori della Sanità, metalmeccanici, insegnanti, vigili del fuoco e movimenti di lotta per la casa, venuti da tutta Italia. Nel pomeriggio, alle 15, lo spezzone della scuola si sposterà sotto il ministero della Pubblica istruzione per avanzare le proprie richieste: "Stop ai tagli, fondi per i contratti, stabilizzazione dei precari".
Per Leonardi, lo sciopero generale di oggi è "pienamente riuscito" con un'alta adesione nel trasporto pubblico locale, nella scuola e nella pubblica amministrazione. "Molti uffici pubblici - sostiene il leader delle Rdb-Cub - sono rimasti chiusi. In piazza sono presenti anche rappresentanti "di alcune fabbriche in lotta come l'Alfa di Pomigliano o Arese".
L'articolazione della protesta. Nel trasporto aereo, dopo l'intervento del ministro Altero Matteoli lo stop sarà di sole 4 ore, dalle 12 alle 16. Alitalia ha fatto sapere che per ridurre al minimo i disagi degli utenti ha deciso di cancellare preventivamente 6 voli dell'operatore AirOne cityliner. I 190 passeggeri coinvolti sono stati imbarcati su altri voli.
Nel trasporto ferroviario gli addetti agli impianti fissi ed uffici si fermeranno per l'intera giornata; il personale addetto alla circolazione dei treni si asterrà dal lavoro per 4 ore, fino alle 15. Le ferrovie dello stato hanno comunicato che nessun convoglio a media e lunga percorrenza sarà cancellato e, per quanto riguarda il trasporto locale, lo sciopero non interesserà le fasce a maggiore mobilità pendolare.
Nel trasporto pubblico locale e nel trasporto merci e logistica, lo sciopero sarà articolato a livello territoriale col rispetto delle fasce protette, che variano da città a città. L'agitazione nel trasporto marittimo riguarderà la giornata di oggi e durerà fino alle 8 di domani. I collegamenti con le isole minori saranno interrotti fino alla mezzanotte.
Nella Pubblica amministrazione (scuola, università, ricerca, ministeri, enti locali, parastato, agenzie fiscali, presidenza del consiglio) lo sciopero riguarderà l'intera giornata. La sanità si fermerà dall'inizio del primo turno del 23 alla fine dell'ultimo turno dello stesso giorno. Quanto ai vigili del fuoco, il personale turnista nel servizio operativo e aeroportuale si fermerà dalle 10 alle 14, mentre il personale a servizio giornaliero si fermerà per l'intera giornata.
Nel settore privato lo sciopero riguarderà l'intero orario di servizio. I turnisti delle centrali di produzione elettrica e idroelettrica sono in sciopero da ieri al 27 ottobre, con astensione dell'intero turno.
Le città. A Roma lo sciopero degli autobus è in corso dalle 8,30 e si concluderà alle 17 per poi ricominciare alle 20 e fino alle 24. Per consentire la partecipazione alla manifestazione nazionale, nella capitale la metropolitana e le ferrovie concesse si fermeranno soltanto dalle 20 alle 24.
A Milano, alle 11.30 la percentuale di adesione allo sciopero per i mezzi pubblici di superficie sarebbe stata pari al 28%. Atm segnala ritardi e rallentamenti per tutte le linee che transitano dal centro città a causa della manifestazione degli studenti. Proseguono invece a circolare regolarmente le tre linee metropolitane. La prima fascia dell'agitazione si concluderà alle 15, quando inizierà la fascia di garanzia ed i mezzi circoleranno regolarmente anche in superficie fino alle 18.
A Napoli, la percentuale di mezzi dell'Anm rientrati nei depositi, alle prima rilevazione, sarebbe stata pari all'11,62%. Quindi circolano 9 bus su 10 in città. Circa 200 persone stanno partecipando a Palermo alla manifestazione organizzata dai sindacati e dal coordinamento precari della scuola. A Torino, secondo gli organizzatori, l'adesione degli autisti di bus e tram allo sciopero è del 25%; per l'azienda parla del 20% degli autisti e di disagi molto contenuti.
Leonardi è convinto che anche oggi, come avvenne nella precedente mobilitazione generale dei sindacati di base del 17 ottobre dello scorso anno, si riuscirà ad arrivare a quasi due milioni di adesioni. "Si intravede un nuovo soggetto sindacale capace di dare filo da torcere a Cgil, Cisl e Uil - ha affermato Leonardi -. L'obiettivo è quello di riunificare il mondo del lavoro e rilanciare il conflitto".
(23 ottobre 2009)