Oaxaca
A due anni dal 14 giugno 2006: Oaxaca resiste in marcia
Sab, 28/06/2008 - 11:05A due anni dal 14 giugno 2006: Oaxaca resiste in marcia
di Fabrizio Lorusso ( http://fabriziolorusso.wordpress.com )
Con una megamanifestazione convocata dalla APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) e dalla sezione 22 del sindacato nazionale degli insegnanti, il 14 giugno scorso si sono commemorati a Oaxaca e in Messico i due anni dallo sgombero violento, realizzato dalla polizia statale di questa povera e martoriata regione messicana, ai danni dei professori che stavano realizzando una protesta pacifica e un’occupazione di alcune vie nel centro della città dall’inizio di maggio.
Secondo gli organizzatori, oltre 200mila persone (50mila secondo fonti governative) hanno sfilato per le vie di Oaxaca riaprendo ferite e ricordi ancora freschi. Memorie di violenza, repressione e morte (25 decessi tra i cittadini dall’inizio del conflitto) oltre che dell’impunità che ancora regna sovrana nell’entità governata dal contestatissimo Ulises Ruiz Ortiz. La manifestazione del 14 giugno arriva a ricordarci il grave conflitto sociale che portò alla nascita di un movimento popolare, la APPO, creata dal basso da migliaia di cittadini anelanti di libertà, democrazia e migliori possibilità di sviluppo economico, da sempre negate alla popolazione di questa zona così come a quella del Chiapas, di Veracruz o dello Yucatan che sono le più povere del paese. I professori della sezione 22, che erano impegnati da 26 giorni in una protesta parallela per rivendicazioni salariali e per la riapertura delle negoziazioni con il Ministero dell’Interno sospese da un anno e mezzo, hanno temporaneamente interrotto la loro protesta per confluire in appoggio a quella della APPO.
Capeggiato da leader sindacali come Ezequiel Rosales e da alcuni portavoce della APPO come Flavio Sosa Villavicencio (scarcerato recentemente), Marcelino Coache Verano, Florentino López Martínez e la maestra Carmen Lopez (ritornata a Oaxaca dopo un esilio forzato di 18 mesi a Città del Messico), il corteo, costeggiato da palchi per i dibattiti politici per le piazze, ha inneggiato alla liberazione di tutti i detenuti politici, alla destituzione del governatore Ruiz e alla condanna contro i responsabili degli omicidi contro gli attivisti e i simpatizzanti del movimento. Non sono mancati i momenti di allegria e folklore con le caricature del governatore e del presidente, Felipe Calderon, che circolavano nella massa, il trasporto del “Santo bambin APPO” e l’esplosione di petardi per le vie. La manifestazione s’è conclusa senza incidenti con l’occupazione simbolica di un incrocio stradale e l’installazione di alcune barricate in ricordo della ormai celebre resistenza mantenuta alla “Cinco Señores” durante i mesi più cruenti di lotta.
In Messico si stanno anche per “celebrare” anche i primi 18 mesi di governo del presidente Calderon, eletto in mezzo a mille polemiche circa una presunta frode elettorale, il quale ha investito gran parte della suo “capitale politico” nella lotta al narcotraffico impiegando migliaia di militari sul territorio e promuovendo riforme giuridiche per riaffermare la forza dello Stato ma, nonostante gi sforzi, la spirale di violenza non s’è fermata e le morti violente nel paese durante il suo mandato sono salite a 4000 in un anno mezzo. Forse la militarizzazione e le campagne TV non sono il metodo migliore per risolvere problemi econmici e sociali radicati de secoli come la miseria e l’esclusione che, se non conducono alla fame o all’emigrazione, spingono i giovani nella mani del narco.
Nel corteo di sabato tra i più attivi “parlatori” sui palchi, c’era anche Marino Cruz, un “appista” che l’anno scorso era stato picchiato dalla polizia ed era entrato in coma dopo gli scontri del Cerro del Fortin, dove la APPO e la gente di Oaxaca stavano festeggiando la tipica festa Guelaguetza nella sua versione alternativa e popolare. Anche quest’anno la Guelaguetza Popular sarà organizzata per boicottare quella ufficiale.
Come segnala Gustavo Esteva sul giornale messicano La Jornada, il movimento sociale della APPO ha creato uno spartiacque nella storia locale visto che nulla più sarà come prima e l’impulso libertario di buona parte della gente rimane vigoroso. Ciononostante, la paura e la diffidenza aleggiano per le strade di Oaxaca e il pericolo di regressioni e apatia per il futuro non sembra scongiurato. I meccanismi di coordinamento della APPO non sono sempre efficaci e si stanno cercando dei meccanismi nuovi per reinventare il movimento, comunque ancora vitale dal punto di vista delle azioni in piazza e a livello politico, e per articolare orizzontalmente le diverse spinte delle parti integranti. Ad ogni modo, la vitalità della base non è scomparsa e potrà adattarsi a diverse forme di lotta e rappresentatività purché continui a seguire le scelte di cambiamento e rinnovamento a tutti i livelli.
Conflitto di Oaxaca, Messico: scarcerato uno dei portavoce della APPO, Flavio Sosa, dopo un anno e cinque mesi di detenzione
Lun, 28/04/2008 - 23:40Città del Messico. Sabato 19 aprile, è stato liberato per mancanza di prove Flavio Sosa Villavicencio, uno dei portavoce più conosciuti del movimento sociale di Oaxaca, la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), dopo 17 mesi passati in carcere in seguito alle accuse fabbricate contro di lui per furto, danni, sequestro, lesioni, sedizione e attacchi alle vie di comunicazione.
Flavio Sosa è stato più volte ed erroneamente identificato dalla stampa messicana come il presunto leader del movimento, come se tutto il conflitto che ha coinvolto la regione di Oaxaca con manifestazioni, picchetti e scioperi di centinaia di migliaia di persone durante un anno (a partire dal maggio 2006) potesse ricondursi alla volontà di un piccolo gruppo di sovversivi che, secondo questa versione ufficiale e tendenziosa, avrebbero cooptato una massa di contadini, indigeni e poveri contro il governo locale di Ulises Ruiz. Ma la realtà nel regno di Ruiz e del PRI (Partido Revolucionario Institucional), al governo da quasi ottant’anni in questa zona, era un’altra. Sosa ha ribadito che continuerà a “camminare affianco al popolo” e che “non si tratta di una lotta personale contro Ruiz quanto piuttosto di una sfida per la trasformazione democratica delle istituzioni”, un processo incompleto in tutto il paese.
Il 4 dicembre 2006, a soli tre giorni dall’inizio del governo dell’attuale presidente messicano, Felipe Calderon, il signor Flavio Sosa venne arrestato con suo fratello Horacio e altri attivisti a Città del Messico, mentre si apprestava a partecipare ad una riunione con alcuni esponenti del Ministero dell’Interno. E’ l’attivista politico che ha scontato più mesi di carcere in seguito ai tragici eventi che insanguinarono Oaxaca per almeno sei mesi con un saldo di 25 morti, centinaia di feriti, detenuti e ripetute violazioni dei diritti umani. L’escalation di violenza contro i professori scioperanti e la APPO portò a reazioni spropositate da parte di entrambi i bandi in lotta. Queste, a loro volta, furono prese come pretesto per l’ingresso in città di 4000 membri della purtroppo nota e militarizzata PFP, Polizia Federale Preventiva, nell’ottobre 2006. Il 25 novembre, infine, gli scontri, le violazioni, i feriti e i 141 detenuti, subito isolati dal mondo e deportati a centinaia di chilometri di distanza. Accuse false, scambi di persona, violenze fisiche e psicologiche, tortura e mancanza completa di diritto e diritti segnarono quelle giornate. Anche per questi atti e per gli eccessi di brutalità si può parlare ancora infelicemente di “macelleria messicana” e lo stesso Sosa ha parlato di “politica terrorista contro la gente di Oaxaca”.
Durante mesi, è stata condotta una campagna mediatica contro i personaggi più in vista, i consiglieri del movimento sociale di Oaxaca come Florentino Lopez o la maestra Carmen Lopez, che, come suggerisce la parola “portavoce” e come riporta la stessa Lopez in un’intervista, avevano “in realtà il semplice incarico di mantenere i rapporti con la stampa all’interno di una struttura integrata da oltre mille consiglieri con diritto di voto e caratterizzata da processi decisionali democratici e votazioni su ogni punto della agenda politica”, quale è la APPO appunto. La maggiore visibilità di alcuni consiglieri dell’Assemblea per un determinato periodo è stata costantemente identificata come una leadership dalla stampa e dalle TV nazionali (divise in due catene private, TV Azteca e Tele Visa), spesso propense al sensazionalismo e alla condanna facile.
I problemi attuali della società messicana, specialmente degli stati più poveri come Oaxaca, il Chiapas, Guerrero o Veracruz, non sono stati ancora affrontati adeguatamente dalle autorità. Basti pensare al conflitto costante tra i partiti politici a livello locale e nazionale e, a Oaxaca, alla forte emarginazione sociale ed economica, al potere del narcotraffico e alla crescita delle morti violente (oltre 2600 l’anno scorso in tutto il paese) e dell’impunità a tutti i livelli.
Di Fabrizio Lorusso
(http://fabriziolorusso.wordpress.com)
Ammazzate due compagne a Oaxaca
Ven, 11/04/2008 - 10:54Oaxaca: assassinano due compagne della radio comunitaria di Copala
Di Jessica Martinez (corrispondente) e Guadalupe Gomez
Oaxaca, 8 aprile – Teresa Bautista e Felicitas Martinez di 22 e 20 anni di eta’ rispettivamente, voci e giornaliste della Radio Comunitaria “La Voce che Rompe il Silenzio”, del Municipio Autonomo Popolare di San Juan Copala, furono assassinate ieri in un’imboscata nella localita’ Llano Juarez, nella strada che conduce da Joya del Mamey a Putla de Guerrero, mentre viaggiavano insieme con altre persone in un’automobile privata verso la capitale dello stato.
Nell’attacco sono rimasti feriti Faustino Vasquez Martinez, responsabile amministrativo dell’Anagrafe di Juxtlahuaca e militante dell’organizzazione Unita’ del Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort), cosi’ come sua moglie Cristina Flores di 22 anni e dei suoi figli Agustin Gustavo e Jaciel Vasquez Flores di 3 e 2 anni, rispettivamente. Cosi’ hanno informatoo le autorita’ giudiziarie del posto e l’organizzazione Centro d’Appoggio Comunitario Lavorando Uniti (CACTUS).
Le donne erano partite insieme con le altre persone per andare verso la citta’ di Oaxaca, approsimativamente all’una del pomeriggio, dove avrebbero coordinato il tavolo Comunicazione comunitaria e alternativa: radio comunitarie, video, stampa, internet, nell’Incontro Statale per la Difesa dei Diritti dei Popoli di Oaxaca, che inizia domani mercoledi’ nell’edificio del Magisterio della sezione 22 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (SNTE).
Le persone ferite dalla sparatoria – avvenuta a circa 50 km da San Juan Copala, ubicata a 350 km a ovest della citta’ di Oaxaca – mostrano diversi impatti di proiettili d’arma da fuoco, motivo per cui dovettero essere trasferiti all’Ospedale “Amico del Bambino e della Madre” che si trova nel municipio di Putla de Guerrero.
In un’intervista telefonica, il Procuratore di Giustizia locale ha informato che sul luogo dell’imboscata sono stati trovati 20 bossoli di calibro 7.62, utilizzati per mitra d’assalto AK-47. I fatti sono stati consegnati nell’indagine preventiva numero 105/2008.
Svolgevano un incarico comunitario
L’associazione civile CACTUS, con sede a Huajuapan de Leon, ha condannato i fatti e ha esigito che le autorita’ statali indaghino e puniscano i responsabili del crimine.
In un comunicato emesso oggi, i/le integranti di CACTUS esprimono “nostro dolore, nostra rabbia e il sentimento del nostro cuore” per la morte di Felicitas e Teresa.
Insieme a loro, ricorda CACTUS, “abbiamo camminato nella creazione della radioc comunitaria Radio Triqui, La Voce che Rompe il Silenzio; le risate e il nervosismo nel vedere che la sua voce dava voce a quelli a cui sempre gli e’ stato negato, coloro che hanno fatto vivi gli accordi di San Andres, esercitando un diritto alla propria autonomia nella forma piu’ viva, nel pieno esercizio della liberta’ d’espression; nella pratica al diritto di dire quello che pensavano come donne, come indigene, come triqui era e sara’ sempre commovente”.
La stazione, progetto del municipio autonomo di San Juan Copala, fu inagurata dalle autorita’ municipali il passato 19 gennaio e inizio a trasmettere nella frequenza modulada 94.9, nel segno dell’incontro delle comunita’ e delle organizzazioni per il primo anniversario della creazione del municipio autonomo.
Fu creata per informare sopra la realta’ che si vive nella regione Triqui, per diffondere quello che fa il municipio e come si vive qui e nello stato, sopra la politica federale e internazionale; dissero durante l’apertura della radio, “perche’ la regione e’ stata molto isolata e cosi’ cercheremo di rompere l’assedio che impedisce la comunicazione con altre comunita’ di Oaxaca e della Repubblica”.
In questo senso le due speakers avrebbero partecipato, svolgendo un incarico comunitario, il 9 e 10 aprile all’Incontro Statale per la Difesa dei Diritti dei Popoli Indigeni, nel quale La Voce che Rompe il Silenzio coordinerebbe il tavolo di lavoro sulle radio comunitarie.
I membri del CACTUS affermano che l’attacco si somma all’insicurezza che esiste nello stato e alla repressione esercitata dallo stato contro i municipi autonomi e contro le radio comunitarie che eserciscono il proprio diritto alla comunicazione, come stipulato nella Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Si somma, inoltre, al clima di violenza che si respira e vive nella zona triqui negli ultimi anni, nella parte piu’ occidentale dello stato di Oaxaca, nel distretto di Juxtlahuaca, Tlaxiaco e Putla, nella regione Mixteca, dove esistono gruppi politici come il Movimento di Liberazione Triqui (MULT), l’Unita’ del Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort) e il MULT indipendente.
Da:
http://www.cimacnoticias.com/site/08040808-Oaxaca-ases...
I movimenti sociali in Messico. Prime iniziative del 2008: liberazioni nel caso Atenco e attivita' della APPO
Gio, 31/01/2008 - 17:29DA:
http://fainotizia.radioradicale.it/user/fabrizio-lorus...
Non mollano la presa sul Governo di Ulises Ruiz (del decadente PRI, Partido Revolucionario Institucional) a Oaxaca le migliaia di integranti del movimento sociale, la APPO, che più ha saputo innovare, discutere e perseverare negli ultimi anni in termini di lotta politica in Messico.
Questo fine settimana, una commissione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ha consegnato alla Suprema Corte di Giustizia della Nazione messicana un rapporto preliminare sulle violazioni ai diritti umani, sulle avvenute cancellazioni del giusto processo e i pregiudizi arrecati alle garanzie individuali durante la repressione del movimento dei professori e della società sollevatasi nel 2006, secondo quanto informa Cesar Mateos Benitez, uno dei portavoce del movimento. Lo stesso Benitez ha ribadito la petizione della APPO affinché sia ripreso il dialogo tra questa organizzazione, ancora oggi tanto attiva quanto osteggiata dalle forze governative e dai sindacati avversi creati ad hoc sul territorio dello stato di Oaxaca, e il Governo Federale, in particolare con il Ministro degli Interni, il trentaseienne appena nominato Juan Camilo Mouriño.
Il rapporto di 63 pagine consegnato alla Corte contiene documenti, articoli, videoregistrazioni e fotografie come prove delle violazioni ed anche i documenti relativi al giudizio popolare, una figura giuridica ibrida che ha più che altro un valore simbolico, intentato contro il governatore Ruiz negli spazi pubblici della città da diverse organizzazioni della società civile e della APPO. Si attende quindi la convocazione dei testimoni e delle vittime delle torture e gli eccessi repressivi della polizia federale e statale – locale affinché ratifichino per iscritto le denunce. Intanto, fuori dalla sede del potere giudiziario della nazione, 150 simpatizzanti della APPO hanno realizzato un picchetto per esigere alla Corte l’emissione di una sentenza su Oaxaca che sia il più possibile vicina alla realtà ed imparziale oltre che libera da ditkat politici come è successo recentemente nel caso della giornalista Lidia Cacho, uscita sconfitta contro il potente Governatore di Puebla, Mario Marin. La posizione del movimento continua ad essere la medesima: giustizia e punizione per i colpevoli della repressione, libertà per i detenuti politici e cancellazione delle ordinanze d’arresto contro i gli integranti dell’assemblea popolare.
Su un altro fronte, quello di San Salvador Atenco e dei giudizi che erano ancora in sospeso per gli attivisti detenuti e umiliati dopo i sanguinosi scontri con la polizia del maggio 2006, è arrivata l’attesa e sospirata libertà per sette di loro dopo che il tribunale competente ha analizzato il caso. Nel maggio 2006, furono violentemente arrestati 160 manifestanti (tra cui 6 stranieri malmenati e rimpatriati senza processo) di cui ancora 19 rimangono nel carcere Molino de Flores di Texcoco, centro abitato del Estado de Mexico, la regione che circonda Città del Messico e ne integra l’hinterland urbano. Attualmente altri 167 ex-detenuti continuano nella loro difficile difesa mentre tre persone sono già state condannate a una pena severissima di 67 anni totali che stanno scontando nel carcere di massima sicurezza di Almoloya de Juarez. Gli scontri con la polizia furono cruenti e le denunce per le gravissime violazioni dei diritti umani si sono ripetute per mesi provocando l’intervento di numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani tra cui la Commissione Civile Internazionale (http://cciodh.pangea.org/), la nazionale LIMEDDH (http://espora.org/limeddh/ Liga Mexicana para la Defensa de los Derechos Humanos) ed anche la criticata e governativa CNDH (Comision Nacional para los Derechos Humanos).
Brad Will e il venerdì di sangue
Ven, 02/11/2007 - 19:32
La Jornada – Martedì 30ottobre 2007
Il giornalista Brad Will è stato assassinato il 27 ottobre 2006 nella città di Oaxaca. Non fu l'unico morto della giornata. Quello stesso venerdì di sangue, a Santa María Coyotepec, gruppi di pistoleros uccisero il professor Emilio Alonso Fabián ed il comunero Esteban Zurita López. Morirono anche Emilio Alonso Fabián, Esteban Ruiz ed Eudocia Olivera Díaz. 23 persone furono ferite.
Quel giorno, a partire dalle quattro del pomeriggio, il governo dello stato scatenò la violenza contro chi chiedeva la cacciata del governatore Ulises Ruiz. Gruppi di franchi tiratori, poliziotti e pistoleros spararono con armi di grosso calibro su cittadini disarmati in almeno 15 punti chiave della città di Oaxaca. La repressione si concentrò in tre luoghi dove erano state installate delle barricate: Santa Lucía del Camino, periferia della città di Oaxaca; Santa María Coyotepec e San Bartolo Coyotepec. Né agenti né sicari risultarono feriti. Tutte le vittime facevano parte del movimento contro il mandatario statale.
L'omicidio di Brad Will è avvenuto a Santa Lucía del Camino. Un gruppo di poliziotti ed autorità municipali gli spararono a 30 metri di distanza, mentre il documentarista riprendeva, con la sua macchina fotografica, gli scontri tra membri dell'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) e funzionari pubblici e gendarmi senza uniforme.
L'aggressione fu selvaggia. A Coyotepec, Esteban Zurita López fu finito con un colpo. Il suo corpo rimase in mezzo alla strada, tra le barricate e le auto di traverso. Ad Emilio Alonso Fabián una pallottola attraversò il cuore mentre tentava di fuggire. Diversi maestri furono presi a colpi di machete. “Quella gente - dice uno dei testimoni riferendosi ai sicari - era invasata, sembravamo conigli ai quali davano la caccia”.
Quello stesso venerdì il governo dello stato segnalò che la signora Eudocia Olivera era morta a bordo di un'ambulanza, per colpa delle barricate. Non disse mai a quale istituzione apparteneva l'ambulanza, la causa della morte né l'ospedale nel quale era stata portata. La Croce Rossa negò che le sue ambulanze avessero eseguito quel servizio. Nemmeno il Pronto Soccorso, l'unico che offre servizio privato di trasporto dei malati, prestò questa assistenza.
Il Congresso di Oaxaca pubblicò appelli sui giornali statali per chiedere l'intervento del governo federale e della polizia federale per ristabilire lo "stato di diritto". Due giorni dopo l'operativo poliziesco e paramilitare, in mezzo allo scandalo mediatico scatenato proprio dal decesso del reporter statunitense, la Polizia Federale Preventiva (PFP) entrò nella città di Oaxaca.
Abel Santiago Zárate ed Orlando Manuel Aguilar Coello, consigliere comunale di pubblica sicurezza di Santa Lucía del Camino, e sottufficiale della polizia municipale, rispettivamente, presunti assassini di Brad, in un primo momento furono fermati.
La stampa nazionale e la macchina fotografica del documentarista assassinato catturarono immagini di queste persone mentre sparavano contro l'ucciso. Tuttavia, agli inizi del 2006 furono rilasciati per "sparizione di dati". Non furono nemmeno interrogati e processati per il delitto di attività di para-polizia e porto illegale di armi.
Astutamente, a metà novembre, il governo dello stato diffuse la voce che gli assassini del reporter di Indymedia erano due attivisti della APPO che si trovavano a due metri da lui. Non esiste una sola prova a sostegno di questa ipotesi. Gli oaxaqueños in ribellione ci misero i morti; Ulises Ruiz vuole che ci mettano anche i "capri espiatori" degli omicidi. Neanche la giustizia oaxaqueña si preoccupò di arrestare i criminali che uccisero le altre vittime del venerdì di sangue. È che, per quanto visto, per lei la vita di umili professori ed ejidatarios non vale nemmeno una parvenza di giustizia.
Il 28 ottobre 2006, Magdalena Hernández, vedova di Emilio Alonso Fabián, indigeno zapoteco, professore della primaria della zona di Pochutla, guidava con un mazzo di fiori in braccio il corteo funebre per seppellire suo marito. La notte precedente, aveva dovuto affrontare da sola la burocrazia perché le consegnassero il corpo. Il corteo era partito dal centro della città verso Candelaria, il suo villaggio, nella regione di Los Loxichas. Nello zócalo della capitale oaxaqueña i dirigenti della APPO gli resero omaggio, mentre tutte le voci intonavano Dios nunca muere.
Alla fine di aprile del 2007, Antonio O. Garza, ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, scrisse: "Le indagini svolte in Messico sulla morte di Will non sembrano avere progredito in assoluto e nemmeno sembra ci sia uno sforzo combinato per risolvere il caso. Questa mancanza di progressi è preoccupante". Sei mesi dopo le sue parole, la situazione è esattamente uguale o peggiore.
Kathy Will, madre della vittima, ha detto: "Siamo delusi dalla mancanza di un'indagine neutrale, obiettiva e legittima sulla tragica morte di Brad. L'indagine iniziale delle autorità locali è stata cattiva, pregiudizievole ed illogica nelle sue conclusioni".
Un anno dopo il venerdì di sangue, i maestri oaxaqueños hanno occupato le strade per onorare i loro morti. Con loro c'era Magdalena Hernández, vedova di Emilio Alonso Fabián. Migliaia di lavoratori dell'educazione il 27 ottobre hanno sfilato per ricordare gli omicidi, esigere giustizia e dimostrare che non sono stati sconfitti. In Cal y Canto, dove fu ucciso Brad, gli abitanti hanno piantato una croce di legno ed un tappetto fatto di sabbia colorata, candele e fiori.
A Oaxaca la memoria è ancora viva e la giustizia non arriva.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)