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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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Messico

Iniziativa sul 1° Incontro delle Donne Zapatiste con le Donne del Mondo e 3° Incontro degli Zapatisti con i Popoli del Mondo

09/05/2008 - 20:00
09/05/2008 - 23:59
20080509-flyer-colori.jpg
Sommario:
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Nei giorni 29-31 Dicembre si è svolto in Chiapas, nella Caracòl Tres La Garrucha, il Primo Incontro delle Donne Zapatiste con le Donne del Mondo e Terzo Incontro degli Zapatisti con i Popoli del Mondo.

Attivist* del Nodo Solidale e Facciamo Breccia che hanno partecipato all'incontro racconteranno di questa tre giorni di scambio e apprendimento dell'esperienza di lotta e organizzazione delle donne zapatiste.

ore 20:00 apericena (a sottoscrizione)

ore 21:00 proiezioni ... a seguire dibattito e presentazione opuscolo

durante tutta la serata
mostra fotografica, infoshop, sottofondi musicali messicani, bar in funzione...e in più, grande asta sull'artigianato di Xanica e distribuzione caffè Rebeldìa

c/o L38 squat - Laurentinokkupato, Via Giuliotti 8x, bus 776 - metro laurentina sesto ponte

www.autistici.org/nodosolidale

www.facciamobreccia.org

www.tmcrew.org/laurentinokkupato/

Conflitto di Oaxaca, Messico: scarcerato uno dei portavoce della APPO, Flavio Sosa, dopo un anno e cinque mesi di detenzione

autore:
Fabrizio Lorusso

Città del Messico. Sabato 19 aprile, è stato liberato per mancanza di prove Flavio Sosa Villavicencio, uno dei portavoce più conosciuti del movimento sociale di Oaxaca, la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), dopo 17 mesi passati in carcere in seguito alle accuse fabbricate contro di lui per furto, danni, sequestro, lesioni, sedizione e attacchi alle vie di comunicazione.
Flavio Sosa è stato più volte ed erroneamente identificato dalla stampa messicana come il presunto leader del movimento, come se tutto il conflitto che ha coinvolto la regione di Oaxaca con manifestazioni, picchetti e scioperi di centinaia di migliaia di persone durante un anno (a partire dal maggio 2006) potesse ricondursi alla volontà di un piccolo gruppo di sovversivi che, secondo questa versione ufficiale e tendenziosa, avrebbero cooptato una massa di contadini, indigeni e poveri contro il governo locale di Ulises Ruiz. Ma la realtà nel regno di Ruiz e del PRI (Partido Revolucionario Institucional), al governo da quasi ottant’anni in questa zona, era un’altra. Sosa ha ribadito che continuerà a “camminare affianco al popolo” e che “non si tratta di una lotta personale contro Ruiz quanto piuttosto di una sfida per la trasformazione democratica delle istituzioni”, un processo incompleto in tutto il paese.
Il 4 dicembre 2006, a soli tre giorni dall’inizio del governo dell’attuale presidente messicano, Felipe Calderon, il signor Flavio Sosa venne arrestato con suo fratello Horacio e altri attivisti a Città del Messico, mentre si apprestava a partecipare ad una riunione con alcuni esponenti del Ministero dell’Interno. E’ l’attivista politico che ha scontato più mesi di carcere in seguito ai tragici eventi che insanguinarono Oaxaca per almeno sei mesi con un saldo di 25 morti, centinaia di feriti, detenuti e ripetute violazioni dei diritti umani. L’escalation di violenza contro i professori scioperanti e la APPO portò a reazioni spropositate da parte di entrambi i bandi in lotta. Queste, a loro volta, furono prese come pretesto per l’ingresso in città di 4000 membri della purtroppo nota e militarizzata PFP, Polizia Federale Preventiva, nell’ottobre 2006. Il 25 novembre, infine, gli scontri, le violazioni, i feriti e i 141 detenuti, subito isolati dal mondo e deportati a centinaia di chilometri di distanza. Accuse false, scambi di persona, violenze fisiche e psicologiche, tortura e mancanza completa di diritto e diritti segnarono quelle giornate. Anche per questi atti e per gli eccessi di brutalità si può parlare ancora infelicemente di “macelleria messicana” e lo stesso Sosa ha parlato di “politica terrorista contro la gente di Oaxaca”.
Durante mesi, è stata condotta una campagna mediatica contro i personaggi più in vista, i consiglieri del movimento sociale di Oaxaca come Florentino Lopez o la maestra Carmen Lopez, che, come suggerisce la parola “portavoce” e come riporta la stessa Lopez in un’intervista, avevano “in realtà il semplice incarico di mantenere i rapporti con la stampa all’interno di una struttura integrata da oltre mille consiglieri con diritto di voto e caratterizzata da processi decisionali democratici e votazioni su ogni punto della agenda politica”, quale è la APPO appunto. La maggiore visibilità di alcuni consiglieri dell’Assemblea per un determinato periodo è stata costantemente identificata come una leadership dalla stampa e dalle TV nazionali (divise in due catene private, TV Azteca e Tele Visa), spesso propense al sensazionalismo e alla condanna facile.
I problemi attuali della società messicana, specialmente degli stati più poveri come Oaxaca, il Chiapas, Guerrero o Veracruz, non sono stati ancora affrontati adeguatamente dalle autorità. Basti pensare al conflitto costante tra i partiti politici a livello locale e nazionale e, a Oaxaca, alla forte emarginazione sociale ed economica, al potere del narcotraffico e alla crescita delle morti violente (oltre 2600 l’anno scorso in tutto il paese) e dell’impunità a tutti i livelli.

Di Fabrizio Lorusso
(http://fabriziolorusso.wordpress.com)

Comunicato finale con firme: Bella Ciao vs Coca cola messico

autore:
alterITA Messico
Sommario:
Comunicato con le prime 200 firme contro Coca Cola in Messico e Italia

Bella Ciao! vs. Coca-Cola

Anonimi fruitori del mezzo televisivo, ci hanno informato che una nota multinazionale ha recentemente realizzato uno spot televisivo il quale, per promuovere il suo nuovo prodotto, utilizza le melodie di una conosciuta canzone popolare italiana, Bella Ciao!. Detto spot é attualmente trasmesso dai canali televisivi commerciali messicani ed argentini. Già l’appropriazione di una melodia popolare per le finalità di lucro ci appare come una scelta discutibile sotto il profilo di sottrazione di un bene collettivo messo a disposizione del guadagno del privato. Ma il caso specifico ci indegna per i protagonisti di questa storia. Da un alto la Coca-Cola Company, dall’altro Bella Ciao!
La prima é una nota multinazionale degli alimenti e delle bevande, che ha saputo in questi anni diventare una delle imprese a livello globale più presenti e ricche; e che ha dimostrato di esserci riuscita a scapito delle comunità produttive e di consumatori dove é presente.
La seconda é una canzone del vasto canzoniere della guerra partigiana contro il regime fascista e contro l’occupazione nazista in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. La canzone di per sé cantata solo in certi territori liberati dalla lotta partigiana ha tuttavia assunto il ruolo di protagonista nel secondo dopoguerra, attraversando lotte e movimenti sociali che in Italia hanno costruito la sudata democrazia che oggi, ancora una volta, si rimette in gioco nell’attuale crisi politica italiana. E seppur meno cantata nell’Italia di oggi, negli ultimi vent’anni Bella Ciao! ha attraversato mari e monti per imporsi come canto delle resistenze e le lotte per la democrazia e contro ogni fascismo nel mondo. Oggi Bella Ciao! si canta in spagnolo in tutta l’America Latina, riuscendo a rompere i muri avendo conquistato anche una celeberrima traduzione inglese negli USA. Non ci sorprende la scelta di Coca-Cola Inc.. Non é la prima volta, né sarà l’ultima, che il capitale globale rappresentato da questa e molte altre imprese si appropri illegittimamente di note, linguaggi, modi, saperi e desideri che la collettività esprime con i suoi strumenti. Non vogliamo però farci sorprendere dal facile tentativo di dimenticare, lasciar perdere, far passare.
Non accettiamo che Bella Ciao! possa essere associata ad una impresa le cui pratiche commerciali e lavorative sono oggetto di molteplici denunce per violazioni dei diritti umani in diverse parti del mondo; un’impresa che impone un modello di consumo assolutamente pericoloso per la salute collettiva; un’impresa, infine, che diffonde una visione della vita assolutamente falsa e senza memoria. La memoria che abbiamo noi é un’altra: é quella della dignità, la pace, la libertà, la speranza che le nota di Bella Ciao! esprimono. Per questo continueremo a camminare sulle note di Bella Ciao! nella costruzione di una società più giusta e libera.

AlterITA -collettivo di professori di linguacultura italiana in Messico- (Carlo Almeyra, Andrea Cirelli, Matteo Dean, Manuela Derosas, Fabrizio Lorusso, Edoardo Mora, Barbara Origlio)

Per aderire, visitare: http://www.alteritamessico.blogspot.com

Prime adesioni (su oltre 200 pervenute per ora):
1. Dario Fo (Nobel per la Letteratura, Italia)
2. Franca Rame (Attrice e scrittrice, Italia)
3. Valerio Evangelisti (Scrittore, Italia)
4. Ascanio Celestini (Attore e scrittore, Italia)
5. Confederazione COBAS - Italia
6. Alfio Nicotra (giornalista, Italia)
7. Rosario Ibarra (Senatrice e difenditrice dei diritti umani, Messico)
8. Guillermo Almeyra (Giornalista, Argentina)
9. Hector de la Cueva (Alleanza Sociale Continentale)
10. Jose' Maria Calderón (Dir. del Centro Studi Latinoamericani, UNAM, Messico)
11. Angel Guerra Cabrera (giornalista, Messico)
12. Luciano Valentinotti (artista italiano, Messico)

Uso scandaloso di BELLA CIAO in Messico

autore:
Fabrizio Lorusso
Sommario:
Il collettivo AlterIta di Città del Messico e la comunità italiana denunciano l’indebito uso commerciale della canzone Bella Ciao! in Messico

Come frutto del rinnovato attivismo politico e sociale della comunità italiana in Messico ed in particolare dei gruppi di docenti di lingua e cultura italiana in questo paese, sono state promosse numerose iniziative di sensibilizzazione che lentamente hanno suscitato l’interesse di un gran numero di cittadini italiani e messicani informati attraverso il quindicinale “Il Sole d’Italia”, giornale completamente in italiano stampato in Yucatan, dal blog dell’attivo collettivo di professori, accademici e giornalisti AlterIta (1) (entra per aderire http://alteritamessico.blogspot.com/) e dall’uso crescente delle reti di e-mail, utilissime in una realtà fatta di dispersione geografica e frammentazione.
I gruppi organizzati degli italiani in Messico, pur non rappresentando una maggioranza numerica significativa, hanno fatto sentire la propria voce pubblicamente in diverse occasioni guadagnandosi un ruolo più istituzionale, legittimo e accettato anche di fronte agli interlocutori tradizionali come l’Ambasciata, i parlamentari eletti all’estero, il Comites (comitato eletto che costituisce il primo livello di rappresentanza degli italiani all’estero) e il CGIE (Consiglio generale Italiani all’Estero) (2). In questo senso risulta utile continuare con questa opera informativa e di sensibilizzazione su temi sociali e politici che, se da una parte esulano dalla realtà italiana in senso stretto, dall’altra sono invece fondamentali per la comunità italiana in Messico e per altre che seguono i processi e gli esperimenti in atto in terra azteca.
In particolare, l’iniziativa più recente e meritevole di diffusione riguarda un comunicato che sta circolando in Messico (firmato da AlterIta, intellettuali, sindacalisti, liberi pensatrori e altri gruppi) denunciando una nota multinazionale (Coca Cola Company) che ha recentemente realizzato uno spot televisivo il quale, per promuovere il suo nuovo prodotto chiamato Aquarius (lo riporto per dovere di cronaca), utilizza le note di una celebre canzone popolare italiana, la conosciutissma Bella Ciao!. Questo spot é attualmente trasmesso dai canali televisivi commerciali messicani ed argentini.
Già di per sé, l’appropriazione di una melodia popolare per finalità di lucro appare come una scelta discutibile in quanto rappresenta l’utilizzo di un patrimonio collettivo per un puro e semplice guadagno privato. Questo caso specifico ci fa indignare visti i protagonisti della storia. Da un alto la Coca-Cola Company, dall’altro la canzone Bella Ciao! La prima è una nota multinazionale degli alimenti e delle bevande, che ha saputo in questi anni diventare una delle imprese più presenti e ricche a livello globale. Tale compagnia ha dimostrato spesso di esserci riuscita a scapito delle comunitá produttive e di consumatori dei paesi in cui è presente.
La seconda é una traccia musicale e della memoria collettiva mondiale ormai insostituibile, parte del vasto canzioniere della guerra partigiana contro il regime fascista e contro l’occupazione nazista in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.
La canzone, inizialmente diffusa solo in certi territori liberati dalla lotta partigiana, ha tuttavia assunto un ruolo da protagonista nel secondo dopoguerra, attraversando lotte e movimenti sociali che in Italia hanno costruito la sudata democrazia che oggi, ancora una volta, si rimette in discussone nel contesto della ricorrente crisi politica italiana. E seppur meno cantata nell’Italia di oggi, negli ultimi vent’anni Bella Ciao! ha attraversato mari e monti per imporsi come canto delle resistenze e le lotte per la democrazia e contro ogni fascismo nel mondo intero. Oggi Bella Ciao! si canta in spagnolo in tutta l’America Latina, riuscendo a rompere i muri che si erigono sulle frontiere visto che gira anche una celebre traduzione all’inglese negli USA. Non é la prima volta, né sará l’ultima, che questa o molte altre aziende si appropriano di note, linguaggi, modi, saperi e desideri che sono parte delle specificità nazionali e culturali dei popoli del mondo. Il collettivo AlterIta e i gruppi che stanno aderendo alla denuncia non vogliono farsi sorprendere dal facile tentativo di dimenticare, lasciar perdere, far passare.
E’ quindi da rifiutare l’associazione di Bella Ciao! ad un’azienda le cui pratiche commerciali e lavorative sono oggetto di molteplici denunce per violazioni dei diritti umani in diverse parti del mondo e che, volente o nolente, s’è fatta portatrice di un modello di consumo pericoloso e di una visione della vita assolutamente falsa e senza memoria. La memoria che, invece, desideriamo sostenere è fatta di dignità, pace e libertà, nella speranza che le note di Bella Ciao! possano continuare a condurre questi valori nei remoti angoli del globo per la costruzione di meno spot televisivi e più società giuste e libere.

(1) Il collettivo di italiani in Messico AlterIta è composto da Carlo Almeyra, Andrea Cirelli, Manuela Derosas, Matteo Dean, Fabrizio Lorusso, Edoardo Mora, Barbara Origlio.Tutti sono professori di lingua e cultura italiana in Messico e parallelamente svolgono attività accademiche, giornalistiche e di diffusione culturale.

(2) Alcuni esempi: raccolta di firme contro la discussa partecipazione dell’Italia al Festival Humanitas di Oaxaca lo scorso anno (http://www.articolo21.info/rassegne/generale21052007/A... e http://www.infonodo.org/index.php?option=com_content&t...); la promozione di accordi etici per le attività educative (http://indy-lo.ortiche.net/?q=node/3711); l’invio di comunicati e la convocazione o partecipazione a conferenze su temi politici importanti (http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=...); infine l’appello agli imprenditori italiani in visita in Messico (http://liguria.indymedia.org/node/703)

Il Messico campesino e il NAFTA 14 anni dopo

autore:
Fabrizio Lorusso
Sommario:
La sfida asimmetrica dell’agricoltura dopo l’apertura totale del commercio con gli Stati Uniti

Le organizzazioni contadine, sindacali e sociali che hanno partecipato all’imponente manifestazione (stimate da 150 a 200mila persone) a Città del Messico lo scorso 31 gennaio hanno accettato l’apertura del dialogo con il Governo, il Ministro del Lavoro, Javier Lozano, e il nuovo Ministro degli Interni, Juan Camilo Mouriño, per cercare una via d’uscita ai numerosi problemi sociali ed economici che sta provocando la caduta delle barriere commerciali per i prodotti base della dieta e dell’identità nazionale come il mais, il riso, il latte e i fagioli. Mentre dall’altra parte del Rio Bravo, negli USA, si erigono muri per cercare di arginare il flusso migratorio senza nemmeno pensare a soluzioni più efficaci ed integrali che aiutino l’economia messicana e riducano il fenomeno, la liberalizzazione del commercio tra Usa, Canada e Messico, spinta dal NAFTA o TLCAN (Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord firmato nel 1994), arriva al suo auge con l’abbattimento delle tasse all’import-export, prevista da quest’anno anche per tutti i prodotti agricoli.

Gli agricoltori nordamericani potranno così competere “liberamente” con i messicani partendo da una superiorità storica in termini di produttività e sovvenzioni statali 20 volte maggiori. E’ un problema molto simile a quello che deve affrontare l’Unione Europea, in cui l’agricoltura è altamente sovvenzionata, ogni volta che si propone una negoziazione commerciale con i paesi africani che sfocia spesso in frizioni diplomatiche. Nel caso nordamericano, questi fattori vengono drammatizzati dalle carenze endemiche dell’agricoltura messicana, divisa tra un’immensa massa di contadini “poco produttivi” e scarsamente appoggiati dallo Stato, spesso costretti ad emigrare lasciando in patria dei veri e propri “villaggi fantasma”, ed alcuni grossi produttori che guardano con favore al business dell’esportazione di prodotti come l’avocado o la frutta tropicale.

Il Ministro dell’Agricoltura, Alberto Cardenas, ha annunciato degli stanziamenti addizionali di circa 30milioni di euro per sostenere i piccoli e medi produttori di mais e fagioli in risposta alle crescenti proteste popolari. Il Ministro ha affermato polemicamente che già dall’anno scorso era stato proposto un dialogo nazionale sull’agricoltura e che “tutti gli attori che oggi ripudiano le proposte governative nel 2007 lodarono e riconobbero la risposta del ministero per risolvere alcune delle questioni più annose”. Sempre in tono polemico con i movimenti sociali pro-campo, lo stesso Cardenas aveva dichiarato, dopo le manifestazioni del 31 gennaio, che non “era mai venuto a conoscenza delle richieste concrete dei contadini” e che quindi non poteva esprimere opinioni in merito.

Nonostante i finanziamenti si possano considerare un semplice palliativo temporaneo e i tavoli di negoziazione tra i contadini e il Governo siano appena stati aperti, le grandi proteste nazionali, unite al costante rincaro del prezzo della tortilla che colpisce le classi più povere, hanno potuto in qualche modo smorzare i toni sprezzanti del ministro e portare al centro dell’attenzione il tema dell’agricoltura bistrattata. Inizialmente le richieste sindacali e di categoria erano orientate a una rinegoziazione del NAFTA, ma questo punto è stato scartato per le difficoltà legali e la scarsa volontà politica. Ciononostante, come dichiara la CNC (Confederacion Nacional Campesina) in un comunicato, “è stato fatto un passo importante verso l’avvio di una discussione costruttiva con le associazioni contadine e cittadine in favore della sovranità alimentare, i diritti dei lavoratori e le libertà democratiche”.

Alle inquietudini della popolazione per i rincari negli alimenti, si aggiungono anche due difficili questioni che restano aperte: da una parte l’incremento esponenziale delle coltivazioni di mais transgenico che non è ritenuto assolutamente affidabile per la salute umana nel lungo periodo e sta provocando aspre reazioni in tutto il mondo, e, dall’altra, il tema scottante dei biocombustibili, come l’etanol, che stanno provocando l’aumento dei prezzi visto che si dedicano sempre più terre coltivabili alla “benzina alternativa” e non per nutrire la popolazione.

Video collegato: http://mx.youtube.com/watch?v=x1b9IRNbOtY

Comunicato agli imprenditori italiani in visita in Messico

autore:
AlterIta Messico
Sommario:
Messaggio alla delegazione degli imprenditori italiani in visita in Messico dal 25 febbraio

Messaggio alla comunità imprenditoriale italiana in visita in Messico

Attraverso questo breve comunicato, il collettivo di italiani in Messico, AlterIta , insieme a una parte della comunità italiana che condivide il contenuto del presente documento, desidera segnalarvi alcuni principi che ritiene fondamentali e imprescindibili nello svolgimento delle attività economiche, specialmente nella realtà messicana che è caratterizzata, ancora oggi, da notevoli sperequazioni socio – economiche e da frequenti violazioni dei diritti lavorativi e delle garanzie individuali.

Questi principi (trasparenza, rispetto della legge locale, formazione continua del personale, condivisione e legittimazione dei processi decisionali, salario equo e solidale) sono sanciti da un Accordo Etico allegato nella seconda pagina del presente. Il documento, firmato e pensato inizialmente solo per gli operatori del settore della diffusione della lingua e cultura italiana ma applicabile ad altre realtà, stabilisce una serie di impegni concreti ed è stato sottoscritto il 27 gennaio scorso dagli Onorevoli deputati del Governo dimissionario Franco Narducci e Gino Bucchino, oltre che dall’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e dai direttori e docenti di numerose istituzioni educative e culturali come le diverse scuole “Dante Alighieri” presenti sul territorio messicano e l’Istituto Italiano di Cultura tra le altre.

L’intenzione dell’Accordo è di ribadire la necessità di una gestione etica e socialmente responsabile delle attività da parte delle istituzioni italiane o, in qualche modo, legate alla nostra realtà nazionale e operanti in Messico. Queste pratiche organizzative e gestionali, che noi auspichiamo e promuoviamo nelle nostre realtà lavorative in quanto estremamente vantaggiose per tutte le parti e i portatori di interessi, eccedono il semplice rispetto della legislazione locale e si fanno interpreti di valori che devono dare lustro all’immagine del nostro paese nel mondo e alla sua tradizione, spesso tristemente accantonata, di tutela sociale, di armonia ambientale e di protezione del lavoro.

In un paese sempre più informato e inserito nei circuiti internazionali come il Messico, la crescente attenzione della stampa, dell’opinione pubblica e della stessa società civile, messicana e italiana, verso le tematiche ecologiche, sociali, lavorative ed il rispetto dei diritti umani (tema menzionato anche nel Trattato di Libero Commercio tra il Messico e l’Unione Europea) dovrebbe rappresentare un incentivo sufficiente per orientarsi a una responsabilità sociale che sia sostanziale e non di facciata. Inoltre, se ciò non bastasse, anche la rappresentatività e l’immagine pubblica che le imprese vengono ad assumere come elementi del “sistema Italia” all’estero dovrebbero incentivare comportamenti virtuosi in tal senso, com’è nelle nostre aspettative e speranze.
Nella speranza di aver suscitato un interesse sincero per i temi esposti, vi porgiamo distinti saluti e vi invitiamo a contattarci per chiarire qualunque dubbio, chiarimento o proposta.
AlterIta, Città del Messico (E-Mail alterita@gmail.com )

Riportiamo di seguito il testo del citato Accordo Etico che, sebbene sia stato pensato in questa occasione per le istituzioni educative e culturali, rappresenta un ottimo esempio per qualunque tipo di attività, indipendentemente dalla specifica forma giuridica che si decida di adottare, oltre a costituire uno strumento utile a rilevare e correggere le prassi poco consone con la etica degli affari.

Nella città di Tlaxcala, Messico, in data 26 e 27 gennaio 2008, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. I partecipanti hanno redatto il seguente accordo, da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione.

Accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale

i) Trasparenza nelle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale.
ii) Rispetto integrale della legislazione messicana sul lavoro e in particolare del “Acuerdo 279/2003”, emesso dal “Consejo Técnico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social)” in cui vengono disciplinati i doveri del datore di lavoro relativi al regime delle prestazioni assicurative e previdenziali a favore del prestatore.
iii) Promozione della formazione e dell’aggiornamento del personale docente.
iv) Istituzione di un organo collegiale (composto da una rappresentanza liberamente eletta dal corpo docente e dai rappresentanti dell’istituzione) preposto ai diversi aspetti della didattica.
v) Garanzia di un salario equo, adeguato alla professionalità, alle esperienze, alle competenze, alla preparazione specifica e al lavoro svolto dal docente che tenga conto del costo della vita e dell’anzianità di servizio.
vi) I firmatari del presente accordo si impegnano a fare riferimento al suo contenuto nella stipula dei contratti di lavoro.

Il collettivo di italiani in Messico AlterIta è composto da Carlo Almeyra, Andrea Cirelli, Manuela Derosas, Matteo Dean, Fabrizio Lorusso, Edoardo Mora, Barbara Origlio. Tutti sono professori di lingua e cultura italiana in Messico e parallelamente svolgono attività accademiche, giornalistiche e di diffusione culturale. http://alteritamessico.blogspot.com/

La firma dell'Accordo Etico per i lavoratori italiani in Messico

autore:
Fabrizio Lorusso
Sommario:
Incontro e firma del documento nella Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71.

I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d'italiano e la riforma della Legge 153/71
(Articolo di Fabrizio Lorusso)

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp).
Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gli Interventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell'integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all'estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo.
Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate.
La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze.
Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.
Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quo e si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali.
Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei Comitati Esteri della Società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione.
Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale”, da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione.
L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti. Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica.
L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica.
Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero.
Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.
LINK al testo integrale dell’accordo:
http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-de...

La storia siamo noi. Genova non si dimentica! Iniziativa a citta' del Messico il Primo Febbraio

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Nodo Solidale
Sommario:
Dal Messico solidarieta' ai compagni e alle compagne colpiti dalla repressione.

Da un articolo di Carolina, integrato da autistici.org/nodosolidale.

Il 14 dicembre 2007 24 manifestanti sono stati condannati fino a 11 anni di carcere, mentre gli assassini e torturatori in uniforme fodono di impunita' e i loro capi sono stati promossi.

1 febbraio 2008. Se qualcuno dice che c'e' una manifestazione "di fronte all'ambasciata" a Citta' del Messico, quasi sempre si riferisce all'ambasciata degli Stati Uniti, simbolo dello stato terrorista piu' potente del mondo. Le bandiere e gli srtiscioni non si vedono tanto frequentemente davanti alle ambasciate situate nella lussuosa zona della Lomas de Chapultepec, territorio estraneo per i manifestanti giunti oggi all'ambasciata italiana.

Le richieste? La fine alla criminalizzazione dei movimenti sociali in Italia e la liberta' per i 24 prigionieri politici (in Messico li chiamano comunque cosi', anche se sanno bene che non sono ancora dentro, ndt) recentemente colpiti con condanne fino a 11 anni per aver protestato contro il g8 a Genova 2001, quando piu' di 300.000 persone riempirono le strada per manifestare contro la guerra e la fame imposte e promosse dagli 8 potenti che si riunivano li'.
L'iniziativa e' stata seguita anche da Radio Ke Huelga, autrice anche di una lettera di solidarieta' con i compagni colpiti dalla repressione. Durante la corrispondenza con la radio libera di Citta' del Messico si e' ricordato anche l'appuntamento con la manifestazione del 2 Febbraio a Cosenza.

Qui il comunicato, consegnato anche all'ambasciata:

Il 20 e 21 luglio 2001 a Genova, in Italia, si è dato appuntamento il G8, un vertice dove hanno partecipato i presidenti degli 8 stati più potenti del mondo, riuniti per decidere la sorte di tutto il pianeta e pianificare nuove guerre coloniali e sfruttamento.

In questi giorni più di 300.000 persone, compagni/e dei centri sociali, degli squat, dei movimenti sociali, della società civile, dei collettivi femministi, attivisti di associazioni cattoliche, sindacati autonomi e studenti riempirono le strade della città per esprimere il proprio dissenso contro la globalizzazione neoliberista imposta dall'alto.

Mentre i leader del G8 si trovavano assediati in una zona di sicurezza, le forze di polizia e militari italiane attaccarono brutalmente tutti i manifestanti con manganell, gas lacrimogeni, colpi d'arma da fuoco, rendendo evidente che questo livello repressivo era premeditato. Le strade di Genova si trasformarono in uno scenario di guerra, con migliaia di manifestanti costretti a difendersi erigendo barricate contro la feroce offensiva della polizia.

Durante gli scontro il compagno Carlo Giuliani, di 23 anni, viene assassinato da un carabiniere con un colpo di pistola sparato in faccia, mentre centiania di partecipanti ai cortei vengono picchiati, ricoverati e torturati. Nelle caserme e nei commissariati i manifestanti subirono minaccie di morte e stupro, a molti gli strapparono piercing e orecchini con le pinze, furono costretti a restarsene in piedi ore cantando inni fascisti.

Nella notte del 21 luglio, gli edifici che ospitavano alcuni attivisti e la radio di movimento, il mediapoint, furono barbaramente sgomberati: dei 93 arrestati di questa operazione, più di 60 furono ricoverati per i colpi ricevuti.

La vendetta dello Stato continuò nelle aule dei tribunali. 25 manifestanti furono scelti come capro espiatorio e accusati di "devastazione e saccheggio", ignorando che la gente dovette difendersi della violenza brutale della polizia. Hanno voluto, nel corso di questi lunghi anni di processo, riscrivere la storia, la cronaca, le ragioni degli scontri e dei cortei di Genova. Nei tribunali hanno cancellato la verità dell'assassinio di Carlo Giuliani, sentenziando che fu per un proiettile colpito da un sasso di un manifestante che "sfortunatamente" uccise Carlo.

Infine il tribunale avallò la tesi del Potere: il 14 dicembre 2007 24 manifestanti sono stati condannati con pene fino a 11 anni di carcere, mentre gli assassini e torturatori in divisa di Genova ancora godono dell'impunità e i loro superiori sono stati promossi di grado.

I firmatari di questo appello esigono l'annullamento immediato della sentenza emessa dai giudici di Genova, perché la storia delle lotte sociali e antineoliberiste non si scriva nei tribunali, e fanno responsabile lo Stato Italiano delle violenze avvenute a Genova e delle pesanti condanne che i tribunali continuano ad assegnare ai lottatori sociali d'Italia, attraverso l'accusa fascista di "associazione sovversiva".

La storia siamo noi, Genova non si dimentica!
Libertà per i/le prigionieri/e politici/he di Genova, d'Italia, del Mondo!

Collettivo Autonomo Magonista (Df, Messico)
Nodo Solidale (Italia)
ALMA - Alleanza Libertaria Magonista (Df, Messico)
Colectivo Radio Proletaria 107.5fm (Tuxtla, Messico)
OPEZ, MLN, COAECH (Tuxtla, Messico)
Coordinadora Autonoma Tecnologias Apropriadas y Salud (Chiapas, Messico)
Comité por la Defensa de los Derechos Indigenas Xanica (Oaxaca, Messico)
Amig@s de Mumia (Df, Messico)
Colectivo un granito de Café (Df, Messico)
Fronte dei lavoratori del IMSS (DF, Messico)
Asociación de Iniciativas Populares Ditsö (Costa Rica)
VOCAL - Voci Oaxaqueñas Costruendo Autonomia e Libertad (Oaxaca, Messico)
RAI - Recursos d'Animació Interculturals (Catalunya, Espanya)
Ké Huelga Radio 102.9 fm (DF, Messico)
Cooperativa Libertas Anti Corp (DF, Messico)
Regeneración Radio (DF, Messico)
OIDHO - Organizaciones Indias por los Derechos Humanos en Oaxaca (Oaxaca, Messico)
Colectivo Votan Zapata (DF, Messico)
Círculos de estudio de género y feminismo (DF, Messico)
Asamblea universitaria de la Universidad Autónoma Metropolitana Unidad (DF, Messico)
Grupo de Acción Revolucionaria (DF, Messico)
C.L. José Marti (DF, Messico)
La Otra UAM- A (Azcapotzalco, Messico)
Movimiento de Bases Magisteriales de Tlaxcala (Tlaxcala, Messico)
Indymedia México (Messico)
Movimiento de Lucha Popular (DF, Messico)
Estudiantes de la FES Iztacala (Stato de Mexico, Messico)
Frente Nacional de Lucha por el Socialismo (Puebla, Messico)

I movimenti sociali in Messico. Prime iniziative del 2008: liberazioni nel caso Atenco e attivita' della APPO

Sommario:
Messico e movimenti sociali 2008: le iniziative della APPO a Oaxaca e la liberazione di 7 attivisti detenuti ad Atenco nel 2006

DA:
http://fainotizia.radioradicale.it/user/fabrizio-lorus...

Non mollano la presa sul Governo di Ulises Ruiz (del decadente PRI, Partido Revolucionario Institucional) a Oaxaca le migliaia di integranti del movimento sociale, la APPO, che più ha saputo innovare, discutere e perseverare negli ultimi anni in termini di lotta politica in Messico.
Questo fine settimana, una commissione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ha consegnato alla Suprema Corte di Giustizia della Nazione messicana un rapporto preliminare sulle violazioni ai diritti umani, sulle avvenute cancellazioni del giusto processo e i pregiudizi arrecati alle garanzie individuali durante la repressione del movimento dei professori e della società sollevatasi nel 2006, secondo quanto informa Cesar Mateos Benitez, uno dei portavoce del movimento. Lo stesso Benitez ha ribadito la petizione della APPO affinché sia ripreso il dialogo tra questa organizzazione, ancora oggi tanto attiva quanto osteggiata dalle forze governative e dai sindacati avversi creati ad hoc sul territorio dello stato di Oaxaca, e il Governo Federale, in particolare con il Ministro degli Interni, il trentaseienne appena nominato Juan Camilo Mouriño.
Il rapporto di 63 pagine consegnato alla Corte contiene documenti, articoli, videoregistrazioni e fotografie come prove delle violazioni ed anche i documenti relativi al giudizio popolare, una figura giuridica ibrida che ha più che altro un valore simbolico, intentato contro il governatore Ruiz negli spazi pubblici della città da diverse organizzazioni della società civile e della APPO. Si attende quindi la convocazione dei testimoni e delle vittime delle torture e gli eccessi repressivi della polizia federale e statale – locale affinché ratifichino per iscritto le denunce. Intanto, fuori dalla sede del potere giudiziario della nazione, 150 simpatizzanti della APPO hanno realizzato un picchetto per esigere alla Corte l’emissione di una sentenza su Oaxaca che sia il più possibile vicina alla realtà ed imparziale oltre che libera da ditkat politici come è successo recentemente nel caso della giornalista Lidia Cacho, uscita sconfitta contro il potente Governatore di Puebla, Mario Marin. La posizione del movimento continua ad essere la medesima: giustizia e punizione per i colpevoli della repressione, libertà per i detenuti politici e cancellazione delle ordinanze d’arresto contro i gli integranti dell’assemblea popolare.
Su un altro fronte, quello di San Salvador Atenco e dei giudizi che erano ancora in sospeso per gli attivisti detenuti e umiliati dopo i sanguinosi scontri con la polizia del maggio 2006, è arrivata l’attesa e sospirata libertà per sette di loro dopo che il tribunale competente ha analizzato il caso. Nel maggio 2006, furono violentemente arrestati 160 manifestanti (tra cui 6 stranieri malmenati e rimpatriati senza processo) di cui ancora 19 rimangono nel carcere Molino de Flores di Texcoco, centro abitato del Estado de Mexico, la regione che circonda Città del Messico e ne integra l’hinterland urbano. Attualmente altri 167 ex-detenuti continuano nella loro difficile difesa mentre tre persone sono già state condannate a una pena severissima di 67 anni totali che stanno scontando nel carcere di massima sicurezza di Almoloya de Juarez. Gli scontri con la polizia furono cruenti e le denunce per le gravissime violazioni dei diritti umani si sono ripetute per mesi provocando l’intervento di numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani tra cui la Commissione Civile Internazionale (http://cciodh.pangea.org/), la nazionale LIMEDDH (http://espora.org/limeddh/ Liga Mexicana para la Defensa de los Derechos Humanos) ed anche la criticata e governativa CNDH (Comision Nacional para los Derechos Humanos).

Messico, nuovo anno tra censura e autoritarismo

autore:
Francesco Zurlo
Sommario:
Tra palesi restrizioni della libertà d’informazione, lesioni ripetute dei diritti umani e leggi poliziesche, la deriva autoritaria del Messico di Calderón si fa sempre più preoccupante

di Francesco Zurlo
da Camminare Domandando

Un nuovo gravissimo caso di censura arriva nei primi giorni del 2008 dal “nuovo” Messico delle frodi elettorali e delle polizie federali preventive di Felipe Calderón, confermando tutte le preoccupazioni sullo stato della libertà d’informazione del paese centroamericano.
La vittima è questa volta Carmen Aristegui, voce popolare della radio messicana e conduttrice del programma “Hoy por Hoy”, su W Radio, una delle emittenti di Televisa Radio, branca radiofonica del gruppo Televisa.
Nel corso della trasmissione dello scorso 4 gennaio, la Aristegui ha annunciato che, dopo 5 anni di lavoro, il gruppo ha deciso di non rinnovarle il contratto per il nuovo anno, per una non meglio precisata “incompatibilità editoriale”.
La Aristegui era (ed è) una voce libera (e scomoda) all’interno del sempre più asfittico e controllato panorama radiotelevisivo messicano. Nelle sue trasmissioni aveva affrontato tutti i temi più scottanti dell’attualità messicana degli ultimi anni (facilmente rimossi altrove): dai brogli elettorali alle ultime elezioni alla sistematica violazione dei diritti umani durante i fatti di Oaxaca, dalle denunce contro il cardinal Rivera per aver coperto dei sacerdoti accusati di pedofilia al caso Lydia Cacho (la giornalista arrestata arbitrariamente per aver denunciato una rete di sfruttamento di minori in cui erano coinvolti personaggi importanti) ed ancora le conseguenze della cosidetta “Ley Televisa”, la legge che ha favorito la concentrazione in pochissime mani dei mezzi d’informazione messicani. Proprio le prese di posizione della giornalista rispetto alle questioni attinenti il mondo dell’informazione sono state probabilmente il casus belli del suo licenziamento. In settembre infatti il parlamento messicano – pur tra mille ostacoli – ha approvato una riforma che priva i mezzi radiotelevisivi dalle entrate miliardarie provenienti dai contratti di propaganda politica durante le tornate elettorali – questione non peregrina, se, come pare, durante la campagna elettorale del 2006, furono trasmessi ottantamila spot al giorno a favore di Felipe Calderón. La Aristegui si era più volte dissociata da molti colleghi che criticavano la riforma, con lo spauracchio della perdita di risorse da parte delle emittenti radiotelevisive .Di qui probabilmente la sua cacciata
La questione non è tuttavia solo “messicana”. Televisa Radio è infatti in mano al 50% al gruppo spagnolo Prisa, gruppo editoriale che vanta in Europa una fama progressista per via della proprietà del giornale “El pais”, ma che si dimostra editore tutt’altro che indipendente o liberale dall’altro lato dell’Atlantico (dove ha interessi amplissimi dal Messico alla Bolivia, passando per Colombia e Cile). Secondo il presidente dell’Associazione messicana per il Diritto all’Informazione (AMEDI), l’ex-senatore Javier Corral Jurado (che certo non può essere accusato di faziosità essendo stato nella legislatura precedente senatore per il partito di governo del PAN) i dirigenti del gruppo editoriale spagnolo si sono dimostrati “miserabili e codardi come il peggiore degli impresari messicani […] hanno sacrificato la Aristegui perché i suoi contenuti editoriali scomodavano il potere di fatto. Questo conferma il carattere autoritario della struttura mediatica nel paese e nel mondo, alla quale non interessano nè gli operatori della comunicazione né il loro pubblico”.

La scelta illiberale del Gruppo Prisa s’iscrive infatti in una situazione di restrizione della libertà di stampa e di controllo dei media che rappresenta uno degli elementi più preoccupanti dell’involuzione autoritaria in atto da parte governo Calderón. Solo nel 2007 sono stati almeno 3 i giornalisti e operatori dell’informazione uccisi in Messico, mentre altri 84 hanno denunciato attacchi, intimidazioni e minacce. Se il paese centroamericano non ha ripetuto il funereo record dell’anno scorso (9 giornalisti ammazzati e 3 desaparecidos, seconda nazione più pericolosa in assoluto per gli operatori dell’informazione dopo l’Iraq), tuttavia il Messico continua a essere lo stato dell’America Latina in cui informare risulta più rischioso e difficile – insieme alla Colombia dei paramilitari e della guerra civile. E non solo per i giornalisti che mettono il naso negli affari dei narcos.
A destare particolarmente preoccupazione è la concentrazione dei media elettronici e radiotelevisivi in pochissime mani – sulla carta stampata esiste, fortunatamente, un po’ più di pluralismo. La cosiddetta “ley Televisa”, approvata in fretta e furia negli ultimi mesi della presidenza Fox, nell’aprile 2006, ha consegnato a costo zero, il novanta per cento delle frequenze al duopolio formato da Televisa e Tv Azteca, entrambe legate più o meno direttamente all’oficialismo del PAN - allo stato attuale 9 spettatori su 10 guardano i canali di Televisa e Tv Azteca, le quali controllano peraltro le principali emittenti radiofoniche del paese. Il tutto con un consenso più o meno unanime, dato che anche la maggioranza dei rappresentanti del PRD ha votato a suo tempo la “Ley Televisa”.

E parte del PRD è coinvolta anche in un’altra delle manovre (tra le più contestate degli ultimi tempi), che fanno gridare all’allarme democratico in Messico. Lo scorso dicembre dapprima la Camera e poi il Senato messicano (quest’ultimo con un paio di modifiche di poco conto) hanno approvato una riforma del sistema giudiziario che permette la perquisizione di abitazioni e l’arresto senza mandato, le intercettazioni e il fermo fino a 40 giorni di qualunque persona considerata sospetta. PAN e PRI hanno incassato i voti favorevoli di diversi esponenti del PRD per via dello stralcio all’ultimo momento di una norma che equiparava di fatto le mobilitazioni sociali al crimine organizzato. La riforma dovrà essere nuovamente ratificata dalla Camera in febbraio e non è ancora quindi definitiva – anche se difficilmente ci si potrà aspettare nuove modifiche - ma si tratta, secondo molti analisti e rappresentanti della sinistra messicana, di un’ulteriore passo verso l’instaurazione di un vero e proprio stato di polizia.

Il 2007 consegna peraltro un bilancio ben più che inquietante quanto alla situazione dei diritti umani in Messico. Come ha scritto Victor Ballinas su “La Jornada” dello scorso 27 dicembre, l’anno appena conclusosi può davvero essere archiviato come l’“año negro para los defensores de derechos humanos”: nel corso degli ultimi dodici mesi le aggressioni e le intimidazioni nei confronti degli attivisti per i diritti umani nel paese centroamericano sono continuate senza sosta e ad un ritmo impressionante. Anche organizzazioni celebri come il Ciepac (Centro di indagine economica e politiche di azione comunitaria) di San Cristobal de Las Casas o il Centro per i Diritti umani Fray Bartolomè de las Casas sono stati oggetto di gravi intimidazioni. Durante la sua visita in Messico, lo scorso aprile, Florentín Melèndez, presidente del CIDH (la Commissione Interamericana per i diritti umani) aveva sottolineato l’”allarmante indice d’impunità nei confronti dei difensori delle garanzie individuali” nel paese, accogliendo le denunce di molte organizzazioni per i diritti umani. Ciò nonostante la situazione nei mesi successivi non è affatto migliorata, ma anzi ha mostrato piuttosto un’ intensificazione dei casi di aggressione, intimidazione e in un paio di casi anche desapareción di attivisti, che ha fatto parlare a molti di un ritorno alla guerra sucia degli anni ’70.

Lo scorso ottobre il vescovo emerito di San Cristobal de las Casas, Samuel Ruiz (direttore dello stesso Centro Fray Bartolomè de las Casas) ha letto un comunicato sottoscritto dalla Red por la Paz (una rete che unisce 17 organizzazioni per i diritti umani) dai toni duri e inequivoci sui rischi di una deriva relativamente al rispetto dei diritti umani nello stato del Chiapas. Secondo Ruiz e la Red por la Paz durante il primo anno di governo di Calderón (e del governatore dello stato chiapaneco Sabines) i territori indigeni hanno subito una vera e propria offensiva, diretto risultato di “una strategia repressiva” che “implica azioni concordate tra i circa 80 accampamenti militari permanenti, le autorità locali, le istituzioni agrarie e i gruppi segnalati come paramilitari che si nascondono dietro le sigle d’organizzazioni contadine”. Una situazione molto grave, testimoniata da almeno dieci provati casi di minacce, sgomberi ed aggressioni. Una situazione che peraltro - sempre secondo la Red por la Paz - si inscrive in un più ampio “contesto nazionale, nel quale si è dispiegata un’ampia militarizzazione e una tendenza alla repressione di fronte ai processi organizzativi della società civile”

Se l’anno appena conclusosi non ha infatti visto la lunga scia di sangue che ha attraversato nell’anno precedente il paese (da Atenco a Oaxaca, passando per il Michoacán), tuttavia la politica della “mano dura” con la quale Calderón è andato al potere nel 2006 non sembra aver subito nessuna correzione di rotta. Questo malgrado i dati ufficiali riguardo la lotta alla criminalità – punto su cui il presidente del PAN aveva puntato tutto – non paiano mostrare alcun significativo miglioramento – nel corso degli ultimi dodici mesi si sono verificati infatti quasi 3000 omicidi. L’impressione – confermata dalle frequenti risposte repressive in diversi stati della confederazione (a partire da Oaxaca) in occasione di proteste e mobilitazioni – è quindi che il governo Calderón punti soprattutto a utilizzare la cosiddetta “mano dura” nei confronti dei movimenti, in un periodo in cui l’effervescenza sociale rischia di essere massima. Dalle ricadute dell’ampliamento del TLCAN, il trattato di Libero Commercio con Usa e Canada (con la completa liberalizzazione di prodotti agricoli come mais e fagioli) all’incremento stratosferico dei prezzi della tortilla dovuto alla “febbre dell’etanolo”, tutto sembra infatti concorrere ad un accrescimento delle tensioni sociali nel paese. E la risposta del governo centrale di fronte a tutto questo pare non essere altro che l’accentuazione di una linea autoritaria che, mentre allontana irreparabilmente il Messico dalla primavera democratica di molti altri paesi del Sudamerica, lo fa assomigliare, giorno dopo giorno, sempre più alla Russia di Putin.

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