violenza
VICENZA, VIA IL BAVAGLIO!
Dom, 05/10/2008 - 19:36
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http://www.globalproject.info/art-17152.html
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Vicenza, via il bavaglio!
Domenica 5 ottobre 2008 10:59 Oggi, dalle 8.00 alle 21.00 si vota. Per difendere la democrazia
Segui tutti gli aggiornamenti sulla consultazione dal sito www.nodalmolin.it
Dalle 10.30 alle 12.30 e dallle 18.00 alle 21.00 segui la diretta della consultazione a cura di Radio Sherwood >>
http://www.sherwood.it/
È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell’aeroporto Dal Molin. Oggi si vota per difendere la democrazia.
Come si vota
http://www.nodalmolin.it/notizie/notizie_248.html
La mappa dei seggi
http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&hl=it&oe=UTF8&ms...
Diamo i numeri: perché votare SÌ
http://www.nodalmolin.it/notizie/notizie_212.html
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ESPRIMI IL TUO VOTO ANCHE ONLINE
(IL VOTO ONLINE NON SOSTITUISCE QUELLO AL SEGGIO!)
http://www.nodalmolin.it/consultazione/consultazione.p...
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È arrivato il giorno della grande consultazione popolare con la quale Vicenza decide il futuro dell’aeroporto Dal Molin. Dopo l’atto di dispotismo del Consiglio di Stato che, esprimendo una sentenza ben poco fondata giuridicamente e molto filogovernativa, ha annullato la consultazione ufficiale organizzata dall’Amministrazione comunale [ http://www.globalproject.info/art-17096.html ], centinaia di volontari si sono offerti per garantire l’apertura dei 53 seggi; i quali, invece di essere all’interno delle scuole, saranno davanti ai cancelli di queste ultime dove questa mattina all’alba sono stati sistemati gazebo, tavoli e urne.
Sarà, quello di oggi, un referendum vero, con tanto di liste elettorali, presidenti di seggio e scrutatori; seggi aperti dalle 8.00 alle 21.00, poi lo scrutinio. Per votare è necessario il documento d’identità e si può consegnare la scheda soltanto nel proprio seggio di appartenenza. Chi non avesse ricevuto a casa la scheda – o l’avesse perduta – può chiederne un duplicato direttamente al seggio.
In città, ieri, si respirava un clima di effervescenza. Come riporta l’Ansa, furgoncini e auto private giravano i quartieri della città berica con gli altoparlanti per invitare al voto; ai banchetti organizzati nelle piazze si fermavano tanti cittadini intenzionati a esprimere il proprio parere sul futuro della grande area verde alla periferia della città. È il giorno della dignità di Vicenza: un voto che non ha soltanto a che fare con il progetto statunitense, ma che rappresenta soprattutto un momento di difesa della democrazia che a Vicenza è stata calpestata da chi ha fatto dell’imposizione la propria forma di governo.
Dopo la splendida risposta di mercoledì sera – quando 12 mila vicentini sono scesi in piazza per protestare contro le sentenza del Consiglio di Stato emessa poche ore prima – oggi Vicenza dimostra la propria determinazione a difendere la democrazia e la dignità di una città che qualcuno vorrebbe silenziosa e accondiscendente. A nulla sono serviti, in questi giorni, gli insulti piovuti sulla città berica da chi, come il governatore veneto Giancarlo Galan, non riesce ad accettare che i cittadini possano esprimersi democraticamente.
Nel frattempo, messaggi di solidarietà e appoggio alla popolazione vicentina sono giunti da tutta Italia; e, in molte città, quest’oggi saranno aperti dei seggi simbolici dove i cittadini voteranno sulla stessa scheda sulla quale migliaia di vicentini porranno la propria croce. Un modo per dimostrare il proprio sostegno al diritto di Vicenza di potersi esprimere liberamente, ma anche di ricordare che la città del Palladio non è sola nell’opposizione alla militarizzazione del territorio. Ma la vicenda Dal Molin supera anche i confini nazionali, tanto che ieri si è svolta una protesta davanti al consolato italiano di Barcellona e oggi avverrà altrettanto in altre città europee.
Buon voto, dunque: Vicenza, via il bavaglio!
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Variazioni su un omicidio
Lun, 15/09/2008 - 21:54
http://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/variazioni-su...
Variazioni su un omicidio
di Helena Janeczek
1) Adul Salam Guibre e i suoi amici John e Samir entrano all’alba al bar “Shining” di Via Zuretti, zona Stazione Centrale di Milano, e rubano una scatola di biscotti. I gestori, padre e figlio, se ne accorgono e gli corrono dietro urlando cose tipo “ladri, negri di merda”. Pensano di inseguirli col loro furgone bar, ma poi uno dice all’altro:”lasciamo stare, chiudiamo baracca che è meglio, e andiamo a dormire”.
2) Adul Salam Guibre e i suoi amici John e Samir entrano all’alba al bar “Shining” di Via Zuretti, zona Centrale di Milano che sta per chiudere, e rubano una scatola di biscotti. I gestori del bar li rincorrono al grido di “ladri, ladri”, prendono il furgone bar, li raggiungono e tirano fuori una spranga e un bastone. Anche i ragazzi di colore hanno un bastone e scoppia una rissa. Samir e John, quando capiscono che quelli del bar menano di brutto, scappano, mentre “Abba” non ce la fa e rimane a terra, colpito più volte alla testa. Muore all’ospedale “Fatebenefratelli” qualche ora dopo.
I gestori della prima variante, ripetono insulti razzisti. I secondi no, però uccidono un ragazzo. Nella realtà dei fatti, com’è stata fin qui ricostruita (ma è ancora molto da vedere), le due cose si combinano. Sul sito del Corriere, però, si legge:
“Secondo quanto spiegato dagli agenti della Squadra Mobile, il giovane sarebbe stato aggredito nell’ambito di una lite in quanto, con due suoi amici, avrebbe rubato dei biscotti dal furgone bar di cui sono proprietari i due fermati. Non si sarebbe quindi trattato di un episodio a sfondo razzista (nonostante le ingiurie rivolte dagli aggressori ad Abdul come «ladro, negro di merda, etc») , ma di una lite per futili motivi poi degenerata.”
La domanda è: come lo individuiamo il razzismo? E’ più razzista colui che dice cose razziste o lo è più chi cose razziste le fa? Questo in una clima culturale come il nostro, dove il razzismo sembra ubiquo e inafferrabile, perché nessuno, tranne qualche ultrafascista marginale, dichiara più di essere razzista. “Io non sono razzista, però…”è il refrain dei giorni nostri.
Mi viene da pensare questo: gli ipotetici gestori di un bar che urlano “negri di merda” oltre che “ladri” potrebbero in effetti essere abbastanza superficialmente razzisti. Sono stanchi e arrabbiati e i ragazzi che hanno rubato i biscotti sono tutti e tre di colore, quindi gli viene da tirargli dietro anche quell’insulto.
E se invece avessero fatto quel che hanno fatto effettivamente, senza nemmeno una volta lasciarsi sfuggire un epiteto razzista, allora potremmo davvero essere certi che si tratta solo di una “lite per futili motivi poi degenerata”?
Ho forti dubbi. Quegli uomini avrebbero cominciato un inseguimento con il furgone, armati di bastone e spranga, per una scatola di biscotti, se i ladri non avessero avuto tutti e tre la pelle scura? E avrebbero poi ingaggiato una rissa di quel genere? E soprattutto: avrebbero colpito un ragazzo alla testa con una spranga fino ad ucciderlo, se quel ragazzo non fosse stato nero?
Ovviamente non abbiamo la prova contraria. Sarebbe interessante sapere, ad esempio, se i gestori del Bar “Shining” (il nome non evoca sonni tranquilli) fossero noti in genere come persone che passano facilmente alle mani. Ma anche questo non risolverebbe molto. Il primo essere umano che gli è capitato di uccidere, resta un ragazzo di colore.
Il razzismo non è un opinione. Non è nemmeno principalmente un codice linguistico odioso e scorretto. Il razzismo è qualcosa che ti agisce dentro. E che eventualmente, come temo sia avvenuto in questo caso, ti abbassa la soglia di inibizione. Per cui un ragazzo dalla pelle scura, va a finire che lo ammazzi. Magari non l’hai nemmeno chiamato “negro”, magari non ti rendi nemmeno conto che ci vedi non una persona uguale a te, ma appunto un “negro”. Però è questo che probabilmente non ti fa fermare in tempo. Ed è il veleno che circola nell’aria e nel metabolismo.
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UNA BOLZANETO ROM A BUSSOLENGO VERONA & DENUNCE E FOTO. ROTTO IL SILENZIO SU BUSSOLENGO
Mer, 10/09/2008 - 22:53
http://www.carta.org/campagne/migranti/rom+e+sinti/148...
UNA BOLZANETO ROM A BUSSOLENGO VERONA
Gianluca Carmosino
http://www.carta.org/archivio/autori/268
[9 Settembre 2008]
http://www.carta.org/
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza
Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com.
http://Sucardrom.blogspot.com/
La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
http://www.carta.org/campagne/migranti/rom+e+sinti/148...
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http://www.carta.org/campagne/migranti/14895
DENUCE E FOTO. ROTTO IL SILENZIO SU BUSSOLENGO
Gianluca Carmosino
http://www.carta.org/archivio/autori/268
[10 Settembre 2008]
http://www.carta.org/
Il racconto di Christian e di Giorgio, cittadini italiani di origine rom, rispettivamente di 38 e 17 anni, picchiati, sequestrati e torturati insieme ai loro familiari nella caserma dei carabinieri di Bussolengo [Verona] venerdì 6 settembre– racconto pubblicato ieri da Carta – comincia a rompere il muro del silenzio. Liberazione ha richiamato la notizia in prima pagina, ma anche Il Mattino di Padova a La Nuova di Venezia hanno segnalato quanto denunciato su www.carta.org, oltre ad alcuni siti internet. Diverse associazioni locali, la Cgil di Brescia e alcuni consiglieri regionali hanno cominciato a occuparsi del caso.
Intanto, Angelo Campos, sua moglie Sonia [sorella di Christian a madre di Giorgio] e Denis Rossetto sono in carcere, dopo il processo per direttissima di sabato scorso con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto a danno dei carabinieri, i quali hanno smentito la versione fornita dai rom. Secondo il verbale dei carabinieri sono stati i rom ad aggredire gli agenti, che si sarebbero difesi.
Tra le comunità di rom e sinti della provincia di Brescia e di Verona oggi sembrano prevalere sentimenti constrastanti: paura per la sorte degli arrestati e per l’aumento degli episodi di razzismo registrato negli ultimi mesi, ma anche relativa soddisfazione per la scelta di alcuni media.
Restano da capire molte cose. È utile leggersi la denuncia dei carabinieri [la versione completa, pubblicata dal blog dell’associazione Sucardrom, è anche nel sito di Carta, link a lato] e quella dei familiari picchiati [le denunce complete saranno nelle prossime ore su Carta.org]. Nel sito pubblichiamo oggi le prime foto – messe a disposizione dall’associazione Nevo Gipen di Brescia -, dei numerosi segni lasciati sui corpi delle persone picchiate [link a lato].
«Giunti presso la roulotte in usa a Campos Angelo e dalla sua famiglia, questi cominciava ad andare in escandescenza – si legge nel verbale dei carabinieri -, assumendo atteggiamento di sfida e ponendo il suo volto su quello del Maresciallo Ordinario Carusone. Il militare lo allontanava invitandolo ad assumere un atteggiamento corretto ma questi per tutta risposta cominciava a farsi beffe del militare… Non potendo più la pattuglia soggiacere alla villania dell’uomo che solo successivamente verrà identificato, ed essendosi lo stesso rifiutato di fornire le generalità lo si invitava a salire nell’autovettura di servizio, per poi condurlo presso il Comando per l’identificazione». Il rapporto parla poi della reazione dei familiari. «I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori… Il Maresciallo Ordinario Carusone, durante la colluttazione che era scaturita con le cinque persone, subiva il tentativo di furto della pistola ad opera della Campos Sonia… La Campos Sonia veniva ammanettata, mentre Campos Angelo, Campos Giorgio e Rossetto Denis, scappavano a bordo del veicolo da quest’ultimo condotto. In quel momento i militari riuscivano a dare l’allarme alla Centrale operativa che faceva convergere sulla zona tutte le pattuglie in servizio in quel momento. I fuggitivi venivano fermati dopo un inseguimento, che si concludeva a Caselle di Sommacampagna».
Ma resta da capire soprattutto quello che sta accadendo in questi ultimi mesi in alcuni comuni della Lombardia e del Veneto. Dalla Federazione rom e sinti insieme, che raccoglie più di venti associazioni e gruppi di rom e sinti di tutta Italia [tra cui l’associazione Nevo Gipen], ricorda che sono state numerose le denunce di episodi di intolleranza registrati a Bussolengo, a cominciare dalle proteste per le delibere del consiglio comunale [con le quali in aprile si esplicitava l’obiettivo dell’amministrazione, «l’eliminazione della sosta degli zingari sul nostro territorio»]. Altre denunce sono giunte alla Federazione da gruppi di rom e sinti di comuni limitrofi a Bussolengo, come Pescantina, Settimo, Valeggio e Balconi. E il 16 settembre è anche in programma un incontro tra la Federazione e il ministro Maroni.
http://www.carta.org/campagne/migranti/14895
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Immigrato pestato a sangue perchè vendeva bibite sulla spiaggia
Ven, 22/08/2008 - 11:55Forse era un immigrato clandestino e non presenterà mai nessuna denuncia. Si era dotato di un frigo portatile e l'aveva riempito di bibite fresche girando per la spiaggia di Ostia. Era questo il modo che aveva scelto per sbarcare il lunario e guadagnarsi da vivere.
La sua colpa è di essere passato vicino ad un chiosco bar di una spiaggia libera e contro di lui è scattata una barbara aggressione. Colpito contemporaneamente da più persone, parenti del titolare del chiosco, pestato a sangue, senza che i tanti bagnanti alzassero un dito per difenderlo. Si è lasciato picchiare selvaggiamente senza tentare di difendersi, ha poi mollato il suo frigo ed è riuscito a sfuggire ai suoi massacratori.
Dopo questo atto violento inqualificabile, alcuni testimoni, presi dai rimorsi di coscienza per non essere intervenuti, hanno deciso di parlare con un cronista, hanno esternato il loro dispiacere, confermando questo episodio orripilante che scuote le fondamenta della nostra città quale prestigiosa culla del diritto romano (L'episodio è stato reso noto da Il Messaggero di oggi 22 agosto 2008).
Di destra o di sinistra, chi usa la violenza è sempre fascista
Sab, 31/05/2008 - 17:04"An eye for an eye makes the whole world blind",
Mahatma Gandhi
"...
se non vedete che la vita è semplicemente sacra
diffido della vostra concezione del mondo
...",
Julian Beck, The Living Theatre,
Rivoluzione e controrivoluzione
Leggo dichiarazioni e commenti che non avrei mai voluto leggere. In questi interventi, si invita alla giusta violenza, definendola "rivoluzionaria", contro i fascisti.
Sono molto preoccupato per quello che potrebbe accadere ed invito questi compagni a riflettere, in tutta serenità.
Per me l'unica risposta adeguata ed efficace alla violenza fascista è riempire le piazze.
Non altro.
Chi anche soltanto predica la "giusta" vendetta contro i nazifascisti, non fa che mettersi al loro livello. E i "nazifascismi" vanno isolati.
La nonviolenza attiva è la radicalità vera perché nega, qui ed ora, nell'immediato, la natura della società costituita, della quale il fascismo non è che l'estremizzazione. L'ideologia protonazista del darwinismo sociale, nella dura realtà materiale della vita quotidiana, è applicata, come si suol dire, ogni giorno che Iddio ha creato.
Contro l'ingiustizia, disobbedienza civile nonviolenta. Perché noi non siamo come loro. Né come vorrebbero che fossimo.
Donne in situazione di conflitto nel Mediterraneo
Mer, 14/05/2008 - 12:32Violenza domestica, sociale, violenza della guerra….Le donne sono sempre le più esposte in situazione di conflitto. Babelmed.net, il sito delle culture del Mediterraneo,ha lanciato un'inchiesta “Avere 20 anni nel Mediterraneo”, in nove paesi mediterranei (Algeria, Egitto, Spagna, Francia, Italia, Libano, Marocco, Palestina, Turchia) per indagare la realtà delle giovani donne.
Giornaliste dei 9 paesi si sono interessate, per il primo ciclo di inchieste, dell’amore, interrogando le giovani donne sulle loro storie d’innamoramento, di famiglia, sulla la vita che sognano... Il secondo ciclo, che sarà presentato a Roma, riguarda la questione delle donne in situazione di conflitto mentre il terzo tema delle inchieste farà luce sulle giovani donne artiste.
Durante l’incontro nella sede della Stampa estera, 6 giornaliste racconteranno il frutto di queste inchieste: giovani curde a Istanbul, donne impegnate contro la mafia in Italia, operaie egiziane in rivolta, algerine che hanno vissuto gli orrori del terrorismo o donne vittime di violenze domestiche che si organizzano in Marocco o in Spagna… L’incontro sarà l’occasione per discutere con il pubblico e i colleghi giornalisti sulle tematiche femminili in Europa e nel Mediterraneo.
Martedì 20 maggio, ore 17:00
Sala dell’Associazione della Stampa estera,
Via dell'Umiltà 83/C
00187 Roma
CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: LE LOTTE DI IERI, OGGI E DOMANI.
Ven, 15/02/2008 - 10:40Stiamo assistendo, a partire dalla fine del 2007, a ripetuti attacchi alla legge 194, anche attraverso la proposta di legge di moratoria sull'aborto, ponendo sullo stesso piano la pena capitale e la decisione responsabile delle donne di decidere della propria vita e di quella di un nascituro.
Con la strumentale motivazione di proteggere un generico "diritto alla vita" si mina la legge 194, una delle più significative conquiste del mondo femminile poiché ne tutela la libertà e la capacità di autodeterminarsi. La 194 ha permesso di ridurre il numero degli aborti clandestini e di proteggere la salute delle donne.
il programma:
VENERDI' 15
ore 21.30 - videoproiezione
4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI
di Christian Mungiu (Romania 2007 113'). Il film affronta il tema
dell'aborto.
SABATO 16
Giornata sul tema della violenza maschile contro le donne, in particolar modo la violenza domestica, rilevabile dall'elevato numero di donne abusate o uccise da uomini che non ne accettano le scelte di libertà. La risposta a questo "bollettino di guerra" e al tentativo delle istituzioni di ridurre tutto ad un problema di ordine pubblico, è stata la manifestazione nazionale tenutasi a Roma il 24 novembre del 2007.
ore 19.00 - incontro
Una rappresentante del Centro Donna Lisa (info: www.centrodonnalisa.it), realtà promotrice del corteo, ci aggiornerà sui contenuti del dibattito in rete e sulla due giorni di discussione prevista per sabato 23 e domenica 24 febbraio prossimi.
ore 21.00 - reading
Poesie selezionate che hanno per tema la violenza subita dalle donne non solo come violenza fisica ma anche come privazione e negazione di diritti in diversi contesti:
lavoro, guerra, istituzioni.
ore 21:30 - videoproiezione
TI DO I MIEI OCCHI
di Iciar Bollain (Spagna 2003)
Film sociale che affronta con coraggio il delicato e diffuso dramma della violenza sulle
donne.
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CASALE PODERE ROSA
via Diego Fabbri snc (angolo via A. De Stefani), 00137 Roma
bus: linea atac343 da piazza Sempione o da MetroB-Rebibbia
info: tel/fax 06.8271545 - info@casalepodererosa.org
web: http://www.casalepodererosa.org
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Contro la violenza maschile sulle donne_ASSEMBLEA NAZIONALE 12 GENNAIO 2008
Ven, 07/12/2007 - 21:02Care compagne di lotta,
la manifestazione che abbiamo costruito insieme in poco più di un mese, ha superato di gran lunga le aspettative di ognuna di noi. La presa di parola di oltre centocinquantamila donne e lesbiche contro la violenza maschile sulle donne, agita soprattutto in famiglia, è un risultato politico straordinario. Il corteo ha attraversato generazioni e femminismi dando valore alle differenze. Per molte di noi un corteo di donne per le donne ha dato forza alla nostra voce, ai nostri corpi, alla nostra soggettività politica. Consapevoli che quella separatista è una delle pratiche con cui le donne scelgono di esprimersi, siamo interessate a rilanciare una discussione perché non vogliamo prescindere dal dialogo e dal confronto.
Il dato politico più importante è l’instancabile partecipazione di ognuna di noi in questo percorso, la condivisione di una piattaforma comune, l’autodeterminazione con la quale abbiamo rivendicato contenuti, pratiche e finalità, la sintonia con cui abbiamo risposto alla prevaricazione di soggetti istituzionali e partitici che, con politiche familiste e sessiste, hanno disconosciuto la libertà di scegliere delle donne. La nostra lotta contro la violenza passa necessariamente attraverso la libertà e l’autodeterminazione delle donne e delle lesbiche, messe in discussione da una proposta di modifica peggiorativa della 194, dal mantenimento della legge 40, dalle politiche pro famiglia avanzate dal governo grazie all’istituzione di un ministero ad hoc, dal pacchetto sicurezza.
Avevamo dichiarato in più occasioni (appello e comunicati stampa) di essere antifasciste, antirazziste e antisessiste. È per questa ragione che ci siamo riappropriate del corteo e della piazza spontaneamente e collettivamente. Altro che violenza, la nostra contestazione è stata una forma di autodifesa. Non è forse violenza il comportamento di sopraffazione di chi non ha voluto ascoltare il contenuto di questa giornata di lotta? Non è forse violenza non rispettare le nostre pratiche di rifiuto della delega e delle logiche di rappresentanza?
“Quando le donne dicono no, vuol dire no”. Le parlamentari e le ministre contestate hanno tentato di togliere la parola alle donne del corteo per ottenere visibilità e sostenere politiche in contrapposizione con i contenuti della manifestazione. Hanno cercato di strumentalizzare il nostro movimento anche grazie al salotto mediatico allestito da La 7, venuta meno agli accordi presi.
Le contestazioni hanno contribuito a chiarire sui media la distanza delle nostre posizioni politiche con quelle istituzionali, la differenza tra protagonismo collettivo e presenzialismo opportunista, l’affermazione della soggettività femminista, lesbica e femminile contro la mercificazione dei nostri corpi. E la chiamano antipolitica... noi la chiamiamo coerenza dei nostri percorsi politici.
Nostra esigenza e desiderio è ora una valutazione collettiva del percorso e della giornata che ha segnato il 24 novembre.
Per questo proponiamo un’assemblea nazionale il 12 gennaio a Roma come luogo di espressione, di incontro e di relazione, strumento e pratica utile a dare continuità al nostro movimento con una reale condivisione di pratiche e di percorsi. Ma rimaniamo aperte ad altre proposte che potrebbero venire da reti territoriali differenti.
Il triangolo nero / Nessun popolo è illegale
Gio, 15/11/2007 - 12:22[La scintilla è partita un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani.
Da questa stanchezza, l'esigenza di condividere una presa di posizione forte. È nato così "Il triangolo nero", appello elaborato da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming nella sua totalità. A questo gruppo si sono presto aggiunti altri nomi importanti della cultura che hanno deciso di aderire all'appello. Tra questi Gad Lerner, Erri De Luca, Bernardo Bertolucci, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Moni Ovadia, Nanni Balestrini, Franca Rame, Stefano Tassinari, Marcello Flores, Andrea Bajani, Lisa Ginzburg, Lanfranco Caminiti, Ugo Riccarelli, Enrico Brizzi, Marco Mancassola, Simona Vinci, Raul Montanari, Giulio Mozzi, Andrea Porporati, Sandro Veronesi e moltissimi altri si vanno aggiungendo di minuto in minuto, per ribadire che delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Qui, la possibilità di aderire all'appello. Di seguito, il testo.]
La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.
Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007
Proposto da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
Primi firmatari: Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D'Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi
Aderiscono: Silvia Acquistapace - Armando Adolgiso - Enzo Aggazio - Valerio Aiolli - Fiora Aiazzi - Loredana Aiello - Cristina Ali Farah - Max Amato - Cris Amico - Cinzia Ardigò -Roberto Armani -Paolo Arosio - Monia Azzalini - Eva Banchelli - Barbara Barni - Adriano Barone -Daniela Basilico- Simona Baldanzi - Barbara Balzarotti - Remo Bassini - Elisabeth Baumgartner - Sandro Bellassai - Gigi Bellavita - Francesca Bonelli - Violetta Bellocchio - Paola Bensi - Alessandro Beretta - Alberto Bertini - Donatella Bertoncini - Marco Bettini - Paolo Bianchi - Nicoletta Billi - Valter Binaghi - Enrico Blasi -Augusto Bonato - Emanuele Bonati - Valentina Bosetti - Nadia Bovino - Giovanni Bozzo - Anna Bressanin - Annarita Briganti - Luciano Brogi - Gianluca Bucci - Manuela Buccino - Giusi Buondonno - Leonardo Butelli - Domenico Cacapardo - Daniele Caluri - Nives Camisa - Maurizia Cappello - Paolo Capuzzo - Luigi Capecchi -Alessandro Capra - Carlo Carabba - Enrico Caria - Valentina Carnelutti - Eleonora Carpanelli - Guido Castaman - Silvia Castoldi - Ettore Calvello- Francesco Campanoni - Ernesto Castiglioni - Fabrizio Centofanti - Paola Chiavon - Marcello Cimino - Paolo Cingolani - Anselmo Cioffi - Beatrice Cioni - Francesca Corona - Stefano Corradino - Marina Crescenti - Vittorio Cartoni - Marcello D'Alessandra - Cristina D'Annunzio - Gabriele Dadati - Manuela Dall'Acqua - Paola D'Apollonio - Antonella De Luca - Patrizia Debicke van der Noot - Lello Dell'Ariccia - Paolo Delpino - Valentina Demelas- Chiara Desiderio - Prisca Destro- Francesco Di Bartolo - Chiara Dionisi - Martina Donati - Bruna Durante - Arturo Fabra- Marina Fabbri - Franco Fallabrino - Graziella Farina - Giulia Fazzi - Giorgia Fazzini - Raffaele Ferrara - David Fiesoli - Claudia Finetti - Maurizio Forte -Lissa Franco - Gabriella Fuschini - Daniela Gamba - Pupa Garriba - Walter Giordani - Viorica Guerri - Maria Nene Garotta - Luisa Gasbarri - Massimiliano Gaspari - Catia Gasparri - Valentina Gebbia - Lucyna Gebert- Silvana Giannotta -Angelica Grizi -Emiliano Gucci -Lello Gurrado - Francesca Koch - Rossella Kohler - Fabio Introzzi - Maria Rosaria La Morgia - Daniela Lampasona - Federica Landi - Loredana Lauri -Albertina La Rocca - Filippo Lazzarin - Sabina Leoni - Elda Levi - Mattea Lissia - Mariagrazia Lonza - Francesco Lo Piccolo - Giorgio Lulli - Monica Lumachi - Gordiano Lupi - Iseult Mac Call - Luca Maciocca- Giovanna Maiola - Alessandro Maiucchi- Ilaria Malagutti - Manuela Malchiodi - Felicetta Maltese - Emanuele Manco - Federica Manzon - Roger Marchi - Mauro Marcialis - Adele Marini - Gianluca Mascetti - Laura Mascia -Giusy Marzano- Anna Mascia - Mara Mattoscio - Stefano Mauri - Lorenzo Mazzoni - Ugo Mazzotta - Michele Mellara - Michele Meomartino- Camilla Miglio - Paola Miglio - Laura Mincer - Olek Mincer - Mauro Minervino - Roberto Mistretta- Giorgio Morale - Isabella Moroni - Elio Muscarella - Ettore Muscogiuri - Nino Muzzi - Rosario Nasti - No Reply - Giovanni Nuscis - Fabio Pagani - Dida Paggi - Valentina Paggi - Iulia Claudia Panescu - Rafael Pareja - Enrico Pau- Simonetta Pavan - Monica Pavani - Alessandra Pelegatta - Graziella Perin - Bruna Perraro - Seba Pezzani - Alessandro Piva- Serena Polizzi - Massimo Polizzi - Francesca Pollastro - Alessia Polli - Sabrina Poluzzi - Nicola Ponzio - Anna Porcu - Kiki Primatesta - Salvatore Proietti - Maddalena Pugno - Andrea Rapini - Vincent Raynaud -Paolo Reda - Luigi Reitani - Jan Reister- Sergio Rilletti - Mirella Renoldi - Patrizia Riva - Monica Romanò - Alessandro Rossi - Grazia Rossi - Luisa Rossi - Marta Salaroli - Carlo Salvioni - Ida Salvo - Bianca Sangiorgio - Veronica Alessandra Scudella - Maria Serena Sapegno - Simone Sarasso - Dimitri Sardini - Monica Scagnelli - Angela Scarparo - Gabriella Schina - Elvezio Sciallis - Marinella Sciumè - Matteo Severgnini - Michèle Sgro - Carlo Arturo Sigon - Genziana Soffientini - Crio Spagnolo - Mario Spezi - Mila Spicola - Susi Sacchi - Mariagrazia Servidati - Mattia Signorini - Luigia Sorrentino - Stalker/Osservatorio nomade - Claudia Stra' - Luigi Taccone - Giorgio Tinelli - Veronica Todaro - Eugenio Tornaghi - Umberto Torricelli - Sara Tremolada - Renato Trinca - Nadia Trinei - Roberto Tumminelli -Tonino Urgesi - Sasa Vulicevic - Angela Valente - Roberto Valentini - Maria Luisa Venuta - Selene Verri - Diego Zandel - Salvo Zappulla
Tentato omicidio di un Rom nella capitale
Lun, 12/11/2007 - 11:50Tentato omicidio di un Rom nella capitale
Nonostante le continue operazioni di insabbiamento da parte delle autorità italiane, coadiuvate dai media, la campagna razziale contro gli zingari continua a produrre esiti violenti, che gettano la comunità Rom nell'angoscia e nel terrore. Non conosciamo le conseguenze provocate dagli sgomberi, che hanno messo in strada in pieno inverno uomini, donne e bambini, anche se alcuni testimoni parlano di un dramma inimmaginabile. Sappiamo però che vi sono stati episodi di maltrattamento e abuso, culminati nell'aggressione da parte di una squadra di neonazisti nei confronti di quattro romeni innocenti, a Roma; nell'omicidio di Rozeta Duplea e nel rogo della sua baracca, a Milano; nella disperazione di una ragazzina romena residente in Friuli, che a 12 anni si è gettata dal secondo piano, scampando alla morte per miracolo. Dalla Romania Victor T. descrive l'esito delle espulsioni: "Non è vero che sono poche unità. Ho visto in tv lunghe file di persone, si parla già di 6 o 7000, in condizioni disperate. Mamme e bambini infreddoliti e malati: uno spettacolo che mi ha fatto piangere, perché quelli non sembravano esseri umani, ma animali". Ieri notte a Roma uno zingaro è stato aggredito in via Monte delle Capre. I criminali razziali che si sono avventati su di lui con coltelli e l'hanno ferito ripetutamente. Un largo squarcio sulla coscia sinistra avrebbe potuto risultare mortale se avesse tranciato la safena ( e chi fa uso di armi da taglio lo sa bene). Un tentato omicidio che resterà impunito, perché questa è la politica delle autorità italiane nei confronti degli aggressori razziali. R.M.