ACAB
Di carcere si muore
Ven, 30/10/2009 - 17:34
A Roma un'altra persona è morta di carcere. Stefano Cucchi, arrestato per un modesto quantitativo d’erba la notte tra il 16 e il 17 ottobre, è morto dopo una settimana in un carcere in cui non si sarebbe nemmeno dovuto trovare. Già alla prima udienza del processo per direttissima i genitori avevano notato segni sul suo volto e dopo il ricovero al Pertini per un presunto mal di schiena, Stefano è stato trovato morto.
Non è la prima volta che le cosiddette forze dell’ordine hanno ucciso.
Sono tristemente note le storie di Sorin, Niki, Aldo e delle numerose altre persone morte di carcere o
durante un fermo violento. E per chi vive, la situazione non è rosea, se persino Alfano è riuscito a dichiarare che la situazione è fuori dalla costituzione. Ma forse il problema è che è proprio il carcere a non funzionare.
Ascolta le corrispondenze di Radio Onda Rossa [1 - 2]
Altre informazioni: Rassegna stampa 01.11.09 - Pestaggi quotidiani in carcere - 8 morti solo in ottobre
*Appuntamenti*
- giovedi 5/11 ore 12 volantinaggio al Pertini.
- giovedi 5/11 ore 18 assemblea cittadina al forte prenestino.
- sabato 7/11 ore 15 corteo parco acquedotto alessandrino altezza via torpignattara.
Morti in carcere: 1200 persone morte in 7 anni, a cura dell’associazione Papillon; Sul dossier "Morire di Carcere" dall'associazione Ristretti orizzonti.
[carceri] ancora un morto
Ven, 06/11/2009 - 17:03CARCERI: DETENUTO MUORE PIACENZA; BERNARDINI, SERVE INDAGINE (ANSA) - PIACENZA, 6 NOV - Un detenuto tunisino di 27 anni è morto l'altro ieri alle 22.20 nella Casa Circondariale di Piacenza. Era solo in cella. Un agente l'ha trovato a terra e a nulla è valso l'utilizzo del defibrillatore per soccorrerlo. «Si sospetta abbia usato il gas di una bomboletta. Suicidio?»'. A ricordare la vicenda e porre l'interrogativo è Rita Bernardini, deputata radicale in commissione Giustizia. «Ieri il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, - ha aggiunto - rispondendo all'interrogazione radicale sul decesso di Stefano Cucchi, ha detto che non si vede l'utilità di un'indagine conoscitiva sui decessi in carcere perchè 'da sempre l'Amministrazione se ne occupà. Questa risposta ci dà una ragione in più per chiedere ufficialmente, come delegazione radicale nel gruppo del Pd, un'indagine conoscitiva secondo quanto previsto da regolamento della Camera». Il detenuto era stato trovato senza vita durante il controllo delle celle dalla polizia penitenziaria. I primi accertamenti hanno ipotizzato che abbia aspirato gas dal fornello in dotazione per 'sballarsì, e che l'inalazione gli sia risultata fatale. L'uomo stava scontando una pena di sette mesi per reati minori. Sarebbe uscito dalle Novate nel marzo 2010«
Stefano Cucchi, la licenza di uccidere e il trattato di Lisbona
Mer, 04/11/2009 - 11:29L’assassinio di Stefano Cucchi è stato definito, non senza ragione, “pena di morte all’italiana”. Ma una “pena” viene in qualche modo comminata con una sentenza alla fine di un processo, persino se si tratta di un processo farsa.
L’assassinio di Stefano, invece, a essere precisi, è la “licenza di uccidere” che alcuni banditi travestiti da poliziotti o da carabinieri, con sempre maggiore frequenza, si autoattribuiscono.
Uccidono sottraendo allo Stato il monopolio punitivo, senza processo e senza sentenza, e nonostante l’ordinamento giuridico ripudi la pena di morte.
Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.
Non meravigliatevi, ma purtroppo quella norma, quella “clausola” oggi esiste. E si trova nel fatidico Trattato di Lisbona, da ultimo approvato con referendum anche dall’Irlanda.
Ma prima di scovarla e di denunciarla (ma come ci è finita dentro il Trattato di Lisbona senza che nessuno se ne sia accorto?), affinché venga cancellata, andiamo per un attimo a ritroso nel tempo e, assieme alla fine di Stefano, ricordiamo i casi simili degli ultimi anni. I più eclatanti, o almeno quelli più noti, perché hanno avuto la “fortuna” di finire sui giornali.
Vedremo che come hanno ucciso Stefano Cucchi, così hanno fatto fuori anche “gli altri”. E allo stesso modo potrebbero eliminare chiunque, soprattutto se forti di una norma che lo preveda.
Il 14 ottobre 2007, Aldo Bianzino, 44 anni, falegname, finisce in carcere a Capanne, Perugia, per aver coltivato qualche pianta di marijuana. Pestato a morte, ne uscirà cadavere. Il processo, dopo mille difficoltà, è riuscito a partire ed è tutt’ora in corso, nonostante il pm Petrazzini avesse chiesto l’archiviazione del caso.
Il 25 settembre 2005, a Ferrara, Federico Aldrovandi, 18 anni, fermato per strada dalla polizia per un controllo, viene ammazzato a manganellate.
Il 6 luglio 2009, per l’omicidio di Federico quattro poliziotti – Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri – sono stati condannati a tre anni e sei mesi di reclusione per “eccesso colposo nell’omicidio”. Grazie all’indulto del 2006, non hanno scontato un solo giorno di carcere. Dei quattro, oggi non si hanno notizie. Cos’ha fatto il ministero dell’Interno, li ha radiati, sospesi, trasferiti o premiati?
L’11 luglio 2003 viene ucciso nel carcere di Livorno, dov’era rinchiuso per un furto, Marcello Lonzi, 28 anni. Il pm Roberto Pennisi dice che Marcello è morto per infarto e chiede l’archiviazione del caso. La madre del ragazzo denuncia il pm e il caso (con l’imputazione di omicidio per due agenti penitenziari e un detenuto) viene riaperto nel 2006.
La sera del 19 marzo 1999, a Matera, Angelo Raffaele De Palo, 31 anni, viene arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale e accompagnato in Questura, dove viene ucciso a craniate contro il muro. Per omicidio preterintenzionale l’ispettore di polizia Francesco Ambrosino viene condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Il 7 ottobre 1997, Francesco Romeo, 28 anni, viene pestato con bastoni e manganelli nel carcere di Reggio Calabria fino a perdere la vita. In un procedimento pieno di punti oscuri e di domande lasciate senza risposta, il pm Roberto Pennisi (lo stesso di Livorno) chiede l’assoluzione di 19 dei 21 imputati (agenti penitenziari) perché avrebbero reso le loro dichiarazioni in assenza dei legali.
E ora torniamo alla “licenza di uccidere” contenuta nel Trattato di Lisbona. Nel quale sono state assorbite pari pari non una, ma due norme “mortuarie”.
La prima norma “mortuaria” è l’articolo 2 della Convenzione europea sui diritti umani (CEDU) approvata dal Consiglio d’Europa nel 1950 (il Consiglio d’Europa nasce nel 1949 per promuovere la democrazia e i diritti umani, conta 47 Stati membri ed è organizzazione diversa dall’Unione Europea).
L’articolo 2 della CEDU si legge in fretta:
“Paragrafo 1. Il diritto alla vita di ciascuno sarà protetto dalla legge. Nessuno sarà intenzionalmente privato della sua vita eccetto che in esecuzione di una sentenza di un tribunale che faccia seguito a una condanna che preveda legalmente quella pena. Paragrafo 2. La privazione della vita non sarà considerata una violazione di questo articolo quando essa risulti dall’uso della forza in condizioni assolutamente necessarie:
a) In difesa di una qualunque persona soggetta a violenza illegale;
b) Al fine di eseguire un arresto legale o di prevenire la fuga di una persona legalmente detenuta;
c) Nel corso di un’azione legale intrapresa per sedare una rivolta o una insurrezione”.
E’ vero che questo articolo venne scritto sessant’anni fa, quando ancora diversi Paesi prevedevano la pena di morte nei rispettivi ordinamenti, ma è altrettanto vero che va rivisto al più presto, anche perché qui si tratta di riconoscere il potere di “privazione della vita” non al boia che esegua una sentenza, ma a chi in quel momento (un ufficiale di polizia, per esempio) giudica di essere di fronte a una rivolta o a una insurrezione – di cui tra l’altro la CEDU non fornisce alcuna nozione - e ordina di sparare. Insomma, 10, 100, 1000 possibili repliche di “Bolzaneto” e del G8 di Genova, edizione 2001.
La seconda norma “mortuaria” si trova nascosta all’interno del “memorandum esplicativo” del protocollo numero 6, poi diventato numero 11, approvato sempre dal Consiglio d’Europa nel 1983.
Quel protocollo numero 6 è stato oggi ratificato da tutti gli Stati membri del medesimo Consiglio d’Europa, eccetto la Russia. Dice l’articolo 1 (Abolizione della pena di morte) del protocollo numero 6: ”La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale pena, o giustiziato”.
Bene.
Però, subito dopo, c’è l’articolo 2 (Pena di morte in tempo di guerra), che dice: “Uno Stato può introdurre la pena di morte nella sua legislazione rispetto ad atti commessi in tempo di guerra o di imminente minaccia di guerra; tale pena verrà applicata solo nei casi previsti dalla legge e in accordo con le sue norme”.
Queste due “cosine” (articolo 2 della CEDU e articolo 2 del protocollo numero 6) sono un pericolosissimo cavallo di Troia per i diritti umani e per la promessa di democrazia dell’Europa unita, e vanno subito abrogati da ogni convenzione o trattato, tanto più da quelli che hanno l’aspirazione di diventare base di “costituzioni” europee.
La cosa migliore che si può dunque fare, immediatamente, dopo l’assassinio di Stefano Cucchi, è asciugarsi le lacrime, poiché gli occhi lucidi non aiutano a leggere.
Invece, se riusciremo a leggere, nonostante il profondo dolore e il grande smarrimento, potremo tener viva la vicenda di Stefano e di tutti gli altri crepati in corpo a manganellate e bastonate chiedendo a tutti i parlamentari europei di correre ai ripari e di cancellare la “licenza di uccidere” contenuta nel Trattato di Lisbona.
[cucchi] rassegna stampa 01.11.09
Dom, 01/11/2009 - 17:59CUCCHI: LEGALE FAMIGLIA, RESPONSABILITÀ OSPEDALE
«Credo che le maggiori responsabilità della morte di Stefano Cucchi siano proprio dell'ospedale Sandro Pertini». Lo afferma l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia del detenuto di 31 anni morto il 22 ottobre scorso il quale non nasconde una certa rabbia per la ricostruzione degli accadimenti fatta in ambienti ospedalieri. Il legale si riferisce soprattutto all'attribuzione a Cucchi che le fratture di due vertebre se le sarebbe procurate il 30 settembre in seguito ad una caduta. «A parte - dice Anselmo - che agli atti processuali viene attribuito che quelle fratture se le procurò il 15 ottobre, ma sarebbe comunque il caso di smetterla con queste attribuzioni a persone che non ci sono più. Per questo chiedo anche rispetto per la famiglia». Sull'ipotesi che le due fratture potessero risalire alla fine di settembre l'avvocato Anselmo è categorico: «È mai possibile che una persona possa sopravvivere 15 giorni con due vertebre rotte? Come si può far morire in un ospedale una persona in quel modo? Dicono che Stefano rifiutava il cibo e le bevande, mi chiedo come sia possibile che non sia stato intubato». Il penalista ribadisce inoltre la convinzione che il contributo fondamentale per capire le cause della morte di Cucchi potrà venire dall'audizione dei genitori dell'uomo in programma domani pomeriggio nell'ufficio del pubblico ministero Vincenzo Barba. Sempre domani è previsto, in Procura, il conferimento dell'incarico ad altri tre medici legali di effettuare una consulenza tecnica finalizzata a stabilire le cause del decesso. I tre esperti affiancheranno il collega Dino Tancredi, già nominato nei giorni scorsi dal magistrato.(ANSA)
CUCCHI: SORELLA, GLI È STATO NEGATO IL SUO AVVOCATO (ANSA) - ROMA, 1 NOV - «Voglio segnalare una grave anomalia nella vicenda che riguarda mio fratello: so con certezza che al momento dell'arresto ha chiesto di contattare il suo avvocato di fiducia, Stefano Maranella, ma gli è stato negato ed è una grave violazione di un diritto». Lo ha detto Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi, il geometra romano, di 31 anni, morto il 22 ottobre dopo un arresto per droga avvenuto il 16, che con il senatore dell'Idv Stefano Pedica e l'avvocato Maranella, è entrata nel carcere di Regina Coeli per un colloquio con il direttore. «Prego tutti - ha aggiunto prima di entrare nel penitenziario - di non fare speculazioni: mio fratello stava bene, non era caduto dalle scale. Voglio ringraziare la Camera penale per il suo interessamento». Alla domanda di un giornalista in merito a una presunta caduta avvenuta il 30 settembre e al fatto che l'uomo avesse rifiutato le visite mediche, Ilaria Cucchi ha risposto: «Lasciare lavorare il pm. È comunque molto grave quanto è successo nel reparto di detenzione del Pertini. Non si può morire disidratati in una struttura ospedaliera. Avrebbe rifiutato le visite? Si trovava comunque in un ospedale». «Se Stefano fosse stato difeso da un avvocato di fiducia - ha aggiunto Maranella - le cose sarebbero andate diversamente».(ANSA)
MORTE CUCCHI; DI PIETRO, DA ALFANO PAROLE GRAVI (ANSA) - ROMA, 1 NOV - «Una relazione del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, riporta che Cucchi è 'morto in seguito ad una caduta accidentale e al rifiuto di ospedalizzarsì . Una relazione indegna che mi auguro venga valutata insieme agli altri atti all'interno del processo che seguirà la vicenda. Quelle del ministro della Giustizia sono parole gravi, superficiali, che nel peggiore dei casi possono addirittura rappresentare un tentativo di insabbiare un omicidio». È quanto scrive sul suo blog Antonio Di Pietro a proposito della morte in carcere del giovane romano. « Non si possono liquidare referti medici come quelli di Cucchi con una 'caduta accidentalè, come non si può chiudere un caso di decesso in carcere con una relazione in cui non si siano accertati i fatti di cui si scrive. In un caso o nell'altro Alfano non ne uscirà con un 'mi ero fidato di verbali e dichiarazioni del primo che passavà».«L'Italia non può diventare nè un Paese dove se entri in una vettura delle forze dell'ordine ti viene il timore che non farai rientro a casa, nè una giungla in cui la vita vale meno di 20 grammi di hashish per colpa di alcune mele marce», conclude. (ANSA)
Morte sospetta a Regina Coeli
Lun, 26/10/2009 - 16:08CARCERI: MANCONI E GONNELLA, MORTE SOSPETTA A ROMA UN DETENUTO DI REGINA COELI DECEDUTO ALL'OSPEDALE PERTINI (ANSA) - ROMA, 26 OTT - Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per possesso di droga viene rinchiuso a Regina Coeli il 16 ottobre scorso, poi trasferito all'ospedale Pertini di Roma muore subito dopo. Sul suo corpo i genitori hanno riscontrato tumefazioni e lesioni. A denunciare una morte «su cui fare chiarezza e giustizia» sono Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, l'associazione che si batte per i diritti nelle carceri, e Luigi Manconi ,presidente di 'A Buon Dirittò. «La morte di Stefano Cucchi avvenuta all'ospedale Pertini (reparto detentivo) richiede un immediato chiarimento», dichiarano Gonnella e Manconi. «Trentunenne, di corporatura esile, viene arrestato pare per modesto possesso di droga il 16 ottobre scorso - raccontano - Al momento dell'arresto da parte dei carabinieri, secondo quanto riferito dai familiari, stava bene, camminava sulle sue gambe, non aveva segni di alcun tipo sul viso. La mattina seguente, all'udienza per direttissima, il padre nota tumefazioni al volto e agli occhi». «Cucchi - notano Gonnella e Manconi - non viene inviato agli arresti domiciliari, eppure i fatti contestati non sono di particolare gravità». Dal carcere, invece, viene disposto il ricovero all'ospedale Pertini. «Pare per 'dolori alla schienà». «Ai genitori non è consentito di vedere il figlio - sostengono ancora Gonnella e Manconi - L'autorizzazione al colloquio giunge per il 23 ottobre ma è troppo tardi perchè Stefano Cucchi muore la notte tra il 22 e il 23 ottobre. I genitori rivedono il figlio per il riconoscimento all'obitorio e si trovano di fronte a un viso devastato». «Una morte tragica, sospetta - dicono - che richiede risposte dalla magistratura, dall'amministrazione penitenziaria, dai carabinieri, dai medici del Pertini e dalla Asl competente: perchè Stefano Cucchi aveva quei traumi? Perchè ai genitori è stato impedito di incontrare il figlio per lunghi sei giorni? Perchè non gli sono stati concessi gli arresti domiciliari neanche fosse il più efferato criminale?». Manconi e Gonnella concludono chiedendo che vengano «rese pubbliche le foto del viso tumefatto di Cucchi, posto che in Italia capita spesso che i verbali degli interrogatori a base di inchieste importanti vengono immediatamente trascritti sui giornali». (ANSA)
[antifa roma] fascisti senza gloria
Lun, 26/10/2009 - 15:28Universita' La Sapienza di Roma, dove fascisti e revisionisti fanno bene a nascondersi.
Oggi come ieri: fascisti manica de infami.
ACAB ANTIFA
Alemanno: sulla legge anti-omofobia avrei votato NO
Mer, 14/10/2009 - 14:42POL S0A S41 QBXL OMOFOBIA: ALEMANNO;AVREI VOTATO NO,INSERITI ELEMENTI DIVERSI (ANSA) - ROMA, 14 OTT - «Avrei votato no alla legge contro l'omofobia anche perchè, a differenza di quanto stabilito in precedenza, sono stati inseriti elementi legati non solo ad aggravanti per violenze reali ma anche per questioni di carattere morale e discriminatorie, questioni, queste, fumose che possono aprire la porta a interpretazioni confuse». Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno all'indomani della bocciatura della legge sull'omofobia alla Camera.(ANSA).
la replica:
ARCIGAY ROMA, PERPLESSI DA PAROLE ALEMANNO (V. 'OMOFOBIA: ALEMANNO; AVREI VOTATO NO...' DELLE 12:52) (ANSA) - ROMA, 14 OTT - «Sicuramente le parole di Alemanno ci lasciano molto perplessi perchè non è possibile partecipare a una fiaccolata contro le discriminazioni e poi dichiarare che non si voleva votare un testo base contro l'omofobia, un testo che veramente non riusciamo a comprendere quali perplessità potesse porre». Così il presidente dell'Arcigay di Roma Fabrizio Marrazzo ai microfoni di Radio Popolare Roma ha commentato le parole del sindaco Alemanno, che questa mattina ha detto che anche alla Camera avrebbe espresso un voto contrario. «Non riusciamo a trovare una giustificazione a queste parole - aggiunge - che sono serie e anche su questo apriremo un confronto duro con le varie istituzioni che hanno fatto dichiarazioni in tal senso».
Sgombero Giap in corso
Mar, 13/10/2009 - 08:33Le FdO dopo aver chiuso via degli ausoni, stanno sgomberando la nuova occupazione, Giap, nel quartiere di San Lorenzo.
Per info e aggiornamenti:
segui la diretta su radiondarossa
> www.ondarossa.info
Terremoto a Pistoia
Dom, 11/10/2009 - 20:47Una scossa di terremoto ha fatto tremare nella giornata oggi la città toscana di Pistoia. Epicentro un locale di un'associazione di estrema destra. Dopo l'abbruzzo e Messina ora è la volta di questa ridente cittadina toscana. I danni comunque sono lievi e non ci sono persone particolarmente ferite.
Dopo aver visto le immagini, Berlusconi e Bertolaso, hanno rassicurato i ragazzi di destra "Ricostruiremo la sede come abbiamo fatto in abbruzzo. Abbiamo già pronto un prefabbricato per i nostri ragazzi". Anche Dell'Utri ha offerto il suo sostegno "daremo il 5% del pizzo di Palermo per i lavoro di ricostruzione".
Nel frattempo i pochi ragazzi aderenti a questa organizzazione molto vicina al PdL, ringraziano sentitamente "grazie al nostro spirito ardito e futurista, siamo riusciti a scappare prima che crollasse tutto".
Foto dei danni:
http://img35.imageshack.us/img35/3324/pistoia.jpg
Striscione nazista a Roma
Gio, 08/10/2009 - 15:04Roma è una città tollerante, dice il sindaco da Bari Alemagno Giagni.
Talmente tollerante che uno striscione firmato con uno svastica e contro gli ebrei può essere affisso e rimanere qualche giorno...
lo striscione recita la seguenta ridicola scritta:
fuori gli ebrei dalla roma papale.


