genova 2001
Processo al Sud Ribelle: chiesti 50 anni di carcere
Ven, 25/01/2008 - 00:37
50 anni di pena, questa la richiesta del pm per gli imputati del Sud ribelle,13 persone, accusate a vario titolo di associazione sovversiva.
Siamo giunti alle battute finali del processo che si tiene a Cosenza e che vede coinvolte 13 persone, accusate a vario titolo di associazione sovversiva, ai fini di impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il Global Forum di Napoli e al G8 a Genova nel luglio 2001 e creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato. Niente male, come impianto.
Un processo che fin dalle sue premesse si farà ricordare come tragicamente farsesco, grottesco, una commedia all'italiana, più 'I Mostri', che non 'I Soliti Ignoti'.
I momenti in cui non si ride, corrispondono con la lettura delle richieste del pm Fiordalisi, voglioso di prendersi qualche attimo di gloria. Peccato sia oscurato dalla querelle Prodi si, Prodi no.
Le pene vanno dai 2 anni e sei mesi ai sei anni. Per tutti gli imputati sono state richieste anche misure di sicurezza, da tradursi in libertà vigilata per periodi che vanno da un anno a tre anni.
Le comiche però non mancano nell'iter processuale: è il 2002 quando alcuni piccoli funzionari di polizia si fanno il giro delle procure d'Italia per trovarne una disponibile a mettere sotto processo la rete di attivisti che organizzò il controvertice di Napoli 2001. Incontrano molte porte in questo peregrinare: gli sbattono tutte in faccia tranne una, quella della procura di Cosenza e del pm Fiordalisi il cui imperituro ricordo si lega a quattro inchieste del CSM su di lui e ad inchieste particolari: fu lui a chiudere l'inchiesta sulla Jolly Rosso nave facente parte del progetto COMERIO, su cui anche Ilaria Alpi stava seguendo la pista.
E' il 15 novembre 2002: le case di decine di attivisti di Napoli, Cosenza, Taranto, Vibo Valentia, Diamante e Montefiscone, vengono nottetempo devastate dalle perquisizioni delle forze dell'ordine: il risultato è venti persone arrestate, ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari, quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta, computer, libri, intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche.
Ancora una volta ci tocca dire "Nessun rimorso": come per Genova, così per Napoli non ci può essere alcun rimorso in chi ha tentato di opporsi al potere economico mondiale.
Per questo, per dimostrare a questi 13 imputati di non essere soli, saremo in piazza a Cosenza il 2 Febbraio.
La Storia siamo noi.
Supportolegale
Related Link: http://www.supportolegale.org
Sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia
Mar, 18/12/2007 - 16:11Dopo la lettura della sentenza di primo grado del processo contro i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante le proteste del G8 di Genova, in varie città ci sono state manifestazioni spontanee di rabbia e di indignazione.
Mercoledi 19 Dicembre ore 17:30 sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia in via Arenula
Leggi qui il comunicato delle reti di movimento romane.
Genova 2001 - Sit-in sotto il Ministero di Grazia e Giustizia
Mar, 18/12/2007 - 15:55DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO A CHI?
G8: una sentenza tutta politica.
Venerdi' 14 Dicembre e' stata emessa l'attesa sentenza per i 25 capri espiatori delle giornate di Genova 2001. Dieci persone condannate per devastazione e saccheggio, con pene dai 6 agli 11 anni e le restanti quattordici per danneggiamento con pene dai 6 mesi ai 2 anni e mezzo. Una sola assoluzione.
Devastazione e saccheggio e' un reato risalente all'immediato dopoguerra e che, da Genova in poi, sta diventando un capo di imputazione esemplare. La punizione ideale per chi "si macchia di reati politici". Punirne 24 per schiacciare la storia di 300.000; quei 300.000 che sei anni fa, con forme e modalita' diverse, decisero di scendere in piazza contro le politiche degli otto grandi, quelli che devastano e saccheggiano la terra sul serio.
Queste condanne, pesanti come un macigno, sono in assoluta continuita' con la stretta securitaria intrapresa da questo e dai precedenti governi.
Strano paese il nostro, nel quale non è considerato criminale chi crea armi e basi per esportare la guerra, chi devasta il territorio con grandi opere utili solo al profitto di chi le realizza, chi uccide i lavoratori privandoli della necessaria sicurezza, chi pesta e spara arbitrariamente "protetto" dalla propria divisa, ne' chi usa violenza contro le donne con cui vive. In questo paese, invece, e' considerato criminale chi ancora trova la forza di opporsi allo stato delle cose, chi rivendica i propri diritti, chi esprime dissenso sui muri con una bomboletta spray, o chi non ha un passaporto italiano e cerca di sbarcare il lunario come puo', elemosinando, vendendo cianfrusaglie o lavando vetri al semaforo.
Dopo un sentenza tutta politica, dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina, dopo aver dato in pasto all'opinione pubblica una lettura dei fatti distorta e ingiusta, la vicenda Genova 2001 sembra gia' essere stata liquidata. E la repressione verso i movimenti prosegue imperterrita.
Noi non accettiamo una rilettura cosi' falsa e misera di quelle giornate. Non accettiamo che le montature giudiziarie vengano agitate ed usate per reprimere i movimenti di lotta e per inibire pratiche di piazza e di contestazione. Rispediamo al mittente la sentenza genovese, cosi' come le accuse della procura di Cosenza per altri 13 protagonisti delle giornate di lotta del 2001, alla sbarra con imputazioni tanto gravi quanto infondate, tra cui associazione sovversiva.
A Genova abbiamo scritto una storia, ed e' la nostra storia, la storia di tutte e tutti noi. E' una storia talmente grande che non puo' essere riscritta da tribunali, polizie, veline d'agenzia, o governi. E lo diciamo qui, oggi, cosi', come lo ribadiremo, nei giorni della sentenza per il processo ai 13 a Cosenza, con un appuntamento nella citta' calabrese il prossimo Sabato 2 Febbraio.
Alcun* attivist* Roman*
Genova: all’arrembaggio del futuro
Ven, 16/11/2007 - 16:43Padroni di niente, servi di nessuno
All’arrembaggio del futuro
Le richieste di condanna da parte dei pubblici ministeri al processo in corso a Genova contro venticinque persone accusate di “devastazione e saccheggio” si inseriscono a pieno titolo nella strategia complessiva di attacco frontale all’opposizione sociale di questo paese per reprimere i movimenti e le realtà che lottano per una società diversa e non omologata ai dettami del potere.
I fatti di Genova 2001, che resteranno per sempre tra le pagine più buie della storia criminale e repressiva dello stato italiano, sono stati volutamente piegati da chi detiene il potere alle esigenze di riscrizione degli eventi per criminalizzare e screditare il movimento antiglobalizzazione che in quei giorni convulsi si era mobilitato massicciamente per denunciare le politiche predatorie e devastatrici dei G8, ovvero quei governi che si spartiscono le risorse del pianeta affamando e derubando miliardi di persone nel mondo. La devastazione e il saccheggio di Genova furono scientificamente voluti e attuati da tutte le forze di polizia che operarono nel capoluogo ligure in quelle giornate di luglio e che si impegnarono nelle seguenti attività: pestaggi brutali, teste spaccate, prove contraffatte e manipolate, allestimento di armature non convenzionali, colpi di arma da fuoco ad altezza d’uomo, spari di lacrimogeni ad altezza d’uomo, cacce all’uomo, il blitz notturno della Diaz per massacrare la gente nel sonno, le torture della caserma di Bolzaneto, minacce, intimidazioni sessuali, inni fascisti, marce militari che precedevano le cariche, l’assassinio di Carlo Giuliani.
Questa fu la devastazione che Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia penitenziaria si premurarono di mettere in pratica per schiacciare il movimento contro la globalizzazione a Genova.
Da Genova in poi ogni manifestazione del dissenso è diventata sempre più difficile perché la criminalizzazione dell’opposizione sociale è diventata una costante anche e soprattutto nel contesto di guerra globale che, dall’11 settembre in poi, consente a chi governa di accusare di terrorismo chiunque osi alzare la testa di fronte alle ingiustizie e ai soprusi del potere. In questo senso, i processi che vedono a Milano e Torino antifascisti alla sbarra accusati di "devastazione e saccheggio" per aver manifestato contro la violenza squadrista confermano il clima di costante intimidazione che gli apparati dello stato scatenano per delegittimare l'espressione del dissenso e la difesa dell'agibilità antifascista nel paese.
Nonostante tutto, negli ultimi anni si sono sviluppate in tutto il paese nuove forme di lotta e una diffusa volontà di riconquistare spazi di libertà per esprimere opposizione e irriducibilità ai progetti devastatori dei poteri forti: contro le grandi e inutili opere, contro l’inquinamento scriteriato, contro le politiche securitarie, razziste e militariste, contro i rigurgiti del fascismo e dello squadrismo.
Oggi, noi rivendichiamo con forza i contenuti e il percorso di lotta e mobilitazione che condusse alla costruzione del cartello “Anarchici contro il G8” dietro il quale migliaia di anarchiche e anarchici manifestarono insieme ai migranti, ai sindacati di base e alle donne e agli uomini che in quel luglio 2001 scesero in piazza per dire NO al summit dei potenti della Terra.
È per questo che è importante tornare nelle strade e nelle piazze di Genova: per esprimere solidarietà alle vittime della repressione e per dichiarare apertamente che la repressione dello Stato non potrà mai arrestare la volontà di liberare il mondo dall’oppressione del capitalismo e di tutte le gerarchie.
Commissione di corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana – FAI
cdc@federazioneanarchica.org
www.federazioneanarchica.org
Genova: spezzone anarchico
Gio, 15/11/2007 - 04:58Tutti a Genova!
L'appuntamento per lo spezzone anarchico è alla partenza presso la stazione marittima (circa 300 metri dalla stazione ferroviaria di Porta Principe). Per chi lo ricorda è la stessa piazza da cui partì il corteo organizzato da Anarchici contro il G8 il 9 giugno del 2001.
Lo striscione sarà lo stesso:
PADRONI DI NIENTE - SERVI DI NESSUNO
ALL'ARREMBAGGIO DEL FUTURO!
Il corteo del 17 novembre a Genova sarà molto lungo. Pertanto tutte le partenze sono anticipate: è importante essere in piazza alle ore 14.
Info: fat@inrete.it
338 6594361
Genova 2001 – Genova 2007
La memoria spezzata
225 anni di galera. C’è voluta la scossa delle richieste del PM al processo contro 25 di coloro che, nel luglio del 2001, manifestarono a Genova contro il G8, perché si tornasse a parlare di quei giorni, perché scattasse la voglia di reagire, di andare in piazza in solidarietà ai compagni che rischiano lunghi anni di detenzione.
Quello che accadde è ormai parte della memoria collettiva: migliaia e migliaia di persone che scendono in piazza, la repressione feroce, il massacro della Diaz, le torture di Bolzaneto, l’assassinio di Carlo Giuliani.
I più sono convinti che di quei giorni si sappia ormai tutto, che la verità su quello che accadde, che qualcuno vorrebbe relegata alle aule di tribunale o alle commissioni parlamentari, sia un patrimonio ormai acquisito.
Eppure non è così. In questa storia vi è un convitato di pietra: un movimento che voleva mettere in discussione l’ordine del mondo e che è naufragato sul lungomare di Genova. Un naufragio che si è consumato a lungo, attraversando l’11 settembre, la guerra permanente, le leggi speciali, per giungere a questi giorni di follia e crudeltà, giorni di fascisti scatenati e di un governo che stringe il cappio della legge al collo dei poveri, degli immigrati, dei pochi che ancora si oppongono concretamente alla marea scura che avanza.
Il 19 20 21 luglio del 2001 venne elaborata la favola consolatoria di un movimento segnato da aurorale innocenza, vittima della violenza dello Stato, che massacra gli inermi e “lascia fare” chi attacca banche, supermercati, carceri. Il Blocco Nero in particolare e poi gli anarchici in generale sono trattati come corpi estranei, protetti dalla polizia, agiti da infiltrati che li guidano tra i non violenti per farli caricare.
Eppure erano ormai anni che i movimenti contestavano i vertici dei potenti dando vita a manifestazioni in cui convivevano anime diverse, che in piazza avevano differenti approcci. Ricordo i cortei tematici dei cortei praghesi o le zone delle manifestazioni canadesi. Tanti volti, tanti modi di esprimere la propria opposizione, ma un unico movimento. Anche a Genova avrebbe dovuto essere così: tante piazze tematiche, tanti luoghi perché ciascuno potesse manifestare come preferiva.
La gran parte degli anarchici italiani, riuniti sotto il cartello “anarchici contro il G8”, decise di evitare il teatrino mediatico, l’assedio alla zona rossa e scelse di manifestare nel ponente genovese, a Sanpierdarena, storico quartiere operaio, mirando a coinvolgerne la popolazione.
Tutti gli altri optarono per la contestazione del vertice, cercando di violare le barriere della zona rossa. Ciascuno a suo modo. La risposta violenta delle forze del disordine statale avrebbe dovuto essere prevista. Non molto prima in Svezia al vertice di Goteborg, per poco non c’era scappato il morto: un ragazzo di 19 anni aveva lottato per giorni tra la vita e la morte per le tre pallottole che un poliziotto gli aveva piantato in corpo.
Solo nelle favole sulla democrazia si racconta che assediare per giorni i padroni nel mondo asserragliati nei loro palazzi, circondati da uomini armati, sia una pratica indolore. Sebbene si rimanesse sul piano simbolico, poiché le varie strategie di piazza – da quelle non violente a quelle di attacco – avevano necessariamente una mera valenza comunicativa, tuttavia rendevano visibile una crisi di legittimità ampiamente condivisa.
A Genova accadde quello che era già accaduto altrove, solo su scala più ampia: la democrazia reale, non il fantasma che ci mostrano negli spot elettorali, si dispiegò davanti a decine migliaia di manifestanti, picchiando di santa ragione tutti quelli su cui riuscì a posare i propri manganelli, calci di fucile, scarponi. Gasò senza pietà i buoni e i cattivi, i moderati e gli estremisti. Sarebbe stata una buona occasione per guardare in faccia il potere e per capire che di poteri buoni non ce ne sono. Un’occasione perduta.
A Genova il movimento si spaccò e rapidamente si estinse nelle inutili passeggiate romane contro la guerra. Più facile accusare il Blocco Nero di connivenza con la polizia che guardare negli occhi la bestia.
A sei anni da quel luglio si torna a Genova e sulla nostra strada ci sono molte più macerie di allora: milioni di morti in Iraq e Afganistan, la tortura come arma di guerra riconosciuta, le deportazioni degli indesiderabili, secoli di galera per chi si oppone. A Genova, come a Milano, come a Torino. Per tutti la stessa accusa: “devastazione e saccheggio”.
Nei prossimi mesi si giocheranno molte partite importanti: dal blocco della nuova base USA a Vicenza alla lotta contro le mille nocività che ci affliggono, dall’opposizione alle leggi razziste, alla lotta contro la precarietà per legge.
Sarà un banco di prova per tentare ancora di vincere la scommessa forte di ogni movimento che voglia vincere e non solo testimoniare: saldare radicalità degli obiettivi, radicamento sociale e capacità di mettere in rete solidale i tanti che, oggi come le luglio 2001, si oppongono all’ordine feroce del mondo.
Ripartendo da Genova, dalla solidarietà ai 25 compagni sotto processo, dalla riconquista di una memoria spezzata.
Da Umanità Nova n. 37 2007
L'unica cosa da arrestare e' la repressione
Mer, 14/11/2007 - 14:09Una serata verso la manifestazione di sabato 17 a Genova.
Perche' e' una questione che ci riguarda tutte e tutti.
Perche' si tratta delle vite di 25 compagne e compagni accusati di devastazione e saccheggio.
Perche' il clima repressivo contro qualsiasi forma di dissenso si sta facendo soffocante.
Per il diritto di resistenza, per la libertà di movimento
Proiezione dei documentari:
-"OP genova 2001" [41:53 min] http://www.ngvision.org/mediabase/871
Realizzato dalla segreteria Genoa Legal Forum, il video presenta la ricostruzione dei fatti di venerdì 20 luglio 2001 attraverso i documenti acquisiti al processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio. Attraverso video, foto, comunicazioni radio, telefonate 113 e la registrazione audio delle udienze, viene documentato come le FFOO abbiano gestito l'ordine pubblico nel pomeriggio di venerdì tra via Tolemaide e piazza Alimonda. La disorganizzazione, la mancanza di coordinamento, l'interruzione dei contatti con gli organizzatori dei cortei, l'approccio militare ha trasformato le strade di Genova in un teatro di guerra.
Chi ha dunque messo in crisi l'ordine pubblico a Genova?
-"Voi sparate io disegno" [29:11 min] http://www.ngvision.org/mediabase/981
Video autoprodotto dal collettivo "fuori dalle mura". Il documentario, autoprodotto e a zero-budget, è un lavoro collettivo che denuncia il grave episodio del ferimento di Rumesh Raigama il 29 marzo 2006 a Como da parte di un agente in borghese della Polizia Locale.
Partendo dalla testimonianza della famiglia e ripercorrendo le reazioni della città e delle istituzioni allo sparo, il documentario vuole far luce sulle responsabilita' politiche dell'accaduto, denunciando la politica della tolleranza zero messa in atto da anni dalla giunta comasca nel tentativo di reprimere i colori sui muri. A Como, anche grazie ai media locali, si era costruita l"emergenza writing"; nel 2002 l'assessore alla sicurezza Scoppelliti e il sindaco Bruni hanno istituto la soluzione: il nucleo antiwriter. Una squadra di vigili armati e in borghese che avevano come compito principale la lotta ai graffitari...
Inoltre sara' presente la biblioteca itinerante Pigmea con il suo banchetto di libri di movimento rigorosamente in prestito e materiali/dossier informativi in distribuzione gratuita.
--
CSA La Torre
via Bertero, 13
00156 Casal de' Pazzi - ROMA
web: http://www.csalatorre.net
mail: latorre@ecn.org
tel: 06822869
autobus
341 da Metro B Ponte Mammolo
311 da Piazza Sempione
G8, il corteo cambia percorso
Mar, 13/11/2007 - 22:54È destinato ad aumentare - si parla di più di trentamila persone - il numero dei partecipanti alla manifestazione sul G8 di sabato 17 novembre. Ed è soprattutto per questa ragione che è stato modificato il percorso del corteo che partirà dalla stazione Marittima ed arriverà in piazza De Ferrari dove si terranno interventi e poi il concerto con Roy Paci ed altri gruppi.
L´accordo, praticamente definitivo, è stato raggiunto ieri nel corso di un incontro in questura tra i funzionari di polizia e i promotori genovesi dell´iniziativa: centri sociali come Terra di Nessuno, Zapata, Buridda, e poi Arci, Rete Lilliput, Comunità san Benedetto, Supporto Legale.
Se prima il corteo doveva attraversare il centro passando da piazza Corvetto, adesso la direttrice è cambiata. Punto di raccolta a Ponte dei Mille, e partenza attorno alle 16. Si procederà lungo via Gramsci fino a Caricamento per poi risalire corso Saffi. La manifestazione svolterà in via Ruffini per poi imboccare via Corsica fino all´incrocio con via Bixio. Qui il serpentone raggiungerà la basilica di Carignano per poi scendere lungo via Fieschi e quindi, attraversata piazza Dante concludere la camminata in piazza De Ferrari.
L´iniziativa nasce soprattutto per protestare contro le pesanti richieste avanzate dalla procura al processo contro i 25 manifestanti accusati di aver partecipato alle devastazioni del luglio 2001. Ma la giornata sarà anche l´occasione per protestare contro la politica "premiante" nei confronti dei funzionari di polizia imputati nei processi Diaz e Bolzaneto, e poi per stigmatizzare ancora una volta il «tradimento della promessa» sulla Commissione d´inchiesta parlamentare da parte del governo Prodi.
Alla manifestazione hanno già aderito, oltre ai promotori, molti centri sociali italiani, e poi la Fiom (ma la Cgil, quasi a conferma di un rapporto sempre più difficile con i suoi metalmeccanici, ha detto di no), Rifondazione Comunista che sta cercando di ottenere da Trenitalia una sorta di biglietto a tariffa unica per consentire la massima partecipazione da tutta Italia.
Non ci sarà, invece, come anticipato ieri da Repubblica, il sindaco di Genova Marta Vincenzi: «Non credo che sia giusto che un primo cittadino partecipi a manifestazioni come questa. Sarò in Comune a vigilare sulla città. Mi auguro che sia una manifestazione grande, democratica e pacifica».
Anche per quanto riguarda i vari assessori che compongono la giunta nessuno parteciperà in veste ufficiale. A titolo personale ci sarà Massimiliano Morettini, sei anni fa portavoce del Genoa social forum.
Vincenzi è tornata però a ribadire la necessità di una commissione di inchiesta. «Genova ha bisogno di togliersi dalla testa il dubbio che ci siano stati momenti di sospensione della democrazia al G8. Sono fra coloro che desiderano che si faccia piena luce, la verità giudiziaria non basta».
(10 novembre 2007)