Ahmadinejad
Makvan vivrà. La campagna per la vita continua
Sab, 17/11/2007 - 11:45Continua la Campagna dei Fiori per la Vita in Iran. Ma non dimentichiamo che anche l'Italia uccide gli innocenti
Makvan Mouloodzadeh vivrà e si è aperto un dialogo con le istituzioni iraniane. Abbiamo ottenuto un importante risultato, ma la Campagna per la Vita in Iran continua. E' già avviata su www.everyonegroup.com e da domani sarà sul sito dell'Irqo e di StopExecution.net. Quindi farà il giro del mondo. Fiori e dialogo per cancellare la pena di morte, le torture, l'imprigionamento di persone innocenti. L'obiettivo immediato nostro e degli amici attivisti iraniani è quello di salvare altre vite e aprire un canale di comunicazione con Ahmadinejad. Contemporaneamente, noi del Gruppo EveryOne e alcuni membri dell'Irqo chiederemo, presentando domanda formale nei prossimi giorni, di essere ricevuti dal Presidente, da esponenti del Governo e del Dipartimento di Giustizia dell'Iran per parlare vis-à-vis di una possibile abolizione del reato di "lavat" e dell'emancipazione GLBT, oltre che della necessità di tutelare in Iran i diritti umani. Sembra quasi più raggiungibile questo traguardo rispetto a quelli che ci siamo prefissati in Italia, dove la pena di morte esiste, anche se non è attuata attraverso patiboli, camere a gas o iniezioni letali. La pena di morte che l'Italia commina alle persone più deboli che vivono sul nostro suolo, gli Zingari, utilizza quali strumenti capitali la fame, l'indigenza, il freddo, le malattie, l'emarginazione, l'assassinio civile, l'oppressione senza limiti. Nulla di diverso, se non le apparenze, di quanto avviene nella Repubblica Islamica e in tante altre nazioni del mondo. R.M.
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14 novembre 2007. Il presidente Ahmadinejad e i giudici iraniani concedono la grazia al giovane gay Makvan Mouloodzadeh
La Petizione per la vita di Makvan e la "Campagna dei Fiori per la Vita in Iran" - promosse dal Gruppo EveryOne e sostenute dall'Irqo, dalla Commissione Internazionale per i Diritti GLBT e da Amnesty International - ottengono lo storico risultato. "Una sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano Malini, Pegoraro, Picciau (Gruppo EveryOne) e Paula Ettelbrick della Commissione Internazionale per i Diritti GLBT. Il giudice iraniano che ha annullato la condanna al patibolo ha definito la precedente sentenza "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene".
Il 2 novembre 2007 il Gruppo EveryOne promuove in tutto il mondo, attraverso siti internet, network e organi di stampa la campagna "Flowers For Life in Iran": http://www.petitiononline.com/everymak/ . Si tratta di una petizione per la vita del 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat", sodomia, dal codice penale islamico e condannato a morte. Il ragazzo avrebbe commesso il "crimine" quando aveva solo 13 anni. Con la collaborazione di Arsham Parsi - membro sia del Gruppo EveryOne che dell'associazione IRQO, per i diritti GLBT in Iran - gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson e Ahmad Rafat preparano un dossier sul caso del giovane condannato e avviano un'azione per la vita di Makvan e contro le esecuzioni in Iran di nuova concezione, già sperimentata con successo durante la campagna contro la deportazione in Iran della donna lesbica Pegah Emambakhsh. La campagna infatti invita cittadini di tutte le nazioni a sottoscrivere una petizione e contemporaneamente a inviare al Presidente Ahmadinejad, attraverso i servizi di spedizioni floreali internazionali, una rosa bianca e una rossa, con un messaggio: "La rosa bianca per il rispetto dei Diritti Umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa per dire no al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". la Campagna dei Fiori riscuote subito un notevolissimo riscontro in tutti i Paesi del mondo libero. "Le due petizioni hanno ottenuto più di mille firme in pochi giorni," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "e centinaia di rose hanno raggiunto il palazzo del presidente Ahmadinejad, in Pasteur Avenue, a Teheran. A ogni gruppo di due fiori era unito un invito: sì alla clemenza, no alla pena di morte". Nei giorni successivi la parte liberale e progressista del mondo islamico raccoglie l'invito del Gruppo EveryOne e fa propria l'azione pacifista; decine di attivisti e personalità politiche di Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi arabi inviano email, lettere e fiori al presidente e ai giudici dell'Iran. L'attivista turco per i diritti GLBT Hakan Yildrim definisce così la campagna: "E' un'azione pacifica per la vita di persone innocenti, nel rispetto del Corano. Un'idea geniale". Numerosi parlamentari svedesi di diversi partiti - Liberali, Verdi, Radicali - inviano fiori e richieste di grazia a Teheran: Gunilla Wahlen, Mats Pertoft, Camilla Lindberg. Il 5 novembre The International Gay and Lesbian Human Rights Commission affianca il Gruppo EveryOne e l'Irqo raccogliendo altre adesioni e inviando una lettera al governo della Repubblica Islamica. Il giorno successivo aderisce alla campagna Amnesty International, amplificando l'eco della petizione per la vita di Makvan. Pochi giorni dopo il capo del Dipartimento di giustizia iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi, annulla la condanna a morte Makvan Mouloodzadeh, definendola "una violazione degli insegnamenti islamici, del codice Sciita e delle leggi morali terrene". "Questa è una sensazionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al fianco del Gruppo EveryOne, del'Irqo, di Amnesty International e di altre organizzazioni di attivisti nella Campagna dei Fiori. "E' una vittoria di tutti," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "dei movimenti per la vita e per la pace, ma anche dell'Islam, perché il giudice iraniano ha mostrato più attenzione verso le petizioni umanitarie di quanto non mostrino solitamente gli stessi governi dei Paesi democratici. L'effetto della mobilitazione internazionale è stato più importante della vuota retorica dei potenti organismi internazionali, che faticano a superare interessi e burocrazia, lasciando inattuate le basilari disposizioni riguardanti la tutela delle minoranze deboli, del diritto di asilo e delle urgenze umanitarie. EveryOne è stata il motore di un nuovo impegno per i Diritti Umani, un impegno che si sta trasformando in un grande movimento internazionale per la vita e contro i pregiudizi. Si rende ora necessariio che i potenti non perdano questa oportunità di cambiamento e inizino a dialogare con il movimento, alla ricerca di soluzioni indispensabili per garantire un futuro di pace e convivenza al pianeta Terra, sempre più vicino a catastrofi umane e ambientali di proporzioni inimmaginabili".
Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Arsham Parsi, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Salvatore Conte, Irene Campari, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Loredana Marano, Aisha Ayari, Alessandro Matta, Saimir Mile, Stellian Covaciu, Christos Papaioannou, Udila Ciurar, Lilì, Jasmine.
Website: www.everyonegroup.com - www.annesdoor.com
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Tel: (+39) 02 92278423
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L'Iran concede la grazia al ragazzo gay condannato a morte
Ven, 16/11/2007 - 04:18Lettera aperta ai membri del Gruppo EveryOne e agli attivisti della campagna "Fiori per la vita in Iran". Cari amici, dopo essermi informato attentamente riguardo alla grazia ottenuta ieri da Makwan Mouloodzadeh, il ventunenne omosessuale che i giudici di Teheran avevano condannato al patibolo per "lavat", reato di sodomia, ho appreso che oltre alla campagna dei Fiori del Gruppo EveryOne non è stato fatto praticamente null'altro, perché gli attivisti di tutto il mondo erano fermi, incerti se Makwan fosse gay o no (lo è, ma solo noi abbiamo avuto l'intuito di capirlo subito e l'ardire di impostare la nostra azione e la richiesta di grazia proprio in base a una condanna per "lavat"). Il 5 novembre un'organizzazione (The International Gay and Lesbian Human Rights Commission) aveva inviato al presidente dell'Iran una lettera, chiedendo che il giovane non fosse giustiziato. Noi, al contrario, c'eravamo già mossi il 3 novembre, diffondendo la petizione, tradotta tempestivamente in inglese da Glenys Robinson, in tutto il mondo e riscuotendo il consenso del mondo islamico progressista, dalla Turchia all'Arabia Saudita. La petizione el Gruppo EveryOne ha ottenuto 500 firme (più 200 giunte via email) in 10 giorni! Lettere, email, sottoscrizioni e fiori hanno fermato la mano del boia, a Teheran. Noi membri del Gruppo EveryOne e i gruppi di attivisti che hanno lavorato con noi anche in questa grande campagna, ci sentiamo euforici! Sono le 2 e 30 di notte. Quando dal'Iran ci è giunta la notizia della concessione della grazia a Makwan, abbiamo cercato di capire, indagando in rete e presso i nostri referenti, chi avesse salvato il giovane gay iraniano, per fargli i più vivi complimenti e tessere le sue lodi nei comunicati stampa e nei pezzi per i nostri portali. Con sorpresa e orgoglio, ci siamo però resi conto... di essere stati noi! Ancora una volta, come con Pegah, come con Victor e Menji, come con le famiglie Rom. Siamo stati noi: Dario, Matteo, Glenys (grazie Glenys di aver tradotto subito la petizione, nonostante la stanchezza di una giornata dura, il 2 novembre!), Ahmad, Arsham, Lilì (che è in Iran anche per documentare situazioni di vita, per il nostro Gruppo), Salvatore, Fabio, Steed, Laura, Jasmine, Loredana, Aisha, Irene, Alessandro, Stellian, Saimir, Christos, Udila e io, per il Gruppo EveryOne. Gli attivisti iraniani in America per l'Irqo. Dimentico qualcuno, degli EROI che hanno combattuto con armi floreali una delle più grandi battaglie per la vita? Adesso è tempo di celebrare quest'incredibile campagna, una campagna che ha toccato il cuore e la coscienza di tanti musulmani, i quali hanno mandato fiori bianchi e rossi, lettere e suppliche di grazia in nome della fratellanza, della tolleranza, dell'amore reciproco e di un Allah buono e misericordioso; musulmani che hanno sentito un'affinità empatica e immediata con il Gruppo EveryOne e i suoi partner; una campagna che ha indotto organizzazioni, personalità politiche (fra cui alcuni membri del Parlamento svedese), attivisti e persone comuni a schierarsi subito al nostro fianco, sotto il segno della Rosa Bianca e della Rosa Rossa. E non dimentichiamo che la petizione cominciava nel nome di Pegah. "Questa è una senszionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al nostro fianco in questa campagna. Amici miei, siete grandi, meravigliose, coraggiosissime persone e vi voglio bene! Roberto Malini