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Gruppo EveryOne

Neonazisti e razzisti greci manifestano e inneggiano all'Italia xenofoba

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300 giovani di estrema destra attaccano il rifugio di 500 rifugiati

Manifestazione razzista in Grecia. Neonazisti inneggiano all'Italia xenofoba

Atene, 9 maggio 2009. Si è tenuto ad Atene un raduno di giovani di estrema destra contro gli immigrati. Circa 350 giovani hanno manifestato in una piazza centrale della capitale greca, esibendo svastiche, croci celtiche a altri simboli nazifascisti. A un certo punto un gruppetto di aderenti al gruppo neonazista Chryssi Avgi ha inneggiato all'Italia (un modello di xenofobia, per gli intolleranti greci) e al ministro dell'Interno italiano Roberto Maroni, scandendo il suo nome e facendo il saluto romano, dopodiché il manipolo si è diretto verso la ex sede della Corte d'Appello, in cui sono rifugiati circa 500 immigrati a rischio di espulsione. Il palazzo è stato ripetutamente colpito con pietre e petardi. L'intervento, tardivo, della polizia ha evitato uno scontro.

Gay Pride: Roma nega il patrocinio a una manifestazione che rappresenta istanze fondamentali per la cultura dei Diritti Umani

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Mentre le altre capitali europee e le città democratiche del mondo si apprestano a celebrare una ricorrenza che incarna valori fondamentali della democrazia, Roma si chiude in una cieca e medievale intolleranza

Roma nega il patrocinio al Gay Pride: è un insulto alla civiltà dei Diritti Umani

del Gruppo EveryOne

Roma, 25 aprile 2009. Roma, una delle grandi capitali dell'Unione europea, si segnala ancora una volta per l'ottusa intolleranza delle proprie Istituzioni. Mentre Parigi, Londra, Bruxelles, Atene, Berlino, Amsterdam, Copenhagen, Stoccolma e le altre città europee preparano il Gay Pride 2009 in grande stile, affiancando al tradizionale corteo una serie di eventi culturali, cinematografici e commemorativi, la capitale d'Italia, per bocca del sindaco Alemanno, annuncia che Roma non patrocinerà l'iniziativa: "Non daremo il patrocinio al Gay Pride," - ha detto Alemanno, "così come non l’abbiamo dato l’anno scorso perché lo consideriamo una manifestazione di tendenza. Ci sono molte richieste specifiche che possono essere condivise o non condivise. Faremo il possibile perché si svolga in maniera tranquilla con tutto il supporto dei servizi comunali come per tutte le manifestazioni. Il patrocinio va dato quando non si tratta di manifestazioni di tendenza ma che danno voce a tutte le idee e i punti di vista e nel caso del Gay Pride non è così". Le autorità romane dunque - uniche nel mondo democratico - negano il valore sociale del Gay Pride, che in tutto il mondo rappresenta un simbolo fondamentale nell'àmbito dei Diritti Umani, non certo "di tendenza", ma universale ed educativo come le Giornate della Memoria o la Festa della Donna. Ricordiamo che la Parata dell'Orgoglio racchiude significati celebrativi che si collegano a secoli di emarginazione e persecuzione degli omosessuali nel mondo, culminati in Europa nell'Olocausto dei Triangoli Rosa e non ancora terminati nei regimi islamici, dove l'omosessualità è punita con il carcere, la tortura e spesso la morte. Contemporaneamente alla linea intollerante scelta dalle istituzioni romane, cresce l'omofobia a Roma e nel resto d'Italia, mentre le leggi che dovrebbero tutelare i diritti fondamentali dei gay si sono fermate a limitazioni medievali. Il Gruppo EveryOne solleverà prossimamente presso le Istituzioni internazionali l'urgenza di avviare seri programmi di educazione alla Storia dell'omosessualità e ai fenomeni persecutori che l'hanno accompagnata, nonostante gay, lesbiche e transgender abbiano contribuito fin dall'inizio della civiltà alla costruzione del genio umano e a raggiungere le tappe più importanti del pensiero, delle arti e della tecnologia. Il nazifascismo negò al popolo omosessuale ogni diritto, reprimendone in modo barbaro e sanguinoso le manifestazioni che il Gay Pride rappresenta ancora e che si ricollegano alle istanze di emancipazione espresse dall'Istituto di Scienze Sessuali di Magnus Hirchsfeld (nella foto) e da punti di ritrovo quali il mitico Eldorado di Berlino, fino a quando gli assassini di Hitler presero il potere, annientando ogni conquista civile. Il Gruppo EveryOne solleciterà inoltre l'approvazione di una Direttiva europea sulle unioni civili, che riconosca finalmente agli omosessuali, dopo secoli di repressione, il diritto più elementare e basilare: quello di veder riconosciute giuridicamente nelle società moderne le proprie unioni sentimentali. E' necessario protestare con decisione e sdegno contro la decisione del sindaco di Roma, che non rappresenta solo un attacco alla dignità di un'istituzione che simboleggia i diritti dei gay, ma anche una pericolosa deriva omofobica che trova le proprie radici proprio nell'intolleranza su cui il nazifascismo costruì il proprio regno di repressione e orrore.

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Hirschfeld

Rapporto Agenzia europea diritti fondamentali (Fra): sempre più grave il razzismo. In Italia è fuori controllo

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Dati senza precedenti denunciano discriminazione e violenza contro Rom e migranti

Rapporto su minoranze e migranti dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) : razzismo sempre più fuori controllo, in particolare in Italia

Bruxelles, 22 aprile 2009. L'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) pubblica oggi il suo rapporto su minoranze e migranti. Il rapporto Fra ha un valore statistico assoluto, basandosi su un campione di 25 mila interviste, oltre che sui rapporti delle Organizzazioni per i Diritti Umani che basano le loro ricerche su verifiche effettive, testimonianze e documenti. Secondo i dati, il 50 per cento dei Rom, in Europa, percepisce una forte esclusione sociale e ha subito nel corso degli ultimi dodici mesi almeno un'aggressione razzista. Seguono africani sub-sahariani (41%) e nordafricani (36%). Riguardo ai rapporti con le autorità, l'82% non denuncia le violenze subite; secondo il 62% ''tanto non cambierebbe niente''. I nordafricani, secondo il rapporto, percepiscono maggiormente l'atmosfera discriminatoria nel paese in cui vivono: sono il 94% degli intervistati), seguiti dai Rom in Ungheria (discriminazione percepita dal 90%). In Italia, il pregiudizio è percepito dal 77% dei romeni (ma se si dovesse considerare un campione di Rom romeni, arriveremmo al 98%) e dal 76% degli albanesi. Sempre nel nostro Paese, l’89% dei romeni e l’82% degli albanesi e dei nordafricani non ha conoscenza di associazioni che possano realmente aiutarli di fronte a episodi di discriminazione. Il 52% dei nordafricani, in Italia, è stato colpito da atti razzisti negli ultimi dodici mesi: è il settimo gruppo fra i dieci più discriminati in Europa. Riguardo ai controlli delle forze dell'ordine, il 74% dei nordafricani ritiene che le autorità prendano di mira i migranti, solo a causa della loro etnia. Morten Kjaerum, direttore dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), ha dichiarato che è ormai necessario promuovere politiche più mirate per curare il male sociale del razzismo affinché “migliaia di casi di crimini razzisti non restino invisibili".

Nella foto di Steed Gamero, Codrean Ciuraru, Rom romeno. Ha subito diversi episodi di intolleranza e violenza razzista, anche da parte di agenti delle forze dell'ordine. Dopo aver denunciato i suoi aguzzini in divisa, è stato minacciato e costretto a fuggire all'estero. Il suo caso è uguale a quelli di centinaia di suoi concittadini di etnia Rom in Italia.

Asilo ai profughi africani di Bruzzano (MI)

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Sono circa 180, provengono da Paesi dove la situazione dei Diritti Umani è agghiacciante, rischiano - se rimpatriati - carcere, tortura e morte. Fermiamo un grave abuso

Il Gruppo EveryOne chiede alle Istituzioni di concedere asilo politico ai rifugiati somali, etiopi ed eritrei di Bruzzano (Milano), secondo quanto prevedono le norme internazionali

Milano, 18 aprile 2009. Verso le 12 di venerdì 17 aprile 2009 circa 180 profughi provenienti da Somalia, Eritrea ed Etiopia hanno trovato riparo presso il residence Leonardo Da Vinci, in via privata Senigallia 6, a Bruzzano, paese dell'hinterland milanese. E' subito intervenuta la forza pubblica, mentre la prefettura di Milano ha già ventilato l'ipotesi di uno sgombero. Le autorità hanno dichiarato che, dopo la valutazione di ciascun singolo caso, si potrebbe provvedere a rimpatri forzati. L'approccio a un dramma umanitario grave ed evidente mostra già un atteggiamento xenofobo e disumano, perché i rifugiati provengono da Paesi in cui le violazioni dei Diritti Umani sono sistematiche e definite "agghiaccianti" da parte di Amnesty International, Human Rights Watch, Asper e dalle principali organizzazione per la tutela dei diritti fondamentali delle persone e dei popoli.
"In Somalia la popolazione civile subisce omicidi, torture e stupri; i saccheggi sono diffusi e interi centri abitati vengono distrutti," ha dichiarato lo scorso anno a Nairobi Michelle Kagari, vicedirettrice del Programma Africa di Amnesty International. "In Eritrea i diritti civili e religiosi sono negati. La stampa libera è chiusa. Incarcerazioni arbitrarie, servizio militare forzato, torture e maltrattamenti sono la norma," dichiarano i dirigenti dell'Asper, Associazione per i Diritti Umani del popolo eritreo, mentre proprio oggi Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto in cui chiede ai Paesi ospitanti di interrompere subito le deportazioni di profughi verso l'Eritrea, dove l'uso di detenzione e tortura nei confronti di cittadini innocenti ha raggiunto livelli intollerabili. Migliaia di testimoni, molti dei quali svaniti del nulla, riferiscono, infine, spaventose violazioni dei Diritti Umani in Etiopia; una durissima condanna contro le autorità etiopi è stata espressa dall'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani. E' importante fermare l'ennesimo crimine contro l'umanità che l'Italia si prepara a commettere. "Ai profughi dalla Somalia, dall'Eritrea e dall'Etiopia," affermano senza esitazione i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "va riconosciuto subito e senza eccezioni il Diritto di Asilo, in base alla Convenzione di Ginevra, alla Carta dei Diritti fondamentali nell'Unione europea ed alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, poiché per ognuno di loro il ritorno forzato in patria significherebbe l'arresto, la detenzione, la tortura e in molti casi la morte". Ecco perché l'organizzazione internazionale per i Diritti Umani chiede alle Istituzioni italiane di non cercare squallide e disumane scappatoie per evitare di attenersi alle leggi sull'asilo e - contemporaneamente - all'Alto Commissario per i Rifugiati e al Parlamento europeo di vigilare affinché non sia commesso l'ennesimo, tragico abuso.

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E' morta Annamaria Mammoliti, fondatrice del Premio MInerva

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Si è impegnata fino all'ultimo giorno di vita per la parità fra i sessi e una società multiculturale

E' scomparsa Annamaria Mammoliti, protagonista dell'Europa deila parità fra i sessi, dei diritti umani e dell'innovazione

Siamo addolorati per la perdita di Annamaria Mammoliti. Il Gruppo EveryOne è stato presentecon i suoi leader all'ultima edizione del Premio Minerva, accanto all'europarlamentare Viktoria Mohacsi. Abbiamo conosciuto Annamaria in quell'occasione, apprezzandone lo spirito votato al rispetto dei diritti umani, della fratellanza fra individui e popoli, dell'innovazione. Fino all'ultimo giorno della sua vita, Annamaria si è impegnata per un mondo migliore da quello in cui siamo precipitati. Non a caso, ha premiato nello stesso giorno Viktoria Mohacsi, una donna coraggiosa che lotta perché il popolo Rom non sia annientato, ed Eva Fisher, una straordinaria artista che dedica il suo talento affinché la persecuzione e lo sterminio di ebrei e 'zingari' non sia avvenuto invano, ma consegni al mondo un'eredità di memoria e speranza. L'Italia di oggi, scivolata nell'intolleranza, nel razzismo, nella xenofobia, nell'indifferenza e in un tunnel cieco di materialismo ed egoismo avrebbe tanto bisogno del cuore e dell'ispirazione di Annamaria. Due artisti rispettati in tutto il mondo per il loro impegno nel campo dei diritti umani rendono omaggio a una delle vere protagoniste del nostro tempo: il fotografo Steed Gamero, che ha ritratto il volto di Annamaria durante la cerimonia di consegna dei Premi Minerva 2009 e Rebecca Covaciu. Rebecca è una fantastica ragazzina romena di etnia Rom, Premio UNICEF per la pittura, una piccola artista che si impegna ogni giorno, con il suo talento e la sua volontà, perché la sua famiglia e il suo popolo non siano divorati da qual mostro che anche Annamaria ha combattuto per tutta la vita: il razzismo. Rebecca ha dedicato ad Annamaria Mammoliti un'opera, che abbiamo inviato al Club delle Donne, in omaggio alla fondatrice di "Minerva" e "Minerva Time". Grazie di tutto, Annamaria. Non sarai dimenticata. Il Gruppo EveryOne

Nelle foto di Steed Gamero, Annamaria Mammoliti
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Gruppo EveryOne: "Temiamo per le vite dei romeni Racz e Loyos"

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Sono ancora detenuti, nonostante le prove a loro totale discolpa. Sono stati pestati e torturati. Racz sanguina da un orecchio, ma gli sono negate le cure

Stupro Caffarella, Gruppo EveryOne: "Temiamo per la vita dei due romeni in carcere"

Roma, 10 marzo 2009. Abbiamo motivo di temere per la vita di Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, i romeni incarcerati con l'accusa di aver stuprato, insieme, la ragazzina di 14 anni nel parco della Caffarella a Roma il tardo pomeriggio di San Valentino. Racz, accusato anche della violenza sessuale di Primavalle ai danni di una donna - nonostante la stessa abbia sollevato, anche pubblicamente, fortissime perplessità sul fatto che uno degli uomini incappucciati che le hanno usato violenza fosse davvero il romeno, come ipotizzano invece gli Inquirenti - è già risultato innocente, scagionato dalle prove del DNA (eseguite in più riprese per scongiurare errori su tutte le tracce rinvenute dalla Scientifica sul luogo dello stupro), nonché da almeno sette testimoni che confermavano il suo alibi e dall'incompatibilità delle descrizioni e dell'identikit resi dalla vittima e dal suo fidanzatino. Nonostante questo, continua a rimanere assieme a Isztoika Loyos rinchiuso nel carcere di Regina Coeli a Roma; il PM Vincenzo Barda è infatti intenzionato ad attribuire ai due romeni il crimine di stupro o quantomeno di "concorso morale" in stupro, ipotizzando che i due facessero da palo ad altri aggressori e avessero assistito alla violenza, ignorando non solo tutte le prove a loro discolpa, ma così anche le testimonianze a loro favore, che li davano in un altro luogo al momento dell'aggressione. Fatto ancora più grave, l'avvocato di Racz, Lorenzo La Marca, ha riferito che nel corso dell'ultimo colloquio in carcere, avvenuto sabato scorso, Racz avrebbe avuto forti disturbi all'udito, arrivando a perderlo quasi del tutto; inoltre, avvicinando un dito a un orecchio, ha notato davanti al legale di perdere sangue. L'avv. La Marca, dopo essersi consultato con un medico che consigliava il ricovero immediato di Racz per accertamenti, ha inoltrato una richiesta al Gip di ricovero presso una struttura sanitaria; a tuttora il Giudice non ha dato alcun riscontro al riguardo.
Si ricorda che il diritto alla salute è uno dei diritti inviolabili della persona, sancito dalla Costituzione italiana (art. 32) e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea (art. 3, diritto all'integrità della persona, art. 35, diritto alla salute, e altri).
Riteniamo che quanto si sta consumando ai danni di Karol Racz sia un abuso contro ogni logica umana e civile, di una gravità inaudita. Racz potrebbe infatti soffrire di un'emorragia interna o di gravi danni agli organi auditivi e la permanenza nelle prossime ore carcere, non assistito da medici competenti, potrebbe portare a una seria complicazione delle sue già precarie condizioni di salute.
Lo stesso discorso va esteso al giovane Alexandru Isztoika Loyos, che ha dichiarato di essere stato costretto a confessare una colpa non commessa (e scagionato a propria volta da almeno sette testimoni e dagli esami del DNA) sotto tortura e altri trattamenti inumani. Ricordiamo che l'articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani condanna le forme di violenza istituzionali: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti."
Nel 1987, inoltre, il Consiglio d'Europa sancì una Convenzione ratificata anche dall'Italia per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti che - stando a quanto riferiscono sia Isztoika Loyos, sia l'avvocato La Marca - sarebbe stata violata ripetutamente, nel caso della Caffarella, in forme di una gravità inaudita, inaccettabili nell'Unione europea.
L'accanimento con cui le autorità mantengono il provvedimento di carcerazione per Racz e Loyos, i tentativi di giustificare la detenzione attraverso innumerevoli pretesti, quando la prova regina, gli esami del DNA, li hanno scagionati, fanno temere un atteggiamento persecutorio in violazione delle leggi internazionali che tutelano i Diritti Umani.
E' inconcepibile che un uomo che denuncia di essere stato costretto a una confessione falsa sotto tortura e un uomo che a propria volta ha denunciato trattamenti inumani e degradanti non siano quantomeno spostati presso una una sede dove possano essere tutelati, in attesa che si faccia luce sui metodi degli attuali Inquirenti.
Ma ciò che ancor più temiamo è l'eventualità di un "suicidio" in cella, o comunque una morte in circostanze misteriose all'interno del carcere.
Gli Inquirenti ritengono probabilmente che il giovane Loyos sia malleabile, ma Racz ha dimostrato di non cedere alle pressioni e continua a dichiararsi innocente.
Se vi è stata effettivamente tortura, fra le procedure adottate da chi conduce l'inchiesta sui romeni, possiamo anche aspettarci di trovare una confessione manoscritta e firmata accanto al cadavere di Racs o di Isztoika Loyos: una tipologia di "suicidi" caratteristica dei regimi polizieschi. Gli Inquirenti non sembrano intenzionati a rilasciarli, né a metterli in condizione di relazionarsi con altre persone all'infuori dei loro carcerieri e dei due legali.
E' possibile che Isztoika Loyos sia testimone e vittima di metodi brutali attuati dalle autorità romane, e che, se riferisse ulteriori particolari dei pestaggi subiti subito dopo l'arresto e delle violenze fisiche e psicologiche ricevute poco prima dell'interrogatorio, si aprirebbe un'inchiesta-scandalo nei confronti delle stesse Autorità.
Torturare un sospettato o indurlo con la violenza a confessare una colpa da lui non commessa, indottrinandolo, è un fatto grave, tanto più se commesso da Autorità, ma sembra che a nessuno venga in mente di appurare i trattamenti inumani denunciati da Isztoika Loyos e Racz. All'interrogatorio di quest'ultimo, oltre agli Inquirenti, avrebbe assistito il primo avvocato d'ufficio assegnatogli: Valentina Angeli, collaboratrice di "Differenza Donna", la stessa associazione che ha fornito la psicologa alla ragazzina stuprata. Nonostante l'avvocato Angeli avesse chiesto di rinunciare al mandato per questo specifico motivo, nel quale la stessa individuava un conflitto, il Giudice non l'ha ritenuto motivo di incompatibilità e l'avvocato ha dunque assistito all'interrogatorio nel quale il ventenne romeno avrebbe confessato di essere con Karol Racz autore della violenza. Nel corso della comparizione davanti al Giudice, Isztoika Loyos avrebbe poi ritrattato e mostrato alcuni segni del pestaggio subito - che il Magistrato classificava come un semplice "rossore sotto l'ascella", che non dimostrava alcunché, non disponendo visita medica, come sarebbe stato opportuno - e raccontato di essere stato costretto con la forza e pesanti minacce a confessare il reato seppure non l'avesse commesso, nonché a incolpare in correo il connazionale Racz. Tesi, quest'ultima, sostenuta anche dalla deputata Radicale/PD Rita Bernardini, recatasi qualche giorno fa al Regina Coeli per sentire la versione dei due indiziati, nell'ambito dell'inchiesta parlamentare da lei avanzata.
Per tutti questi motivi temiamo per la vita di Racz e di Isztoika Loyos, che da innocenti stanno scontando un carcere ingiusto e subendo abusi che ledono non solo la loro dignità ma anche la loro salute fisica e psichica e minano pesantemente il concetto di democrazia e di libertà.
Chiediamo agli Eurodeputati e ai membri della Commissione europea e del Consiglio Ue di sollevare al più presto il problema nelle più opportune sedi Istituzionali e, ove possibile, giudiziali - in linea con la carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea, con le Direttive e con le Risoluzioni Ue, per non parlare delle Convenzioni internazionali sui Diritti dell'Uomo -, per impedire alle Autorità italiane di perpetrare danni irreparabili all'esistenza di due individui innocenti e totalmente innocui, verso i quali non è stato per altro mai pendente, in precedenza, alcun procedimento giudiziale.
Come Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale di Diritti Umani, incaricata dall'on. Viktoria Mohacsi al Parlamento europeo, avanziamo inoltre la richiesta di poter incontrare al più presto in carcere i due romeni, per constatarne le condizioni di salute e interrogarli accuratamente sull'intera vicenda.
Le ore per Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos potrebbero davvero essere contate, ed è quanto mai necessaria un'azione urgente per fermare in tempo l'ipotesi di un evento tragico le cui conseguenze sarebbero devastanti: un colpo mortale, in Italia e nell'Unione europea, per il diritto che protegge - o dovrebbe proteggere - individui e popoli.

Rom di Pesaro. Due interrogazioni parlamentari dopo la drammatica evacuazione dell'insediamento

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Un'azione che ha causato una tragica diaspora e che si doveva risolvere attorno a un tavolo

6 marzo 2009

AZIONE DI POLIZIA VERSO I ROM DI PESARO:
DOPO RAPPORTO 'GRUPPO EVERYONE', BERNARDINI PRESENTA DUE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI

La deputata Radicali/PD Rita Bernardini, dopo aver raccolto la testimonianze del Gruppo EveryOne e di altre associazioni per i Diritti Umani delle Marche, ha depositato due interrogazioni al ministro dell'Interno Maroni, di cui una anche al ministro delle Politiche Sociali Sacconi, in cui si stigmatizza con fermezza un documento con disposizioni in materia di sicurezza emesso per i cittadini dalla Questura di Pesaro e Urbino – Ufficio Poliziotto di Quartiere (in cui si chiede di segnalare al 112 o al 113 “qualsiasi presenza anomala che possa aggirarsi per le strade del quartiere, ad esempio nomadi […]”), e si riferiscono ai Ministri i gravi fatti accaduti a Pesaro lo scorso 25 febbraio, quando la locale comunità Rom di circa 30 persone – “tra cui vittime di pesanti aggressioni e agguati razzisti, pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi” – è stata oggetto di un'azione di Polizia atta a notificare una denuncia per invasione di stabile privato, con ordine di prossimo sgombero (senza alternativa abitativa né assistenziale), e a sottrarre tutti i minori ai genitori, per affidarli a una comunità. In quell’occasione, si evince dall’interrogazione, “le madri Rom, impaurite dalle parole e dall’atteggiamento degli agenti di polizia, hanno approfittato di un momento di distrazione degli agenti per mettersi in fuga con i propri bambini, scongiurando un’azione di sottrazione dei minori da parte delle Forze dell’Ordine e facendo perdere definitivamente le proprie tracce, mentre i padri e gli altri Rom sono rimasti senza alcuna meta né punto di riferimento, e alcuni di loro hanno deciso di rientrare in Romania per evitare repressioni di qualunque tipo”.
“Secondo articoli de ‘Il Messaggero’ e de ‘Il Resto del Carlino’ del 2 agosto 2008, nelle edizioni locali pesaresi, il Comune di Pesaro si era impegnato formalmente a garantire, anche ai membri del Gruppo EveryOne – organizzazione internazionale per i Diritti Umani che assisteva la comunità con una rete di attivisti – un programma assistenziale casa–lavoro per la comunità Rom in questione ed escludeva ogni azione forzosa, come per l’appunto uno sgombero. Per questi motivi la comunità Rom pesarese era rimasta nella fabbrica dismessa dove si era rifugiata da quasi un anno, in attesa dell’attuazione del piano di integrazione promesso, mai portato a compimento”. L’on. Bernardini chiede dunque se i ministri dell’Interno e delle Politiche Sociali “siano a conoscenza dei fatti e se l’operazione delle forze dell’ordine è stata concordata con l’amministrazione comunale di Pesaro e per quali motivi nel caso di specie non si è tentato di procedere in modo alternativo e meno traumatico”, nonché “quali iniziative intendano prendere al fine di ripristinare il rispetto della legge, evitando il perpetuarsi di ulteriori episodi quali quelli descritti, configurabili come una violazione dei diritti umani, in particolare quelli alla non–discriminazione e alla libera circolazione, diritto previsto dalle norme europee”. Infine, Rita Bernardini chiede “cosa si intenda fare, vista l’evidente emergenza sociale e sanitaria esistente in numerosi campi rom, abusivi e non, al fine di salvaguardare la salute di coloro che ci vivono” e “se non si ritenga un errore gravissimo continuare ad affrontare l’emergenza rom come un problema di ordine pubblico e che di conseguenza sia necessario, con il contributo delle stesse comunità, ricercare politiche di accoglienza che favoriscano l’inserimento e salvaguardino la dignità e la cultura degli stessi”.
“Ringraziamo Rita Bernardini per essere sempre vicina alle nostre battaglie, come d’altronde tutti i Radicali in Parlamento” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Auspichiamo” concludono “che una volta per tutte si faccia chiarezza su quanto avvenuto a Pesaro, città da cui tutto ci aspettavamo fuorché la distruzione da un giorno all’altro di una tra le comunità Rom romene più emblematiche d’Italia, per l’esperienza di vita assai traumatica e il ruolo di testimoni della persecuzione presso la Commissione europea”.

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Segue il testo dell'interrogazione depositata dall.on. Bernardini, Parlamentare Radicale/PD:

INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELL'INTERNO MARONI E AL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI SACCONI

BERNARDINI

– Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

– Per sapere –

Premesso che:

– Nella mattina del 25 febbraio, a Pesaro, circa 20 tra agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale sono intervenuti in via Fermo 49, all’altezza della fabbrica dismessa dove da quasi un anno si erano rifugiati 30 Rom romeni – tra cui vittime di pesanti aggressioni e agguati razzisti, pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi – con l’obiettivo di notificare una denuncia di invasione di stabile privato e notificazione di prossimo sgombero (senza alternativa abitativa né assistenziale) e sottrarre tutti i minori ai genitori;

– Secondo gli attivisti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani incaricata ufficialmente dall’on. Viktoria Mohacsì al Parlamento Europeo di monitorare e indagare sulla condizione del popolo Rom in Italia, gli agenti avevano annunciato alle famiglie, alla presenza degli attivisti, che i bambini sarebbero stati affidati ai Servizi Sociali e quindi sistemati in una comunità. Solo le mamme, però, avrebbero potuto restare con loro, mentre i padri sarebbero stati messi in mezzo alla strada;

– Durante l’operazione di polizia, secondo le testimonianze degli attivisti di EveryOne accorsi sul posto (attestate da materiale fotografico), una giovane donna è stramazzata a terra ed è stato necessario richiedere l’intervento di un’ambulanza, mentre altre donne si lamentavano disperate e una mamma Rom nascondeva un coltello da cucina in una piega della gonna e sussurrava che si sarebbe sgozzata se l’avessero divisa dal marito. Inoltre, alcuni padri di famiglia esprimevano le loro tragiche intenzioni di darsi fuoco con taniche di benzina nel caso le loro famiglie fossero state smembrate. La preservazione dell’unità familiare fa parte infatti della cultura Rom, nonché delle leggi etiche e sociali del popolo Rom;

– E’ stata limitata e in diversi momenti interdetta dagli agenti ogni mediazione umanitaria, nonché la libertà di movimento e comunicazione, da parte degli attivisti del Gruppo EveryOne tra Rom e forze di Polizia, anche da parte di Nico Grancea, giovane attivista Rom testimone e consulente con mandato per il Parlamento europeo e organizzazioni internazionali per i Diritti Umani;

– Impaurite dalle parole e dall’atteggiamento degli agenti di polizia, le madri Rom hanno approfittato di un momento di distrazione degli agenti per mettersi in fuga con i propri bambini, scongiurando un’azione di sottrazione dei minori da parte delle Forze dell’Ordine e facendo perdere definitivamente le proprie tracce, mentre i padri e gli altri Rom sono rimasti senza alcuna meta né punto di riferimento, e alcuni di loro hanno deciso di rientrare in Romania per evitare repressioni di qualunque tipo;

– Secondo articoli de “Il Messaggero” e de “Il Resto del Carlino” del 2 agosto 2008, nelle edizioni locali pesaresi, il Comune di Pesaro si era impegnato formalmente a garantire, anche ai membri EveryOne, un programma assistenziale casa–lavoro per la comunità Rom in questione ed escludeva ogni azione forzosa, come per l’appunto uno sgombero. Tale asserzione è confermata da dichiarazioni pubbliche su quotidiani locali dell’assessore alla Sicurezza Riccardo Pascucci, del Sindaco Luca Ceriscioli e dell’assessore alla Cultura Marco Savelli. Per questi motivi la comunità Rom pesarese è rimasta nella fabbrica, in attesa dell’attuazione del piano di integrazione promesso, mai portato a compimento;

– Il Gruppo EveryOne aveva segnalato da alcuni mesi nomi, cognomi e caratteristiche della comunità Rom sia ai Servizi Sociali che alle Autorità per sollecitare un intervento assistenziale di tipo umanitario che sopperisse ai bisogni primari delle famiglie in indigenza;

Considerato che:

1. La legge 149/2001 stabilisce che lo stato di povertà della famiglia non è motivo sufficiente al fine dell'adottabilità o dell'inserimento del minore in un diverso ambiente: “Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto” (art. 1 c. 3)

2. Secondo quanto prescrive la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio d'Europa 2004/38/CE, riguardante la libera circolazione dei cittadini europei all'interno degli Stati membri, le norme europee tutelano l'integrità delle famiglie e trattandosi di cittadini dell'Unione europea con residenza regolare in Romania è da escludersi in ogni sede l’adozione di procedure che possono ritardare il loro libero e volontario rientro in Patria, così come l'affidamento ingiustificato dei figli a persona o Istituzione diversa dai genitori;

3. Le norme europee che tutelano il popolo Rom sono ancora più esplicite riguardo al valore civile e sociale delle famiglie unite, come riassume la Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007, ed è sottolineata l'importanza del nucleo familiare Rom e la sua tutela da parte delle Istituzioni nella Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i Rom;

se siano a conoscenza dei fatti e se l’operazione delle forze dell’ordine è stata concordata con l’amministrazione comunale di Pesaro e per quali motivi nel caso di specie non si è tentato di procedere in modo alternativo e meno traumatico;
quali iniziative intendano prendere al fine di ripristinare il rispetto della legge, evitando il perpetuarsi di ulteriori episodi quali quelli descritti, configurabili come una violazione dei diritti umani, in particolare quelli alla non–discriminazione e alla libera circolazione, diritto previsto dalle norme europee;
cosa si intenda fare, vista l’evidente emergenza sociale e sanitaria esistente in numerosi campi rom, abusivi e non, al fine di salvaguardare la salute di coloro che ci vivono con particolare riferimento ai bambini;
se non si ritenga un errore gravissimo continuare ad affrontare l’emergenza rom come un problema di ordine pubblico e che di conseguenza sia necessario, con il contributo delle stesse comunità, ricercare politiche di accoglienza che favoriscano l’inserimento e salvaguardino la dignità e la cultura degli stessi.

Stupro Roma. Parlano i Rom di Livorno

Autore:
AGI
Sommario:
Gli aggressori sono romeni e non Rom. Fondamentale la collaborazione dei Rom di Livorno per la cattura di uno dei violentatori

(AGI) - Livorno, 18 feb. - "Il popolo Rom considera lo stupro
come un crimine terribile, grave quanto l''omicidio. La dignita''
della donna e'' alla base della nostra comunita'' e quello che e''
successo a quella ragazzina ci ha indignati, perche'' abbiamo
pensato che sarebbe potuto accadere a una nostra figlia o a una
nostra sorella". A parlare al Gruppo EveryOne e'' Victor
Lacatus, Rom romeno stanziato a Livorno e portavoce della
comunita'' "nomade" locale, padre della piccola Lenuca Carolea,
uno dei bambini morti tragicamente nel rogo di Livorno
dell''agosto 2007. "Noi Rom che viviamo a Livorno", prosegue
Victor, che con sua moglie Elena e i due bambini sopravvive tra
mille stenti in una baracca, "siamo orgogliosi di aver aiutato
le forze dell''ordine a catturare uno di quei due criminali".
Victor si riferisce all''arresto dei due romeni accusati dello
stupro ai danni di una ragazzina di 14 anni avvenuto a Roma,
nel parco della Caffarella, lo scorso 14 febbraio. "Come
affermiamo da tempo in ogni sede italiana e internazionale,"
dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo
Pegoraro e Dario Picciau "gli aggressori, ancora una volta, non
sono Rom. I Rom stanziati nel territorio italiano, specie nei
pochi insediamenti cosiddetti ''abusivi'' rimasti, sono
espressione di un popolo estremamente pacifico, e vivono in
condizioni di igiene e poverta'' tragiche: senza acqua corrente,
vestiti di stracci e soprattutto in estrema poverta'', visto che
la questua - perseguita ormai come un reato dai regolamenti di
polizia urbana di diverse citta'' - non consente loro di
procurarsi il pane sufficiente a sopravvivere".

EveryOne fa pero'' notare che "come
per Romulus Mailat, romeno-tedesco di etnia bunjas e i presunti
stupratori di Guidonia, romeni e non Rom, politici e autorita''
conducono spesso una campagna fortemente denigratoria verso i
Rom che non ha alcun fondamento e che sta generando ogni genere
di vessazioni, discriminazioni e aggressioni in tutto il
territorio italiano di forte stampo xenofobo e razzista". "A
Roma," prosegue EveryOne "nella stessa sera successiva allo
stupro della Caffarella, almeno otto Rom, fra cui una giovane
mamma e la sua bambina, sono stati pestati da ronde neonazista:
due ragazzi si trovano ancora all''ospedale in condizioni serie.
A Milano, Sassari e Pisa si sono verificati veri e propri
linciaggi". "E'' un sollievo anche per noi Rom" aggiunge Nicusor
Grancea, attivista Rom romeno, "sapere che quei due criminali
non sono piu'' in circolazione: lo stupro e'' un delitto
gravissimo e spesso anche le nostre ragazze e le nostre donne,
che vivono senza una casa, ne sono colpite. Siamo tutti vicini
alla giovane vittima," aggiunge Grancea "ma siamo molto
amareggiati dall''ondata di razzismo e violenza che ha colpito i
Rom a Roma e in tutta l''Italia dopo la notizia dello stupro.
Sarebbe ora" conclude l''attivista "che i politici e i media
smettessero di accusarci di tutto cio'' che di male avviene in
Italia, perche'' siamo un popolo pacifico, che odia la violenza
e non ha mai e poi mai partecipato a una guerra". Il Gruppo
EveryOne fa sapere infine di stare vagliando un''azione
giudiziaria a livello internazionale e in collaborazione con
altri organismi europei per contrastare i numerosi episodi di
incitazione all''odio razziale e di propaganda razzista che
avvengono, ormai impunemente, in Italia, e che spesso vedono
quali istigatori alcuni politici, giornalisti e Autorita''.
"Secondo l''ultimo rapporto Istat," proseguono i leader di
EveryOne "solo il 10% degli stupri, in Italia, e'' opera di
stranieri, ma i politici e le autorita'' puntano il dito in
direzione di questi ultimi, seminando odio etnico e razziale.
In particolare, dopo ogni stupro, vi sono amministrazioni
locali che approfittano del clima di razzismo per sgomberare e
perseguitare famiglie Rom, che non c''entrano niente con tali
crimini, ma sono il capro espiatorio piu'' facile da colpire. Lo
stesso giorno in cui e'' avvenuto lo stupro di Roma, altre nove
donne denunciavano violenze sessuali commesse da italiani:
crimini ''invisibili'', ignorati dai media perche'' sembra ormai
che la notizia di uno stupro debba servire quale strumento
dell''intolleranza". (AGI)

didascalia immagine 2:
Foto Steed Gamero: Victor ed Elena Lacatus

Manifestiamo contro le leggi razziali che colpiscono Rom, Sinti e cittadini vulnerabili

autore:
Gruppo EveryOne
Sommario:
Manifestazione a Milano che è importante replicare a Roma e in tutta Italia

Manifestazione a Milano contro il decreto sicurezza, che trasformerà i Sinti, i Rom e le categorie sociali più deboli in cittadini di serie B

Il Gruppo EveryOne aderisce alle iniziative promosse dall'associazione Sinti Italiani, in collaborazione con le associazioni Nevo Drom e Sucar Drom, per opporre le disposizioni del diritto internazionale, le direttive Ue e le carte per la tutela dei diritti umani al contenuto discriminatorio del decreto 733, noto anche come "pacchetto sicurezza". Di grande significato civile è la manifestazione indetta per martedì 17 febbraio a Milano - dalle ore 14 - in Piazzale Loreto. "La manifestazione ha l'obiettivo di sensibilizzare i parlamentari, il Presidente della Repubblica e l'opinione pubblica su alcune norme contenute nella proposta di legge sulla "sicurezza" , votata la scorsa settimana dal senato," scrive l'associazione nel suo comunicato, "in particolare gli articoli 42 (ex 36) e 50 (ex 44) colpiranno tutti i cittadini italiani che vivono in roulotte, case-mobili, carovane o che vivono in ben immobili (appartamenti) che non hanno tutti i requisiti igienico sanitari, indicati dalle diverse leggi. Tutti questi cittadini italiani perderanno l'iscrizione anagrafica dal loro luogo di residenza e saranno schedati in un registro apposito dal Ministero dell'Interno: il registro dei senza fissa dimora".
"Se questa proposta di legge fosse approvata in maniera definitiva," prosegue il comunicato, "da un giorno all'altro migliaia di cittadini italiani si potranno vedere cancellata l'iscrizione anagrafica dai Comuni dove vivono per essere schedati in un apposito registro come 'senza fissa dimora'. Il registro separerà l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi". L'associazione Sinti italiani sottolinea inoltre che la definizione di "senza fissa dimora" che sarà scritta sulle carte di identità limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla carta d'Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video. Di fatto con l'approvazione degli articoli 42 e 50 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani, ma anche tantissimi altri cittadini saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno inseriti in un unico registro nazionale. Per informazioni e adesioni: pastore Davide Casadio , telefono 334 2511887, e-mail casadio1970@libero.it

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Roma, Esquilino. Razzisti aggrediscono bengalese. Cittadinanza italiana solidale con i violenti

autore:
Gruppo EveryOne
Sommario:
Nuovo episodio di intolleranza diffusa

Oggetto: Roma, Esquilino: razzisti aggrediscono bengalese

Roma, Esquilino: razzisti aggrediscono bengalese, colpendolo al capo con una bottiglia. La cittadinanza è solidale con i violenti

Roma, 13 febbraio 2009. Una banda di razzisti italiani ha apostrofato così un commerciante bengalese di via Giolitti, nel quartiere Esquilino: "Nero devi chiudere l'attività". Quindi l'uomo è stato colpito al capo con una bottiglia. Il violento è titolare di un bar che si trova nelle v vicinanze dell'internet point gestito dal bengalese, che - sembra - vendesse bibite a un prezzo inferiore a quello del suo esercizio. Gli abitanti della zona, intervistati, attribuiscono le cause dell'intolleranza... agli stranieri: "Siamo esasperati. E' una situazione invivibile e non ne possiamo più di risse, di immigrati che si ubriacano e usano le strade e i portoni dei condomini come bagni pubblici; Siamo invasi dagli stranieri, che si comportano da incivili". Incredibilmente, ma non troppo, vista la propaganda razzista condotta senza più limiti da Istituzioni e media, i cittadini italiani dell'Esquilino esprimono solidarietà all'aggressore: "Era esasperato, ha fatto bene. Non ne possiamo veramente più".

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