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 <title>Gruppo EveryOne</title>
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 <title>Persecuzione Rom. Nuovo attacco incendiario a Roma</title>
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 <description>&lt;p&gt;Attacco incendiario contro un insediamento Rom nella Capitale. Le autorità minimizzano: &quot;Escludiamo la matrice razzista&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Roma, 13 agosto 2008. &quot;Ogni giorno i nostri bambini, le nostre donne e tutti noi &#039;zingari&#039; siamo costretti a subire insulti e minacce da parte degli italiani, anche davanti agli agenti di pubblica sicurezza, che anziché aiutarci sorridono a chi se la prende con noi. Ci gridano di andarcene dall&#039;Italia, ci minacciano di bruciarci vivi e molti di noi se ne andrebbero volentieri, piuttosto che vivere così, ma dove andiamo? Sarebbe bello se esistesse una terra per noi, come Israele per gli ebrei&quot;. Sabrija, Romnì kosovara che vive a Roma da alcuni anni piange, mentre mi racconta la tragedia quotidiana sua e della sua famiglia. Ogni giorno, in tutta Italia, le famiglie Rom patiscono ogni tipo di tormento fisico e morale, come gli ebrei e gli &#039;zingari&#039; negli anni del&#039;Olocausto. Vicino a me, il testimone della Shoah Piero Terracina guarda i bambini Rom che giocano nell&#039;erba. Due di loro, incuriositi, si avvicinano a lui e Piero li abbraccia, li stringe forte, come per proteggerli dall&#039;orrore. Tanti anni fa, Piero Terracina vide la stessa povertà, la stessa persecuzione, la stessa negazione di ogni diritto umano. Si trovava ad Auschwitz, la fabbrica della morte e nello &#039;Zigeunerlager&#039;, il campo degli &#039;zingari&#039;, i bambini Rom erano simili in tutto e per tutto ai piccoli che adesso abbraccia. Ieri, 13 agosto, i &quot;soliti ignoti&quot; (che resteranno tali anche dopo le indagini) hanno lanciato due razzi &quot;bengala&quot; verso le roulotte e i camper di alcuni Rom, accampati in via Salamanca dopo essere stati sgomberati meno di due mesi fa da  un insediamento sul lungotevere Testaccio. Come sempre, le autorità e i servizi sociali non avevano previsto alcun sostegno, alcuna alternativa abitativa alle famiglie messe in mezzo alla strada con i loro camper e le loro roulotte, 35 in tutto. &quot;Ci trattano peggio degli animali. Se un cane sta male, lo curano, gli danno da mangiare, lo tengono al riparo finché guarisce. Quando le autorità decidono di occuparsi di noi, ci scacciano senza darci alternative e distruggono tutto ciò che possediamo. Per non lasciarci morire, siamo costretti ad accamparci dove troviamo uno spazio, in attesa di vedere arrivare nuovamente la polizia e di subire lo stesso trattamento. Non vi immaginate neanche cosa succede ai Rom, dopo gli sgomberi&quot;. Le vittime dell&#039;aggressione razzista hanno riferito di aver visto gli autori dell&#039;agguato: due persone a bordo di un&#039;auto, che si è fermata sul ciglio della strada. Mentre il guidatore è rimasto al volante, un occupante è sceso e ha lanciato i razzi verso l&#039;insediamento. Le esplosioni hanno incendiato sterpaglie vicine ai rifugi in cui abitano i Rom. Se avessero raggiunto i giacigli all&#039;interno delle roulotte e dei camper, le conseguenze sarebbero state tragiche. Ancora pegiori sarebbero stati gli esiti dell&#039;attacco incendiario se anziché roulotte e camper, le abitazioni dei Rom fossero state baracche in legno e cartone, come nella gran parte dei casi. Gli agenti della polizia municipale, dietro insistenza dei Rom, hanno raccolto i resti dei candelotti esplosi e hanno asicurato di aver inviato un&#039;informativa alla magistratura. Di fronte alle testimonianze dei Rom, che chiedevano indagini approfondite finalizzate a identificare gli autori dell&#039;attentato, gli agenti hanno affermato che &quot;stiamo valutando alcune ipotesi, ma escludiamo fin da adesso che si sia trattato di un&#039;aggressione e soprattutto che i razzi siano stati lanciati per motivi di intolleranza razziale&quot;. R.M.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;EveryOne group&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Fri, 15 Aug 2008 15:54:41 +0200</pubDate>
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 <title>Rom. Drammatico sgombero e rogo a Milano</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/4123</link>
 <description>&lt;p&gt;NOMADI/MILANO: DRAMMATICO SGOMBERO IN VIA CONSOLE MARCELLO, A RISCHIO DI VITA MALATI GRAVI E INVALIDI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;APPELLO DEL GRUPPO EVERYONE: “METTETECI IN CONTATTO CON I CAPIFAMIGLIA”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ronde di razzisti, in questi giorni d&#039;agosto mentre l&#039;Italia – spesso anche quella dei Diritti Umani – è in vacanza, percorrono i quartieri di Milano, alla ricerca di insediamenti Rom. Gli episodi di intolleranza si susseguono, contro bambini, donne incinte, vecchi e malati, indistintamente. “Essere &#039;zingaro&#039; a Milano, di questi tempi, è assai peggio che essere un cane randagio,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne “perché non vi sono ‘leghe’ da chiamare, se si cerca aiuto, ma solo squadre di violenti e intolleranti da evitare, pena i terribili pogrom con cui le famiglie Rom vengono messe in mezzo alla strada, nonostante Commissione europea, Consiglio d&#039;Europa e Comitato antidiscriminazioni delle Nazioni unite abbiano ammonito l&#039;Italia affinché si astenga da violenze e sgomberi senza alternative di alloggio”.&lt;br /&gt;
Ieri una piccola comunità di famiglie Rom romene, circa quaranta persone, fra cui numerosi bambini e alcuni uomini e donne sofferenti di gravi patologie oncologiche e cardiache, è stata sgomberata dal sito in via Console Marcello, dove qualche mese fa aveva costruito una decina baracche con materiali di fortuna, per dare un riparo a malati, minori, donne e uomini in gravi condizioni di salute e povertà. “Lo sgombero si è svolto secondo il solito rituale, tutto italiano, della brutalità e della violazione di ogni diritto umano e civile” commentano gli esponenti di EveryOne. “Il Presidente di Union Romani, la storica organizzazione di tutela del popolo Rom nell&#039;Unione europea, ha paragonato la persecuzione contro i Rom in Italia ai prodromi dell&#039;Olocausto. Siamo completamente d&#039;accordo con lui e lavoriamo insieme alla sua organizzazione affinché l&#039;Unione europea approvi uno Statuto che riconosca i diritti della nazione Rom, una nazione senza territorio compatto”.&lt;br /&gt;
Intanto si sono perse le tracce delle famiglie Rom sgomberate dall&#039;insediamento di via Console Marcello. “E&#039; un&#039;emergenza umanitaria davanti alla quale le istituzioni e le autorità milanesi avevano finora semplicemente chiuso gli occhi,” proseguono gli attivisti “evitando di prestare assistenza alle famiglie e perseguitandole con controlli, perquisizioni, fermi, minacce di espulsione. In due parole, lasciandole morire”. Il 9 agosto, però, le forze congiunte del nucleo di pronto intervento della polizia municipale e del commissariato di Quarto Oggiaro hanno scatenato la loro offensiva contro le famiglie Rom, mettendole in fuga e distruggendo sia le loro baracche che i loro pochi averi, rimasti al&#039;interno dei rifugi in legno e cartone distrutti dai tutori dell&#039;ordine. “Il popolo italiano si sta abituando all&#039;orrore,” conclude il Gruppo EveryOne, “perché non vi è altra definizione per simili abusi compiuti contro le persone più vulnerabili. Riecheggiano ancora, nelle nostre orecchie, le parole pronunciate qualche mese fa da un poliziotto milanese: &#039;Non ce la faccio più. Cambio lavoro. Ho scelto questa vita per proteggere i deboli e gli innocenti, non per far loro del male. Quando vado a dormire, la notte, non riesco a dimenticare gli occhi di quei bambini, di quelle donne e di quegli uomini disperati, la cui unica colpa è di essere scuri di pelle e poveri&#039;. Abbiamo perso le tracce dei quaranta Rom sgomberati da via Console Marcello e lanciamo un appello a chi si imbatta in loro: dobbiamo aiutarli. Fra di loro vi sono malati in condizioni tragiche, bambini denutriti e situazioni di indigenza cui bisogna porre rimedio con la massima urgenza, pena la perdita di vite umane; se vi imbattete in loro, chiedete ai capifamiglia di mettersi subito in contatto con il Gruppo EveryOne al numero di telefono 334 8429527”. Intanto, sempre ieri e sempre a Milano, l&#039;ennesimo rogo di questa estate ha colpito un insediamento Rom, distruggendo baracche e una roulotte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;
Gruppo EveryOne&lt;br /&gt;
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Sun, 10 Aug 2008 18:43:38 +0200</pubDate>
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 <title>Casilino 900 e campi Rom di Roma: continua la Resistenza (Gandhiana)</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3962</link>
 <description>&lt;p&gt;Nonostante le posizioni durissime dell&#039;Unione europea, del Consiglio d&#039;Europa e delle Nazioni unite, le Istituzioni e le autorità intolleranti proseguono nella loro opera di repressione disumana, che nega a migliaia di famiglie i diritti di base. Questa terribile persecuzione, che i testimoni della Shoah paragonano agli anni delle leggi razziali e dell&#039;Olocausto, non avviene solo a Roma, naturalmente, ma nella maggior parte delle città italiane. La Corte penale internazionale de L&#039;Aja sta giudicando l&#039;Italia - le sue Istituzioni centrali e locali - per &quot;Crimini contro l&#039;umanità&quot;. Speriamo che il verdetto sia emesso presto e fermi questa vergogna, che sarà ricordata come una delle pagine più atroci della Storia d&#039;Italia. Noi del Gruppo EveryOne, nonostante le intimidazioni, le minacce, la dolorosa  testimonianza di orrori e atrocità quotidiane, continuiamo la nostra Resistenza gandhiana, la raccolta di documenti riguardanti la persecuzione, la campagna razzista sempre più spudorata, la caduta in un vortice di crudeltà e disumanità che ci lascia sempre più attoniti. Ma... non siamo più soli: una rete di attivisti, studiosi delle persecuzioni, testimoni, cronisti della Verità è ormai diffusa in tutta Italia e nessuno potrà un giorno, quando questa barbarie finirà, sottrarsi alle proprie responsabilità. Roberto Malini - Gruppo EveryOne&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sgombero dei rom dal Casilino 900&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Claudio Pompei - Il Giornale, 29 luglio 2008&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«Casilino 900 verrà sgomberato, nel frattempo Questura e Prefettura disporranno un servizio di vigilanza e il prefetto, in quanto commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma, dovrà occuparsi della nuova destinazione dei nomadi del campo». Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno al termine dell’incontro con il prefetto e i rappresentanti dei residenti della zona adiacente al campo nomadi Casilino 900 che, nei giorni scorsi avevano protestato bloccando la via Palmiro Togliatti, alla periferia di Roma.&lt;br /&gt;
«Ci siamo impegnati a fare una ripulitura immediata del campo Casilino 900 per togliere tutti i materiali che vengono bruciati. Poi verrà sgomberato» ha assicurato il sindaco aggiungendo che «nel frattempo verrà attivato un servizio di vigilanza con la Prefettura e la Questura in attesa di avere una destinazione per i nomadi e poter rimuovere totalmente il campo, ma questo appartiene ai compiti del prefetto in quanto commissario». «Prima dello sgombero bisogna decidere la nuova destinazione perché non si può agire come in passato - ha concluso Alemanno -. Nel frattempo metteremo il campo sotto controllo per evitare altri incendi».&lt;br /&gt;
Pienamente soddisfatti dei risultati dell’incontro gli abitanti della zona. «Per il momento la nostra mobilitazione è finita perché abbiamo avuto garanzie dal sindaco e dal prefetto. Se gli impegni non verranno mantenuti riprenderemo», ha detto Annamaria Addante rappresentante del comitato inquilini e proprietari di Torre Spaccata. Sabato notte, in via Palmiro Togliatti i residenti avevano iniziato una mobilitazione chiedendo lo spostamento del campo nomadi Casilino 900. «Alemanno ci ha ascoltati subito - ha spiegato Addante - e ha preso l’impegno di sorvegliare il campo con le forze dell’ordine, ripulirlo e, nel medio termine, di spostarlo». Per l’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso «non si tratta di una cosa di cui prendiamo atto oggi ma ci sono dei tempi: la possibilità di sgomberare il campo è un obiettivo a medio termine da attuare dopo il censimento». All’incontro, durata circa un’ora, era presente anche un portavoce del Casilino 900, Esad Licina che, a nome della comunità rom ha ribadito il suo «no» alla casetta di legno come modulo abitativo: «Abbiamo vissuto per quarant’anni nelle baracche ora vogliamo case prefabbricate in cemento armato e non sperimentazioni di giovani architetti».&lt;br /&gt;
Un altro sgombero in vista è quello dell’insediamento di Tor de’ Cenci. «Quel campo - ha spiegato l’assessore Belviso al termine dell’incontro di ieri in Prefettura - è una bomba a orologeria. Oggi sono venuta qui anche per chiederne lo sgombero immediato». «Nel campo semi-attrezzato e non autorizzato - ha spiegato Belviso - ci sono 350 persone, la metà delle quali ha carichi pendenti o si trova agli arresti domiciliari». Per questo, la richiesta di sgombero, alla quale il prefetto ha risposto con la necessità di avviare un censimento non previsto nell’immediato. Belviso ha spiegato che «la volontà dell’amministrazione comunale è collocare, al termine del censimento, gli aventi diritto del campo mentre gli altri vanno espulsi».&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Wed, 30 Jul 2008 09:54:24 +0200</pubDate>
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 <title>Aiuta Rebecca. E&#039; &quot;Resistenza Solidale&quot;</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3960</link>
 <description>&lt;p&gt;Sei un antirazzista? Acquisisci un disegno di Rebecca Covaciu. Partecipa alla Resistenza solidale&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;... e aiutami a far circolare questa &quot;colletta per un&#039;Italia migliore&quot;...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si parla e si scrive di Rebecca Covaciu a ogni latitudine. La vicenda umana e artistica della giovanissima pittrice Rom è ormai nota in tutto il mondo. Ha abbandonato la Romania con i suoi cari, con il proposito di sfuggire la miseria, per trovarsi in Italia, al centro di un mondo ostile. La persecuzione razziale l&#039;ha seguita lungo tutta la penisola, dalla Milano dei pogrom nei campi alla Napoli dei roghi. Tutto contro i Rom. Quante volte ha sentito la minaccia &quot;Andatevene via, zingari!&quot;? Troppe volte. Rebecca però, ha sempre sperato in un&#039;Italia migliore, più umana, solidale e accogliente. Crede nonostante tutto all&#039;intima bontà dell&#039;uomo, come Anna Frank. A Genova, ha vinto il Premio UNICEF per l&#039;Arte legata all&#039;Intercultura (&quot;Porto sempre con me la medaglia!&quot;). A Milano, è stata picchiata e ha visto i suoi fratelli presi a schiaffi, insultati e spinti al suolo &quot;come succedeva agli zingari quando c&#039;era Hitler...&quot; commenta la ragazzina prodigio. Sempre nel capoluogo lombardo, suo papà, Stelian, l&#039;uomo più buono e pacifico del mondo è stato pestato selvaggiamente da agenti di polizia. Rebecca disegna spesso le loro divise e, nelle sue opere, le creature che indossano quelle divise sembrano - a lei che è nata nella Transilvania del Conte Dracula - demoni, vampiri. Adesso Rebecca e la sua famiglia vivono in un paesino agricolo del Sud Italia. Papà e mamma stanno cercando un lavoro, aiutati da Giancarlo, il loro angelo custode. Mentre aspettano la buona notizia, un posto da operaio per papà, da badante per mamma... è prezioso ogni aiuto, perché - nonostante tutto il mondo parli della piccoila artista Rom - i Covaciu sono poveri. Agli amici che aiuteranno la sua famiglia, anche con somme piccolissime (da inviare a Stelian con il servizio Western Union), Rebecca regalerà un disegno della serie &quot;I topi e le stelle&quot;: &quot;Siamo tutti stelle, ma alcuni di noi sono costretti a vivere come topi&quot; dice Rebecca, spiegando il titolo della serie. Aiutare Rebecca significa contribuire alla sconfitta della forma più odiosa di razzismo, perché un giorno Rebecca aiuterà il suo popolo, con l&#039;arte e con la sua vivissima intelligenza: se potrà crescere serena e studiare... non vi saranno limiti, davanti a lei. Ricevere un disegno di Rebecca, inoltre, significa acquisire un&#039;opera d&#039;arte che un giorno potrebbe avere un valore inestimabile, perché Rebecca è una giovane artista di talento che diventerà una grande pittrice e la sua arte non sarà dimenticata. Chi desidera aiutare Rebecca e la sua famiglia (questa è Resistenza Solidale), mi scriva e gli invierò il numero di telefono di Stelian Covaciu, a cui potrà mandare direttamente il contributo. Roberto Malini&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;mailto:roberto.malini@annesdoor.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;roberto.malini@annesdoor.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Wed, 30 Jul 2008 01:16:48 +0200</pubDate>
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 <title>Pesaro. Ospedale rifiuta cure a donna di etnia Rom con grave tumore maligno</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3878</link>
 <description>&lt;p&gt;Pesaro, 22 luglio2008&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;NOMADI/PESARO: AL SAN SALVATORE MEDICI RIFIUTANO CURE A DONNA ROM MALATA DI CANCRO CEREBRALE PERCHE’ SENZA DIMORA&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;GRUPPO EVERYONE CHIEDE L’INTERVENTO  DEL MINISTRO DELLA SALUTE SACCONI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa mattina Mia Copalea, romena di etnia Rom, si è recata con il figlio Ionitz Ciuraru presso l’Ospedale San Salvatore di Pesaro per richiedere una visita medica urgente e un eventuale ricovero in seguito a fortissimi dolori alla testa che da giorni la tormentano, dovuti a un cancro al seno con metastasi cerebrale. Mia ha subito un delicato intervento alla testa a Milano qualche mese fa, prima di trasferirsi a Pesaro con la famiglia, dove non ha trovato altra sistemazione che un edificio abbandonato. Il Gruppo EveryOne, che assiste la donna e i familiari da alcuni mesi, e sta cercando di mettere a punto, in concerto con le istituzioni locali, un programma di inserimento del nucleo familiare con la collaborazione del sindaco Ceriscioli Luca e di Opera Nomadi Pesaro, aveva contattato il professor Antinori, primario di pronto soccorso del San Salvatore, che si era premurato di far prendere in cura immediatamente la donna, vista la gravità della sua situazione. Mia Copalea, recatasi al distaccamento oncologico presso la dottoressa Baldelli, cui la donna era stata affidata, si è vista chiudere le porte in faccia  dal distaccamento ospedaliero perché priva di una residenza. “Pur avendo i nostri documenti romeni, hanno impedito il ricovero di mia madre perché qui a Pesaro non ha una casa presso cui prendere la residenza. Si sono rifiutati di farci anche una semplice ricetta medica per prescriverle le medicine più urgenti che le servono per combattere il cancro e il mal di testa” ha spiegato al Gruppo EveryOne il figlio Ionitc. “Le hanno detto, in alternativa” ha continuato “che per poter avere una visita oncologica deve spendere non meno di 3-400 euro”.&lt;br /&gt;
“Questa è una delle tante battaglie per cui ogni giorno ci troviamo a doverci scontrare con aziende sanitarie, autorità di forza pubblica e istituzioni locali” commentano i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Questa mattina all’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze abbiamo dovuto minacciare un’azione giudiziaria europea perché una giovane donna rom venisse dimessa assieme alla sua bambina appena nata, proprio perché l’azienda sanitaria, i medici e gli operatori sanitari si rifiutavano di lasciare la bambina in consegna alla madre a causa dell’impossibilità di quest’ultima di avere una fissa dimora in Italia. Ciò che sta avvenendo nel nostro Paese” continuano gli attivisti “è sintomo di una completa ignoranza delle norme europee che tutelano i cittadini comunitari e in particolare il popolo Rom, anche dal punto di vista socio-sanitario. Quanto poi al caso di Mia, ricordiamo che il giuramento di Ippocrate impone la cura di un individuo a ogni medico, indipendentemente dalla sua condizione personale e sociale”.&lt;br /&gt;
Il Gruppo EveryOne si appella al ministro della Salute Maurizio Sacconi affinché intervenga nell’immediato presso il distaccamento oncologico del San Salvatore di Pesaro per far sì che Mia Copalea possa essere accolta al più presto nella struttura ospedaliera, beneficiando di tutte le cure necessarie, come ogni altro essere umano. “Mia sta male” concludono Malini, Pegoraro e Picciau “e ci auguriamo che almeno il Ministro possa avere compassione di quanto di terribile sta colpendo questa famiglia, come moltissime altre nel nostro Paese che non hanno la possibilità di un alloggio e di un lavoro a causa della discriminazione”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;
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Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Wed, 23 Jul 2008 00:48:11 +0200</pubDate>
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 <title>Razzisti incendiano con molotov campo Rom della Magliana</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3877</link>
 <description>&lt;p&gt;Roma, gruppo di razzisti lancia molotov e incendia campo Rom della Magliana&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Roma, 22 luglio - Nell&#039;attuale clima di intolleranza, mentre il popolo italiano è fomentato all&#039;odio razziale contro gli &quot;zingari&quot; dalle calunnie e dai proclami irresponsabili promossi a mezzo stampa dal ministro del&#039;Interno e dai partiti di destra (la sinistra ha concesso una tregua al popolo Rom perseguitato: un sentito grazie!), ecco che uno dei tanti gruppi di razzisti attivi in Italia scatena la sua furia omicida contro l&#039;insediamento Rom della Magliana, a Roma, in via Candoni. I testimoni hanno dichiarato di aver visto un nutrito lancio di bombe molotov, che hanno causato un vasto incendio. I Rom sono stati costretti ad abbandonare il sito su cui vivevano, mentre sul posto sono accorsi vigili del fuoco, polizia di Stato e polizia municipale. Le indagini sembrano tuttavia seguire la solita prassi: raccolta superficiale di indizi e nessuna domanda finalizzata a riconoscere gli autori del crimine, che resteranno - come sl solito - impuniti e liberi di colpire alla prossima occasione. Chissà che, nonostante le numerose testimonianze e l&#039;enormità dei danni, gli inquirenti non attribuiscano ancora una volta le cause del rogo al classico incidente domestico causato da una candela?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Wed, 23 Jul 2008 00:44:41 +0200</pubDate>
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 <title>Sulla sabbia, due stelle marine</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3850</link>
 <description>&lt;p&gt;Due bambine di etnia Rom muoiono affogate a Napoli. Davanti ai loro cadaveri, la gente continua a prendere il sole, divertirsi e fare il bagno&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Roberto Malini - Gruppo EveryOne&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Napoli, 19 luglio - Due bambine di etnia Rom sono morte a Napoli, nelle acque antistanti la spiaggia di Torregaveta, sul litorale flegreo. La cronaca riferisce la tragedia in base alle testimonianze: un incidente. Quattro bambine, tutte Rom, di età compresa fra gli 11 e i 13, stavano chiedendo l&#039;elemosina ai bagnanti, quando, improvvisamente, hanno deciso di tuffarsi in mare. Non sapevano nuotare, le onde erano alte e sono annegate, di fronte a più di settanta bagnanti. Nessuno ha soccorso le ragazzine, mentre il personale del 118, accorso sul posto, avrebbe salvato due di loro e recuperato i cadaveri delle altre. Le bambine provenivano dal campo &quot;nomadi&quot; di Secondigliano. La dinamica dei fatti - come riportata dalle cronache - non convince. Non convince il fatto che quattro ragazzine che non sanno nuotare si gettino vestite nel mare mosso (che poi così in burrasca non era, visto che molte persone, fra cui diversi bambini, si bagnavano contemporaneamente a loro). Non convince il fatto che quattro ragazzine si immergano fra le onde davanti a decine di persone, rinunciando al loro tradizionale pudore. Non convince il fatto che, in un clima ostile verso i Rom, abbiano interrotto l&#039;elemosina per dedicarsi a un&#039;attività gioiosa e spensierata, senza temere il giudizio di chi stava intorno a loro. Ci risulta che numerosi bagnanti abbiano filmato con i videocelulari la tragedia e che le forze dell&#039;ordine abbiano acquisito alcuni di quei filmati. Abbiamo chiesto alle autorità di visionarli e di incontrare le due bambine sopravvissute, per far luce su un caso che presenta lati oscuri. Ma l&#039;aspetto più allucinante dell&#039;evento - e questo può essere verificato da tutti, visto che foto e video dei momenti successivi al recupero dei corpicini sono stati pubblicati sui giornali e trasmessi in tv - è l&#039;atteggiamento dei bagnanti. Di fronte ai cadaveri delle due bambine, nessuno sembra scomporsi: continuano a fare il bagno, a prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare. Sono scene assolutamete irreali, crudeli, sintomatiche di come il razzismo abbia trasformato gli italiani in un popolo disumano, educato dalla propganda a considerare i Rom alla stregua di animali, verso cui non è opportuno spendere neanche sentimenti di pietà e dolore. I corpicini di due bambine uccise dal mare e dall&#039;odio razziale sono lì, sulla spiaggia, davanti a decine di occhi, ma nessuno sembra rendersi conto di quanto è accaduto. Ci si continua a godere il tepore del sole e la piacevolezza delle onde marine. Due meduse, due pesci morti sono adagiati - immobili - sul bagnasciuga. &quot;I Rom sono solo una piaga,&quot; dicono i governanti, le autorità, i giornalisti. Quello che è accaduto davanti alla spiaggia di Torregaveta non merita una lacrima, non merita una preghiera. Sulla sabbia, due stelle marine.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sun, 20 Jul 2008 10:14:19 +0200</pubDate>
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 <title>Ripartono le schedature etniche</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3816</link>
 <description>&lt;p&gt;Il governo italiano ignora la Risoluzione del Parlamento europeo sul censimento dei Rom e le ammonizioni dell&#039;Alto commissario ai Diritti Umani delle Nazioni unite e dichiara di voler procedere con la schedatura dei Rom, adulti e minori. &quot;La minoranza Rom si è resa colpevole di reati che hanno colpito negativamente l&#039;opinione pubblica e dunque è necessario procedere,&quot; ha commentato il ministro del&#039;Interno. Secondo informazioni di buona attendibilità, un primo censimento sperimentale, con una nuova scheda che prevede rilievo impronte digitali (anche per i minori) foto segnaletiche di fronte e profilo,  indicazione dell&#039;etnia, ma non della religione, inizierà domani, 16 luglio, da alcuni dei più popolosi insediamenti abusivi sul Tevere. Ai Rom è stato detto - secondo una testimonianza - che se rifiuteranno la schedatura, saranno espulsi dall&#039;Italia. Per evitare sit in e manifestazioni di protesta da parte degli antirazzisti, le schedature saranno effettuate senza preavviso.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 17 Jul 2008 00:17:12 +0200</pubDate>
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 <title>Razzismo italiano: Roma come Theresienstadt?</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3815</link>
 <description>&lt;p&gt;Razzismo in Italia: Roma come Theresienstadt?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;del Gruppo EveryOne&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il governo non lo farà. Il ministero dell&#039;Istruzione non lo farà. Ancora una volta, dobbiamo farlo noi, avvalendoci, grazie a internet, dei media liberi, dei portali e dei blog indipendenti, dei forum che si occupano di diritti umani. Dobbiamo fare scuola, contro l&#039;imbarbarimento morale e civile del nostro Paese. E&#039; necessario attivare programmi educativi che consentano alle nuove generazioni di conoscere la Storia, la cultura, la vita del popolo Rom, opponendo la verità alle calunnie discriminatorie portate avanti senza il minimo scrupolo da politici, autorità e media. La deriva razzista coinvolge ormai i giovanissimi, trascinati verso l&#039;odio razziale dalla propaganda che leggono sui giornali e ascoltano in tv. Tornano attuali testi deliranti come il saggio &quot;L&#039;uomo delinquente&quot; (1876) del razzista Cesare Lombroso, fondatore dell&#039;antropologia criminale e propugnatore di bieche teorie relative a legami fra razza e crimine. Anticipando di sessant&#039;anni gli scienziati della razza fascisti e nazisti, Lombroso pose ipotesi pseudoscientifiche a fondamento dell&#039;odio razziale. Secondo lui, gli &#039;zingari&#039; - &quot;delinquenti antropologici&quot; - possedevano &quot;tutti i vizi e le passioni: l&#039;oziosità, l&#039;ignavia, l&#039;amore per l&#039;orgia, l&#039;ira impetuosa, la ferocia e la vanità. Essi infatti assassinano facilmente a scopo di lucro. Le loro donne sono più abili nel furto e vi addestrano i loro bambini. (...) Hanno tendenze malvagie che ripetono la loro origine da una organizzazione fisica, psicologica diversa da quella dell&#039;uomo normale&quot;. I movimenti razzisti italiani, che trovano esponenti, ormai, nelle più alte cariche istituzionali, seguono metodicamente (e diffondono presso i loro adepti) le teorie di Lombroso, finalizzate ad applicare all&#039;interno dello Stato italiano azioni di prevenzione e di purga atte a risolvere la &quot;questione zingara&quot;: arresti e condanne pretestuosi, sgomberi dagli insediamenti di fortuna, deportazione, sottrazione di minori ai genitori (persino i neonati Rom, ormai, vengono affidati, poche ore dopo il parto, a famiglie italiane o comunità, perché i genitori non hanno una casa), operazioni punitive; tutto per prevenire e combattere la riproduzione di un &quot;popolo nato criminale&quot;. Evitando di perseguire i gruppi organizzati di razzisti - e gli agenti violenti - che attuano periodicamene azioni punitive nei confronti dei Rom, le Istituzioni incoraggiano tali organizzazioni. Non a caso negli ultimi due anni si sono verificati centinaia di casi di aggressione nei confronti di persone di etnia Rom, con numerose vittime, ma nessuno degli autori di tali crimini è mai stato identificato o punito. La censura attuata dai media, naturalmente, è un fattore critico di successo per la campagna razzista in corso in Italia. Per rendersi conto di quanto sia capillare il controllo delle Istituzioni sulla stampa italiana è sufficiente analizzare quanto spazio sia stato dato alla divulgazione della  Risoluzione del Parlamento europeo sul censimento dei Rom in Italia, approvata il 10 luglio 2008: brevi note di agenzia, rari commenti e publicazioni di estratti del testo, nessun dibattito significativo, tanto che il popolo italiano non è praticamente a conoscenza di un documento fondamentale nella Storia dell&#039;Unione europea. Al contrario, quotidiani, radio e televisoni hanno offerto il massimo risalto ai commenti del ministro dell&#039;Interno, del primo ministro e di altri esponenti della destra al potere. E&#039; una tattica che il partito nazionalsocialista utilizzava spesso, quando le sue politiche  ricevevano critiche dall&#039;esterno, per trasmettere al popolo la sensazione di essere guidati da un governo forte e autorevole, tanto forte da permettersi di snobbare o addirittura ridicolizzare l&#039;Unione europea. Identico trattamento è stato riservato alle dichiarazioni dell&#039;Alto commissario alle Nazioni unite per i diritti umani, che stigmatizzano la persecuzione dei Rom in Italia. Per osservare de visu gli orrori che l&#039;Italia riscerva alle famiglie Rom, la Commissione europea aveva deciso di inviare una delegazione, guidata da specialisti (in primis, i leader del Gruppo EveryOne). Ripetendo la mossa della Germania di Hitler - che nel 1941 invitò la Croce Rossa a visitare un campo di concentramento per verificare le condizioni di vita riservate agli ebrei deportati - il ministro Maroni ha preso tempo: l&#039;indagine si farà a settembre e sarà lo steso governo italiano a decidere l&#039;itinerario e a presentare gli insediamenti alla delegazione. I nazisti riuscirono a ingannare il mondo civile con la messinscena di Theresienstadt, il &quot;ghetto modello&quot; che mascherava la persecuzione e lo sterminio. Prima dell&#039;ispezione, a Theresienstadt furono ridipinte le facciate delle case, pulite le strade, piantate aiuole fiorite, inaugurato un teatro musicale sulla piazza del mercato, colmate di prodotti di ogni genere le vetrine delle botteghe. Quindi si provvide a ridurre il sovraffolamento, trasferendo 7500 ebrei ad Auschwitz, verso le camere a gas. La Croce Rossa giudicò umano ed accogliente il ghetto boemo e i nazisti poterono continuare indisturbati ad attuare lo sterminio. L&#039;idea del primo ministro (che ieri ha affermato che le schedature etniche dei bambini Rom servono a... proteggerli dai loro genitori degeneri) e del ministro dell&#039;Interno ricalca quella dei carnefici di Hitler: sistemare un insediamento o due, dotandoli di acqua e servizi igienici, allontanare i Rom che potrebbero rendere dichiarazioni non gradite al governo, organizzare una festa zingara con canti e balli, quindi congedare con il più ampio e rassicurante dei sorrisi i commissari e i loro accompagnatori. Non si illudano i nuovi aguzzini: le cose non andranno così.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per informazioni:&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Wed, 16 Jul 2008 23:31:59 +0200</pubDate>
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 <title>Dalla parte dei Rom o da quella dei carnefici</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3678</link>
 <description>&lt;p&gt;Persecuzione dei Rom. Tutti noi siamo chiamati a schierarci dalla parte dei carnefici o da quella di un popolo innocente&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Roberto Malini&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da alcuni anni il mio gruppo e io ci impegniamo &quot;sul campo&quot; per tentare di tutelare i diritti dei Rom, il popolo che ha raccolto l&#039;eredità di dolore e persecuzione che appartennero - settant&#039;anni fa - alle genti perseguitate dalla follia nazifascista, quando un&#039;umanità malata di razzismo e violenza produsse l&#039;Olocausto. Oggi abbiamo imboccato la stessa strada di allora e i testimoni della Shoah e del Samudaripen non sono più ascoltati quando ci avvertono: &quot;Mai più&quot;.  Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, aveva le lacrime agli occhi, quando l&#039;8 giugno scorso sfilava accanto a noi, a Roma, alla testa del Corteo dei Rom  e sussurrava: &quot;Ancora... tutto si ripete ancora...&quot;&lt;br /&gt;
Qualche anno fa Tamara Deuel, Halina Birenbaum, Hanneli Pick-Goslar, Mirjam Pinkhof, Ruth Bondi, Oni e Manzi Ohnhaus, testimoni dell&#039;Olocausto che vivono in Israele, affiancarono il Gruppo EveryOne nell&#039;opera di prevenzione affinché non si riproducesse in Italia, contro il popolo Rom, quella discriminazione diffusa spietata che fu alla base della persecuzione. &quot;Davanti alla legge, noi bambini Rom valevamo meno dei topi,&quot; mi disse qualche tempo fa Goffredo Bezzecchi, testimone del Samudaripen. &quot;Non eravamo bambini, nelle mani della Gestapo,&quot; gli faceva eco Manzi Onhaus, &quot;ma insetti, piccole pulci da sterminare con l&#039;insetticida&quot;.&lt;br /&gt;
Tutto si ripete. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a ogni genere di umiliazione, ingiustizia, violenza e abuso perpetrati da parte di cittadini e agenti della forza pubblica nei confronti dei Rom. &quot;Questi non sono bambini, ma zingari,&quot; mi ha risposto, l&#039;anno scorso, durante uno sgombero-pogrom a Milano, un giovane poliziotto, di fronte alle mie rimostranze per il trattamento inumano cui sottoponeva i piccoli Rom romeni cacciati dalle baracche e messi in mezzo alla strada. &quot;Questi diventeranno tutti delinquenti&quot;. Quando affermo che le autorità hanno smesso di proteggere tutti i cittadini, di attenersi al sacro principio - alla base della democrazia e della civiltà - secondo il quale sono tutti uguali davanti alla legge, a volte mi sento rispondere che gli agenti violenti e razzisti sarebbero una minoranza, mentre la maggior parte delle forze dell&#039;ordine si attengono alla Costituzione e al codice etico. Se è vero, che si schierino dalla parte della giustizia sociale e della Legge con la elle maiuscola. La smettano di coprire i colleghi che si comportano come squadristi o membri del Ku Klux Klan. E le questure, le prefetture non coprano più gli abusi, non neghino l&#039;evidenza delle violenze istituzionali, non cerchino di intimidire gli attivisti, che sono l&#039;ultimo baluardo a difesa della libertà, dell&#039;uguaglianza fra esseri umani, dei diritti civili. Ho visto troppo orrore, insieme agli eroi che fanno parte del Gruppo EveryOne, fratelli di tutte le età che mi onorano con la loro amicizia e il loro affetto. Ho visto troppo orrore, troppa disumanità, troppo odio. Ho ascoltato e letto troppe bugie, le stesse bugie con cui la propaganda nazista disumanizzava gli &quot;zingari&quot;, attribuendo loro ogni sortea di nefandezza. Le nefandezze, in realtà, le commetevano loro, gli aguzzini di Hitler e oggi le commettono ancora loro, i nuovi gerarchi che ci sorridono - rassicuranti e impeccabili - dagli schermi televisivi, dalle pagine dei giornali, dai siti internet. Sorridono e si propongono quali paladini della legalità, della sicurezza, del benessere italiano. Sono mostri.&lt;br /&gt;
Mostri coloro che detengono il potere e persone malvagie coloro che lo proteggono. Tre anni fa ho visto uomini in divisa trattare in modo inumano un ragazzino Rom, vicino alla &quot;solita&quot; Stazione Centrale di Milano, dove il teatro della persecuzione mette in scena periodicamente i propri odiosi spettacoli, le proprie odiose falsificazioni. L&#039;avrebbero obbligato a leccare la pipì che aveva appena fatto contro un muro, quel ragazzino, se non fossi intervenuto, fermando le torture a cui gli agenti lo stavano sottoponendo. Ho visto poliziotti picchiare bambini e donne incinte al Triboniano, davanti ad autorità, medici, infermieri, assistenti sociali, sacerdoti, mediatori culturali. Ho ascoltato decine di testimonianze riguardanti abusi spaventosi da parte delle forze dell&#039;ordine contro i Rom, a Milano e in Lombardia, fra cui il caso di un agente di polizia di Monza - che i Rom chiamano con terrore &quot;Barboso&quot; - il quale ama sguinzagliare un cane feroce dietro ragazzini &quot;zingari&quot; costretti a fuggire senza scarpe. Lo stesso agente colpisce i giovani Rom con calci nei testicoli e sottrae loro l&#039;elemosina raccolta. Le autorità denunciano spesso - utilizzando la grancassa mediatica - casi di bambini ridotti in schiavitù e costretti a rubare o a mendicare da genitori-orchi. Sottratti alle famiglie &quot;degeneri&quot;, i piccoli vengono affidati a comunità protette, dove sono &quot;curati amorevolmente&quot; da educatori o suore. Sembrano fiabe a lieto fine... se non fosse che quei bambini colgono sempre la prima occasione propizia per fuggire dalle comunità e tornare dai loro cari. Quando si leggono le dichiarazioni dei bambini - ricordo perfettamente un articolo di propaganda razzista apparso il 10 giugno scorso su Panorama - si deve considerare che, sottoposti alle &quot;cure&quot; degli agenti che li arrestano, confesserebbero qualsiasi cosa. Nel caso presentato da Panorama, un fotografo era pronto a immortalare l&#039;azione dell&#039;agente (un finanziere), che a un certo punto attuava una presa di strangolamento sul collo del piccolo e posava davanti all&#039;obiettivo. Il caso di Rebecca Covaciu e della sua famiglia dimostra come gli agenti trattino i Rom a Milano, dove non esiste alcuna tutela dei loro diritti. I casi milanesi - quelli che appaiono sui giornali e in tv - non sono che montature create ad arte per aizzare la gente contro i Rom e giustificare schedature e sottrazioni di minori ai genitori, violenze e prevaricazioni ignobili. Il fenomeno della sottrazione di minori Rom ai genitori, senza giustificazione e in modo inumano, è diffusissimo e riguarda centinaia di casi, come rivelato dall&#039;europarlamentare Victoria Mohacsi e dal Gruppo EveryOne, che ha trasmesso alle Istituzioni europee documentazione e testimonianze di casi simili. E necessario iniziare una campagna per i diritti dei genitori Rom, affinché i loro bambini, che di fatto sono stati rapiti, anche se &quot;istituzionalmente&quot;, tornino in famiglia.  Numerose madri Romnì hanno tentato il suicidio, dopo aver perso i loro piccoli senza alcuna spiegazione da parte dei servizi sociali. Di alcune decine di bambini si sono addirittura perse le tracce e il sospetto di ciò che potrebbe essere accaduto loro fa rabbrividire. Non bisogna ignorare che intorno alle case-famiglia e ai centri di educazione si muovono cifre molto consistenti (fino a 150 euro al giorno), che di certo non vengono utilizzate per il bene dei minori.&lt;br /&gt;
E&#039; inutile attuare azioni dimostrative contro i carnefici, perché dopo aver perso l&#039;umanità, hanno perso anche ogni pudore. Bisogna fermarli, con coraggio, perché quello che fanno è orribile. E&#039; orribile che i Rom siano schedati, con o senza impronte digitali. E&#039; orribile che famiglie che si trovano in condizioni di estrema povertà, falcidiate da malattie cardiovascolari e respiratorie, infezioni, parassiti, fame, sete, carenze di ogni genere vengano incalzate, maltrattate, sottoposte ad abusi polizieschi e giudiziari, sgomberate dai ripari di fortuna in cui tentano disperatamente di sopravvivere e messe sulla strada. E&#039; orribile che milioni di italiani assistano a questo spettacolo di distruzione, cattiveria e morte gongolando e applaudendo un gigantesco, orrendo crimine razziale. E&#039; orribile che l&#039;elemosina di adulti e minori, unica fonte di sostentamento di un popolo trattato come si tratterebbe un&#039;infestazione di topi, sia criminalizzata, senza che alcuna forma di assistenza sia attuata nei confronti dei piccoli e dei loro genitori. E&#039; orribile il Paese in cui viviamo e gli artefici di questa discesa agli inferi vanno fermati. Poniamoci fra loro, in atteggiamento nonviolento, ma deciso, e le loro vittime. Non permettiamogli di schedare gli uomini, le donne e i bambini Rom. Non permettiamogli di insozzare le loro dita, di afferrare con i loro artigli fragili polsi infantili e femminili. Diciamo loro, con voce ferma, che no, che non gli permetteremo di violare ancora una volta l&#039;innocenza, la dignitosa povertà, l&#039;eredità di memoria di un popolo cui l&#039;Europa ha già tolto molte vite, molte speranze, molti diritti, molta Storia. Non arrendiamoci all&#039;orrore. Resistiamo, accanto ai nostri fratelli Rom. Non è solo politica. Non è solo civiltà. E&#039; qualcosa di più grande, che riguarda la speranza e l&#039;umanità delle future generazioni. Non è solo giustizia. E&#039; qualcosa di più sacro, che riguarda la nostra stessa anima.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Contatto&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Sat, 05 Jul 2008 15:44:48 +0200</pubDate>
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