Pena di Morte
L'Italia e la pena di morte
Mer, 19/12/2007 - 16:47L'Italia e la pena di morte
Linda di Roma scrive a Roberto Malini riguardo alla moratoria per la pena di morte votata ieri alle Nazioni Unite: "Caro Roberto, da Giorgio Napolitano a Massimo d'Alema, i politici italiani sembrano diventati improvvisamente paladini dei diritti umani. Il presidente della Repubblica ha dichiarato che la moratoria rappresenta lo spirito dell'Italia, un'Italia che, a suo dire, 'crede nei valori della democrazia e del rispetto della persona umana come asse portante di un ordine internazionale giusto e stabile'. Sembra propaganda, perché il nostro Paese è accusato di razzismo e abusi dei diritti dell'uomo da tutti i paesi civili e dalle principali organizzazioni umanitarie. La Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 15 novembre 2007 ne è un'ulteriore conferma. A proposito, come mai nessun giornale ha pubblicato il testo della Risoluzione e come mai, nonostante il documento ammonisse chiaramente l'Italia a causa della persecuzione contro i rom, gli sgomberi e la repressione proseguono come prima? Come avete scritto tante volte, i rom in Italia hanno una speranza media di vita di soli 42 anni: la metà di noi italiani! Ma in che razza di Paese viviamo?"
Risponde Roberto Malini. La pena di morte consiste nella "distruzione fisica di un essere umano ordinata dalle autorità di un paese". La persecuzione che l'Italia conduce contro i Rrom è proprio questo: la distruzione fisica di migliaia di esseri umani, ordinata dalle autorità del nostro Paese. Il numero che citi è agghiacciante, perché dimezzare la vita media di un popolo significa perpetrare un genocidio. Altro che pena di morte! Non dimenticare la mortalità dei bambini rrom in Italia, che è dieci volte superiore a quella dei bambini italiani. Il Gruppo EveryOne, cui ho l'onore di appartenere, ha presentato nei giorni scorsi alle Istituzioni europee e alle corti di giustizia internazionali che si occupano di diritti umani e crimini contro l'umanità un documento che denuncia la persecuzione e lo sterminio che sono in atto in Italia: un nuovo Olocausto. Senza riparo, dopo i pogrom di stato che abbattono le baracche; senza cibo, dopo le misure contro le poche attività che fornivano ai rom i mezzi di sussistenza; senza futuro, dopo l'entrata in vigore di misure repressive inique e l'attivazione di una campagna mediatica razzista che instilla odio e violenza contro i rom da parte del popolo italiano; senza protezione, perché nessuna legge che tuteli le minoranze etniche viene applicata in Italia a favore dei rom; senza lo status riconosciuto di "esseri umani", i rom in italia stanno languendo. Molti muoiono e presto un popolo intero sarà in agonia. Questo massacro è la reale posizione dell'Italia riguardo al tema della pena di morte.
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Giovane gay iraniano Makwan condannato a morte. Campagna urgente
Lun, 03/12/2007 - 23:12
AL VENTUNENNE OMOSESSUALE ERA STATA SOSPESA LA SENTENZA DI MORTE DUE SETTIMANE FA, DOPO LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE “FIORI PER LA VITA IN IRAN” CONDOTTA DA EVERYONE. IL CASO E’ STATO PERO’ RIESAMINATO DAI GIUDICI IRANIANI E LA CONDANNA CONVALIDATA. L’ESECUZIONE E’ FISSATA A GIORNI. L’APPELLO STRAZIANTE DELLA FAMIGLIA: “SALVATE IL NOSTRO MAKWAN”
IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE L’INTERVENTO IMMEDIATO DEL GOVERNO ITALIANO E DEL PARLAMENTO EUROPEO, NONCHE’ DI TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE, E LANCIA LA CAMPAGNA “CUORI PER LA VITA DI MAKWAN”
Makwan Moloudzadeh ha ventun anni (è nato il 31 marzo 1986) ed è stato condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia) secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale. Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane, all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un altro ragazzo.
Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale “Fiori per la vita in Iran” lanciata dal Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) – con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista –, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah, nell’Iran dell’ovest, e successivamente confermata l’1 agosto – “una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene”.
Nella serata di oggi 3 dicembre la famiglia di Makwan ha contattato telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e ieri, domenica 2 dicembre, è arrivata la drammatica sentenza presso il carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.
“E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato condannato è la sua omosessualità”. E’ l’appello lanciato da Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne, che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. “Abbiamo sperato che l'Iran avesse mostrato compassione per Makwan” continuano “ma la campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT in tutto il mondo è rimasta inascoltata. Ci si stupisce inoltre di come qualcuno, anche sulla stampa internazionale, abbia definito ‘child offender’ Makwan, che era egli stesso un bambino quando amò un coetaneo.”
“I familiari di Makwan sono sconvolti” afferma Ahmad Rafat di EveryOne. “Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l'ultimo, per Makwan, perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il momento del'esecuzione solo la sera prima della stessa.”
Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell'Iran. Su ogni cartolina va disegnato un cuore e scritto “Noi amiamo Makwan. Makwan è innocente e deve vivere”. Una campagna d'amore, quella rilanciata da EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche – è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a quella di morte.
“Abbiamo pochissimo tempo” concludono i leader di EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau. “Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano, torturano e uccidono migliaia di innocenti.”
Per il Gruppo EveryOne : Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro Matta
Per maggiori informazioni:
Gruppo EveryOne
(+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
Ecco a chi inviare cartoline, lettere ed e-mail:
Head of the Judiciary
His Excellency Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi
Ministry of Justice, Panzdah Khordad (Ark) Square, Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info@dadgostary-tehran.ir
(In the subject line: FAO Ayatollah Shahroudi)
Fax: 011 98 21 3390 4986
(If the call is not answered first time, please keep trying. When it is answered, say “fax please”.)
Leader of the Islamic Republic
His Excellency Ayatollah Sayed Ali Khamenei, The Office of the Supreme Leader Islamic Republic Shahid Keshvar Doust Street, Tehran, Islamic Republic of Iran
Email: info@leader.ir
President His Excellency Mahmoud Ahmadinejad – The Presidency
Palestine Avenue, Azerbaijan Intersection, Tehran, Islamic Republic of Iran
Fax: 011 98 21 6 649 5880
Email: dr-ahmadinejad@president.ir
E-mail: via web: http://www.president.ir/email/
Speaker of Parliament
His Excellency Gholamali Haddad Adel Majles-e Shoura-ye Eslami
Baharestan Square, Tehran, Islamic Republic of Iran
Fax: 011 98 21 3355 6408
Email: hadadadel@majlis.ir
Presidente del Majlis-e Shoura-e Islami (Assemblea consultiva islamica):
hadadadel@majlis.ir
Direttore della prigione centrale di Kermanshah:
markazi@kermanshaprisons.ir e ahead@kermanshaprisons.ir
Makvan vivrà. La campagna per la vita continua
Sab, 17/11/2007 - 11:45Continua la Campagna dei Fiori per la Vita in Iran. Ma non dimentichiamo che anche l'Italia uccide gli innocenti
Makvan Mouloodzadeh vivrà e si è aperto un dialogo con le istituzioni iraniane. Abbiamo ottenuto un importante risultato, ma la Campagna per la Vita in Iran continua. E' già avviata su www.everyonegroup.com e da domani sarà sul sito dell'Irqo e di StopExecution.net. Quindi farà il giro del mondo. Fiori e dialogo per cancellare la pena di morte, le torture, l'imprigionamento di persone innocenti. L'obiettivo immediato nostro e degli amici attivisti iraniani è quello di salvare altre vite e aprire un canale di comunicazione con Ahmadinejad. Contemporaneamente, noi del Gruppo EveryOne e alcuni membri dell'Irqo chiederemo, presentando domanda formale nei prossimi giorni, di essere ricevuti dal Presidente, da esponenti del Governo e del Dipartimento di Giustizia dell'Iran per parlare vis-à-vis di una possibile abolizione del reato di "lavat" e dell'emancipazione GLBT, oltre che della necessità di tutelare in Iran i diritti umani. Sembra quasi più raggiungibile questo traguardo rispetto a quelli che ci siamo prefissati in Italia, dove la pena di morte esiste, anche se non è attuata attraverso patiboli, camere a gas o iniezioni letali. La pena di morte che l'Italia commina alle persone più deboli che vivono sul nostro suolo, gli Zingari, utilizza quali strumenti capitali la fame, l'indigenza, il freddo, le malattie, l'emarginazione, l'assassinio civile, l'oppressione senza limiti. Nulla di diverso, se non le apparenze, di quanto avviene nella Repubblica Islamica e in tante altre nazioni del mondo. R.M.
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14 novembre 2007. Il presidente Ahmadinejad e i giudici iraniani concedono la grazia al giovane gay Makvan Mouloodzadeh
La Petizione per la vita di Makvan e la "Campagna dei Fiori per la Vita in Iran" - promosse dal Gruppo EveryOne e sostenute dall'Irqo, dalla Commissione Internazionale per i Diritti GLBT e da Amnesty International - ottengono lo storico risultato. "Una sensazionale vittoria per i Diritti Umani," commentano Malini, Pegoraro, Picciau (Gruppo EveryOne) e Paula Ettelbrick della Commissione Internazionale per i Diritti GLBT. Il giudice iraniano che ha annullato la condanna al patibolo ha definito la precedente sentenza "una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene".
Il 2 novembre 2007 il Gruppo EveryOne promuove in tutto il mondo, attraverso siti internet, network e organi di stampa la campagna "Flowers For Life in Iran": http://www.petitiononline.com/everymak/ . Si tratta di una petizione per la vita del 21enne gay iraniano Makvan Mouloodzadeh, accusato del reato definito "Lavat", sodomia, dal codice penale islamico e condannato a morte. Il ragazzo avrebbe commesso il "crimine" quando aveva solo 13 anni. Con la collaborazione di Arsham Parsi - membro sia del Gruppo EveryOne che dell'associazione IRQO, per i diritti GLBT in Iran - gli attivisti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson e Ahmad Rafat preparano un dossier sul caso del giovane condannato e avviano un'azione per la vita di Makvan e contro le esecuzioni in Iran di nuova concezione, già sperimentata con successo durante la campagna contro la deportazione in Iran della donna lesbica Pegah Emambakhsh. La campagna infatti invita cittadini di tutte le nazioni a sottoscrivere una petizione e contemporaneamente a inviare al Presidente Ahmadinejad, attraverso i servizi di spedizioni floreali internazionali, una rosa bianca e una rossa, con un messaggio: "La rosa bianca per il rispetto dei Diritti Umani del giovane omosessuale Makvan e di tutti i dissidenti, delle donne, dei liberi pensatori, degli omosessuali condannati come 'nemici di Allah'; quella rossa per dire no al sangue di vittime innocenti, versato sui patiboli approntati per le condanne capitali". la Campagna dei Fiori riscuote subito un notevolissimo riscontro in tutti i Paesi del mondo libero. "Le due petizioni hanno ottenuto più di mille firme in pochi giorni," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "e centinaia di rose hanno raggiunto il palazzo del presidente Ahmadinejad, in Pasteur Avenue, a Teheran. A ogni gruppo di due fiori era unito un invito: sì alla clemenza, no alla pena di morte". Nei giorni successivi la parte liberale e progressista del mondo islamico raccoglie l'invito del Gruppo EveryOne e fa propria l'azione pacifista; decine di attivisti e personalità politiche di Turchia, Arabia Saudita e altri Paesi arabi inviano email, lettere e fiori al presidente e ai giudici dell'Iran. L'attivista turco per i diritti GLBT Hakan Yildrim definisce così la campagna: "E' un'azione pacifica per la vita di persone innocenti, nel rispetto del Corano. Un'idea geniale". Numerosi parlamentari svedesi di diversi partiti - Liberali, Verdi, Radicali - inviano fiori e richieste di grazia a Teheran: Gunilla Wahlen, Mats Pertoft, Camilla Lindberg. Il 5 novembre The International Gay and Lesbian Human Rights Commission affianca il Gruppo EveryOne e l'Irqo raccogliendo altre adesioni e inviando una lettera al governo della Repubblica Islamica. Il giorno successivo aderisce alla campagna Amnesty International, amplificando l'eco della petizione per la vita di Makvan. Pochi giorni dopo il capo del Dipartimento di giustizia iraniano, Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi, annulla la condanna a morte Makvan Mouloodzadeh, definendola "una violazione degli insegnamenti islamici, del codice Sciita e delle leggi morali terrene". "Questa è una sensazionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al fianco del Gruppo EveryOne, del'Irqo, di Amnesty International e di altre organizzazioni di attivisti nella Campagna dei Fiori. "E' una vittoria di tutti," commentano i leader del Gruppo EveryOne, "dei movimenti per la vita e per la pace, ma anche dell'Islam, perché il giudice iraniano ha mostrato più attenzione verso le petizioni umanitarie di quanto non mostrino solitamente gli stessi governi dei Paesi democratici. L'effetto della mobilitazione internazionale è stato più importante della vuota retorica dei potenti organismi internazionali, che faticano a superare interessi e burocrazia, lasciando inattuate le basilari disposizioni riguardanti la tutela delle minoranze deboli, del diritto di asilo e delle urgenze umanitarie. EveryOne è stata il motore di un nuovo impegno per i Diritti Umani, un impegno che si sta trasformando in un grande movimento internazionale per la vita e contro i pregiudizi. Si rende ora necessariio che i potenti non perdano questa oportunità di cambiamento e inizino a dialogare con il movimento, alla ricerca di soluzioni indispensabili per garantire un futuro di pace e convivenza al pianeta Terra, sempre più vicino a catastrofi umane e ambientali di proporzioni inimmaginabili".
Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Arsham Parsi, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Salvatore Conte, Irene Campari, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Loredana Marano, Aisha Ayari, Alessandro Matta, Saimir Mile, Stellian Covaciu, Christos Papaioannou, Udila Ciurar, Lilì, Jasmine.
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