Antisessismo
LA MIGLIOR DIFESA E' IL MOVIMENTO
Lun, 21/04/2008 - 19:48Vi segnalo la recente uscita sulla rete di questo nuovo video by Makeloveproductions, sulle iniziative delle donne tra novembre e aprile 2008:
La miglior difesa è il movimento
http://video.google.it/videoplay?docid=-79700272873065...
e se volete lasciare un commento: http://it.youtube.com/user/MakeLoveProduction (ma attenzione qui e' spezzato in due parti...)
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Basta con le menzogne! La verità è rivoluzionaria!
Ven, 21/03/2008 - 01:30Basta con le menzogne!
La verità è rivoluzionaria!
Il 18 marzo a Perugia, in occasione dell’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni, decine di donne (40 - 50) erano presenti al presidio fuori del tribunale. Presidio che dalle ore 9.00 (momento in cui Spaccino è entrato in aula) si è protratto fino alle 13.00. C’erano il Sommovimento Femminista di Perugia e la Rete delle donne umbre, con striscioni e cartelli contro la violenza sulle donne e la “sacra famiglia”, teatro di tragedie come quella di Barbara Cicioni e più in generale di violenza sulle donne. Nei volantini e negli interventi al megafono si denunciavano la classe politica istituzionale e i media, per aver instaurato un clima di paranoia securitaria e razzista sulla nostra pelle e in nostro nome, rafforzando parallelamente la politica della centralità della famiglia eterosessista e patriarcale in ossequio ai diktat vaticani e in oltraggio al movimento femminista e lesbico che il 24 novembre si è espresso in modo radicale e inequivocabile contro queste misure familiste e securitarie e contro ogni strumentalizzazione della nostra lotta. “SICURE? DA MORIRE! … LA SACRA FAMIGLIA UCCIDE” recitava il nostro striscione, “spezza le catene del patriarcato! La sacra famiglia ha ucciso Barbara, uccidi la sacra famiglia!”, diceva un cartello. “BARBARA VIVE nella nostra rabbia e nella nostra lotta”, “l’assassino non bussa, ha le chiavi di casa”. Questi alcuni degli slogans scritti e urlati sotto il tribunale.
Tante donne si sono avvicinate al presidio per ringraziare le compagne per questa lotta e questa solidarietà e il momento più emozionante è stato quando la mamma di Barbara Cicioni, Simonetta Pangallo, è scesa in strada ad abbracciarci commossa.
Al processo sono state accolte tutte le richieste di costituzione in parte civile, presentate, oltre che dai genitori e dai figli di Barbara Cicioni, da 5 associazioni femminili, quali “Giuriste democratiche”, “Associazione Differenza Donna”, “Comitato 8 marzo”, “Ossigeno” e “Telefono rosa”. Tutte si sono dichiarate soddisfatte di questa giornata, che è stata, lo ricordiamo, una giornata di lotta e solidarietà.
Tutte tranne “Telefono rosa”, che pure ha visto accolta la sua costituzione in parte civile!
Ma forse è bene ricordare brevemente che cos'è "Telefono Rosa", le sue posizioni rispetto alle politiche securitarie e familiste, i suoi appoggi presso le massime istituzioni e i suoi finanziamenti, il suo ruolo di ammortizzatore sociale in seno alle donne e alla "sacra famiglia" e le sue conseguenti prese di posizione rispetto alla manifestazione del 24 novembre. Si potrebbe fare un intero dossier su queste serve del potere, ma perché perderci tanto tempo? Qui ci limiteremo a fare un po’ di controinformazione su quanto si è detto e fatto a Perugia.
Sul presidio femminista del 18 marzo contro la violenza sulle donne e il patriarcato, la stampa locale ha parlato poco e male. In particolare il Corriere dell’Umbria si è distinto in questa operazione di censura, perché non solo ha dato spazio, su tutto l’articolo di Elio Clero Bertoldi, alla linea di difesa dell’ex marito di Barbara Cicioni, ma ha fatto di più, ha stravolto completamente il significato della presenza delle donne davanti al tribunale, che pure emergeva chiaramente dagli striscioni, dai cartelli, dai volantini e dagli slogans, dipingendole come una banda di forcaiole invasate, che dopo aver urlato qualche slogan contro Spaccino si sono dileguate. L’operazione di misticazione è infatti proseguita con l’articolo di Ecbert, in cui si afferma, senza fare riferimenti diretti ai soggetti che si sarebbero dissociati dal presidio femminista:
"Non tutti hanno condiviso -neppure tra le associazioni che si sono costituite parte civile- la manifestazione in piazza IV Novenbre, organizzata da Sommovimento e Rete Donna”
(signor giornalista, sii più preciso, il Sommovimento è Femminista e il presidio era in piazza Matteotti, sotto il tribunale) e immediatamente prosegue:
“Poichè in un processo indiziario, come è l'attuale, in cui cioè non è evidente la prova della colpevolezza dell'imputato, che non ha confessato e anzi continua a proclamarsi innocente, la presunzione di innocenza -sempre d'obbligo- lo è tanto più. Mentre Roberto Spaccino veniva portato in aula una delle manifestanti, entrata nel palazzo di Giustizia, ha anche affermato ad alta voce: E’ lui l’assassino?”
Signor@ Ecbert , dobbiamo insegnarle noi che “E’ lui l’assassino?” non è un’affermazione ma una domanda? Ed è una domanda più che legittima, soprattutto quando è rivolta a pennivendoli come lei, sempre pronti a raccogliere le notizie fresche fresche di Procura prima che vengano notificate agli stessi indagati, sempre pronti a sbattere i “mostri” in prima pagina terrorizzando la popolazione e ungendola con il vostro bisogno di securitarismo. Forse che la presunzione di innocenza di cui parla non vale per tutti? Forse che la “certezza della pena”, tanto invocata da Telefono Rosa (che lei omette di citare nel suo articolo come unica associazione femminile che si è dissociata dal presidio femminista del 18 marzo, pur costituendosi parte civile), valga solo per alcuni?
La nostra presenza in piazza era contro la violenza sulle donne e la famiglia patriarcale (BARBARA SIMBOLO DELLA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA IN FAMIGLIA, titolava il Giornale dell’Umbria), ma era anche contro le politiche securitarie e familiste dei vostri padroni e di Telefono rosa, a cui il vostro giornale ha dedicato circa la metà dell’articolo pubblicato il 18 marzo. In quell’articolo, la presidente dell’associazione Maria Gabriella Moscatelli, ricordando che “oltre a una donna è stato ucciso un bambino vivo che la povera Cicioni avrebbe dovuto dare alla luce” (quasi a voler dire che il reato più grave è stato quello di aver ucciso il feto -anche se è di 8 mesi è sempre tale- e non la madre, rievocando tra le righe il presunto reato di feticidio), si augura che il processo sia breve e annuncia che il Telefono Rosa si costituirà d’ora in poi in tutti i processi analoghi.
Quello che il giornalista del Corriere dell’Umbria ha omesso di raccontare in tutto questo è la nostra voce, la voce delle donne che sono scese in piazza per Barbara Cicioni e che Telefono rosa, per bocca del suo avvocato Maria Cristina Ciace, avrebbe voluto zittire.
A una nostra compagna infatti, la suddetta avvocata ha detto che il nostro presidio era controproducente perché la difesa poteva impugnare la legittima suspicione, cioè chiedere il trasferimento del processo perché celebrato in ambiente ostile all’imputato. La compagna ha risposto che non eravamo lì a fare le forcaiole con Spaccino: nei nostri cartelli, nei nostri striscioni, nei nostri slogans non veniva mai nominato, eravamo lì a manifestare contro le violenze sessuali e le uccisioni delle donne, che sono quotidiane e il cui livello di intensità ha paragone solo con gli infortuni sul lavoro e gli omicidi bianchi e nella maggioranza dei casi si consumano in famiglia. Questa sacra famiglia tanto cara ai governi e alle istituzioni di destra e di sinistra per il suo ruolo di ammortizzatore sociale e di avamposto della reazione e dell’oscurantismo religioso. L’avvocata di Telefono rosa ha reagito inorridita e scandalizzata, riaffermando, quanto meno a titolo personale, la sacralità della famiglia tradizionale. Questi sono i fatti che si nascondono dietro l’ignobile articolo del Corriere dell’Umbria del 19 marzo.
Meno male che tutte le altre donne la pensavano diversamente!
A telefono rosa ricordiamo:
BARBARA CICIONI VIVE NELLA NOSTRA RABBIA E NELLE NOSTRE LOTTE!
Perché
PER OGNI DONNA UCCISA, STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA!
Sommovimento Femminista Perugia
Per chi volesse dare un’occhiata alla rassegna stampa locale, è su questo indirizzo:
https://indyabruzzo.indivia.net/article/4632?author_na...
e vi trova anche parte di questo resoconto e il nostro precedente comunicato
Presidio contro il femminicidio e ogni violenza sulle donne
Lun, 17/03/2008 - 17:51comunicato stampa del sommovimento femminista_PG e della Rete delle Donne Umbra
Presidio
Matedì 18 Marzo alle ore 9 davanti al tribunale di Perugia, in Piazza Matteotti, per l’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni.
L’assassino non bussa ha le chiavi di casa!
Manifestiamo la nostra rabbia contro la “strage” quotidiana fatta di stupri e uccisioni contro le donne, una “strage” che si consuma generalmente in famiglia.
Proprio quella “sacra famiglia” tradizionale, eterosessuale e patriarcale
* Che viene esaltata quotidianamente dalle istituzioni religiose, laiche e dai mass media.
* Che cela vecchi ma sempre efficaci rapporti di potere e di dominio funzionali oggi alla riproduzione del sistema sociale neoliberale.
* Che i governi di entrambi i maggiori schieramenti politici istituzionali si affannano a sostenere e a rafforzare attraverso misure familiste e securitarie.
Per ogni donna uccisa, stuprata, offesa siamo tutte parte lesa!
Saremo davanti al tribunale per denunciare e vigilare, perché non siamo più disposte a subire nessun tipo di giustificazione e sentenza sessista, né facili strumentalizzazioni da parte dei media e dei politici in grado di alimentare un pericoloso clima di paranoia securitaria e razzista.
Invitiamo tutte a partecipare all’iniziativa, perché solo la soggettività delle donne può contrastare questa violenza e costruire nuovi modelli di relazioni e convivenza.
Sommovimento femminista –PG-
Rete delle Donne –PG-
Volantino del Sommovimento femminista_Perugia
LA “SACRA FAMIGLIA” UCCIDE…
“…più della criminalità organizzata e comune. Il 31,7% delle uccisioni avvengono tra le mura domestiche, più del 68% delle vittime sono donne e il carnefice un familiare maschio o comunque un uomo che aveva rapporti con la vittima in 9 casi su 10 (marito, padre, fidanzato, fratello, vicino di casa ecc.). Il rischio più alto è per le inoccupate, tra i 25 ed i 54 anni…” (dal Corriere dell’Umbria di martedì, 11 marzo 2008)
Perugia, 25 maggio 2007. La “sacra famiglia” miete un’altra vittima, Barbara Cicioni, presa a pugni in testa e poi soffocata quando era nel letto, incapace di difendersi per la gravidanza avanzata e il diabete.
Ancora una volta l’assassino non bussa alla porta, ha le chiavi di casa!
Barbara Cicioni si è spenta il 25 maggio 2007, ma il suo assassinio era una morte annunciata, fatta di ingiurie quotidiane, percosse, violenze psicologiche nel corso dell’intera vita matrimoniale, con i figli piccoli costretti ad assistere ai continui soprusi e maltrattamenti nei confronti della donna da parte del marito e, a loro volta, minacciati di morte. A queste continue violenze, Barbara aveva reagito, aveva denunciato il marito e per un po’ era riuscita ad allontanarlo, ma poi ha continuato a subirlo perché “la famiglia deve restare unita” e in nome di questa “sacra famiglia” è stata uccisa.
Il marito, Roberto Spaccino, ammette di averla picchiata, ma nega di averla assassinata: “Mia moglie era incinta, non l’avrei mai uccisa”…
Già, perché l’uxoricidio è un reato, ma non il femminicidio e il valore della vita di una donna si misura in funzione del suo ruolo di “incubatrice”, moglie, madre al servizio del focolare domestico, sempre più spesso testimone passiva di violenze e abusi sessuali anche sulle proprie figlie/i.
La ‘strage’ quotidiana fatta di stupri e uccisioni contro le donne si consuma nella maggioranza dei casi in famiglia e ha fatto anche lunedì, 10 marzo, tre vittime a Taranto. Una donna e due figlie uccise a colpi di martello, non da uno sconosciuto per strada, possibilmente immigrato, ma dal capofamiglia. Un insospettabile professionista, una persona “per bene” di una famiglia “per bene e normale”, un chirurgo accusato di molestie sessuali nei confronti di una sua paziente, che ha voluto barbaramente punire le SUE donne per aver manifestato l’intenzione di separarsi da lui dopo una vita di litigi.
Ma in questo sistema sociale più le donne vengono violentate e uccise in famiglia e più la famiglia viene esaltata dai vari Ratzinger, Ruini, Casini, ecc., alimentando a livello di massa una ideologia maschilista e patriarcale in cui l'uomo consideri normale che la moglie, i figli siano sua proprietà e in cui non è ammissibile che la donna possa lasciarlo e autodeterminarsi, in cui la famiglia deve apparire all'esterno per bene e normale mentre cova al suo interno le peggiori brutalità. E’ in questo sistema sociale, che della violenza eterosessista si alimenta e produce, che si va rafforzando la politica della centralità della famiglia (fino al family day), del ruolo subordinato della donna in un clima da moderno medioevo, negando, di fatto, il diritto all’aborto, all’autodeterminazione ecc.. Se alle donne vengono negati i diritti basilari di decidere della propria vita, se la legge di uno Stato considera la sua vita meno di un embrione, è o no un’ inevitabile e logica conseguenza la ripresa del peggiore maschilismo nei rapporti uomo donna? E’ evidente il nesso tra questa condizione delle donne e le uccisioni, le violenze sessuali.
E’ questo stesso sistema sociale che genera violenza, che rinchiude le donne dentro le mura domestiche, dentro i loro mattatoi, che nega loro l’emancipazione per la mancanza di un reddito, che nega loro spazi di socialità dove potersi confrontare e aiutare, che offre loro una città blindata e desertificata, che alimenta paura e solitudine attraverso misure di controllo e securitarie di stampo fascista e razzista, senza dare alcuna risposta al bisogno diffuso e capillare di sicurezza sociale. Queste misure hanno un effetto diretto di incoraggiamento delle violenze sessuali a tutti i livelli: creano un clima oscurantista e di sopraffazione, creano città “sotto controllo” invivibili, in cui sono bandite, addirittura criminalizzate le normali libertà, la socialità tra i giovani, le donne, le persone.
C’è un rapporto diretto tra aumento delle misure di “sicurezza” e l’aumento degli stupri e dei femminicidi, tra la violenza dello Stato e quella della società.
BASTA VIOLENZA SULLE DONNE!
Nel nome di tutte le donne stuprate, uccise, oppresse, contro questa guerra di bassa intensità contro le donne rispondiamo con rabbia e determinazione
Martedì 18 marzo, ore 9.00, Presidio davanti al tribunale di Perugia, Piazza Matteotti, per l’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni
Sommovimento femminista_Perugia
in ricordo di Róska Óskarsdóttir
Mar, 26/02/2008 - 04:46Roska di Asthildur Kjartansdottir, Islanda, 2006
di Donatella Massara
La regista del documentario dedicato a Róska Óskarsdóttir, conosciuta come Roska (1940-1996) si è data il compito non facile di convogliare nelle immagini di un documentario la storia di un' artista, regista indipendente, attivista politica, che ha vissuto 30 anni a Roma. Asthildur Kjartansdottir ha tenuto presente il periodo storico in cui è vissuta, non tanto come elenco di fatti posticci ripresi dai giornali, ma piuttosto andando a visitare nelle pieghe delle sue troppo fresche ferite o rotture, la storia di tante e tanti giovani di quegli anni e che per una strana conversione, complicazione dei linguaggi resistono ancora adesso a farsi parola della storia. Ma se questo documentario è un tentativo è anche un risultato riuscito. Un bellissimo documentario che viene voglia di riguardare perchè la regista (classe 1950) non ha paura di tenere lei, Roska, la bella e coraggiosa protagonista al centro della scena. E i compartecipi, maschi e femmine, ci stanno tutti, si entusiasmano all'idea di parlare di lei. Un'amica che la sta rappresentando a teatro dice che con la sua partner gridano forte prima di entrare in scena <, si chiede Maria Fadda, che l'ha conosciuta quando aveva 13 anni, <, e dice <, "perchè quando nel cielo di Roma vedi gli uccelli che volano e ti salutano quella è piazza Paganica, dove c'era la bellissima casa di Roska e Marrico (Pavolettoni)". Roska e Marrico erano comunisti, prima, poi in Lotta Continua, ma soggettivamente lei era più vicina all'anarchia e nel 1977 come dice un'amica si trovò più a suo agio in mezzo a quel movimento creativo, libertario, disordinato, situazionista che non nel '68.
Roska era una sacerdotessa della libertà. Lascia il marito e il figlio di pochi anni in Islanda per ritornare definitivamente in Italia negli anni '60 e raggiungere di nuovo Marrico, poeta, attore, trotzkista, che aveva conosciuto durante il soggiorno di studi romano con il primo marito, nel 1962-63 e dove lei si era diplomata con voti brillantissmi all'Accademia. In seguito dirà che la famiglia è la struttura più repressiva dello stato capitalista e più avanti, parlando in un'intervista del suo film islandese, un fantasy allegorico con gli elfi, i cavalli e i protagonisti in costume, dirà che l'uomo in Solvey rappresenta la lotta per la libertà, la donna l'inconscio. Per lei Marrico era dunque l'amore e la libertà, staranno insieme trentanni in queste case nel centro della Roma barocca, via Giulia, poi piazza Paganica all'ingresso di via Botteghe Oscure, case come centri sociali aperte alle amiche e agli amici, non alla polizia, dove le testimonianze ricordano si succedevano le cene quotidiane per minimo 12 persone, case dove la gente ci viveva, ci risiedeva tutto il giorno, ci si nascondeva. Sono tante le testimonianze che parlano di Roska come una maestra, ne parlano come Platone fa parlare Socrate di Diotima, maestra di pensiero, filosofa, maestra di vita. Era anche una grande artista.
C'è chi ha detto "ma non era femminista". Sì è vero non aveva la tessera del partito femminista, che non è mai esistito in Italia, nè la vediamo con i cartelli, i fiori in testa, le mani a triangolo, nelle manifestazioni romane che starebbero a rappresentare il femminismo nei documentari visti sulla storia delle donne italiane degli anni '70. La regista la definisce invece femminista e così era. In Islanda aveva installato un missile a forma di lavatrice.
E' la prima donna regista dell'Islanda.
Il percorso di Roska come artista inizia con la pittura figurativa, poi il disegno, molti manifesti di Lotta Continua degli anni '70 sono suoi, e la fotografia.
I suoi film, quelli più conosciuti, assolutamente indipendenti, sono stati L'impossibilità di recitare Elettra oggi del 1969 Soley del 1982 e alcuni documentari girati con il marito in Islanda per conto della RAI negli anni '70.
Il documentario oltre a essere coinvolgente a me ha lasciato spazio a alcune considerazioni più generali. Anzitutto sulla storia delle donne. Roska ha lasciato un'eredità artistica e politica, anche se, secondo uno dei suoi amici, il musicista e fotografo Mordenti, la politica le ha impedito di esprimersi artisticamente assecondando il suo grandissimo talento.
Molto nota in patria, qui di lei è rimasta un'eredità e un lascito storico; ha convogliato su di sè maniere di vivere, credere nelle idee, stare con le altre e con gli altri che poco hanno a che vedere con le immagini molto pre-fissate, incrostate di parole statiche, ordinate su sequenze di prima e dopo che sottraggono senso a quello che molte persone, molte donne, molti uomini, molte donne sole, molte donne con i loro compagni hanno fatto, creato e comunicato attraverso le cose, le persone e in eventi con cui interagivano.
Questo film non si ferma alle immagini di repertorio, alle frasi fatte, a un commento generalista anche se scritto bene.
Ho molto apprezzato che non scada nella facile autoironia 'di quegli anni', l'autoderisione, l'autolesionismo sulle proprie belle idealizzate speranze anche perchè chi se le è giocate le aveva prese molto sul serio.
Il finale di Roska è un'immagine sua, presa poche settimane prima della sua scomparsa, mentre ride con la sua bellissima risata definita 'vulcanica', come la sua terra. L'esistenza di Roska è stata tragica o forse è stata più che altro comica ? si chiede uno dei suoi 'allievi.
Tutto ciò mi ha fatto pensare alla rivoluzione linguistica-simbolica che abbiamo vissuto che è una rivoluzione anche delle cose pratiche, per me una rivoluzione femminista. Non ce la siamo inventata da sole; c'è stato un lascito che è stato ricevuto e elaborato, da chi ci ha preceduto, dai nostri stessi genitori, madre e padre. Roska era figlia di un padre comunista. ma questo non significa in sè molto per le rivoluzioni simboliche.
Però lei ha voluto esserlo sempre e con molta costanza. <. < così dicono di lei all'inzio del film, due amici, un uomo e una donna.
Fra la bellezza di un'esistenza e la storia che la racconta c'è un cambiamento accaduto nel simbolico e le donne ne sono le protagoniste. Questo film riesce abbastanza a catturarlo.
Camminando per le vie del quartiere Casoretto a Milano ci si accorge che una tragica continuità le tiene insieme e mi fa pensare che esse parlino della storia simile e differente.
Nell'agosto del 1944 in via Casoretto era stato ucciso un giovane, la lapide che lo ricorda parla di <, < e di <. Appena qualche metro più in là in via Mancinelli c'è il muro con i murales, c'è una targa e di fronte la lapide che ricorda Fausto e Iaio non ci sono commenti ma solo una notizia <. Non c'è bisogno di soffermarsi sull'analisi delle parole usate, però che farne? che fare di queste parole così distanti per parlare di qualcosa che non è distante nè nello spazio nè nel tempo?
Quali sommovimenti sono avvenuti fra l'una storia e l'altra e le donne come ci si sono trovate in mezzo?
Le parole pesano intorno a universi di significati che fanno la storia ma non nella continuità, c'è poi il peso della soggettività a costruire il corso di eventi e dove c'è un cambiamento ci sono donne che irrompono nel racconto storico e portano di solito un rinnovamento nel linguaggio.
E' la soggettività femminile raccontata in sintonia con la storia del suo tempo a compiere la magia di tenere insieme le cose più differenti, questa che è poi una rivoluzione del linguaggio quotidiano e non solo artistico è quella a cui, noi percepiamo, Roska come altre diede il suo contributo.
INCENDIATO NELLA NOTTE LOCALE 'COMING OUT'
Lun, 18/02/2008 - 15:02INCENDIATO NELLA NOTTE LOCALE 'COMING OUT'
Incendio nella notte, probabilmente doloso, al locale 'Coming Out', storico punto di ritrovo della comunita' gay di Roma. E' la denuncia dell'Arcigay romana, secondo cui l'episodio "e' un gesto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa. Colpire il Coming Out, che e' tra i luoghi simbolo per la comunita' gay romana e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, vuol dire ostacolare la visibilita' delle persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all'anonimato e al silenzio,da tempo abbiamo denunciato azioni omofobe contro la GayStreet, la strada in prossimita' del Colosseo dove da anni si radunano migliaia di Lesbiche Gay". Non e' il primo segnale intimidatorio, ricorda Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma: tuttavia, "la GayStreet di Roma e' diventata un simbolo di civilta' e contatto tra la citta' e la nostra comunita', non ci faremo impaurire da tali azioni e chiediamo il supporto della Polizia e delle autorita' locali per garantire la sicurezza dei nostri locali e dei cittadini lesbiche, gay e non solo che frequentano tale strada". Venerdi' 22 alle 22.30 e' stata promosso da Arcigay un sit-in di protesta.
CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: LE LOTTE DI IERI, OGGI E DOMANI.
Ven, 15/02/2008 - 10:40Stiamo assistendo, a partire dalla fine del 2007, a ripetuti attacchi alla legge 194, anche attraverso la proposta di legge di moratoria sull'aborto, ponendo sullo stesso piano la pena capitale e la decisione responsabile delle donne di decidere della propria vita e di quella di un nascituro.
Con la strumentale motivazione di proteggere un generico "diritto alla vita" si mina la legge 194, una delle più significative conquiste del mondo femminile poiché ne tutela la libertà e la capacità di autodeterminarsi. La 194 ha permesso di ridurre il numero degli aborti clandestini e di proteggere la salute delle donne.
il programma:
VENERDI' 15
ore 21.30 - videoproiezione
4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI
di Christian Mungiu (Romania 2007 113'). Il film affronta il tema
dell'aborto.
SABATO 16
Giornata sul tema della violenza maschile contro le donne, in particolar modo la violenza domestica, rilevabile dall'elevato numero di donne abusate o uccise da uomini che non ne accettano le scelte di libertà. La risposta a questo "bollettino di guerra" e al tentativo delle istituzioni di ridurre tutto ad un problema di ordine pubblico, è stata la manifestazione nazionale tenutasi a Roma il 24 novembre del 2007.
ore 19.00 - incontro
Una rappresentante del Centro Donna Lisa (info: www.centrodonnalisa.it), realtà promotrice del corteo, ci aggiornerà sui contenuti del dibattito in rete e sulla due giorni di discussione prevista per sabato 23 e domenica 24 febbraio prossimi.
ore 21.00 - reading
Poesie selezionate che hanno per tema la violenza subita dalle donne non solo come violenza fisica ma anche come privazione e negazione di diritti in diversi contesti:
lavoro, guerra, istituzioni.
ore 21:30 - videoproiezione
TI DO I MIEI OCCHI
di Iciar Bollain (Spagna 2003)
Film sociale che affronta con coraggio il delicato e diffuso dramma della violenza sulle
donne.
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CASALE PODERE ROSA
via Diego Fabbri snc (angolo via A. De Stefani), 00137 Roma
bus: linea atac343 da piazza Sempione o da MetroB-Rebibbia
info: tel/fax 06.8271545 - info@casalepodererosa.org
web: http://www.casalepodererosa.org
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15.000 a Roma per la manifestazione NOVAT!
Sab, 09/02/2008 - 19:14Si e' da poco concluso a Piazza Campo dei Fiori il corteo NOVAT con gli interventi delle/degli organizzator@.
Il corteo ha registrato una convinta e vivace partecipazione di circa 15.000 persone!
Stasera appuntamento a Forte Prenestino per la festa NOVAT organizzata da Radio Onda Rossa.
Da segnalare, come al solito, il silenzio dei media ufficiali sulla manifestazione. Ma a questo siamo ormai abituati!
http://www.facciamobreccia.org/content/view/353/91/
https://roma.indymedia.org/node/1633
Arresti di uomini gay in Senegal
Ven, 08/02/2008 - 03:57(New York, lunedì 4 febbraio 2008) – In una lettera al Ministro della Giustizia Senegalese l’International Human Rights Commission (IGLHRC) e la PAN-African ILGA hanno chiesto l’immediato e incondizionato rilascio di 10 persone che si ritiene siano state arrestate per sospetto di omosessualità in Senegal la scorsa settimana.
10 persone sono state arrestate a Dakar, la capital Senegalese, dalla mattina di domenica 3 febbraio, dopo che un popolare magazine locale, Icones, ha pubblicato fotografie di una cerimonia nuziale tra due uomini senegalesi. I matrimonio dovrebbe aver avuto luogo in una discreta località di Dakar più di un anno e mezzo fa. Fonti riportano che le foto sono state vendute alla rivista scandalistica da un fotografo per 1.500.000 franchi CFA (3000 $). Gli arresti si sono svolti per ordine di Asane Ndoye, capo della Divisione di Investigazione Criminale della Polizia Senegalese. Mentre non risulta chiaro dove le donne e gli uomini siano detenuti.
“Gli arresti di massa di persone semplicemente perché sono gay terrorizza l’intera comunità,” dice Paula Ettelbrick, direttore esecutivo di IGLHRC. “I trattamenti inumani verso gay e lesbiche devono finire. Ci appelliamo alla comunità internazionale perché faccia osservare la legge internazionale sui diritti umani”. L’Human Rights Committee delle Nazioni Unite nella sua decisione sul caso Toonen contro Australia (1994) ha affermato che l’attuale protezione contro le discriminazioni negli Articoli 2 e 26 della Convenzione Internazionale sui diritti Civili e Politici (ICCPR) include l’orientamento sessuale come uno status protetto.
“Temiamo per le nostre vite, specialmente quelli di noi che si vedono nelle foto” ha dichiarato Jean R. un attivista gay Senegalese che ha parlato a ILGA e IGLHRC dall’hotel dove sta cercando rifugio. “Alcuni di noi si sono nascosti e altri stanno lasciando il paese”.
Il Senegal è uno dei pochi paesi africani francofoni che penalizzano l’omosessualità. Secondo l’articolo 3.913 del codice penale senegalese, gli atti omosessuali sono punibili con la detenzione da 1 a 5 anni e con una multa da 100.000 a 1.500.000 franchi CFA (200-3000 $) Mentre ci sono occasionali arresti e detenzioni di uomini gay per questo Articolo, lo stigma sociale e il ricatto sono i principali abusi sofferti dagli omosessuali nel paese.
“Molti considerano il Senegal uno dei paesi africani più progressisti nei confronti dell’omosessualità,” sostiene Joel Nana, Program Associate dell’IGLHRC per l’Africa Occidentale, “Il Governo ha incluso un impegno per combattere l’HIV tra gli uomini che praticano sesso con altri uomini nel suo Piano nazionale di lotta all’AIDS sin dal 2005. Ecco perché abbiamo trovato questi arresti molto preoccupanti e pericolosi” Il Senegal ha forti legami politici ed economici con un numero di istituzioni e governi islamici conservatori, e ospiterà a marzo il summit dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (Organization of Islamic Conference, OIC). L’OIC ha investito pesantemente nella riabilitazione delle infrastrutture di Dakar in vista del Summit.
In queste circostanze IGLHRC e Pan-African ILGA esprimono preoccupazione e dubbi sul fatto che il Senegal sia adatto a ospitare La prossima Conferenza internazionale sull’AIDS e le le malattie sessualmente trasmissibili n Africa (ICASA), prevista a Dakar per il dicembre 2008.
“Non ci sarà posto per un’aperta e inclusiva discussione sulle dimensioni dei diritti umani dell’HIV di fronte a queste vessazioni,” ha dichiarato Danilo da Silva, co-presidente di Pan-Africa ILGA, una federazione che raccoglie oltre 40 gruppi gay e lesbici da tutte le parti dell’Africa. “Ci aspettavamo di più da un paese leader come il Senegal”.
(Tradotto dall’originale inglese del comunicato di ILGHRC e Pan-African ILGA)
http://www.iglhrc.org/site/iglhrc/section.php?id=5&det...
CONTRO TUTTE LE DISCRIMINAZIONI, CONTRO TUTTI I LAGER
Gio, 24/01/2008 - 02:23In occasione della giornata della Memoria 2008 ricordiamo le vittime dei campi di sterminio: ebrei, rom, sinti, testimoni di Geova, disabili, omosessuali. Con film, documentari e una mostra sull’omocausto. E dato che le discriminazioni ancora oggi continuano, sarà presente un punto informativo di Amnesty International per la raccolta di firme in difesa dei diritti violati di omosessuali, lesbiche, bisessuali e transgender .
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venerdi 25 gennaio 2008
dalle 19.00
Omocausto – lo sterminio dimenticato degli omosessuali - mostra realizzata da Arcigay, Giovanni dall’Orto, Lorenzo Benadusi
ore 20.00 spazio cinema
Paragraph 175
di Rob Epstein, Jeffrey Friedman – 1999 USA – 75’ documentario
ore 21.30 spazio cinema
Train de vie'
di Radu Mihaileanu - 1998 Francia, Belgio, Romania, Germania - 103'
ore 21.00 – spazio video caffè
Porrajmos – Una persecuzione dimenticata
di Paolo Poce Francesco Scarpelli – 2004 Italia – 28’ documentario
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dalle 20.00 BioFraschetta & BioBar
cibi e bevande biologici e del commercio equo e solidale
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Per domenica 27, dalle 17,00, segnaliamo l’appuntamento in piazza dell’Esquilino per la tradizionale fiaccolata organizzata dall’Opera Nomadi del Lazio, per ricordare il Porrajmos dei rom e dei sinti.
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Tra il grido e il silenzio abbiamo scelto la parola
Lun, 21/01/2008 - 17:15Oggi (21 gennaio) siamo di fronte alla sede del foglio perche' Questo giornale da due soldi e il suo rifardito direttore non hanno alcun diritto di parola sul corpo delle donne, ne' sulla legge 194 conquista di civilta' che in migliaia hanno affermato oramai piu' di 30 anni fa'!!
Giuliano Ferrara, che augura alle donne di tornare alle pratiche ancestrali e traumatiche dell'aborto illegale, dimentica anni di lotte e di rivendicazioni delle donne per conquistare il diritto all'autodeterminazione e ad una maternita' consapevole.
Oggi ancora una volta ci troviamo a difendere una grande battaglia che tante prima di noi hanno portato avanti e hanno vinto, e questo accade purtroppo troppo spesso, come e' stato con la pesante tassa pagata dal governo di centro destra con la legge 40 (sulla procreazione medicalmente assistita) che non e' altro che un ulteriore accanimento sul corpo delle donne.
Proprio poco tempo fa, il 24 novembre, queste strade sono state attraversate da migliaia di donne che hanno ripreso parola in una manifestazione allegra e combattiva dimostrando come sanno far sentire la loro voce. In quel caso un gruppo dei soliti politici continuava a sostenere che la violenza sulle donne era opera di pochi cattivi che venivano da fuori, quando invece migliaia di donne hanno risposto che la violenza parte dalla politica patriarcale del pacchetto sicurezza insinuandosi fin dentro le mura di casa,.
Oggi ancora una volta si vogliono cancellare diritti e conquiste, perche' qualche potente maschio di turno ha lanciato il suo anatema!
Non solo affermiamo con forza che la legge 194 non si tocca, ma sottolineiamo che i consultori devono tornare ad avere il ruolo sociale e di sostegno ad una genitorialita' consapevole con cui sono nati: piu' operatori sociali e meno obiettori di coscienza!
Le donne non hanno bisogno mai di un processo tantomeno nel momento in cui affrontano una prova difficile come l'aborto: e' con rabbia che diciamo di tacere a te uomo che un' esperienza del genere non la vivrai mai!!!
INDIETRO NON TORNIAMO PUNTO
AL PREZZEMOLO TORNACE TU!
action diritti in movimento
ya basta moltitudia