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Call out from the Netherlands

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"Spirit of unity" collective

We are squatters from the Netherlands. We are asking you to organize a protest (for example by dutch embassy) in your country against squatting prohibition in the Netherlands. We suggest to organize your protests between 26 and 28 of November, because Eerste Kamer (First Chamber of dutch parliament) will vote about squatting prohibition beginnig of December.

"Call out for solidarity actions with the squatters in the Netherlands"

To all the people who are against squatting prohibition,
to all the squatters,
to all ex-squatters,
to all young people who would like to become squatters in the future,
to all the friends of the squatters,
to all political activists,
to all antifascist activists,
to all artists who create art and/or perform in the squats,
to all bandmembers and DJ's that play in the squats,
to all people who enjoy parties and concerts in the squats,
to all travellers who visit and stay in the squats,
to all of you who are not mentioned above.

As you probably might know dark days are coming for the squatting movement in the Netherlands. On 15.10.2009 the Tweede Kamer (Second Chamber of the dutch parliament) voted for a squatting prohibition. Please remember this would not have happened without the support of racist and xenophobic politicians as Rita Verdonk and Geert Wilders. From 1st January 2010 squatting can be illegal in the Netherlands. Beginning of December Eerste Kamer (First Chamber of the dutch parliament) will discuss and vote about squatting prohibition. If First Chamber of the dutch parliament approve this law, persons that try to occupy an empty building, will be considered a criminal and punished by dutch authorities. Penalties are very high and range from one year up to two years of prison!

This is very serious threat! Don't let politicians destroy squatting movement in the Netherlands! We can't wait! We must act now!

The future of the dutch squatting movement is in our hands. It is a big responsibility as well. We should show respect to those previous squatting generations who made squatting possible in the Netherlands. They sacrified a lot of time and energy for us. We should think about all the youth who would like to have the possibility to live in squats in the future.

Mass media and politicians say that we are few, but our spirit is stronger then this rotten and unhumane law that politicians have created! We are willing to show politicians and police forces our determination in the defence of our rights for housing. There is lack of cheap houses in the Netherlands. For example in Amsterdam price of renting one room range from 300 till 550 euros a month!

Mass media and politicains say that we are violent, but those christians from CDU (Christian Democratic Party), CU (Christian Union) and SGP (Orthodox Protestant Party) are violent. For them empty buildings are more important than human beings searching for a house. Those christians decided that police will come to arrest us, if we try to occupy a house after 31st December 2009.

We are proud of who we are and we are willing to defend our rights to occupy empty buildings. We won't give up without struggle! Some of you remember those proud and angry youth from Kopenhagen who were fighting for Ungdomshuset and dignity. Some of you probably have joined the struggle. If will be necessary, we are willing to bring the spirit of youth from Denmark and Greece to our streets!

Politicians did not leave us another choice! From 1st January we have to choose between being homeless or criminals. This choice is not suitable for us! We won't live on the streets or in the prison! We are human beings and we deserve respect!

There is few hundreds squats in the Netherlands. We can't afford to lose this enormous infrastructure! There are houses, autonomous centers, places for cultural activities. In all those buildings we live and/or practice and promote our political ideas. We use that space to promote independent art and underground counter culture in opposition to mainstream pop culture and art.

Let us be a bit sentimental. For many of us to be a squatter is way of life. A lot of us spent the best times living in the squats. We had unforgettable adventures together. We have plenty of invaluable experiences, like living in self-organized communities or housing collectives. Many of us met their best friends in the squats. Yet another reasons to struggle against squatting prohibition.

Don't ignore serious threats for squatting movement in the Netherlands! Use your imagination, open your eyes, stand up and act!

Our struggle is for a world without capitalism, race and gender differences, poverty and war!

We are going to be very thankful for all your support. Solidarity is our weapon!

You can write your complaint to Eerste Kamer, e-mail address:
postbus@eerstekamer.nl.

"Spirit of the unity" collective.

Marcinkus incontrava Emanuela Orlandi a Torvajanica

«Marcikus venne a trovare la Orlandi nella casa di Torvajanica. Io sentii le urla di Emanuela ma De Pedis mi disse di farmi gli affari miei...». Sabrina Minardi torna ad accusare l’alto prelato, ex presidente dello Ior, e rivela anche un’altra delle prigioni dove la ragazza rapita il 23 giugno del 1983 nel centro di Roma venne tenuta segregata: una casa al mare, la stessa dove venne poi uccisa, chiusa in un sacco e gettata in una betoniera. Un racconto drammatico che conferma ancora una volta la tesi della donna secondo la quale Emanuela sarebbe stata sequestrata per ragioni sessuali.

La Minardi ha raccontato tutto in una intervista a Rai News 24. «Io stessa insieme a De Pedis e Sergio portai la ragazza nella casa al mare. Doveva restare solo un giorno ma è rimasta 15 notti assistita da una zia di De Pedis, Adelaide». L’ex donna di De Pedis che nei giorni scorsi è stata nuovamente ascoltata dalla Procura dice anche di aver sentito la voce di tale Mario, l’uomo che chiamò a casa Orlandi. «L'ho riconosciuto - ha spiegato - : ha la mia età, era ricco di famiglia. Un grande amico di Renatino, sono certa della sua identità». Non è la prima volta che la supertestimone chiama in causa monsignor Marcinkus. Già nella prima deposizione la donna aveva raccontato di aver portato più volte alcune ragazze in un appartamento di via di Porta Angelica dove erano messe a disposizione del prelato. Ha poi raccontato di aver accompagnato lei stessa Emanuela ad un appuntamento in Vaticano e che proprio in quell’occasione, vedendo questa ragazza un po’ su di giri, le aveva domandato il nome e lei, candidamente, aveva risposto Emanuela.

Sabrina Minardi ha mantenuto per anni questo segreto. Perché così le aveva detto di fare il suo uomo Renatino De Pedis («Se dimentichi quello che hai visto non ti succederà nulla»), sia per le minacce di incolumità alla figlia. Per trent’anni ha tenuto nascosto di sapere dove era segregata la ragazza. E anche quella frase pronunciata da Renatino che due anni fa ha troncato ogni speranza della famiglia: «Vedi quei due sacchi neri? Dentro c’è Emanuela».

La Procura le crede? Sembra proprio di sì. Soprattutto adesso che alcune incongruenze, date confuse, fatti che non riusciva a collocare bene nel tempo, sono scomparsi. Sabrina Minardi ha riconosciuto il fantomatico Mario e il riconoscimento ha avuto un riscontro. I magistrati sono riusciti ad ricostruire l’identità di tre sequestratori di Emanuela Orlandi. Uno di loro è il biondino che fece salire Emanuela nella Bmw grigia parcheggiata davanti al Senato. Un gregario della banda della Magliana, non un personaggio di primissimo piano, ma uno che conosceva bene Enrico De Pedis «Renatino», e i suoi segreti. Il suo curriculum racconta di rapine, estorsioni, ma mai di condanne per omicidi tant'è che ora è libero. Sarebbe questo l'identikit del telefonista che spiegò di chiamarsi Mario e che chiamò a casa di Emanuela Orlandi il 28 giugno del 1983, sei giorni dopo la scomparsa della figlia quindicenne del postino personale di papa Wojtyla, commesso della segreteria vaticana.

Fs: ancora un ferroviere morto sul lavoro

I macchinisti,"basta sangue sui binari"

La notizia la diffonde, come spesso è accaduto negli ultimi mesi, la rivista dei ferrovieri “ancora In Marcia!”, da sempre in prima linea nella battaglia per la sicurezza di lavoratori e viaggiatori . “La notte scorsa è morto, a seguito delle gravissime ferite riportate e dopo un mese di agonia, il nostro compagno di lavoro, Bruno Pasqualucci, operaio RFI addetto alla manutenzione dei binari nel compartimento di Roma. ...

La tragedia - proseguono dalla redazione - è avvenuta il 23 ottobre nella stazione di Maccarese (Rm), sulla linea Roma Civitavecchia ma la notizia non era trapelata. Bruno, 63 anni, ad un passo dalla pensione, è rimasto vittima di una caduta dal carrello lavori in movimento che lo avrebbe schiacciato contro il marciapiede. La sua agonia si è protratta per un mese, durante il quale ha subito numerosi interventi chirurgici. Solo pochi giorni or sono, il 6 novembre scorso – ricordano i ferrovieri – un altro giovane operaio, a Firenze Rifredi, Domenico Ricco, di 27 anni, ha perso la vita mentre lavorava alla manutenzione di binari. Gli infortuni mortali nelle Fs ed in particolare dentro Rfi devono richiamare l’attenzione di tutti i lavoratori e di tutte le Istituzioni alle procedure adottate, all’organizzazione del lavoro, all’adeguatezza dei mezzi, dei tempi e del numero di persone assegnate per ciascuna lavorazione al fine di evitare altre tragedie analoghe: basta sangue sui binari. Nel silenzio aziendale la nostra rivista si trova ad aver assunto, oltre al tradizionale ruolo di strumento di informazione, cultura, tecnica e politico sindacale, anche il ruolo di unico canale d’informazione per l’opinione pubblica di quanto accade all’interno dell’universo ferroviario. L’azienda, Ferrovie (ancora) dello Stato – sottolineano i macchinisti - l’Ansf, il ministero dei trasporti, le Asl, la Magistratura e i sindacati sono chiamati tutti a dare risposte concrete e non di circostanza a queste tragedie per ricercarne le reali cause ed evitarne altre. A noi lavoratori – conclude la nota - il compito di organizzarci e lottare per difendere la nostra salute e la nostra dignità: perché nessuno lo farà al nostro posto”.

23 Novembre 2009

DirittiDistorti

fonte: www.dirittidistorti.it

Rilanciamo il movimento! Più di 500 tra precari e studenti alla Sapienza

Il documento finale dell'assemblea nazionale del 20 novembre
23 / 11 / 2009

Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.

Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:

- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;

- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;

- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;

- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell'università;

- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;

- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.

Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco mosso da governo.

In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.

Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.

Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.

Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza.

Si propone di:

- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;

- in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;

- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;

- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.

Assemblea nazionale dei precari e degli studenti

Roma, 20/11/2009

Brenda, dietro l'omicidio spunta il fantasma della Uno Bianca

di Pietro Orsatti su Terra - 22 novembre 2009
Il caso – Mentre proseguono le indagini, gli inquirenti parlano apertamente di «omicidio volontario».

Luigi Notari, del Siulp, parla apertamente di un «caso torbido». La paura che un pezzo degli “apparati” sia sfuggito al controllo. La procura della Repubblica di Roma e la polizia investigativa che sta lavorando sulla morte di Brenda, una delle transessuali coinvolte nel caso Marrazzo e deceduta due notti fa nell’incendio della propria abitazione, sembrano non avere dubbi. Si tratterebbe di un «omicidio volontario». Ieri sono proseguiti, intanto, i rilevi della polizia scientifica nell’abitazione di Brenda. La vicenda diventa inquietante e emergono analogie con altri scenari del passato. «È una bruttissima storia – spiega Luigi Notari, della segreteria nazionale del sindacato di polizia Siulp – che fa riemergere le stesse inquietudini e gli stessi sospetti della vicenda della Uno Bianca, di cui tanti risvolti a mio parere, non sono stati mai affrontati fino in fondo». Le complicità, le protezioni, l’ambito in cui quei delitti, e a questo punto anche questo omicidio, sembrano inserirsi in un quadro di deviazioni di apparati dello Stato. A fare riferimento alla vicenda della Uno Bianca è anche il legale dell’ex presidente della Regione Lazio, l’avvocato Luca Petrucci, che ha spiegato che « forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano, tra l’altro, a tacere i testimoni», e da qui l’esigenza di proteggere Natalia, l’altra trans coinvolta nello scandalo che ha portato alle dimissioni di Piero Marrazzo. E anche la morte del pusher Gianmarino Cafasso, trovato ucciso da un’overdose in un albergo romano a settembre scorso, assume tutt’altra luce viste le notizie delle ultime ore. Non è fantascienza infatti pensare che l’inchiesta su questo decesso venga riaperta.
Fare riferimento alla vicenda della Uno Bianca significa riaprire una ferita profonda all’interno delle forze di polizia. In quel caso a essere coinvolti furono dei poliziotti, questa volta, almeno per quanto riguarda il tentativo di ricatto, dei carabinieri. Ma sia allora che oggi i sospetti che ben altre forze e interessi si siano messi in moto erano e sono diffusi. «Uno scenario torbido quello che emerge dalla cronaca – prosegue Notari – che allarma e confonde il pubblico. Che già fosse un caso complicato, solo quando si parlava di ricatto, era evidente. Ora sembra essere ripiombati di colpo in un clima da fine anni 60, primi anni 70». L’ombra quindi di quelle deviazioni e quei depistaggi che segnarono la cosiddetta “notte della Repubblica”. E poi c’è la questione, finora ancora non approfondita, della mancanza di controlli e selezione nelle valutazioni del personale delle varie polizie italiane, e nel verificarne, di conseguenza, l’azione e l’integrità. «Troppi casi, anche quella che sembra vicenda Cucchi – prosegue Notari -, ci raccontano di un crollo generalizzato della professionalità. Ormai sono le relazioni pubbliche, gli uffici stampa, che fanno l’immagine delle istituzioni e non l’azione concreta che tali istituzioni portano avanti». È riduttivo, probabilmente, parlare solo di un caso di una deficienza di professionalità che ha impedito di prevenire quello che sta avvenendo in questi giorni. Sembra, invece, che si siano messi in moto forze indefinite, finora, o che siano stati utilizzati “settori” che sembrano essere sfuggiti dal controllo. Quello della sicurezza, della concorrenzialità fra varie forze di polizia, dei servizi che se anche cambiano nome non cambiano identità strutturale, sono tutti aspetti irrisolti. E che la politica, finora, non sembra in grado di risolvere. O, peggio, non vuole risolvere.

Alcoa, stop alla centrale Enel Vinyls, in cig 101 lavoratori

A Portovesme alcuni lavoratori hanno bloccato i cancelli della centrale termoelettrica dell'Enel. Nell'azienda di Porto Torres il provvedimento emanato mercoledì riguarderà da oggi 101 persone in organico su un totale di 132. Domani nel Sulcis la Commissione Industria del Consiglio Regionale.

"Sta succedendo quello che temevamo, non riusciamo più a controllare gli operai. Il blocco dei camion delle biomasse è stata un'iniziativa estemporanea, è la fotografia della tensione che si vive in fabbrica". Così il rappresentate della RdB dell'Alcoa, Roberto Ballocco, ha commentato quanto è accaduto la scorsa notte a Portovesme, dove alcuni lavoratori sardi dell'Alcoa hanno bloccato i cancelli della centrale termoelettrica dell'Enel. "L'Alcoa - spiega il sindacalista - continua a lavorare ma dai cancelli non esce il prodotto finito. Esce solo del materiale per un'azienda locale, del nostro territorio, che altrimenti sarebbe costretta a chiudere. Vediamo cosa succederà nell'incontro di giovedì a Roma, ma per ora non abbiamo avuto notizie. La chiusura temporanea dell'impianto, come annunciato dalla proprietà, è solo uno stratagemma. Non si può chiudere e riaprire uno stabilimento di questo tipo, sarebbe troppo costoso. E' solo una scusa per poi far partire le lettere di cassa integrazione", ha concluso il sindacalista.

COMMISSIONE INDUSTRIA. La Commissione Industria del Consiglio regionale, presieduta da Nicola Rassu (Pdl), si recherà domani, martedì 24 novembre, nel Sulcis Iglesiente per effettuare un sopralluogo in alcune aziende del territorio. Il primo appuntamento è nello stabilimento Alcoa di Portovesme, dove è in corso una dura vertenza. La Commissione arriverà alle 10:30, per poi proseguire le visite all'Eurallumina, alle 11 e 45, alla Portovesme srl (ore 13), alla Otefal (ore 15:30) per chiudere poi la serie di incontri nel pomeriggio, alle 17,30, alla Rockwool di Iglesias.

VINYLS. Da ieri la Vinyls Italia di Porto Torres è una fabbrica in mano agli operai. Le tute blu hanno occupato gli impianti e iniziato uno sciopero della fame collettivo: rifiuteranno il cibo fino a quando non verranno stabilizzati i quattordici dipendenti in via di licenziamento e non sarà rivisto il piano delle squadre di sicurezza in modo tale da ridurre il numero dei lavoratori in cassa integrazione. Il provvedimento emanato mercoledì riguarderà da oggi 101 persone in organico su un totale di 132.

L'occupazione del sesto piano della palazzina del Pvc è iniziata nel primo pomeriggio, ma il blitz era stato pianificato tre giorni fa: da venerdì gli operai non abbandonavano più gli impianti a fine turno, perché il loro tesserino magnetico d'ingresso sarebbe stato disattivato oggi con l'avvio della cassa integrazione. A quel punto il piano di invasione della fabbrica, studiato a tavolino, sarebbe saltato: perciò le "pattuglie" si sono formate a rate, un turno dopo l'altro, nel fine settimana. Ora l'esercito degli operai è quasi al completo. In sessanta occupano un terrazzo apparecchiato con tende e sacchi a pelo. Rimarranno lì notte e giorno, a un'altezza di venticinque metri, aspettando che qualcuno comunichi loro buone notizie. Senza mangiare, tirando avanti solo grazie a un po' di the e del caffè. Per trasmettere all'esterno il loro stato d'animo hanno anche inchiodato una tuta da lavoro e un elmetto a una croce di legno. Il simbolo della condanna a morte di centinaia di famiglie attaccate alla gonna della chimica è stato fissato all'ingresso dello stabilimento.

Gli operai della Vinyls hanno annunciato che da stamani occuperanno anche la sala controllo del pvc e del vcm. La rabbia accumulata contro l'Eni trabocca. La multinazionale viene accusata di non voler più fare chimica e di bloccare chi vorrebbe farla. «L'Eni ostacola ogni trattativa e impedisce ogni accordo. Un'eventuale chiusura degli impianti Vinyls Italia avrà pesanti ripercussioni nell'assetto complessivo del petrolchimico di Porto Torres e della chimica sarda in generale», dicono i dipendenti in un comunicato diffuso in serata. L'ex azienda di Sartor, oggi in amministrazione controllata, deve dare garanzie per permettere agli istituti di credito di emettere le fidejussioni chieste dall'Ente nazionale idrocarburi, necessarie perché la società controllata dallo Stato faccia ripartire i rifornimenti di prodotto verso la fabbrica del pvc/vcm. Per avere la benedizione dalle banche i commissari hanno però dovuto spedire in cassa integrazione 101 operai, per ridurre le spese. Ma nel frattempo quattordici dipendenti saranno licenziati: a giorni scadrà il loro contratto di apprendistato e per legge non possono esserci riconferme con gli impianti fermi. Andranno a casa solo con le briciole della cassa integrazione in deroga, prevista fino al termine del contratto. Un elemosina da 168 euro al mese.

Scontato l'appello dei lavoratori ai vertici dei sindacati e della politica, presidente della Regione compreso. Il comunicato tira in ballo anche il capo del governo, il presidente della Provincia e i sindaci dei Comuni del Sassarese: «Le segreterie dei sindacati territoriali, regionali e nazionali, le istituzioni territoriali, ma soprattutto regionali, chiedano al governo un intervento immediato presso l'Eni per un reale e rapido avviamento degli impianti, con il rilancio delle produzioni dei cloroderivati, strategiche per il mantenimento dell'industria chimica nazionale». Gli operai di Vinyls non dimenticano nemmeno l'agonia dei colleghi del capo di sotto: «Siamo solidali con i lavoratori dell'Alcoa di Portovesme che stanno lottando per la salvaguardia del loro posto di lavoro. Auspichiamo che in sede istituzionale le due vertenze vengano considerate come un unico caso, a difesa dell'intero apparato industriale sardo».

SAMUELE SCHIRRA

USA: fuga radioattiva a Three Mile Island, 20 contaminati

Washington, 22 nov. - Una fuga radioattiva nella famigerata centrale nucleare di Three Mile Islan, teatro nel 1979 del peggiore incidente negli Usa, ha esposto 20 dipendenti a un "basso livello" di contaminazione. Lo riferisce il sito web del New York Daily News secondo cui l'operaio piu' colpito ha ricevuto una dose di 16 millirem, mentre il limite annuo non considerato pericoloso e' pari a 2.000 millirem. L'incidente si e' verificato alla 16 locali di sabato nel primo reattore.
Alcuni lavoratori stavano tagliando delle condutture nell'impianto in Pennsylvania e' risuonato l'allarme facendo evacuare i 150 lavoratori presenti. All'esterno dell'impianto non si e' registrata al momento alcuna contaminazione. Il 29 marzo 1979 la parziale fusione del nocciolo del secondo reattore causo' la fuoriuscita di 13 milioni di curie che pero' non causarono alcuna vittima. L'incidente blocco' la costruzione di nuove centrali negli Usa

Appalti per la ricostruzione due arresti in Abruzzo: ex assessore Forza Italia

Due persone sono state arrestate dai carabinieri di Pescara in relazione a episodi corruttivi nell'ambito degli appalti per la ricostruzione post sismica. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l'intento di pilotare l'aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L'importo dell'appalto è di circa 15 milioni nell'ambito della ricostruzione post terremoto a L'Aquila. Indagini ancora in corso.

Sono Claudio D'Alesio, 50 anni residente a Pescara, imprenditore, amministratore delegato della Fira servizi, e Italo Mileti, 59 anni, ex assessore comunale di Pescara. A disporre l'arresto è stato il gip Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. L'operazione, denominata Ground zero, è del Nucleo investigativo del reparto operativo di Pescara. L'accusa è di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l'intento di pilotare l'aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L'importo dell'appalto è di circa 15 milioni nell'ambito della ricostruzione post terremoto a L'Aquila.

Indagini ancora in corso. Secondo l'accusa Mileti e D'Alesio, per conto di un imprenditore abruzzese, avrebbero esercitato pressione su uffici amministrativi abruzzesi per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto relativo alla costruzione degli uffici della Asl dell'Aquila. I fondi sarebbero stati quelli della ricostruzione e in particolare una grossa quota dei 50 milioni di euro che la Asl ha ottenuto come risarcimento per i danni subiti dal terremoto. I fatti sono accaduti a Pescara tra luglio e settembre. I due sono stati arrestati per evitare che il disegno venisse portato a termine e per evitare l'inquinamento delle prove. I due potrebbero essere interrogati mercoledì. Mileti si trova in carcere a Chieti e D'Alesio a Pescara. Nel quadro dell'inchiesta vi sarebbero altri indagati.
Secondo l'accusa Mileti e D'Alesio avrebbero svolto per conto di un imprenditore abruzzese pressioni su pubblici ufficiali per pilotare l'aggiudicazione della gara d'appalto per la costruzione della nuova sede degli uffici amministrativi dell'Asl dell'Aquila. I fondi sarebbero stati quelli della ricostruzione ed in particolare una grossa quota dei 50 milioni di euro ottenuti dalla Asl come risarcimento per i danni subiti dal terremoto. I fatti sarebbero accaduti a Pescara tra luglio e settembre. I due sono stati arrestati per evitare che il disegno criminoso venisse portato a termine e per evitare la reiterazione del reato. Mileti e D'Alesio saranno interrogati, molto probabilmente, mercoledì. Mileti è attualmente in carcere a Chieti, mentre D'Alesio a Pescara.

Nucleare Usa, allarme a Three Mile Island fuga radioattiva dalla centrale

Sommario:
Di incidenti alle centrali nucleari in giro per il mondo ne succedono, ma non sempre ne abbiamo notizia. Quando però ce lo comunicano il motto è sempre lo stesso, da manuale: Tranquilli! E' tutto sotto controllo..

Usa, allarme a Three Mile Island fuga radioattiva dalla centrale
Venti contaminati lievi ma tanta paura. Nessun pericolo per l'ambiente. Il fatto è avvenuto sabato, reso noto solo dopo 24 ore. La centrale nucleare in Pennsylvania fu teatro nel 1979 di un grave incidente

NEW YORK - Circa 20 persone sono state esposte a leggera contaminazione radioattiva in seguito ad una fuga verificatasi oggi nella centrale di Three Mile Island in Pennsylvania, nota perchè proprio trent'anni fa qui si registrò il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense.
Stando a quanto riferisce il New York Daily News nella sua versione online, le persone coinvolte sarebbero tutti lavoratori impiegati nella centrale e sarebbero stati esposti ad un "livello basso di contaminazione". "Non sembra esserci alcun rischio per la salute e la sicurezza pubblica", ha detto al giornale Diane Screnci, portavoce della Nuclear Regulatori Commission impegnata nella verifica di quanto accaduto.
L'incidente ha avuto luogo alle 16 locali di ieri: allo scattare dell'allarme tutti i 150 dipendenti della centrale sono stati evacuati. L'operaio maggiormente colpito ha subito un'esposizione di 16 millirem, mentre il limite annuo non considerato pericoloso è pari a 2.000 millirem. Non si conoscono ancora le cause della fuga radioattiva.
Il 28 marzo del 1979 una valvola nel reattore-chiave della centrale atomica di Three Mile Island si guastò, dando inizio al peggior incidente nucleare nella storia Usa, da alcuni ritenuto anche il più grave disastro del nucleare civile dopo Chernobyl. Non vi furono morti dirette, ma dopo quel grave episodio negli Stati Uniti non venne più costruita alcuna centrale nucleare.
(22 novembre 2009)

n+1 _ newsletter 152

Rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente"

Newsletter numero 152, 19 novembre 2009

Supplemento alla rivista n+1

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Movimenti di testa e di pancia

La borghesia ha festeggiato rumorosamente i vent’anni dalla caduta del muro. Che, tra l'isteria dei sinistri paventanti un Quarto Reich e la stupidità dei destri inneggianti allo Spirito Tedesco, nessuno era riuscito a prevedere. Mentre gli ideologi (la testa) avevano guardato ad un futuro in cui non avevano affatto creduto, il futuro era loro precipitato addosso nella veste di una massa (la pancia) transitante sotto lo sguardo sbigottito degli sbirri orientali e dei grassi cittadini occidentali. Una pancia fatta di sacchetti di plastica che muoveva vuota verso Occidente e tornava ad Est piena ("di banane e di riviste porno", dissero gli ineffabili pennivendoli). Incurante di essere o no rappresentata al futuro Bundestag o di cosa avrebbe pensato Hegel sul nuovo Stato. Impotenti comunque tutti, testa e pancia, a capire perché mai dopo vent'anni si stia peggio di prima.

1989: Volantino sul crollo del muro
1989: Era ora: con il Muro di Berlino crolla miseramente la lunga mistificazione staliniana

Un punto di svolta

Attiva e decisa, la Turchia si muove ormai come potenza locale, consapevole della sua crescente importanza geopolitica. Ha preso posizione contro l'invasione di Gaza da parte di Israele; ha vietato il suo spazio aereo durante le recenti manovre Nato; ha mostrato un'apertura verso Hamas; ha firmato con l'ex arcinemica Armenia un protocollo d'intesa; ha intavolato colloqui per un avvicinamento con Siria e Iran; ha preso contatti con la popolazione turcofona dal Caucaso allo Xinjiang, spiazzando persino il governo cinese. Tutte mosse di un vasto giuoco geostrategico che coincidono con la sua storica vocazione euroasiatica. Voltando le spalle ad una Unione Europea Ottusa e inconsistente. Insomma, un "paese amico" che all'interno dello schieramento occidentale sta diventando assai scomodo.

2008: L'Europa virtuale e i nuovi attrattori d'Eurasia: la Turchia come fulcro dinamico

Si vis bellum, para pacem

L'integrazione tra i diversi tipi di industria e l'estrema socializzazione del lavoro per noi sono già sintomi di transizione ad altra forma sociale. Ma nella presente si manifestano rovesciate, mero supporto della mercificazione totale. La costruzione in molti Paesi asiatici di cargo civili rapidamente convertibili in navi da guerra trova corrispondenza in un significativo spot pubblicitario per il reclutamento delle Forze Armate taiwanesi. In una sequenza hollywoodiana, aerei, carri e navi transformer diventano scintillanti robot. Un bambino saluta militarmente il nuovo videogame.

Spaccio di ideologia

Il programma Constellation varato da Bush per il ritorno sulla Luna e la "conquista" di Marte sarà interrotto. Più che di Marte si trattava di una conquista dei crani, pura propaganda (e ovviamente business) a colpi di tecno-ideologia, ma si è rivelata troppo costosa per i tempi che corrono. A dispetto degli affaristi della NASA, Obama avrà in cambio maggiori fondi per l'Education. Prenderà così due piccioni con una fava: chiuderà uno stolto progetto mangiadollari e continuerà la campagna ideologica con uno strumento come il rincoglionimento scolastico, senz'altro più economico e più efficace.

1999: Scienza e rivoluzione (Balle spaziali)

Super Obama

In un afflato di ottimismo orientaleggiante, Super-Obama ha dichiarato alla platea dei Paesi dell'APEC: "Una marea crescente solleva tutte le navi". Ma, mr. President, il suo ministro del tesoro mr. Geithner le avrà pur detto che questa non è una marea ma una super-crisi che gli esperti hanno chiamato "tempesta perfetta". E il suo segretario di stato mrs. Clinton le avrà pur riferito, di ritorno da Pechino, che il tradizionale trucco americano del super-protezionismo interno e super-liberismo per gli altri ormai non lo digerisce più nessuno, Cina in testa. Oltre tutto è un tantino controproducente dire ai super-esportatori cinesi: "non contate sui consumi americani", accampando il livello della super-disoccupazione USA. Il suo paese ha un super-debito con la Cina e questa, oltre al complementare super-credito, ha anche una super-riserva in dollari, vi terrà d'occhio. Qualche super-problema? Hollywood, anticipando le tendenze meglio degli economisti e dei sociologi, farà super-bingo con il film super-apocalittico 2012 per il quale si prevedono super-incassi.

2008: Capitalismo che nega sé stesso ("La tempesta perfetta")

Sorvegliare e annientare

"Punire e rieducare" diceva una volta la borghesia di fronte a quelle che considerava "devianze sociali". Oggi la sovrappopolazione relativa rispetto al tempo di lavoro disponibile è in aumento, e cresce in via del tutto naturale anche la sovrappopolazione carceraria. La "rieducazione" passa in ombra, il problema carcerario diventa l'ennesima "emergenza". E siccome la fabbrica sociale di criminalità non è riformabile, ecco che scatta l'annientamento. In Italia quest'anno sono stati sessanta i suicidi in carcere, senza contare i tentativi. Centocinquanta i morti per cause non naturali. Sovraffollamento, certo, al quale guarda con cupidigia la lobby dell'edilizia carceraria in attesa dei campi di concentramento all'americana. E i sinistri che piagnucolano sulle riforme avranno i loro bravi cantieri.

Teologia della sostenibilità

E' stato presentato il Piano strategico per la mobilità sostenibile, Roma libera dal traffico. Alla comicità del titolo - che ripesca l'ossimoro putrefatto del "capitalismo sostenibile" - si aggiunge quella degli slogan pronunciati. Il sindaco di Roma, non essendo più disponibile alcuna Religione o Filosofia a confortare i terrori ancestrali dell'uomo, si è inginocchiato all'altare della Scienza proclamando tra fumi di incenso e ossido di carbonio: "Voglio che Roma sia un laboratorio per le tecnologie più avanzate"; e più avanti, evidentemente in preda a contorsioni rituali, ha proferito il Verbo: "Vedo... vedo una città radiale". La profezia però è alquanto scadente e vecchiotta. Urbanisti ed ingegneri dei trasporti rincorrono da sempre il caos metropolitano tentando di mettere toppe alla sua crescita cancerosa, senza alcuna speranza di successo.

2002: Decostruzione urbana

Patologia professionale

Nella enorme base militare di Fort Hood, fra i soldati presenti ve ne sono di quelli che tornano dalla guerra un po' suonati e di quelli che la guerra non la vorrebbero proprio fare. Per questo c'è un centro psichiatrico interno. Uno degli addetti era il maggiore Malik Nadal Hasan, psichiatra di origini palestinesi. Saputo di essere destinato in Iraq, il soldato ha dato il via a un suo personale fronte fra i tanti della politiguerra americana, uccidendo 13 commilitoni e ferendone una trentina. Meno dei 75 che dal 2003 a oggi si sono tolti la vita da sé. Ferito e arrestato, Hasan dovrà spiegare il suo gesto, ma la risposta ufficiale è già stata diramata: "disturbo mentale". Come quello dei suicidi. O dei killer che tornano "disturbati" dalle macellerie di civili in Iraq o Afghanistan.

2002: L'importanza del movimento americano contro la guerra
2005: Una vita senza senso

L'aria che respiriamo

Tenteranno di privatizzare l'acqua. Si potrebbe dire: capitale privato e pubblico ci disgustano allo stesso modo. Ma la proprietà privata ha per sua natura quella di privare qualcuno di qualcosa se non paga. Ora i testi canonici ci dicono che ogni merce è venduta al suo valore a meno che non sia indispensabile e inaccessibile come l'acqua nel deserto. Allora quella merce non ha prezzo. Carl Bark, nel 1952, disegnò la storia del Cimiero vichingo: chi lo trova sarà padrone dell'America scoperta da Olaf l'Azzurro. Paperino, cimiero in testa, esclama: "Mia sarà l’aria, l’aria che tutti respirano e che dovranno pagarmi! E tutti dovranno avere uno spirotassametro per controllare quanta aria consumano e pagare di conseguenza!". Ci siamo quasi: lo spirotassametro, che idea.

District 9 è il mondo

Johannesburg, 1982: da un'astronave in avaria sbarcano centinaia di migliaia di alieni stremati. Le autorità non sanno ovviamente escogitare di meglio che un campo profughi, un grande slum che si affianca a quelli esistenti dove vivono i neri. Qui sorge "il" problema: dopo quasi trent'anni di impossibile "integrazione", gli alieni terrestri entrano in conflitto con quelli extraterrestri rivendicando il diritto a un trattamento preferenziale. Intanto le popolazioni dei rispettivi slum sono cresciute e la deportazione degli extraterrestri diventa inevitabile (viene ventilata persino un'ipotesi di sterminio con la distruzione delle uova spaziali). Tra Science fiction e tecnica da film-verità, l'allegoria dell'esordiente sudafricano Neill Blomkamp traspone su pellicola il problema invariante dell'invasione aliena.

2001: Rottura dei limiti d'azienda (il Capitale e le migrazioni umane)

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