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 <title>intervista a un ferroviere ternano, collega di Franco Mariani morto sul lavoro</title>
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 <description>&lt;p&gt;Parla un ferroviere ternano, collega di Franco Mariani&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;PERUGIA - Parla un ferroviere ternano, collega di Franco Mariani “Vi spiego che significa fare il manovratore” Ritmi massacranti, testa bassa, esposti alle intemperie e vivendo alla giornata in attesa che prima o poi qualcosa cambi davvero. E&#039; la vita quotidiana degli operai ferroviari ternani di Trenitalia-Cargo, la divisione delle ferrovie che gestisce il trasporto merci in cui lavorava anche Franco Mariani, l&#039;operaio rimasto ucciso nel tragico incidente dello scorso 6 aprile. A raccontare quello che significa fare il manovratore di treni merce è un suo collega. “Il nostro lavoro consiste nel comporre e scomporre i convogli – spiega l&#039;operaio – un lavoro che è considerato come un peso dall&#039;azienda perché ha dei costi elevati, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. Quando è stata fatta la divisione (Rfi e Trenitalia, a sua vola divisa in passeggeri, trasporto regionale e cargo) tutti ci davano per spacciati e ogni anno si vociferava di libri in tribunale e fallimento alle porte”. Ora si parla di un nuovo rimescolamento che dovrebbe portare entro pochi mesi il personale della manovra di divisione cargo dentro Rfi, società pubblica e quindi - almeno sulla carta - capace di offrire maggiori garanzie. Ma proprio a causa di questo imminente passaggio, la divisione cargo e i lavoratori che ne fanno parte si trovano in una specie di limbo, in cui nessuno vuole farsi carico dei tanti problemi che li affliggono e in cui tutti rimandano la soluzione ad un futuro che, però, non arriva mai. “Il problema più grave di tutti è la mancanza di personale – riprende il collega di Franco Mariani – L&#039;organico del nostro impianto dovrebbe essere di 40 operai, invece, tra lavoratori giunti alla pensione e altri posti alle mansioni ridotte per problemi di salute e infortuni, siamo giunti a 25. Lo straordinario è diventato ordinario, i riposi saltano sistematicamente, alcuni colleghi hanno da poco smaltito le ferie del 2005. Spesso capita di chiedere a un collega di “coprire il proprio turno” per prendere dei giorni di ferie, il che, ovviamente, comporta giornate di straordinario per chi accetta, con la speranza che, un giorno, gli venga restituito il favore. Per sopperire alla mancanza di personale – continua il ferroviere ternano – gli orari cambiano di continuo. I treni devono partire comunque e quindi non esistono turni, non esiste pianificazione. Viviamo alla giornata, consapevoli che se un treno dell&#039;Ast non parte, poi sono dolori. Così, si corre e basta e solo quando arriva la tragedia ci si rende conto dei rischi. Ci tengo a sottolineare poi che l&#039;Impianto Primario Cargo di Terni fa parte dei 66 impianti Cargo in Italia (360 in tutto) che realizzano l’80% della produttività della Divisione. Per raggiungere questi risultati – spiega ancora l&#039;operaio - tutti ci siamo adoperati con spirito di sacrificio e devozione. Paradossalmente, però, proprio questa è stata la nostra disgrazia, poiché l’Azienda, contando su questo nostro spirito, ci ha abituato sempre più a mantenere la stessa produzione con sempre meno personale, tanto da arrivare alla situazione attuale”. Lo stipendio base di un dipendente della Cargo-Trenitalia è di 1.300 euro al mese. L&#039;ambiente di lavoro è un piazzale che “fa schifo”, per usare le parole di chi ci lavora. Erba alta, immondizia, illuminazione insufficiente. Il tutto, in mezzo a treni da centinaia di tonnellate che d&#039;estate scaldano come giganteschi termosifoni. La puzza di nafta dà la nausea, il rumore e le vibrazioni fanno il resto. Di fronte a un quadro del genere, però, si è ben pensato di cambiare la qualifica contrattuale di questi lavoratori: da manovratori a operatori della circolazione. L&#039;effetto di questa scelta è stato quello di negargli i diritti di chi svolge attività usuranti, tra cui il pensionamento anticipato. “Senza questo cambiamento contrattuale – osserva amaramente il ferroviere – Mariani sarebbe stato in pensione già da qualche anno”. “Viviamo una situazione sempre più insostenibile. Negli ultimi tre anni le cose sono peggiorate a dismisura. Ogni giorno vedi fatti che ti fanno imbestialire: per avere una camicia nuova, un paio di scarpe o di guanti ci vogliono anni. Per risparmiare ci dicono di fare meno fotocopie possibili e poi si buttano soldi in maniera assurda. L&#039;apice, però, si raggiunge quando insieme alla busta paga ti vedi recapitare la solita lettera: &#039;Caro collega, in questo momento difficile serve lo sforzo di tutti...&#039;. Lì i nervi saltano del tutto e il foglio si trasforma in coriandoli in meno di un secondo”...&lt;br /&gt;
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 <pubDate>Sun, 25 Nov 2007 05:54:38 +0100</pubDate>
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