Decreto Sicurezza
VADEMECUM SU ALCUNE NORMATIVE DEL DECRETO SICUREZZA
Lun, 11/08/2008 - 22:35
www.sergiofalcone.blogspot.com
http://lombardia.indymedia.org
vademecum su alcune normative decreto sicurezza
no racism
Indymedia Lombardia , 10.08.2008 11:34
Dopo l’approvazione del “pacchetto sicurezza” gli interventi a tutto
campo della polizia si sono intensificate. Spesso controllori e vigili
salgono sugli autobus a far dei controlli diretti in particolare contro gli
immigrati. Ora è anche arrivato l’esercito. Tutti accusano i cittadini
immigrati di essere clandestini ma nessuno dice che la clandestinità è
tutta responsabilità del governo. Quelli che governo, mass media e settori
di popolazione chiamano “clandestini” sono persone che lavorano ma che non
possono regolarizzarsi perché la legge sull’immigrazione non lo permette.
Molti italiani che si lamentano (ipocritamente) del pericolo “clandestini”
hanno poi un “clandestino” alle loro dipendenze che lavora nelle loro
fabbriche, cura i loro figli e i loro genitori. Questo testo è un intento
di far conoscere ai cittadini immigrati, ma non solo, cosa la polizia può
fare e cosa non può fare affinché si possano denunciare gli eventuali abusi.
Il testo è stato prodotto grazie al lavoro degli avvocati di “Supporto
legale contro il razzismo". L’associazione Arci Todo Cambia ha contribuito
alla sua realizzazione. info: controilrazzismo@yahoo.it
– todo.cambia@libero.it
CONTROLLO DOCUMENTI E IDENTIFICAZIONE
In generale, gli ufficiali-agenti di polizia (polizia di stato, carabinieri
e altri corpi appartenenti all’esercito, polizia municipale ma solo se hanno
la qualifica di agente di polizia di sicurezza) possono costringerti a
seguirli nei propri uffici se rifiuti dichiarare le tue generalità (nome,
cognome, luogo e data di nascita) o mostrare un documento d’identità. Questo
viene chiamato fermo di identificazione.
Possono portarti in questura anche quando ci sono indizi sufficienti per
ritenere che le generalità che hai dato o i tuoi documenti siano falsi (art.
11, d.l. 21.3.1978 n. 59)
Puoi essere trattenuto (cioè fermato) in questura, commissariato, comando o
caserma per essere identificato anche attraverso rilievi segnaletici
(fotografie e impronte digitali), per un massimo di 24 ore, ma di regola
sono 12 ore (art. 4 tulps).
Per identificarti possono prendere le tue impronte digitali anche senza la
tua autorizzazione. Non possono prendere capelli o saliva senza la tua
autorizzazione, eccetto nel caso in cui lo autorizzi un giudice. Anche se ti
accusano di uno di questi reati ti devono rilasciare, al massimo, dopo 24
ore. Se ti fermano o ti arrestano hai diritto ad un avvocato di fiducia.
Se sei cittadino italiano o comunitario, e rifiuti dire le tue generalità
(nome, cognome, ecc.) puoi essere arrestato fino a 1 mese (art. 651 c.p.).
Invece se non fai vedere i documenti puoi essere arrestato fino a due mesi
(art. 294 reg .att. tulps e art. 221 tulps).
Se sei cittadino extracomunitario e non fai vedere i documenti
(passaporto-permesso), senza un valido motivo, ad agenti-ufficiali di
polizia quando te lo chiedono puoi essere arrestato fino a 6 mesi; se c’è
motivo di dubitare della tua identità, puoi essere accompagnato in questura
per rilievi segnaletici (fino a un max di 24 ore.) - art. 6 d.lgs. n.
286/98.
Dopo l’entrata in vigore del Pacchetto sicurezza sono peggiorate le condanne
nel caso in cui si dichiara una falsa identità: se dichiari (a voce o per
iscritto) false generalità a un pubblico ufficiale puoi essere recluso da
uno fino a un massimo di sei anni (artt. 495 e 496 c.p.) ed è stata anche
introdotta l’aggravante di clandestinità. Questo significa che la sanzione
prevista per il reato che hai commesso può aumentare solo per il fatto che
non hai il permesso di soggiorno (art. 61, n. 11 bis c.p.).
Non esiste più il reato di oltraggio a pubblico ufficiale ma rimangono il
reato di ingiuria cioè l’insulto o l’offesa a una persona (art. 594 c.p.)
che viene spesso utilizzato dalle autorità e il reato di resistenza a
pubblico ufficiale (cioè quando qualcuno si oppone con violenza o minaccia
un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio mentre questo
compie un atto d’ufficio (art. 337 c.p). Ti possono accusare del reato di
resistenza anche se usi violenza o minaccia nei confronti di un incaricato
di pubblico servizio o di dipendenti di istituti di vigilanza privata
(guardie private) in servizio presso stazioni dei treni, metropolitana e
sugli autobus perché sono considerati ausiliari di pubblica sicurezza.
CONSIGLI PRATICI
Se ti ferma un agente di polizia/carabiniere:
Per i reati che abbiamo citato prima la polizia non ti può arrestare (Art.
384 c.p.p.), possono solo portarti in questura o in commissariato per
identificarti. Se chi ti controlla è un agente in borghese deve prima
identificarsi (generalità, numero di matricola, corpo di appartenenza) e
mostrare il tesserino di riconoscimento; se non lo fa, non sei tenuto a
seguire i suoi ordini.
Negli uffici di polizia e in generale quando ti fermano è sempre
consigliabile chiedere il tesserino di identificazione, segnare la targa
della macchina, scrivere il nome dei poliziotti che ti interrogano o fanno
il verbale e chiedere sempre una copia di quello che ti fanno firmare;
queste cose servono per denunciare eventuali irregolarità e/o prepotenze.
Se ti ferma un militare appartenente all'esercito
I militari attualmente in servizio nelle città hanno lo status di agente di
pubblica sicurezza ma non possono svolgere funzioni di polizia giudiziaria.
Questo significa che, come polizia e carabinieri, possono:
1) chiederti generalità e documenti di identità
2) portarti in questura per procedere all’identificazione (fermo di
identificazione)
3) possono perquisirti e perquisire la tua auto ma SOLO in alcune
condizioni:
a) in caso di eccezionale urgenza che non consentono l’intervento del
giudice;
b) se devono verificare l’eventuale presenza di armi o esplosivi quando
l’atteggiamento della persona non è giustificabile.
Al di fuori di questi casi NON POSSONO perquisirti e le perquisizioni non
sono legali. E comunque deve essere sempre fatto un verbale e ti devono dare
una copia. (art. 4 L. 22 maggio 1975, n. 152)
Se ti ferma un agente della polizia municipale (ex vigili urbani)
Gli agenti di polizia municipale sono pubblici ufficiali e possono essere
(ma non sempre) anche agenti ausiliari di pubblica sicurezza e svolgere
funzioni di polizia giudiziaria o polizia amministrativa. Possono quindi
fermarti e portarti in questura, commissariato, comando per identificarti.
Se non hanno funzioni di polizia giudiziaria NON possono:
- obbligarti a fare dichiarazioni od obbligarti con la forza ad altro;
- accompagnarti con la forza negli uffici di polizia giudiziaria
- ispezionare nella tua casa, roulotte, tenda o all’interno della macchina
salvo che la legge lo autorizzi espressamente (art. 13, ult. Comma)
Il “pacchetto sicurezza” ha dato maggiori poteri ai sindaci e ora questi
possono:
- segnalare alle autorità il fatto che uno straniero non ha il permesso di
soggiorno e quindi suggerirgli di fare un decreto di espulsione (art. 6 d.l.
n. 92/08 l. conv. in L. n. 125/08 .c.d. decreto sicurezza);
- intervenire per “prevenire e contrastare le situazioni che costituiscono
intralcio alla pubblica viabilità o che alterano il decoro urbano, in
particolare quelle di abusivismo e di illecita occupazione di suolo
pubblico”.
Quindi è possibile che decretino misure che limitano le libertà personali
(multe per chi beve alcolici per strada o si ritrova in gruppo in alcuni
luoghi, ecc) e che gli interventi della polizia municipale contro venditori
ambulanti saranno maggiori.
Se sugli autobus ti ferma un controllore
Il controllore è considerato un pubblico ufficiale (art. 357 c.p.). Cosa può
fare:
- può chiederti le tue generalità (nome, cognome, ecc) e se ti rifiuti di
dirle ti può accusare del reato art. 651 c.p. (arresto fino ad un mese, vedi
sopra);
- può chiederti di mostrare i documenti SOLO nel caso in cui ti deve fare la
multa e il verbale. Se non mostri i documenti può fermarti e chiamare la
polizia per procedere alla tua identificazione. Quindi è sempre meglio avere
il biglietto.
- ricordati che non è un agente di polizia anche se a volte si comporta come
i poliziotti. Se ti accusa di un reato, deve andare a fare la denuncia come
un normale cittadino. A parte il caso in cui non mostri i documenti e deve
farti la multa (v. sopra), non può usare la forza o altri mezzi per
obbligarti a far qualcosa, non ti può fare una espulsione, non ti può
fermare per consegnarti alla polizia affinché questa proceda all’espulsione.
Riguardo ai casi di rastrellamento sugli autobus, cioè quando i controllori
salgono sull’autobus insieme alla polizia o ai vigili, è bene sapere che
queste azioni possono essere denunciate all’autorità giudiziaria nel caso in
cui controllori e polizia chiedano biglietti e documenti in particolare agli
stranieri, quindi fanno un controllo basato sulla provenienza etnica o
nazionale. In questo caso può essere una azione discriminatoria. E’ perciò
importante:
- documentare quello che succede (foto, video). Se ci sono furgoni della
polizia documentare quante e quali sono le persone che vengono fatte
scendere dal autobus e portate sulle camionette della polizia; prendere il
numero di targa;
- reperire sul posto persone disposte a testimoniare, sia i cittadini
stranieri che subiscono questi rastrellamenti sia i cittadini italiani
presenti sui mezzi;
- identificare a che corpo appartengono gli agenti (polizia di stato,
carabinieri, polizia municipale/vigili) che fanno queste operazioni;
- le persone straniere portate sui furgoni della polizia hanno l’obbligo di
mostrare passaporto/permesso di soggiorno, eccetto nel caso di giustificato
motivo (smarrimento, furto, sottrazione, permesso temporaneamente trattenuto
da altri, ecc.); la polizia può portare lo straniero in questura in caso di
dubbio sulla identità; il dubbio non può essere comunque basato solo
sull’origine etnica/ nazionale. E’ quindi consigliabile chiedere subito
conto del motivo del controllo e del perché la persona viene portata in
questura.
PERQUISIZIONI E ACCESSO NELL’ABITAZIONE
In generale la polizia non può perquisire una persona né entrare in una casa
privata o locale privato senza un mandato del giudice. Se hanno il mandato,
la persona ha comunque diritto:
- prima di iniziare la perquisizione, ad avere una copia dell’autorizzazione
del giudice;
- durante la perquisizione, alla presenza di un avvocato o altra persona di
fiducia (che siano facilmente reperibili);
Si possono fare perquisizioni personali e nei locali senza mandato del
giudice nei seguenti casi:
1) quando si sta commettendo un reato o una evasione (fuga) o quando si deve
eseguire un’ordinanza di custodia cautelare o un ordine di carcerazione o un
fermo (art. 352 c.p.p.);
2) la polizia giudiziaria (polizia di stato, carabinieri, guardia di
finanza, corpo forestale) può perquisire le persone, i locali, le macchine,
i bagagli e gli effetti personali per prevenire o reprimere il traffico di
droga (art. 103 dpr n. 309/1990);
3) la polizia giudiziaria può perquisire abitazioni, locali pubblici o
privati, interi edifici o blocchi di edifici se ha fondato motivo di credere
che ci sono armi, munizioni o esplosivi, qualcuno cercato dalla polizia che
si nasconde, un evaso in relazione a determinati delitti di associazione
mafiosa, traffico di droga o delitti con finalità di terrorismo (art. 41
tulps e art. 25 d.l. 8.6.1992, n. 306);
Con il nuovo decreto sicurezza anche l’esercito può effettuare, in casi
eccezionali di necessità e urgenza, la perquisizione immediata sul posto di
persone il cui atteggiamento e presenza in relazione a circostanze di luogo
e tempo non appaiono giustificabili per verificare l’eventuale possesso di
armi e esplosivi; possono perquisir anche il mezzo di trasporto.
Anche in questi casi:
- ti devono lasciare sempre una copia del verbale di perquisizione, anche se
non viene sequestrato nulla dove si indicano le operazioni fatte, il motivo
per cui hanno fatto la perquisizione senza l’autorizzazione del giudice, i
nomi e la qualifica degli agenti che hanno fatto la perquisizione. Se non
sei in grado di leggere, hai diritto ad un interprete e comunque fai sempre
scrivere che non parli l’italiano;
- se sequestrano oggetti, documenti, devono essere specificamente indicati
nel verbale di perquisizione.
La perquisizione in una casa o nei luoghi chiusi vicini a essa NON può farsi
prima delle ore sette e dopo le ore venti. Puoi farsi prima o dopo questo
orario solo nei casi urgenti in cui il giudice autorizza per iscritto. (art.
251 c.p.p.)
NOTA: Il pacchetto sicurezza ha introdotto una nuova disposizione che
prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per “chiunque a titolo oneroso,
al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ad uno straniero, privo di
titolo di soggiorno in un immobile di cui abbia disponibilità, ovvero lo
cede allo stesso, anche in locazione”. Possono anche confiscare l'immobile,
eccetto nel caso in cui il proprietario non era a conoscenza della
situazione.
NOTA: Chiedi sempre il motivo della perquisizione e ricorda che fuori dai
casi citati prima la polizia non ha diritto di entrare nella tua casa: se ad
esempio la polizia si presenta a casa tua, senza mandato, perché l’hanno
chiamata i vicini perché c’era troppo rumore, non sei obbligato a farla
entrare in casa. Se la polizia entra in casa con la scusa di ricercare armi
o droga e fa delle espulsioni, queste espulsioni non sono legittime per
violazione dell’art. 14 costituzione (cfr. Trib. Trieste, 24.7.2004) e si
può far ricorso.
È sempre meglio girare in coppia o in gruppo e che in casa vi sia qualcuno,
in modo che vi siano testimoni in grado di raccontare gli eventuali abusi
fatti da parte delle forze dell’ordine.
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- notificato
Decreto Sicurezza: eccoci in un regime poliziesco
Mer, 25/06/2008 - 18:13Decreto Sicurezza: siamo scivolati in un regime poliziesco
Paolo Beni, presidente nazionale Arci, è autore di una nota riguardante l’approvazione al Senato del decreto sicurezza, che Paolo definisce giustamente "uno strappo allo stato di diritto e alla nostra democrazia". Siamo completamente d'accordo e riteniamo che solo se troveremo il modo di fare annullare il provvedimento, portando la sua iniquità all'attenzione delle Istituzioni internazionali, potremo dire di vivere ancora in uno stato di diritto. Non va sottovalutato, inoltre, il potenziamento di un'altra pratica antidemocratica e lesiva dei diritti basilari della persona: l'istituto del processo per direttissima, che di fatto toglie all'imputato colto in flagranza di reato (attestata da quelle stesse autorità che si macchiano di ogni abuso) ogni diritto alla difesa. Recita l'articolo 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al punto 1: "Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa". I processi per direttissima, al contrario, prevedono la condanna di un individuo, anche incensurato, solo in base alla parole di un pubblico ufficiale, senza che l'imputato veda il magistrato che lo condanna né un avvocato difensore. E' un istituto di tipo fascista che purtroppo esiste da tempo in Italia e che ora verrà applicato con frequenza sempre maggiore, trasformando anche il più corrotto e violento degli uomini in divisa in un "giudice di strada" contro cui non esiste alcuno strumento giuridico. Siamo in uno stato di polizia, in un regime che progressivamente toglie alla cittadinanza ogni garanzia costituzionale e reprime i giusti moti antifascisti e antirazzisti con un braccio sempre più forte e al di sopra della democrazia e della giustizia. Roberto Malini
Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci
Roma, 24 giugno 2008. Con 166 voti a favore questa mattina il Senato ha approvato il Decreto Sicurezza. Via libera quindi all’esercito nelle città, all’aggravante della clandestinità che comporta pene maggiori nel caso di reati commessi da stranieri non in regola col permesso di soggiorno, alla norma “blocca processi”.
Su questi provvedimenti l’Associazione nazionale magistrati e illustri giuristi hanno espresso forti perplessità e in particolare degli ultimi due si è messa in discussione la legittimità costituzionale e la compatibilità con la normativa comunitaria. Il Csm ha rinviato il proprio parere sull’emendamento blocca processi “per ragioni di opportunità” date le tensioni istituzionali seguite alle indiscrezioni che ne anticipavano il giudizio negativo. Si tratta infatti del punto più contestato del decreto, che rende possibile anche la sospensione del processo Mills, nel quale Berlusconi è imputato per corruzione. L’emendamento avrà effetti negativi sull’intero sistema giudiziario. L’Anm ha calcolato che saranno più di centomila i processi che verranno sospesi in virtù di questa norma. Tra questi, i processi per le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, ormai giunti alla vigilia della sentenza.
Il governo ha cercato di giustificare la sospensione dei processi come una necessità per accelerare i procedimenti relativi ai reati più gravi e recenti. In realtà questo provvedimento colpirà innanzitutto gli imputati innocenti, che hanno tutto l’interesse a una rapida definizione del processo, e le parti civili economicamente più deboli. Lascerà senza giustizia le tante parti offese, comporterà un alto numero di prescrizioni e determinerà l’ulteriore congestione di tribunali e cancellerie.
Conseguenze gravissime, sul piano culturale e giuridico, avranno le norme che prevedono l’aumento di pena per gli irregolari e la procedura di espulsione per le pene superiori ai due anni. Si stabilisce in questo modo un doppio livello giuridico, incompatibile con il principio universale della responsabilità penale che non può essere manipolato a seconda della nazionalità. Il divieto di affitto agli stranieri non in regola col permesso di soggiorno viola la nostra Costituzione che riconosce il diritto di tutti i cittadini ad un’esistenza dignitosa, così come prevede anche la Carta dei diritti dell’Unione europea che parla di “diritto all’assistenza abitativa”. Si trasformano i Centri di detenzione in vere e proprie galere, dove, senza assistenza legale, si può restare rinchiusi fino a 18 mesi. Si afferma de facto il principio che la giustizia non è uguale per tutti.
Infine, il via libera ai 2500 militari nelle città “a maggior rischio” è con tutta evidenza una misura tanto demagogica quanto priva di qualsiasi efficacia. Siamo uno dei paesi europei con il rapporto più alto tra numero di abitanti e agenti di polizia. Già in molte città, come Roma, ai vigili urbani vengono assegnati anche compiti di ordine pubblico. Ci sono quindi tutte le condizioni perché queste funzioni vengano svolte da chi è delegato a farlo per legge e davvero non si capisce quale ruolo aggiuntivo dovrebbe svolgere l’esercito. Lo scopo è evidentemente quello di convincere l’opinione pubblica che esiste uno stato di emergenza, una guerra interna - in cui il nemico è lo straniero irregolare - che va fronteggiata con strumenti eccezionali. Il messaggio che si vuole veicolare è quello dell’eccezionalità del momento, che giustificherebbe gli strappi allo stato di diritto e alla nostra Carta Costituzionale, per militarizzare la vita pubblica e muovere all’attacco dei diritti. Oggi quelli degli stranieri, domani quelli dei più deboli, dei diversi, di chi non si rassegna al presente.
Paolo conclude la sua nota citando Primo Levi: «E' ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà, tutti voi che amate il diritto alla felicità, tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che arrivino per voi».
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Questione Rom. Veri patrioti contro le espulsioni
Dom, 23/12/2007 - 11:10Veri patrioti contro le espulsioni
23 dicembre 2007
Il Gruppo EveryOne mette al corrente le Istituzioni italiane ed europee dell'illegittimità del testo del Decreto 181 sulla Sicurezza, testo che a questo punto - considerato il feedback consistente e positivo che riceviamo - difficilmente sarà preso in considerazione dal Consiglio dei Ministri che si riunirà il 28 dicembre per discuterne e approvare un nuovo provvedimento. L'articolo 14, punto b, della Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE prevede che il cittadino dell'Unione che cerca lavoro in uno Stato membro non può essere espulso. E' un articolo che era sfuggito agli autori del Decreto 181, ma non è l'unico motivo di illegittimità di quelle norme in materia di espulsioni, che violano nel loro complesso sia la Direttiva 2004/38/CE sia le principali carte dei Diritti Umani sottoscritte dal nostro Paese. Ci si chiede come mai le nostre Istituzioni si accaniscano nella persecuzione dei rrom e nella ricerca di "escamotage" che consentano di attuare impunemente una politica razzista e xenofoba. E' un atteggiamento che rappresenta solo il retaggio di regimi funesti e criminali, che misero in atto persecuzioni e genocidi. Crimini che la grave complicità dei media nasconde dietro un sipario di falsa legalità, di falso ordine, di falsa convivenza. E' necessario cambiare strada e il Gruppo EveryOne possiede la preparazione e l'esperienza per aiutare l'Italia ad attuare un cambiamento di cui potrà essere orgogliosa. Il nostro Gruppo -insieme ad altre realtà indipendenti - è la miglior coscienza e il miglior consulente per avviare il motore della svolta, perché non ha legami politici e non è alla caccia di contributi nazionali ed internazionali. I fondi che si sprecano ogni anno per gestire apparati burocratici o - peggio ancora - per costruire ghetti o mettere in atto sgomberi simili a pogrom sarebbero più che sufficienti sia per creare un programma di inserimento di tutti i rrom in Italia entro pochi anni, sia per favorire la nascita di reali opportunità di vita in Romania e altri stati, create ad hoc per le comunità rrom. Non a caso vi sono personalità rrom, nel nostro Gruppo: guide preziose per la necessaria metamorfosi. L'alternativa è l'annientamento di un popolo composto per il 60 per cento da bambini e la certezza di ricevere a breve una condanna internazionale per crimini contro l'umanità. Il nostro Gruppo non è particolarmente amato dalla componente xenofoba che costituisce le Istituzioni: una componente di grande rilievo e in continua crescita. Questi signori non si rendono conto che i membri del Gruppo EveryOne sono semplicemente veri patrioti, perché vogliono ricondurre l'Italia sulla via della giustizia, dell'uguaglianza sociale, della cooperazione internazionale e della solidarietà. Una nazione in cui esistano vite umane considerate di valore inferiore rispetto ad altre vite umane è una nazione malata, è una nazione che ha perduto la sua anima civile e democratica. Il giornalista romeno George Scarlat, membro del Gruppo EveryOne e grande conoscitore dei due Paesi in cui si svolgono le tragiche vicissitudini di popoli innocenti, elenca con precisione i motivi per cui non sarebbe saggio né giusto procedere sulla linea tracciata dal Decreto 181. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
Commenti al testo del Decreto 181/2007 del Governo Italiano
di George Scarlat
Secondo la stampa romena, il Senato italiano ha operato alcune modifiche al decreto sicurezza, in particolare per quanto riguarda le norme concernenti le espulsioni. Personalmente, mi è difficile comprendere come si possa modificare una legge quando si è già chiesto il voto di fiducia dei parlamentari.
Comunque, citando il giornale romeno “Evenimentul Zilei”, ecco una proposta di modifica: un turista che entra in Italia e che non può dimostrare (per esempio con un voucher) la data esatta d’ingresso nel Paese, deve informare il comune o il prefetto il giorno stesso dell’inizio del soggiorno. Contrariamente, si considera automaticamente clandestino chi ha superato il soggiorno per motivi turistici, pari a 90 giorni; in questo caso, l’espulsione è imminente e “legittima”. Nel momento in cui il turista viene espulso, gli verrà negata la possibilità d’ingresso in Italia per un periodo che può arrivare ai dieci anni. Andare contro a questo provvedimento, infrangendo, di fatto, la legge, comporta una multa che vai dai 500 ai 5.000 euro, e una pena detentiva dai tre mesi a un anno.
Kafkiana è la situazione che si presenta oggigiorno in Italia: una persona che permane oltre i termini previsti all’interno dello Stato, o che si vede espulso immotivatamente e ritorna in Italia dopo qualche anno, è automaticamente parificata a un criminale. Se non può dimostrare la sua “innocenza”, verrà punita.
Tuttavia, prima di commentare il decreto legge 181/2007 sull'allontanamento dal territorio nazionale “per esigenze di pubblica sicurezza”, dobbiamo studiare la manipolazione delle cifre da parte delle autorità italiane, che ha lo scopo di spaventare l’opinione pubblica e convincere il Parlamento e gli organi di stampa della necessità di un decreto urgente in materia di espulsioni e pubblica sicurezza. Era stato infatti dichiarato che si sarebbe provveduto a espellere, entro Natale, ben 5.000 persone dallo Stato italiano. Ebbene, sono soltanto 200 i decreti totali di espulsione emessi, di cui soltanto 99 sono già stati espletati: di queste 99 persone, che hanno già raggiunto la Romania, 6 sarebbero state accusate di reati, le altre 93 sarebbero responsabili di aver violato la normativa sul soggiorno consentito all’interno dei confini di Stato (permanendo su territorio italiano, praticamente, oltre il termine di 90 giorni fissato dalla legge). Dove sta, allora, la grave problematica della comunità Rrom/romena che mina gravemente la pubblica sicurezza degli italiani?
Walter Veltroni ha dichiarato che a Roma il 75% dei delitti viene compiuto da romeni. Ebbene, solo una persona in tutta Italia è stata giudicata colpevole e condannata. Secondo le statistiche del ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella, di 17.000 stranieri all’interno delle carceri italiane, 2.500 sarebbero romeni, quindi il 15%. In Italia ci sono un milione di romeni, quindi il 30% della totalità degli stranieri stanziati sul territorio italiano. Stando a queste statistiche, la delinquenza dei romeni sarebbe pari alla metà della delinquenza straniera in Italia.
Per quanto riguarda l’introduzione al decreto, si è detto che è stato emesso successivamente ai “gravi episodi di cronaca verificatisi a Roma”. Quali sono questi gravi episodi di cronaca verificatisi a Roma, che hanno indotto il Governo Italiano a violare le direttive europee e le convenzioni internazionali sui diritti umani? Forse i tre romeni uccisi a colpi d’arma da fuoco a Nomentana (Roma), il 26 settembre 2007, proprio quando lo stesso Veltroni ha inaugurato la campagna xenofoba nei confronti di rrom e romeni? Peccato che dopo due mesi non si sappia minimamente chi siano gli assassini – forse italiani, secondo il testimone Mircea Sava. Fatto sta che sono state usate munizioni calibro 9x19 Luger/parabellum, disponibili e in dotazione solo ed esclusivamente alle forse dell’ordine e dell’Esercito Italiano, secondo la legge 110/1975 modificata nel febbraio del 1990. Secondo me, “episodi gravi” sono il modo superficiale di condurre le indagini su questi omicidi e soprattutto le menzogne della Polizia e dello stesso Veltroni, secondo i quali si sarebbe trattato di un semplice “regolamento di conti tra bande romene”.
Forse, i “gravi episodi di cronaca verificatisi a Roma” si riferiscono all’omicidio della signora Giovanna Reggiani. Un reato molto grave, ma l’unico imputato, Romulus Mailat, dev’essere considerato a tutti gli effetti innocente fino al verdetto di un giudice. Il caso Reggiani è stato vergognosamente strumentalizzato per subdole ragioni politiche sia dal capo della Polizia Vittorio Rizzi che da Walter Veltroni. Entrambi hanno riferito, mentendo, che la signora Reggiani è stata violentata, seviziata, sfigurata. Gli italiani devono sapere che queste menzogne non solo hanno ferito nel profondo la dignità di Giovanna Reggiani, ma hanno anche portato ulteriori sofferenze alla famiglia e agli amici della vittima.
Io non sono italiano, e del resto non ho idea se il termine “cronaca” possa essere usato anche come sinonimo di “reato”. Se “cronaca” viene usato nell’introduzione al decreto soltanto nel senso giornalistico di “cronaca nera”, allora è ravvisabile la gravità inaudita secondo cui il Governo Italiano emette dei decreti-legge a seconda di quanto riportano i media.
Nell’introduzione al decreto, vi sono altre diverse anomalie. Secondo il Governo Italiano, i motivi che dovrebbero autorizzare l’allontanamento dei romeni dal nostro Paese sarebbero l’aver tenuto comportamenti (“da parte del cittadino dell’Unione o di un suo familiare”) “che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l'incolumità pubblica”. L’introduzione parla di “comportamenti” anziché di “reati”, il che fa pensare non poco. E’ un’assurdità antidemocratica e non tipica del progresso e della civiltà europei, quella di punire dei “comportamenti”! Comportamenti che non vengono definiti in modo alcuno, e che di fatto rimandano all’interpretazione e alla volontà del prefetto per definirne la gravità. Un prefetto, però, non dimentichiamolo, non è un giudice; e d’altronde può benissimo commettere abusi. Il decreto deve parlare di reati, e definirli chiaramente, secondo le norme del Codice Penale italiano, proprio per non lasciare alcuna opportunità di abuso a chicchessia nell’amministrazione della giustizia. Il discorso dei comportamenti può andare incontro agli stereotipi negativi connessi alla comunità rrom e largamente diffusi in Italia, che catalogano i loro sforzi di sopravvivenza come “comportamenti antisociali”. Per quanto riguarda poi “i diritti fondamentali della persona”, non si capisce come un povero rrom possa violare questi diritti. Piuttosto un Governo, come quello italiano, può violare i diritti fondamentali di migliaia di persone. “Compromettere la dignità umana” è un’altra generalità del decreto praticamente vuota. Questo “reato” non è presente nel Codice Penale italiano, e lascia all’interpretazione – che spesso si concretizza in abuso – da parte del prefetto. Se mi mettessi un anello al naso, comprometterei forse io stesso la dignità umana? Effettivamente, a quel punto potrei essere espulso dall’Italia. Stesso discorso potrei fare per quanto riguarda “l’incolumità pubblica”.
Art.1. comma 1 - Si tratta di limitazione del diritto d’ingresso e soggiorno per motivi di ordine pubblico e pubblica sicurezza. In realtà, non è altro che una palese violazione delle direttive europee, che definiscono l’espulsione di un cittadino comunitario come una situazione eccezionale, attuata esclusivamente per ragioni di sicurezza nazionale.
Per esempio, la Gran Bretagna non ha mai espulso Roberto Fiore, sospettato di terrorismo, così come il giovane italiano che uccise il suo professore in un liceo inglese.
Oltretutto, se pensiamo ancora al decreto italiano, non sono definiti chiaramente i “motivi di ordine pubblico”. Se alzo lo stereo in piena notte, ho disturbato i vicini. Sarò espulso dall’Italia?
Nel decreto si utilizza poi la parola “reingresso”; dunque, si può evincere che la parola “ingresso”, all’art. 1 comma 1, fa riferimento esclusivamente a persone che entrano per la prima volta in territorio italiano e non hanno mai commesso un reato in questo Paese.
Art. 1 comma 1 e) – “Il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale per motivi di pubblica sicurezza è adottato con atto motivato dal prefetto territorialmente competente secondo la residenza o dimora del destinatario, e tradotto in una lingua comprensibile al destinatario, ovvero in inglese”. Ebbene, se questo decreto fa riferimento ai cittadini comunitari, allora il provvedimento di allontanamento dev’essere notificato nella lingua nazionale dell’interessato. La lingua romena, per esempio, è una lingua ufficiale in Unione Europea. I romeni devono ricevere il provvedimento di allontanamento in romeno. E’ altresì assurdo che non si faccia alcun riferimento alla lingua italiana. Nonostante un romeno non parli l’italiano, un avvocato incaricato di seguirlo e che pertanto voglia ricorrere in giudizio potrebbe, nel caso in cui il provvedimento venisse notificato in italiano, leggere e comprendere facilmente il documento. Questo provvedimento, di fatto, impedisce l’accesso libero alla giustizia: un diritto fondamentale dell’uomo. Il classico “foglio di via” dev’essere scritto in italiano e nella lingua nazionale dell’interessato (in romena, se l’interessato è romeno) che è considerata ufficiale in Unione Europea. Mai in una “lingua comprensibile”, che il decreto identifica essere la lingua inglese.
Art. 1 comma 1 e) “Il provvedimento di allontanamento indica il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale, che non può essere inferiore ad un mese dalla data della notifica, fatti salvi i casi di comprovata urgenza.” Un’altra eccezione. Una Democrazia non ammette eccezioni in materia legislativa. Poi, chi è a comprovare l’urgenza? Il prefetto, che non è un giudice. Quali sono le motivazioni della “comprovata urgenza”? Le stesse dell’introduzione: comportamenti, diritti fondamentali dell’uomo, dignità umana, incolumità pubblica. Tutte generalità vuote che non vengono definite in alcuna norma di legge italiana, e che legittimano gli abusi dei prefetti. Come si applicano queste disposizioni? Sulla base della legge sull’immigrazione. Be’, niente è più falso. I romeni sono cittadini comunitari a tutti gli effetti, e pertanto non possono essere soggetti alla legge sull’immigrazione. Loro non sono mai “immigrati” in Italia.
Questo comma non riporta inoltre alcun riferimento per quanto riguarda il diritto del cittadino comunitario di permanere su suolo italiano fin tanto che il suo processo di ricorso alla giustizia (nel caso in cui abbia impugnato il decreto di espulsione) non sarà concluso. Anche questa rappresenta una chiara violazione del suo diritto di difendersi. Se l’interessato si trova già in Romania, come può difendersi in un tribunale italiano? L’articolo 1 comma 8 dice: “Al cittadino comunitario o al suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, cui è stata negata la sospensione del provvedimento di allontanamento è consentito, a domanda, l'ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale per partecipare alle fasi essenziali del procedimento di ricorso, salvo che la sua presenza possa procurare gravi turbative o grave pericolo all'ordine pubblico o alla pubblica sicurezza”. Ebbene, chi decide quali sono le fasi essenziali del processo e quali no? Il questore, che rilascia o meno l’autorizzazione per la partecipazione al procedimento di ricorso da parte dell’imputato. Ancora una volta qualcuno che non è un giudice. Anche il questore può commettere abusi, e può decidere benissimo che il cittadino comunitario rappresenta “un grave pericolo per l’ordine pubblico”. Poi, se il romeno vince il ricorso, chi provvede alla liquidazione dei danni conseguenti l’espulsione? Il cittadino comunitario ha a quel punto perso il posto di lavoro in Italia; i suoi figli hanno ormai perso l’anno scolastico in Italia. Anche nel caso in cui egli torni in Italia, chi provvede alle spese di viaggio e trasloco per lui e la famiglia? Chi contesta una decisone di allontanamento deve avere il diritto di permanere in Italia fino a una deliberazione finale del Tribunale competente.
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Rom. Illegittime le nuove norme sulla sicurezza
Lun, 10/12/2007 - 23:0910 DICEMBRE 1948- 10 DICEMBRE 2007: GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI
NUOVO DECRETO SICUREZZA, GRUPPO EVERYONE: “NORME ITALIANE ILLEGITTIME E IN CONTRASTO CON LA DIRETTIVA EUROPEA 2004/38/CE E CON LE LEGGI INTERNAZIONALI”
LE NUOVE NORME ITALIANE SULLA SICUREZZA E SULLE ESPULSIONI SONO ILLEGITTIME E CONTRASTANO SIA CON LA DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO 2005/38/CE, SIA CON LE LEGGI INTERNAZIONALI CHE TUTELANO LE MINORANZE
“Le nuove norme in materia di espulsioni dei cittadini comunitari varate l’8 dicembre 2007 sono illegittime e discriminatorie nel loro corpus, in quanto sono state elaborate ad hoc per discriminare e colpire i Rom senza tener conto in alcun caso che si tratta di una minoranza protetta da Carte, Dichiarazioni e Convenzioni internazionali quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli - Carta di Algeri (4 luglio 1976), il Patto Internazionale sui diritti economici, culturali e sociali dei Popoli, la Convenzione di Copenaghen (1993), la Risoluzione O.N.U. 1992/65, "Protezione dei Sinti e dei Rom", la Risoluzione del Parlamento Europeo 2005/2008/INI.” Lo denunciano congiuntamente il Gruppo EveryOne e il noto giornalista rumeno George Scarlat, per lungo tempo stretto collaboratore di Radu Vasile, ex Presidente del Consiglio dei Ministri in Romania.
“Tali documenti di legge statuiscono che Rom e Sinti necessitano di una protezione speciale in quanto soggetti attualmente a marginalizzazione, segregazione, discriminazione e persecuzione” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, i leader di EveryOne.
Una delle nuove norme, approvate dal Parlamento Italiano, che consentono alle autorità di espellere un cittadino dell'Unione è la “Cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno”. Nel caso del reddito, bisogna, secondo le Istituzioni italiane, “dimostrare di possedere risorse economiche sufficienti derivanti da fonti lecite e dimostrabili”.
“E' un anacronismo” è il commento dei leader di EveryOne. “I Rom non posseggono da secoli risorse economiche sufficienti all'autosostentamento a causa della discriminazione. Quindi, secondo le nuove norme, le loro condizioni economiche (che dovrebbero consentirgli di soggiornare in Italia) non ‘cessano’, ma non sono in realtà mai esistite. Quello che la nuova normativa afferma è che ‘la povertzà è motivo per cui non è riconosciuta la libera circolazione dei cittadini dell'Unione negli Stati membri’”.
Al contrario, la Direttiva 2004/38CE prevede all'articolo 28, punto 1, che l'allontanamento non può riguardare chi è povero, emarginato o in condizioni precarie di salute.
“Chiediamo solo giustizia e una speranza di vita per tante famiglie” concludono gli esponenti del Gruppo EveryOne, che ha denunciato più volte in Europa questa realtà. “Chiediamo che il confine fra civiltà e orrore non sia ulteriormente superato.”
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